Archivi del mese: agosto 2010

Intervista. Bolivia, Oscar Olivera: l’opposizione ai tempi di Evo

evopresidente.jpgIl noto leader sociale boliviano Oscar Olivera – che preferisce essere definito “ex dirigente sindacale ed attivista sociale” – in questa intervista spiega la sua posizione critica verso il governo di Evo Morales, le contraddizioni e i pericoli che scorge attualmente in Bolivia e le prospettive del sindacalismo e del movimento autonomo.
Oscar Olivera fu uno dei principali attivisti durante la guerra dell’acqua di Cochabamba contro le privatizzazioni nel settore idrico e in seguito è stato un personaggio fondamentale nelle battaglie per la difesa del gas boliviano in seguito alle quali i movimenti sociali e il partito MAS (Movimiento al Socialismo) hanno aumentato i loro consensi, in buona parte dirottati in favore del candidato Evo Morales. Evo è stato eletto per la prima volta presidente della Bolivia il 18 dicembre 2005 ed è stato votato per portare a termine un secondo mandato anche nel dicembre 2009. In entrambi i casi l’ex leader sindacale cocalero s’è imposto con maggioranze importanti (45% nel 2005 e 63% nel 2009) convogliando su di sè il voto delle classi disagiate e delle popolazioni indigene. Che ne è stato delle sue origini e del concetto di autonomia dei movimenti? Quali aspettative sono state tradite dal “presidente Aymara”?

La frammentazione del movimento: “Con noi o contro di noi”

Nel governo della Bolivia esistono un discorso ed una pratica completamente divergenti. Si fomenta l’individualismo e si penalizza la presa di decisione comunitaria. I movimenti sociali sono nella quasi totalità subordinati al governo. È vigente la consegna “con noi o contro di noi”. Inoltre, non è solo il fatto che ti ignorano o che non esisti come era fino a poco tempo fa. No, adesso, dopo le ultime elezioni, il governo sembra dire: “sì, esisti, e ti distruggo perché tu non esista più”. E allora c’è una forte campagna di disprezzo, di calunnie, molto bassa, molto dannosa, contro alcuni referenti sindacali o sociali che hanno una posizione fortemente autonoma.

Credo che ci siano fattori distinti. Da un lato c’è una attitudine generale e dall’altro la presenza di quadri medi nel governo che operano questo tipo di politica. Quando Evo Morales arrivò al governo, io ero preoccupato per come lui è. Nel profondo, è una persona con i propri legittimi obbiettivi. Ad esempio, ha sempre voluto fare il presidente. Evo fu tra i promotori del referendum del gas nel 2004. Molti eravamo contrari perché ritenevamo che la consulta fosse una trappola. Lui no, trattò con il governo di allora tutto per poter accedere allo stesso governo.

Credo che in quella occasione, Evo usò la gente. Non mi sembra molto onesto, molto leale, avere sempre utilizzato quella capacità di seduzione, tipica sua, per attrarre la gente, usarla e poi scartarla, anche in malo modo. È un caudillo e qui non c’è alcuna orizzontalità del potere, non c’è la minima intenzione di offrire il potere alla gente. Qui il potere è concentrato in una sola persona, e quella è Evo Morales. Lui decide tutto, dà persino il beneplacito ai candidati sindaco in questo paese.

Inoltre, si è circondato di gente che è molto accondiscendente con lui, cosa che gli piace molto. Ho visto attitudini persino servili verso il presidente. Non importa quale passato abbia suddetta persona, se asseconda quello che dice il presidente va bene. In cambio, un compagno che non si è mai venduto, che mai s’è sottomesso, o un settore che è stato ribelle, che è sempre stato autonomo, quello non è tollerato. Credo che sia un misto di carattere personale insieme ad una rete di personaggi per niente qualificati che sono lì, nel governo.

Ad esempio, io non posso più comunicare con lui. L’ultima volta fu due anni fa, adesso neanche mi parlano. Sembra che per il governo io sia vietato. E sembra che l’unica forma per dirgli che siamo qui, che qui insistiamo, qui continuiamo, non sono le lettere pubbliche che gli abbiamo inviato o i messaggi che gli abbiamo fatto arrivare da altre persone, ma la mobilitazione. Ad esempio, il governo ha organizzato un evento per ricordare i dieci anni della “guerra dell’acqua” (nell’aprile del 2010). Un evento di parte dove sono arrivate cinquecento persone e nel quale si è fatto capire che le conquiste di dieci anni fa sono state il risultato di un gruppo, di un settore.

Invece, alcuni giorni dopo abbiamo organizzato una manifestazione a cui hanno partecipato più di diecimila persone e abbiamo rivendicato che non è stata una parte a vincere, ma che è stato il risultato della costruzione collettiva, di un tessuto sociale molto forte, molto generoso, molto trasparente e senza alcuna discriminazione. Tutto questo non esiste più. C’è stata molta frammentazione e cooptazione da parte del governo attuale. Dall’altro lato, sono stati disprezzati tutti quelli che non hanno voluto far parte di quel gioco.

Credo che la gente che si trova negli apparati abbia paura del potere che sta in basso. È successo che quando ci siamo mobilitati, si sono spaventati perché hanno visto che è stata la base sociale quella che ha manifestato, la base sociale di tutto il processo che portò Morales alla presidenza, quella stessa base che per prima si mobilitò nella “guerra dell’acqua”. Il cancelliere David Choquehuanca, che non ho mai visto in alcuna battaglia, da nessuna parte, s’è preso il lusso di denigrare la manifestazione dicendo che era una manifestazione dell’estrema destra.
mapabolivia.jpg
È una mancanza di rispetto e mi indigna che un funzionario che non ha mai avuto il coraggio di mostrarci la faccia si permetta di infamarci. Inoltre, se si considera che il MAS [Movimento al Socialismo, partito di Evo Morales, ndt] nelle ultime elezioni ha perso nelle zone urbane, dovrebbero cercare di avvicinarsi a quella gente, a questa base sociale che fu la stessa che votò per loro ma che ha manifestato con noi. C’è una cecità assoluta, superbia, disprezzo della propria gente.

La politica del lavoro in Bolivia

Il progetto di riforma del codice del lavoro in Bolivia – presentato il primo di maggio del 2009 – ha due grandi svantaggi per i lavoratori. Il primo ha a che vedere con la criminalizzazione dello sciopero, della protesta. Si stanno introducendo nuove regole, come per esempio il fatto che qualsiasi decisione presa dal sindacato deve avere una maggioranza di due terzi, quando ancora adesso è sufficiente il 50 per cento più uno; inoltre si propone che in caso di sciopero, i lavoratori che non sono d’accordo e che vogliono lavorare lo possano fare.

Nel caso che un dirigente sindacale o un altro lavoratore cerchi di impedire che si interrompa lo sciopero, aggredendo fisicamente o anche solo verbalmente, questa persona può essere perseguita penalmente. Inoltre, la proposta esclude i lavoratori del settore pubblico dal diritto allo sciopero, cioè, tutti i lavoratori dell’acqua, luce, telefonia, comunicazioni, sanità e tutto l’apparato amministrativo non potranno scioperare. In questo modo, si attacca direttamente l’unità sindacale e la possibilità di azione unitaria.

