Archivi del mese: novembre 2010

L’iniziativa Haiti Emergency e come aiutare Haiti

bannerhaiti.jpgCon questo post voglio presentarvi un progetto a cui collaboro dal mio remoto rifugio di Città del Messico e che si realizza grazie a tante persone, vicine e lontane, che s’interessano alla drammatica situazione di Haiti ai tempi del colera, a quasi un anno dal terremoto devastante che, solo per un po’, ha suscitato l’attenzione del mondo e dei media. Il progetto, curato dalla Scuola di Pace di Roma, è agli inizi e ha bisogno di diffusione e sostegno. Si basa sulla solida esperienza dei volontari e delle organizzazioni coinvolte e sull’azione congiunta di haitiani e persone volenterose di tutto il mondo che amano Haiti e il suo popolo. Nasce dall’idea che è necessario aiutare e portare solidarietà, ma ogni aiuto deve favorire le possibilità di ripresa e autogestione degli haitiani, per poter uscire dall’impoverimento in cui il mondo li ha messi.

Cicloni, terremoto e ora il colera…1700 morti e oltre 20mila contagi in poco più di un mese. Una tempesta di sventure sembra accanirsi contro Haiti ma i motivi del disastro non sono da ricercare semplicemente nella sfortuna, nell’arretratezza o, come si insinuava in alcuni TG italiani, nella presunta “inciviltà” (sì, in un servizio del Tg3 hanno usato proprio questa parola dalle reminiscenze positiviste e coloniali) del popolo haitiano. Bisogna piuttosto guardare alla storia, alle vicende coloniali e postcoloniali ed anche alle depredazioni patite da questo paese. Insieme possiamo cambiare questa realtà e far trionfare la verità, la giustizia e i diritti per una nuova Haiti.

Chi siamo? Come già accennato, il progetto prende forma per iniziativa della Scuola di Pace di Roma. Già nel 2009 eravamo stati per 6 mesi all’Aquila, gestendo una ludoteca per i bambini del terremoto, nella tendopoli di Piazza D’armi, la più grande tra quelle allestite per l’emergenza del terremoto in Abruzzo.
All’indomani del terribile terremoto ad Haiti del 12 Gennaio 2010 ci siamo attivati con il progetto “Una scuola della gioia per i bambini di Haiti” che ci ha permesso di poter svolgere una prima missione umanitaria ad Aprile. La missione si è potuta attuare grazie ai primi contributi inviati daalcune scuole italiane.

Nel corso della missione abbiamo realizzato un primo intervento di “terapia della gioia” per i bambini di Port au Prince in Haiti. Inoltre è stato stabilito un rapporto di partenariato con l’organizzazione AUMOHD di cui è presidente il Sig. Evel Fanfan. AUMOHD si batte per difendere i diritti civili degli haitiani, delle donne e dei bambini.
Si sono poi stabiliti altri collegamenti con l’Ecole de Théâtre di Delmas a PaP, l’associazione “Adozioni Senza Frontiere” che, insieme a SOS bambini International Adoption Onlus, all’associazione “Lo Scoiattolo ONLUS” e alla “Missione delle Suore Salesiane di Don Bosco – Figlie di Maria Ausiliatrice”, stanno portando avanti un progetto per la ricostruzione di una scuola a Cité Militaire in Haiti, e altre organizzazioni e giornalisti già da tempo impegnati per Haiti. Tra questiFabrizio LorussoMartin Iglesias Silvestro Montanaro.

