Archivi del mese: marzo 2011

Poesie di Mario Benedetti X – Táctica y estrategia / Tattica e strategia

Tattica e strategia

La mia tattica è
guardarti
imparare come sei
amarti come sei

la mia tattica è
parlarti
e ascoltarti
costruire con le parole
un ponte indistruttibile

la mia tattica è rimanere
nel tuo ricordo
non so come né so
con quale pretesto
ma rimanere in te

la mia tattica è
essere franco
e sapere che sei franca
e che non ci vendiamo
simulacri
affinché tra noi due
non vi sia un sipario
né abissi

la mia strategia è
invece
più profonda e più
semplice

la mia strategia è
che un giorno qualsiasi
non so come né so
con quale pretesto
alla fine tu abbia bisogno di me

Táctica y estrategia

Mi táctica es
mirarte
aprender como sos
quererte como sos
.
mi táctica es
hablarte
y escucharte
construir con palabras
un puente indestructible
.
mi táctica es
quedarme en tu recuerdo
no sé cómo ni sé
con qué pretexto
pero quedarme en vos
.
mi táctica es
ser franco
y saber que sos franca
y que no nos vendamos
simulacros
para que entre los dos
.
no haya telón
ni abismos
.
mi estrategia es
en cambio
más profunda y más
simple
mi estrategia es
que un día cualquiera
no sé cómo ni sé
con qué pretexto
por fin me necesites

 

Traduzione all’italiano di Fabrizio Lorusso

ALLENDE e CONTRAOFENSIVA

ACERCA DEL CHE

NO TE SALVES     ME SIRVE Y NO ME SIRVE

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HAGAMOS UN TRATO / FACCIAMO UN PATTO

HOMBRE QUE MIRA AL CIELO / UOMO CHE GUARDA AL CIELO

HOMBRE QUE MIRA A TRAVES DE LA NIEBLA / UOMO CHE GUARDA ATTRAVERSO LA NEBBIA

LA CULPA ES DE UNO / LA COLPA E’ DI UNO

ES TAN POCO / E’ COSI’ POCO

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Poesie di Mario Benedetti IX – Es tan poco / E’ così poco

E’ così poco

Ciò che conosci
è così poco
ciò che conosci
di me
ciò che conosci
sono le mie nuvole
sono i miei silenzi
sono i miei gesti
ciò che conosci
è la tristezza
di casa mia vista da fuori
sono le persiane della mia tristezza
il campanello della mia tristezza

Però non sai
niente
al massimo
pensi a volte
che è così poco
ciò che conosco
di te
ciò che conosco
cioè le tue nuvole
o i tuoi silenzi
o i tuoi gesti
ciò che conosco
è la tristezza
di casa tua vista da fuori
sono le persiane della tua tristezza
il campanello della tua tristezza.

Però non chiami.
Però non chiamo.

Es tan poco

Lo que conoces
es tan poco
lo que conoces
de mí
lo que conoces
son mis nubes
son mis silencios
son mis gestos
lo que conoces
es la tristeza
de mi casa vista de afuera
son los postigos de mi tristeza
el llamador de mi tristeza.

Pero no sabes
nada
a lo sumo
piensas a veces
que es tan poco
lo que conozco
de ti
lo que conozco
o sea tus nubes
o tus silencios
o tus gestos
lo que conozco
es la tristeza
de tu casa vista de afuera
son los postigos de tu tristeza
el llamador de tu tristeza.

Pero no llamas.
Pero no llamo.

 

Traduzione all’italiano di Fabrizio Lorusso

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Poesie di Mario Benedetti VIII – La culpa es de uno / La colpa è di uno

La colpa è di uno

Forse è stata un’ecatombe di speranze
un crollo in qualche modo previsto
ah, però la mia tristezza ha avuto solo un senso

tutte le mie intuizioni si sono affacciate
per vedermi soffrire
e di sicuro m’hanno visto

fin qui avevo fatto e rifatto
i miei tragitti con te
fin qui avevo puntato
a inventare la verità
però tu hai trovato la maniera
una maniera così tenera
e insieme implacabile
di dare per spacciato il mio amore

con un solo auspicio l’hai tolto
dai sobborghi della tua vita possibile
l’hai avvolto in nostalgie
l’hai portato per strade e strade
e lentamente

senza che l’aria notturna lo avvertisse
semplicemente l’hai lasciato lì
da solo con la sua fortuna
che non è molta

credo che tu abbia ragione
la colpa è di uno quando non fa innamorare
e non dei pretesti
né del tempo

è da tanto tantissimo
che non mi confrontavo
come stanotte con lo specchio
ed è stato implacabile come te
ma non è stato tenero

ora sono solo
francamente solo

si fa sempre un po’ di fatica
a iniziare a sentirsi disgraziato

prima di tornare
ai miei lugubri quartieri d’inverno

con gli occhi ben asciutti
casomai

guardo come vai addentrandoti nella nebbia
e comincio a ricordarti.


