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Docenti di lingua-cultura italiana, precari e bistrattati all’estero

Precari docenti[Visto l’interesse comune per le tematiche trattate, questo articolo viene pubblicato oggi anche su Minima et Moralia, CarmillaOnLine e La poesia e lo spirito/Viva la scuola. Di Fabrizio Lorusso].

Nel dibattito sul precariato e il riconoscimento della professionalità dei docenti d’italiano come lingua seconda o straniera – L2 o LS – sono pochi i contributi sulle istituzioni italiane all’estero, in particolare sugli Istituti Italiani di Cultura (IIC). Il caso specifico che intendo descrivere riguarda la precarietà imperante a livello lavorativo nell’Istituto di Città del Messico, un esempio rappresentativo di un deterioramento comune a molte altre sedi estere. Sebbene esistano in Italia e all’estero condizioni di sfruttamento ben peggiori di quelle che riguardano i precari della cultura e dell’insegnamento, la situazione di queste categorie, scarsamente riconosciute in termini professionali, resta preoccupante. E riflette quella generale del mondo del lavoro in un paese con la disoccupazione al 13% in cui la caduta quasi trentennale del potere d’acquisto dei salari e la presenza di un esercito crescente di “riservisti” hanno compresso stipendi e diritti.

Riconoscere la professionalità dei docenti L2/LS

Nell’articolo “Certificare il precariato, didattizzare lo sfruttamento”, uscito in gennaio su Carmilla on line, Claudia Boscolo criticava giustamente la decisione del Comune di Brescia di creare un albo di ex insegnanti in pensione, disponibili a insegnare italiano agli studenti migranti, per sopperire alla carenza strutturale di personale nelle scuole. Si cerca di risparmiare recuperando docenti pensionati, in vena di fare del volontariato, ed escludendo le nuove figure professionali dei facilitatori linguistici, dei mediatori culturali e dei docenti specializzati nell’insegnamento della lingua come L2/LS. Tutta gente che ha dovuto ottenere dei titoli di studio ad hoc per specializzarsi o che comunque deve accumulare un’esperienza specifica ampia per insegnare lingua-cultura* italiana agli stranieri.

Il 27 dicembre 2013 su Il Manifesto Roberto Ciccarelli parlava di una “nuova frontiera dell’insegnamento”, basata sul lavoro gratuito e “la rimozione dell’esistenza di migliaia di persone con master ed esperienza”. E’ poi circolato un appello diffuso dal blog Riconoscimento della professionalità degli insegnanti d’italiano L2/LS e ripreso da Il Lavoro Culturale, intitolato “Italiano ai migranti: l’importanza delle condizioni d’insegnamento”, nel quale si ribadisce che “insegnare l’italiano a migranti non significa ‘aiutare nei compiti’: significa sapere come insegnare una lingua, quali approcci e metodi utilizzare e in quale situazione, significa saper creare attività e materiali ad hoc, significa progettare percorsi che tengano conto di determinati fattori (stadio dell’interlingua, sequenze di apprendimento, interferenze con la L1, e altri elementi teorici che si devono conoscere e saper applicare). Significa saper coinvolgere gli insegnanti di classe in questo percorso”.

 Istituti Italiani di Cultura all’estero

L’idea di trattare un caso estero nasce dalle forti somiglianze con la situazione dei professori L2/LS in Italia, dalla scarsa informazione disponibile sugli IIC e dalla mia esperienza personale. L’Istituto Italiano di Mexico City è l’Ufficio Culturale dell’Ambasciata d’Italia, dipende dal MAE (Ministero Affari Esteri) e gode dell’extraterritorialità, ovvero il suo territorio appartiene al paese ospitante, ma è politicamente amministrato dal paese ospitato. Al suo interno prestano servizio gli impiegati locali, assunti in base al codice del lavoro messicano, e quelli del MAE, che possono essere sia messicani sia italiani, hanno in genere contratti a tempo indeterminato e ricevono stipendi e benefici come i dipendenti pubblici in Italia. Tra questi ci sono i “contrattisti”, assunti sul posto con dei concorsi pubblici, e quelli provenienti dalla carriera diplomatica, per esempio l’addetto culturale e il direttore che possono raggiungere stipendi di 7 e 12mila euro al mese rispettivamente (vedi i reportage completi di Thomas Mackinson – Uno 2014 – Due 2011 – Tre 2011 in cui si parla di cifre anche maggiori, dai 12 ai 17mila euro, e di molte altre problematiche).

Dulcis in fundo ci sono i docenti, quasi tutti italiani ma a volte anche messicani, “assunti” con qualcosa di simile a un atto di cottimo o contratto di prestazione d’opera. Insomma, i professori, spesso elogiati da direttori e diplomatici di turno perché sarebbero “il volto dell’Italia nel mondo”, “i nostri rappresentanti diretti con gli studenti e con il Messico”, “l’interfaccia linguistica e culturale del paese”, pur operando praticamente in un territorio italiano all’estero, sono l’ultima ruota del carro, precaria. Il riconoscimento della professionalità dell’insegnante L2/LS, in Italia e all’estero, passa necessariamente dal riconoscimento e dalla tutela dei suoi diritti lavorativi per “ridare dignità alla nostra categoria di insegnanti di italiano a stranieri, sempre più bistrattata dalle istituzioni”, come ben rimarca il blog Insegnanti L2/LS. Quindi partiamo dal lavoro. A fine marzo 2014 Il Fatto Quotidiano ha pubblicato un reportage sui docenti in nero all’IIC di Bruxelles e un video con interviste ai professori che sono praticamente dei “fantasmi per la Farnesina e l’Ambasciata” e hanno sicuramente tante storie da condividere coi loro colleghi degli altri Istituti nel mondo.

L’Istituto Italiano di Città del Messico e il precariato

In Messico la sede dell’IIC, che include due piccoli edifici  per le aule, due giardini e altre strutture per le attività culturali e amministrative, è a Coyoacán, placido quartiere coloniale del sud cittadino, mentre l’Ambasciata si trova a oltre 20 km di distanza nella zona residenziale conosciuta come Palmas. Per i 17-18 membri del corpo docente dell’IIC-Messico c’è un contratto “di prestazione di servizi”, stipulato tra il “Committente” (IIC) e il “Prestatore” (docente), valido solamente per uno o più corsi specifici e rescindibile in qualunque momento da entrambe la parti, anche senza motivi.

Al punto/clausola 5 si cita un diritto di rescissione, esercitabile senza alcun preavviso, del Committente in caso di “gravi motivi d’insoddisfazione per il comportamento e l’espletamento del servizio da parte del Prestatore”. E al punto 6 si ribadisce: “Il presente contratto può essere rescisso da entrambe le parti in ogni momento per altre ragioni”. Cioè? Arbitrio, qualsiasi altra ragione. Infine, per chi si fosse fatto illusioni: “E’ escluso il rinnovo tacito del presente contratto”, frase che suggella la precarietà di un rapporto che non va mai oltre i cinque mesi consecutivi. Non vengono versati contributi previdenziali di alcun tipo. In pratica esiste un rapporto contrattuale di lavoro tra un individuo e un soggetto non privato, l’IIC, che, secondo le modalità in cui si svolge, potrebbe configurarsi come subordinato e prevedere diversi trattamenti economici, retributivi e contributivi, ma così non è.

precari Esempio Contratto IIC Un professore che si assenta perde lo stipendio per le ore dei corsi non lavorate e rischia il posto di lavoro. Non c’è “l’indennità per malattia”. Secondo quanto riferiscono alcuni insegnanti, verrebbe accettata un’assenza solo per “gravi motivi di salute”, ma non esiste una regola scritta o una circolare che lo confermi, non sono chiari questi “gravi motivi”. Il che implica un ampio margine di discrezionalità da parte della direzione che negli ultimi anni è arrivata a togliere corsi a un docente o a escluderlo completamente dall’Istituto se questo chiede con ragionevole anticipo un permesso per motivi personali giustificati. In alcuni casi, però, il “permesso” viene concesso senza conseguenze. Per di più, a volte, la segreteria avrebbe richiesto un certificato medico ad alcuni docenti. In Messico non c’è un sistema sanitario universale e gratuito, e comunque la maggior parte dei prof non è iscritta al sistema sanitario locale, cosa prevista, invece, per i lavoratori di altre istituzioni educative. Dunque richiedere un certificato obbliga il docente a cercare un medico privato che lo redige per 40 o 50 euro. Inoltre in Messico la sanità è al collasso, non esiste la figura del medico di famiglia e l’IIC non ha un dottore interno o “aziendale”, perciò tocca andare dal privato. Sebbene se la minaccia verbale di far presentare ai docenti il certificato non si sia ancora materializzata, il fatto che sia stata enunciata è di per sé grave.

