Archivio Giornaliero: 25 gennaio 2010

Haiti: di che ha bisogno per risollevarsi?

CANCELLAZIONE IMMEDIATA, TOTALE ED INCONDIZIONATA del debito estero – RESTITUZIONE DEI SOLDI ILLEGALMENTE SOTTRATTI – CESSAZIONE DI OGNI INTERFERENZA

Alma Giraudo da Selvas.org

Tra pochi giorni i media sostituiranno il terremoto di Haiti con altre notizie: bisogna trovare altro per attirare l’attenzione e Haiti ripiomberà nel buco nero del silenzio totale come avviene da sempre. Fino a quando ci sono state persone intrappolate (soprattutto stranieri) di cui occuparsi, o le faccine sperse di bambini che potessero attirare l’attenzione, allora tutte le prime pagine dei giornali e telegiornali hanno invaso le nostre case, ma ormai è stabilito che non interessa più.

Abbiamo inviato i nostri 2 euro con il telefonino, o qualcosa di più con la carta di credito, e ci sentiamo tranquilli con la nostra coscienza: abbiamo fatto il nostro dovere di solidarietà verso queste persone così tragicamente colpite! Bé…. non è così.

I nostri 2 euro inviati con sms sono sicuramente utili alle organizzazioni che operano per aiutare a salvare le vittime del terremoto, e saranno ancora più utili fra un po’ di tempo, ma non possiamo ritenere di avere la coscienza a posto per questo. Le nostre responsabilità nella miseria di Haiti e nella conseguente distruzione di Port-au-Prince (poco dovuta ad un disastro naturale) sono ben altre, ma questo non ci viene raccontato da nessuno perché non fa “audience”, a nessuno fa piacere sentirsi responsabile di fatti così terribili.

Preferiamo sentirci “bravi” perchè mandiamo i nostri soldi per aiutarli e non vogliamo sentire altro. (www.selvas.eu/newsHAO206.html).

Ricordiamoci che noi, Unione Europea, abbiamo sostenuto ignobilmente il colpo di stato contro Aristide del 2004, con le sue migliaia di vittime (8.000 solo nell’area di Port-au-Prince, in due anni, molti di più considerando tutto il Paese, ed un tempo più lungo, ma l’esatto numero non si saprà mai). Abbiamo collaborato e continuiamo a farlo, con istituzioni internazionali e Paesi che schiacciano economicamente e finanziariamente Haiti, non ultimo il nuovo “accordo di partenariato economico” imposto dall’Unione Europea.

Abbiamo assistito ad una campagna stampa internazionale (e di conseguenza nazionale) che è un insulto nei confronti del popolo haitiano: il concetto che la priorità di Haiti sia la sicurezza. Gli haitiani ci sono stati descritti come un popolo violento, selvaggio, dedito a strane pratiche magiche, incapace di governarsi(*).

Nulla di più falso. Gli haitiani sono persone tranquille, pacifiche, incredibilmente pazienti, estremamente solidali l’uno con l’altro, amichevoli ed allegre, orgogliose e consapevoli della propria identità e della propria storia. Chiunque li conosca, anche poco, lo sa. L’unica ragione per descriverli come “violenti” per raccontare di gangs che saccheggiano, che controllano i campi dei rifugiati e simili è per giustificare l’invio di militari.

12.000 soldati degli USA (probabilmente di più, vedremo fra qualche settimana quanti saranno), gran parte di loro marines (addestrati alla guerra, non ai soccorsi), oltre ad almeno 4 navi militari, guardia costa, elicotteri, unità di sbarco etc…. sono una forza di occupazione militare e null’altro, che resterà ad Haiti probabilmente per decenni.

E l’Italia cosa fa? Invia una portaerei (vogliamo assicurarci la nostra fetta di affari per la ricostruzione?)

Il quartiere generale della Minustah è crollato e sia il capo della missione, Hedi Annabi, sia il suo vice, sono rimasti sotto le macerie. Quale migliore occasione da parte degli USA per prendere in mano anche il comando della missione ONU?

Se l’occupazione ONU era già brutale e violenta, come già denunciato (www.selvas.eu/newsHAO208.html) cosa potremo aspettarci dall’occupazione dei marines degli Stati Uniti?

Questa tragedia è stata un’occasione d’oro per mettere insieme tre Presidenti degli Stati Uniti, il Bush del golpe del 2004, il Clinton degli intollerabili ricatti economici al Presidente Haitiano Aristide ed al suo successore, l’Obama che persegue le politiche dei suoi predecessori e che ha continuato a rifiutare lo “stato temporaneo di rifugiato” alle migliaia di Haitiani approdati sulle coste degli Stati Uniti dopo i devastanti uragani degli ultimi mesi del 2008.

