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L’acqua alla fine del mondo: ecco il progetto!

Natura produzioni dal basso

Sostieni il reportage “L’Acqua alla fine del mondo” e riceverai l’e-book in esclusiva e in anticipo rispetto alla pubblicazione del libro/reportage cartaceo. Da link produzioni dal basso.

IL PROGETTO

Reportage in Cile, dall’Aysen all’Atacama a raccogliere le storie delle persone che dovrebbero rinunciare alle loro case, terre, fiumi ea quel paradiso naturale che è la Patagonia, per fare spazio alle dighe che la società HidroAysen (con la partecipazione di Enel) vuole costruire. Scopo dichiarato per la costruzione delle dighe è quello di fornire più energia elettrica al paese, ma sono in molti a dire che l’energia in realtà non è necessaria all’uso civile ma verrà destinata principalmente alle miniere del nord del Cile di proprietà delle multinazionali, dove lavorano anche minatori sfruttati, che ogni giorno mettono a rischio la loro vita per guadagnarsi da vivere. La zona che beneficerebbe maggiormente dell’energia elettrica prodotta è proprio quella del nord, attraversata dal deserto di Atacama. In questa zone si trova la miniera dove rimasero intrappolati i 33 minatori nell’agosto del 2010. Da quando questo megaprogetto è stato reso pubblico, la società civile si è mobilitata per cercare di bloccarlo e a tutt’oggi, in mezzo a una selva di provvedimenti, concessioni, e dubbi coinvolgimenti delle istituzioni i lavori non sono ancora partiti.

IL CONTESTO

Il Cile negli ultimi anni sta attraversando un periodo di forti rivendicazioni dei beni comuni: non solo l’acqua e la difesa dell’ambiente ma anche le manifestazioni degli studenti che chiedono un’istruzione pubblica di qualità lo confermano. Il reportage vuole essere uno strumento per conoscere le persone che si oppongono alla costruzione delle dighe al sud, ascoltarne e documentarne le ragioni, per poi risalire i circa 2000 km verso il nord, percorrendo lo stesso tragitto che percorrerebbero i tralicci dell’energia elettrica generata dalle dighe, fino al deserto di Atacama, dove invece si documenteranno le storie dei minatori e delle comunità che vivono grazie alle miniere.

PERCHE’ SOSTENERE IL PROGETTO

La difesa dei beni comuni, come ambiente, acqua e le relative battaglie per mantenerli tali è di strettissima attualità anche per il nostro paese. Nonostante gli italiani si siano espressi con un referendum per dire no alla privatizzazione dell’acqua ancora non si mette in pratica la volontà popolare e si cercano escamotage per affidarne la gestione ai privati. La realtà cilena potrebbe offrire spunti di riflessione anche ai vari movimenti di cittadini che si oppongono alle grandi opere, e che mettono al primo posto la condivisione dei beni comuni in opposizione a un modello di società individualista che sembra essere ormai superato.

Nonostante il riscontro positivo del reportage argentino “Lavorare senza padroni” continua ad essere difficile lavorare come giornalista free lance e occuparsi di tematiche sociali. Per questo serve il sostegno di chi crede che l’informazione indipendente sia oggi più che mai un buon “investimento”.

COME FARE

Chi sceglierà di sostenere questo progetto con un contributo di 10 euro, avrà diritto esclusivo e in anteprima al reportage in formato e-book. Il progetto potrà partire non appena verrà raggiunta la soglia dei 3 mila euro che serviranno per viaggio in classe economica, per gli spostamenti con i mezzi pubblici in Cile e per il soggiorno di circa un mese negli ostelli del paese. I nomi dei sostenitori del progetto saranno elencati anche sul libro cartaceo.

Fin da ora, GRAZIE a tutti.

Elvira Corona

SU DI ME

Sono nata a Cagliari, dove mi sono laureata in Scienze politiche prima di conseguire un master in Economia non-profit e Cooperazione allo sviluppo a Ferrara. Ho lavorato a Milano per alcune realtà del no profit ma da un po’ di anni cerco di fare la giornalista free lance occupandomi sopratutto di America Latina. Ho avuto occasione di lavorare e vivere per lunghi periodi in Ecuador, Argentina e Brasile. Ho scritto per testate online italiane e latinoamericane come Unimondo.org e Alainet.org. Sono autrice del libro/reportage Lavorare senza padroni” viaggio nelle imprese recuperadas d’Argentina – Emi edizioni.