Contratti e permessi di soggiorno

Una nota “curiosa”. Il contratto è in italiano, ma dice al punto 9 che “in caso di controversie derivanti dall’applicazione del presente contratto è competente il Foro locale”, cioè quello messicano. Una stranezza che nessuno è riuscito a spiegare. Alcuni avvocati, consultati da vari professori negli ultimi anni, e alcuni funzionari del MAE, invece, sostengono che non può essere competente il tribunale locale ma quello italiano, a Roma. Tutto questo succede nonostante il punto 2 stabilisca che “Il Prestatore garantisce che la prestazione verrà effettuata in forma autonoma anche se con modalità concordate tra il Prestatore e il Committente”. Negli ultimi anni non ho visto molte “forme autonome” nello svolgimento della “prestazione” né “modalità concordate”: se non è previsto un meccanismo valido, individuale o collettivo, per fare accordi, allora esistono solo decisioni unilaterali. E se una decisione non si basa su criteri scritti e pubblici, per esempio sul web o con una circolare, diventa arbitraria. Trattandosi di un’istituzione pubblica, ci si aspetterebbe di più…

Le “modalità concordate” c’erano prima, dato che esisteva una rappresentanza legittima del corpo docente, soppressa a fine 2011, che accordava con la direzione tali condizioni e modalità: come gestire assenze e malattie, orari, semestri e gruppi/classi, fasce salariali e aumenti; come lavorare in classe e che tipo di didattica, libri, testi extra, materiali e strutture vanno utilizzate o migliorate; i criteri per l’ingresso e il tirocinio dei nuovi docenti (soppresso nel 2011, dopo oltre 10 anni d’efficace funzionamento, e sostituito da una decisione soggettiva della direzione); che tipo di graduatorie interne s’usano per distribuire il lavoro e quali eventuali sanzioni si prevedono in tutta una serie di casi ordinari e situazioni limite. Tutti elementi sui cui la direzione ha una responsabilità di fronte al Ministero e su cui mantiene, quindi, un potere di decisione finale. Ma se il contratto e il buon senso prevedono un momento di confronto sulle modalità e questo non viene realizzato, allora si tratta di “unilateralità” o imposizioni.

Il punto 8 s’occupa di quei docenti che, magari dopo aver lavorato per 10 o 20 anni continuativamente in un’istituzione pubblica del loro paese, pensavano ingenuamente di poter acquisire qualche diritto, per esempio l’accumulo di punti in una graduatoria o un tipo di considerazione nei concorsi pubblici. Invece gli anni all’IIC, in Messico e in molti altri paesi, non contano nulla: “In nessun caso il rapporto di prestazione di servizi può comportare l’assunzione nei ruoli dell’Amministrazione del Ministero degli Affari Esteri o presso l’Istituto Italiano di Cultura”. Assunzione al MAE o in IIC? Impossibile. Però almeno qualche riconoscimento per la carriera si potrebbe prevedere, no? Invece non ci sono neanche i riconoscimenti simbolici, men che meno quelli materiali.

L’istituzione mantiene una “spada di Damocle” migratoria sui docenti che per l’ottenimento o il rinnovo del permesso di soggiorno dipendono da una lettera della direzione IIC: a lavoro precario, permesso di soggiorno precario e prof ricattabili. Riassumendo: tra dipendenti MAE-Carriera diplomatica (direttori e addetti), contrattisti MAE assunti in loco, impiegati con contratto locale e docenti di lingua L2/LS sono quest’ultimi i più precari. Sono inesistenti per il sistema pensionistico e della previdenza sociale italiano o messicano, rischiano in qualsiasi momento di finire clandestini ed è una situazione che all’IIC-Messico dura da più di trent’anni. Sono invisibili anche per i sindacati che non possono intervenire.

Interrogazioni parlamentari

Il 19 dicembre 2012 ci fu un’interrogazione parlamentare del deputato Gino Bucchino, eletto nella circoscrizione Nord e Centro America, proprio sul caso dell’IIC-Messico in cui si segnalavano problemi relativi alla diffusione culturale: “L’attività culturale del nostro istituto ha conosciuto negli ultimi tempi una flessione di ordine quantitativo e qualitativo, dovuta sia alla riduzione delle risorse destinate in generale alla rete dei nostri istituti che a motivi specifici attinenti alla programmazione e alla realizzazione in loco dell’intervento; in particolare, è diminuito il numero degli eventi culturali, alcuni dei quali realizzabili a costo minimo o nullo, e dell’insegnamento linguistico”. Dal punto di vista culturale ci sono stati degli sforzi volti al miglioramento, ma secondo l’interrogazione l’offerta non è paragonabile a quella degli anni immediatamente precedenti all’insediamento della direzione 2012-2014, (Melita Palestini, direttrice, e Gianni Vinciguerra, addetto culturale).

Per esempio l’unica libreria italiana in Messico (Libreria Morgana) gestiva uno degli spazi più apprezzati e attivi all’interno dell’Istituto, un vero punto d’incontro della comunità, ottimo per la realizzazione di eventi e la lettura. Dal luglio 2012 la libreria in IIC non c’è più. Al suo posto c’è un loculo vuoto e macabro accanto all’ingresso principale che dà il benvenuto ai visitatori. Infatti, non s’è trovato un accordo con l’IIC, in quanto questo “proponeva” una riduzione degli spazi alla metà e un aumento drastico e repentino dell’affitto, oltre a riservarsi la prerogativa di maggiori poteri di controllo sulla durata del rapporto e sugli eventi letterari. Una situazione paradossale in un centro culturale. Lo spazio non è stato più valorizzato né altre librerie hanno preso il posto della Morgana, malgrado le ripetute promesse in tal senso da parte della direttrice e le rimostranze della comunità locale.

Il 12 marzo 2014 c’è stata un’altra interrogazione, presentata dal deputato Emanuele Scagliusi, che si basa su informazioni riportate dal Fatto Quotidiano, da ansa.it, dalla Federazione indipendente lavori pubblici della Farnesina e anche su una lettera di protesta della comunità italiana in Messico del 2013. Il testo denuncia una serie d’irregolarità e preoccupazioni, relative agli IIC di New York, Città del Messico, Bruxelles, Barcellona e Madrid, e chiede al Ministro degli Affari Esteri Mogherini se stia esercitando la sua funzione di controllo sull’operato dell’Ispettorato del suo ministero e dei direttori degli Istituti Italiani. L’interrogazione è stata seguita da un’interpellanza urgente sul caso dei docenti dell’IIC di Bruxelles.