Abbiamo così potuto inviare altri aiuti ad Haiti per i progetti di scolarizzazione dei bambini, ed è stato stabilito un rapporto di collaborazione tra AUMOHD e Adozioni senza Frontiere, per il progetto di ricostruzione dell’edificio scolastico a Cité Militaire.
Ad Ottobre 2010 altre sciagure incombono su Haiti… Il Colera ha attaccato l’isola delle Antille provocando finora migliaia di morti e più di 50.000 contagi.
In questi mesi, da gennaio ad ora, sono stati tantissimi gli interventi a favore della popolazione haitiana, ma il divario tra la quantità degli aiuti e l’enormità di quanto accaduto è enorme… ancor’oggi un milione di persone, solo nella capitale Port au Prince, vive nelle tendopoli più o meno, o per niente, attrezzate, in mezzo a sporcizia, acqua e fango. L’epidemia di colera è come lo spettro dell’apocalisse su di una popolazione già duramente provata.
La Scuola di Pace, in collaborazione con gli amici e le amiche di Haiti, le scuole e tutti i sostenitori, in Italia e nel Mondo, si sta dando da fare per cercare di cambiare questa realtà. Questo può avvenire nella pratica, sviluppando tutta una serie di microprogetti ad Haiti, con l’aiuto di tutti i sottoscrittori, e può avvenire anche attraverso la comunicazione e la sensibilizzazione pubblica, facendo uscire Haiti dal silenzio dei Media.

Progetto 2011 Haiti è un paese non povero ma impoverito. Impoverito da tutte le nazioni che, nel corso della storia, si sono impossessate delle sue risorse.
Un intervento nell’isola delle Antille deve tener conto di ciò e muoversi perché ogni aiuto sia una opportunità per recuperare le risorse che le sono state sottratte.
Ci muoviamo partendo dall’Emergenza e dalla Solidarietà, perché Haiti è in una continua emergenza. Vorremmo realizzare una prospettiva di liberazione dalle logiche dell’emergenza, perché gli haitiani possano ritornare ad essere gli attori del loro futuro.bimbo_haiti.jpg
Per far ciò è necessario AIUTARE, stimolando tutte le azioni che realizzano non solo attività nel presente ma costruiscano le fondamenta della casa del futuro.
L’educazione è il primo passo, soprattutto ad Haiti, dove il sistema educativo è disastroso e, data la ritirata pressocchè completa dello Stato, resta in balia di centinaia di istituzioni private, per lo più di origine confessionale e straniero, e inaccessibili per buona parte della popolazione. Per esempio, è attraverso la scolarizzazione dei bambini e la sensibilizzazione all’igiene che si può ottenere una migliore prevenzione del colera.

L’informazione è altrettanto o anche più importante degli aiuti materiali. Non ci sono solo le televisioni e la carta stampata. Nell’epoca della globalizzazione basta diffondere e comprendere le tante verità alternative e le prospettive rinnovate che ci si presentano di fronte quotidianamente affinchè queste pian piano si facciano strada per poter cambiare la realtà.
Ognuno può collaborare come crede: inviando una donazione, diffondendo le notizie, realizzando eventi, partendo come volontario, ecc.
Per l’aspetto culturale Haiti ha molto da dare, e noi possiamo unirci dando del nostro… Con le scuole realizzeremo gemellaggi culturali. Per il Carnevale 2011 faremo in modo che i ritmi e i colori di Haiti siano in tutto il mondo. Lo potremo fare con l’aiuto di tutti e anche con il tuo.

Leggi l’articolo sul nostro blog: Haiti al tempo del Colera

Ascolta l’intervista su Haiti, il colera e i problemi nella gestione degli aiuti: LINK


Il Link alla pagina delle Donazioni:
http://www.haitiemergency.org/dona.htm

PROMOTORE: La Scuola di Pace – C.P. 4096, 00182 Roma
www.lascuoladipace.orgTel.: 0039 + 0695558064 – 0039 + 3400585167
lascuoladipace@gmail.com
emergencyhaiti@gmail.com

AUMOHD – justice pour les pauvresaussi:  http://aumohddwamoun.blogspot.com/

SELVAS.org Osservatorio Informativo indipendente sulle Americhe: http://www.selvas.eu/

Pro haiti 2010: http://prohaiti2010.blogspot.com/

America Latina – Altri occhi e parole: http://lamericalatina.net/

Ecole de théâtre “Petit Conservatoire” Port au Prince: Daniel Marcelin a Radio Bobo
http://www.youtube.com/watch?v=1fJWiXe5-WU

Grazie per l’attenzione e per qualunque opera di diffusione e sostegno che vogliate realizzare!

