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#SantaMuerte Patrona in metro a #Roma @Librimetro

santamuertepatrona[Riporto questo post che parla del libro Santa Muerte Patrona dell'Umanità dal blog LibriMetro e ringrazio chi ha beccato la lettrice della Santa (e anche la lettrice stessa!). Non conoscevo il Blog e mi sembra un'idea originalissima per parlare di libri]

Sfondo nero. Uno scheletro in abiti religiosi con un velo sul capo e una falce in mano. Alla sua sinistra, una bottiglia di liquore quasi vuota e il titolo in giallo fosforescente che recita “Santa Muerte“, e sotto, in bianco, “patrona dell’umanità”. Sopra, in piccolo, l’autore: Fabrizio Lorusso.

A tenere in mano il volume dalla singolare copertina, la legittima proprietaria. Non una suora, non una ragazza nella sua fase dark, non una fan del death metal metropolitano, ma una giovane donna probabilmente diretta al lavoro. Vestito blu attillato, scarpe alte beige coordinate con una borsa dello stesso colore, capelli lisci, poco trucco, abbronzatura dorata. Unica nota sbarazzina: le cuffiette viola che legano le orecchie a un mini i-pod appena visibile.

Si guarda attorno quando qualcuno sale nel vagone, ma per il resto la concentrazione sul libro è massima. Di tanto in tanto alza le sopracciglia in una muta esclamazione di stupore. Quando scende alla sua fermata, non mette via il volume: qualsiasi lettore sa, infatti, che le scale mobili di ogni stazione metro offrono secondi preziosi per finire le pagine lasciate a metà.

Santa Muerte Patrona su Treccani.It

Santa Muerte blanco y negro

[Riporto l'incipit dell'articolo di Lucia Ceci ("La Madonna che fa l'inchino ai narcos") sulla Santa Muerte che è uscito il 15 luglio scorso sul sito Treccani.It nella sezione Società e cita il libro Santa Muerte Patrona dell'Umanità - Stampa Altaernativa, 2013]

Altro che Oppido Mamertina. Altro che inchini della statua davanti alla casa del boss. La chiamano la Madonna dei narcos. Ma anche SeñoraNiña blancaFlacaComadre,HermosaBonita. È la Santa Muerte, il cui culto è riesploso in Messico a partire dagli anni Novanta, dopo secoli trascorsi ai margini della società o nei suoi sotterranei, dove era stata sospinta dalle condanne dell’Inquisizione, dagli strali dei pentecostali, dalle riprovazioni dei Testimoni di Geova.

Il suo volto scheletrico è avvolto in un abito semplice o sontuoso: la Flaca può vestirsi di rosso, di rosa, di nero, di giallo, di verde, di azzurro, anche se il suo colore preferito è il bianco osso, cui è associato l’allontanamento di invidie e rancori da case e negozi. In mano la Patrona può tenere la falce, oppure la bilancia e il globo terrestre. L’aspetto è inquietante e macabro, ma i suoi devoti la ritengono una presenza spirituale benevola, per questo le riservano appellativi graziosi come HermosaBonita, Niña blanca. La invocano come intermediaria tra l’uomo e Dio, ne ornano immagini e altari, la nutrono con tortillas e rum, la credono dotata di poteri pari a quelli di Cristo. Come ricorda Fabrizio Lorusso nel volume Santa muerte patrona dell’umanità, la Bonita racchiude in sé un mix fuggevole e postmoderno che fonde tradizioni iconografiche e liturgiche d’origine precolombiana, africana, europea.

La Hermosa è dotata di poteri di protezione e guarigione adatti a tutti i contesti sociali. Non a caso il numero dei suoi devoti si stima possa arrivare ai dieci milioni di fedeli, sparsi tra Messico, Stati Uniti, El Salvador, Guatemala, Honduras, Colombia, Argentina. Cosa si chiede alla Patrona? Protezione, sicurezza, lavoro, salute, soldi. CONTINUA QUI…

Oggi Tocca A Me

Oggi tocca a me libroIn quest’ultimo giorno (per ora…) di pubblicazioni de l’Unità scrivo un post breve che forse resterà qui on line solo 12 ore o poco più. Mentre scorro i comunicati dei giornalisti, sinceri, arrabbiati, preoccupati e delusi, e osservo da lontano i giochini della politica che cercano di affondare questo giornale, magari per riviverlo come un non-morto tra qualche settimana e recuperarne il brand, magari rendendolo uno strumento politico più flessibile e comunque low cost (beh, ricordiamo che c’è sempre la Crisi, la Globalizzazione, la discesa della carta stampata e tutto il resto, no?), non posso non segnalare un ultimo libro, un romanzo, secondo me un imprescindibile, e auspicare una svolta positiva per i lavoratori del quotidiano.