Contratto etico e lavoro bistrattato

precari docenti messicoIn ambito lavorativo il testo dell’interrogazione di Bucchino cita il “Contratto etico”, un documento per la protezione di alcuni diritti di base dei docenti L2/LS e mediatori culturali unico nel suo genere in America Latina. Fu redatto e siglato nel 2008 da rappresentanti di professori, responsabili didattici, dal Comites locale (Comitato Italiani all’Estero), da gruppi, associazioni e collettivi di italianisti, e dai direttori di numerose istituzioni messicane e italiane operanti in Messico, tra cui alcune scuole Dante Alighieri e lo stesso Istituto Italiano (Link Al Documento): “Il rapporto autoritario e privo di regole con il personale adibito all’espletamento dei corsi contribuisce ad accentuare la precarietà della situazione e a insidiare la stabilità e la continuità del servizio; importanti prerogative previste nei contratti a favore del personale e le indicazioni contenute nel Contratto etico del personale insegnante, sottoscritto fin dal 2008, ricevono scarsa considerazione.”

Negli ultimi anni il “Contratto Etico” è diventato carta straccia proprio nell’istituzione che più di tutte l’aveva promosso. Da più di 4 anni non c’è un aumento salariale (orario) in IIC, mentre prima c’era un piccolo adeguamento, comunque insufficiente, ogni uno o due anni. La gestione dell’Istituto di Mexico City ha ricevuto una serie di critiche esterne molto forti. Alla fine del gennaio 2013, la comunità italiana in Messico, per la precisione un’ottantina di firmatari italiani e messicani interessati alla questione, diffuse una lettera diretta all’allora Ambasciatore, Roberto Spinelli, e a vari quotidiani, siti e riviste italiani e messicani in cui si deplorava “l’inesorabile declino di questo importante punto di riferimento per la diffusione della lingua e della cultura italiane” e il fatto che “la direzione riserva al pubblico in generale un trattamento spesso scortese e freddo: è difficilissimo essere ricevuti e, quelle rare volte in cui viene concesso un colloquio, la chiusura di fronte a qualunque proposta di collaborazione (anche gratuita) è assoluta”.

Diffusione culturale

Lo scrittore italiano Fabio Morábito, in Messico dal 1970, ne parlava su Nazione Indiana in questi termini: “Cercherò di tracciare un breve quadro del posto che occupa la letteratura italiana in Messico. Intanto non credo che l’Italia promuova una qualche politica culturale in questo paese, anzi mi domando se lo faccia in altri. L’Istituto Italiano di Cultura, che ha sede in uno dei posti più belli di Città del Messico, non si contraddistingue certamente per la sua vivacità. Per me é stato sempre un istituto grigio, incapace di attrarre un pubblico locale. Ci vanno più che altro i vecchietti italiani e forse qualche studente dei corsi di lingua”.

Resta un’opinione, ma di uno che qualcosa ne sa. Già nel 2010 la scrittrice e accademica Francesca Gargallo aveva subito un tentativo di restringere la libertà di espressione durante la presentazione del suo libro e della conferenza “Liberazione delle donne, liberazione di un popolo: gli saharawi”  in un evento culturale organizzato presso la biblioteca dell’IIC.

E poi nel settembre 2013 la denuncia dello scrittore messicano Naief Yehya è cominciata a circolare su Facebook, insieme a decine di commenti di solidarietà e oltre cento condivisioni. In pratica l’autore ha scritto che la presentazione del suo libro “Pornocultura: lo spettro della violenza sessualizzata nei media” sarebbe stata cancellata il giorno prima dall’IIC, “che ha avuto in mano per settimane un libro che non nasconde di cosa tratta”. E continua: “Sapevano anche che avremmo proiettato alcune immagini legate al testo. Un giorno prima dell’evento apparentemente si sono accorti di cosa significava la parola Porno, si sono scandalizzati e hanno cancellato l’evento. Per fortuna Tusquets ha potuto programmare l’evento nella sala Octavio Paz della libreria del Fondo de Cultura Económica”, che, per chi non la conosce, è una delle principali case editrici messicane. Ecco il commento di Alberto Navarro, un alunno IIC contrariato su FB: “Sono studente dell’Istituto, che vergogna, non tutti la pensano così in quel posto, c’è gente molto valida e critica lì dentro, pensante. L’autorità ha paura in questo paese ed è chiaro il perché”.

La petizione al governo contro le chiusure

Sta circolando in rete (link) una petizione al governo, con quasi tremila adesioni, contro la chiusura, prevista entro l’estate, di otto istituti italiani di cultura nel mondo. Tra i primi firmatari ci sono scrittori, giornalisti, intellettuali, cineasti, accademici e artisti molto noti. La petizione è giusta ma incompleta. I problemi degli Istituti sono strutturali, non tanto o non solo legati a dirigenti e funzionari, quanto alle regole, alle dinamiche e alle consuetudini che li governano. In una petizione bisognerebbe chiedere una riforma degli IIC, delle loro logiche di funzionamento e dei meccanismi per le nomine di addetti, direttori, funzionari, contrattisti e professori che, in certi casi, riproducono la classica parentopoli all’italiana, anti-meritocratica e parassitaria. Si dovrebbe rivedere il sistema degli eventi e delle proposte culturali del “giro” ministeriale che vengono inoltrate dal MAE agli Istituti. Bisognerebbe valorizzare le persone in loco, chi insegna, chi fa cultura e semplicemente chi lavora, e rendere visibili i “precari italiani all’estero”, protagonisti di un lavoro docente e culturale bistrattato in quei luoghi, anche se poi viene dipinto da diplomatici e politici come necessario e determinante per l’immagine del paese. Non basta salvare gli IIC, vanno cambiati da cima a fondo. ___________________

* La fusione in una sola parola del binomio lingua-cultura evidenzia l’inscindibilità di due elementi che s’influenzano reciprocamente. Insegnare una lingua non significa solo trasmettere uno strumento di comunicazione o delle regole, ma è anche un’attività di trasmissione dei fenomeni culturali che sono inscindibili dagli aspetti linguistici. Non c’è isolamento tra lingua e cultura ma comunicazione e interazione in un contesto o ambiente sociale storicamente determinato.

Italia fue país invitado en la IV Fería del Libro del Gran Nayar: una crónica

feria nayar

De Revista Punto D’Incontro – Versión en italiano del artículo LINK Italia fue el país invitado de la IV edición de la Feria del Libro del Gran Nayar, que se desarrolló en las instalaciones de la Universidad Autónoma de Nayarit (Tepic) del 11 al 15 de noviembre pasado. De regreso de esa experiencia, a la que fui amablemente invitado por la UAN, quiero dejar una breve crónica del evento. En la explanada de rectoría se erigió un verdadero centro cultural interactivo que, además de los expositores del sector editorial, contó con una larga serie de actividades culturales para compartir literatura, experiencias, conocimientos y, desde luego, muchos libros.

La Feria del Libro del Gran Nayar es un momento de encuentro intercultural cada vez más importante y reconocido, un tiempo para el diálogo de saberes entre los pueblos de la región y el resto del mundo. El término Gran Nayar nace en el siglo XVIII para referirse a la amplia región montañosa y habitada por diferentes pueblos amerindios, euroamericanos, afroamericanos, asiamericanos y europeos en los estados actuales de Nayarit, Sinaloa, Durango, Zacatecas y Jalisco. Es una de las regiones culturales más étnicamente diversas de América y el mundo, y resume no solamente las culturas indígenas, sino la dinámica mayor que éstas establecen con respecto a los pueblos mestizos de su entorno y a los del resto del mundo.

El programa de la Feria fue muy intenso e incluyó la participación de autores italianos, mexicanos y, más en lo específico, nayaritas, dentro de talleres, seminarios, conferencias, presentaciones, mesas redondas y debates con y para el público participante que también tuvo acceso a un soporte virtual en línea para asistir a los eventos mediante videos live.

La Ceremonia de Inauguración fue el lunes 11 de Noviembre del 2013 a las 9:30 en la Explanada de Rectoría y estuvo presidida por la dirigencia universitaria con la presencia de representantes del país invitado de este año, Italia, y del municipio invitado que es Acaponeta, pueblo natal del gran poeta Alí Chumancero. En la noche, hubo un gran concierto de tenores locales con temas de Ópera y otros clásicos como La Llorona yBésame Mucho.