Corteo a Bologna contro la riforma Gelmini – Martedì 30 novembre

Ora
martedì 30 novembre · 11.00 – 13.00

Luogo Piazza Verdi

Creato da

Maggiori informazioni
BLOCCARE IL DDL SI PUO’, ORA!

Sono giornate intense di mobilitazione.

A Bologna e in tutte le città d’Italia sono esplose proteste contro l’approvazione del disegno di legge Gelmini, contro un governo incapace di dare risposte alla crisi.

Dopo le occupazioni di facoltà e rettorati, di stazioni e areoporti,

dopo i blocchi metropolitani del traffico,

dopo l’invasione in Senato,

dopo le occupazioni simboliche dei “monumenti studenteschi”:

Colosseo a Roma, Torre di Pisa, Mole Antonelliana a Torino, Basilica del Santo a Padova…

dopo i cortei selvaggi che hanno invaso le città..

RIPRENDIAMOCI IL FUTURO!

Il voto sul ddl Gelmini alla Camera è slittato a MARTEDI’ 30 NOVEMBRE

Uno slittamento imposto dai movimenti che con la loro forza e radicalità in questi giorni in tutta Italia stanno dimostrando con determinazione l’indisponibilità al ddl Gelmini e ai tagli del governo.

Martedì 30 novembre TUTTI IN PIAZZA VERDO ALLE 11!

BLOCCHIAMO TUTTO! BLOCCHIAMO LA CITTA’!

Studenti e ricercatori

Ricevuto e diffuso. Atte / Con Osservanza  LamericaLatina.Net

Aiutare Haiti con Haiti Emergency – Giornata elettorale minacciata dal colera e dalle frodi

Vi voglio segnalare qui un’importante iniziativa umanitaria a cui collaboro e che ha bisogno del supporto e della diffusione da parte di tutti. Viene realizzata dalla Scuola di Pace di Roma in collaborazione con scuole, persone e associazioni della società civile ad Haiti e in Italia.

La situazione Oggi ad Haiti 4,7 milioni di cittadini sono chiamati a votare per uno dei 19 candidati alla carica di Presidente della Repubblica e per 110 parlamentari che li rappresenteranno nei prossimi 5 anni. Ci sono stati 3 morti per violenze durante i comizi elettorali e altri 2 la settimana scorsa  e si parla di ormai oltre 1600 decessi e 20mila ricoveri in ospedali per i contagi del colera che non smettono di aumentare. Nonostante tutto le elezioni si terranno anche se le minacce di violenze, irregolarità e vere e proprie frodi elettorali sono costanti e concrete.

Dalle 6 am alle 16 la gente andrà a votare sperando di poter cambiare qualcosa a quasi un anno dal terremoto che ha distrutto la capitale facendo 250mila morti e un milione e mezzo di senza tetto. Mirlande Manigate, ex first lady alla fine degli anni ottanta, costituzionalista di orientamento politico socialdemocratico, e Jude Celestine, il candidato dell’attuale establishment politico sostenuto dal governo del presidente in carica Renè Preval, sono i due principali contendenti che probabilmente andranno al ballottaggio il prossimo 16 gennaio.

Haiti Emergency

Il progetto prende forma per iniziativa della Scuola di Pace di Roma. Già nel 2009 eravamo stati per 6 mesi all’Aquila, gestendo una ludoteca per i bambini del terremoto, nella tendopoli di Piazza D’armi, la più grande tra quelle allestite per l’emergenza del terremoto in Abruzzo.
All’indomani del terribile terremoto ad Haiti del 12 Gennaio 2010 ci siamo attivati con il progetto “Una scuola della gioia per i bambini di Haiti” che ci ha permesso di poter svolgere una prima missione umanitaria ad Aprile. La missione si è potuta attuare grazie ai primi contributi inviati da alcune scuole italiane.

