Archivi del mese: settembre 2011

1 Ottobre: Messico in Italia, evento a L’Aquila

Penalizzazione dell’aborto in Messico

Proprio nella Giornata Internazionale per la Depenalizzazione dell’Aborto, il 28 settembre, la Corte Suprema messicana, il massimo tribunale del paese, ha annullato le speranze di milioni di attivisti e attiviste che da anni lottano per il riconoscimento dei diritti delle donne in America Latina. La Corte ha infatti sancito la costituzionalità della riforma che lo Stato della Bassa California aveva approvato per garantire il diritto alla vita a partire dal momento della concezione. In questo modo diventa un reato perseguibile penalmente qualunque tipo di interruzione della gravidanza e non importano le cause e le condizioni di ogni singolo caso.

Ci volevano 8 voti ma i giudici a favore dell’abrogazione della riforma erano solo 7. Amnisty International ha definito la decisione come un passo indietro per i diritti delle donne e delle ragazze in Messico. Ieri la Corte s’è espressa anche su un’analoga riforma approvata nello stato centrale del San Luis Potosí mantenendola in vigore: si apre quindi la porta a riforme simili che la Corte non potrà mai invalidare dato che non ha una maggioranza di membri a favore e quindi, stato per stato, si potrebbe arrivare alla penalizzazione dell’aborto in tutto il paese. Il voto decisivo è stato emesso dal giudice Jorge Mario Pardo che nel febbraio scorso era stato nominato  dal Presidente della Repubblica Felipe Calderón e sostenuto dal suo partito, il conservatore PAN (Partido Acción Nacional).

Ogni governo locale potrà stabilire con il placet della Corte quando si deve fissare l’inizio della vita e quando cominciano ad esistere i diritti costituzionali. Solo a Città del Messico è possibile praticare legalmente l’interruzione di gravidanza che è stata depenalizzata nell’aprile del 2007: la maggiore trasparenza e il diritto all’assistenza medica, seguiti alla legalizzazione, ha avvicinato la capitale del Messico ai tassi di mortalità (quasi nulli) dei paesi che hanno normato e permesso questa pratica.

Alfredo Valdés – Canto a la Vueltabajera

Semplicemente Tutto. Lasciarsi Ballare Dal Son Cubano.

L’Honduras mette in vendita città-modello pronte all’uso

Articolo di Fabrizio Lorusso dal quotidiano L’Unità di lunedì 12 settembre 2011. QUI LINK all’originale, alla pagina 32-33.

Porzioni di territorio nazionale – incluso un parco – sono in vendita in Honduras per la costruzione di città modello, da colonizzare e amministrare in piena autonomia anche da potenze straniere.

Lo scorso 28 luglio l’Honduras è diventato il primo paese al mondo a modificare la Costituzione per permettere la fondazione sul territorio nazionale di una Charter City, cioè una “città modello” a statuto speciale affidata in gestione a una potenza straniera. Con 107 voti a favore e solo 7 contrari il Parlamento ha dato il via a un progetto che punta a costituire un sistema ibrido, un mix tra il regime della zona franca e il paradiso fiscale concentrato su una superficie di 1000 chilometri quadrati con la capacità d’accogliere almeno un milione di persone.

L’ideatore di questa versione moderna delle città-stato è l’economista di Stanford candidato al Nobel, Paul Romer. Da vent’anni il professor Romer gira il mondo illustrando il suo progetto che promette crescita e benessere a quei paesi in via di sviluppo che, in cerca di soluzioni rapide alle crisi interne e globali, sono disposti a concedere in outsourcing un’intera città. Romer sembra aver scoperto la formula magica per risolvere i problemi di corruzione e sottosviluppo che affliggono la gran parte dei paesi dell’Africa e dell’America Latina. Nel 2008 il Madagascar aveva accettato il progetto ma un colpo di Stato ne impedì la continuazione. Hong Kong, Shangai e Singapore sono i casi principali citati dal guru statunitense a supporto della sua tesi per cui grazie all’imposizione di regole chiare dall’esterno e alla volontà del paese anfitrione e dei finanziatori sarebbe possibile trasformare un dato territorio in un modello di sviluppo da riprodurre in serie. In alcune conferenze Romer ha suggerito al Presidente cubano Raul Castro di prendere accordi con gli Stati Uniti per trasformare la base di Guantanamo in una città modello sotto il controllo canadese. Ha anche azzardato un piano per Haiti che prevede la sostituzione dei caschi blu dell’Onu sull’isola con una missione che dia vita a una città amministrata dal Brasile.