Queste proposte manifestano una visione individualista del soggetto lavoratore. Noi vogliamo che venga mantenuta la visione collettiva, che siano i sindacati quelli che in modo organizzato rappresentino i lavoratori. Abbiamo qui un’ideologia precisa che si sta infilando dentro il governo attraverso i tecnocrati. Ad esempio, la nuova legge anticorruzione che è stata approvata poco fa introduce la delazione come metodo. Voglio dire, si continua a fomentare l’individualismo, la sfiducia nell’altro a scapito della collettività, della comunità.

Non c’è un discorso ufficiale per la promozione di queste proposte. Io credo che ci sia gente che si sia infilata, che si sia intrufolata nel governo. Ad essi interessa ottenere soldi, risorse finanziarie, perché ci sia stabilità macroeconomica. Il mondo del lavoro, come l’acqua, non rientrano nei loro interessi. Allo stesso modo, non sono interessati alla vita quotidiana della gente. Per molti settori sociali, dopo cinque anni di gestione di questo governo, non solo le cose non sono cambiate ma sono peggiorate.

Noi abbiamo due cose in questo momento. La prima è la lotta ideologica contro il governo, contro l’individualismo, la delazione, la criminalizzazione della protesta, poiché quello che neanche i governi militari seppero fare, questo governo lo sta facendo. C’è gente che s’è messa nel governo e, in maniera molto sotterranea, sta negoziando con i poteri economici, con gli imprenditori. Il progetto sulla politica del lavoro deve essere stato concordato con la parte padronale, non c’è altra spiegazione. Però siccome Evo Morales ha un’immagine molto forte, uno pensa che tutto quello che fa va bene.

La seconda è cercare di resistere e conservare il poco che è rimasto di quella legge generale del lavoro che ha più di 60 anni, che sì, è diventata qualcosa di contraddittorio, disordinato, però non per questo devono imporci qualcosa di involutivo come è il nuovo progetto. Ad esempio: questa legge (la proposta del governo) legalizza il lavoro esternalizzato. Nelle catene di montaggio, i lavoratori stabili e quelli in subappalto lavorano gomito a gomito senza nemmeno conoscersi. Esiste il lavoratore con tutti i diritti e poi “l’esternalizzato”. Non lo chiamano neanche compagno. Perfino il linguaggio ti separa, ti divide, ti frammenta, ti discrimina.

La comunità e il sindacato

Ora, noi abbiamo radici ancestrali che si richiamano al concetto di comunità. Questo sentire e agire della comunità sta andando perso e noi vogliamo recuperarlo. Dal nostro punto di vista, il sindacato può essere una replica urbana della comunità, dove nessuno possa frammentarci né dividerci, dove le decisioni vengano prese collettivamente e attraverso il consenso, dove ci sia una rotazione delle responsabilità e la revoca dell’incarico, alla fine tale e quale funziona nelle comunità andine.

Urbanizzazione accelerata, corruzione e narcotraffico a Cochabamba

A Cochabamba ci sono tre problemi. Il primo è un processo di urbanizzazione molto accelerato. Lo Stato ha stabilito che la terra e il suolo sono un affare. In questo modo sono state favorite attività criminali di urbanizzazione: aree agricole, parchi di sviluppo forestale, ecc. Tutto questo è in relazione con il tema dell’acqua. Nella città esistono circa diecimila pozzi che vengono alimentati dai corsi d’acqua che scendono dalle montagne. Ora, questi pozzi stanno seccando, hanno livelli molto bassi, cosa che obbliga a ulteriori perforazioni. Di fronte a questa situazione, non c’è chi possa fermarla poiché tutto è promosso tanto dal governo nazionale quanto da quello locale.

Il secondo problema è il tema della corruzione. Poiché questa “istituzionalità” corrotta non è stata cambiata, molti compagni che andarono a “cambiare lo stato”, a “rendere orizzontale” il potere, a creare una “istituzionalità partecipativa e aperta alla gente”, si sono lasciati trasformare dallo stato e sono diventati corrotti. Un esempio è il caso di chi doveva essere il successore di Evo Morales e che oggi si trova in carcere: Santos Ramírez Valverde.
Oliveraportada.jpg
E il terzo tema è il narcotraffico che qui a Cochabamba sta perseguitando le comunità. Ed è paradossale, perché quando c’era la DEA (l’agenzia antinarcotici degli Stati Uniti) il problema era maggiormente sotto controllo. Questo è un problema molto grave che bisognerà affrontare poiché ci sono settori degli stessi produttori di foglia di coca che stanno entrando nel business del narcotraffico. E continuando così può essere che la foglia di coca che portò Morales al governo potrebbe essere la stessa che ce lo tolga. (Nella foto: Oscar Olivera)

Discorso anticapitalista e pratica incoerente

Esistono molte contraddizioni tra il discorso anticapitalista e anti-imperialista e le forme di sviluppo promosse che hanno un alto contenuto capitalista. Il caso della miniera San Cristóbal è esemplare, come il piano dell’IIRSA [Iniziativa per l'Integrazione dell'Infrastruttura Regionale Sudamericana, ndt]. Ovvero, quello che non hanno potuto fare quelli di destra lo sta facendo questo governo insieme a Lula (presidente del Brasile). Queste contraddizioni tra il discorso e l’azione concreta non permettono al governo di nascondere le cose che stanno accadendo qui. Il governo dice che tutto questo è per mettere assieme le risorse finanziarie per le necessità della gente e per stabilire un grado di equilibrio con la natura.

Però, nelle comunità, dove la gente si oppone, il governo discredita immediatamente chi protesta o, nel suo caso, lo sostituisce con altri leader inviati dal governo. In altri casi, lo Stato è completamente assente, cosa che provoca che la gente voglia risolvere i problemi da sola. È anche per questo che in questi cinque anni ci sono stati più di 60 morti. È il caso, ad esempio, di Huanuni dove c’è stato uno scontro tra le comunità che lavoravano le miniere con le cooperative e i lavoratori sindacalizzati: per la disputa di un giacimento, nell’ottobre del 2006, 4 mila abitanti delle comunità, gente molto giovane, si scontrarono con i sindacalizzati con il risultato di 17 morti.

Il movimento autonomo
È un momento molto difficile per il movimento in Bolivia. Per cominciare non ci sono spazi per l’autonomia. Né indigena, né municipale, né niente. C’è una forte immagine di Evo Morales che non permette l’esistenza di una voce autonoma. Ma la gente non è stupida e si rende conto che non va bene, sebbene non si azzardi ad alzare la voce, poiché ci sono certe condizioni repressive.

Con questo governo vedo molto difficile qualsiasi spazio di autonomia. È paradossale, poiché questo processo fu avviato dalle autonomie, nessuno ci diceva cosa dovevamo fare, era una decisione collettiva tra noi ed eseguivamo le cose. Adesso non accade più. Dall’autonomia siamo passati alla subordinazione assoluta.

Rispetto a questo governo c’è molta speranza sia qui che in molte parti del mondo. Il governo utilizza un linguaggio guevarista, marxista, antimperialista che porta a relazioni che ci preoccupano. Ad esempio, la relazione tra Hugo Chávez del Venezuela, il presidente iraniano Ahmadineyad e il governo della Bolivia. Prima di stringere amicizie, si dovrebbe vedere cosa succede in quei paesi. Ad esempio, in Iran c’è una forte repressione contro il movimento operaio e contro le autonomie dei movimenti sociali.

