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La lotta degli insegnanti in Messico: storia e motivi

MegaMarcha 4S Mex DF 249 (Medium)Gli insegnanti delle scuole pubbliche occupano le piazze e le strade del Messico contro le “riforme strutturali” del presidente Peña Nieto e continuano a dar battaglia: è una resistenza epica che viene da lontano. Il conflitto degli insegnanti con il governo e i parlamentari federali per la riforma educativa dura da alcuni mesi, ma nelle ultime due settimane ha raggiunto l’apice. Un presidio di insegnanti nel centro della capitale era presente già dall’8 maggio, ma pochi se n’erano accorti. Invece da agosto la CNTE, Coordinamento (Coordinadora in spagnolo) Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione, è in sciopero indefinito e l’anno scolastico 2013-2014 non è ancora cominciato in migliaia di scuole. La combattiva Sección 22 di Oaxaca, forte di 74mila affiliati e già protagonista del conflitto del 2006, soffocato nel sangue dall’allora governatore dello stato di Oaxaca, Ulises Ruiz, rappresenta il gruppo più nutrito di professori in resistenza, ma i rinforzi questa volta sono arrivati da tutto il paese.

Il plantón

Dal 19 agosto il presidio dei maestri è diventato una tendopoli quindi l’attenzione mediatica s’è rivolta verso gli oltre 40mila occupanti, insegnanti di asili, scuole primarie e secondarie, che ormai vivono nella piazza principale del Messico. Ogni giorno realizzano atti di resistenza, bloccano le strade e l’aeroporto internazionale, chiudono le entrate dei palazzi del potere, fanno assemblee, sistemano le tende scardinate dai violenti acquazzoni di questa stagione piovosa e inclemente, e infine portano avanti le negoziazioni estenuanti con funzionari e parlamentari inviati dai partiti per fare melina. Le minacce avanzate da alcuni deputati della destra (PAN, Partido Accion nacional) di incarcerazione dei leader, che in realtà sono i “portavoce” del movimento, e di repressione violenta della protesta non hanno fatto desistere i docenti.

Ho provato a descrivere con una galleria fotografica (link qui), non solo con le parole, l’enorme tendopoli allestita dalla CNTE nella piazza centrale (lo zocalo) di Città del Messico. Nel plantón, il presidio-tendopoli, ore e ore di pioggia non spazzano via la speranza, anche se funzionano per scacciare i curiosi, i venditori ambulanti, in maggior parte commercianti della capitale, e le cattive notizie che arrivano dal Palazzo: nella notte dell’1S (primo settembre), con una sortita dei legislatori, è stata approvata dalla Camera dei deputati la Legge del Servizio Professionale Docente, oggetto delle negoziazioni tra i rappresentanti della CNTE, il governo e alcuni parlamentari. Uno sberleffo in piena regola.

Scene di vita e resistenza civile compongono un quadro di lotta metropolitana nella povertà e nella solidarietà, prestata da tanti abitanti della capitale e dalle famiglie dei maestri che da Oaxaca, dal Chiapas, dal Guerrero, dal Michoacan, dal Durango o dalla Bassa California, insomma da molto lontano, mandano viveri, sacchi a pelo, tende e vestiti, incoraggiamenti e affetto. Per i servizi igienici gli insorti si devono rivolgere ad alcuni abitanti della zona che prestano docce e bagni, a volte in cambio di piccole somme.

Nel pomeriggio del 31 agosto, quando sono stato per qualche ora in alcune tende del plantón, solo un gruppo ridotto di docenti, circa 10mila, si trovava a presidiare la zona visto che la maggior parte degli insorti era nelle rispettive comunità d’origine per il fine settimana. Mille insegnanti del Chiapas si sono integrati alla tendopoli in serata. Durante la settimana, anzi  già da domenica primo settembre in poi, sono state realizzate decine di manifestazioni.

MegaMarcha 4S Mex DF 472 (Medium)Ma che cos’è la CNTE?

C’è chi la vede come un vecchio rimasuglio di un mondo che fu, anacronistico e d’ostacolo per lo sviluppo e la “modernità” del paese, ma c’è chi la difende come ultimo baluardo contro il neoliberismo selvaggio, come un’organizzazione plurale e democratica a difesa dei veri interessi delle classi lavoratrici. Sicuro è che non va confusa con il SNTE, Sindacato Nazionale Lavoratori dell’Educazione, che è il sindacato ufficiale, allineato al governo.

