America Latina – Altri occhi e parole

Viaggi…

Mexico DF-Città del Messico

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Vita, viaggio e delirio a Città del Messico. Cronache surrealiste e febbri ordinarie dalla urbe più grande del mondo…

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Palacio Nacional

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http://www.viaggiareliberi.it/vita_nel_DF_fabrizio.htm

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Dall’Ecuador coi suoi rinomati aerei cadenti alle Ande…

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Diario di viaggio. Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Cile e Argentina nord. Società, quotidianità e follie, giorno per giorno.

Qui:

http://www.viaggiareliberi.it/Bogota_Buenos_aires_Fabrizio.htm

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Salar de Uyuni

Messico, Guatemala, El Slavador, Honduras, Costa Rica, Panama e Colombia. Guida completa per la sopravvivenza tra viaggio politico e delirio turistico. Day by day again.

http://www.viaggiareliberi.it/Messico-Bogota_Fabrizio.htm

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Laguna colorada

5 giorni a Cali, COLOMBIA, seconda tappa di un viaggio di 95 giorni che, partendo dalla mia base e casa a Città del Messico, mi ha portato dalla Colombia all’Argentina.

9 NOVEMBRE – (Lontano? 2005) Da Bogotà a Cali

Alle 7 parte il bus per Cali. Sveglia a las cinco y media. Saluto Maria, un’amica che mi ha ospitato a Bogotà per una settimana, con un’emozione stampata nelle pupille che sobbarca il sentimento malinconico dell’addio. Mi distraggo chiacchierando col tassista e sull’autobus per Cali cerco anche di recuperare il sonno visto che ho a disposizione due posti tutti per me.

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L’Espresso Bolivariano è proprio un bel pezzo d’autobus, con TV e bagno. Costa sui 20 dollari e ci mette 9-10 ore raggiungere la terza città colombiana che ha circa 1 800 000 abitanti, è una delle capitali della salsa a livello mondiale (il Festival di Cali a fine dicembre è imperdibile), ha la fama di ospitare i cartelli della droga più importanti della Colombia oltre alle ragazze più belle del paese. Il clima è tropicale caldo-umido. Sudore, ballo e festa le principali attrazioni cittadine.

PRANZO AL VOLO

Pausa pranzo alle 11 in un ristorante di passaggio frequentato da orde di viaggiatori, un hub del ristoro e incrocio d’anime perse.

Il “Mingitorio”, come chiamano qui i bagni degli uomini, è affollattissimo tipo stadio Azteca messicano durante la partita Americas-Chivas o giu’ di lì. La toilette praticamente è una parete dove si orina guardando negli occhi il vicino. Trucido.

Al ristorante prendo un pollo sicuramente affetto da febbre Aviaria e lo lascio dopo averlo spellato con poche intenzioni. Mi concentro quindi sullo stopposo contorno di banane e patate fritte.

Mi lamento due volte con il conducente pèr la musica altissima. Lui risponde gentilmente e abbassa, strano! 10 minuti dopo mette su un film ancora piu’ alto, bella mossa. Due ore di violenza con moralina finale e trionfo dei valori di giustizia che più sfumati e imprecisi non potevano essere, tutto nella profonda amazzonia brasiliana. Comunque ci si fanno delle risate.

OSTELLO IGUANA

Alle 5 di pomeriggio sono a Cali e il taxi mi porta all’Ostello Iguana, suggerito dalla Bibbia del viaggiatore (famosa guida turistica austrialiana) gestito da degli svizzeri e un tedesco. Scendo in mezzo alla stradina dell’ostello e due ragazzi molto nordici, in efetti lo svizzero URS e il tedesco Robb, stanno gridando circondati da una selva di medio borgesi colombiani e da un guardiano del Fitness Club che si trova giusto di fronte all’ostello. Il guardiano minaccia di scuoiare il tedesco con il machete che ha lì nascosto sotto uno straccio e il tedesco, alto almeno il doppio di questo, gli chiede dove e quando. Lo svizzero cerca di recuperare con frasi diplomatiche la ormai deteriorata relazione di vicinato, elemento tanto importante nelle relazioni sociali cittadine in America Latina…

Beh, in pratica il tedesco stava difendendo un ragazzino di strada che, secondo il guardiano del club, avrebbe rubato una bici e stava rischiando d’essere linciato dal guardiano stesso e altri avventori del simpatico snob fitness crap. Giustizia sommaria sventata.