Sono così pessimista che non credo che l’attuale governo di Morales riuscirà a sopravvivere per i cinque anni (del suo mandato). Ci sarà una specie di disillusione tra la gente. Mi diceva un vecchio combattente contadino di qui, del barrio 1° maggio, una zona molto impoverita: “Queste vittorie elettorali del MAS (Movimento al Socialismo), questa immagine ottimista del governo, sono il frutto del nostro sforzo; però tutto questo si sta trasformando in una festa per i ricchi di sempre”.

Nonostante comincino ad esserci scontento e delusione tra la gente, lo stesso che si registra anche nei risultati elettorali che tanto interessano al governo, quello che è certo è che la gente si sente in qualche modo ricattata, perché se questo viene rovesciato, la domanda è: “Cosa viene dopo?”. Se questo cade, sarà una festa per la destra, che potrà dire alla gente: “Avete avuto il marxista, il guevarista, l’indigenista… e cosa avete fatto?”. E se tutto cade a pezzi, come sempre pagheremo noi che stiamo in basso.

Prospettive personali e collettive

Essere indigeno non è una questione di volto, di tratti, di colore della pelle, di vocabolario, ma è un problema di attitudine. L’indigeno è generoso e rispettoso della gente, è trasparente. E questo governo, sebbene dica di essere indigeno, fa esattamente il contrario: autoritario e sprezzante verso chi non la pensa come lui. Per questo non ho voluto assumere nessun incarico statale, perché credo che quello che vivi nella tua esperienza quotidiana ti fa cambiare la tua visione delle cose e le tue inclinazioni.

Ho pensato cosa fare in questo contesto. Ho parlato con i miei compagni e abbiamo discusso cosa doveva fare adesso Oscar Olivera, questa figura che ha ancora un’ampia base sociale. E abbiamo deciso che sarei andato nel più profondo. Ho scelto di andare verso la profondità di questa base sociale e cercare e stabilire lì una nuova trincea di lotta che mi permetta di sommergermi un’altra volta nella vita quotidiana della gente, nelle sue preoccupazioni e da lì ricostruire un tessuto sociale di fronte al possibile crollo.

Ho abbandonato gli spazi pubblici (riferimento al Tavolo 18 che venne organizzato in “alternativa” al Vertice sul Cambiamento Climatico organizzato dal governo boliviano nell’aprile di questo anno). Ho pensato “meglio che me ne vada alla base e che lavori lì facendo quello che più mi piace: parlare con la gente, capire le preoccupazioni della gente, andare nelle fabbriche ad informare i lavoratori”. Forse la mia ultima attività pubblica è stata la Fiera dell’Acqua, visto che l’esposizione pubblica mi sottopone agli attacchi di disprezzo del governo e questo comincia ad esaurirmi.

Volevo tornare in fabbrica, ma l’azienda non ha più voluto. Allora mi sono fermato qui, organizzando la scuola sindacale e popolare. Abbiamo trasformato questo luogo (l’intervista si svolge nel Complesso Produttivo di Cochabamba) in un centro sociale di formazione, informazione, organizzazione e scambio di saperi aperto a tutta la gente, a tutti i lavoratori, i nuovi e i vecchi, gli uomini, le donne. È quello che cerchiamo di costruire qui: uno spazio molto autonomo e molto critico e che abbia la capacità di preparare la gente perché vada nelle comunità, nei quartieri, a costruire questa autonomia.

Tutto questo con la prospettiva di pensare che la soluzione (ai problemi) si trova nella gente, non passa più nella politica per come è concepita e praticata oggi. Mettere la nostra gente negli apparati statali non serve a niente. È definitivamente un inganno. Al contrario, la soluzione passa per l’autogestione. Qui in città, ad esempio, abbiamo alcune fabbriche che vogliamo occupare e autogestire. Vedremo.

Da www.carmillaonline.com (traduzione a cura di paolo@28maggio.org)

di Matteo Dean

Matteo Dean é un giornalista italiano residente in Messico e collabora con il quotidiano messicano La Jornada, la rivista settimanale Proceso, Desinformémonos, L’Espresso, RaiNews24, Il Manifesto e GlobalProject, tra le altre. L’Intervista a Oscar Olivera “L’opposizione ai tempi di Evo” (in castigliano) è stata pubblicata sul sito messicano Desinformémonos il giorno 1 agosto 2010 – http://desinformemonos.org/2010/08/oscar-olivera-la-oposicion-en-tiempos-de-evo/

Fabrizio Lorusso ft. Marossi Guitar-Ci rivedremo un giorno (2002 Unplugged)

Video con foto belle e brutte, drammatiche e ridicole della canzone premio Grammyofono Award “Ci rivedremo un giorno” di Fabrizio Lorusso featuring Carlo Marossi alla chitarra. Smash Hit Song 2002.  http://lamericalatina.net
Video fotográfico de la rola diez veces “Disco de Madera Mojada” en Italia, Europa y América Latina. Coros de Gigi D’Alessio en el refrán.

Articolo “L’America Latina davanti allo specchio…” su Refundación Revista Latinoamericana !

http://fabriziolorusso.files.wordpress.com/2010/08/espejo.gif?w=223&h=264

De México a Chile, América Latina se luce frente al espejo: una historia de lentes sucios

Dal Messico al Cile, l’America Latina davanti allo specchio: una storia di lenti sporche

Abstract
El ensayo propone una visión crítica de algunas posturas y planteamientos sobre la manera en que la región latinoamericana se ha mirado y se ha analizado a si misma a lo largo del siglo XX y, en especial, durante el florecimiento de la teoría social y crítica latinoamericana.

Desde la teoría estructuralista de la CEPAL hasta el enfoque de la dependencia y las propuestas socialistas, se discuten las formas más notas históricamente de interpretar el vínculo externo y la inserción internacional de América Latina, caracterizadas, entre otras cosas, por la presencia de caracteres populistas y retóricas anti-imperialistas. Se profundiza en algunos ejemplos traídos de la historia chilena y mexicana, con un enfoque que trata de enmarcar el debate para toda América Latina.

El caso del experimento cibernético de Salvador Allende en Chile, los sistemas de gestión integrada de las empresas, la teoría del mercado perfecto, el populismo del sexenio de Echeverría y las visiones neoclásicas del desarrollo son ejemplos que evidencian los límites que unos lentes sucios plantean al análisis social y a las interpretaciones que proponen soluciones abarcadoras y totalizadoras a los problemas de control social y político.

Asimismo, los conceptos de “occidentalismo” y populismo se utilizan como ejemplos para destacar la recurrencia de ciertos procesos y fenómenos políticos y sociales, así como de las maneras para interpretarlos: se establece, entonces, una comparación entre distintos “mundos” como son el Oriente medio actual, la Europa de la década de los treinta y América Latina en distintas etapas de su historia.

Introducción
El artículo analiza las formas en que desde América Latina se han planteado e interpretado la relación externa, la colocación de la región en el mundo y el problema/reto del desarrollo, pasando por unas evidencias significativas en los casos chileno y el mexicano.

Centro-periferia, dependencia, estructuralismo, populismo y occidentalismo constituyen los términos de referencia que ejemplifican posturas e interpretaciones recurrentes. Se plantea un desafío para las ciencias sociales latinoamericanas con el fin de que pueda mejorarse y abrirse cada vez más el sistema de “lentes” con que se forjan las visiones y los enfoques sobre la realidad social, política y económica

LEGGI TUTTO L’ARTICOLO: QUI

Scaricalo qui in PDF

Oppure QUI !