Gracias a los esfuerzos de la Coordinación General de Asuntos Internacionales de la UAN, este año se logró que Italia fuera país invitado. Durante los últimos meses la Coordinadora General, Nadia Selene Hernández Aguilar, la responsable del Área de Lenguas Extranjeras, Irma Peña Batista, y el de italiano, Maurizio Matino, realizaron las gestiones pertinentes con el Consulado de Italia en Guadalajara, la Fundación Amici d’Italia, el Istituto Italiano di Cultura y la Embajada de Italia en México para lograr la participación de conferencistas, escritores y académicos comoPino Cacucci Fabrizio Lorusso y Giovanni Marchetti, así como otros expertos de gran prestigio de ese mismo país.

Las actividades se desenvolvieron eficaz y dinámicamente, con buena participación de los estudiantes universitarios y del público en general. Cacucci presentó, entre otras actividades, su nuevo libro sobre la cultura y las anécdotas del Estado de Quintana Roo, pero también sobre la coyuntura ambiental difícil que viven sus mares. El texto es Mahahual: un paraíso no reciclable-historia, leyendas, anécdotas de Quintana Roo. Asimismo, la directora del Istituto Italiano de Cultura, Melita Palestini, estipuló acuerdos de cooperación cultural con el rector de la UAN, Juán López Salazar.

Otros autores italianos, invitados especiales presentes en  la lista del programa, presentaron temáticas como El Viaje InesperadoLa Santa Muerte, el terremoto de Haitíla Italia turística desconocida: la región de Apulia, la Identidad y cultura italiana, y el profesor de Boloña, Giovanni Marchetti, habló de las Mutuas herencias culturales de México e Italia y, en otra ponencia/debate con Cacucci y Lorusso, discutió sobreInterculturalidad y diálogo de saberes, literatura italiana y su relación con México. Agustino Salvador Parodi presentó, de hecho, una ponencia específica sobre la identidad italiana.

Dentro de las jornadas literarias, destacó también la apertura para todos los participantes invitados, mexicanos e italianos, de un Panel tituladoNayarit e Italia: sus regiones, historia, cultura y gastronomía, que favoreció el encuentro entre escritores italianos y nayaritas el día miércoles 13. Igualmente, hubo una sesión de lecturas poéticas un programa de actividades y talleres artísticos, además de los específicos para jóvenes, a saber, un programa infantil y juvenil para los 5 días de la Feria, pensado para el diálogo intergeneracional y el acercamiento de adolescentes y preadolescentes a la cultura y a los libros. Finalmente, un agradecimiento de corazón va a todo el personal y los colaboradores de la UAN y a la gente de Tepic por la calidez y el trato excepcionales que nos brindaron.

ARTÍCULOS Y SITIOS RELACIONADOS
América Latina (blog en italiano).

(de fabrizio lorusso / puntodincontro.mx / traducción al español de fabrizio lorusso)

Evento: 10 cantautores para los migrantes

10cantautores(De Revista Varipinto al día) Diez cantautores de México se reunirán en un mismo escenario por una causa humanitaria. Será un concierto para los migrantes centro y suramericanos que en México transitan, sobreviven, escapan y pasan, tratando de perseguir la esperanza de una vida mejor en los Estados Unidos, incluso a costa de su propia vida. Por segunda ocasión unos artistas mexicanos y cubanos estarán sensibilizando sobre el tema con su música y un concierto colectivo de apoyo a los migrantes.

Invisibles y desaparecidos, secuestrados por el crimen organizado y hostigados por las autoridades, los miles de Ulises y Eneas del siglo XXI, en su recorrido por tierra azteca a bordo del tren, “La Bestia”, o caminando, han encontrado en los refugios y casas de migrantes un conforto importante, un soporte fundamental para no perder esa esperanza y, sobre todo, para que su viaje no se convierta en tragedia por el hambre, la pobreza o por la delincuencia. Hace tiempo que la trata de personas, entre ellas migrantes, ha pasado de ser un negocio menor del hampa para volverse un business primario que, junto con el comercio de armas y la imposición del derecho de piso, acompañan al narcotráfico come fuente más codiciada de los ingresos criminales. Allí hay omisiones y complicidades que involucran desde los funcionarios fronterizos guatemaltecos, mexicanos y estadounidenses hasta narcotraficantes y coyotes, de mandos policiacos a políticos y caciques locales.

 Y es que, lamentablemente, esto ha venido ocurriendo cada vez más, y cada vez más la connivencia de intereses explotadores y criminales impacta en las fronteras y en el interior del país, menospreciando los derechos humanos y la legalidad. El fenómeno de las narcofosas y las masacres de San Fernando de 2010 y 2011 nos hablan de una verdadera emergencia humanitaria que no cesa, sino que crece. Entre el Río Bravo y los 3000 km de frontera al norte con EEUU y el Río Suchiate y Tapachula, están decenas de miles de historias y de atropellos que, sin embargo, tienen el potencial de convertirse en muestras de solidaridad y resurgimiento: es el caso de los albergues y comedores para personas migrantes, en su mayoría procedentes de Guatemala, Honduras y El Salvador.   

 La cita es el domingo 3 de noviembre, a partir de las 15:00 horas, en el Teatro Ángela Peralta de Polanco, con la finalidad de recaudar fondos en beneficio de colectivos que han adoptado la misión de promover y salvaguardar los derechos humanos de los migrantes en tránsito. Entonces, Paco Álvarez será el invitado especial. Fernando Delgadillo, Edgar Oceransky, Lazcano Malo, Miguel Inzunza, David Aguilar, Adrián Gil (Cuba), Rodrigo Rojas (Bolivia), Leonel Soto,  Bernardo Quesada (Costa Rica) y Aldo Obregón se unirán a él para el encuentro de 10 Cantautores por los Migrantes.

 “Algo anda mal en un mundo en el que el miedo y el rencor a los otros, a los distintos, se convierte en una de las formas más difundidas de trata humana. Desde nuestro oficio de cantar y contar el mundo, oficio modesto y significativo a la vez, podemos y queremos nombrar nuestro tiempo y, ahora, en especial la infamia que significa el trato a los migrantes en todo el mundo. De algo servirá cantarlo, la palabra y la música siempre han servido a la humanidad”, ha declarado Rafael Mendoza, cuyo disco “Esté Donde Esté” justamente habla de la migración.

 Los centros y albergues que serán beneficiados con el concierto son los siguientes: Albergue La Sagrada Familia, Apizaco, en Tlaxcala, Albergue Proyecto Magdala, Apaxco, en Hidalgo, Comedor El Samaritano, Bojay, en Hidalgo. Son todos lugares en que se brinda alimentación, espacios de reposo y aseo, atención médica y asesoría legal sobre derechos humanos a migrantes centroamericanos. También serán apoyados El Comedor San José, que antes era un comedor para migrantes y ahora es un proyecto itinerante de asistencia en necesidades básicas, y El  Kilómetro del Migrante, un colectivo que acopia víveres y voluntariado para apoyar a centros de asistencia social. El evento se puede sostener y buscar en E-Ticket.Mx o al 01 800 38 42 538 y es organizado por la asociación PROAGRUPA, a través de El Kilómetro del Migrante y contará con el respaldo de los colectivos Ustedes Somos de Nosotros y Soy Migrante. Los albergues y comedores recibirán el apoyo en especie, de acuerdo con sus necesidades más urgentes como construcción, mobiliario, instalaciones y mantenimiento, etc… En el caso de El Kilómetro del Migrante, el recurso obtenido se usará para cubrir los gastos que se generen por los trámites de la consolidación del colectivo como una asociación civil. En este blog se encuentra toda la información http://10cantautores.wordpress.com/

Fabrizio Lorusso – Twitter @FabrizioLorusso

Se in Messico piove sul bagnato: uragani e abbandono

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[Articolo di Caterina Morbiato da Carmilla] Al loro passaggio verso la metà di settembre la tempesta tropicale Manuel e l’uraganoIngrid hanno lasciato una preoccupante scia di devastazione su buona parte della repubblica messicana. Negli stati maggiormente colpiti si contano migliaia di sfollati e centinaia di morti. Sono inoltre decine i paesi rimasti isolati a causa dei danni provocati alle vie di comunicazione. Acqua, viveri, medicine e benzina hanno iniziato a scarseggiare a poche ore dai primi nubifragi, specialmente dove la carenza di beni di prima necessità e servizi è già di per sé strutturale. Con Manuel e Ingrid la natura è tornata a rivendicare ciò che le appartiene, detonando con un’energia vorace che ripaga con la stessa moneta anni di soprusi ambientali fondati sul profitto più bieco e nocivo. E sono soprusi che, si tratti della speculazione edilizia routinaria o dell’ennesima inutile mega opera, stanno sfregiando il pianeta e in Messico come in altri paesi costano la vita a centinaia di persone, vittime di disastri come quello causato dagli ultimi uragani o a causa del proprio impegno contro la distruzione impune del territorio.