La culpa es de uno

Quizá fue una hecatombe de esperanzas
un derrumbe de algún modo previsto
ah pero mi tristeza solo tuvo un sentido

todas mis intuiciones se asomaron
para verme sufrir
y por cierto me vieron

hasta aquí había hecho y rehecho
mis trayectos contigo
hasta aquí había apostado
a inventar la verdad
pero vos encontraste la manera
una manera tierna
y a la vez implacable
de desahuciar mi amor

con un solo pronostico lo quitaste
de los suburbios de tu vida posible
lo envolviste en nostalgias
lo cargaste por cuadras y cuadras
y despacito
sin que el aire nocturno lo advirtiera
ahí nomás lo dejaste
a solas con su suerte que no es mucha

creo que tenés razón
la culpa es de uno cuando no enamora
y no de los pretextos ni del tiempo

hace mucho muchísimo
que yo no me enfrentaba
como anoche al espejo
y fue implacable como vos
mas no fue tierno

ahora estoy solo
francamente solo
siempre cuesta un poquito
empezar a sentirse desgraciado

antes de regresar
a mis lóbregos cuarteles de invierno

con los ojos bien secos
por si acaso

miro como te vas adentrando en la niebla
y empiezo a recordarte.

 

Traduzione all’italiano di Fabrizio Lorusso

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Squadrismo a Viterbo

camicie_nere

Diffondo la lettera di denuncia dell’Anpi (Ass. Naz. Partigiani d’Italia) riguardante l’assalto di stampo neofascista avvenuto il 25 marzo a Viterbo in cui dei “militanti di estrema destra, quasi tutti con le teste rasate e a volto scoperto, hanno compiuto un raid nell’ex cinema di via Macel Mattesco, in pieno centro storico, mentre era in corso un convegno organizzato da Rifondazione Comunista, Arci, Anpi e dall’associazione Fata Morgana sulle Foibe” (Nota completa QUI). Gli organizzatori dell’incontro, interrotto dall’azione squadrista rivendicata da CasaPound, hanno ricevuto la solidarietà, tra gli altri, del Sindaco Giulio Marini, di Sinistra Ecologia e Libertà, del consigliere regionale Pd, Giuseppe Parroncini e Miranda Perinelli, Segretario Generale Cgil Viterbo (Vedi Link). La rivendicazione: “Per quanto mi riguarda ci dovrebbero ringraziare per aver portato un po’ di gioventù in quella sala piena di vecchi parrucconi antifascisti – riferisce Alessandro Mereu di CasaPound – Che noia sarebbe stata se non avessimo portato un po’ di vento a sbattere le porte in quel simulacro ammuffito?!” (LINK)


La Lettera:

Ieri pomeriggio presso la sala Gatti a Viterbo, mentre era in corso una mostra nell’ambito di una serie di iniziative sulle foibe e sul confine orientale, organizzate dall’ANPI di Viterbo, ARCI, Ass.ne Fata Morgana e PRC, un gruppo di 30-40 persone hanno fatto irruzione nella sala rovesciando un banco con di libri, lanciando contro i visitatori volantini recanti slogan fascisti  ed insultando i presenti che rimanevano impassibili; dopo aver occupato l’aula per alcuni minuti gridando insulti e minacce,sono scappati:  tutto in pieno stile da ventennio fascista.

Da anni in Italia è in corso un’azione di rovescismo storico che pretenderebbe di mettere sullo stesso piano chi dopo l’8 settembre del 1943, si sacrificò combattendo il nazifascismo e chi, invece, morì combattendo dalla parte sbagliata e cioè al fianco dei nazisti; da anni anche a Viterbo si sono moltiplicate le azioni di uso politico dei morti in guerra, tentando a mani basse, e solo sulla base di indizi senza attente ricerche, di trasformare in martiri infoibati dai comunisti i soldati italiani morti sul fronte orientale, trasformando così dei caduti in guerra in eroi.

Queste azioni di chi non sopporta ed è incapace di confrontarsi civilmente, il risentimento di chi avrebbe preferito che gli italiani fossero stati fascisti fino in fondo, l’odio verso i partigiani ed i loro sostenitori, sono lo sbocco logico di una crisi di valori che da anni attraversa la società civile ed il mondo politico. Condannando questo grave atto intimidatorio, noi dell’ANPI facciamo appello a tutte le forze politiche ed a chiunque riconosca la Costituzione Repubblicana, perché si schieri con l’antifascismo, e non solo contro la violenza, togliendo così ogni legittimazione a questa gentaglia.

