Presentazioni circospette del direttore d’orchestra di questo blog…
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Nome: Fabrizio Lorusso dal 2 agosto 1977.
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Origine: Milano città, Piazza Prealpi (enclave periferico schiacciato tra la Bovisa e Quarto Oggiaro, Italia)
Base attuale: Città del Messico (sur) e dintorni (fino alla Tierra del Fuego)
Studi formali: l’economia boemia e il commercio poco equo che vengono teorizzati alla Università L. Bocconi di Milano alla facoltà di Economia Aziendale in cui mi sono laureato degnamente con una tesi sulla storia economica messicana del XX secolo.
Poi Maestria in Studi Latinoamericani (Americanistica in Italia??) alla Universidad Nacional Autonoma de Mexico, territorio della squadra locale dei Pumas e più importante ateneo dell’America Latina. Ah, la tesi fu sulle Relazioni Stati Uniti – America Latina dopo il 1945…
Occupazione (i): Accademico/Dottorando in Studi Latinoamericani alla UNAM (Universidad Nacional Autonoma de Mexico); traduttore ita – spa; giornalista in evoluzione; insegnante di lingua e (contro) cultura italiana.
Altro: viaggiatore, musicante e poeta esiliato volontariamente nelle Americhe dirige voci e sensazioni dall’alto di Città del Messico verso il basso dignitoso delle sue inquietudini e speranze emergenti di cambiamento.
Contatto: fabriziolorusso@yahoo.it
Uno scorcio di precarietà del lavoro (salario precario ed equilibrio ancor più precario-basta vedere quante croci ci sono nei cantieri messicani, più croci che colonne di cemento!)
L’anti-precario a Milano. Piazza del Duomo ostigata da centinaia di turisti giapponesi con un carico pieno di moda e modi fabbricati a costo zero dai loro cugini cinesi nelle cantine asiatiche e nella provincia di Napoli.
INFINE…VI PROPONGO UN PAIO DI VIDEO GENERAZIONALI SULL’EPOCA IN CUI CREBBI (FORSE).
http://www.youtube.com/watch?v=2HaA2CScCzM
…E LA SECONDA PARTE DI “NOI”…





























































































21 risposte finora ↓
Doriana // 29 Dicembre 2008 a 12:03 |
Sono capitata qui per caso e mi sono piacevolmente imbattuta in un’altra persona stregata dal Messico! Sono reduce da un viaggio in Baja California e Distrito Federal a casa di vecchi e nuovi amici messicani…e come mi avevano annunciato, mi hanno catturato un pezzo di cuore!!! Bella energia dalle tue parole!
P.S. Anch’io ho una foto sdraiata sui binari!
Fabrizio Lorusso // 1 Gennaio 2009 a 21:45 |
Ciao Doriana,
grazie per il commento che mi fa piacere! Ma vieni spesso in Messico o è stata una vacanza più eccezionale? Ciao, se vuoi usa la mail mia sopra!
daniele // 6 Febbraio 2009 a 11:44 |
ciao Fabrizio sono daniele vivo lavoro e sono nato a livorno . ho voglia di cambiare e ho deciso di fare degli investimenti ora sto’ valutando il messico oltre alla costa rica. quindi sto’ prendendo notizie da italiani che vivono sul posto . secondo te e’ una buona idea investire in messico e stabilirmici.ciao
Fabrizio Lorusso // 28 Febbraio 2009 a 17:14 |
Caro Daniele, la questione e’ piuttosto complicata. Se uno vuole, si lancia e le cose le fa. Magari con qualche viaggetto di esplorazione prima, no? Ora, di fatto, sono in Costa Rica ! Altro posto bello ma piu’ tranquillo e meno emozionante.
raffaella // 27 Aprile 2009 a 03:44 |
Ciao Fabrizio,
il tuo sito è molto interessante. Oggi conto di leggere il tuo articolo sull’influenza suina. Pensa che oggi tutti i giornali in Italia hanno questa notizia in prima pagina.
