Archivio delle Categorie: Curiosità

Messico: Liberal Farmacia+Banca+Todo

Com’è vivere in un paese che ha le banche, le assicurazioni e le farmacie iper liberalizzate? Devo dire che in Messico c’è un capitalismo piuttosto selvaggio, sicuramente “all’americana”, anche se imbrigliato (o moderato?) da una burocrazia asfissiante e “piccole” imperfezioni come la corruzione, l’opacità della funzione pubblica (trasparency+accountability) e l’autoritarismo (mentalità, pratiche, logiche), quindi si tratta di uno strano mix, contraddittorio e non proprio o non sempre vantaggioso per il cittadino. O meglio, occorre distinguere: quando il cittadino è consumatore, qualche vantaggio ce l’ha eccome, ma quando è nel suo ruolo di lavoratore, salariato insomma, le cose cambiano.

Ad ogni modo quando arrivai qui nel 2000 – e ancor di più oggi – notai subito le differenze rispetto al nostro paese e, come tanti, pensai “beh, non è che il Messico, almeno nelle sue parti “moderne”, la capitale e le grandi città, si debba considerare come un paese del terzo mondo, come spesso sentiamo dire, anzi, è pure più avanti di noi in tante cose“. Dopo Seul, Mexico City è la seconda città del mondo per ore lavorate pro-capite. Non che ciò voglia dire nulla (l’efficienza, la qualità e quantità di “prodotto finale” sono un’altra cosa), però ci si fa un discreto mazzo. Con “avanti” mi riferivo al fatto che i negozi erano sempre aperti, puoi trovare di tutto a tutti gli orari e ti stressi di meno, puoi gestire la tua giornata con una flessibilità e un dinamismo impensabili nella bella (e lenta) Italia.

C’è una concorrenza spietata in tanti settori: questo porta alla vigenza della legge del più forte che non è certo il meglio nell’evoluzione delle società moderne. Tanta storia e tante lotte per tornare indietro? Alcuni benefici si vedono, o almeno alcuni li vedono, ma se non s’arriva a toccarli con mano, se non c’è lavoro, sviluppo, pensione, comunità, futuro, che ci fanno 50 milioni di poveri coi benefici di un mercato liberale o presunto tale? Consideriamolo. Ah e poi, ci sono taxi ovunque e sono super-economici. Peccato che, senza controlli statali, molti di questi siano pericolosi e abusivi. Giusto aprire, giusto sbloccare, ma senza eccessi. Chi e come decide fino a che punto arrivare?

Un problema è che ci sono ancora immensi monopoli nei settori che contano, quei settori che influenzano la vita di tutti molto più del commercio al dettaglio, sono stati privatizzati tutti dopo le crisi e i default degli anni 80, ma non sono significativamente liberalizzati né aperti al mercato e dunque questi settori (energia e telecomunicazioni in primis, ma anche lo stesso mondo della politica…) costituiscono rendite succose per pochi eletti ma poco compatibili con il credo economico neoliberista-neoclassico.

S’è svenduto tutto e si sono arricchiti in pochi. Le tasse si pagano poco, 12,5% del PIL contro il 46-48% italiano o giù di lì.  Scuole e ospedali, educazione e sanità, sono molto “liberi” ma diciamolo chiaro: salvo rare eccezioni come l’istruzione universitaria (solo alcuni casi) e gli ospedali d’eccellenza nelle grosse città, il resto è un disastro. Quasi chiunque apre la sua scuolina e spuntano università come funghi in settembre, con orari e offerte personalizzate, tutto come vuoi ma poi magari in classe siete in 2 e per finire l’uni devi fare un mutuo.

Comunque. Altro che messicani pigri e poco lavoratori o poco svelti, al contrario, qua il gran mostro di metropoli da 25 milioni di abitanti ci mangia tutti “a noi italiani” in un sol boccone. Le banche aprono alle 8 e chiudono alle 18 e altre aprono il sabato, cambiando orario quando vogliono o quando viene percepita l’esigenza dei clienti. Anche in banca tutto è rapidissimo, internet banking, offerte, operazioni, fare una carta di credito o un bancomat, cambiarlo, buttarlo o mangiarlo. Cose dell’altro mondo, un supermarket di prodotti finanziari; chiaro, coi pericoli cosmici che comporta.

Infatti, anche l’offerta di opzioni incomprensibili e investimenti fast track è selvaggia e bisogna resistere strenuamente all’invasione telefonica e postale di nuovi prodotti. L’informazione non è chiara e l’importante è vendere. Va molto la cultura del credito e dell’indebitamento, tutti a fare debiti e comprare, consumare, tanto poi l’importante non è pagare ma starci con gli interessi oppure sparire per un po’. Da noi s’è resistito alla tentazione in confronto ai paesi anglosassoni, ma per quanto durerà? E comunque lo Stato di debiti ne ha fatti eccome.

Anche in farmacia sembra di stare in un gran supermercato, vendono sigarette, cibo, biciclette e giornali. Ci sono feste, balli, salsa e merengue, casse acustiche tipo disco, donne ignude e pupazzi simili a Babbo Natale. E va beh, niente di veramente malvagio fin qui. Dico, a parte la contraddizione logica tra le sigarette esposte vicino all’aspirina o al Broncolin. I commessi ti vogliono proporre di tutto, ti squadrano e in 4 minuti hanno la proposta adatta a te e son peggio dei venditori televisivi.Le farmacie sono aperte praticamente sempre e ovunque e questo è un vantaggio. Fino a poco tempo fa ti davano davvero tutto senza ricetta, dagli antibiotici alla pillola del giorno dopo, altro che narcotraffico! Ma, mi pare di capire nella mia ingenuità, che questo non è sempre e completamente “un vantaggio”. Hanno sospeso la vendita libera di antibiotici dato che la popolazione ne abusava ed nuovi batteri intestinali fortissimi e resistenti alle medicine si stavano diffondendo a macchia d’olio. Se il mercato non lo regoli mai, poi son dolori.

