Archivi del giorno: 28 marzo 2012

Proteste contro ENEL in Colombia

Questa è la versione sintetica di un mio articolo (integrale a questo link) su un caso quasi ignorato dai media italiani, ma che indubbiamente ci riguarda così come riguarda, molto più da vicino, le popolazioni interessate dal progetto per la diga El Quimbo di ENEL-ENDESA (controllata spagnola di ENEL con molti affari in Sudamerica) nel cuore della Colombia. Le somiglianze con i fatti e le questioni ancora aperte della Val di Susa e dei No Tav sono lampanti.

Nella regione di Huila, Colombia centromeridionale, il megaprogetto per la centrale idroelettrica di El Quimbo contrappone da mesi le popolazioni locali al governo del conservatore Juan Manuel Santos e all’italiana Enel, partecipata al 31% dal nostro Ministero dell’Economia.

La prima pietra è stata posta nel febbraio 2011, ma nell’ultimo mese e mezzo la situazione è precipitata: sono aumentate le proteste per la deviazione del Río Magdalena, fiume che attraversa da sud a nord tutto il paese sudamericano.

Da una parte c’è un investimento di 625 milioni di euro, dall’altra l’inondazione di circa 8500 ettaridelle terre più produttive della regione e il trasferimento di 3000 persone che dipendono dalla pesca, dalla pastorizia e dall’agricoltura.

Enel opera in Colombia con le controllate Endesa ed Emgesa. Grazie alla presenza storica di Endesa in America Latina, Enel ha una capacità installata di 16 GW di cui 2,9 in Colombia. El Quimbo, 0,4 GW a regime per coprire il 4% – c’è chi stima un massimo dell’8% – del fabbisogno elettrico nazionale, è in disputa tra i “pionieri” della presunta modernità a tutti i costi” e i difensori dell’ecosistema e del territorio: industria ed energia, miniere e idrocarburi, secondo il modello promosso dal governo oppure sostenibilità locale e ambientale? La posta in gioco è alta e le posizioni paiono inconciliabili.

I cittadini contrari all’opera, uniti nell’associazione Asoquimbo, denunciano l’impresa di voler produrre soprattutto per l’esportazione e di non voler lasciare nulla sul territorio: si stima unaperdita netta per l’economia locale di 345 milioni di euro in 50 anni e, anche se ci saranno 3000 assunzioni per la costruzione, poi resteranno solo poche decine di tecnici una volta che la centrale sarà entrata in funzione.

Nel 2008, con l’ex presidente Alvaro Uribe, “Endesa cominciò i lavori senza le licenze ambientali”, precisa il senatore del Polo Democratico, Jorge Robledo. Le licenze, che stabiliscono anche le compensazioni a carico dell’azienda, vennero concesse l’anno dopo e poi negoziate al ribasso dall’impresa con il Ministero dell’Ambiente senza consultare le comunità, secondo le denunce di Asoquimbo. Ad oggi sono state identificate solo 1700 persone per gli indennizzi secondo l’impresa, mentre Asoquimbo ne calcola almeno 3700. Molte compensazioni non sono state corrisposte, ma i lavori vanno avanti.

“Tra il 2008 e il 2009 si fecero i tavoli di concertazione, con il Ministero dell’Energia e delle Miniere, il governo di Huila, i sindaci dei comuni interessati direttamente, le comunità e l’impresa da cui scaturirono 30 accordi”, ha dichiarato alla rivista colombiana Semana Luis Rubio, direttore di Endesa Colombia. “Gli accordi furono inclusi come obblighi nelle licenze del progetto che stiamo rispettando”.

Miller Dussan, ricercatore e leader di Asoquimbo, parla di un “inganno di Emgesa alle comunità dato che invece di risistemare degnamente gli abitanti, offre denaro in modo irresponsabile”. Parla anche di privilegi e accordi con i grandi proprietari terrieri ma di un disinteresse per le esigenze degli altri abitanti.  Un altro problema è che la compagnia “disinforma i diversi gruppi che quindi non conoscono i tipi di compensazione proposti, l’acquisto delle terre da parte di Endesa ha fatto perdere molti posti di lavoro agli abitanti”.

Dalla fine del 2011 sono ripartite le proteste pacifiche degli abitanti di Huila e il 14 febbraio c’è stato lo scontro di 300 poliziotti che hanno sgomberato 400 persone, anche donne e bambini, con lacrimogeni e manganelli. Il saldo è stato di qualche decina di feriti, di cui tre molto gravi, e un manifestante perderà l’occhio destro. “Le armi impiegate non erano letali: fumogeni, lacrimogeni, granate stordenti ma mai armi da fuoco”, sostiene il capo della polizia locale Juan Peláez.

Il documentario, dal titolo “video che il governo non vuole che tu veda” (che potete giustamente vedere qui sotto), con le immagini dello sgombero a El Quimbo, del giornalista colombiano Bladimir Sánchez e dell’italiano Bruno Federico è passato da YouTube al portale della rivista Semana, ma Sánchez ha ricevuto minacce di morte dopo la pubblicazione.

Il presidente Santos ha definito l’azione della polizia “normale” e “secondo il protocollo” per un progetto pensato “per il bene di tutti i colombiani”. Il Ministro dell’ambiente Frank Pearl ha parlato di“interessi oscuri”, riferendosi ai contadini che non sarebbero “abitanti della zona ma studenti di altre regioni” e Santos ha affermato che “non accetterà che persone con intenzioni politiche blocchino l’opera”.

Il 3 marzo a El Quimbo c’è stata un’altra protesta che è rientrata pacificamente e, anche se i lavori sono già cominciati, la partita non è chiusa. “Lo scorso fine settimana s’è deviato il fiume, secondo gli standard ambientali e tecnici”, ha commentato Rubio, “la gente ha diritto alle compensazioni secondo i censimenti socioeconomici e questi prendono del tempo”. “Abbiamo ricerche per proteggere la ricchezza naturale della zona”, ha precisato.

Ma la corte dei conti e la magistratura stanno ora indagando sulle accuse contro Emgesa per le violazioni dei diritti umani e ambientali e sui contratti dell’azienda, compreso uno da 251 milioni di euro con la Impregilo, la più grande impresa italiana di costruzioni, per la realizzazione della centrale. Rubio però non conferma, infatti, “la compagnia non è a conoscenza dell’indagine”.

Link Utili

Articoli in italiano
El Quimbo – Il grido di Matambo

El Quimbo – Caso aperto

L’Enel e la diga El Quimbo

Altri in spagnolo, video e documentari

Reportage di TeleSur

Black Out di protesta e documentario

Video protesta in Italia
Blog di Miller Dussan