Gli elementi comuni alle Charter City sono almeno tre: la scelta di un territorio disabitato, uno statuto (“charter”) garantito da uno Stato straniero neutrale e la libertà d’ingresso e residenza. Il regolamento approvato dai legislatori honduregni stabilisce il bilinguismo, quindi si parleranno l’inglese o un’altra lingua oltre allo spagnolo. Inoltre non vi saranno restrizioni alla circolazione delle valute straniere insieme alla lempira, la moneta nazionale. Il pericolo è che le regole d’oro che dovrebbero impulsare la crescita economica all’interno della “città perfetta” conducano alla precarizzazione del lavoro, al congelamento dei sindacati, a vantaggi fiscali indiscriminati e alla sospensione di alcune garanzie democratiche in favore dell’efficienza amministrativa.

Ad ogni modo l’Honduras deve trovare i finanziamenti di governi, imprenditori e manager dei paesi industrializzati che, attratti dai presunti vantaggi legali ed economici da poco approvati per le Charter City, dovrebbero edificare la metropoli del futuro in soli 4 anni secondo le stime governative. La città modello avrà una legislazione speciale, un proprio sistema amministrativo, un governatore, una polizia e una magistratura autonomi e, quindi, sfuggirà in buona parte al controllo politico di Tegucigalpa. Le zone segnalate per la costruzione sarebbero due: la Baia di Trujillo, una regione caraibica devastata dall’uragano Mitch nel 1998, e la costa settentrionale atlantica della Mosquitia che è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Da secoli entrambe sono abitate dal popolo d’origine africana dei garifuna che sono i più acerrimi nemici del megaprogetto che minaccia usi, costumi, ecosistemi e territori locali.

“Il problema non sono le regole, ma la politica e la gente corrotta”, sostiene Carlos Sabillón, politologo e opinionista televisivo honduregno. Sabillón è molto scettico sulla riuscita dell’operazione. “Siamo di fronte alla creazione di uno Stato dentro lo Stato. Chi lo finanzia? Ricordiamo che i narcos hanno capitali in eccesso pronti da investire…”, ha aggiunto.

Il Presidente dell’Honduras, Porfirio Lobo, s’è rivolto ai cittadini invitandoli “a sognare, a pensare ad un luogo ideale dove possiamo vedere come arrivano senza limiti gli investimenti”. Malgrado i buoni auspici il paese è in balia della stagnazione economica e della violenza che si manifesta con le sistematiche violazioni dei diritti umani e con un tasso di omicidi tra i più alti al mondo, 70 ogni 100.000 abitanti nel 2010. L’ascesa politica di Lobo cominciò poche settimane dopo il golpe del giugno 2008 che costrinse all’esilio l’allora Presidente Manuel Zelaya. La classe dirigente honduregna è rimasta a lungo isolata dalla comunità internazionale e, mentre sogna di avere la sua Hong Kong caraibica, resta alla disperata ricerca della legittimità perduta.

Día Internacional para la Despenalización del Aborto

Visita: Link

Giornata Internazionale per la Depenalizzazione dell’Aborto, 28 settembre.

Pablo Neruda. Una canzone a 38 anni dalla morte

Paco Ibañez, artista valenciano antifranchista classe 1934, canta la “Canzone disperata” del poeta cileno Pablo Neruda, scomparso il 23 settembre 1973, 12 giorni dopo il golpe militare del Gen. Augusto Pinochet contro il governo di Salvador Allende. Sotto il testo.

LA CANCIÓN DESESPERADA
(Pablo Neruda)

Emerge tu recuerdo de la noche en que estoy.
El río anuda al mar su lamento obstinado.