Nel corso della missione abbiamo realizzato un primo intervento di “terapia della gioia” per i bambini di Port au Prince in Haiti. Inoltre è stato stabilito  un rapporto di partenariato con l’organizzazione AUMOHD di cui è presidente il Sig. Evel Fanfan.  AUMOHD si batte per difendere i diritti civili degli haitiani, delle donne e dei bambini.

Si sono poi stabiliti altri collegamenti con l’Ecole de Théâtre di  Delmas a PaP, l’associazione “Adozioni Senza Frontiere” che, insieme a SOS bambini International Adoption Onlus, all’associazione “Lo Scoiattolo ONLUS” e alla “Missione delle Suore Salesiane di Don Bosco – Figlie di Maria Ausiliatrice“, stanno portando avanti un progetto per la ricostruzione di una scuola a Cité Militaire in Haiti, e altre organizzazioni e giornalisti già da tempo impegnati per Haiti. Tra questi Fabrizio Lorusso, Martin Iglesias e Silvestro Montanaro.

Abbiamo così potuto inviare altri aiuti ad Haiti per i progetti di scolarizzazione dei bambini, ed è stato stabilito un rapporto di collaborazione tra AUMOHD e Adozioni senza Frontiere, per il progetto di ricostruzione dell’edificio scolastico a Cité Militaire.
Ad Ottobre 2010 altre sciagure incombono su Haiti… Il Colera ha attaccato l’isola delle Antille provocando finora migliaia di morti e più di 50000 contagi.
In questi mesi, da Gennaio a ora, sono stati tantissimi gli interventi a favore della popolazione haitiana, ma il divario tra la quantità degli aiuti e l’enormità di quanto accaduto è enorme… ancor’oggi un milione di persone, solo nella capitale Port au Prince, vive nelle tendopoli più o meno, o per niente, attrezzate, in mezzo a sporcizia, acqua e fango. L’epidemia di colera è come lo spettro dell’apocalisse su di una popolazione già duramente provata.

La Scuola di Pace, in collaborazione con gli amici e le amiche di Haiti, le scuole e tutti i sostenitori, in Italia e nel Mondo, si sta dando da fare per cercare di cambiare questa realtà. Questo può avvenire nella pratica, sviluppando tutta una serie di microprogetti ad Haiti, con l’aiuto di tutti i sottoscrittori, e può avvenire anche attraverso la comunicazione e la sensibilizzazione pubblica, facendo uscire Haiti dal silenzio dei Media.

Leggi l’articolo sul nostro blog: Haiti al tempo del Colera

DONAZIONI: http://www.haitiemergency.org/dona.htm

Grazie per l’attenzione.

Haiti senza aiuti – Video/Intervista Bucanero Radio Popolare Roma

Haiti senza aiuti RADIO POPOLARE ROMA: A 9 mesi dal terribile terremoto di Haiti e dalle tante promesse mediatiche internazionali siamo ancora in piena emergenza ed è sopraggiunta un’epidemia di colera. Ne parliamo con Fabrizio Lorusso (intervista del 31 ottobre 2010)

Intervista su Haiti, il colera e Bill Clinton per Bucanero Radio Popolare Roma

Ascolta QUI il programma (su Haiti  dal minuto 14):


Il 27 ottobre muore Néstor Kirchner: l’ex Presidente argentino tra i protagonisti della rinascita latinoamericana. Cosa ha rappresentato la sua figura per il nuovo corso politico continentale e cosa può cambiare nel panorama nazionale internazionale? Ce lo racconta Gennaro Carotenuto.

Scarica il programma a questo LINK :

Fonte Audio: http://www.radiopopolareroma.it/node/3610

A 9 mesi dal terribile terremoto di Haiti e dalle tante promesse mediatiche internazionali siamo ancora in piena emergenza ed è sopraggiunta un’epidemia di colera. Ne parliamo con Fabrizio Lorusso (31 ottobre 2010).