spero di vederti o sentirti presto
cuidate
francesca // 4 Maggio 2009 a 02:44 |
Ciao Fabrizio…senti vorrei contattarti privatamente se possibile perche avrei dei consigli da chiederti riguardo un mio progetto in messico per la mia esi di laurea. Ti ringrazio
Francesca
Fabrizio Lorusso // 6 Maggio 2009 a 18:15 |
Ciao Francesca, scrivimi se vuoi ti rispondo con piacere! fabriziolorusso@yahoo.it
Andrea // 20 Giugno 2009 a 23:23 |
Grande Fabrizio…complimenti per come vivi e racconti le tue storie…sono Andrea, toscano, un traveller come te…viaggio ormai da 5 anni…poco fa ero in Messico, a Sayulita vicino Puerto Vallarta…mi sono spostato in Canada visto che con la storia dell’influenza non c’era piu’ molto lavoro da quelle parti…pero la neta qua non mi piace…ho bisogno di qualcosa di piu’ latino…per questo tra una 15 di giorni mi risposto e mi butto a Cali…ho trovato lavoro li come pizzero…ho visto che te li ti ci sei divertito?!? mi puoi dare qualche consiglio???
Grande ancora!! magari ci becchiamo in giro…eheh…Ciao!!
Fabrizio Lorusso // 24 Giugno 2009 a 08:09 |
Ciao Andrea, ma dove viaggi ora? Sei piu’ o meno fisso all’estero o giri continuamente? (e poi, come fai?)
francesca // 21 Giugno 2009 a 08:48 |
ciao fabrizio!!!Ora sei a città del messico?io sono arrivata da 5 giorni!!
Fabrizio Lorusso // 24 Giugno 2009 a 08:08 |
Si sono qua. Mandami una mail ! fabriziolorusso@yahoo.it
Andrea // 1 Luglio 2009 a 01:07 |
si..sono fisso all’estero girando continuamente…come? scelgo un posto che mi stuzzica…vado, lavoro in quel che trovo (cameriere, pizzero, lavapiatti, volantinaggio…qualsiasi cosa), e quando riesco a mettere da parte due soldini compro un biglietto e ricomincio da qualche altra parte…in genere mi fermo 3/4 mesi in un posto…e ormai sono quasi 5 anni…e chi si ferma piu’?? eheh
ANTONIETTA // 16 Luglio 2009 a 07:19 |
ciao fabrizio siamo una coppia di napoletani e saremo nei pressi di cancun prox agosto e vorremmo cogliere l’occasione per un nostro progetto di trasferimento cerchiamo qualche attività da rilevare avendo un piccolo capitale a disposizione. ho visto il tuo sito e sono stata colpita dalla tuo grande entusiamo. se hai qualche dritta puoi inviarla a me alla email da cui ti scrivo o in alternativa alla email di peppitest@alice.it grazie e complimenti
Fabrizio Lorusso // 16 Luglio 2009 a 13:19 |
Ciao Antonietta, beh per una cosa come il trasferimento…bisogna stare la’ un po’…vedi un po’ Cancun, Playa del Carmen e Tulum…ci son molti italiani ma anche molte cose da fare…un altro posto simile ma ancora socnosciuto ai piu’ e in trasformazione e’ la spiaggia di Mahaual, al nord di Chetumal, quasi al confine col Belize…Ciao!
rosalba verzegni // 18 Luglio 2009 a 10:50 |
Cia Fabrizio! sono capitata per caso in questa pagina e guarda chi ti trovo! Come stai? Molto carine le foto e anche gli aggiornamenti, verrò ogni tanto a dare un’occhiata. Ti mando un bacione anche da parte della zia Antonia. (Ti ricordi vero di me? Sono Rosalba la cugina di tua mamma) Un saluto ancora e a presto
Fabrizio // 19 Settembre 2009 a 18:47 |
Ciao Rosalba! E’ tanto che non ci si vede e mi sono accorto del commento solo ora! magari mi faro’ dare il numero di telefono tuo per sentirci! Mi puoi scrivere una mail?