Chiediamo inoltre che i tutti Viterbesi sostengano e difendano le associazioni antifasciste da questi attacchi che fanno offesa ai martiri viterbesi antifascisti ed alla città di Viterbo intera; confidiamo infine che le forze dell’ordine facciano una vigilanza continua, e non intermittente, durante le tutte iniziative antifasciste che sono in programmazione. E’ solo grazie al sacrificio dei Partigiani antifascisti se  l’Italia è stata rispettata dagli Alleati, che si dica forte.

Per il Comitato provinciale Anpi Viterbo Giuliano Calisti

Poesie di Mario Benedetti VII – Hombre que mira a través de la niebla / Uomo che guarda attraverso la nebbia

Uomo che guarda attraverso la nebbia
Mi costa fatica come non mai
nominare gli alberi e le finestre
e anche il futuro e il dolore
il campanile è invisibile e muto
ma se si pronunciasse
i suoi rintocchi
sarebbero di un fantasma malinconico

l’angolo perde il suo spigolo affilato
nessuno direbbe che esiste la crudeltà

il sangue martire è appena
una pallida macchia di rancore

come cambiano le cose
nella nebbia

i voraci non sono altro
che poveri sicuri di se stessi
i sadici son colmi d’ironia
i superbi sono prue
di qualche collera altrui
gli umili invece non si vedono

ma io so chi è chi
dietro a quel telone d’incertezza
so dov’è l’abisso
so dove non c’è dio
so dov’è la morte
so dove non ci sei tu

la nebbia non è oblio
ma dilazione anticipata

speriamo che l’attesa
non logori i miei sogni
speriamo che la nebbia
non arrivi ai miei polmoni
e che tu ragazzina
emerga da essa
come un bel ricordo
che diventa un viso

e io sappia infine
che lascerai per sempre
la densità di quest’aria maledetta
quando i tuoi occhi troveranno e festeggeranno
il mio benvenuto che non fa pause

Hombre que mira a través de la niebla
Me cuesta como nunca
nombrar los árboles y las ventanas
y también el futuro y el dolor
el campanario está invisible y mudo
pero si se expresara
sus tañidos
serían de un fantasma melancólico

la esquina pierde su ángulo filoso
nadie diría que la crueldad existe

la sangre mártir es apenas
una pálida mancha de rencor

cómo cambian las cosas
en la niebla

los voraces no son
más que pobres seguros de sí mismos
los sádicos son colmos de ironía
los soberbios son proas
de algún coraje ajeno
los humildes en cambio no se ven

pero yo sé quién es quién
detrás de ese telón de incertidumbre
sé dónde está el abismo
sé dónde no está dios
sé dónde está la muerte
sé dónde no estás tú

la niebla no es olvido
sino postergación anticipada

ojalá que la espera
no desgaste mis sueños
ojalá que la niebla
no llegue a mis pulmones
y que vos muchachita
emerjas de ella
como un lindo recuerdo
que se convierte en rostro

y yo sepa por fin
que dejas para siempre
la espesura de ese aire maldito
cuando tus ojos encuentren y celebren
mi bienvenida que no tiene pausas

 

Traduzione all’italiano di Fabrizio Lorusso

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Poesie di Mario Benedetti VI – Hombre que mira al cielo / Uomo che guarda al cielo

Uomo che guarda al cielo

Mentre passa la stella cadente
raccolgo in questo desiderio istantaneo
cumuli di desideri profondi e prioritari
per esempio che il dolore non mi spenga la rabbia,
che l’allegria non smonti l’amore mio,
che gli assassini del popolo trangugino
i loro molari canini e incisivi
e si mordano giudiziosamente il fegato
che le sbarre delle celle
diventino di zucchero o si pieghino di pietà,
e i miei fratelli possano fare di nuovo
l’amore e la rivoluzione
che quando affronteremo l’implacabile specchio
non malediciamo né ci malediciamo
che i giusti vadano avanti,
anche se sono imperfetti e feriti
che vadano avanti caparbi come castori,
solidali come api, agguerriti come giaguari
e impugnino tutti i loro no
per insediare la grande affermazione
che la morte perda la sua schifosa puntualità
che quando il cuore uscirà dal petto
possa trovare la via del ritorno
che la morte perda la sua schifosa
e brutale puntualità,
ma se arriva puntuale, che non ci colga
morti di vergogna
che l’aria torni ad essere respirabile e di tutti
e che tu ragazzina
resti allegra e addolorata,
mettendo nei tuoi occhi l’anima
e inoltre la tua mano nella mia mano,

e nient’altro
perché ormai il cielo è di nuovo torvo
e senza stelle
con elicottero e senza dio.