Aderisci all’iniziativa per Haiti: www.haitiemergency.org

Día Internacional de la Eliminación de la Violencia contra la Mujer – Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne

Grazie a Nosotras en Red riassumiamo qui in questo bereve comunicato alcune iniziative per la giornata mondiale contro la violenza sulle donne e riportiamo un articolo sul tema in Messico, paese al primo posto per le morti violente di donne.
El 17 de diciembre de 1999, a través de la resolución 54/134, la Asamblea General de la ONU declaró el 25 de noviembre como el Día Internacional de la Eliminación de la Violencia contra la Mujer, e invitó a los gobiernos, las organizaciones internacionales y las organizaciones no gubernamentales a que organicen en ese día actividades dirigidas a sensibilizar a la opinión pública respecto al problema de la violencia contra la mujer. Esta fecha ya se celebraba desde 1981 y fue elegida como conmemoración del brutal asesinato en 1960 de las tres hermanas Mirabal, activistas políticas de la República Dominicana, por orden del gobernante dominicano Rafael Trujillo (1930-1961).

En el marco de esta celebración, Nosotr@s en Red se úne a las actividades que la Delegación Coyoacán organiza junto con otras ong’s y colectivos y participa con una propuesta propia:

  • La exposición “Este cuerpo es mío, no se toca, no se viola, no se mata” con la participación de 27 artistas de diversas partes del mundo y la dirección de la comunicadora visual Rina Pellizzari
  • La proyección Salvación por todas mis amigas“, una selección de cortometrajes y spots de diferentes países sobre el tema a cargo de Nosotr@s en Red.

La cita es el domingo 28 de noviembre de 10 a 15 hrs. en el Jardín Hidalgo de Coyoacán.

Estas mismas actividades se tendrán de manera paralela:

el día 25 de noviembre

  • en la Universidad Autónoma de Quintana Roo, en el Centro de idiomas del plantel de Chetumal, Q. Roo.
  • en el Espacio Cultural “El Paliacate” de San Cristóbal de las Casas, Chiapas.

y el día 28 de noviembre

  • en la Alameda de Monterrey, N.L. en un evento organizado por Alternativas Pacíficas, Ciudadanos en Apoyo a los Derechos Humanos, Zihuame Mochilla, Artemisas por el Derecho a Decidir, Musas, Nosotras, Creeser, Somosunoradio y la Bola.
L@s esperamos.

Nosotr@s en Red
www.nosotrasenred.org

Articolo dal quotidiano La Jornada: Messico al primo posto per le morti violente delle donne

Periódico La Jornada
Miércoles 24 de noviembre de 2010, p. 44

México ocupa el primer lugar dentro del ranking mundial, de muertes violentas de mujeres en países que no están en situación de guerra, según el Centro Reina Sofía, que valoró 135 países, informó Ana Güezmes, directora regional del Fondo de Desarrollo de las Naciones Unidas para la Mujer, en víspera del Día Internacional de la Eliminación de la Violencia contra la Mujer.

Por separado, la Fundación Origen informó que lleva a cabo la cruzada nacional contra la violencia Ni una Más, ante la magnitud del problema.
Con base en estadísticas del Banco Mundial, indicó que las mexicanas de entre 15 y 44 años corren mayor riesgo de ser violadas o maltratadas en casa que de sufrir cáncer o accidentes. “Cada día mueren seis mujeres de forma violenta: cuatro por homicidio y dos por suicidio, y entre 30 y 50 por ciento de las víctimas de abuso son menores de 15 años (mientras) 20 por ciento son menores de 10”.
Mariana Baños, fundadora y directora general, manifestó que cada 15 minutos una mujer es maltratada. Los tipos de violencia más comunes son: emocional, de incidencia económica, física y sexual en todos los grupos sociales. Resaltó, asimismo, que, según datos del Inegi, en México 67 de cada 100 mujeres de 15 años y más han padecido algún incidente de violencia, ya sea en su relación de pareja o en espacios comunitarios, laboral, familiar o escolar.
“Los reportes oficiales indican que la violencia más frecuente es la que ejerce el actual o último esposo o compañero, declarada por 43.2 por ciento de ellas, mientras 39.7 por ciento enfrentó algún tipo de violencia en la comunidad e inclusive algunas declaran más de un tipo de violencia sufrida: en el trabajo, por parte de familiares distintos al esposo o pareja, o por maestros, autoridades y compañeros de escuela.