Come concludo? Difficile ma direi che, nel sistema attuale e finché dura, liberalizzare e aprire dovrebbe servire. E’ importante capire come.  Non per niente sono economista, uscito dalla uni di cui l’On. Monti è presidente, e sempre ci insegnano a rispondere “dipende” a qualunque domanda sull’economia.

Ma il lato messicano e la mia formazione ed esperienza qui mi dicono anche altro. Le formule e ricette standard, di per sé, non funzionano. La pratica e la società contano di più e bisogna capire le loro reazioni. Alcune politiche neoliberali, applicate per trent’anni nelle Americhe, hanno fatto danni enormi. Stiamo attenti a non ripeterli, l’America Latina ha molto da insegnare. S’è “liberalizzato” solo verso il basso e non si sono toccati i poteri forti.

Banche e farmacie sono sempre aperte ma i lavoratori prendono una miseria, ci sono decine di commessi e gente del front office, ovunque, in ogni negozio o attività, ma in 5, sommando, guadagnano forse un salario degno. Il ricatto della disoccupazione e del precariato è sempre esistito, come lo stiamo vedendo da noi negli ultimi anni o anche peggio, e non ci sono tutele, la solitudine è estrema. Molti compiti dello Stato, la solidarietà, la salute, le pensioni, la cura dell’infanzia e tante altre sono affidate alla carità, agli arrotondamenti concessi dai clienti al super sul totale della spesa, alle mance onnipresenti e sempre richieste o, infine, alle fondazioni che ci scaricano le tasse. Infine, magari sembra uno slogan banale ma ci sta: libertà e apertura con garanzie e welfare, se no non vale proprio la pena.

Bucanero e Radio Popolare Roma per l’America Latina

Sfrutto l’occasione dell’uscita di questo articolo su repubblica.it per parlare del programma radiofonico latinoamericanista “bucanero”  e dell’intervento che faro’ domenica 22 gennaio alle 12.30 sulla giustizia messicana e il caso emblematico della francese florence cassez.

 Radio Popolare Roma apre uno spazio tutto dedicato al continente latino-americano. Un quarto d’ora di interviste, suoni, approfondimenti e punti di vista da quel pezzo di mondo spesso ignorato. tutto in collaborazione con Terre Madri, Ong che realizza progetti in quei territori

ROMA - Radio Popolare Roma 1accende i suoi microfoni anche sull’America Latina con Bucanero 2, una trasmissione settimanale a cura di Rachele Masci, Nadia Angelucci, Gianni Tarquini e Manfredo Pavoni. Quindici minuti di interviste, suoni, approfondimenti, punti di vista da quel pezzo del continente americano molto poco raccontato dai media italiani. Un argomento a puntata, dell’America Latina si racconterà la cultura, i movimenti, la politica, l’ambiente. Con uno sguardo anche alla rassegna stampa dei giornali, delle radio e delle televisioni latino-americane. Bucanero è un programma realizzato in collaborazione con Terre Madri 3, organizzazione di cooperazione internazionale che realizza e sostiene progetti di sviluppo e di informazione con l’America latina e l’Africa.

Il programma. Bucanero, dunque, ogni domenica alle 12.30 si parla – ad esempio – di Messico, della  violenza e dei femminicidi. In collegamento da Città del Messico, il giornalista Fabrizio Lorusso (è suo il blog Latino America Express) per raccontare la situazione nel paese: gli ultimi anni sono stati anni violenti, tra contese sanguinose che hanno coinvolto bande rivali e vere e proprie battaglie con le forze dell’ordine, con decine e decine di morti. A tutto ciò si aggiunge l’orribile fenomeno dei femminici, per i quali in Italia si sono tenute manifestazioni per denunciare le violenze contro le donne in Messico.

da Repubblica.It

Carlos Fuentes parla dei candidati alla presidenza del Messico

Lo scrittore messicano Carlos Fuentes parla con grande chiarezza del suo paese e delle grosse mancanze e i ritardi che ha accumulato: tanti e grandi problemi e scarse proposte politiche. Intervistato da Carmen Aristegui fa un breve bilancio dei due governi del PAN (2000 – 2006 – 2012) e della candidatura di Enrique Peña Nieto per il PRI il cui principale oppositore sarà Andrés Manuel López Obrador, candidato del PRD e degli altri partiti di sinistra.

Lo strano caso di Florence Cassez e la giustizia messicana (2/2)

FRANCESANOTA.jpgQuesta è la seconda parte della cronologia-reportage sulla francese Florence Cassez, reclusa in un penitenziario messicano dal dicembre 2005. Leggi la prima parte della storia a questo link. Eravamo rimasti alla sentenza di condanna in primo grado… La messa in scena della cattura di Florence e Israel in TV, eseguita dai poliziotti della FBI messicana, la AFI, e rivelata da Florence di fronte a milioni di telespettatori tre mesi dopo, non ha scalfito le tesi dell’accusa né evitato una sentenza di condanna in primo grado (96 anni di prigione) che si basa fondamentalmente sulle dichiarazioni dei tre testimoni, non essendoci altre prove contundenti. Le irregolarità nella cattura e le incoerenze sono passate in secondo piano, mentre sembra essersi consumata la vendetta del capo della polizia García Luna, umiliato in TV da Florence. Nessun altro membro della banda viene sentenziato in questa fase. Il sospetto aleggia: come mai tanti cambiamenti nelle dichiarazioni e l’assenza di altre prove? Erano sotto shock al momento delle prime dichiarazioni e poi alcuni mesi dopo si sono ripresi oppure hanno subito una manipolazione da parte di autorità restie ad accettare i propri errori? La legge dice che le dichiarazione rese nei primi interrogatori valgono di più rispetto alle rettifiche successive, ma cosi’ non è stato a quanto pare. Gli ostaggi hanno vissuto un calvario, ma pare che Florence non abbia molto a che vedere con la loro vicenda. Sono, come ha detto la francese, i testimoni “due volte vittime”, prima della banda di rapitori, quella vera, e poi anche del potere che ne manipola i destini? In caso di errore, o peggio ancora, di mala fede, in che modo sarebbe possibile fermare la fabbrica dei colpevoli? [Scarica l'articolo intero in .pdf qui]

