Archivio Mensile: aprile 2010

Oaxaca: attaccata missione di attivisti, comunicato della LIMEDDH

LINK ALLE INFO: http://espora.org/limeddh/spip.php?article461

Alberta Cariño Trujillo

OAXACA: Misión Civil de Derechos Humanos atacada en zona triqui: dos muertos y heridos (información por confirmar).

Resumen:

El 27 de abril una caravana de Misión de Observación de Derechos Humanos fue emboscada en la zona triqui por un grupo de hombres armados. Hasta el momento se reportaron dos muertos, al menos 7 heridos, entre ellos una periodista de Televisa, y se desconoce el paradero de Alberta CARIÑO BETY dirigente de CACTUS. Hasta el momento no contamos con más información ya que no hay acceso a señales de telefonía en la zona.

Acción solicitada:

Para involucrar a la red de contactos en generar una respuesta rápida hacia las autoridades correspondientes con el afán de detener las situaciones de violación a los derechos humanos es importante que el mayor número de personas y/u organizaciones envíen correos electrónicos (usando la carta modelo adjunta), a las autoridades competentes haciendo hincapié en el cumplimiento de las peticiones concretas por parte de las autoridades.

Enviar sus llamamientos copiando la carta modelo en un correo con título: No. de Referencia: AU- 006- 2010- HOMICIDIO DEFENSORES – OAX

felipe.calderon@presidencia.gob.mx, secretario@segob.gob.mx, jguevara@segob.gob.mx, ofproc@pgr.gob.mx, frnrojas@congreso.gob.mx, gustavo.madero@senado.gob.mx, InfoDesk@ohchr.org, civilsocietyunit@ohchr.org, oacnudh@ohchr.org, cidhoea@oas.org, denuncias.limeddh@gmail.com

Paramilitari fanno due morti e sequestrano stranieri a San Juan Copala, Oaxaca, Messico

ALTO A LA REPRESIÓN EN COPALA

El día de hoy (ayer), 27 de abril, alrededor de las 14:50 horas una CARANAVA HUMANITARIA de Organizaciones Sociales que se dirigía al Municipio Autónomo de San Juan Copala, Oax. (MASJC) fue agredida con armas de alto poder por integrantes de la organización priista Unidad de Bienestar Social de la Región Triqui (UBISORT) a la altura de la población triqui denominada La Sabana en el camino que conduce a dicho municipio.

La Caravana, integrada por organismos nacionales como Voces Oaxaqueñas Construyendo Autonomía y Libertad (VOCAL); Centro de Apoyo Comunitario Trabajando Unidos (CACTUS), Red de Radios y Comunicadores del Sureste Mexicano, la Alianza Mexicana por la Autodeterminación De Los Pueblos (AMAP), Concejales de la APPO, profesores de la sección XXII, así como observadores internacionales de Bélgica, Finlandia e Italia y reporter@s de distintos medios de comunicación, tenía como finalidad entregar alimentos, víveres, ropa y cobijas al MASJC, ya que desde hace meses, la población vive un aislamiento sistemático orquestado por UBISORT y avalado por el gobierno del Estado.

Desconocemos el número de herid@s y si hay muert@s pues la misma organización ha impedido el paso a medios de comunicación y policía estatal. En tanto, se desconoce el paradero y estado de salud de Alberta Cariño (CACTUS),Viris Hakola(Finlandia), Mery Momen (Finlandia) Martín Santa Ana (Bélgica), David Cilia y Erika Ramìrez (estos dos últimos reporteros de Contralìnea), entre otr@s.

Desde la presente repudiamos esta agresión y hacemos responsables al gobernador del Estado Ulises Ruíz y a la dirección política de UBISORT del paradero e integridad física de tod@s l@s integrantes de esta caravana pacífica que se encuentran desaparecid@s.

Colombia: manuale per minacciare gli oppositori politici della polizia

Riporto un’interessante segnalazione dell’amico Martin e Selvas.org. Svelato un documento importante per capire l’istituzionalizzazione della violenza in Colombia. E non solo in Patria. Una pratica con regole e comandi precisi. Solo un esempio di come anche in Italia corriamo il pericolo di questa violenza: “Neutralizzare le azioni destabilitrici delle ONG in Colombia e nel mondo”.

Haiti: Al Jazeera trasforma un paramilitare in eroe…

Non è il primo media che lo fa, anzi, prima erano quelli “occidentali” e statunitensi che dipingevano come eroi molti paramilitari e assassini ad Haiti.