Share

Share on Facebook

Le 37 norme fatte approvare da Berlusconi in questi anni…

  • 1. Decreto Biondi (1994). Approvato il 13 luglio 1994 dal governo Berlusconi I, vieta la custodia cautelare in carcere (trasformata al massimo in arresti domiciliari) per i reati contro la Pubblica amministrazione e quelli finanziari, comprese la corruzione e la concussione, proprio mentre alcuni ufficiali della Guardia di Finanza confessano di essere stati corrotti da quattro società del gruppo Fininvest (Mediolanum, Videotime, Mondadori e Tele+) e sono pronte le richieste di arresto per i manager che hanno pagato le tangenti.

( FONTE: http://www.destradipopolo.net/?p=2268#more-2268  )

Il decreto impedisce cioè di arrestare i responsabili e provoca la scarcerazione immediata di 2764 detenuti, dei quali 350 sono colletti bianchi coinvolti in Tangentopoli (compresi la signora Poggiolini, l’ex ministro Francesco De Lorenzo e Antonino Cinà, il medico di Totò Riina).
Il pool di Milano si autoscioglie. Le proteste di piazza contro il “Salvaladri” inducono la Lega e An a ritirare il consenso al decreto e a costringere Berlusconi a lasciarlo decadere in Parlamento per manifesta incostituzionalità.
Subito dopo vengono arrestati Paolo Berlusconi, il capo dei servizi fiscali della Fininvest Salvatore Sciascia e il consulente del gruppo Massimo Maria Berruti, accusato di aver depistato le indagini subito dopo un colloquio con Berlusconi.
2. Legge Tremonti (1994). Il decreto n.357 approvato dal Berlusconi I il 10 giugno 1994 detassa del 50% gli utili reinvestiti dalle imprese, purchè riguardino l’acquisto di “beni strumentali nuovi”.
La neonata società Mediaset (che contiene le tv Fininvest scorporate dal resto del gruppo in vista della quotazione in Borsa) utilizza la legge per risparmiare 243 miliardi di lire di imposte sull’acquisto di diritti cinematografici per film d’annata: che non sono beni strumentali, ma immateriali, e non sono nuovi, ma vecchi. A sanare l’illegalità interviene il 27 ottobre 1994 una circolare “interpretativa” Tremonti che fa dire alla legge Tremonti il contrario di ciò che diceva, estendendo il concetto di beni strumentali a quelli immateriali e il concetto di beni nuovi a quelli vecchi già usati all’estero.

3. Legge Maccanico (1997). In base alla sentenza della Consulta del 7 dicembre 1994, la legge Mammì che consente alla Fininvest di possedere tre reti tv sull’analogico terrestre è incostituzionale: la terza, presumibilmente Rete4, dev’essere spenta ed eventualmente passare sul satellite, entro il 28 agosto 1996.
Ma il ministro delle Poste e telecomunicazioni del governo Prodi I, Antonio Maccanico, concede una proroga fino al 31 dicembre 1996 in attesa della legge “di sistema”.
A fine anno, nulla di fatto per la riforma e nuova proroga di altri sei mesi. Il 24 luglio 1997, ecco finalmente la legge Maccanico: gli editori di tv, come stabilito dalla Consulta, non potranno detenere più del 20% delle frequenze nazionali disponibili, dunque una rete Mediaset è di troppo.
Ma a far rispettare il tetto dovrà provvedere la nuova Authority per le comunicazioni (Agcom), che potrà entrare in azione solo quando esisterà in Italia “un congruo sviluppo dell’utenza dei programmi televisivi via satellite o via cavo”. Che significhi “congruo sviluppo” nessuno lo sa, così Rete4 potrà seguitare a trasmettere sine die in barba alla Consulta.

4. D’Alema salva-Rete4 (1999). La neonata Agcom si mette all’opera solo nel 1998, presenta il nuovo piano per le frequenze tv e bandisce la gara per rilasciare le 8 concessioni televisive nazionali. Rete4, essendo “eccedente” rispetto alla Maccanico, perde la concessione; al suo posto la vince Europa7 di Francesco Di Stefano. Ma il governo D’Alema, nel 1999, concede a Rete4 una “abilitazione provvisoria” a seguitare a trasmettere senza concessione, così per dieci anni Europa7 si vedrà negare le frequenze a cui ha diritto per legge.

5. Gip-Gup (1999). Berlusconi e Previti, imputati per corruzione di giudici romani (processi Mondadori, Sme-Ariosto e Imi-Sir), vogliono liberarsi del gip milanese Alessandro Rossa-to, che ha firmato gli arresti dei magistrati corrotti e degli avvocati Fininvest Pacifico e Acampora, ma ha pure disposto l’arresto di Previti (arresto bloccato dalla Camera, a maggioranza Ulivo).
Ora spetta a Rossato, in veste di Gup, condurre le udienze preliminari dei tre processi e decidere sulle richieste di rinvio a giudizio avanzate dalla procura di Milano. Udienze che iniziano nel 1999.
Su proposta dell’on. avv. Guido Calvi, legale di Massimo D’Alema, il centrosinistra approva una legge che rende incompatibile la figura del gip con quella del gup: il giudice che ha seguito le indagini preliminari non potrà più seguire l’udienza preliminare e dovrà passarla a un collega, che ovviamente non conosce la carte e perderà un sacco di tempo.
Così le udienze preliminari Imi-Sir e Sme, già iniziate dinanzi a Rossato, proseguono sotto la sua gestione e si chiuderanno a fine anno con i rinvii a giudizio degli imputati. Invece quella per Mondadori, non ancora iniziata, passa subito a un altro giudice, Rosario Lupo, che proscioglie tutti gli imputati per insufficienza di prove (poi, su ricorso della Procura, la Corte d’appello li rinvierà a giudizio tutti, tranne uno: Silvio Berlusconi, dichiarato prescritto grazie alle attenuanti generiche).

6. Rogatorie (2001). Nel 2001 Berlusconi torna a Palazzo Chigi e fa subito approvare una legge che cancella le prove giunte dall’estero per rogatoria ai magistrati italiani, comprese ovviamente quelle che dimostrano le corruzioni dei giudici romani da parte di Previti & C.
Da mesi i legali suoi e di Previti chiedono al tribunale di Milano di cestinare quei bonifici bancari svizzeri perché mancano i numeri di pagina, o perché si tratta di fotocopie senza timbro di conformità,o perchè sono stati inoltrati direttamente dai giudici elvetici a quelli italiani senza passare per il ministero della Giustizia. Il Tribunale ha sempre respinto quelle istanze. Che ora diventano legge dello Stato. Con la scusa di ratificare la convenzione italo-svizzera del 1998 per la reciproca assistenza giudiziaria (dimenticata dal centrosinistra per tre anni), il 3 ottobre 2001 la Cdl vara la legge 367 che stabilisce l’inutilizzabilità di tutti gli atti trasmessi da giudici stranieri che non siano “in originale” o “autenticati” con apposito timbro, che siano giunti via fax, o via mail o brevi manu o in fotocopia o con qualche vizio di forma. Anche se l’imputato non ha mai eccepito sulla loro autenticità, vanno cestinati. Poi, per fortuna, i tribunali scoprono che la legge contraddice tutte le convenzioni internazionali ratificate dall’Italia e tutte le prassi seguite da decenni in tutta Europa. E, siccome quelle prevalgono sulle leggi nazionali, disapplicano la legge sulle rogatorie, che resterà lettera morta.