6 febbraio 2009. Il Presidente Felipe Calderón propone il ricorso alla Convenzione di Strasburgo offrendo (e creando una legittima aspettativa a livello diplomatico nella controparte francese), in un primo momento, una risoluzione alternativa, meno mediatica e propagandistica, che possa soddisfare Francia e Messico. In una lettera al suo collega francese sostiene che “in caso di condanna, si potrà esplorare l’applicabilità della Convenzione sul Trasferimento delle Persone Condannate del 21 marzo 1983” che hanno firmato sia il Messico che la Francia.

9 marzo 2009. In appello la condanna viene confermata e la pena ridotta a 60 anni di carcere senza possibilità di riduzioni visti i capi d’imputazione: sequestro di persona e delinquenza organizzata; è eliminata la condanna per porto d’armi e per il rapimento di Raúl, il marito di Cristina che era stato trattenuto solamente poche ore per permettergli di cercare i soldi del riscatto.

Le strade possibili, oltre alla via diplomatica aperta da Calderón che non decollerà, sono poche ma percorribili: c’è il ricorso alla Suprema Corte messicana per questioni costituzionali (mancato rispetto del “giusto processo”), la Corte Internazionale di Giustizia e, come opzione immediata, il cosiddetto “juicio de amparo”. Infatti, viene inoltrata una richiesta per un ulteriore appello, che in Messico è conosciuto come giudizio di “amparo” (=protezione, tutela dei diritti), cioè l’apertura di un nuovo processo di revisione contro una precedente sentenza.

6-9 marzo 2009. Visita ufficiale del Presidente francese Nicolas Sarkozy in Messico e in agenda c’è il caso Cassez. Nonostante le promesse fatte dal Messico a livello diplomatico, la sentenza arriva proprio durante la visita del presidente in terra azteca e questi reagisce perorando la causa di Florence di fronte al parlamento messicano.

10 marzo 2009. Prima sessione della Commissione Binazionale formata da funzionari di Francia e Messico per analizzare la possibilità di estradizione di Florence Cassez affinché sconti la pena nel suo paese: il governo messicano vuole impedire che, in caso venga rimpatriata, sia liberata dalle autorità giudiziarie francesi. I lavori della commissione si concluderanno con un nulla di fatto.

7 maggio 2009. Dichiarazioni del presunto sequestratore della banda Los Zodiaco, David Orozco, alias El Geminis, che compromettono ancor di più la situazione di Florence, accusata da Orozco di essere a capo del gruppo insieme al suo ex, Vallarta, e di aver pianificato e compiuto vari rapimenti in cui si prendeva anche cura direttamente dagli ostaggi. Clamorosamente Orozco ritratterà sostenendo che quelle dichiarazioni gli erano state estorte dalla polizia con la tortura (documento link).
Arresto del fratello di Israel Vallarta, René, e di due suoi nipoti.

Inizio giugno 2009. Florence rilascia un’intervista alla nota giornalista messicana Denise Maerker e viene trasferita poco dopo dal reclusorio femminile di Tepepan, probabilmente quello con le migliori condizioni nel paese, al penitenziario di Santa Martha da cui era già passata per un periodo nel 2006. La misura è evidentemente punitiva e viene revocata dopo le proteste del governo francese.

22 giugno 2009. Il Presidente Calderón esprime il suo rifiuto all’ipotesi di rimpatriazione della Cassez che “dovrà scontare la pena in Messico”. Le riserve e le interpretazioni della Francia alla Convenzione di Strasburgo impediscono il trasferimento di Cassez, secondo il governo messicano, viste le scarse garanzie giuridiche che Florence sconti totalmente la pena nel suo paese. In febbraio è stata creata un’aspettativa a livello diplomatico ma poi con l’arrivo dell’estate si adduce una incompatibilità tra i sistemi legata a un cambiamento drastico della posizione del Presidente Calderón: una cosa che potrebbe assomigliare a un inganno con fini elettorali per spingere il suo partito, il PAN, che è in calo nei sondaggi per le votazioni del parlamento “mid-term”. E infatti vince il PRI, il PAN è penalizzato pesantemente e l’immagine della giustizia messicana risulta pregiudicata internazionalmente.

8 dicembre 2009. Il comitato per “Florence libera” organizza una manifestazione di fronte all’Ambasciata del Messico a Parigi per ricordare i 4 anni di prigionia della loro connazionale che s’è sempre dichiarata innocente.

4 febbraio 2010. Il Governo messicano ribadisce che il caso è chiuso e, in base alle prove presentate, Cassez è colpevole dei gravi delitti che le vengono imputati per cui non sarà consegnata alla Francia.
Florence pubblica un libro “A la sombre de ma vie” in cui espone i dettagli del suo caso e si dice pronta a richiedere un nuovo processo in base agli elementi di cui dispone.
Florenceannedumexique.JPG18 maggio 2010. Nicolas Sarkozy, insiste nel chiedere al suo omologo messicano che la cittadina francese venga consegnata e possa continuare l’espiazione della pena in una prigione francese. La questione della sovranità in Messico e il nazionalismo francese, da una parte, contro quello messicano, dall’altra, non giovano alle relazioni bilaterali e ancor meno alla causa di Florence Cassez, ormai coinvolta in un gioco che è un’arma a doppio taglio: popolarità e appoggi importanti rischiano di compromettere la serenità delle decisioni giudiziarie e polarizzano le opinioni dei due popoli “contrapposti”. D’altro canto le vie legali non hanno portato a cambiamenti sostanziali, sono state a senso unico e ormai le speranze e le strade percorribili si riducono, quindi si gioca con forza la carta della diplomazia e dell’opinione pubblica.