Abandonado como los muelles en el alba.
Es la hora de partir, oh abandonado!.

Sobre mi corazón llueven frías corolas.
Oh sentina de escombros, feroz cueva de náufragos!

En ti se acumularon las guerras y los vuelos.
De ti alzaron las alas los pájaros del canto.

Todo te lo tragaste, como la lejanía.
Como el mar, como el tiempo. Todo en ti fue naufragio!

En la infancia de niebla mi alma alada y herida.
Descubridor perdido, todo en ti fue naufragio!

Era la alegre hora del asalto y el beso.
La hora del estupor que ardía como un faro.

Ansiedad de piloto, furia de buzo ciego,
turbia embriaguez de amor, todo en ti fue naufragio!

Te ceñiste al dolor, te agarraste al deseo.
Te tumbó la tristeza, todo en ti fue naufragio!

Hice retroceder la muralla de sombra,
anduve más allá del deseo y del acto.

Oh carne, carne mía, mujer que amé y perdí,
a ti esta hora húmeda, evoco y hago canto.

Como un vaso albergaste la infinita ternura,
y el infinito olvido te trizó como a un vaso.

Era la negra, negra soledad de las islas,
y allí, mujer de amor, me acogieron tus brazos.

Era la sed y el hambre, y tú fuiste la fruta.
Era el duelo y las ruinas, y tú fuiste el milagro.

Ah mujer, no sé como pudiste contenerme
en la tierra de tu alma, y en la cruz de tus brazos!

Mi deseo de ti fue el más terrible y corto,
el más revuelto y ebrio, el más tirante y ávido.
Cementerio de besos, aún hay fuego en tus tumbas,
aún los racimos arden picoteados de pájaros.

Oh la boca mordida, oh los besados miembros,
oh los hambrientos dientes, oh los cuerpos trenzados.

Oh la cópula loca de esperanza y esfuerzo
en que nos anudamos y nos desesperamos.

Y la ternura, leve como el agua y la harina.
Y la palabra apenas comenzada en los labios.

Ése fue mi destino y en él viajó mi anhelo,
y en él cayó mi anhelo, todo en ti fue naufragio!

Oh, sentina de escombros, en ti todo caía,
qué dolor no exprimiste, qué olas no te ahogaron!

De tumbo en tumbo aún llameaste y cantaste.
De pie como un marino en la proa de un barco.

Aún floreciste en cantos, aún rompiste en corrientes.
Oh sentina de escombros, pozo abierto y amago.

Pálido buzo ciego, desventurado hondero,
descubridor perdido, todo en ti fue naufragio!

Es la hora de partir, la dura y fría hora
que la noche sujeta a todo horario.

El cinturón ruidoso del mar ciñe la costa.
Surgen frías estrellas, emigran negros pájaros.

Abandonado como los muelles en el alba.
Sólo la sombra trémula se retuerce en mis manos.

Ah más allá de todo. Ah más allá de todo.

Es la hora de partir. Oh abandonado!.

Guatemala alle urne. In testa l’ex generale implicato nella dittatura

Articolo di Fabrizio Lorusso dal quotidiano L’Unità di lunedì 12 settembre 2011. QUI LINK all’originale, alla pagina 30. Leggi però anche questo LINK !

Sette milioni di guatemaltechi, solo metà della popolazione, chiamati ieri alle urne per eleggere il nuovo Presidente del paese centroamericano, più 158 deputati e 333 sindaci. Vince al primo turno il candidato «patriottico» Perez Molina, andrà al ballottaggio con Manuel Baldizón, il “Berlusconi del Petén”.

In campagna elettorale il Generale in pensione Otto Pérez Molina aveva promesso una politica di “mano dura” contro il crimine organizzato, responsabile di 15 omicidi al giorno in Guatemala.

Il candidato del Partito Patriota è il virtuale vincitore del primo turno delle presidenziali di ieri, ma, se non ottiene il 50% più uno dei suffragi, sarà il ballottaggio del 6 novembre a decidere chi sostituirà l’attuale Capo di Stato Álvaro Colom.