Fabrizio
Jacopo // 16 Settembre 2009 a 11:19 |
MEXICO
Quando si dice Messico si pensa subito al sole, a spiagge bianche e incontaminate, alla rivoluzione e viva Zapata, al cibo piccante e alle sterminate pianure dei deserti settentrionali ad un passo dal confine, diviso per volere dell’uomo dalla barda fronteriza. Eppure, a guardar meglio e ben oltre vecchi e stantii luoghi comuni, il vero Messico è un altro. Lo trovai in un primo volo partito da New York, fatto nell’agosto del 1996, che rasentando casine basse dai tiepidi colori pastello atterrò nella capitale tra le ultime luci rossicce del pomeriggio inoltrato. Ancora oggi mi chiedo quale fu l’incantesimo che avvenne tra me, passeggero della classe economica proveniente dal vecchio mondo e quella città così strana, così diversa da quelle viste fino allora. Sebbene continui a chiedermelo, non mi son dato risposta. Città del Messico non può considerarsi bella a prima vista. Non è certo dall’alto che si può giudicarla, seduti sul sellino di un aereo in discesa d’atterraggio, mentre si scorgono le prime luci fioche di un gigante che sta lì, con la sua schiena pigra adagiata sopra un antico lago, il Texcoco. Eppure, nonostante tutto ciò che si possa dire o trovare nelle pagine di una guida, solo piene di inutili consigli e liste d’alberghi, l’incantesimo ti prende e non ti lascia più. Lo spettro del sovrano Moctezuma s’impadronisce della nostra anima per non abbandonarla più. Ed è lì che inizia il viaggio.
Caotica, selvaggia, dolce e spietata, soffocante per la contaminazione, ma se soffia el norte, il vento nella piovosa valle dell’Anahuac si respira e la si perdona. Piena di gente per le strade del centro e nelle periferie, al punto da farti dubitare se anche tu conquisterai un pezzetto di marciapiedi per ammirarla quando sventola la bandiera messicana nel Zócalo capitolino, e una folla spontanea si radunerà silenziosa e composta intorno a quel plotone di soldatini ubbidienti che, ripiegando il simbolo patrio, se ne andranno marciando attraverso una piccola porta del vicino Palacio de Gobierno da dove all’alba erano sbucati per issare la gigantesca e maestosa bandiera, in un solenne rito all’inverso che si compie ogni giorno da centonovantanove anni.
Non saprò mai, eppure me lo chiedo da molti anni, il perché di una certa visibile commozione che mi prende ogni volta e l’imbarazzo nel sentire il richiamo sopito della patria in terra straniera. Eppure Città del Messico è anche questo. Con i suoi minuscoli autobus, la sua incredibile e capillare metro stile francese, che conta oltre 200 chilometri di strada ferrata. Le sopravvissute chinampas e la fiera gente di Xochimilco. Con i suoi mille odori tutti diversi e tutti uguali, che aggredisce le narici per strapazzarle prima con il tanfo sulfureo di diavoli marci, che salgono dai tombini giganti della rete fognaria, poi con il forte e pungente odore delle gorditas, dei tlacoyos, delle tlayudas, o con il delicato profumo dei vaporosi tamales. E se le vostre narici saranno in grado di attraversare la jungla di odori che si sovrapporranno gli uni agli altri lottando lungo tutto il vostro cammino, vi resteranno come ospiti inattesi, anche quando sarete tornati a più consuete longitudini e scoprirete che il vostro olfatto è cambiato per sempre. Città del Messico ha il suo ventaglio di odori, inconfondibili accenti sopra giorni e pagine stanche, dove passerete da soleggiati mezzodì a gelide serate, dove il crepuscolo prenderà il posto di accecanti bollenti giornate di sole e il vostro cammino errante di viaggiatore si rintanerà soddisfatto tra le lenzuola di un letto d’albergo. La pioggia di Tlalolc vi sembrerà un gigante dispettoso e i vetri del vostro rifugio ad ore si riempiranno di minute gocce che rifletteranno la magia lucente e suggestiva di centinaia di collinette edificate, un presepe vivente di umanità nella urbe più grande del mondo. Siete a Città del Messico, culla di civiltà precolombiane e terra di grandi leggende e surrealismo. Un posto che lascerete tra dieci giorni, un mese o un anno, buttando nell’ultimo cestino dell’aeroporto quel velo di snobbante spaesato sconcerto, quel volto scorbutico e stanco di quando compilaste (sbuffando) la forma migratoria.