9 febbraio 2011. Alcune organizzazioni civili vicine a posizioni governative come Alto al Secuestro (Stop ai rapimenti), di Isabel Miranda Wallace, México SOS, dell’imprenditore Alejandro Martí e Causa Común, di María Elena Morera, e la Asociación Nacional de Consejos de Participación Civil (Ass. Naz. Dei Consigli di Partecipazione Civile), di Marcos Fastlicht, esigono al Potere Giudiziario di non “non cedere” alle pressioni della Francia su Florence Cassez.

Particolarmente attivo e controverso è il ruolo della Signora Wallace che è legata al PAN e al Presidente Calderón il quale, grazie alla rilevanza mediatica e all’attivismo di questo personaggio, conduce una campagna “di pulizia” della sua immagine, fortemente compromessa da una disastrosa guerra al narcotraffico e dall’aumento dell’insicurezza. La pietra angolare dell’operazione è la cooptazione dei movimenti sociali affini che non questionano la strategia repressiva e la politica di sicurezza del Governo offrendogli legittimità e consensi: l’alleanza s’è consolidata tanto che ora la Sig.ra Wallace è la candidata ufficiale del PAN per diventare sindachessa di Città del Messico e sottrarre la città, che è un enorme bacino elettorale da 20 milioni di abitanti, al controllo delle sinistre agglomerate intorno al PRD e al sindaco Marcelo Ebrard.

10 febbraio 2011. Il settimo Tribunale Collegiale per i processi penali boccia il ricorso all’ultima possibilità di appello costituita dal “juicio de amparo”. Il deputato francese, Thierry Lazaro, in trincea da anni in favore di Florence, denuncia una “giustizia corrotta al servizio del potere” e insieme alla famiglia Cassez chiede l’annullamento delle cerimonie previste per l’Anno del Messico in Francia, un festival culturale di 10 mesi dal febbraio 2011.

14 febbraio 2011. Sarkozy riceve la famiglia Cassez e dichiara che esiste “una differenza tra il popolo messicano, profondamente amico della Francia, e l’attitudine di alcuni suoi dirigenti” e che “non lasceremo quella ragazza in prigione per altri 60 anni e spero che la ragione trionferà”. L’evento culturale franco-messicano non viene cancellato anche se, come annuncia Sarkozy, sarà dedicato a Florence Cassez. Per il Messico è un affronto e l’ambasciatore a Parigi, Carlos de Icaza, paventa la sospensione dell’evento e una crisi diplomatica.

15 febbraio 2011. Sarkozy invita a “mantenere il sangue freddo” e il Messico accetta di partecipare al festival a condizione che non vi siano riferimenti al caso giudiziario di Florence. Però si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà per la francese e continuano gli eventi a lei dedicati, quindi all’inizio di marzo viene cancellato l’Anno del Messico in Francia per mancanza delle condizioni indispensabili, sostiene il Ministero degli Esteri messicano (link).

Marzo 2011. La Suprema Corte della Nazione messicana, presieduta da Juan Silva Meza, s’è dichiarata competente e ha accettato di analizzare eventuali vizi di costituzionalità relativi al processo Cassez, in particolare riguardo al principio del giusto processo e al “juicio de amparo” o appello, quello non concesso il 10 febbraio. Questa è l’ultima speranza strettamente giuridica e interna per una revisione del suo caso. Probabilmente ci sarà una sentenza della Corte nel primo trimestre del 2012, in piena campagna elettorale per le presidenziali del 6 luglio prossimo, il che certamente non è un elemento di serenità. La composizione della Corte è cambiata recentemente e ora c’è una maggioranza che pare più orientata ad accondiscendere le posizioni ufficiali e governative.

15 novembre 2011. Il canale TV France 5 trasmette un documentario di 52 minuti realizzato dal regista franco-vietnamita Othello Khann e da Patrice Du Tertre e prodotto da Cineteve e Crea-TV: “Florence Cassez, l’ultima risorsa” allude all’attesa sentenza della Corte Suprema che potrebbe rimuovere l’impasse attuale (link video trailer e sotto il documentario incorporato all’articolo).

24 novembre 2011. La Pastorale Sociale, parte integrante della Conferenza dell’Episcopato Messicano, elabora una “opinione giuridica” in cui sottolinea la fabbricazione delle prove contro Florence che dimostrerebbero la sua innocenza e la presenta alla Corte Suprema (link).

28 novembre 2011. Dopo la trasmissione alla TV France 5 del documentario con testimonianze che contraddicono le accuse del Ministero della Pubblica Sicurezza, l’avvocato Pedro Arellano, uno dei dichiaranti e coordinatori della ricerca inviata alla Corte Suprema, è rimosso dall’incarico di segretario che ricopre presso la Pastorale Sociale dell’Episcopato: viene così penalizzata l’equipe di legali che avevano denunciato la “fabbrica dei colpevoli” mettendosi contro il governo e le alte gerarchie ecclesiastiche, proclivi al mantenimento dello status quo. Sono sempre di più i media, radio, quotidiani e riviste importanti del Messico che sollevano “ragionevoli dubbi” sul dossier della francese (per esempio, Nexos, Gatopardo).

28 dicembre 2011. Alcuni rapitori catturati nel 2008 (Sergio Islas Tapia, Leonardo Islas Martínez ed Esteban Herminio Islas Martínez) della banda “Los Tablajeros”, una cellula che la Procura ritiene sia legata a Los Zodiaco sono condannati a 180 anni di prigione per sequestro di persona e delinquenza organizzata.