7. Falso in bilancio (2002). Siccome Berlusconi ha cinque processi in corso per falso in bilancio, il 28 settembre 2001 la sua maggioranza approva la legge-delega numero 61 che incarica il governo di riformare i reati societari. Il che avverrà all’inizio del 2002 con i decreti delegati che: abbassano le pene da 5 a 4 anni per le società quotate e addirittura a 3 per le non quotate (prescrizione più breve, massimo 7 anni e mezzo per le quotate e 4 e mezzo per le non quotate; e niente più custodia cautelare né intercettazioni); rendono il falso per le non quotate perseguibile solo a querela del socio o del creditore; depenalizzano alcune fattispecie di reato (come il falso nel bilancio presentato alle banche); fissano amplissime soglie di non punibilità (per essere reato, il falso in bilancio dovrà superare il 5% del risultato d’esercizio, l’1% del patrimonio netto, il 10% delle valutazioni. Così tutti i processi al Cavaliere per falso in bilancio vengono cancellati: o perché manca la querela dell’azionista (B. non ha denunciato B.), o perché i falsi non superano le soglie (“il fatto non è più previsto dalla legge come reato), o perché il reato è ormai estinto grazie alla nuova prescrizione-lampo.

8. Mandato di cattura europeo (2001). Unico fra quelli dell’Unione europea, il governo Berlusconi II rifiuta di ratificare il “mandato di cattura europeo”, ma solo relativamente ai reati finanziari e contro la Pubblica amministrazione . Secondo “Newsweek”, Berlusconi “teme di essere arrestato dai giudici spagnoli” per l’inchiesta su Telecinco. L’Italia otterrà di poter recepire la norma comunitaria soltanto dal 2004.

9. Il governo sposta il giudice (2001). Il 31 dicembre, mentre gli italiani festeggiano il Capodanno, il ministro della Giustizia Roberto Castelli, su richiesta dei difensori di Previti, nega contro ogni prassi la proroga in Tribunale al giudice Guido Brambilla, membro del collegio che conduce il processo Sme-Ariosto, e dispone la sua “immediata presa di possesso” presso il Tribunale di sorveglianza dov’è stato trasferito da qualche mese, senza poter completare i dibattimenti già avviati. Così il processo Sme dovrebbe ripartire da zero dinanzi a un nuovo collegio. Ma poi interviene il presidente della Corte d’appello con una nuova “applicazione” di Brambilla in Tribunale fino a fine anno.

10. Cirami (2002). I difensori di Previti e Berlusconi chiedono alla Cassazione di spostare i loro processi a Brescia perché, sostengono, a Milano l’intero Tribunale è viziato da inguaribile prevenzione contro di loro. E, per oliare meglio il meccanismo, reintroducono il vecchio concetto di “legittima suspicione” per motivi di ordine pubblico , vigente un tempo, quando i processi scomodi traslocavano nei “porti delle nebbie” per riposarvi in pace. E’ la legge Ci-rami n. 248, approvata definitivamente il 5 novembre 2002. Ma nemmeno questa funziona: la Cassazione, nel gennaio 2003, respinge la richiesta di trasloco: il Tribunale di Milano è sereno e imparziale.

11. Lodo Maccanico-Schifani (2003). Le sentenze Sme e Mondadori si avvicinano. Su proposta del senatore della Margherita Antonio Maccanico, il 18 giugno 2003 la Cdl approva la legge 140, primo firmatario Renato Schifani, che sospende sine die i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del senato, del Consiglio e della Corte costituzionale. I processi a Berlusconi si bloccano in attesa che la Consulta esamini le eccezioni di incostituzionalità sollevate dal Tribunale di Milano. E ripartono nel gennaio 2004, quando la Corte boccia il “lodo”.

12. Ex Cirielli (2005). Il 29 novembre 2005 la Cdl vara la legge ex Cirielli (misconosciuta dal suo stesso proponente), che riduce la prescrizione per gli in-censurati e trasforma in arresti domiciliari la detenzione per gli ultrasettantenni (Previti ha appena compiuto 70 anni, Berlusconi sta per compierli). La legge porta i reati prescritti da 100 a 150 mila all’anno, decima i capi di imputazione del processo Mediaset (la frode fiscale passa da 15 a 7 anni e mezzo) e annienta il processo Mills (la corruzione anche giudiziaria si prescrive non più in 15, ma in 10 anni).

13. Condono fiscale (2002). La legge finanziaria 2003 varata nel dicembre 2002 contiene il condono tombale. Berlusconi giura che non ne faranno uso né lui né le sue aziende. Invece Mediaset ne approfitta subito per sanare le evasioni di 197 milioni di euro contestate dall’Agenzia delle entrate pagandone appena 35. Anche Berlusconi usa il condono per cancellare con appena 1800 euro un’evasione di 301 miliardi di lire contestata dai pm di Milano.

14. Condono per i coimputati (2003). Col decreto 143 del 24 giugno 2003, presunta “interpretazione autentica” del condono, il governo ci infila anche coloro che hanno “concorso a commettere i reati”, anche se non hanno firmato la dichiarazione fraudolenta. Cioè il governo Berlusconi salva anche i 9 coimputati del premier, accusati nel processo Mediaset di averlo aiutato a evadere con fatture false o gonfiate.

15. Pecorella (2006). Salvato dalla prescrizione nel processo Sme, grazie alle attenuanti generiche, Berlusconi teme che in appello gli vengano revocate, con conseguente condanna. Così il suo avvocato Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia della Camera, fa approvare nel dicembre 2005 la legge che abolisce l’appello, ma solo quando lo interpone il pm contro assoluzioni o prescrizioni. In caso di condanna in primo grado, invece, l’imputato potrà ancora appellare. Il presidente Ciampi respinge la Pecorella in quanto incostituzionale. Berlusconi allunga di un mese la scadenza della legislatura per ripresentarla uguale e la fa riapprovare (legge n.46) nel gennaio 2006. Ciampi stavolta è costretto a firmarla. Ma poi la Consulta la boccia in quanto incostituzionale.

16. Frattini (2002). Il 28 febbraio 2002 la Cdl approva la legge Frattini sul conflitto d’interessi: chi possiede aziende e va al governo, ma di quelle aziende è soltanto il “mero proprietario”, non è in conflitto d’interessi e non è costretto a cederle. Unica conseguenza per il premier:deve lasciare la presidenza del Milan

17.Gasparri-1(2003). In base alla nuova sentenza della Consulta del 2002, entro il 31 dicembre 2003 Rete4 deve essere spenta e passare sul satellite. Il 5 dicembre la Cdl approva la legge Gasparri sulle tv: Rete4 può seguitare a trasmettere “ancorchè priva di titolo abilitativo”, cioè anche se non ha più la concessione dal 1999; il tetto antitrust del 20% sul totale delle reti non va più calcolato sulle 10 emittenti nazionali, ma su 15 (compresa Telemarket). Dunque Mediaset può tenersi le sue tre tv. Quanto al tetto pubblicitario del 20%, viene addirittura alzato grazie al trucco del “Sic”, che include un panel talmente ampio di situazioni da sfiorare l’infinito. Confalonieri calcola che Mediaset potrà espandere i ricavi di 1-2 miliardi di euro l’anno. Ma il 16 dicembre Ciampi rispedisce la legge al mittente: è incostituzionale.