Difendere il patrimonio culturale in Messico e in Italia (?)…

 

 

Segundo Coloquio sobre Patrimonio de la ciudad de México

Defendamos el patrimonio o nos lleva la tristeza.

Por: Alfonso Hernández H. (*)

Tenemos un Ángel de la Independencia, convertido en emblema de la ciudad. Su rostro mira hacia el Zócalo, donde se perciben muchos acontecimientos, pero, él, también mira una catástrofe que amontona escombros arrojados a sus pies, por una epidemia que pulula en la ciudad. Ese ángel desearía volar, para despertar conciencias e inconsciencias, pero su solo espíritu no puede emancipar el patrimonio esencial que está desapareciendo.

Los enclaves, los símbolos, y los baluartes de referencia cultural en los barrios y pueblos originarios, continúan siendo vulnerados por el urbanismo depredador, pues las dependencias encargadas de preservar el patrimonio, simplemente lo catalogan e inventarían para mantenerlo cautivo en una jaula de la melancolía de la mexicanidad. Tan es así, que los bienes de nuestra cultura e historia los siguen exhibiendo como un botín de la Conquista, y de la Colonia, para esos espectadores distanciados de su identidad, pues ya no se sienten parte de nuestra historia.

Siendo herederos del Pueblo del Sol, debemos cumplir la Ordenanza de Cuauhtemoctzin continuar luchando al amparo de nuestro destino”…

Para los chicanos, Aztlán está del lado izquierdo del tórax, cerquitita del corazón, casi confundiéndose con él…

Para los chilangos, que no hemos olvidado el arduo aprendizaje del respeto a todo lo que nos legaron nuestros ancestros, y que hoy exhiben en los museos, para la negación de nuestra historia matria y el olvido de nuestro nopal genealógico…

A esos, nosotros, y a cada cual su nagual, nos persigue un coyote hambriento, aullándole a esa historia oficial que se mofa de nosotros, exhibiendo el patrimonio en los museos del olvido para ilustrar el supuesto abandono de las fuerzas tutelares  y los mitos de nuestros ancestros…

El paisaje urbano deja entrever algunos vestigios de un olvido incompleto donde algunos académicos se encandilan con las ilusiones ópticas de su punto de vista, y donde somos otros quienes nos comprometemos a que no sigan esquilmando la memoria contenida en el patrimonio histórico, cultural y artístico de nuestra ciudad…

En la Ciudad de México, prevalecen en el presente, huellas históricas y patrimoniales del pasado; y las de un futuro todavía incierto. Y al confundirse el pasado con el presente y con el futuro; se deben crear nuevas atribuciones del gobierno, y mayores responsabilidades de las instituciones, y de los ciudadanos; pues una ciudad que valora, que preserva, y que difunde su patrimonio, garantiza una mejor calidad de su ciudadanía y la autenticidad de su soberanía.

El patrimonio protegido y al alcance de todos, es lo que abre las ventanas y las puertas culturales a la parte luminosa de la ciudad. Por lo tanto, vigilar, proteger y preservar el patrimonio es una responsabilidad de la sociedad en cada localidad donde lo haya.