Dall’aprile scorso la sua leader storica, Elba Esther Gordillo, è sotto processo per “uso di risorse dalla provenienza illecita” e attende la sentenza in prigione. E’ stata quindi sostituita da Juan Diaz, uomo fedele al presidente. La CNTE è un coordinamento, fondato nel 1979, che raccoglie gli insegnanti che hanno un pensiero critico nei riguardi del sindacato ufficiale. Questo è quasi un apparato paragovernativo del PRI (l’ex partito di regime tornato al potere nel 2012), mentre la CNTE si struttura come corrente democratica all’interno del SNTE e non è un sindacato a parte.

Fabrizio Mejía sulla rivista messicana Proceso del primo settembre spiega che “la CNTE è ciò che resta dei cosiddetti ‘coordinamenti di massa’, un tentativo di democratizzare i sindacati a partire dalle basi, in cui ogni sezione arriva ad accordi assembleari solo quando esiste un punto generale su cui si possono programmare azioni. Gli insegnanti, i lavoratori a cottimo ‘jornaleros’ e alcuni gruppi operai fecero parte, due decenni or sono, di questa dissidenza sindacale, ma oggi di tutto questo resta solo la CNTE”.

Attualmente la CNTE mantiene viva l’opposizione alla riforma educativa, che più che “educativa” pare una riforma (regressiva) del lavoro e dell’amministrazione, inviata al parlamento dal presidente Peña Nieto. Il Sindacato (SNTE) dorme. Anzi, fa spot a favore dell’iniziativa di Peña. La stragrande maggioranza dei mass media, TeleVisa e TV Azteca in testa, spara a zero sui maestri dissidenti, tacciandoli di “pigri e sovversivi” e mandando in onda programmi ridicoli atti a provocare ostilità da parte della popolazione della capitale, soprattutto della classe media imbambolata: interviste a conducenti incazzati per il traffico, bambini e genitori in lacrime perché la scuola non comincia, storie edificanti di maestri moderati e coraggiosi che sì “amano lavorare” e così via.

La riforma costituzionale

Dopo aver promosso la riforma degli articoli costituzionali riguardanti l’istruzione (il 3 e il 73) che è stata approvata dai tre partiti più grandi (PRD, PRI, PAN) nel febbraio scorso, il presidente ha spinto e ha ottenuto un’approvazione fast track delle leggi secondarie in parlamento. La riforma costituzionale di febbraio ha stabilito le basi per i cambiamenti nella carriera dei professori, nell’accesso a posti dirigenziali nella scuola e nel disegno e implementazione della politica educativa a livello primario e medio.

MegaMarcha 4S Mex DF 372 (Medium)Per esempio, è nato l’Istituto Nazionale per la Valutazione dell’Educazione e s’è stabilito che l’entrata nel “servizio docente” e la promozione a posti direttivi avverrà tramite valutazioni che garantiscano “l’idoneità delle conoscenze e delle capacità che corrispondono a ciascuna funzione”, e così gli stimoli e la permanenza in servizio dipenderanno dalla valutazione obbligatoria. Viene anche previsto, ed è un punto positivo, l’allargamento del tempo pieno, anche se buona parte delle strutture scolastiche attualmente non sono attrezzate a tal proposito. Molto polemica è stata l’approvazione di una specie di corresponsabilità gestionale ed economica per cui alunni, docenti e genitori, con il coordinamento della direzione, possono essere coinvolti (cioè dovrebbero in parte pagare di tasca propria) nel miglioramento delle infrastrutture, nell’acquisto dei materiali educativi e nella risoluzione di problemi operativi. Quindi le “quote volontarie” che versano per la scuola potrebbero diventare “obbligatorie”. Questi processi sono regolati dalle leggi secondarie che in questi giorni muovono la protesta nazionale.

Le leggi secondarie

A fine agosto quella sull’Istituto Nazionale per la Valutazione (INEE) e la Legge Generale sull’Educazione sono state approvate senza che l’opinione delle parti sociali e, soprattutto, degli insegnanti direttamente coinvolti nella riforma venisse presa in considerazione. In settembre è passata la terza legge, quella che tocca più da vicino la vita delle persone, dei maestri, e i diritti del lavoro acquisiti: la Legge sul Servizio Nazionale Docente.

In primavera mesi di dibattiti e convegni sul tema, in cui i docenti sono stati invitati a partecipare e hanno presentato le loro proposte dettagliatamente, non sono serviti a modificare la posizione dei parlamentari e del governo, per cui la CNTE ha provato a intavolare una discussione costruttiva, ma è stata scavalcata e beffata da false volontà di dialogo e prevaricazioni autoritarie. Dunque le ragioni delle manifestazioni sono molte e comprendono le richieste di migliori condizioni per le aule e i salari, oltre al nucleo costituito dalle tre leggi di riforma approvate frettolosamente.