Alla forza cieca della natura spesso e volentieri si somma la leggerezza delle autorità in materia di misure preventive. Il governo e la protezione civile messicani non sono stati da meno, travolti ora da numerose critiche per l’evidente indolenza con cui è stata gestita la minaccia meteorologica che gravava sul paese da diversi giorni. La mancata diffusione di un allarme generale, di piani d’evacuazione e d’informazioni su possibili luoghi dove trovare rifugio hanno caratterizzato l’operato dei funzionari pubblici nelle ore precedenti al disastro. Autorità governative scarsamente coordinate tra loro, dunque, e incapaci di rispondere con prontezza al momento di salvaguardare l’incolumità della popolazione, ma celeri nell’approfittare della passerella mediatica che si genera quasi automaticamente quando succedono cataclismi di questo tipo. Disgrazie costantemente “popolari” che, maneggiate a dovere, servono a rinforzare l’immaginario della necessità di un padre della patria pronto ad accogliere sotto la propria ala magnanima quanti lo necessitino, oltre che a distogliere l’attenzione da altri temi delicati che interessano il paese.???????????????????????????????

Non si può non notare con amarezza come gli uragani si siano abbattuti sul Messico con un tempismo perfetto per la classe dirigente, scalzando da telegiornali e principali testate i persistenti conflitti suscitati dal Pacto por México, le larghe intese alla messicana che stanno realizzando l’approvazione accelerata del pacchetto di riforme neoliberiste elaborato  all’inizio dell’anno dal governo di Enrique Peña Nieto, in congiunto con i partiti dell’opposizione. Tra queste lotte, passate mediaticamente in secondo piano per via “dell’emergenza climatica”, ci sono questioni spinose come la lotta dei maestri e delle maestre che in oltre 10mila hanno occupato per 5 mesi – fino al violento sgombero del 13 settembre scorso – lo zocalo, la piazza principale della capitale, in opposizione alla capillare demolizione dell’educazione pubblica e dei diritti lavorativi degli impiegati nel settore, prevista dalla riforma educativa. O l’acceso dissenso contro la riforma energetica e la privatizzazione dell’industria nazionale del petrolio (Pemex) che rischia di essere svenduta a imprese principalmente statunitensi, reiterando la prassi di un colonialismo che di neo ha purtroppo ben poco.

Il disastro causato dagli uragani ha quindi contribuito ad offuscare conflitti già deliberatamente discreditati, in particolare quello degli insegnanti che dall’inizio di settembre ha vissuto un’ulteriore demonizzazione, spinta dalla perversa retorica dei media e del governo che ribadisce acriticamente il “diritto inviolabile2 di ogni messicano a disporre di uno zocalo sgombro e ripulito per poter festeggiare il 15 settembre, giorno dell’independencia, come tradizione vuole. Lo sciacallaggio mediatico scatenato da Manuel e Ingrid, oltre a lucrare sul dolore e fare propaganda sulle forze armate, illustra in maniera limpida la costruzione di una geografia sociale fondata su razzializzazione ed il classismo.

???????????????????????????????Se in Italia le notizie riguardanti le tempeste tropicali si sono limitate alle informazioni sul porto turistico di Acapulco, nello stato di Guerrero, in Messico i maggiori media non hanno fatto troppo di più. Per giorni le informazioni diffuse hanno esclusivamente dato conto della nota località balneare e della capitale di quello stato, Chilpancingo, ritagliando la devastazione di un’intera regione a misura dei suoi principali centri economici. Il fatto che i media abbiano pressoché ignorato il resto delle zone guerrerensi disastrate non è spiegabile con l’isolamento quasi totale generato in seguito alle tormente. L’abbandono che caratterizza queste parti del paese, non a caso tra le più emarginate e indigene, è di tipo coatto e permanente. È di quelli storicamente granitici, esacerbati ma di sicuro non creati da catastrofi ambientali.

Più in là di Acapulco, dei turisti rimasti bloccati e dei gestori di hotel e ristoranti, ci sono zone che, anche in situazioni di emergenza estrema, vengono mantenute nell’oblio. È il caso di regioni come quelle de La Montaña e Costa Chica, dove la maggior parte della popolazione parla una lingua indigena – Naua, Na Savi, Me’phaa o Ñomndaa –  e in cui analfabetismo, mancanza di un sistema sanitario e infrastrutture decenti sono sintomo di una disuguaglianza sociale brutale. “Qui si dice: non piangere per chi muore ma per viene al mondo” spiega Florentino Estrada, maestro elementare della comunità montana di San Lucas, raccontando della sua terra.

Nella scuola dove lavora, buona parte delle bambine e dei bambini perde quasi la metà dell’anno scolastico per seguire i genitori che migrano ciclicamente. Sinaloa, Michoacán e Sonora sono alcuni degli stati verso cui i lavoratori stagionali migrano per trovare impiego nelle grandi aziende agroesportatrici. Nonostante l’enorme ricchezza fatta confluire nelle tasche degli stati ricettori, la popolazione migrante vede costantemente umiliati la propria dignità e i propri diritti. Situazione aggravata dalle condizioni di povertà estrema, dal monolinguismo e dall’appartenenza etnica.???????????????????????????????

Costa Chica e Montaña sono inoltre aree che presentano una grande varietà di risorse naturali associata, va da sé, a piani di espropriazione che, camuffati sotto la potente egida dell’ecologismo istituzionalizzato, calpestano i diritti collettivi delle comunità indigene originarie. Non è casuale che queste regioni siano tra le più interessate dalla Crociata Nazionale Contro la Fame che, secondo la presentazione ufficiale, sarebbe una “strategia d’inclusione e benessere sociale che vuole garantire la sicurezza alimentare di 7.4 milioni di messicani che vivono in condizione di povertà estrema e contribuire al pieno esercizio de loro diritto all’alimentazione”. Ma secondo le comunità coinvolte si tratta di un vero e proprio piano controinsurrezionale imbastito con l’intenzione di fomentare divisioni all’interno delle comunità e annichilirne le esperienze di resistenza e autonomia.

Pubblicizzata come la sfida sociale del governo di Enrique Peña Nieto, la Crociata si avvale dell’impiego di centinaia di elementi dell’esercito e della marina militare, rinomati per la loro efficacia nel “promuovere l’empowerment della cittadinanza e renderla partecipe delle politiche pubbliche”. I soldati, presenti in circa 500 comunità di Montaña e Costa Chica, si stanno stabilendo da diversi mesi con il presunto compito di nutrire la popolazione, costruire mense comunitarie, effettuare visite mediche, e – incredibile ma vero – insegnare alle donne a cucinare per la propria prole. Sfacciata rimilitarizzazione di uno dei territori indigeni che più hanno sofferto le angherie dell’esercito, la presenza castrense dispone inoltre di particolari doti camaleontiche.