18. Berlusconi salva-Rete4 (2003). Mancano due settimane allo spegnimento di Rete4. Alla vigilia di Natale, Berlusconi firma un decreto salva-Rete4 (n.352) che concede alla sua tv l’ennesima proroga semestrale, in attesa della nuova Gasparri.

19. Gasparri-2 (2004). La nuova legge approvata il 29 aprile 2004, molto simile a quella bocciata dal Quirinale, assicura che Rete4 non sfora il tetto antitrust perché entro il 30 aprile il 50% degli italiani capteranno il segnale del digitale terrestre, che garantirà loro centinaia di nuovi canali. Poi però si scopre che, a quella data, solo il 18% della popolazione riceve il segnale digitale. Ma poi l’Agcom dà un’interpretazione estensiva della norma: basta che in un certo luogo arrivi il segnale digitale di una sola emittente, per considerare quel luogo totalmente digitalizzato. Rete4 è salva, Europa 7 è ancora senza frequenze.

20. Decoder di Stato (2004). Per gonfiare l’area del digitale, la finnaziaria per il 2005 varata nel dicembre 2004 prevede un contributo pubblico di 150 euro nel 2004 e di 70 nel 2005 per chi acquista il decoder per la nuova tecnologia televisiva. Fra i principali distributori di decoder c’è Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, titolare di Solaris (che commercializza decoder Amstrad).

21. Salva-decoder (2003). Il digitale terrestre è un affarone per Mediaset, che vi trasmette partite di calcio a pagamento, ma teme il mercato nero delle tassere taroccate: prontamente, il 15 gennaio 2003, il governo che ha depenalizzato il falso in bilancio porta fino a 3 anni con 30 milioni di multa la pena massima per smart card fasulle per le pay tv.

22. Salva-Milan (2002). Col decreto 282/2002, convertito in legge il 18 febbraio, il governo Berlusconi consente alle società di calcio, quasi tutte indebitatissime, diammortizzare sui bilanci 2002 e spalmare nei dieci anni successivi la svalutazione dei cartellini dei giocatori. Il Milan risparmia 242 milioni di euro.

23. Salva-diritti tv (2006). Forza Italia blocca il ddl, appoggiato da tutti gli altri partiti di destra e di sinistra, per modificare il sistema di vendita dei diritti tv del calcio in senso “collettivo” per non penalizzare le società minori privilegiando le maggiori. Il sistema resta dunque “soggettivo” , a tutto vantaggio dei maggiori club: Juventus, Inter e naturalmente Milan.

24. Tassa di successione (2001). Il 28 giugno 2001 il governo Berlusconi abolisce la tassa di successione per i patrimoni superiori ai 350 milioni di lire (fino a quella cifra l’imposta era già stata abrogata dall’Ulivo). Per combinazione, il premier ha cinque figli e beni stimati in 25mila miliardi di lire.

25. Autoriduzione fiscale (2004). Nel 2003, secondo “Forbes”, Berlusconi è il 45° uomo più ricco del mondo con un patrimonio personale di 5,9 miliardi di dollari. Nel 2005 balza al 25° posto con 12 miliardi. Così, quando a fine 2004 il suo governo abbassa le aliquote fiscali per i redditi dei più abbienti, “L’espresso” calcola che Berlusconi risparmierà 764.154 euro all’anno.

26. Plusvalenze esentasse (2003). Nel 2003 Tremonti vara una riforma fiscale che detassa le plusvalenze da partecipazione. La riforma viene subito utilizzata dal premier nell’aprile 2005 quando cede il 16,88% di Mediaset detenuto da Fininvest per 2,2 miliardi di euro, risparmiando 340 milioni di tasse.

27. Villa abusiva con condono (2004). Il 6 maggio 2004, mentre «La Nuova Sardegna» svela gli abusi edilizi a Villa Certosa, Berlusconi fa approvare due decreti. Il primo stabilisce l’approvazione del piano nazionale anti-terrorismo e contiene anche un piano (segretato) per la sicurezza di Villa La Certosa. Il secondo individua la residenza di Berlusconi in Sardegna come «sede alternativa di massima sicurezza per l’incolumità del presidente del Consiglio e per la continuità dell’azione di governo». Ed estende il beneficio anche a tutte le altre residenze del premier e famiglia sparse per l’Italia. Così si bloccano le indagini sugli abusi edilizi nella sua villa in Costa Smeralda. Poi nel 2005 il ministro dell’Interno Pisanu toglie il segreto. Ma ormai è tardi. La legge n. 208 del 2004, varata in tutta fretta dal governo Berlusconi, estende il condono edilizio del 2003 anche alle zone pro-tette: come quella in cui sorge la sua villa. Prontamente la Idra Immobiliare, proprietaria delle residenze private del Cavaliere, presenta dieci diverse richieste di condono edilizio. E riesce a sanare tutto per la modica cifra di 300mila euro. Nel 2008 il Tribunale di Tempio Pausania chiude il procedimento per gli abusi edilizi perchè in gran parte condonati grazie a un decreto voluto dal mero proprietario della villa.

28. Ad Mediolanum (2005). Nonostante le resistenze del ministro del Welfare, Roberto Maroni, Forza Italia impone una serie di norme favorevoli alle compagnie assicurative nella riforma della previdenza integrativa e complementare (dl 252/2005), fra cui lo spostamento di 14 miliardi di euro verso le assicurazioni, alcune norme che forniscono fiscalmente la previdenza integrativa individuale (a beneficio anche di Mediolanum, di proprietà di Berlusconi e Doris) e soprattutto lo slittamento della normativa al 2008 per assecondare gli interessi della potente lobby degli assicuratori (di cui Mediolanum è una delle capofila). Intanto, nel gennaio del 2004, le Poste Italiane con un appalto senza gara hanno concesso a Mediolanum l’utilizzo dei 16mila sportelli postali sparsi in tutta Italia.

29. Ad Mondadori-1 (2005). Il 9 giugno 2005 il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti stipula un accordo con le Poste Spa per il servizio «Postescuola»: consegna e ordinazione – per telefono e on line – dei libri di testo destinati agli alunni della scuola secondaria. Le case editrici non consegneranno i loro volumi direttamente, ma tramite la Mondolibri Bol, una società posseduta al 50 per cento da Arnoldo Mondadori Editore Spa, di cui è mero proprietario Berlusconi. L’Antitrust esamina il caso, ma pur accertando l’indubbio vantaggio per le casse Mondadori, non può censurare l’iniziativa perché a firmare l’accordo non è stato il premier, ma la Moratti.

30. Ad Mondadori-2 (2005). L’8 febbraio 2005 scatta l’operazione “E-book”, per il cui avvio il governo stanzia 3 milioni. E a chi affidano la sperimentazione i ministri Moratti (Istruzione) e Stanca (Innovazione)? A Mondadori e Ibm: la prima è di Berlusconi, la seconda ha avuto come vicepresidente Stanca fino al 2001.

31. Indulto (2006). Nel luglio 2006 centrosinistra e centrodestra approvano l’indulto Mastella (contrari Idv, An, Lega, astenuto il Pdci): 3 anni di sconto di pena a chi ha commesso reati prima del 2 maggio di quell’anno. Lo sconto vale anche per i reati contro la Pubblica amministrazione (che sul sovraffollamento della carceri non incidono per nulla), compresa la corruzione giudiziaria, altrimenti Previti resterebbe agli arresti domiciliari. Una nuova legge ad personam che regala anche al Cavaliere un “bonus” di tre anni da spendere nel caso in cui fosse condannato in via definitiva.