29 dicembre 2011. Emessa sentenza per due presunti membri della banda Los Zodiaco: René Vallarta, fratello di Israel Vallarta, è condannato in primo grado a 48 anni di carcere e David Orozco, alias El Géminis, a 60 anni di carcere per sequestro di persona da un tribunale dello stato del Nayarit. Intanto Israel resta in attesa di giudizio (link discussione).

2 gennaio 2012. Probabilmente per la pressione della stampa (reportage di Proceso) o per un ripensamento e su richiesta di vari vescovi, l’avvocato Pedro Arellano, segretario della Pastorale Sociale, viene reintegrato nel suo posto di lavoro dall’Episcopato Messicano.

Per finire, non posso dire se Florence sia innocente o no. Posso dire, in base all’informazione raccolta, alla mia esperienza e conoscenza del Messico e alle letture sul caso, che il suo processo è stato viziato da ingerenze di ogni tipo, da logiche interne perverse, prove poco credibili e dinamiche esterne di potere, diplomatiche e politiche. I dubbi sono cosmici, le certezze poche e alle vittime non è stata resa giustizia. In questa sintesi, tra l’altro, sono state omesse le descrizioni di altri ostaggi, vittime dei “Los Zodiaco” (sempre che questa banda esista veramente nei termini presentati dalle autorità in questi anni), e di altri elementi di questa e altre bande di rapitori in stretta relazione tra di loro.

Queste connessioni, spesso anche familiari, tra varie micro-organizzazioni criminali coinvolgono molti personaggi di questa storia surreale e inquietante e portano ad alt re piste molto promettenti per la risoluzione del caso e l’eventuale arresto dei delinquenti. Peccato che nella maggior parte dei casi siano state trascurate palesemente dagli inquirenti come succede con i due fratelli Rueda Cacho segnalati dalla giovane Valeria che sono riconducibili, con connessioni familiari, agli stessi ostaggi Cristina e Christian.
FlorenceLibro.jpg
Infatti, capita spesso che vittime e carnefici siano parte del medesimo intorno familiare, lavorativo o cittadino. Pare anche che Cristina, in base ai risultati delle indagini degli avvocati della Pastorale Sociale e alla testimonianza resa da uno dei massimi esperti francesi del caso, sia stata in passato la donna di servizio di un losco faccendiere, Eduardo Margolis, che era stato socio in affari di Sébastien Cassez, ma poi i due avevano litigato e s’era aperto un contenzioso legale. Le questioni aperte restano tante.

Non si sa che cosa abbiano fatto gli ostaggi tra l’8 e il 9 dicembre, giornata in cui la AFI era già entrata nel ranch Las Chinitas e aveva già catturato Israel Vallarta e Florence. Sappiamo solo che gli ostaggi sarebbero stati condotti lì (o ci sarebbero rimasti tutto il giorno) per la messinscena televisiva. Interrogato due volte in proposito dalla giornalista messicana Carmen Aristegui, Ezequiel semplicemente ha evitato di rispondere. Ma erano davvero nel ranch da prima o stavano in una delle altre case che i rapitori della banda avevano a disposizione per la prigionia? Le indagini lasciano a desiderare in merito.

E’ possibile che Florence resti in carcere e debba scontare in Messico la sentenza di condanna a 60 anni. Potrebbe anche essere riaperto il processo oppure del tutto annullato e, in questo caso, la francese sarebbe liberata. Queste sono le tre possibilità aperte per Florence Cassez, le sue ultime risorse o chance giuridiche in seguito all’accoglimento della sua istanza da parte della Suprema Corte di Giustizia messicana. Quest’organo giuridico ha il ruolo di corte costituzionale e, in questo caso, potrebbe aprire una via d’uscita non solo per Florence, ma anche per lo stesso governo messicano che cerca di salvare la faccia di fronte alle pressioni della Francia e, allo stesso tempo, al suo paese.

Una soluzione “creativa” che non scontenti troppo nessuna delle parti, elaborata da un organo super partes che è rispettato dalla popolazione e dai politici, potrebbe riuscire dove la diplomazia, legata agli interessi delle due nazioni e specialmente dei loro presidenti, non ha potuto avere successo. Restano comunque altre strade come la Corte Interamericana dei Diritti Umani e il ricorso alla Corte internazionale di giustizia de L’Aia, per esempio, ma sono barlumi sempre più remoti vista la forza non coercitiva delle loro risoluzioni.

Concludo citando Héctor de Mauleón dal mensile messicano Nexos:

“Alla fine della storia gli unici fatti comprovati del dossier sono la manipolazione sistematica, il vizio d’origine nel trattamento agli accusati e ai testimoni, la gestione dei media per costruire versioni ad hoc. Non possiamo arrivare a sapere tramite i fascicoli del processo se Florence Cassez è innocente o colpevole; se gli ostaggi sono stati veramente rapiti e se dicono la verità nella loro prima dichiarazione oppure nella seconda o nella terza; non possiamo nemmeno sapere se sia esistita o meno l’organizzazione criminale su cui è costruito il caso, anche se è chiaro che la parte fondamentale di questa banda si trova in libertà, che ci sono state vittime, che ci son stati carnefici e che in molti momenti i carnefici sono stati gli inquirenti assegnati al caso, i quali operano all’oscuro, torturano, inducono dichiarazioni, alterano i fatti e montano spettacoli per i mass media”.

Infine consiglio due importanti documenti su Florence, il documentario Florence Cassez, l’ultime recours (in francese) che potete vedere qui sotto e il libro Fábrica de culpables. Florence Cassez y otros casos de la (in)justicia mexicana (versione tardota in spagnolo, Ed. Grijalbo, 2010) e Peines mexicaines. Florence Cassez, Jacinta, Ignacio et les autres (in francese, First Document, 2009) di Anne Vigna e Alain Devaldo, che è il lavoro più completo sul caso (http://www.amazon.fr/Peines-mexicaines-Florence-Jacinta-Ignacio/dp/2754015418). Infine sul sistema giuridico messicano il documentario “Presunto colpevole” qui.   Fabrizio Lorusso www.carmillaonline.com

Florence Cassez, l’ultime recours – El último recurso (documental) from Fabrizio Lorusso on Vimeo.