AlJazeera versione inglese fa passare il sanguinario Guy Philippe come un patriota, ribelle antiamericano e critico del governo attuale con un’intervista e dei commenti scandalosi…

Philippe è in realtà un paramilitare, ex capo della polizia a Cape Haitien nel nord di Haiti e responsabile di massacri e abusi durante le ribellioni armate finanziate dalla CIA e altre agenzie USA per spodestare l’ex presidente Aristide nel 2003-2004. Altro che ribelle ed eroe…

Segnalo un paio di link al riguardo:

HUMAN RIGHTS WATCH

HCV HAITI ANALYSIS

Cos’è il LatinoAmericaExpress?

Presento anche qui nel mio blog personale l’altro blog, quello “ufficiale” ospitato da L’Unità, che è partito qualche mese fa con queste premesse e che continuerà a stupire:

Vi presento qui un nuovo blog tematico riguardante questa bestia rara che è l’America Latina per far sì che venga addomesticata piano piano dal navigante e dal lettore.

Lo scopo del viaggio è descrivere, raccontare e rappresentare con altri occhi e parole una regione del mondo che è allo stesso tempo un’idea e un territorio, una zona culturale e un riferimento geopolitico, un mito per molti aspetti ma anche una realtà quotidiana per noi italiani all’estero e per gli oltre 500 milioni di latino americani.

Dalle curiosità ai viaggi, dalla politica alle questioni sociali penso che sia necessario rinnovare l’immagine di questo continente (o sotto-continente come scriveva Carmagnani) che a volte in Italia sembra stingersi in un cielo di antiche nostalgie e realismo magico, tra il folklore e lo stereotipo.

Sarà un viaggio diretto con alcune fermate tra il Rio Bravo e la Terra del Fuoco ma anche con incursioni a nord negli Stati Uniti, ormai più latino-americani che mai, e negli altri “sud del mondo”. Un pretesto per condurre esplorazioni nell’universo dell’America Latina, un estremo occidente conosciuto e amato in un percorso tierra adentro, in profondità ma con la chiarezza e l’impatto di una pagina web, express appunto come dice il logo. Le storie di vita, viaggio e delirio ispirate e vissute in queste terre, fatte di poesia, politica, violenza e meraviglia, aspirano a diventare parole e immagini, memoria e promessa.

Infine, si tratta di un blog ospitato in uno spazio d’eccezione, libero e aperto agli avvistamenti segnalati da altri osservatori latino americanisti che nasce dall’esperienza dell’autore, migrante a Città del Messico da oltre otto anni, e dal crescente interesse della gente nel nostro paese per le tematiche latino americane.

Inevitabilmente il Messico splendido e le sue contraddizioni faranno spesso da retroscena al libero fluire dei post in bilico tra un’Italia lontana e, parafrasando Paolo Conte, questa “faccia triste dell’America” vissuta giorno per giorno.

Parla di Noi. Appello per un’informazione diversa

PARLA DI NOI
Un tempo straordinario di crisi e grandi cambiamenti planetari, dagli assetti geopolitici, alla formazione di nuovi poteri, alla definizione di nuovi territori di crisi e potenziali guerre, alla scrittura di nuove geografie produttive e di divisione del lavoro, all’emergere di modelli di vita e costume, all’irrompere di nuove scienze, rischia di passare sulla testa dei telespettatori italiani lasciandoli del tutto fuori ed ignari, impoverendo cosi’ tragicamente cultura liberale e capacita’ democratica del nostro paese.

Come e’ pensabile far sindacato, difesa dei posti di lavoro o impresa, far crescere qualita’ della vita, del territorio e dell’ambiente, immaginare una seria lotta alle mafie ed alla corruzione, ragionare di immigrazione o di sviluppo, ipotizzare un governo dei poteri finanziari, politiche dell’acqua e dell’energia, senza poter accedere e conoscere concretamente i nuovi territori di definizione, tutti globalizzati, su cui si muovono tali problemi?
A fronte di tutto cio’, il mondo raccontato dal servizio pubblico, dalla Rai, si fa sempre piu’ piccolo. Negli ultimi anni sono scomparse voci importanti dell’approfondimento giornalistico sui grandi temi internazionali e ben poche novita’ e’ stato possibile registrare nel racconto dei telegiornali sempre piu’ stretti invece in una vecchia, angusta, davvero provinciale, logica nazionale. Mentre sempre piu’ stancamente ci si professa europei, niente si e’ mosso verso prime forme di racconto ed informazione continentale, capaci di promuovere, nel conoscersi e nel sentire comuni i problemi, una coscienza comune europea.