32. Lodo Alfano (2008). Nel luglio 2008, alla vigilia della sentenza nel processo Berlusconi-Mills, il Pdl tornato al governo approva il lodo Alfano che sospende sine die i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del Senato e del Consiglio. Soprattutto del Consiglio. Nell’ottobre 2009 la Consulta boccerà anche quello in quanto incostituzionale.

33. Più Iva per Sky (2008). Il 28 novembre 2008 il governo raddoppia l’Iva a Sky, la pay-tv di Rupert Murdoch, principale concorrente di Mediaset, portandola dal 10 al 20%.

34. Meno spot per Sky (2009). Il 17 dicembre 2009 il governo Berlusconi vara il decreto Romani che obbliga Sky a scendere entro il 2013 dal 18 al 12% di affollamento orario di spot.

35. Più azioni proprie (2009). La maggioranza aumento dal 10 al 20% la quota di azioni proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio. La norma viene subito utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset.

36. Ad listam (2010). Visto che le liste del Pdl sono state presentate fuori tempo massimo nel Lazio e senza timbri di autenticazione a Milano, il governo vara un decreto “interpretativo” che stravolge la legge elettorale, sanando ex post le illegalità commesse per costringere il Tar a riammetterle. Ma non si accorge che, nel Lazio, la legge elettorale è regionale e non può essere modificata da un decreto del governo centrale. Così il Tar ribadisce che la lista è fuorilegge, dunque esclusa.

37. Il legittimo impedimento (2010). Non sapendo più come bloccare i processi Mediaset e Mills, Berlusconi fa approvare il 10 marzo 2010 una legge che rende automatico il “legittimo impedimento” a comparire nelle udienze per sé stesso e per i suoi ministri, il tutto per una durata di 6 mesi, prorogabili fino a 18. Basterà una certificazione della Presidenza del Consiglio e i giudici dovranno fermarsi, senza poter controllare se l’impedimento sia effettivo e legittimo. Il tutto in attesa della soluzione finale, cioè delle nuove leggi ad personam che porteranno il totale a quota 40: “processo breve”, anti-intercettazioni e lodo Alfano-bis costituzionale. Cioè incostituzionale.

Recensione di Marilù Oliva a “Memorie del domani” (Memorias del mañana)

Recensione di Marilù Oliva presa QUI: LINK DIRETTO
Fabrizio Lorusso è nato a Milano 33 anni fa e vive da quasi 9 anni a Città del Messico dove si dedica a diverse attività ludiche e culturali tra cui un dottorato in Studi sull’America Latina, l’insegnamento dell’italiano, la traduzione di testi e l’interpretariato, i viaggi di ricerca e d’esplorazione oltre a collaborare con alcuni media e web-zine come Carmilla On Line, Carta, Latino America, Peacereporter, Globalproject, Rebelion, Kaos en la Red, Revista Isla Negra, Radio Popolare e L’Unità.
I suoi temi d’interesse prediletto sono il culto alla Santissima Muerte, la poesia in tutte le salse, la politica, la storia e l’economia dei paesi latino americani, i movimenti e i fenomeni sociali (specialmente) in Messico, il (sotto o sovra)sviluppo economico.
lorusso
Cura un blog personale chiamato L’AmericaLatina.Net (http://lamericalatina.net/) che è fonte d’ispirazione e consigli, ma anche inquietudini, per numerosi italiani in partenza per la gran urbe, Mexico City, (anche fosse solo col pensiero) o per gli altri territori centro e sudamericani.

Ha presentato il prestigioso premio internazionale di poesia Nosside edizione 2008, (premio spesso assegnato a un poeta del paese in cui l’organizzatore ama di più viaggiare in quel momento) e ha pubblicato in Messico nel 2009 la sua prima raccolta di poesie in spagnolo chiamata Memorias del Mañana (Memorie del domani) con la Editorial Quinto Sol.

Dal 2008 una mostra di fotografie di Edoardo Mora e poesie di Fabrizio chiamata “Altri occhi e parole per Roma e Venezia” sta circolando per il Messico in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura. Perde pezzi e didascalie ad ogni viaggio ma tutte le poesie si trovano sul suo blog!

Con un prologo di Valerio Evangelisti, “Los latidos del mar y del corazón…”, e una conclusione dell’autore, i cinquantasette componimenti di “Memorias del mañana“, nascono molto prima del 2009 (anno di pubblicazione per Ediciones Quinto Sol). La loro origine, anche solo a livello embrionale, è  da far risalire a una lettera che Lorusso scrisse al liceo (“Lettera al futuro” ) e alla risposta che lui stesso si diede (“Risposta al passato”). Un dialogo immaginario tra quello che è stato e quello che è ora, tra vite parallele ma mutate nel tempo. Ci sono diversi elementi che rendono prezioso questo gioiello letterario di 76 pagine. In memorias-azulito-media-resolprimis la peculiarità della lingua, ovvero l’utilizzo dell’idioma spagnolo come lingua eletta (cfr bio di cui sopra). Al lettore finale questa lingua – per via della sua dolcezza, della sua musicalità, della chiusura evanescente di alcune parole – si presenta come mezzo idoneo di comunicazione di una materia anche astratta, ma non solo. Il tempo è il grande leitmotiv che scorre attraverso le poesie, ma ciascuna racchiude un senso più intimo legato alla politica, alla comunicazione, al dubbio e, perché no? anche all’amore.
Momenti intensamente lirici sono alternati a toni ironici (meravigliosa la pagina di letteratura comparata e la rivisitazione dell’ungarettiano “M’illumino d’immenso” in “M’affumico d’incenso), immagini potenti (la Solitudine personificata, nuda e disperata, sempre avvinghiata a qualcuno e la sua ombra sorride da lontano), colori in blanco e nigro che si alternano alle luci (luz è parola ricorrente) in un rimando di ombre e di chiaroscuri che il poeta proietta oltre i versi.
Le sovrapposizioni di epoche vengono evocate attraverso l’utilizzo di una terminologia ricca di rimandi temporali: questa la funzione degli aggettivi e dei sostantivi riferiti alle suddivisioni del giorno (nocturno, crepuscolares, vespertina, medianoche, alba mexicana, etc) e questa la funzione di verbi di percezione (e non percezione, primo tra tutti i verbi per eccellenza incatenati al tempo e al suo fluire irreparabile che implica una cancellazione: dimenticare, perder, olvidar). Significativa l’opzione di un lessico legato alla dimensione in cui il tempo si può concentrare o si sottrae al conteggio: dormir, oscuridad, adormecido, las oníricas incociencias.

Un bellissimo libro, “Memorias del mañana“: qui ogni pagina è un momento prezioso, piacevole, libero. Leggendolo vi verrà voglia di rileggerlo, sottolinearlo, copiare qualche verso, vi verranno in mente delle domande. E qualche risposta l’autore ce la svela in “Dudas temporales”, con cui chiudiamo questa recensione:

Siempre jugamos a perder el momento justo
y el pasado está echo de momentos injustos
caídos como perlitas entre dedos distraídos
mientras que el presente de ahora es ficcion
que se admira en una vida frente al espejo
y nos hace creer que el futuro también existe
aunque el vago tiempo humilde no sabe
de relojes.