Questi tre signori si preparano a raccogliere ricchissimi fondi.. per fare cosa? Per sovvenzionare il grandissimo affare della ricostruzione, da affidarsi alle loro imprese, ovviamente. Con tanto di contractors per garantirne la “sicurezza”.

Gli haitiani si sanno governare, meglio di noi, se solo lasciassimo loro la possibilità di farlo. Ogni volta che hanno eletto un proprio governo, parlamento, presidente, interventi stranieri hanno provocato colpi di stato, dittature (queste si violentissime, ma importate), squadroni della morte, oppure pesantissimi ricatti economici, come quello imposto ad Aristide per ricondurlo ad Haiti nel 1994. Fatti che continuano a mantenere il Paese nella miseria più assoluta, imposta dall’esterno, non causata dall’incapacità degli haitiani.

Ancora oggi, nei giorni precedenti il terremoto, ci giungevano informazioni sull’esclusione dalle elezioni del senato che avrebbero dovuto tenersi il prossimo 28 febbraio, di 15 partiti, fra i quali il più rappresentativo: il Fanmi Lavalas (quello del Presidente sequestrato da soldati dell’esercito degli Stati Uniti nel 2004 ed ancora in esilio), per oscure ragioni burocratiche.

In un Paese sotto occupazione e ricatto inutile accusare le istituzioni locali di questo. Lo stesso era stato fatto per le elezioni parziali tenutesi nell’aprile scorso: le elezioni sono state boicottate dalla popolazione, la partecipazione dei votanti è stata fra il 6% ed il 10%. Questo è quello che vogliamo imporre.

Il futuro di Haiti è estremamente buio, i prossimi mesi necessiteranno di attenzione più che mai, non di stereotipi e banalità. Cessare con la nostra ipocrisia e cominciare a guardare in faccia la realtà sarebbe già un grosso passo avanti, da parte di tutti.

Di cosa ha bisogno Haiti per riprendersi?

- Della CANCELLAZIONE IMMEDIATA, TOTALE ED INCONDIZIONATA del suo debito estero, nei confronti di chiunque, istituzioni finanziarie e Stati: la maggioranza del debito che gli Haitiani pagano è dovuto a fondi elargiti ampiamente ai vari dittatori, primi fra tutti i Duvalier, che li hanno usati per sé stessi e per reprimere la poplazione.

- Della RESTITUZIONE DEI SOLDI ILLEGALMENTE SOTTRATTI, come l’enorme “risarcimento” alla Francia per i mancati introiti della canna da zucchero proveniente dagli schiavi di Haiti, dopo che questa si è resa indipendente.

Gli Haitiani hanno pagato per più di 150 anni una somma che è valutata 21 miliardi di dollari di oggi.

- Della CESSAZIONE DI OGNI INTERFERENZA nella politica, economia, finanza da parte delle potenze straniere.

(*) http://www.repubblica.it/esteri/2010/01/16/news/haiti_caracciolo-1967361/

Haiti: militarizzazione, caos, presenza USA e italiana

Riporto qui un paio di brevi interventi di Tito Pulsinelli su Selvas.org da cui emergono alcune interessanti informazioni trascurate dai media italiani sulle missioni USA e di altri paesi ad Haiti. Pur nel rispetto degli sforzi internazionali per soccorrere la straziata popolazione del paese caraibico, è urgente considerare tutti gli aspetti delle operazioni non atto per evitare errori del passato e la copertura di strategie meno umanitari e di atti di forza mascherati. Nel post precedente avevo lanciato una provocazione sul debito riprendendo le considerazioni del Comitato Internazionale per la Cancellazione del Debito del Terzo Mondo, ma il tema non è assolutamente esaurito così come non lo sono le questioni della presenza militare americana e di come si muove l’Italia in questo contesto. Il qudro della situazione geopolitica: A QUESTO LINK.

Presenza militare statunitense

Non c’è “terrorismo”, non ci sono armi di distruzione di massa, nemmeno laboratori per la raffinazione della coca, non vi è traccia di pirateria o armi atomiche disperse, ma le truppe USA passeranno dagli attuali 15mila a 20mila uomini.
All’Assemblea Generale dell’ONU, l’ambasciatore nordamericano ha risposto indignato alle accuse della Bolivia, del Nicaragua e del Venezuela che in sostanza esigono più medici e meno soldati: “…vogliono politicizzare l’emergenza di Haiti”. Quindi, militarizzare o politicizzare?