Dopo un’ora il guardiano stava ancora affilando il suo machete sulle scale del club ma le acque s’erano calmate.

URS si scusa e mi offre una birra come accoglienza nell’ostello. Intanto io faccio 4 chiacchiere con Marc, un altro svizzero da mesi in giro per l’America del Sud. Suona alla radio una canzone di salsa ben strana:”…era un amor higiènico…la la la…sin problemas de virus…lalala…era un amor diferente…”. Anche nella musica il problema AIDS.

AVENIDA SEXTA

Esco subito a fare un giro. La via sesta o “la sexta” è l’obiettivo a portata di mano. Piena di ristoranti, discoteche e bar rappresenta il centro della vita notturna per i locali abitanti o caleños. Entro al ristorante “Il Balocco” per provare il sincretismo tropicale di qualche piatto misto italo-colombiano ma desisto dopo avere ucciso uno scarafaggio che gironzolava perduto sul menu’ tra la pasta “a la boloñesa” e le arepas (delle tortillas di mais) con riso…

Meglio prendere più avanti un sandwich da portar via.

Di ritorno all’ostello, cucino, insieme a un belga e a un messicano (Vicente), anche un paio di quesadillas e guardo con certa emozione la fine della partita dei Pumas della UNAM (la università in cui studio) di Città del Messico contro i brasiliani del Corinthios (vince Pumas 3-1 ¡Viva Universidad!). Il belga offre un ron di Medellin a tutti e non rinuncio ai due bicchierini di benvenuto nemmeno io.

Finito il match conosco Francesco, un italiano immigrato qua in Colombia che è socio di una disegnatrice di moda colombiana con cui ha avuto anche una relazione per un periodo, giustamente. Lui è molto amico di uno dei gestori, il tedesco che rischiava di essere macellato nel pomeriggio. Andiamo tutti e tre felicemente a fumare in lavanderia. Qui a Cali, il celebre “PAPER BOY”, che è un signore che passa al mattino e grida I NOMI DEI GIORNALI, vende le sigarette di contrabbando e qualsivoglia tipo di bene e servizio, nascondendoli dentro il giornale a prezzi imbattibili. Quotidiano con supplementi a domicilio insomma.

Prima di andare dormire bevo un succo d’arancia da Francesco che vive a 100m dall’ostello e conosco la sua “compañera de trabajo”, la stilista (credo anche modella) Marìa.

Nottata con mal di testa e zanzare assassine. Nemmeno fossimo nella Milano agostana !

Per fortuna salvo la nottata con l’Autan e tanta buona volontà.

Ciao a presto! Fab

10 NOVEMBRE – Hostal de Cali, Ciudad…

Mi sveglio col mal di gola atavico. E tossico. Vado in giro tutta la mattina con il messicano-ttatunitense Vicente. Praticamente ha lo doppia nazionalita’, cioè messicana-americana ed è un degno rappresentante della cultura chicana che sta conformando tutta una zona di frontiera tra gli Stati Uniti e il Messico (3000 km di frontiera lungo il Rio bravo dove lo spagnolo vince sull’inglese ma il dollaro vince sul peso).

LA CULTURA CHICANA TEX-MEX

C’è chi, come il poco acuto prof. Samuel Huntington, ha sostenuto che i messicani vogliono riprendersi con l’emigrazione le terre che furono loro strappate (con compravendite, guerre e annessioni) negli anni ‘30 e ‘40 dell’ottocento dagli Stati Uniti, animati dal fervore espansionista del loro Destino Manifesto.