Oltre 7 milioni di guatemaltechi, la metà della popolazione, sono stati chiamati alle urne per eleggere il Presidente, 158 deputati e 333 sindaci. Con 9 candidati su 10 appartenenti alle destre il dibattito sui temi sociali ed economici è stato soppiantato dalla retorica sulla sicurezza e sulla lotta ai narcos messicani del cartello degli Zetas che esportano la violenza e fanno affari nel Paese centroamericano.

Il sessantenne Pérez, coinvolto nei primi anni ottanta in operazioni contro-insurrezionali, ha posizioni “negazioniste” riguardo al genocidio condotto dalle forze armate ai danni  dei maya. Dal 1960 al 1996 durante il conflitto interno tra la guerriglia, da una parte, e lo Stato e i paramilitari, dall’altra, vi furono 200mila morti.

L’ex militare è dato per favorito anche al ballottaggio contro l’avvocato quarantenne Manuel Baldizón, al secondo posto con oltre 20 punti di distacco nei sondaggi. Soprannominato il “Berlusconi del Petén”, l’aspirante del partito Líder (Libertà Democratica Rinnovata) è stato definito da un cablogramma dell’ambasciata Usa filtrato da WikiLeaks come “un ricco avvocato che ha scalato posizioni nella sua regione d’origine, il settentrionale Petén, grazie al clientelismo politico finanziato dalla sua famiglia”.

“Otto Pérez s’è ricostruito una certa credibilità e Baldizón rappresenta il populismo, ma confido nei nostri contrappesi istituzionali, non vedo un pericolo per la democrazia che è incipiente ma cresce. Il problema sta nell’assenza di contenuti e nelle spese fuorilegge dei partiti finanziati anche da fonti illegali”, spiega Oscar Vásquez, presidente di Acción Ciudadana, un’associazione di Transparency International in Guatemala.

”Siccome il Guatemala è inondato da soldi provenienti dal narcotraffico, è improbabile che questi non s’infiltrino nelle campagne elettorali”. È l’opinione riportata da WikiLeaks dell’ex ambasciatore Usa a Guatemala City, James Derham, sulle presidenziali del 2007 in cui proprio Pérez perse contro Colom.

Il leader Baldizón, forte del suo strapotere mediatico nelle Tv del Petén e a livello nazionale, ha proposto la reintroduzione della pena di morte e ha promesso la qualificazione ai mondiali di calcio della nazionale.

 “È una relazione perversa”, sostiene Manfredo Marroquín, portavoce di Acción Ciudadana. “Chi spende di più ottiene più voti e vince. Succede da anni ed è disdicevole”. Il Tribunale Elettorale non ha gli strumenti per sanzionare questi comportamenti quindi, continua Marroquín, “l’impunità è la regola e se va bene ci sarà solo un richiamo ai partiti”. C’è anche chi, come Iduvina Hernández dell’associazione Seguridad en Democracia, denuncia la relazione tra politica e narcotraffico sostenendo che i finanziamenti delle campagne sono uno dei “modi con cui i criminali stabiliscono i loro vincoli con l’apparato statale”.

La coalizione progressista, il Fronte Ampio della Sinistra, ha candidato l’attivista Nobel per la Pace Rigoberta Menchú, ma le possibilità di un risultato dignitoso sono minime. “Viviamo la frammentazione politica delle forze progressiste che hanno spazi di potere solo se si alleano con la destra. L’idea di risolvere i problemi con la forza prevale ancora in Guatemala”, commenta Vásquez.

L’opzione socialdemocratica era costituita dall’ex moglie di Colom, Sandra Torres, la quale ha provato ad aggirare il divieto di candidarsi, imposto per legge ai familiari del Presidente, divorziando dal marito, ma la Corte Costituzionale ha invalidato il suo escamotage.

Dopo la parentesi socialdemocratica del governo di Colom lo stacco di Pérez sui rivali è la risposta agli spettri della violenza e suscita preoccupazioni tra i difensori dei diritti umani in una democrazia fragile under construction.