Dapprima presero possesso dell’aeroporto internazionale di Port au Prince, impedirono l’atterraggio di numerosi aerei, poi allontarono la stampa internazionale, infine completarono lo schieramento delle truppe sul territorio metropolitano. I convogli militari nordamericani sfoggiano armi, non distribuiscono cibo né acqua, e mettono sotto controllo i punti nevralgici della capitale. Il porto è nelle loro mani. Aerei e navi, in partenza o in arrivo, devono sottostare alle condizioni del comando militare degli Stati Uniti.

Ad otto aerei di Medici senza frontiere, nonostante l’autorizzazione scritta delle autorità di Washington, è stato impedito l’atterraggio: ad Haiti comanda il Pentagono. Ora stanno completando lo schieramento delle truppe e dei mezzi sul resto dell’isola. Impediscono o rallentano le operazioni umanitarie che fanno capo ad altri Paesi ed organismi internazionali.
Gli elicotteri sorvolano i centri abitati della costa ed avvisano che chiunque espatria clandestinamente sarà fatto prigioniero, e inviato alla base militare di Guantanamo a far compagnia ai “terroristi arabi”.

Dunque, è in atto la militarizzazione del terremoto o una politicizzazione dell’emergenza? Avallare la centralizzazione/accaparramento degli aiuti internazionali o rafforzare la vigilanza permanente della società civile internazionale?
Ieri, a La Paz, durante le celebrazioni del nuovo periodo presidenziale di Evo Morales, Chávez ha ricordato come nel 1999, in occasione dell’alluvione che causò la più grave catastrofe naturale in Venezuela, che distrusse il litorale centrale, gli USA tentarono di inviare 1200 marines. Era una iniziativa personale di Bill Clinton, non una richiesta di Caracas: in quel caso, dovettero fare dietrofront.

Sembra una “prassi”. Ad Haiti è in atto una invasione al nuovo stile del smart power, camuffata, come il golpe in Honduras, e che punta ad “auto-finanziarsi” con i soccorsi internazionali.La portaerei italiana Cavour è salpata verso Haiti. L’intera operazione è circondata da scarsissime informazioni ufficiali.

Dal fronte italiano…

Il Ministro La Russa ha parlato di “missione di aiuto a tutta la popolazione, ma in particolare ai bambini orfani” (Adnkronos 16 gennaio). Nessuna dichiarazione in merito alle effettive modalità operative e alla tempistica della missione” – sottolineano Rete Disarmo e la Tavola della pace.

Da quale organismo è pervenuta all’Italia la richiesta di inviare una portaerei? Finora il Ministro della Difesa La Russa ha parlato solo di “operazione congiunta con il Ministero della Difesa brasiliano” senza specificare la necessità e l’origine di tale richiesta.

Le due associazioni, che raccolgono un’ampia gamma di organizzazioni del pacifismo italiano, chiedono quindi spiegazioni “sulla effettiva necessità della portaerei Cavour e l’approvazione della sua missione… “sulle modalità d’impiego e la tempistica dell’operazione”. Nei giorni scorsi il sito di Unimondo, con due lunghi articoli aveva portato all’attenzione diversi aspetti poco chiari del “battesimo operativo” e del “silenzio tombale del mondo politico” sull’iniziativa governativa.

Chiedono trasparenza “sui costi della missione e il loro sostegno”. E puntano l’attenzione sulle “dichiarazioni alquanto singolari” rilasciate da La Russa. Haiti ha bisogno di aiuti di natura prettamente civile, cioè di medici non soldati. In un primo momento il ministro Frattini aveva verbalmente anunciato che l’Italia condonava il debito di Haiti.

Poi, con La Russa, c’è un cambio totale di registro, e siamo giunti alla sponsorizzazione dell’imprenditoria privata (e non) di una spedizione militare dagli obiettivi poco chiari, presentata come una sfilata promozionale del Made in Italy bellico, sulla passarella caraibica. “Le aziende saranno in grado di coprire il 90% dei costi dell’operazione e si tratta di società come Finmeccanica, Fincantieri, Eni, molte di queste che lavorano con il militare e che hanno realizzato questa nave” (Agi, 19 gennaio).

Pax Christi rende noto che “Haiti ha bisogno di cooperazione non di portaerei. Questa nave di 235 metri è costata 1200 milioni di euro, ed in ogni ora di navigazione consuma 25mila litri di carburante. Ci chiediamo quante sale operatorie ed ospedali da campo si possono realizzare con una spesa così folle”.

Foto: www.jenniferbrowningphotography.com