Soltanto ora, lasciando la sottile area doganale che divide il ponte ipotetico tra due mondi, avrete quella strana nota di malinconia, quella straziante virgola di tristezza che precede il ritorno.
Fabrizio // 19 Settembre 2009 a 19:08 |
Ciao Jacopo,
grazie! Il tuo racconto mi ha stupito, interessato e appassionato. Vivo qui da 8 anni, ma ogni tanto, sai, si perde la magia delle cose dopo un po’ e bisogna imparare da altri occhi e parole (come dice il blog!) come recuperarla.
Vorrei aggiungere un post al blog a tuo nome con queste impressioni che hai scritto perché valgono proprio la pena!
Ho riprovato la magia inquietante di cui parli, nei suoi aspetti forse più torbidi e oscuri, vagando come un matto ieri sera a bordo della mia ammiraglia o poderosa, una Suzuki GN125, perso completamente nelle strade deserte e immense del nord inifinito della Città…Non avevo mai sentito parlare dell’Eje 6 Nord (e non è nemmeno segnato così sulla cartina visto che ufficialmente c’è solo l’Eje 5).
E’ una delle strade parallele che fanno a fette la urbe ed ecco che sbuca lì e mi fa girare per vari chilometri alla ricerca di un riferimento per tornare a sud. Sembra facile, ma ti giuro che non lo è stato e sono pure un appassionato delle mappe geografiche del DF.
Nada, ho vagato immensamente e mi son sentito un novizio della città e alla fine son riuscito a scoprire dei cartelli con riferimenti più o meno noti. Freddo, strade bucate più della luna e solitudine: il nord del DF è affascinante, pericoloso e inutile così come le sue avenidas di dimensione autostradale spoglie di case e di vita, infestate da pantegane, negozietti 24 ore, enormi cartelli, zone militari e impianti industriali.
A proposito di militari. Tanto per rendere più interessante il giro in moto, ieri avevno anche bloccato completamente la circolazione in un quadrato di 5 macro-isolati verso il centro e il Metro Balderas perché un folle s’è messo a sparare alla fermata del metro mentre arrivava il treno uccidendo due persone e ferendone altre otto. Così, gridava slogan politici e frasi incazzate e hanno cercato di fermarlo mentre scriveva su un muro con un pennarello.
Quindi il tipo è esploso, ha tirato fuori la pistola e ha freddato un agente della sicurezza con un colpo alla testa. Anche un muratore che ha provato a fermarlo ha avuto la peggio. C’è il video su youtube ma non l’ho voluto cercare…
Fuori, senza che nessuno sapesse nulla, alcune decine di soldati e poliziotti avevano già costruito delle barriere con sacchi di terra e stavano appostati dietro puntando i fucili e i mitra in direzione delle auto (nel mio caso, la moto) che passavano di là.
Alcuni camion deviavano il traffico verso la peggiore colonia o barrio del centro sud, la rinomata doctores.
Seratina!
Ciao, Fabrizio
Paul // 12 Ottobre 2009 a 14:14 |
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Gessica // 22 Ottobre 2009 a 10:05 |
caro fabrizio, è davvero interessante leggere il tuo ” modo di vivere”, a me piacerebbe ma purtroppo il senso del dovere,di appartenenza, il legame con le mie origini mi tarpano le ali. Per te com’è stato mollare tutto? Hai avuto incontri che ti hanno cambiato la vita?
Fabrizio Lorusso // 22 Ottobre 2009 a 12:10 |
Ciao Gessica, è lunga da spiegare ma ti posso dire che non è mai facile cambiare e tantomeno così “radicalmente”. A me è successo piano piano, a tappe così è come se non te ne accorgessi e ti abitui lentamente anche ai fattori sgradevoli e negativi per esempio di una città come questa o della eterna precarietà delle cose (tutte!). Se ti va scrivimi pure alla e-mail che è lì su da qualche parte! Ciao, Fabrizio