Abrazos de Acero – Abbracci d’Acciaio (bilingual poem)

Abrazos de Acero

De sueños y revolucionarios

está hecho el mundo

pero son dos los que cuentan

y hasta dos saben contar

porque eso les basta para existir.

Abrazan todos los números

la cifra de su universo

viven dos infinitos iguales

pero diferentes revoluciones

que son una sola en su sueño

un mantra, un amor, de acero.

[de “Matemáticos y poetas”, Bixio O Rojo, Soles Ed., 199x]

 Abbracci d’Acciaio

Di sogni e rivoluzionari

è fatto il mondo

però son due quelli che contano

e fino a due sanno contare

perché questo gli basta per esistere.

Abbracciano tutti i numeri

la cifra del loro universo

vivono due infiniti uguali

ma differenti rivoluzioni

che sono una sola nel loro sogno

un mantra, un amore, d’acciaio.

[da “Matematici y poeti”, Bixio O Rojo, Ed. Soles, 199x]

Bajo el agua – Sott’acqua (poeticamente bilingue)

Bajo el agua

Bajo el agua
Abrazas el fondo
Donde pintas la rima
Y  esperas la lluvia.
Escuchas el azul lejano
Ves reflejos danzantes
Soles en movimiento
Y duran como el universo
Prometen eternidad
Son espejos de lo efímero.
Bajo el agua
Piensas, te piensas
Fuera de ti, por tu bien
Estás a lado del frío
Besando la humedad
Secando el beso.
El recuerdo es sediento
Le cortas el vuelo
Inhalas su respiro
Y golpeas el horizonte.
Sientes agua caminando
Dentro de ti, aflora
Sumerge la piel
Sin fin, nace el mar
Pero se esconde
Bajo el agua
Contigo, firme
Gota sola, que quiero
Desnuda esperanza
Sales, amas, dueles.

[Fabrizio Lorusso]

Sott’acqua

Sott’acqua
Abbracci il fondale
Dove dipingi la rima
E aspetti la pioggia.
Ascolti l’azzurro lontano
Vedi riflessi danzanti
Soli in movimento
Durano come l’universo
Promettono eternità
Specchi dell’effimero.
Sott’acqua
Pensi, ti pensi
Fuori da te, per il tuo bene
Stai accanto al freddo
Baci l’umidità
Asciughi il bacio.
Il ricordo è assetato
Gli tagli il volo
Inali il suo respiro
E colpisci l’orizzonte.
Senti acqua camminando
Dentro di te, affiora
Sommerge la pelle
Senza fine, nasce il mare
Ma si nasconde
Sott’acqua
Con te, decisa
Goccia sola, che voglio
Nuda speranza
Esci, ami, fai male.

[Fabrizio Lorusso]

Italiani in Messico, attivi ma non radioattivi

Saranno stati i tentativi di scippo dei referendum del 12-13 giugno, le notizie dalla Spagna degli indignados e anche quelle dall’Italia degli ultimi mesi. Sarà stato forse l’eco del berlusconismo decadente che arriva oltreoceano insieme all’inquietudine su ciò che verrà dopo la “fine della bestia”. Comunque era da tanto che non si vedeva un risveglio così creativo e dinamico della comunità italiana in Messico o almeno di alcune sue parti attive e coese. A queste latitudini – anche se non credo fosse troppo diverso in Europa e in Italia, almeno prima del risveglio autunnale culminato il 14 dicembre – sembravano affievolite la voglia di cambiamento, l’idea di riunirsi per uno scopo comune (soprattutto politico ma anche sociale), la lotta per informarsi e informare, cominciando fuori dai circuiti ufficiali per poi utilizzarli come cassa di risonanza, e la volontà di formare spazi nuovi per partecipare e immaginare una comunità. Si parte da una semplice e fredda mailing list per recuperare interessi e attività, per tornare a lavorare dentro e fuori dalla virtualità per uno scopo comune. Non si tratta di grandi numeri, delle famose “masse”, ma il coinvolgimento è comunque grande, soprattutto rispetto al numero ufficiale di residenti in terra azteca che sono solo alcune migliaia, e scava in profondità nel reale, non più solo in rete.