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Settembre di piogge e manifestazioni: 1S e stato d’eccezione

Di nuovo come risposta all’indifferenza ufficiale, a Città del Messico il primo settembre c’è stata un’importante manifestazione di studenti, facoltà universitarie, organizzazioni sociali, parti del MoReNa (Mov. Rigenerazione Nazionale), semplici cittadini e alcuni gruppi anarchici contro la Riforma energetica e in sostegno degli insegnanti. Le iniziative in tutta la città e nel paese sono state tantissime. La manifestazione, nel primo pomeriggio, s’è unita a quella degli insegnanti della CNTE che si sono diretti a San Lazaro, sede della camera dei deputati messicana. Ci sono stati numerosi episodi di tensione, avvenuti durante la manifestazione e anche al termine della stessa, quando gli insegnanti, che formavano un cordone indipendente, stavano per ripiegare.

“L’imbottigliamento coatto” da parte della polizia puntava al controllo totale. L’effetto “collaterale” era quello di asfissiare e snervare, in particolare nei momenti in cui la doppia fila di granaderos in testa al corteo spezzava il ritmo della marcia e chiudeva i manifestanti, cosa che s’è ripetuta praticamente ad ogni curva. Nel contempo, gli scudi dei corpi antisommossa chiudevano la coda e i lati del corteo. E’ una modalità già sperimentata dal governo del presidente Peña Nieto e dai corpi di polizia della capitale a partire dalla giornata dell’1D, il primo dicembre 2012, in cui i poliziotti della capitale hanno serrato le file, chiuso ogni passaggio nel centro storico e infine hanno effettuato decine di arresti e pestaggi arbitrari. L’accerchiamento dell’intera massa popolare da parte della polizia (6mila elementi  in tenuta antisommossa) e l’enorme, sproporzionato, dispiegamento di forze rappresenta una strategia di contenimento che sfocia nella provocazione e nello stato d’eccezione.

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La reazione della polizia dopo gli scontri s’è concentrata su “obiettivi casuali”, cioè persone individuate perché indossavano vestiti neri, o proprio senza criterio, che andavano fermate. Alla fine della giornata di protesta dell’1S ci sono stati sedici arresti di alcuni attivisti e giornalisti indipendenti. Nonostante la strategia intimidatoria, le manifestazioni vanno avanti e, va detto, per ora (per fortuna) non sono accaduti “incidenti” gravi né situazioni paragonabili a quelle vissute nel 2006 (terribili repressioni di Atenco eOaxaca in particolare), ma non si può ancora prevedere come evolveranno la protesta e le forze in campo.

In questo video (LINK): l’arresto arbitrario di un giornalista dell’agenzia messicana indipendente Subversiones che ha filmato la propria cattura (leggi l’appello qui: lo stato sta imponendo cauzioni enormi per il suo rilascio!). Si chiama Gustavo Ruiz e stava filmando una squadra di poliziotti che trascinavano su una camionetta alcuni giovani e, come si fa in questi casi per evitare abusi o addirittura sparizioni e sequestri ai danni dei detenuti, stava chiedendo agli studenti i loro nomi e la facoltà di appartenenza. Come se niente fosse, all’improvviso, si ritrova lui “dall’altra parte”, viene strattonato, la sua videocamera cade e fa in tempo a registrare le sue urla e il suo nome.

4 settembre – 4S

La strategia di contenimento minaccioso e militarizzato della protesta non è stata applicata alle manifestazioni, durate oltre 8 ore, del 4 settembre organizzate nella capitale e in 22 stati. Questa galleria fotografica (Link qui per lo slideshow e foto) della manifestazione della CNTE è del 4 settembre (4S): dalle 10 del mattino oltre 30.000 insegnanti hanno manifestato a Oaxaca e 40.000 in Chiapas mentre in 20.000 hanno camminato per 8 ore nelle strade della capitale messicana, dall’Auditorio Nacional al palazzo del Senato. Proprio questa ramo del parlamento il giorno prima aveva approvato la Riforma Educativa dopo che la camera l’aveva fatto la settimana prima.