Evitemos el cambio de forma y función del patrimonio de cada ámbito urbano. Procuremos la representatividad jurídica de la sociedad civil de cada localidad, con la de sus cronistas de barrio, colonia, y pueblo, para encarar a la burocracia de las instituciones federales y dependencias locales. Una prueba de ello, es que desde hace tres años no puede integrarse el Consejo de Salvaguarda del Patrimonio de la Ciudad de México, porque la Ley de Cultura del Distrito Federal carece de Reglamento. Éstos son algunos de los retos que tenemos que asumir, antes de que al patrimonio se lo lleve la tristeza.

Estamos frente a una lucha más contra el monopolio del poder, para hacer ver y hacer creer, para dar a conocer y hacer reconocer, el patrimonio del Distrito Federal, e imponer nuestra propia definición y legítima condición de custodios y apoderados del patrimonio de la Ciudad de México; y consecuentemente tener la osadía de forjar nuestros paradigmas propios.

Los cronistas aplicamos la ley del orden histórico y del simbolismo mestizo, por ser la que nos evita caer en las trampas de la representación dominante del patrimonio coreográfico en los llamados pueblos mágicos, que terminan convertidos en centros de negocios con franquicia transnacional.

Hasta la fecha, los beneficiarios políticos de todo esto, han sido la burocracia ideológica del INAH, y del INBA, cuya doctrina de nacionalismo cultural no ha propiciado el cabal apego y respeto del ciudadano a su patrimonio. Consecuentemente, la manipulación del espacio y el tiempo han hecho que la historia sea la novia de todas sus instituciones.

Debemos consolidar un mensaje cuyo proyecto político remueva conciencias e inconsciencias, evidenciando jurídicamente las contradicciones de las instancias oficiales, pues en la Ciudad de México, el patrimonio, nuestro patrimonio, debe de estar al servicio de la memoria histórica capitalina.

La Ciudad de México es un patrimonio común, en cuyo espacio compartido vivimos y decidimos nuestra historia. Pues el Distrito Federal no es sólo un espacio material que funge como base de toda clase de actividades, sino también un escenario cultural que suscita innumerables representaciones que impactan y repercuten en el ámbito nacional.

Debemos remover en la conciencia de la gente, el sentido de pertenencia, apego, y fidelidad a todo lo que nos da identidad. Pues los modelos y antimodelos del discurso dominante en torno al patrimonio, sacralizan funciones y jerarquías, legitiman inmuebles y excluyen espacios y usos, privilegiando únicamente edificios edificantes soslayando los lugares míticos y vernáculos que preservan la memoria colectiva.

La categoría del patrimonio la siguen estableciendo utilitariamente en relación a su uso proyectado, cuya cualidad de lugar lo convierte en botín burocrático y presupuestal. La teoría oficial del patrimonio es hacer del símbolo un objeto, manipulando el espacio y el tiempo para convertir objetos espaciales en signos simbólicos que materialicen el discurso de los eventos diseñados desde el escritorio.

El auténtico valor patrimonial contiene la capacidad de poner en comunicación espacios y tiempos diferentes, circulando el sentido histórico y trasmitiendo las significaciones de nuestra ciudad con tantos lugares comunes y espacios compartidos culturalmente en los barrios, las colonias y los pueblos.

En el ámbito de la cultura, antes el DDF, y hoy el GDF, se han valido de estructuras mediadoras que burocráticamente siguen acotando y legitimando inmuebles y sitios que sólo ellos catalogan con valor patrimonial; soslayando lo que los cronistas consideramos tradicionalmente como espacios vitales y lugares simbólicos, que definen la esencia y la validez de nuestro patrimonio primordial.

Tan cierto es mi dicho que, la desidia institucional se está convirtiendo en la cal de las paredes, y el salitre de los muros, del patrimonio que derriba el urbanismo depredador y que desmorona el viento suave, cabrón, y devastador.

Desde que indujeron el empobrecimiento cultural en la ciudad, a fin de adaptar a la población a un mercado único, regenteado por la sociedad del espectáculo “para que dejemos de ser pueblo y nos convirtamos en público consumidor de sus eventos”. La burocracia que comanda la industria cultural, ha ido disecando la esencia del patrimonio popular para hacerle perder sus energías. ¿Y si no es así, entonces porqué sí hay presupuesto para gastarse lo que quieren, contratando actuaciones que escenifican teatralmente lo que ellos consideran el imaginario colectivo?