Tento quindi di lanciare una prima riflessione sulle attività realizzate da un gruppo di italiani in Messico accomunati dalla voglia di sconfiggere – almeno per un po’ – il mostro, cioè la frammentazione sociale e le difficoltà cui la vita in una metropoli caotica e gigantesca come Città del Messico porta inevitabilmente. Ma anche la atomizzazione e la solitudine, a volte ricercate, a volte sofferte, di un immenso paese che può fagocitarti amabilmente o catapultarti in qualcosa più grande di te in un attimo. La definizione di un movimento sociale, piccolo o grande che sia, così come le eventuali etichette che un gruppo sceglie di darsi o che gli vengono attribuite è sempre oggetto di dibattiti accesi.
Considerarsi “italiani in Messico” o in un altro paese costituisce una possibilità di caratterizzazione sociale e una scelta di vita e identità comune per tantissime persone che vivono fuori dall’Italia. Spesso non è possibile parlare di una vera e propria comunità italiana all’estero ma solo di frammenti e gruppi uniti da interessi lavorativi o vicinanze territoriali e affinità di altro tipo che possono definirsi come “più o meno simili” o almeno temporaneamente coincidenti. Per alcuni forse lo status di migrante ha a che vedere semplicemente con un certificato di registrazione all’AIRE (Associazione Italiani Residenti all’Estero) con cui si cambia la residenza dalla città italiana di provenienza a quella estera d’accoglienza.
D’altra parte l’idea ampia e un po’ fumosa di “italiani all’estero” può confondere fino a perdere ogni rilevanza dato che si tratta di milioni di migranti, mani e cervelli in fuga che di solito vengono ricordati quando c’è qualche momento elettorale o in poche altre occasioni. E poi ci sono altri milioni di “clandestini”, quelli che sono fuori dall’Italia anche da molti anni ma che non si sono mai registrati all’estero e continuano ad apparire magicamente in tutte le statistiche come se continuassero a risiedere nella loro città d’origine della penisola. Referendumnucleare.jpg
E ancora. Le statistiche parlano di centinaia di migliaia di “italiani” che hanno il passaporto e possono votare ma per gli affari interni del bel paese hanno solo un interesse marginale o nullo, anzi spesso non ci hanno mai messo piede ma hanno il diritto di voto acquisito grazie a un lontano parente emigrato magari oltre un secolo fa. All’estero è facile e possibile, anche se illegale, fare incetta di questi voti chiedendo le schede che arrivano a casa per posta ad amici e conoscenti che sono in possesso del passaporto e sono regolarmente registrati ma che non sanno nemmeno cosa sia il voto all’estero o su che cosa sono chiamati a decidere di volta in volta. Quindi ad oggi le modalità per il voto all’estero e l’estensione massiccia dell’accesso alla cittadinanza dei discendenti degli ex migranti italiani sono abbastanza assurde.