La cosiddetta riforma educativa è in realtà una riforma del lavoro dei docenti e dell’amministrazione di stampo neoliberista ed è parte del piano di riforme strutturali (lavoro, fisco, energia, educazione, politica) che il governo di Peña intende portare a termine entro i prossimi quattro mesi. Il grande scoglio, cioè queste proteste dei “maestri dissidenti”, gli unici per ora che abbiano saputo articolare un’opposizione vera, è stato superato, per ora, grazie a un falso dialogo depistante con i maestri e a una serie di votazioni notturne e blindate alle camere. Infatti, i tre principali partiti (PRI, PAN, PRD) stanno approvando riforme legislative e costituzionali in fretta e furia, nell’ambito delle larghe intese alla messicana, cioè dall’accordo di governo chiamato “Patto per il Messico” e sottoscritto dai loro leader all’inizio del governo di Peña 9 mesi fa. La CNTE ha fornito la cifra di 700.000 insegnanti mobilitati per il 4S a livello nazionale.

Quali sono gli elementi controversi della riforma da poco approvata dalle camere?

024 (Medium)Ormai esaurite le discussioni e approvazioni in parlamento, la CNTE ha chiesto al presidente di bloccarla con un veto perché:

Si applica retroattivamente contro chi già lavora nel settore educativo pubblico prescolastico, primario e secondario, in contrasto con l’articolo 14 della Costituzione, e colpisce tutti i lavoratori dell’insegnamento a livello federale, statale e comunale derogando i diritti acquisiti. Infatti, le autorità educative possono annullare i diritti dei lavoratori senza necessità di un intervento giudiziario e con la riforma il “lavoratore” diventa “soggetto amministrativo”, in contrasto con l’articolo 123 costituzionale.

Quattro questioni importantissime come il reddito/salario, la promozione, il riconoscimento e la permanenza nel posto di lavoro sono ora condizioni amministrative e smettono di essere considerati diritti lavorativi.

Si dà piena facoltà al Ministro della Pubblica Istruzione federale e al ministero (SEP), quindi anche al presidente della repubblica, di scavalcare la sovranità dei singoli stati per autorizzare i principi riguardanti i quattro punti precedenti e ordinare ai governatori locali di seguirli. Il ministero potrà imporre linee generali per la prestazione del servizio di assistenza tecnica alla scuola a livello di istruzione primaria.

Viene creato l’Istituto Nazionale per la Valutazione dell’Educazione (INEE) che potrà imporre e autorizzare, anche sorpassando l’autorità degli stati, i lineamenti ad ogni tipo di autorità educativa e organi decentralizzati per la valutazione riguardante le 4 questioni citate. La SEP e l’INEE potranno interpretare unilateralmente la legge per effetti amministrativi e l’INEE imporrà i processi di valutazione.

Non si contempla la partecipazione sindacale ai processi di osservazione delle valutazioni e si annulla l’intervento di qualunque associazione dei docenti. Le 4 tematiche di cui sopra (salario, promozione, riconoscimento e permanenza nel posto di lavoro) non saranno oggetto delle “Condizioni Generali del Lavoro” e il Lavoro Docente sarà sostituito dal Servizio Professionale Docente che implica la rappresentazione dell’insegnante come soggetto amministrativo isolato di fronte allo stato.

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I tribunali del lavoro sono sostituiti da tribunali amministrativi in caso di conflitto nei punti specificati. Scompare il posto fisso e si crea la figura dei contratti “a tempo fisso” di natura temporanea e quella dei contratti “provvisori” per coprire un vuoto, cioè un posto non occupato per meno di sei mesi. I contratti a tempo fisso e le vecchie “plazas”, i posti fissi a tempo indeterminato, saranno subordinati alle condizioni di questa legge e saranno assegnati solo dopo 6 mesi di servizio senza nessuna “nota negativa”.

Il cosiddetto “processo di compattazione” prevede contratti ad ore e così permette di frazionare il pagamento del salario ai maestri. Scompare il diritto di inamovibilità dal posto di lavoro. Chi decide di accettare un impiego o un incarico (anche nel sindacato) che gli impedisca di svolgere la sua funzione docente, o quella di supervisione o direzione, dovrà “allontanarsi dal servizio” senza ricevere il salario.

S’instaura un procedimento autoritario che permette il licenziamento o allontanamento immediato dalle funzioni docenti (con riassegnazione ad altre funzioni) senza che vi sia la garanzia di ascolto e contraddittorio prevista dalla legge sul lavoro. Inoltre si stabilisce come causa di licenziamento senza alcuna responsabilità da parte delle autorità il rifiuto di partecipare ai processi di valutazione, senza considerare il livello accademico e di esperienza/anzianità.

Stessa modalità anche nel caso in cui il docente non partecipi ai programmi di regolarizzazione docente o non ottenga un risultato soddisfacente nel primo o nel secondo processo di valutazione e non s’incorpori al processo di regolarizzazione. Se, nonostante la partecipazione ai programmi formativi, il maestro non supera il terzo processo di valutazione, viene escluso dalla docenza e riassegnato ad altre mansioni. Queste decisioni si considerano unilaterali.