Evitando considerazioni razziste, la cultura chicana sta consolidando una identità particolare e distinta da quella puramente anglosassone e da quella messicana d’origine: religione cattolica e pragmatismo, etica del lavoro e rispetto della collettivita’ e della famiglia, cucina tex-mex e bilinguismo sono solo alcune delle apportazioni che Stati come Clifornia e Texas stanno vivendo nonostante i Terminator e i Rangers non muoiano mai ad Hollywood e dintorni.

Bene, la città è calda e siamo a novembre, umidi i vestiti, amichevole e piacevole l’ambiente. I colombiani sono così, salvo certe inclinazioni al disordine e alla violenza istituzionalizzata che ne amplificano il fascino quasi surrealista, tanto nel carattere come nelle situazioni che vivono e fanno vivere a chi spizzica la loro cultura per qualche settimana.

Andiamo in un centro commerciale, il CIPI CIAPI, a rifarci un po’ gli occhi e a cercare il caricatore di batteria per le mie pile del lettore mp3 e delle scarpe per Vicente, insuccesso su tutti i fronti. Ma in fondo, chi ci vuole stare in un centro commerciale? Convinco Vicente a fuggire da lì, che non c’è nulla da vedere.

CENTRO STORICO

Facciamo un giro nel centro storico sempre a piedi. La piazza centrale è affollata da bellissime venditrici e decine di palme altissime e slanciate. Niente di particolarmente notevole salvo la chiesa monastero della Merced e quella di San Francisco, molto vicine tra loro. Compro della frutta per strada e assaporo la varietà tropicale nel suo splendore per solo un dollarino meritato. Il calore ci mette alla prova e quindi si torna verso l’Hostal Iguana con tanta voglia di una bira fresca come la famosa POKER beer.

Dal centro in taxi si può arrivare facilmente con un dollarino (o 2000 pesos colombiani) ai mercatini dell’artigianato locale molto belli anche se non comparabili a quelli dell’Ecuador. Basta chiedere: “los mercados de artesanias del cerrito, por favor”…e ti portano.

POMERIGGIO.

Conosco un australiano, che poi è quello che dorme e russa nella camerata da tre letti in cui mi hanno sistemato. Gli faccio da traduttore inglese-spoagnolo dopo che ci ha messo quasi 10 minuti per chiedere alla ragazza della reception il prezzo delle pagine stampate al PC.

Mi dice che sta male e decido di accompagnarlo a una clinica vicina perchè possa interagire coi dottori in spagnolo. Mi spiega che ha molto catarro e lo dimostra sputandone finemente delle quantità imprecisate lungo il cammino. Spero non mi attacchi nulla visto che anche la mia situazione sta risultando ogni giorno più precaria per gli sbalzi di temperatura e l’afa. Già ho iniziato a prendere uno sciroppo dal sapore orribile contro le infezioni della gola ma mi sto assuefacendo progressivamente e quasi mi piace. Neanche fosse grappa.

Le cliniche private funzionano col sistema americano e, anche se sono le migliori in certi casi, non convincono Christopher (l’australiano) visto il deposito di 100 dollari che chiedono a priori. Si torna in ostello dove conosco LUZ MARINA, una perla colombiana di vent’anni che è arrivata col suo ragazzo israeliano all’ostello. Lavora in un ristorante italiano a Cartagenas de India, grida quando parla e si muove con poca leggiadria ma sensualità da vendere.

NOCHE BUENA (la prima)

Cali è bella per la rumba, la farra, la fiesta. Las noches “bacanas y cheveres”. Nessuna discoteca fa pagare l’ingresso che ti piaccia o no.

Usciamo quindi in una Avenida Sesta un po’ spenta e finiamo nell’unico locale da ballo un po’ pieno (gente superiore ai 30). Io, Luz Marina, Vicente (messicano),Chris (belga), Chris (australiano), Marc (svizzero) ci lanciamo con la salsa, il reggaeton e il Vallenato (un genere tropicale particolare tra la cumbia e la salsa). Pochi si sanno muovere ma l’ambiente anni è 80 trascina grandi e piccini che lottano per un ballo con Luz Marina.