E parlo di questo romanzo perché ha a che vedere con la lotta, con la dignità, coi valori ed è bello: Oggi tocca a me (Eris, 2014) di Juri Di Molfetta racconta una storia e una valle, la Val di Susa, di quelle che cambiano le persone, che fanno incazzare e pensare, agire e riflettere senza mai perdere il ritmo. Di quelle che partono dall’abbandono e da un’apatica periferia, priva di senso e piena di rancori, e arrivano alla coscienza individuale e a quella collettiva, all’adrenalina e al significato della lotta, alla ribellione contro le ingiustizie. Con la prefazione di Luca Abbà e le splendide illustrazioni di Erika Bertoli Oggi tocca a me. Una guerra tra bande, questo il titolo completo, merita di essere letto, pianto, copiato, commentato e diffuso perché contiene i movimenti, ma anche la stampa malandrina e bugiarda, contiene l’Italia di questi anni (e oltre), da Genova a Chiomonte, contiene gli abusi e le domande giuste per affrontarli, per superarli e rilanciare. Eccone la trama, tratta dal sito della casa editrice/associazione culturale Eris:

“Un fratello non si lascia nella merda. E questo il Teppa lo sa. Per questo accetta l’aiuto da uno come Benza. Ma per un fratello si fa di tutto, anche vendere coca per tirare su i soldi per l’avvocato. Ma le cose vanno storte, c’è sempre un ostacolo per quelli come lui. Uno sbirro lo frega ma il Teppa sa dov’è, deve solo trovarlo tra migliaia di altre persone. Val di Susa: 3 luglio 2011, una delle più grandi manifestazioni No Tav degli ultimi anni. Inizia la ricerca. Teppa non è solo, con lui ci sono Giamaica e Panza. Sono più di tre amici, sono un branco, se parte uno partono tutti. Funziona così per chi ha sedici anni e vive nelle case popolari di un quartiere di periferia, tra bisogni frustrati e cassonetti della carta incendiati per noia.

Ci sono così tanti agenti che Teppa non li aveva mai visti neanche allo stadio, come trovare un ago in un pagliaio, ma il destino non lo lascia solo, anche altri lo aiuteranno, ognuno con una storia, voglia di rivalsa e un personale senso di giustizia. Una spirale di eventi li porterà a essere tutti nello stesso posto nello stesso momento per pareggiare i propri conti, passati e presenti, perché la vita è come un ristorante, se vuoi davvero uscire devi passare dalla cassa e se hai consumato più di quello che ti potevi permettere nessuno ti fa sconti. Il problema è solo tuo”.

Per ora dico “adiós” o meglio “hasta luego” e “até” ai 20 o 30 lettori del LatinoAmericaExpress, ci vediamo tra Città del Messico e Puntarenas, a la próxima… Qui il book trailer del libro che spacca:

Le Sultane, nuovo romanzo di Marilù Oliva

le sultane marilu oliva“Perché se non sei niente per nessuno, nessuno sarà niente per te”. Ho appena finito di leggere Le sultane di Marilù Oliva (Elliot Ed., 2014) di cui potete vedere il book trailer nel video che ho inserito sopra. Ma state attenti a non emozionarvi troppo e soprattutto a non sporcarvi di sangue. Alla fine della lettura sono rimasto trasognato, spaventato e ammirato. Ho cominciato un processo mentale di ricostruzione della trama e di riappropriazione dei significati e delle sensazioni. Ho sognato il film delle Sultane. Insomma, il testo ha funzionato. Ripenso al tempo, all’inesorabile scorrere della vita che costituisce l’oggetto delle riflessioni del romanzo, un noir tragicomico e colmo d’umanità profonda, dall’intreccio accattivante e costruito con coerenza e dinamismo dall’inizio alla fine. Tutto s’incastra a regola d’arte, con semplicità e fluidità. Le tre sultane, Wilma, Mafalda e Nunzia, abitano in via Damasco a Bologna, in un condominio popolare e si fanno delle belle partite a carte almeno ogni settimana.