Si cancella il diritto al reinserimento nel posto di lavoro o di indennizzo, tramite il pagamento degli stipendi sospesi, in caso di licenziamento ingiustificato Si stabiliscono 8 causali ulteriori per la cancellazione degli effetti della nomina senza responsabilità alcuna dell’autorità e senza previa risoluzione del Tribunale Federale di Conciliazione e Arbitrato.

Infine è permessa la separazione dall’incarico quando il docente si assenta, senza una causa giustificata, per più di tre giorni consecutivi o tre non consecutivi in un periodi di 30 giorni: la separazione dal posto di lavoro è una decisione unilaterale e l’autorità che la applica è la stessa che decide circa la sua eventuale revisione, quindi è giudice e parte in causa. Dopo settimane di proteste il senato ha inserito una clausola all’ultimo momento, un semplice “contentino” per i maestri, che dice che il personale allontanato dal suo incarico per l’applicazione di questa legge potrà impugnare la decisione presso gli organi giurisdizionali competenti. Il quadro generale di precarietà del lavoro, però, non cambia.

176 (Medium)Cosa dice la CNTE?

La CNTE sostiene che l’entrata, la promozione e la permanenza dei docenti devono legarsi al diritto del lavoro e ai diritti sociali “senza banalizzare il processo etico e della pratica educativa” e in un manifesto d’opposizione alla riforma specifica alcuni punti fermi: la distinzione tra la CNTE e il sindacato SNTE di cui questa è parte ma come “corrente critica”, la difesa dell’istruzione pubblica e la sua trasformazione tramite una visione critica della realtà messicana, l’inutilità delle leggi in materia educativa per risolvere i veri problemi del paese come la disuguaglianza e la povertà, la costruzione di una controproposta è stata ignorata dalle autorità malgrado abbia visto la partecipazione di numerosi interlocutori, il riconoscimento dell’istruzione come un diritto sociale universale al di sopra di interessi privati, il rispetto dei diritti lavorativi, il compromesso con una formazione professionale docente iniziale e permanente che deve essere anche rispettato dal governo messicano, secondo le specificità di ogni regione del paese.

Sulla valutazione docente la CNTE ha proposto che 1) sia un processo formativo e qualitativo nelle sue tre modalità (autovalutazione, co-valutazione e valutazione dall’esterno, 2) rispetti la diversità culturale del Messico, basata su una pratica educativa integrale, che includa tutti gli attori educativi, 3) sia una valutazione intesa come mezzo e non come fine, che consideri le condizioni di vita dei bambini, dei giovani e degli adulti che formano l’universo degli studenti del paese, 4) che riconosca i bisogni di base della popolazione e 5) che migliori le condizioni dell’insegnamento e dell’apprendimento riconoscendo l’importanza dei loro contenuti universali.

Riguardo alla Legge Generale del Servizio Professionale Docente, la quale avrà effetto a partire dal 2015, la CNTE ribadisce il proprio impegno e compromesso con gli studenti e il popolo in generale per contribuire alla formazione di soggetti che sappiano reclamare per il rispetto alla propria forma di vita e sostiene che ha sempre rispettato le richieste e gli accordi pattuiti con il governo della repubblica attraverso il ministro degli interni. Infine, viene criticata la fretta con cui si vogliono legittimare leggi che non aiutano il miglioramento del processo educativo e lacerano il diritto sociale all’educazione. E di fatto camera e senato hanno approvato tutto (tre leggi secondarie) in un paio di settimane e hanno finto di negoziare con gli insegnanti che ora continuano ad occupare mezza città del Messico e minacciano di estendere la resistenza agli stati una volta che saranno tornati a casa.

Altro week end di fuoco

Marcha 1S Mex DF 032 (Medium)Sabato 7 è previsto il primo incontro nazionale degli insegnanti a Mexico City convocato dalla CNTE. Domenica 8 la CNTE, insieme ad altre organizzazioni sociali solidarie come gli studenti di YoSoy132 e Movimiento de los 400 pueblos di Veracruz, scenderanno in piazza per accompagnare l’evento dell’ex candidato presidenziale delle sinistre, Andrés Manuel López Obrador, e del suo Movimento di rigenerazione nazionale (MoReNa). Non si sa ancora se l’occupazione dello zocalo di Città del Messico continuerà, ma è sicuro che la CNTE non abbandonerà la sua resistenza civile pacifica, dichiarata dopo l’approvazione della legge al senato il 4 settembre, che potrebbe trasferirsi nei diversi stati della federazione ed essere condotta a livello locale: disobbedienza civile, negoziazione di alcune condizioni stato per stato, proteste locali, riapertura del dibattito sulle leggi approvate, conquista progressiva della maggioranza all’interno del sindacato nazionale, aumenti salariali e scioperi sono alcune possibilità.