Si annunciano inoltre scelte che, in nome di difficolta’ di budget, contraddette dal perpetuarsi costosissimo di logiche lottizzatorie, porteranno alla riduzione delle sedi di corrispondenza all’estero, per altro gia’ del tutto inutilizzate nel loro ruolo di terminali nel mondo, senza che pero’ venga minimamente immaginato un meccanismo produttivo ed editoriale capace di racconto coerente e critico della vicenda internazionale ed ancor piu’ delle dinamiche del mondo globalizzato. Rai News24, l’unica ad aver tentato e sperimentato in questo campo, non ha certezza di gruppi dirigenti e di risorse credibili. L’unico programma impegnato nella narrazione dello stato dei diritti umani, dei processi di globalizzazione e dei punti di crisi internazionali, C’era una volta, e’ ad un passo dalla chiusura.
Essere cittadini globali, consapevoli delle reali dinamiche su cui si giocano i nuovi poteri e i loro conflitti, e’ l’unico vero, possibile ed urgente terreno di moderna democrazia. Essere informati a questo livello e’ il piu’ grande dei diritti democratici a cui questo servizio pubblico sta totalmente abdicando nel suo racconto, invece, di un mondo sempre piu’ piccolo, vecchio, falsamente gaudente dal quale i veri problemi, la quotidianita’ del nostro paese e del mondo in cui vive e si relaziona, sono sistematicamente espulsi.
PARLA DI NOI e’ una campagna, aperta a tutti i contributi possibili, che si prefigge l’apertura di un grande dibattito nazionale e tutte le iniziative che si riterranno necessarie sui destini del servizio pubblico televisivo italiano per posizionarlo all’altezza dei tempi che viviamo, per liberarlo dall’abbraccio soffocante dei partiti e restituirlo alla missione culturale ed informativa per la quale e’ nato. Innanzitutto una grande raccolta di firme da inviare al Parlamento italiano e al Consiglio di Amministrazione della Rai chiedendo l’immediata apertura di un dibattito pubblico sui destini futuri del servizio pubblico.
Allo stesso tempo Parla di noi offrira’ quotidianamente una rassegna delle notizie di interesse pubblico ignorate dai mass media televisivi

Le adesioni si raccolgono sul sito face book Parladinoi, inviando una mail a
parladinoi@yahoo.it
o scrivendo a
Parladinoi, via Courmayeur,35, 00135 ROMA

Al Presidente Napolitano. La Repubblica di Barabba

di Matteo Pascoletti   (LEGGI QUI l’appello al Presidente)

Presidente Napolitano scrivo queste righe per comunicarle che ha perso il mio rispetto.  Lo scrivo a beneficio di chi leggerà, dunque, e non suo.
Lei, Presidente Napolitano, non ha perso il mio rispetto in quanto Presidente della Repubblica. Ho pieno e totale rispetto per questa carica al punto che, nello scrivere queste poche, dolenti righe, è la carica da Lei ricoperta a spingermi a ricercare toni adeguati, a tenermi lontano da insulti o parole volgari, nei Suoi confronti, a tenere a freno lo sdegno furente per lo scempio da Lei perpetrato. Ho pieno e totale rispetto per questa carica al punto che mi impongo di separarla da chi la ricopre, poiché ci sono state altre persone prima di Lei a ricoprire la carica di Presidente della Repubblica, e io intendo parlare del rispetto che ho perso per Lei, non certo per chi l’ha preceduta o per chi, eventualmente, la seguirà. Ho pieno e totale rispetto per questa carica al punto che ogni grammo della mia coscienza civile s’infiamma di sdegno per la Sua decisione, Presidente Napolitano, di firmare il legittimo impedimento, l’ennesima rata che Lei sta facendo pagare agli italiani mentre ciò che resta della Repubblica italiana è svenduta legge dopo legge, decreto dopo decreto, ad un manipolo di malfattori. Circostanza ancora più riprovevole è il fatto che lei sta svendendo qualcosa di cui è garante, ossia la Costituzione, ma di cui non è proprietario. Lei ne è garante, e quindi ne è custode. Se il custode di una casa di proprietà di più di cinquanta milioni di persone vendesse quella casa senza l’autorizzazione legale di tutti i proprietari (tutti e cinquanta milioni), come andrebbe definito quel custode? Lei non può dare a qualcuno qualcosa che non è suo, Presidente, e per questo ha perso il mio rispetto.