Web Ref

http://site.cassez.net/

http://www.liberezflorencecassez.com/

http://www.florence-inocente.com/

http://mexicoporflorencecassez.wordpress.com/mensaje-de-florence-cassez-a-los-mexicanos-audio/

Le monde – sintesi

Una discussione on line

El mundo – sintesi

Parlano le vittime – radio

Intervento della Chiesa

Lucha de albures en Tepito – Sfida di doppi sensi a Tepito

Máscara Enchilada entrevista a Alfonso Hernández, Cronista de la Ciudad y Director del Centro de Estudios de Tepito, acerca del popular, arraigado y divertido arte de los Albures Mexicanos. El taller de la reina de los albures, Lourdes, está aquí

Il Peperoncino Mascherato, eroe popolare della lotta libera messicana, intervista il probo Alfonso Hernández, cronista di Città del Messico e Direttore del Centro Studi su Tepito, il quartiere indomito della capitale, sull’arte degli albur, i doppi sensi messicani. A questo link il post in cui parlo della regina degli albur, Lourdes Ruiz.

Para comentar el video con gusto les copio abajo el artículo de La Jornada En el barrio de Tepito el albur es contracultura y resistencia:

En la primera reunión, realizada en la unidad Tezonco de esa universidad, la campeona de la especialidad, Lourdes Ruiz, rompió el mito de que es una práctica reservada a los hombres

OTHON LARA KLAHR

Producciones Chiquito Medallas de Oro lleva a cabo un encuentro de albur en la Casa Talavera, recinto de la Universidad Autónoma de la Ciudad de México (UACM) ubicado en la calle Talavera esquina con República de El Salvador, colonia Merced, en el mero Centro Histórico.

Qué mejor lugar que el entrañable -y alburero- barrio de La Meche para realizar esta actividad lúdica -y lúbrica, si se quiere-, que promete dejar satisfecho al respetable. Si no lo cree, ahí le va una probadita: este jueves se proyecta la película Mecánica Nacional a las 16 horas, con comentarios posteriores de Everardo Pillado y Guillermo Buigas.

El viernes, a las 17 horas tendrá lugar el mano a mano de albur De tu arte a mi arte, y más tarde cerrará con broche de oro el encuentro un bailongo en la cercana Plaza Aguilita, amenizado por la Internacional Danzonera México. Aproveche, la entrada es libre (y la salida también).

El albur en Tepito

El antecedente inmediato del encuentro alburero que se lleva en Casa Talavera es la mesa redonda que organizó la misma institución hace unas semanas en su campus San Lorenzo Tezonco, en Iztapalapa. En esa ocasión quedó demostrado que el albur no sólo son peladeces, ingeniosos juegos de palabras o “el combate verbal hecho de alusiones obscenas y de doble sentido (…) en el que el vencido es el que no puede contestar” y “es poseído, violado, por el otro” (Octavio Paz, El laberinto de la soledad, Lecturas Mexicanas, pág. 35).

Este florido lenguaje también es contracultura y resistencia “para no ser domesticados por el sistema”, afirmó el cronista del barrio de Tepito, Alfonso Hernández. Para el también director del Centro de Estudios Tepiteños (CET) el lenguaje es uno de los elementos de identidad -cada vez más escasos- que conserva esta aguerrida zona ante el embate de la modernidad.

El ágil dominio de la lengua -sin doble sentido- que caracteriza a los tepiteños se evidenció en la mesa redonda, titulada El albur en Tepito, en la que blandieron lo mejor de su repertorio, además de Alfonso Hernández, otros destacados representantes de la cultura barrial.

Entre los ponentes estuvo la comerciante Lourdes Ruiz, quien rompió el mito de que el albur sólo es del dominio masculino, ya que ella es campeona invicta del Encuentro de Albureros que se realizó en el Museo de la Ciudad de México.

Pero además en la UACM Lourdes acabó con el escepticismo de los machines presentes, al recetarles algunas muestras de su picardía cuando se pidió que pasaran tres voluntarios para realizar un ejercicio lúdico, que no lúbrico. De manera significativa, solamente mujeres se atrevieron a pasar al frente. De un recipiente tenían que sacar un papel con una frase escrita y leerla en voz alta. Una de las voluntarias sacó un papelito y leyó la palabra chiquito, a lo que Lourdes acometió al instante: “A travieso no me ganas”… “Y a flojo menos”.

Lo que todo alburero debe agarrar

Otro ponente, Víctor Hugo Rocha, distinguido miembro del CET, fue más a fondo al presentar la ponencia El albur y otros chorizos. Conocimiento que todo alburero debe agarrar. Primero se remitió a los orígenes del albur, “cuando la necesidad de los mexicas de hablar delante de los conquistadores españoles hizo que desarrollaran códigos verbales de doble sentido”.

Luego pidió no confundir el seudoalbur que se habla en la tele con el verdadero albur, al que definió como un chiste interactivo, “en el que no importa demostrar quién es más hombre, sino el componente intelectual que consiste en el dominio del lenguaje, donde gana quien tiene calma y contesta coherentemente, y pierde quien se traba al hablar y se queda como la jaula del pájaro: con el palo atravesado”. Aclaró que “a albures no compito, porque me comen”, y hablando de comida mencionó, entre muchos otros postres, el “anís con pasas”.

También se refirió a la categoría de análisis diferenciado “donde no es lo mismo Anita siéntate en la hamaca que Siéntate en la hamaca Anita”, ni “pedir en una tienda un metro de encaje negro a que un negro te encaje un metro”, aprovechando que se volvió a poner de moda Memín Pinguín.