Marcha 1S Mex DF 063 (Medium)La CNTE ha comunque chiesto a Peña Nieto di porre un veto presidenziale sulle leggi e di ridiscutere, nell’ambito di un gran dibattito nazionale, l’intero sistema educativo. Ciononostante è poco probabile che il presidente segua il suggerimento dei maestri su una riforma che lui stesso ha proposto al parlamento…

Sono a rischio anche le famose “Feste patrie” per la celebrazione dell’indipendenza del 15-16 settembre che si svolgono nelle piazze centrali, presso la sede del potere politico nazionale o locale, in cui il sindaco della città o il presidente tengono un discorso e gridano il patriotico “¡Viva México!” per ricordare il grido lanciato dal prete Miguel Hidalgo che diede inizio al processo d’indipendenza dalla Spagna nel 1810. Quindi forse quest’anno il “grido” non sarà solo quello del capo di stato o dei governatori, ma risuonerà pure quello degli esclusi, quello del lavoro degno, quello della resistenza pacifica che sfida chi ormai non grida più e s’accontenta delle promesse. Fabrizio Lorusso da Carmilla

Scarica libro sui movimenti sociali di Oaxaca, Messico, 2006-2007

El libro describe los sucesos que se dieron en Oaxaca durante la insurrección que vivió la ciudad durante la segunda mitad de 2006, así como el proceso de reestruturación que se dio en el movimiento social oaxaqueño durante el año 2007. Añade además algunos datos relativos a los orígenes de la lucha social en el estado de Oaxaca así como acerca de las imposiciones económicas que vive México a través del Tratado de Libre Comercio de América del Norte (TLCAN) y la Alianza para la Seguridad y Prosperidad de América del Norte (ASPAN) como elementos esenciales para entender los orígenes del descontento social en Oaxaca y México. Asimismo, el libro analiza las diversas posiciones ideológicas que se dan en el movimiento oaxaqueño, identificando a la APPO no como un conglomerado de organizaciones, sino como un movimiento de base cuya propuesta política encuentra su inspiración –así como su expresión- en los llamados “usos y costumbres” propios de los pueblos originarios del Estado.

Gustavo Esteva -intelectual desprofesionalizado cercano al zapatismo que actuó como asesor del EZLN durante los diálogos de San Andrés- y Rubén Valencia -activista de la APPO y de Voces Oaxaqueñas Construyendo Autonomía y Libertad (VOCAL)- han contribuido al proyecto con una presentación y un prólogo respectivamente.

Da: http://www.kaosenlared.net/noticia/libro-completo-oaxaca-mas-alla-insurreccion-cronica-movimiento-movimie

SCARICA Oaxaca: màs allà de la insurrecciòn QUI in spagnolo:

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La destrucción del Municipio Autónomo de San Juan Copala, Oaxaca

El municipio autónomo indígena de San Juan Copala, establecido hace tres años en el corazón histórico de la región triqui, sin derechos municipales hace más de 60 años, fue finalmente destruido a sangre y fuego por paramilitares, también triquis, que operaron con impunidad hasta el último minuto. La complicidad de los gobiernos estatal y federal ha sido absoluta. Y determinante desde hace 10 meses, cuando la comunidad fue sitiada por grupos armados que asesinaron e hirieron a muchas personas pacíficas. El desenlace se precipitó el 13 de septiembre, cuando los paramilitares tomaron Copala y dispararon contra la población, hasta que el día 23 los sobrevivientes huyeron, algunos en patrullas funerarias (lo único que acertó a mandar el gobierno, para levantar cadáveres).

Pudo ser peor. Los agresores anunciaban una masacre. De cualquier forma, es grande la cifra de asesinados en el desmantelamiento de la única autonomía indígena que se intenta hoy en Oaxaca, a 14 años de los Acuerdos de San Andrés. Más son los heridos, y los desplazados, familias enteras.

Las diarias y angustiosas denuncias no impidieron el desenlace, aunque el problema sigue. Cabe el consuelo de suponer que se impidió la masacre. El operativo contra el municipio autónomo fundado en 2007 corrió a cargo de la Unión de Bienestar Social para la Región Triqui (Ubisort), grupo priísta que como tal ya no existe en el área, pero que dirigido desde Juxtlahuaca y Oaxaca por Rufino Juárez y el propio gobierno estatal, se esmeró en la aniquilación. El gobernador Ulises Ruiz había dicho que no permitiría ninguna autonomía en el estado. La salió barato, ni siquiera tuvo que enviar a sus policías. Ahora niega que haya muertos (La Jornada, 26/09/10).