Luz Marina, già ubriaca, non balla più dopo un po’ e mi racconta la sua triste storia. Sua madre l’aveva praticamente abbandonata a sé stessa verso i 12-13 anni. La sorella aveva gravi problemi e le ha chiesto di prostituirsi una volta con un signore per aiutare a risolverli.

Luz aveva 15 anni allora e per 4 anni ha continuato ad andare a letto con gente come lavoro. E’ una ragazza sensibilissima e aperta, èmatta, avventata e innocente quasi all’estremo. Vive di eccessi nel bene e nel male.

Dice che non hai mai risparmiato un soldo e che ha sempre dato tutto alla madre e alla sorella. I ragazzi “seri” che ha potuto conoscere l’hanno tradita con qualche amica. Sembra una invenzione letteraria (vedasi l’ultimo libro di Garcia Marquez, Memorias de mis putas tristes), ma giuro che il suo tono non era affatto scherzoso e in Colombia (ma non solo) si sentono abbastanza storie di questo tipo. Solo che questa la sto conoscendo direttamente e davvero non so che dire. Lei ha scoperto così “l’amore” finché un italiano con il ristorante ha deciso di aiutarla e di darle un buon lavoro a Cartagena.

Poi ha conosciuto il suo ragazzo attuale, un israeliano che viene spesso in Colombia e la porta in giro per il paese. E’ un po’ matta questa ragazza, beve tantissimo e balla come una diva anche le canzoni piu’ banali.

Verso sera si torna all’ostello e arriva tutta la banda. Dalla una e mezza in poi e per un paio d’ore Luz Marina obbliga tutti a bere sorsate assassine di Ron de Medellin puro finché non fa piazza pulita. Uno ad uno gli “ospiti” si ritirano e lei rimane con un gringo.

Io m’addormento sull’amaca nella sala comune e un’oretta dopo mi accomodo nel mio letto ancora con il tormento delle zanzare e le russate ancestrali dell’australiano.

VENERDI’ 11 NOVEMBRE – Gite sfumate – Nottate impreviste…

Da qui la gita in giornata più rinomata sarebbe quella di San Cipriano. E poi eventualmente continuare verso Bonaventura. San cipriano è una località dim miniere a metà strada tra Cali e Bonaventura che si trova sulla costa pacifica ed è un buon punto di partenza per le spiagge del sud della regione del Chocò. Dicono che non ci sia più pericolo in queste zone ma ogni tanto quanlche bomba delle FARC ancora esplode, sfortuna.

SAN CIPRIANO

San cipriano è un villaggio carino la cui attrazione sarebbe il percorso in una specie di treno rudimentale azionato da braccia umane. Nessuno dei frequentatori dell’ostello ha visitato questo paesino, almeno che io sappia. Troppo RUM forse e poi una pioggerella poco propizia per una gita all’aperto. Meglio preparare una pasta al sugo in collettiva e pensare alla serata oltre che a recuperare le forze e la salute sempre barcollante.

BUENAVENTURA

Il Porto di Buenaventura vale la pena per passare una giornata in una vera e propria isola di cultura nera e tropicale estrema. Cibo delizioso, pesce e gamberoni a volontà, e popolazione danzante per le strade, tutti rigorosamente di origine africani. E’ come fare un salto in Giamaica.

NOTTE LUNGA a JUANCHITO

Dalle 19 alle 22.30 si sta tutti nella stanza di Luz Marina che, già mezza ubriaca, serve Cuba Libre a tutti senza ritegno. Beviamo mentre una coppia un po’ stanca e un gruppo di svedesi si appollaiano nel giardino e rifiutano le offerte di socialità che la colombiana rivolge loro con solerzia e gestualià incomprensibili. Mi metto il mio jeans rotto e la maglietta mezze maniche nera dell’Heineken, porta fortuna. Intanto arrivano due colombiane, amiche di una certa Magdaline, una specie di fidanzata di un certo Daniel, tedesco in visita all’ostello. Questa Magdaline era già stata vista là due mesi prima insieme ad un altro turista da Marc lo svizzero…caso strano ma nulla di male.

Le due amiche sono un po’ timide ma vestite da serata grande. Si chiamano Elizabeth e Leslie. Usciamo con due taxi pieni e una macchina delle colombiane tipo gita scolastica.