???????????????????????????????Con i disastri degli uragani, nel momento in cui potevano effettivamente fare qualcosa di utile, le forze armate sono agilmente evaporate. Mentre la popolazione cercava di stabilire la portata effettiva del disastro e realizzava i soccorsi più urgenti, i militari correvano da una parte all’altra senza fermarsi per fare concretamente qualcosa. In piena sintonia con le autorità governative dei tre livelli (municipale, statale, federale) che, come segnala un comunicato diffuso dal Centro di Diritti Umani della Montaña, Tlachinollan, hanno trattato con discriminazione e indifferenza le autorità comunitarie tradizionali venute ad esigere aiuti, nonostante siano coloro che meglio conoscono il territorio e i danni subiti.

Nelle regioni di Montaña e Costa Chica i danni sono innumerabili. Tantissime comunità continuano ad essere isolate e raggiungibili solo dopo 8 o 9 ore di cammino. Manca l’elettricità, l’accesso ad acqua potabile è difficile e decine di bambini e bambine stanno accusando malattie gastrointestinali, mentre si temono epidemie di colera e interi raccolti sono andati perduti compromettendo la già debole economia della zona. Bisogna inoltre tenere conto di quanto non è stato immediatamente distrutto. Le conseguenze dei cicloni presentano scenari ancora più critici se si pensa che le perdite delle coltivazioni comporteranno nei prossimi mesi scarsità di materie prime e aumento vertiginoso dei prezzi non solo localmente, ma anche negli stati ricettori dei flussi migratori, dove migliaia di ettari sono andati persi.

Montaña e Costa Chica sono però anche zone che da sempre danno filo da torcere al governo, siccome resistono all’avida violenza istituzionale con un inarrestabile fiorire di movimenti sociali, politici e di lotta armata. Per far fronte all’onnipresente divide et imperadel governo, le autorità comunitarie tradizionali delle due regioni hanno deciso di creare ilConsejo de Comunidades Damnificadas de la Montaña de Guerrero dopo essersi riunite in assemblea nella comunità de La Cienega.???????????????????????????????

Il Consejo, che intende funzionare come unica e diretta istanza di dialogo con il governo federale, ha presentato le proprie richieste, insieme a una mappatura minuziosa delle zone colpite, alla ministra dello Sviluppo Sociale (SEDESOL), Rosario Robles, il passato 23 settembre. Tra le priorità segnalate c’è stata la distribuzione di viveri e medicine alle comunità isolate e agli accampamenti degli sfollati e la ricostruzione delle vie di comunicazione, delle abitazioni e degli acquedotti distrutti. Robles ha risposto elogiando il diagnostico elaborato dal Consejo e ha assicurato che gli aiuti verranno mandati al più presto, impegnandosi a riconoscere il nuovo fronte come interlocutore con cui relazionarsi.

 Ad oggi la situazione rimane comunque critica e mentre le denunce di aiuti istituzionali simulati o spettacolarizzati si fanno sempre più vive, in tutto il paese la gente si sta dando da fare per organizzare autonomamente centri di raccolta e spedizione di viveri e materiale utile. Come nel settembre dell’85, quando un terremoto di 8 gradi Richter devastò Città del Messico e per giorni i soccorsi provennero esclusivamente dalla società civile, mentre il governo di Miguel de la Madrid si crogiolava nell’assenteismo più totale. [Foto di Caterina Morbiato]

Luto nacional en Italia: más de 200 migrantes mueren ahogados

migrantes

En la madrugada de este 3 de octubre, Italia tuvo que olvidarse temporalmente de sus problemas políticos internos, de sus crisis de gobierno y de las recientes condenas de Berlusconi, para despertar dentro de una pesadilla humanitaria sin precedentes.

Entre 200 y 300 migrantes de Eritrea, Somalia y Ghana fallecieron como consecuencia de un dramático accidente durante su navegación en un barco que había salido de Libia el día 2 octubre, aproximadamente a las 5 de la tarde. En él viajaban 500 migrantes en total y, doce horas después, se encontraban ya a pocas millas de la costa de Lampedusa, isla sureña de Italia.

Al amanecer, los migrantes prendieron un fuego para señalar su presencia a bordo y pedir ayuda a las autoridades y a los pescadores que iniciaban sus actividades en los alrededores. Sin embargo, el fuego desató un incendio imparable que causó el hundimiento del barco y la muerte de centenares de hombres, niños y mujeres. De los 500 africanos, sólo 155 han sido rescatados, por lo cual la cifra oficial de las víctimas no es definitiva y podría legar a más de 300 personas.

El lunes pasado otros 13 inmigrantes, de un total de 200 a bordo, habían muerto frente a la costa de Ragusa, en Sicilia, porque sus “coyotes”, es decir los criminales dueños del barco en que viajaban, los habían obligado a echarse al mar a latigazos.

Hoy, Italia tendrá un día de luto nacional. Algunos políticos del centro-izquierda italiano, como Nichi Vendola y Cecile Kyenge, Secretaria para la Integración, han levantado sus voces contra la Ley Bossi-Fini que establece el delito de inmigración clandestina, criminalizando al migrante como tal, y castiga incluso a los que ayudan a los extranjeros a ingresar al país. Por eso, los barcos de pescadores, a veces, llegan a ignorar las señales de las embarcaciones en dificultad.

Desde 1988 a la fecha, las estadísticas nos muestran la realidad de un “mar de la muerte”, ya que en las aguas del Mediterráneo han fallecido en promedio entre 6 y 7 personas al día durante más de dos décadas. Esta tragedia es enorme, pero es simplemente la punta de un iceberg.

Y es que la migración y sus protagonistas, en sus viajes de la (des)esperanza, suben por el eje Sur-Norte y tienen que pasar por desiertos y guerras, persecuciones, campos de refugiados, prisiones y chantajes de todo tipo para poder llegar a las costas del norte de África y de allí, otra vez, viajar por barco, apiñados como animales, hasta las islitas como Lampedusa, tierra de pescadores y de muchos Ulises modernos, perdidos en su odisea sin fin. Lampedusa es parte de Sicilia, de Italia y de Europa. Es el extremo meridional y marítimo del continente, pero parece otro mundo.

El gobierno italiano, en esta ocasión como en otras, ha tratado de llamar la atención de la Unión Europea acerca del fenómeno de la migración a través del Mediterráneo, ya que esta emergencia permanente tendría que considerarse como un problema común, no sólo italiano, pues Italia representa una puerta de entrada para todos los países de la Eurozona que, sin embargo, no se hacen responsables por lo que ocurre en esta frontera mortífera e invisible.

La agencia Frontex, creada en 2004 justamente para patrullar las fronteras europeas y hacer operaciones de rescate marítimo, ha padecido recortes presupuestales cada vez mayores y simplemente no opera en el Mediterráneo como se había previsto en un principio.

Por un lado, Italia pide ayuda a Europa, pero, por el otro lado, ha sido omisa o, cuando menos, ambigua: en abril de 2012, la Secretaria de Gobernación Anna María Cancellieri, firmó un acuerdo con el Consejo de transición de Libia, después de la caída de Gadafi, que permitía a las autoridades italianas interceptar a las personas que pedían asilo político y entregarlos de vuelta a los soldados líbicos, sin considerar, pues, ni siquiera el derecho a la condición del “refugiado”. De: Revista Variopinto al Dia  - Fabrizio Lorusso – Twitter @FabrizioLorusso

País de sol y de migrantes

migra spagnaEn un artículo titulado “Portugal, el país del dulce sol” en Le Monde Diplomatique, el escritor José Luís Peixoto describía la situación difícil del país en estos términos: “Incremento de la semana laboral… Aumento de la edad de jubilación… Con el nuevo plan de austeridad ratificado el pasado 12 de mayo, Portugal continúa su descenso a los infiernos. Se vayan o se queden, sus habitantes deben decir adiós a sus sueños de futuro”. Era el sueño de una sociedad en la que nadie se queda atrás y donde existen oportunidades que se desvanece.