Presidente, Lei non è un precario che guadagna ottocento euro al mese, magari in nero, non vive sotto il continuo, orribile ricatto di un licenziamento che significherebbe una condanna alla miseria, alla strada. Lei non è un giovane laureato che, nel provare la strada da dipendente pubblico, a prescindere dalle qualità individuali è stritolato dalle logiche clientelari dove le eccezioni sono sempre più rare, al punto che chi riesce a farsi avanti davvero con i propri mezzi è visto con odioso sospetto e invidia meschina da chi gli sta vicino, perché se ce la fai, in Italia, è impossibile pensare che tu non sia il servo compiacente di qualcuno. Lei non è una giovane coppia che ha paura all’idea di avere figli perché non sa se avrà i soldi per pagare l’affitto tutti i mesi. Lei non è una donna che, nel fare un colloquio di lavoro, è costretta a mentire alla domanda: “è fidanzata? Ha intenzione di sposarsi?”. Ho rispetto per queste persone, per la frustrazione, il dolore e l’angoscia con cui pagano i compromessi e i ricatti che non sempre riescono ad evitare. Ma Lei, Presidente Napolitano, ha il mandato di tutti gli italiani per opporsi a chi tratta la cosa pubblica come un’azienda privata, ha il medesimo mandato che hanno avuto i suoi illustri predecessori. Lei non è realmente minacciabile o ricattabile: se lo fosse, Lei non dovrebbe in alcun modo ricoprire la carica di Presidente della Repubblica, dovrebbe immediatamente correre a denunciare chi l’ha minacciata. Ma Lei ha invece scelto di garantire a chi l’ha minacciata l’impunità per legge, e per questo ha perso il mio rispetto.

Lei non ha mai smentito la notizia circa le minacce che Lei stesso avrebbe ricevuto dal Presidente del Consiglio quando si è trattato di firmare il decreto salva-liste, notizia riportata dal quotidiano “Il messaggero” e da Bruno Vespa. Dal momento che non ha smentito la notizia, e dal momento che, soprattutto, non è stata smentita dal Presidente del Consiglio, chiunque abbia a cuore l’amore per la verità e non voglia colpevolmente voltare dall’altra parte la propria coscienza è moralmente obbligato a ritenerla un Presidente sotto minaccia, e quindi inadatto a svolgere il delicato ruolo che ricopre.
Quanto alle minacce, quali sono le piazze da temere? Quelle semideserte viste in occasione della manifestazione del Pdl? I 150mila manifestanti contati da una questura così clemente da diffondere i dati dopo la fine delle edizioni serali dei tg più seguiti, ossia tg5 e tg1? È bene ricordare che un numero non imprecisato di manifestanti era stato pagato per partecipare, nel pieno spirito di un governo convinto che le persone siano in vendita.
Ma se anche fossero stati davvero un milione, se anche la maggioranza degli italiani fosse d’accordo con questo declino morale, economico e sociale lungo cui l’Italia si sta inabissando, è bene sfatare una volta per tutte questa colossale scusa, questa menzogna che solo un Potere convinto di poter prosperare sull’ignoranza gretta ed autocompiacente può divulgare.

Consenso non significa autorità; non in una democrazia, non nella Costituzione su cui hanno giurato i ministri di questo Governo e il Presidente del Consiglio. Hitler andò al governo vincendo regolarmente le elezioni e da lì inizio a gettare, pietra dopo pietra, le basi per il Terzo Reich. Mussolini ricevette l’incarico di formare il suo primo governo dal Re: sempre il Re firmò le leggi razziali. Le pagine più nere della storia del ‘900 iniziarono grazie o al consenso, o grazie alla firma di una carica dello Stato. Iniziarono in seno alla legge. E chiunque, leggendo questa verità inoppugnabile, si sta indignando e vorrebbe magari urlare “e Stalin, allora? E Castro? Pensa ai comunisti, piuttosto!”, chiunque nel segreto della propria mente sta procedendo ad analizzare o ingiuriare il dito che indica il cielo piuttosto che guardare il cielo, può essere definito solo in un modo: stolto. Stolto, sì, perché la possibilità che ha questo paese di salvarsi da se stesso non risiede certo nel vivere la società come gli spalti di uno stadio, insultando le opposte tifoserie e, perché no, i giocatori di colore.
Presidente Napolitano, quando sarà il momento di raccontare alle generazioni successive ciò che è successo in Italia in questi ultimi vent’anni, ciò che sta succedendo, io non avrò alcun problema ad indicarla tra coloro che avrebbero potuto opporsi e non si è opposto. Non avrò alcun problema a paragonarla a Ponzio Pilato che condannò a morte Cristo e salvò Barabba, il criminale famoso, per evitare disordini popolari. Questa non è più la Repubblica italiana. È la Repubblica di Barabba.