Sono tre vecchine ultrasettantenni all’apparenza innocue, grandi amiche e compagne d’avventura nella fase finale della vita che, però, riserva loro grate e meno grate sorprese. Nunzia è cattolica e superstiziosa. Sopporta la vita con il fratello alcolizzato e la sua unica gioia è la “dolce e perfetta” figlia, Betta. Wilma ha, anzi aveva, due figli: Juri, che è morto in un incidente motociclistico ed è la sua ossessione, e Melania, che invece vive fuori casa con alcuni fanatici di una setta e non sopporta la madre. Mafalda è la persona più tirchia e scaltra dell’universo e cura il marito Giorgio, malato di Alzheimer. Il lato oscuro delle tre donne coinvolge e travolge direttamente i loro vicini di casa, una coppia italo-senegalese: Carmela, ragazza irrequieta e sgarbata, e Bubi, il suo  amante, convivente e complice originario dell’Africa.

Il cielo nebuloso e fosco delle Alpi Orobie si staglia di fronte a me e facilita il divagare della fantasia: mi sono ritrovato a Bologna, sono diventato un vicino di casa delle Sultane, le ho sentite litigare e fare la pace, le ho viste arrancare sulle scale, appesantite dal passato e dai chili di troppo, e ho incrociato gli altri condomini, i loro parenti, le loro terribili inquietudini e solitudini. Di ritorno dalle loro stanze riapro gli occhi e mi gusto la loro saggezza, prima che sia troppo tardi. “Diventi vecchio quando ti accorgi di non avere più forze per impedire che siano gli altri a scegliere per te”. “E’ questa la vecchiaia, il passaggio dalla dimensione dell’infinito alla gabbia del prevedibile”. Con amarezza sorrido, dimentico del tempo e dei suoi inganni.

Marilù Oliva è giunta al quinto romanzo. Dopo Repetita e la trilogia della Guerrera, eroina precaria della salsa a Bologna (¡Tú la pagarás!, finalista al Premio Scerbanenco, Fuego e Mala Suerte, vincitori del Premio Karibe Urbano per la diffusione della cultura latino-americana in Italia), ha curato l’antologia Nessuna più – 40 autori contro il femminicidio, in collaborazione con Telefono Rosa. Su CarmillaOnLine potete leggere l’incipit de Le Sultane (link).

 

Back In Town. E i Muri Parlano a Milano

Questo è un foto-post sperimentale in cui lascerò parlare i muri del mio quartiere di Milano che, piaccia o no, sono sempre più affollati e densi di contenuti. In pochissime strade si concentrano migliaia di lettere. Le ho immortalate su alcuni .JPG grazie a uno smartphone qualunque in un paio di giornate di divagazioni estive. Insomma, di ritorno da una primavera messicana permanente, passeggiando nelle mie vecchie periferie, mi sono accorto che da Villapizzone a Bovisa, dalla Cagnola a Castelli e Prealpi le pareti metropolitane, a modo loro, rivendicavano la parola. E allora gliela diamo. Ho deciso di classificare le foto e le relative scritte in sette categorie metafisiche e per ognuna di esse inserisco una galleria fotografica. Le potenzialità della nostra versione di WordPress non mi permettono ulteriori magheggi grafici. La sequenza delle immagini è casuale, per cui sta ad ognuno cercare un senso o abbandonarlo del tutto. Per ingrandire le foto e guardarle complete, basta cliccarci sopra. In fondo c’è lo slide show completo. Da Carmilla.

Occupy Case + Questione Mercato (quello del lunedì e giovedì mattina)

Polizie, Vigili [alias ghisa, in milanese] & Co.

Some Old School Tags + Le Care Vecchie Saracinesche Parlanti

Gli Amori Sbattuti sui Muri (con la data o senza)

Quei Muri Politici, Esistenziali e Altre Scritte col Loro Perché…

Muraglie Anti-Sistema e Anti-Autorità in Generale e in Particolare

Lotta No Tav On The Walls

Clicca sull’immagine o sul box sotto per vedere tutte le foto.

Back In Town. E i Muri Parlano a Milano

8 libri per l’estate e oltre

8 libri estate 2014

Nel boschetto della mia fantasia ci sono 8 storie che s’incrociano meravigliosamente e altrettanti libri che vorrei consigliare. E’ una specie di percorso di lettura a ostacoli ma anche godereccio. Le Sultane (Elliot edizioni) della scrittrice Marilù Oliva sono tre bolognesi over 70 e si chiamano Wilma, Mafalda e Nunzia. Non ballano la salsa come la Guerrera, protagonista della precedente trilogia noir di Marilù, ma, secondo me, starebbero bene a passeggiare per le Avenidas di Montevideo accanto a José “Pepe” Mújica. L’ex guerrigliero, attuale presidente dell’Uruguay, è raccontato come mai prima da un saggio dei giornalisti Nadia Angelucci e Gianni Tarquini, edito da Nova Delphi. Il Presidente Impossible ha una prefazione di Erri De Luca e lotta gomito a gomito con Juri Di Molfetta…