Destinazione il Chango’, zona sud, periferia. Siamo nella mitica JUANCHITO, il sobborgo dove la festa non si ferma mai, protagonista dei testi di centinaia di canzoni di salsa.

L’entrata è gratis e il posto promette bene. La folla giunge presto e la musica latina riempie i nostri cuori e le nostre coppe. Mi butto sulla birra per non eccedere, da bravo ragazzo, e ballo molto con Luz Marina. A turno tutti parlano con tutti e anche io conosco finalmente la bella Leslie. E’ alta un metro e settanta, pella “trigueña” (cioè scura), molto contundente, lineamenti indigeni ed occhi un po’ a mandorla. Molto carina, mi fa sentire davvero timido all’inizio. Parliamo tranquillamente e all’uscita rimaniamo in macchina assieme, io, Leslie, elizabeth (alla guida), l’australiano Chris e il belga Chris.

Appuntamento onirico e mai rispettato col gruppo al Forum o al Praga, a nord, vicino all’ostello.

Le ragazze ci propongono di andare a mangiare ma il belga decide di tornare in hotel una volta arrivati in zona. Noi continuiamo a parlare anche se Chris non spiccica una parola di spagnolo. Davvero è un personaggio curioso ma simpatico e amichevole.

Mangiamo qualcosina ma è ora di smicciare perché il fast food inizia a puzzare di fritto. Usciamo e cerchiamo le discoteche in cui avevamo un appuntamento. Intanto Leslie si stringe a me dicendo di essere un po’ stanca. Sono già le 2 o le 3 ma non importa.

LA POLIZIA CONTRO GLI “INNAMORATI”

Parcheggiamo di fronte all’ostello e, con efferata spontaneità, i due di fronte a noi cominciano a baciarsi appassionatamente.

Io e Leslie ci guardiamo come complici di un furto e cominciamo a cercarci lentamente. Dopo dieci minuti ci interrompe la polizia in tenuta d’assalto e controlla i documenti.

Allora Elizabeth propone di andare tutti insieme felicemente ad un Hotel nelle vicinanze e affittare due camere. Decidiamo di andare e passiamo la notte là in tutta tranquillità.

Leslie è colombiana ma è venuta su (e molto) in Ecuador, paese che ha dovuto lasciare circa tre anni fa. E’ molto dolce e allo stesso tempo sicura di se, giocosa, così bambina per molte cose che dice ma anche donna matura e responsabile quando parla del figlio di 5 anni (Joel) che ama e da cui è amata, come ripete fino allo spasimo. Mi sembra perfetta, dai suoi occhi eternamente castani, al suo colore caffè indelebile e vicino.

Alle 9 usciamo tutti e quattro dall’hotel/motel, un posto carino e confortevole. Emmi sento felicemente strano.

Io e leslie facciamo battute sulla situazione che a tratti è un po’ imbarazzante, ma che subito diventa normale grazie all’arma dell’ironia e la spensieratezza. Ci passiamo i numeri e tutti a nanna per davvero.

Ciao a dopo, Fabrizio

12 NOVEMBRE – ULTIMO GIORNO

Prima di rimettermi a dormire dopo la nottata passo a vedere che succede nell’ostello…sono solo le nove di mattina ma quasi tutti sono già (o ancora) svegli dalla notte precedente. Saluto e vedo che dice Luz Marina, la quale mi accoglie alquanto adirata. Anzi, incazzata.

Le chiedo perche’ e mi dice che l’ho piantata in asso.

Mi scuso regalandole un “soleluna” di ceramica di quelli che vendono a Coyoacan, il mio quartiere di Città del Messico. E’ contenta e inizia a raccontarmi di come vanno le cose con il suo ragazzo e mi obbliga a bere un altro sorso di RUM con la forza (e ne ha da vendere). Non era la colazione che mi aspettavo ma dopo una bella chiacchierata ci salutiamo, le spengo la luce e me ne vado a dormire.