In questo contesto un vero e proprio nocciolo duro di italiani in Messico, con opinioni politiche anche molto diverse al proprio interno, ha deciso d’intraprendere una serie di azioni che esprimono la rabbia e l’indignazione per quanto accade in un’Italia che entra in guerra e disinveste brutalmente sul futuro privilegiando piani nucleari e privatizzazioni di risorse pubbliche vitali sull’istruzione e la ricerca. Nella lettera inviata ai media si denuncia tale involuzione e si legge infatti: “Ci indignano l’esercizio di un potere vincolato alla finzione mediatica, l’intolleranza verso la libertà di pensiero, l’operato di una maggioranza parlamentare che dimentica le reali urgenze del paese e calpesta la solidità della nostra Costituzione con una gestione del potere corrotta e personalizzata”.
L’adesione e la partecipazione attiva non coinvolgono allo stesso modo tutte le persone interessate alle diverse iniziative che vengono realizzate nei mesi di aprile e maggio ma la “nebulosa dei sostenitori”, sfumata intorno a un centro fisso, e la diffusione della conoscenza e delle informazioni continuano a crescere rompendo l’isolamento di chi vuole pensare, dire, agire. Si pensa da subito a dei momenti costruttivi per sfidare l’apatia degli elementi dispersi nella Gran Ciudad capitale del Messico e nel paese. Così nasce anche l’idea di un incontro pubblico sul tema dei referendum e la creazione di un blog fotografico e informativo. Infine sorge l’iniziativa Io Voto Sì, Dappertuttoche, indipendentemente dalle opinioni politiche di ciascuno e dalle inevitabili discussioni, rappresenta la voglia di coinvolgere sempre più gente per uscire dall’individualismo in una realtà che lo eleva a principale padrone della vita pubblica e privata.
La campagna finisce su alcuni quotidiani nazionali (italiani) e il Messico diventa per qualche giorno “l’ombelico degli italiani nel mondo”, se così li e ci possiamo chiamare, ma poco importa. Gente che se ne va e che magari torna, chiamiamoli così. Lo stesso blog racconta un po’ questa storia.Mentre i media messicani impazzano col gossip sul bunga bunga, le notizie che arrivano dall’Italia si fanno sempre più pesanti e assurde. Frustrazione, senso d’impotenza, tanta rabbia. ARANCE-SI.jpgQuando, a partire da un appello mail, decidiamo di ritrovarci insieme per un confronto. Come esprimere dal Messico il nostro dissenso? Come far arrivare il nostro appoggio a quanti in Italia non si rassegnano ad una democrazia telecomandata? Il primo passo che riusciamo a immaginare è una lettera di denuncia, ai media italiani e messicani. E l’impegno solenne a promuovere tra gli italiani residenti in Messico il voto di giugno nei referendum. Cominciamo a trovarci, ad organizzarci con flyer e cartoline informative… e ci prendiamo anche gusto. Ma subito arriva l’ennesima doccia fredda: ci vogliono scippare anche i referendum. E’ allora che scatta la campagna: Io voto sì, dappertutto!
Il 2 giugno 2011 si ricordano i 65 anni del referendum che fece dell’Italia una Repubblica. La Festa della Repubblica si celebra ogni anno con un grande cocktail e una passerella di sponsor e prodotti tipici italiani nel giardino dell’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico e sarebbe una grande occasione di riunione e partecipazione se non venisse appunto trasformata in un carosello diplomatico e asettico privo di colori ed emozioni. Privo di storia e di futuro. Allora si beve e basta. La cultura, la musica, la parola sono ferme agli anni cinquanta, The Classics. Ci si “diverte” e non si parla né si pensa minimamente all’occasione per cui la festa è stata creaa o alla congiuntura italiana. Lo spumante è buono e basta così. Poco male. I discorsi ufficiali riproducono gli stessi burocratici sermoni di sempre e perdono il senso della realtà, sono astorici.

Quest’anno l’onere della promozione dell’appuntamento referendario è stato scaricato sui cittadini nonostante il referendum sia un istituto previsto dalla costituzione e realizzato con soldi pubblici. La sua riuscita non importa molto al sistema politico (o a buona parte di esso), non è una novità, e tantomeno al governo che ha promosso le leggi oggetto dei quesiti e che lo combatte fino a scadere nel ridicolo. All’estero si riproduce una situazione analoga e amplificata di apatia e resistenza burocratica. Nessun cenno ai referendum viene fatto dai relatori presenti all’evento del 2 giugno a Città del Messico. Allora ci pensa un flash mob. La nebulosa della comunità attiva si ricompone seguendo un nuovo schema e intona una canzone. Poi alza uno striscione, “…un referendum li seppellirà…”, alludendo a chi? Al governo? Alla cosiddetta casta? Alle mentalità bloccate? All’apatia? A Berlusconi e i suoi “legittimamente impediti”? All’Italia che si crede vecchia e stanca? All’opposizione? A chi si ferma? Forse a nessuno di questi. Decidete voi. 
Una trentina di persone si tolgono la camicia e mostrano la maglietta con la scritta Io Voto Sì tra le facce attonite di molti invitati incravattati. Altri ospiti invece si avvicinano allo striscione per chiedere informazioni sul voto all’estero, sui quesiti, sull’esistenza stessa di persone che ogni tanto “fanno qualcosa” e per lamentarsi dell’insufficienza di informazioni aderendo di fatto all’azione collettiva. Alcuni intolleranti provano a strappare lo striscione che intanto è stato fatto ondeggiare in alto come un aquilone fino alla caffetteria, la zona più elevata del giardino, ed è stato fissato lì. Giungono voci di minacce ufficiali più o meno velate da parte delle “autorità diplomatiche” contro i “manifestanti” che semplicemente svolgono a modo loro quel lavoro che non interessa alle istituzioni. Ma soprattutto rendono la festa un’occasione vera d’incontro e confronto, si appropriano di uno spazio pacificamente, anche solo per poco, ma con la volontà di trasformare la routine e lo status quo in fantasia e cambiamento, per tutti.