Más allá de los estereotipos con los que se pueda definir el patrimonio tangible e intangible, los cronistas estamos custodiando y defendiendo los espacios y las actividades cuyas estructuras afectivas y simbólicas definen nuestra identidad. El patrimonio local de los barrios, las colonias y los pueblos, es todo aquello que define el origen, el aura, y la vitalidad del lugar. Y que, por acumulación cultural propia, está fuera del mercado ideológico regenteado por el INAH y por el INBA.

Lamentablemente, la salvaguarda del patrimonio no está en manos de un ejecutivo eficiente, de una legislatura representativa, ni de una vigilancia justa. Para ello, la Asamblea Legislativa del Distrito Federal, con el articulado en cuatro decretos, ha restringido jurídicamente las atribuciones y la función de los cronistas, como custodios, difusores, y defensores del patrimonio histórico y cultural de su localidad; lo cual no sucede con la jurisprudencia para los cronistas de todas las demás entidades del país.

Así cómo los cronistas nos apoyamos en la cultura local, también estamos en contra de la burocracia gerencial, por estar contaminada con modalidades corruptas, actitudes paternalistas, y estrategias corporativas plagadas de fayuca cultural. Por eso, los fundamentos del patrimonio local no se basan en una exaltación a ultranza, sino en cómo los cronistas damos legitimidad y fortalecimiento a las tradiciones, costumbres y festividades que generan la circulación de las ideas que refuerzan la pertenencia, la identidad y la cultura. Modestia aparte, los cronistas somos el único grupo especializado que cuestiona y que rebasa los límites críticos contra la opinión y el dictamen de la burocracia cultural.

En lo referente a la definición del patrimonio, la legislación oficial le ha puesto tantos barrotes, y candados, a la “jaula” de la melancolía” de los cantados y decantados tiempos en que todo era bonito. Por ello, la ciudad tiene trazadas muchas “fronteras” como límites impuestos, o autoimpuestos, para fomentar el anonimato ciudadano y dificultar la salida y el cruce de puentes al exterior. La metáfora de la “jaula”, las “fronteras”, y el “puente” entre una y otra frontera cultural, son el equivalente al Departamento de Sentimientos de Culpa que el gobierno federal abrió, luego de suscribir el Tratado de Libre Comercio.

La solidez del puente que seguimos construyendo los cronistas, con todo el andamiaje cultural que tenemos, nos hará cruzar todas las fronteras para abrir esa jaula leguleya con la que tratan de encerrar y manipular la esencia de nuestro patrimonio.

Esto es tan urgente que, en este 2010, la nueva Ley de Desarrollo Urbano “Sustentable” le otorga a la SEDUVI facultades para trastocar el patrimonio a favor del capital inmobiliario y el urbanismo depredador, con nuevas nomenclaturas y tipologías de uso del suelo. Por todo lo anterior, nuestra Asociación de Cronistas seguirá defendiendo el patrimonio esencial, contenido en todos los lugares que preservan nuestra identidad y en todas las actividades que resguardan las festividades que definen nuestra cultura.

Tangible e intangible, es patrimonio primordial cada lugar y toda representación que evoca, y que deja percibir, la resistencia de su sobrevivencia histórica, sin separar la realidad social de la cultura en la cotidianidad.

Alfonso Hernández Hernández, es: Hojalatero social y Cronista de Tepito  /  Director del Centro de Estudios Tepiteños  /  ww.barriodetepito.com.mx  /  En 2009-2010, presidente de la Asociación de Cronistas del Distrito Federal  /  Museo Archivo de la Fotografía.    Miércoles 17 de Noviembre de 2010  /  República de Guatemala 34, Centro Histórico, Delegación Cuauhtémoc