Ubisort posee una milicia mejor armada que la policía, y con adiestramiento militar. Es responsable de la emboscada en la que fallecieron la activista Beatriz Cariño y el internacionalista finlandés Jiri Jaakkola, meses atrás. También de muchas otras muertes, violaciones, heridos y exilados. Como se sabe, tanto los asesinos como sus jefes permanecen impunes y son, para fines prácticos, figuras institucionales.

De manera reiterada se denunció además la participación en la escalada paramilitar de miembros armados del Movimiento de Unificación y Lucha Triqui (MULT), del cual el municipio autónomo de Copala significa una escisión, como MULT Independiente. Desde las filas del MULT han salido versiones de que nadie suyo participó en la violencia, y se ha responsabilizado de los hechos al MULTI por insistir en una autonomía “minoritaria”. O sea, como de costumbre, los muertos indígenas son los culpables de estar muertos.

Sin embargo, Timoteo Alejandro (fundador del MULTI) y su mujer Cleriberta, así como Antonio Ramírez López,“líder moral” de los autónomos, cayeron en condiciones y locaciones que apuntan, no a Ubisort, sino al muy vertical MULT, que habría “castigado” su “traición”. Los asesinos de Ramírez López están plenamente identificados, en Yerbasanta, localidad de mayoría MULT, donde ocurrió la emboscada que le costó la vida.

Esta organización proviene de la ejemplar resistencia de los mejores espíritus triquis en los años 80 del siglo pasado, y que a lo largo de los años siguientes sufrió la pérdida de sus principales líderes, pensadores y maestros, como Paulino Martínez Delia, sacrificados por los caciques priístas. En la presente década, el MULT devino organización oficialista y electoral, liderada por su asesor jurídico Heriberto Pazos, y convertida en Partido Unidad Popular, con presencia en el congreso de Oaxaca y vínculos con Ulises Ruiz, quien en más de una ocasión ha expresado (según fuentes dignas de crédito), que “el MULT es la única organización con la que se puede negociar”. Mal que bien, en algo le debió su apretado “triunfo” electoral en 2004, cuando el PRI se impuso fraudulentamente.

Tampoco son desdeñables los “agradecimientos” por escrito de Ubisort al MULT en diversas ocasiones, por ejemplo cuando “impidió” llegar a Copala a una caravana de Atenco en 2009. El MULT se reivindica como parte de la APPO, el Congreso Nacional Indígena y, a pesar de su actividad electoral, de la otra campaña; espacios todos en lo que también se inserta el MULTI.

El conflicto triqui es añejo y complejo. Y sospechosa es la persecución a muerte contra la autonomía de Copala, en el centro tradicional de este pueblo históricamente difamado y negado. Por cierto, se han documentado importantes prospecciones de trasnacionales mineras en la región. Es hora de que el MULT, tan expedito para las acusaciones y descalificaciones, confronte su actuación en la violencia contra los autónomos. Ciertamente, existen contradicciones en su seno, mas no puede eludir sus responsabilidades de cara a la indispensable y urgente reconciliación de todos los triquis (incluida su inmensa diáspora) para defender juntos su viabilidad como el admirable pueblo indígena que siempre han sido.

http://municipioautonomodesanjuancopala.wordpress.com/2010/09/27/la-destruccion-de-copala

En esta direccion pueden escuchar en el programa “Chiapas expediente nacional”, algunos programas sobre la situacion de San juan Copala… se transmite los martes a las 10:00 am, en el 860 am Radio UNAM.. esta es la direccion para escuchar o bajar los programas…

http://www.bocadepolen.org/chiapas-expediente-nacional

di Hermann Bellinghausen

Per un pugno di rose: liberati 12 detenuti politici di Atenco, Messico

di Clara Ferri

30 giugno 2010. Oggi è un giorno memorabile per il Messico: la Suprema Corte di Giustizia della Nazione (SCJN) ha emesso una sentenza storica che scagiona e libera dodici prigionieri politici in carcere da 4 anni per i fatti di San Salvador Atenco.

I fatti

San Salvador Atenco è diventata famosa per un caso altrettanto insolito: nel 2001 l’allora Presidente della Repubblica, Vicente Fox, decise di trasferire l’aeroporto della capitale in questo paesino rurale dello Stato del Messico (che circonda la città capitale) e pretendeva di espropriare le terre dei contadini a un prezzo davvero irrisorio (7 pesos al metro quadro, l’equivalente a € 0,43).