IL TEDESCO CICLISTA DI LOS ANGELES

Verso le 4 del pomeriggio arriva in bicicletta un sessantenne tedesco con un cappellino di gore tex in testa e polpacci marmorei. Ci racconta che arriva da Los Angeles, città che lo ha adottato molti anni fa.

Ultima tappa in bici, solo 130 km. E noi lì stanchi per una tazzata di RUM e un po’ di gradi (atmosferici) in più. Diventa subito l’idolo dell’ostello. Sciacquo dopo un quarto d’ora perchè ho un appuntamento con Leslie alle 17.30.

ORE 18.00. Centro commerciale El Palmeto. Enorme, nulla da visitare salvo i soliti franching globali e le decorazioni di Natale. Leslie sembra tardare, gia oltre la canonica mezz’ora messicana o mediterranea.

Un tipo, anche lui in attesa di una sua amica, mi propone di berci una birra alla faccia loro e mi suggerisce di adottare lo stile colombiano che ha successo. Cioè, spiega, se ti fanno aspettare, falle aspettare anche tu e di più. Io leggo un chiaro occhio per occhio, dente per dente che non mi piace molto in questo caso.

LA BELLA (E ALTA) LESLIE

Poco dopo arriva Leslie (per fortuna senza tacchi) e ci sediamo al Gran Steak dove i Cortes Argentinos valgono la pena per un pugno di 7 dollari.

MONTAGNA PANORAMICA

Andiamo al famoso mirador panoramico della città, el cerro de la cruz, una escursione irrinunciabile di sera. Panorama completo, coppie rilassate sui prati, pagliacci, teatranti di strada, avvenenti signore con birre e stuzzichini in vendita, musicanti occasionali in una atmosfera quasi estiva da lungomare. La notte calorosa scorre piacevole in avvicinamenti intensi.

Leslie mi racconta molto di sè e dei suoi trascorsi in Ecuador dove più l’economia familiare fioriva e più sbocciavano nuovi problemi. Gelosie locali in contesti poverissimi ruggivano contro i nuovi arricchiti, i commercianti di fagioli, e tutti si scagliavano periodicamente contro la sua famiglia.

Quasi moriva la quindicenne Leslie nella sua villa di provincia mentre il padre e il fratello erano assenti. Il padre, comunque innocente, la vendica e deve riparare in un’altra città (la madre da anni non viveva con loro).

Là le cose riprendono anche meglio di prima ma un fratello disperato inizia un commercio illecito. E ancora problemi. Per le colpe del fratello tutta la famiglia viene accusata e ci vanno di mezzo anche Leslie e suo figlio di un anno e mezzo d’età. Il padre e il fratello finiscono in galera. Quest’ultimo ci rimane mentre il padre riesce a uscire visto che non ha commesso nessun reato anche se i loro beni sono pregiudicati e li stanno ancora recuperando. Leslie e il suo ex marito tornano nella nativa Cali, città dove ci siamo conosciuti, infine, noi due.

Nottata in un hotel gestito da un italiano, ma quanti siamo??

13 NOVEMBRE – DOMENICA DEGLI ADDII

Bene, non volevo entrare troppo nei dettagli difficili e più personali della vicenda che è stata un caso pubblico da giornale scandalistico in Equador all’inizio del nuovo millennio.

Ci godiamo una colazione con “huevos pericos” (alla colombiana, cioè strapazzati con pomodoro), succhi tropicali e brioche.

Verso le 13.15 sono all’ostello. E’ il compleanno dello svizzero Marc. Si va a mangiare un Sancocho (cioe’ una meravigliosa zuppa di gallina locale) compreso in un menù di comida corriente, 4 piatti in sequenza a soli 3000 pesos colombiani (1.5 dollari).

Serata di festeggiamenti all’ostello con RUM e torta per Marc, é anche il giorno dell’addio dato che tutti i protagonisti della settimana matta, o loca che dir si voglia, qua a Cali se ne stanno per andare o hanno appena lasciato la città. Sono cicli che si ripetono, viaggiatori che fluiscono e si perdono.

E magari si ritrovano poi, già diventati vecchi amici, qualche mese dopo e mille chilometri più a sud, con tante di quelle cose da raccontare che il diario non basta….