El estancamiento, ampliado pero no provocado por la crisis de 2008/09, ha causado un progresivo despoblamiento, debido a la migración de muchos jóvenes portugueses al extranjero que ya no es compensada por la entrada de inmigrantes. De hecho, estos cuentan con algunas ventajas laborales y migratorias al ingresar al país, condiciones casi únicas en Europa, ya que con tan solo 6 años de residencia, pueden nacionalizarse, siendo de 10 años el promedio europeo.

El autor critica el plan de austeridad macroeconómica del gobierno, que, como otros aplicados en los países con cuentas públicas precarias  (por ej. España, Italia, Irlanda y Grecia), es muy costoso socialmente, implica recortes al gasto público, más impuestos y estagnación. “Cuando descubrimos que alguien más emigró a Suiza o Inglaterra, seguido escuchamos frases como ‘estoy seguro de que allá no tienen este sol’, o sea oímos una respuesta ligera”, escribe Peixoto.

Las tendencias cambian: España y Portugal pierden población, la migración neta de latinos a EEUU ya no crece, y en 2012 fueron más los italianos expatriados que los inmigrantes. Se van sobre todo a Alemania, a Berlín, una nueva frontera para los países del Sur donde el paro juvenil roza el 40%. Alemania recibió el año pasado a más de 950mil personas. Suiza también se volvió un país refugio, aunque es mucho más difícil establecerse allí.

También en Italia y España el fenómeno de la emigración de los jóvenes y la “fuga de cerebros”, es decir la salida de personas más formadas, con estudios hasta de posgrado, por falta de oportunidades, es una realidad que se está pasando por alto. Es común escuchar frases ligeras como la que cité, pues sirven para justificar o liquidar de alguna manera un problema social. Por ejemplo, la idea de que Italia en unos años podría transformarse en un museo para turistas japoneses, chinos, rusos y estadounidenses o en una grande playa barata se resume en la frase “somos un país de sol”, como para justificar un declino inexorable que, finalmente, no sería tan malo porque “aquí se come bien” o “tenemos las ciudades más bellas del mundo”.

Es evidente que esto no es un gran consuelo para ningún país, sobre todo para las personas que se van. Más que de sol y mar, hacen falta oportunidades y la rotura del círculo vicioso de la austeridad que bloquea el crecimiento, reduce la recaudación e impone más austeridad, hasta que incluso el sol se apaga. En el mapa de abajo, la lista de los pequeños campos de concentración o “centros de detención de migrantes” (del Sur del mundo) en Europa y alrededores.

De El Imparcial de Veracruz - Visión Global - Fabrizio Lorusso – TWT @FabrizioLorusso

Migración euro le monde

Voto Estero: MAIE – Una Rassegna Stampa Recente

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Ecco una rassegna stampa di quotidiani italiani coi pezzi recenti più popolari (i famosi (?) “tormentoni su Facebook”) in questi giorni sulle reti sociali che riporto sul Movimento Associativo Italiani all’Estero dell’On. Ricardo Merlo. Come anche altri in parlamento (e questo è risaputo) questo partito non è esente da, come dire, “leggerissime” contraddizioni etiche che gli articoli evidenziano e spiegano in vari modi. In Nord e Centro America, il MAIE ha deciso di sostenere Scelta Civica, cioè la lista Mario Monti, premier uscente, in alleanza coi partiti FLI di Gianfrnco Fini e UDC di Pierferdinando Casini.

L’idea di fondo del Movimento è che gli italiani all’estero sono un blocco unico, con gli stessi interessi indipendentemente dalla professione, dall’età, dall’epoca di emigrazione e dal continente, e quindi la proposta è rappresentarli fuori dai partiti tradizionali, fuori da “destra” e “sinistra”. In parte è vero: ci sono proposte, tra l’altro comuni a tutti (o quasi) i partiti che sono legate all’assistenza sanitaria e previdenziale, alla cittadinanza, alle battaglie per il riconoscimento dei titoli di studi, al valore della diffusione linguistica e culturale. Poi però ogni candidato o partito avrà delle differenze spcifiche all’interno di queste proposte “comuni”. Quello che non resta molto chiaro è, però, come voteranno i parlamentari eletti del MAIE sul 99,9% dei provvedimenti in aula  in commissione che non riguardano gli italiani all’estero,  non si sa bene che commissioni integreranno, che governo o che coalizione sosterranno e per quanto, eccetera.

Insomma l’idea di fondo pare attraente, ma poi si rivela una chimera, ancor più se consideriamo che alla Camera ci sono 12 deputati eletti all’estero e, anche se fossero tutti d’accordo tra di loro (dubito…), non avrebbero nemmeno i numeri per formare un gruppo da soli. “Né destra né sinistra” è un bello slogan, ma ce l’ha già Grillo. Magari pare che lo slogan possa funzionare all’estero, ma poi, guardando bene, le alleanze strette in passato e attualmente dal MAIE in Parlamento e in campagna parlano di Casini, Monti, Fini. Ad oggi, come indicato dalla rassegna stampa di seguito, militano nel MAIE personaggi di dubbia moralità che sembrerebbero avere poco interesse a capire e risolvere i problemi degli italiani all’estero e dei diversi e variegati settori delle  loro comunità in ciascun paese.

Elezioni 2013, la “bad company” di Monti si nasconde nella circoscrizione estero - Sono portati in dono dal leader Udc Casini. E il professore deve fare i conti con “improponibili” che hanno fatto parlare di sé per indagini su brogli, riciclaggio e rapporti con la ‘ndrangheta. Sono in lista col Maie, il Movimento italiani all’estero di Riccardo Merlo con cui Scelta civica ha stretto un accordo elettorale
di  | 10 febbraio 2013

Anche Mario Monti ha la sua bad company. Come nel caso del Pdl con Grande Sud, il professore dovrà fare i conti con alcuni impresentabili in lista alle imminenti elezioni: glieli porta in dote Pierferdinando Casini con il Maie, Movimento associativo italiani all’estero, il partito dell’onorevole Riccardo Merlo, parlamentare e responsabile Italiani nel mondo dell’Udc. Così, nella corsa per assicurarsi uno scranno nella “legione straniera”, 12 deputati e sei senatori eletti nella circoscrizione estero, al fianco di Fucsia, ex miss Padania, c’è gente che ha fatto parlare di sé per indagini su brogli elettorali, riciclaggio e rapporti con la‘ndrangheta. Con una passione missina incarnata dal ricordo di Mirko Tremaglia, ministro repubblichino ed estensore della legge sul voto degli italiani all’estero. Mica male per il centro moderato di Monti e Casini.

Come ha fatto sapere lo stesso Merlo, il Maie presenta il suo simbolo solo nelle ripartizioni Europa e America Latina, mentre nelle altre due mega-aree geografiche (Centro-Nord America e Africa-Oceania) i suoi esponenti sono in lizza direttamente con il movimento del premier dimissionario.

Ed è in quelle due macroregioni che si nascondono i personaggi più discussi. In Europa ad esempio troviamo Gian Luigi Ferretti, già segretario di Tremaglia e coordinatore del Comitato tricolore italiani nel mondo (Ctim), organismo dell’ex Movimento sociale italiano. Fin qui, si fa per dire, tutto bene, ma Ferretti, come ricorda Luciano Neri, responsabile della Consulta italiani del mondo del Pd, è anche uno dei fondatori de L’Italiano, “quotidiano di estrema destra nella cui gestione figura il neofascista Stefano Andrini, noto per aver maturato una condanna a 4 anni e mezzo per tentato omicidio di due giovani di sinistra e per essere finito, grazie all’amico Gianni Alemanno, ai vertiti dell’Ama servizi“, la società capitolina per la gestione dei rifiuti.