Dentro del lenguaje alburero una palabra puede tener múltiples sentidos, explicó, pero lo más importante es fomentar estos ejercicios verbales para superar la pobreza en el habla, que lleva a muchos chavos al aburrido intercambio de “sí, güey, no güey, chale güey”.

El moderador de la mesa, Ernesto Aréchiga, profesor de la UACM, rindió homenaje a Chava Flores como uno de los más célebres albureros, pero también mencionó los aportes en la materia de grandes pensadores mexicanos, como Samuel Ramos (en El perfil del hombre y la cultura en México y Octavio Paz (en la obra citada). Sin embargo, Aréchiga consideró superada la idea de ambos pensadores en el sentido de que ese lenguaje sólo lo practican “los peladitos” en algunos ámbitos marginales de la sociedad.

Como muestra de que el albur inclusive ha llegado a la academia, enunció un clásico: “En ti me vengo pensando”, porque “mi novia ya no es Virginia… ahora es Manuela”, lo cual sorprendió hasta a los tepiteños, que comentaron: “tan seriecito que se veía el profe”. De nuevo se pidió que pasaran voluntarios al frente y otra vez pasaron sólo mujeres, lo que obligó a la campeona del albur a invitar a dos o tres varones a pasar “voluntariamente a güevo”.

Luego intervino Primo Mendoza, cuentista de doble nacionalidad: tepiteño y de Neza, quien hizo justicia a Armando Jiménez, El Gallito Inglés (quítale la cola y los pies y verás lo que es) y a Armando Ramírez, el inspirado autor de la novela emblema de la literatura tepiteña: Chin Chin el teporocho, lo cual nos hizo recordar un diálogo en el que el protagonista replica sabiamente a su contrincante: “…qué dijiste, este chile empapas yo me lo embarro” (pág. 125).

Mendoza negó que en Tepis sólo se hable albur. “También se habla latín, latón y mascamos lámina”, y de corolario nos la refrescó con el saludo: “¿En algotras ocasiones nos hemos visto?”, sin que faltara la respuesta entre el público versado: “¡atravieso no me ganas!”, y se le recordó que en sus años mozos fue “el chico temido de la vecindad”. A su vez, Lourdes reveló que el famoso sexto sentido femenino se adquiere cuando se pierde el quinto.

Duro de mascar

En su texículo Tepito, ese barrio chicoarote, Alfonso Hernández habló de la importancia de la memoria barrial para la sobrevivencia de esa comunidad, porque “aquí perder la memoria es como perder la sombra”, y si los tepiteños se dejaran despojar de su lenguaje barrial, sostuvo, “estaríamos perdiendo lo último que nos queda: la identidad que nos hace ser como somos”.

Para el cronista, Tepito es semejante al chicoarote, “una rarísima variedad de chile de árbol, de poco consumo porque al masticarse es más correoso que una charamusca”.

Hernández dio su testimonio de que “acá, a partir del momento en que se tienen peleas en la coliseo se la tiene uno que aprender a rifar en todo y contra todos en este barrio macabrón, donde se crece, como en todos los barrios, entre la teta y el moco, las lágrimas y la caca, los besos y los coscorrones, las caricias y los pellizcos, el ándele cabrón. “¿Será por eso que siempre que me dicen cabrón me da sueño? Porque de chico todo era puro ¡Ya duérmase, cabrón!”

Los tepiteños, expresó, “excluidos de la sociedad, tenemos inclinación a la libertad de improvisar y reciclar informalmente todo aquello que mejor satisfaga nuestros antojos existenciales”. Por ello Tepito es la zona artesanal y comercial más concurrida y tecnificada de la ciudad; “si bien no es un barrio modelo, sí es ejemplar en su sobrevivencia”, indicó.

El cronista barrial invitó al público a que “piquen, liquen y califiquen” que los tepiteños “no siempre revelamos por qué nos rebelamos frente a todo aquello que no nos deja ser lo que somos”, y observó que pese a la mala fama que le han constuido algunos medios, “al obstinado barrio de Tepito nos siguen llegando estudiantes de todas las carreras para corroborar si es cierto que México sigue siendo el Tepito del mundo y Tepito la síntesis de lo mexicano”.

A pesar de los aparatosos operativos policiacos, afirmó, actualmente como desde hace décadas medio México sigue acudiendo al tianguis de Tepis“en busca de ropa, zapatos, discos piratas, perfumes, yombina, tinta china, poper, pomadas, un armaño inflable (…) una grapa, un bazookazo, un arponazo, un putazo o para saber por dónde la rola Chin Chin el Teporocho”.

Alfonso Hernández explicó que en el lenguaje tepiteño cada palabra y cada verbo implican rumbos y definiciones propias; mientras el caló es el compendio de claves donde cada cosa tiene otros nombres y significados -”por ejemplo, huevón puede ser un chavo flojo, o un chavo que tiene una morra que tiene las manos muy chiquitas”-, el albur es el juego de palabras con todos los sentidos posibles, hasta convertirlo en un alegre juego de ajedrez lingüístico. “Por ejemplo, siguiendo con los huevos: al escuchar la palabra huevos se puede decir sóplame este ojo, o me los chupas y me los dejas nuevos”.

Calambur, categoría master

El calambur es más mandadito, se da entre masters de masters. Es el duelo verbal que no necesita llegar a las groserías, pero implica insospechados dobles y triples sentidos: con el mismo ejemplo de los huevos, “se diría que mis huevos son tus ojos, mis vellos tus pestañas y mis mocos tus lagañas”. Reflexionó que “así como hemos aprendido a construir el adentro y el afuera de Tepito más allá de sus límites geográficos, también hemos aprendido a no caber en el alfabeto ni en los textos académicos. Los tepiteños sabemos usar las palabras y todas las letras, y hasta podemos disimularnos en ellas cuando nos topamos con un burócrata o un político”.

¡En la madre!