ULTIMA AVVENTURA…MOZZAFIATO

Arriva anche Leslie per un po’ e poi viviamo l’ultima avventura del week-end lungo (è domenica ma anche domani sarà vacanza per il ponte: in Colombia tendono a fare vacanze i lunedì anziché i venerdì e così organizzano tutti ponti e le vacanze).

Il figlio di Leslie dormirà a casa con lei questa sera dopo un giorno dalla nonna. Leslie non lo aveva previsto ma mi chiede se voglio rimanere là una volta che lui si sia addormentato. Le dico che non c’è problema per me, ma che forse è un po’ rischioso. I vicini potrebbero vedere e lei stessa mi dice che in pratica non invita mai nessuno. Chissà.

Alle 22.30 ci lasciamo e lei passa a prendere il figlio. Io aspetto la chiamata all’ostello. Quando sono quasi addormentato Leslie mi chiama e mi dice l’indirizzo in cui aspettare. Vado in taxi là, una zona piuttosto popolare. Aspetto in una stazione di servizio. Vedo la sua macchina e salto su. Mi nascondo sotto il cruscotto tappato da un sacco di patate e da una elegante giacchetta azzurrina. Entriamo senza che il custode della unità abitazionale mi possa scorgere.

Siamo in una via circolare di villette a schiera e la sua è la 46. Mi fa vedere con orgoglio la sua casetta a due piani e poi entriamo di soppiatto nella camera da letto dove rimaniamo fino alle 4 del mattino. Poi BUM, sveglia brusca nel mezzo del sonno REM e di un sogno.

E’ Joel, suo figlio, che vuole assolutamente dormire con la madre e sta bussando alla morte. Lei mi scuote e mi dice di fare presto, recupero la mia camicia bianca operaia e mi imbosco nel bagno attiguo alla camera. Aspetto seduto sulla tazza riprendendo volentieri il sogno lasciato a metà e poco dopo, non appena sento il segnale di Leslie, fuggo in punta di piedi fuori dal bagno e dalla camera mentre il pargolo sonnecchia girato dalla parte opposta. Emozione e sonno si mischiano e nel frattempo Leslie mi porge tutti i vestiti poco a poco. Aspetto nella stanza del figlio, mi vesto e ricevo la consolazione di Leslie per il sonno interrotto.

Le dico che ero preparato e che, ad ogni modo, sarei dovuto uscire alle sei comunque dato che abbiamo pianificato una partenza spaccasonno per Popayan con Chris l’australiano folle e Marc lo svizzero. Ci salutiamo sapendo che sarà un addio ma anche che, come sempre si dice, todo es posible…e infatti un mese dopo…

Un beso y a presto, Fabrizio.

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4 Commenti

4 risposte finora ↓

  • Selena // 1 Settembre 2008 a 09:20 | Replica

    Ehi….mi diverte leggere ciò che scrivi…è propio vero che l’italiano all’estero fà furore….bravo!penso che per le italiane non sarebbe la stessa cosa..ahahah..non sai come invidio la tua permanenza a Città del Messico…se passi da Coyoacàn dà un bacio volante carico di passione al museo di Frida…grazie ciao…ps.i video sn divertenti…un pò troppo lunghi…

  • Fabrizio Lorusso // 21 Settembre 2008 a 23:06 | Replica

    Ciao, grazie! Era da un po’ che non aggiornavo il sito dopo un mese di riadattamento a Citta’ del Messico. Ti saluto il museo e il quartiere quindi.
    Ciao, un abrazo

  • Giorgio // 27 Febbraio 2009 a 05:38 | Replica

    Hola!!!!! Bellissimo il tuo soggiorno a Cali……. sono stato 2 volte nella ciudad de la Rumba, veramente stupenda per orgoglio nazionale e cultura. Con l’occasione saluto colei che sarebbe stato il mio grande amore…… chao Lady……ihihih…….. tornerò in Abril……ed insieme andremo un poquito in giro per Panama, Costa Rica …. fino al Mexico. Ciao

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