Cioè con l’autore che ha scritto Oggi tocca a me. Una guerra per bande (Eris Ed.), un romanzo ambientato in Val di Susa e impreziosito dalla prefazione di Luca Abbà (No Tav) e le splendide illustrazioni di Erika Bertoli. Parlando di storie, lotte e narrativa il filo rosso porta all’accecante Sole dell’Avvenire di Valerio Evangelisti (Mondadori), romanzo storico, epico e imprescindibile uscito a fine 2013. In attesa del seguito che sarà in libreria tra qualche mese penso sia valido associare le vicende romagnole di fine ‘800 in esso narrate ad alcune lotte odierne, per esempio quella dei facchini a Bologna. Il loro sciopero è al centro di un libro-inchiesta di Fulvio Massarelli, Scarichiamo i Padroni, edito da Agenzia X di Milano e basato sulle voci in presa diretta dei lavoratori e dei militanti del Crash di Bologna oltre che su una serie di “Documenti della lotta nel settore della logistica 2013-2014 a Bologna” riportato in appendice.

E infine Messico. Agenzia X ha da poco pubblicato 20zln. Vent’anni di zapatismo e liberazione, raccolta di testi sinceri e militanti “abajo y a la izquierda”, a cura di Andrea Cegna e Alberto “Abo” di Monte. Ho divorato le sue pagine che ripercorrono la storia recente dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) attraverso lo sguardo dei movimenti e collettivi italiani, messicani e globali che hanno accompagnato negli ultimi 20 anni la lotta zapatista dalla Selva Lacandona del Chiapas fino a Città del Messico e ai vari Sud e Nord della Terra. E’ il primo libro in Italia che racconta a fondo l’esperienza delle Escuelitas Zapatistas del 2013-2014, un esperimento collettivo di trasmissione delle pratiche e dei saperi in territorio zapatista che ha coinvolto oltre 6mila attivisti di tutto il mondo. Ma per capire più a fondo la storia dell’EZLN e degli indigeni del Chiapas è necessario approfondire e senza dubbio il testo migliore per farlo è Siamo Ancora Qui di Alessandro Ammetto, edito da Red Star Press.

E’ “Una storia indigena del Chiapas e dell’EZLN” che spiega a fondo il Messico, la sua politica e la sua storia, e si concentra sugli ultimi trent’anni, anche se fa incursioni doverose sulle epoche  della dominazione spagnola e del Messico indipendente dopo il 1821. Un saggio e un racconto vissuto in prima persona dall’autore, soprattutto nelle parti più attuali che descrivono tutte le fasi e le evoluzioni nella costruzione dell’autonomia zapatista. Dulcis in fundo, resto in Messico, per la precisione a Mahahual, dove Pino Cacucci, reduce dalla Seconda Edizione Festival Cruzando Fronteras sulle spiagge dei Caraibi ci porta più a sud di Tulum e poco a nord del confine col Belize. A un’ora di macchina da Chetumal e dalla splendida laguna Bacalar, Pino ci racconta le storie dei personaggi dimenticati dello Yucatan con Mahahual. Un paraíso no reciclable. Historias, leyendas, anécdotas de Quintana Roo (Mahahual. Un paradiso non riciclabile. Storie, leggende, aneddoti del Quintana Roo, stato occidentale della penisola dello Yucatan, da Cancún a Chetumal e al Belize). Il romanzo è edito in Messico dalla Fundación Mahahual e in Italia da Feltrinelli.

 

#Ataf #Firenze e le multe facili

ataf firenze

Anche quest’anno faccio ritorno all’Italia estiva dal profondo Messico. Come spesso accade, le disavventure e le curiosità di questi che amo chiamare “viaggi di rimpatrio”, oppure “rientri flash al paesello”, finiscono su questo blog e documentano la visione di un italiano all’estero, un po’ straniero e un po’ stranito, sulle vicende dell’(ex?) Bel Paese. Vedi per esempio la questione “bagni pubblici in stazione”, un tormentone lamentoso degli anni addietro. Tra le varie di quest’anno, invece, la vincitrice è senz’altro “l’affaire Ataf – Firenze”, cioè (sottotitolo): le multe facili e l’azienda dei trasporti. Irriducibili.