Secondo un’inchiesta della procura di Roma, i due personaggi sono il “motore” dell’elezione di Nicola Di Girolamo, senatore Pdl eletto nella circoscrizione estero nel 2008 e condannato nel 2011 a cinque anni per riciclaggio e violazione della legge elettorale. Come si legge sull’ordinanza, Andrini e Ferretti, assieme al ben più famoso Gennaro Mokbel, sono gli istigatori “dell’attentato ai diritti politici dei cittadini”, dove Di Girolamo figura come semplice “esecutore materiale”. Scrive il gip: “Tutto il gruppo Mokbel è impegnato a rendere possibile quella candidatura”. Come? Prima – secondo l’inchiesta – taroccando la residenza del senatore, in modo da far risultare che abitasse in Belgio e poi, con l’aiuto dei clan calabresi, indirizzando sul suo nome un pacchetto di voti falsi.

Se ci spostiamo a latitudini più calde, il risultato non cambia: Anche in America latina il verbo centrista della coalizione Monti-Casini è rappresentato dal Maie, che, “nel nome di Tremaglia” schiera due personaggi legati al faccendiere Aldo Miccichè, consigliere per gli affari sudamericani del clan Piromalli, catturato questa estate a Caracas dopo anni di latitanza. Lui è il dominus dei brogli elettorali in Venezuela durante la tornata del 2008: prima telefona al senatore Marcello Dell’Utri offrendo un pacchetto di 50mila schede bianche da “timbrare” con il simbolo del Pdl, poi, visto il vantaggio del centrosinistra (è pur sempre il paese di Ugo Chavez), si impossessa dei plichi già votati e, prima che vengano spediti a Roma per le operazioni di spoglio, pensa bene di bruciare tutto.

“I responsabili delle votazioni si tapperanno entrambi gli occhi”, dice Miccichè rassicurando il senatore della fattibilità del broglio: “Provvederò che presso ogni Consolato ci sia la nostra presenza segreta per i cosiddetti voti di ritorno”. In un’altra telefonata, il faccendiere illustra i suoi loschi piani al senatore PdlFilippo Fani (quello che alla fine si complimenterà per la decisione di bruciare le schede) e fa due nomi:Nello Collevecchio e un certo Ugo (riconducibile a Ugo di Martino). Chi sono? I compagni di lista di Merlo, tutti insieme per rappresentare gli interessi degli italiani che vivono in Sud America.

Francesco Forgione, ex presidente della commissione Antimafia e candidato di Sel in Sicilia, dedica a Di Martino una ventina di pagine del suo ultimo libro ‘Porto Franco’: “E’ l’uomo che da Caracas vola a Roma per le pratiche che Micciché segue per il clan Piromalli”. Ed è sempre lui che il consigliere della ‘ndrangheta mette alle costole dell’allora presidente della Camera Fausto Bertinotti affinché, nel corso di una visita a Caracas, non abbia a interferire con i suoi affari. “Sono gli stessi protagonisti delle schede bruciate″, attacca Forgione che ricostruisce il recente passato di Di Martino: “Prima candidato di Mastella, poi di Berlusconi, adesso di Monti, evidentemente ha un pacchetto di voti da offrire sul mercato in maniera trasversale. E questo, conoscendo la gente che gli sta attorno, non è rassicurante”. Dal Perù, dove sta facendo campagna elettorale, il diretto interessato parla di “uso delinquenziale dell’informazione” invitando gli elettori a non credere a “storie senza consistenza”. Perché capita di incontrare persone sbagliate, ma “l’amicizia eventuale di un reo non produce correità”.

C’è da dire però che, almeno in Sud America, la coalizione centrista dovrà vedersela con altri pezzi da novanta, in lizza però con il centrodestra. E’ il caso dell’italo-argentino Esteban Caselli, senatore uscente del Pdl (definito dallo stesso Silvio Berlusconi “pericolosissimo”) che, dopo aver fondato assieme a Sergio De Gregorio e allo stesso Di Girolamo la Fondazione Italiani nel Mondo ha deciso di rompere con Silvio e di correre in solitaria con i suoi Italiani per la Libertà. E’ sua l’idea della candidatura della Morocha, avvenente valletta e sventola da calendario (qui la sua imitazione televisiva di un orgasmo che ha fatto il giro della Rete). Ethel Calabrò, così all’anagrafe, non parla neanche una parola d’italiano, “ma non fa niente. Votate per me se volete il Sudamerica in Italia”. da IL FATTO.

Italiani all’estero: 18 seggi “caldi” tra finti testimonial e scandali – Oltre tre milioni i connazionali chiamati alle urne nei cinque continenti. Il loro voto potrebbe risultare determinante al Senato. Tra i candidati un esercito di giornalisti, personaggi dello spettacolo, specialisti di foto con star internazionali. E diversi indagati. di Pasquale Notargiacomo – Repubblica.

OMBRE E SCANDALI - Sempre in Sudamerica, qualche ombra nel passato di alcuni candidati del Maie, che in questa tornata sostiene Scelta Civica. Il leader è il deputato Ricardo Merlo, dal 2010 nel gruppo parlamentare dell’Udc. Ma tra i candidati c’è Ugo di Martino, ex Pdl, di cui Francesco Forgione – ex presidente della commissione Antimafia – ha raccontato la storia soffermandosi sui suoi rapporti con Aldo Micciché, faccendiere italiano legato alla ‘ndrangheta e attivo in America Latina. Ha provocato discussioni, invece, sulla stampa argentina la candidatura di Claudio Zin, medico ed ex ministro della Salute della provincia di Buenos Aires, dimessosi perché coinvolto nello scandalo della “mafia dei farmaci”, una vicenda esplosa dalla vendita di medicinali scaduti e falsi.

L’UOMO PER TUTTE LE REGIONI 
- Sempre con il Maie si presenta Marcelo Gabriel Carrara, “l’uomo per tutte le regioni” come lo hanno ribattezzato recenti articoli di cronaca che hanno esaminato le spese di alcune regioni italiane. Carrara, infatti, oltre a lavorare per la Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, è anche presidente del consiglio dei giovani molisani e membro dell’associazione dei veneti all’estero. Ancora con il movimento di Merlo, ma in Europa è in lista Gian Luigi Ferretti (Copenaghen), ex braccio destro di Mirko Tremaglia, legato a esponenti dell’estrema destra come Stefano Andrini, e il cui nome è citato anche nel caso Di Girolamo. da Repubblica.
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Forgione (Sel): «Le liste pulite di Monti? Una favola» - Il riferimento polemico è a Ugo Di Martino, ex Pdl ora nella lista del Maie, l’associazione degli italiani in Sud America che sostiene il professore

PALERMO – Francesco Forgione, candidato capolista di Sel in Sicilia al Senato va a gamba tesa su Mario Monti: «Alternativo e le sue liste pulite? Una favola. Lo dimostra la storia di Ugo Di Martino, di origini siciliane, ma legato ai calabresi, già candidato del Pdl, il cui nome oggi è inserito nella lista del Maie, l’Associazione degli italiani in Sudamerica, che sostiene appunto Mario Monti». «Ricostruendo gli affari fra Dell’Utri, il latitante Aldo Miccichè, oggi agli arresti domiciliari, inseguito da un mandato di cattura internazionale nell’ambito di un’inchiesta sugli affari del clan Piromalli in Italia e all’estero, e Ugo Di Martino – aggiunge – tutto avrei pensato, tranne che trovare quest’ultimo nella lista Monti in Sudamerica».

SCHEDE BRUCIATE - «Sono gli stessi protagonisti delle schede bruciate nelle elezioni 2006 – conclude – Di Martino, prima candidato di Mastella, poi di Berlusconi, adesso di Monti, evidentemente ha un pacchetto di voti da offrire sul mercato in maniera trasversale. E questo, conoscendo la gente che gli sta attorno, non è rassicurante». Da: Corriere Mezzogiorno.

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