-¿Cómo vislumbra el futuro de Tepito y los proyectos para dignificarlo? -se le picó al cronista en la ronda de preguntas y respuestas. Surtió efecto la picada (de cresta), y Alfonso Hernández replicó que Tepito desde sus orígenes ha sido un barrio modesto. Su nombre nahua, Mecalanilco, significa barrio de los mecapaleros (cargadores). Refirió que durante el sitio de Tenochtitlán ahí se atrincheró Cuauhtémoc durante 93 días, y esto hizo que el barrio cambiara de nombre, a Tepeteuhcan, que significa lugar donde comenzó la esclavitud.

Después Tepito fue de manera sucesiva “un miserable enclave colonial, el arrabal de la Ciudad de los Palacios, un lupanar metropolitano y ropero de los pobres”. Por ello, aseveró, eso de dignificar ”nos preocupa. Ha habido proyectos al respecto, como el de una antropóloga que quería desarrollar estrategias terapéuticas y vivenciales para hacer de los tepiteños seres humanos más plenos. Puso un taller de salud donde quería estudiar el lenguaje y por qué los tepiteños éramos tan groseros. ¡En la madre!”

Ya encarrerado, el cronista de Tepito subrayó la vitalidad del barrio: tiene 50 mil habitantes y presenta la densidad poblacional más alta de las 35 colonias de la delegación Cuauhtémoc. La población tepiteña, advirtió, está conformada por dos tribus: “los chingones y los chingadores. Los primeros son los artesanos, los comerciantes buena onda, y los chingadores son los que le cobran a la clientela el impuesto a la ingenuidad. Si no sabes de perfumes, de ropa, de electrónica, de relojes, te la dejan irineo, pero también se consiguen las cosas más baratas de la ciudad”.

Recordó que el terremoto de 1985 destruyó la mayoría de los talleres artesanales, y con ello mucho de la creatividad y la productividad tepiteñas, y el tianguis quedó como la principal bujía económica, pero “se ha ido pervirtiendo, porque es una economía cuya riqueza no se ancla en Tepito y nos hace muy vulnerables, porque somos dependientes de la ideología del mercado. Antes fue la invasión de la fayuca y hoy predomina la piratería, que ha empobrecido el comercio”. Hoy el barrio, reconoce, es un “laboratorio socioeconómico de la delincuencia, el narcotráfico, la corrupción y las nuevas leyes del mercado. Estamos librando una batalla muy importante, solos, porque casi nadie entiende lo que significa Tepito. Sin embargo, sigue siendo un barrio vivo, con una tribu aguerrida, que se distingue por su arraigo, identidad y cultura”.

Esa combatividad se traduce en la proliferación de grupos culturales independientes. Además del pionero Tepito Arte Acá, se encuentran los colectivos Los Olvidados, Tepito Crónico, La Hija de la Palanca y El Zahuán, entre otros que realizan una importante labor para enriquecer la identidad tepiteña.

Blog LamericaLatina.Net: 2011 in review

Molto bello il riassunto, il blog in cifre, di quest’anno offerto dai grafici e disegnatori di WordPress.Com, la piattaforma su cui corre LamericaLatina. Feliz Año, Buon 2012.

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Syndey Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 51.000 times in 2011. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 19 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report      CLICCA QUI per lo spettacolo!

Barrios mágicos de la Ciudad de México: Iztacalco

Questa presentazione richiede JavaScript.

Un post dal retrogusto un po’ turistico e natalizio per chi passerà da Città del Messico per il weekend. Il Messico ha creato un programma di inclusione turistica e culturale delle piccole perle nascoste in tutto il territorio nazionale, qualcosa di simile al controverso e celbre “Patrimonio dell’umanità” della Unesco/Onu: sono i pueblos mágicos o paesini magici, in genere antichi, ricchi di tradizioni, con un centro storico ben conservato di origine coloniale e identità locali vive. Da Tepoztlán a Cueztalan e Real de Catorce, da Tlalpujahua a Tequila e San Cristobal, ad oggi ci sono una cinquantina di comuni più o meno noti che hanno ottenuto questo status per entrare nel franchising turistico nazionale. A Città del Messico o México DF (Distretto Federale) esiste un programma analogo  ma legato ai barrios mágicos, le zone o quartieri popolari “magici” con un centro storico antico. Nell’album fotografico che scorre sopra (a questo link tutte le foto) nello slide-show c’è il quartiere dei 7 barrios della zona Iztacalco, a est di Mexico City. Altri quartieri certificati dalla famosa “pergamena” di barrio magico, rilasciata dal Governo della città, sono: Tláhuac, con il paesino di San Andrés Mixquic; Milpa Alta, con San Pedro Atocpan; Tlalpan, con San Agustín de las Cuevas, nel centro della circoscrizione; la zona della Basílica de Guadalupe, col nome di Centro Histórico Norte de la Ciudad–Villa de Guadalupe, in zona Gustavo A. Madero e i sette magnifici di Iztacalco. Il progetto è partito nell’agosto del 2011 e prevede l’incorporazione di una trentina di quartieri in totale. Sono già arrivate le critiche politiche (come e chi viene prescelto?) e quelle relative alle implicazioni economiche del programma che non ha dei fondi ma rappresenta solo uno stimolo per i quartieri che desiderano captare i flussi turistici che quest’estate hanno superato le 22 milioni di visite. Ad ogni modo si stanno aggiungendo a poco a poco anche queste zone: San Ángel, San Juan Tlihuaca (Azcapotzalco), Mixcoac, Coyoacán, Cuajimalpa, Zona Rosa, Garibaldi, Roma-Condesa y Santa María la Ribera, Villa de Guadalupe, Los siete barrios de Iztacalco, Culhuacán, Los Dinamos, Tacubaya, San Pedro Atocpan, San Andrés Mixquic, Centro Histórico de Tlalpan, Los mercados de Mixiuhca y La Merced, Centro Histórico de Xochimilco.