In pratica: c’hanno fatto la multa. Chiaro è che tale provvedimento di per sé non giustificherebbe un post, anzi. Non mi permetterei di pubblicare “sfoghi personali” in questo spazio, ma la questione è strutturale. Basta vedere articoli e lamentele precedenti nelle cronache di Firenze oppure leggere qualche commento ai fatti di cui si parla. E’ normale che si facciano le multe e che queste si paghino. Certo che se la sanzione viene a colpire persone evidentemente (Cetto La Qualunque direbbe “dimostratamente”) in buona fede, un mamma con la bimba di sei mesi e il suo accompagnatore (il sottoscritto), entrambi carichi di valigie e comunque dotati di documento di viaggio, allora la situazione cambia. Perché mai?

Perché le multe facili e coatte, note popolarmente come “zitto e paga se no ti porto dalla polizia”, dei controllori e certe condotte ostili, tra l’intollerante e il grezzo, non sarebbero gradite da nessuno e nemmeno le beffe. Se una persona sale su un bus fiorentino, striscia due volte una carta prepagata su un sensore elettronico che per due volte (altrettante!) fa proprio un bel BIP e conferma l’avvenuta convalida del “titolo”, cioè del biglietto o della carta prepagata (come in questo caso che racconto), non è certo un delinquente. E’ uno che pensa legittimamente di aver pagato per due persone. E questo vale soprattutto se: (a) non vi sono altre indicazioni sull’uso della Carta sul mezzo o sulla carta stessa e (2) ancora di più vale se sul sito web della compagnia c’è scritto che convalidare così quella Carta è valido.

A questo link c’era l’informazione fino a pochi giorni fa, ma è stata prontamente eliminata non appena sono usciti gli articoli di denuncia e i comunicati stampa della mamma multata e del suo accompagnatore. Le scuse o i chiarimenti a noi, che abbiamo dovuto pagare immediatamente 50 euro di multa restando praticamente senza cash, non sono ancora arrivate. 50 euro così equamente divisi: 40 euro di sanzione e 10 euro (il 25%!) per “spese di procedimento”. Ma che spese di procedimento ci sono se è previsto il pagamento immediato “nelle mani del verificatore” (cosiddetto)? Misteri della burocrazia.

Comunque la storia è paradossale. Come paradossale è sentire per mezz’ora due funzionari multanti o verificatori che ti vogliono spiegare che in Italia e a Firenze le cose sono cambiate, le regole ora si rispettano, che in fondo loro sono quasi dei poliziotti e che la compagnia adesso è privata e via dicendo. Ergo, si deve fare la multa. Come se non avessimo rispettato le regole o non fossimo protagonisti di un chiaro malinteso. Ma tant’è.

Non riporto tutto qui. Ne parlano nei dettagli il portale News Nove Firenze nell’articolo “Ataf, la Carta non segna la corsa, controllori non sentono ragioni” e Firenze Today col pezzo “Ataf, Carta agile non timbra per due, controllori non tollerano l’errore”. E comunque l’Ataf di Firenze non è nuova alle polemiche (Vedi Link). Ecco il comunicato stampa che riassume i fatti:

Viaggio paradossale di una mamma e di un amico che vive in Messico da 12 anni ieri sulla linea del 23 a Firenze. I due adulti, con la piccola di sei mesi della donna, hanno scelto i mezzi pubblici perché meno cari e più sicuri per andare alla stazione, ma sono stati puniti dalla miopia dei controllori ATAF, che per l’ennesima volta si sono mostrati più interessati a riscuotere subito la multa in denaro che di informare i cittadini sui loro diritti, fino a minacciare di portarli alla polizia.

Salgono sul bus carichi di valigie e passeggino, passano la “carta agile” due volte (una per ciascuno) e proseguono il viaggio alla volta della stazione di Santa Maria Novella dove fra poco parte il loro treno per Milano. La carta agile è indicata come carnet: una serie di titoli di viaggio liberamente utilizzabili e non nominativi.

Ma i controllori che salgono poco dopo, mostrando finta comprensione della loro buona fede, li dichiarano colpevoli di aver vidimato un solo biglietto e insistono per il pagamento immediato della sanzione, senza informarli sulle possibilità di contestazioni o accettare il pagamento via SMS per il secondo passeggero. Ma c’è di più: si dichiarano addirittura offesi che uno di loro, abitante di Città del Messico da oltre un decennio, si dichiari sprovvisto di carta di identità italianafino ad arrivare alle minacce di condurli alla polizia ferroviaria. La donna, pressata su ogni fronte e in situazione di oggettiva ansia e difficoltà, sull’orlo del pianto, paga la sanzione. Ma non finisce qui.