Hombre que mira al cielo

Mientras pasa la estrella fugaz
acopio este deseo instantáneo
montones de deseos hondos y prioritarios
por ejemplo que el dolor no me apague la rabia
que la alegría no desarme mi amor
que los asesinos del pueblo se traguen
sus molares caninos e incisivos
y se muerdan juiciosamente el hígado
que los barrotes de las celdas
se vuelvan de azúcar o se curven de piedad
y mis hermanos puedan hacer de nuevo
el amor y la revolución
que cuando enfrentemos el implacable espejo
no maldigamos ni nos maldigamos
que los justos avancen
aunque estén imperfectos y heridos
que avancen porfiados como castores
solidarios como abejas
aguerridos como jaguares
y empuñen todos sus noes
para instalar la gran afirmación
que la muerte pierda su asquerosa puntualidad
que cuando el corazón se salga del pecho
pueda encontrar el camino de regreso
que la muerte pierda su asquerosa
y brutal puntualidad
pero si llega puntual no nos agarre
muertos de vergüenza
que el aire vuelva a ser respirable y de todos
y que vos muchachita sigas alegre y dolorida
poniendo en tus ojos el alma
y tu mano en mi mano

y nada más
porque el cielo ya está de nuevo torvo
y sin estrellas
con helicóptero y sin dios

 

Traduzione all’italiano di Fabrizio Lorusso

ALLENDE e CONTRAOFENSIVA

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Differenziata alla messicana

Propongo un post celebrativo e speranzoso dato che da qualche settimana la gran Città del Messico s’è rimessa in moto per provare a fare la differenziata seriamente. 25 milioni di abitanti e almeno 100 milioni di sacchetti d’immondizia inondano la capitale messicana ogni giorno, senza tregua e con ferocia. Da sempre il compito annoso di raccogliere e separare i rifiuti è stato svolto extra – ufficialmente dai pepenadores, un esercito di instancabili operai della monnezza, smistatori professionali di rifiuti e rigattieri metropolitani. In alcuni casi fanno delle discariche la loro casa e vi costruiscono villaggi malsani, nicchie di povertà ignorate dal mondo, che sono al limite dell’immaginazione e delle possibilità di sopravvivenza tra le montagne di spazzatura, la basura in spagnolo, delle discariche.

Quattro o cinque anni fa partì la raccolta differenziata a Città del Messico e si trattava solamente di dividere i rifiuti organici da quelli inorganici. I più zelanti da subito si munirono di due cestini diversi anche se poi la delusione era tanta quando si constatava che poi nei camion la spazzatura veniva rimischiata senza pudore. Ti dicevano che in discarica l’avrebbero ridivisa per bene, no problem. Ma il dubbio restava.

La città è immensa, lunga più di 50 chilometri, e vi convivono quartieri profondamente diversi tra loro, economicamente e socialmente. Per cui si va a macchie, a poco a poco. Alcune zone non hanno acqua, luce e altri servizi di base mentre altre godono di meravigliose biciclette a noleggio, 3 linee di metro, il bus ecologico, le notti illuminate a giorno in cui si dormono sonni (più o meno) tranquilli. Alcune collinette idilliache son popolate da milionarie famiglie rinchiuse in strani villoni simili a dei bunker antiatomici dalle pareti insormontabili.

La maggior parte dei chilangos (abitanti della capitale) vive, invece, in casette a schiera, villette discrete (senza muraglie cinesi intorno) e poi condomini-città da 50 edifici ciascuno, nel migliore dei casi, o in precarie casette di mattoni, rifugi col tetto di lamina e, infine, per strada e nelle discariche a mano a mano che “si scende” di livello socioeconomico.

Da qualche settimana, pena una multa salata per i condomini, dobbiamo fare la differenza separando la spazzatura in tante categorie associate ad altrettanti colori. Abbondano i volantini informativi che sono delle piccole enciclopedie con liste di oggetti emblematici da separare a titolo d’esempio.

Nei cortili si stanno piazzando dei pittoreschi bidoni con tutti i colori dell’arcobaleno per ogni tipo di materiale: vetro, carta, tetra pak, sanitari, plastica, organici, metalli, vari ed eventuali. Le pile si gettano a parte negli speciali contenitori per le strade. Se prima i bidoni erano due, ora son quasi una decina. Io ne ho approntati alcuni sul balconcino di casa con dei secchielli splendenti che potete ammirare in foto.

In vista del referendum sul nucleare ho deciso di dedicare un bidoncino ai rifiuti tossici, specialmente all’uranio e alle scorie radioattive con la speranza che resti solo una raccolta immaginaria e casalinga.