da www.carmillaonline.com

Berlusconi, anche basta. W il Referendum

La Corte di Cassazione ha deciso di permetterci di votare su tutti i quesiti del Referendum del 12-13 giugno. Benissimo. Nucleare, Acqua e Legittimo Impedimento. All’estero già SI sono cominciate a mandare le schede per posta da qualche giorno e SI spera che la volontà di chi ha già votato non venga vanificata se ci saranno cambiamenti. In teoria non ci dovrebbero essere problemi ma aspettiamo notizia chiare… Ad ogni modo questa mattina ci siamo svegliati in una Città del Messico uggiosa con un sorriso a 32 (e più!) denti per la decisione della Corte e abbiamo tirato un sospiro di sollievo perchétemevamo un altro scippo della democrazia. Invece SI voterà. Il Comitato per il SI in Messico è in festa e così anche l’Italia. Adesso riparte la sfida del Quorum che anche da qui stiamo portando avanti e vi invitiamo a partecipare all’iniziativa Io Voto Si dappertuttomandando una foto, ecco il blog LINK QUI.

Finalmente tra napoletani e milanesi anche all’estero s’è formato un nuovo sodalizio per provare a cambiare. Mentre uscivano i risultati degli spogli elettorali (lunedì mattina, pomeriggio in Italia) c’era aria d’attesa e sono girati tanti Sms tra amici e colleghi fino al momento liberatorio: Pisapia sindaco. De Magistris al 65%.

Dopo gli importanti risultati dei ballottaggi alle amministrative che hanno messo in disparte la paura e il razzismo di partiti come la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania (Sì, Si chiama ancora Così, “roba de mat”), hanno bocciato le amministrazioni targate Pdl e hanno valorizzato il ruolo attivo della gente per aprire nuove opzioni, adesso tocca al referendum, altro passo fondamentale per il cambiamento e per dire a Berlusconi (e non solo a lui, chiaro, ma anche alle sue cricche e alla sua “cultura” populistica-mediatica-modaiola-maschilista che tanto danno sta facendo al paese) “anche basta!”. Diffondiamo e votiamo.

Da: http://latinoamericaexpress.blog.unita.it/berlusconi-anche-basta-w-il-referendum-1.299525

Io Voto Sì Dappertutto su Repubblica.It e L’Unità. Partecipa!

Link Al Blog IO VOTO SI Dappertutto, dal Messico per l’Italia e il Mondo !

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Mandala a questa mail: iovotosiblog@gmail.com

Eccoci anche qui:

Repubblica Foto

Unità.It

E Infine la controinformazione:

Articolo sui Referendum: la posta in gioco

Referendum: incontro il 27 maggio all’Istituto Italiano

REFERENDUM 12 e 13 giugno 

VENERDÌ 27 MAGGIO 2011

INCONTRO INFORMATIVO –ORE 19:00

Presso l’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico,

Francisco Sosa #77 Col. Villa Coyoacán, México, D.F.

PER SAPERNE DI PIÙ SUI REFERENDUM

 In cosa consistono i 4 quesiti referendari?

Come e perché privatizzano l’acqua in Italia?

Perché il governo vuole il nucleare?

Perché in Italia abbiamo una legge che permette al primo
ministro e ai ministri di non presentarsi in udienza?

Perché è importante andare a votare?

Invita il Comitato per il SÌ in Messico

attivimanonradioattivi@gmail.com

Visita il Blog: IO VOTO SI   Dappertutto!

aderisci…e manda una foto dal tuo cellulare per il voto…

Andiamo a votare!

 Ora più di sempre si scrive referendum ma si legge democrazia!