Share on Facebook

Share

Comitato Cerezo: 9 anni di lotta per la difesa dei diritti umani in Messsico

Comitato Cerezo: 9 anni di lotta per la difesa dei diritti umani, 9 anni di denuncia

Il Comitato Cerezo compie 9 anni dalla sua fondazione. Nasce in seguito alla detenzione di Héctor, Antonio e Alejandro Cerezo Contreras il 13 Agosto 2001. Oggi è un gruppo per la difesa dei diritti umani che è un quadro di riferimento nella lotta per la libertà di altri prigionieri politici, di coscienza e catturati ingiustamente.

La Storia

Il 13 agosto 2001 furono incarcerati Héctor, Antonio e Alejandro Cerezo Contreras, Pablo Alvarado Gómez e Sergio Galia Max, accusati di aver attaccato con degli esplosivi (petardi) tre succursali bancarie. Pur non avendo prove, è stata imposta loro la prigione formalmente per i delitti seguenti: criminalità organizzata, possesso di armi e proiettili, detenzione di fuochi artificiali ed esplosivi e danno alla proprietà altrui.

I fratelli Cerezo furono condannati a 13 anni e sei mesi di carcere. Pablo Alvarado Flores a 10 anni. Grazie a una serie di mobilitazioni e alla lotta sul piano giuridico queste sentenze furono ridotte a 7 anni e mezzo di prigione.

Sergio Galicia Max venne rimesso in libertà nel marzo 2002, Alejandro Cerezo fu liberato il primo marzo 2005 e Pablo Alvarado il 13 agosto 2006. Il 16 febbraio 2009 furono messi in libertà Héctor e Antonio Cerezo.

La violazione dei diritti umani, nuova fase nella criminalizzazione della protesta sociale

L’incarcerazione dei fratelli Cerezo Contreras si verifica nel contesto della criminalizzazione della gioventù. Due anni prima, nel 1999, era stata realizzata l’occupazione più lunga della storia della massima casa di studi, la Universidad Nacional Autònoma de Mèxico (UNAM), la quale finì con mille detenzioni nell’anno 2000. Gli studenti che difendevano l’educazione pubblica e gratuita furono stigmatizzati come pericolosi criminali.

I fratelli Cerezo Contreras erano studenti della Facoltà di Filosofia e Lettere e della Facoltà di Economia al momento della loro cattura arbitraria e furono i loro libri le “prove” che il pubblico ministero trovò per dichiarare che questi ragazzi erano dei pericoli per la società e, quindi, vincolarli in modo “ideologico” con gruppi terrorista. Questo fatto avrebbe segnato l’inizio Della strategia di criminalizzazione degli studenti della UNAM.

Il clima politico in Messico e a livello internazionale nel 2001 contribuirà a rendere più difficile la situazione dei fratelli Cerezo Contreras. In Messico c’era una transizione accordata tra i due partiti politici PRI (ex partito egemonico di regime, Partido Revolucionario Institucional) e PAN (di destra, Partido Accion Nacional) con la destra estrema al potere a livello federale con il presidente Vicente Fox che viene eletto nel 2000 in mezzo a speranze e aspettative di cambiamento. La realtà fu poi ben diversa. L’ascesa della destra al potere segna una nuova tappa di guerra sporca contro le organizzazioni sociali e, quindi, una fase grigia per i movimenti e le lotte sociali. Ciò viene spalleggiato dal contesto internazionale in seguito agli attentati alle Torri Gemelle di New York contro gli Stati Uniti e alla dichiarata “nuova” guerra al terrorismo e alla crimine organizzato. Chiunque risultasse fuori dalle “norme” di legge sarebbe stato punito come un terrorista. Nemico della libertà e della democrazia.

Fu così che inizialmente il Comitato Cerezo nacque solo con la partecipazione di Francisco ed Emiliana Cerezo e di alcuni amici solidali per mettere insieme una squadra che lottasse per l’ottenimento della libertà in favore dei fratelli Cerezo in carcere e degli altri loro compagni ingiustamente coinvolti.

La difesa dei diritti umani nel sistema penitenziario messicano

I fratelli Cerezo Contreras, così come Pablo Alvarado Gómez e Sergio Galicia Max, furono vittime di torture fisiche e psicologiche al momento dell’arresto. Fatti che sono stati denunciati in quei momenti e che, in seguito, vennero constatati grazie alle loro testimonianze anche da organi incaricati del monitoraggio dei diritti umani, nazionali e internazionali. Le pratiche di tortura fisica e psicologica sembrano costituire il “marchio” della transizione democratica del Messico, non solo per i Cerezo e gli altri detenuti insieme a loro, ma anche per altri casi importanti come quelli di Atenco e del movimento popolare di Oaxaca.

Attraverso le loro lettere, Héctor, Antonio e Alejandro hanno fornito un resoconto sul sistema carcerario messicano, sulle prigioni di massima sicurezza che, lungi dall’essere dei centri di riabilitazione, sono invece dei centri di sterminio in cui l’integrità dei detenuti risulta annullata. Così si cominciò un compito arduo: denunciare il sistema penitenziario messicano e difendere i diritti umani dei prigionieri politici, di coscienza e detenuti ingiustamente

Il Comitato Cerezo oggi

Con l’esperienza accumulata in 8 anni di lotta per esigere la libertà di Héctor, Antonio e Alejandro Cerezo Contreras, Pablo Alvarado Gómez e Sergio Galia Max il Comitato Cerezo oggi costituisce un riferimento nel campo della difesa dei diritti umani. Impartendo seminari per la sicurezza delle organizzazioni sociali. Aiutando a livello psicologico le organizzazioni e le famiglie con prigionieri politici, di coscienza o detenuti ingiustamente. Denunciando la tortura e il sistema carcerario messicano. Difendendo i diritti umani dei prigionieri politici, di coscienza e detenuti ingiustamente.

Per i 9 anni della sua nascita realizzeranno un evento il prossimo 25 agosto alle ore 16:00, presso il salone dell’università “Adolfo Sánchez Vásquez” Facultad de Filosofía y Letras (UNAM) Città del Messico.

Dallo spazio “Abajo los Muros de las Prisiones” (“Giù i muri delle prigioni”) mandiamo un saluto e i nostri auguri per il duro lavoro da loro svolto a tutti i membro del Comitato Cerezo.

Traduzione all’italiano di LamericaLatina.Net

Consulta: http://www.comitecerezo.org/

http://www.vientodelibertad.org/

Share on Facebook

Share

Documentario: Juárez la città dove le donne sono usa e getta (sott. italiano)

Documental: Juárez, la ciudad donde las mujeres son desechables (con subtítulos al italiano de Clara Ferri).

Lungometraggio di Alex Flores e Lorena Vassolo che documenta il fenomeno del femminicidio a Ciudad Juárez e di alcuni casi di violenza sulle donne di risonanza nazionale e internazionale

Largometraje de Alex Flores y lorena Vassolo que documenta el fenómeno del feminicidio en Ciudad Juáre, México, y de algunos casos de violencia sobre las mujeres que tuvieron resonancia nacional e internacional.

http://www.nosotrasenred.org/index.html

Articolo “Messico Violento”

Articolo “Da Juárez alla guerra sucia: storiche condanne contro il Messico…”

Share on Facebook

Share