Le proteste non si fecero attendere: gli abitanti di San Salvador Atenco si organizzarono nel Frente de los Pueblos en Defensa de la Tierra (FPDT) e, contrariamente ad ogni previsione, vinsero la battaglia. L’aeroporto non venne mai costruito. Ma evidentemente il rospo era difficile da digerire e il governo si tenne in serbo una vendetta, che riuscì a mettere a punto nel maggio 2006.

Il pretesto fu fornito il 3 maggio dall’adesione del movimento degli Atencos a una protesta locale di venditori ambulanti di rose, che erano stati in un primo momento autorizzati dalle autorità municipali a vendere durante una sagra di paese e successivamente sgomberati. Tra le azioni intraprese dal Frente ci furono delle occupazioni simboliche del Palazzo Municipale con il fermo di alcuni politici locali, manifestazioni nelle piazze e nelle strade del paese, ostruzione delle vie di comunicazione. La reazione delle forze armate fu molto violenta, ci scappò persino un morto (un giovane quattordicenne).

Il giorno successivo, su spinta diretta del Subcomandante Marcos, che aveva fatto tappa a Città del Messico nell’ambito della Otra Campaña, la società civile scese nelle piazze di Atenco a manifestare la propria solidarietà con il FPDT (aderente alla Otra), ma la repressione delle tre forze governative (locale, statale e federale) fu inaudita: in una terribile caccia alle streghe, più di 3 mila poliziotti si incaricarono di arrestare, reprimere, massacrare e stuprare i/le manifestanti. E fecero persino un altro morto, uno studente universitario ventiduenne.

Il caso giuridico

Nel corso degli anni molti manifestanti sono stati via via rilasciati, ma nel 2007 dodici di loro sono stati condannati a pene inverosimili: Ignacio Del Valle Medina, Héctor Galindo Cochicoa e Felipe Álvarez, accusati di sequestro equiparato, sono stati condannati a 67 anni di reclusione (equivalenti a un ergastolo) in un carcere speciale e gli altri 9 a pene di 31 anni. América Del Valle, figlia di Ignacio, è costretta alla latitanza ed ha chiesto asilo politico al Venezuela, sostenuta da una forte campagna nazionale e internazionale.

La resistenza

Attorno al caso Atenco è nato un fronte civico molto ampio che chiede il proscioglimento dei detenuti da ogni accusa e che è composto da studenti, lavoratori, sindacati, intellettuali, accademici, gente del mondo artistico e dello spettacolo. Le adesioni sono arrivate anche dall’estero, le manifestazioni di solidarietà si sono moltiplicate un po’ ovunque. Personaggi famosi come Noam Chomsky, José Saramago, Naomi Klein, Manu Chao hanno abbracciato pubblicamente la causa di Atenco. In questi giorni, persino Jody Williams, che ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2007, è venuta in Messico a sostenere le richieste di liberazione. Brillano, invece, per la loro assenza i politici e i partiti, ma anche lo stesso EZLN, che sembra ormai essersi dissolto nel nulla.

Il FPDT è diventato un attore sempre presente nelle lotte sociali e politiche di ogni sorta con l’immancabile machete nel pugno alzato. E ieri ha aperto un corteo molto nutrito che a gran voce chiedeva alla SCJN di porre fine all’ingiustizia e di liberare i dodici prigionieri politici. E forse queste voci sono state per una volta tanto ascoltate.

Tutta la docuementazione sul caso Atenco e altri (Oaxaca, Chiapas, Acteal) a questo LINK della Commissione Civile Internazionel di Osservazione dei Diritti Umani.


Oaxaca, Messico: comunicato stampa e video-interviste del Municipio Autonomo di San Juan Copala

Riproduco qui il comunicato che i rappresentanti del Municipio Autonomo di San Juan Copala, Oaxaca, Messico, hanno inoltrato ai mezzi di informazione per denunciare la terribile situazione di repressione, morte e conflitto politico che quella comunità vive da anni, in particolare dopo i fatti del 27 aprile scorso in cui hanno perso la vita due attivisti, un finlandese e una messicana

(VEDI QUI per INFO sul 27 aprile e I NUOVI ATTACCHI PARAMILITARI successivi).

Algunos videos sobre San Juan Copala grabados ayer durante el acto político cultural UN GOYA PALA LA LIBERTAD DE  LOS 12 PRESOS POLÍTICOS DE ATENCO EN C.U.

Alcuni video con interviste ad abitanti del Municipio Autonomo registrati durante l’evento politico culturale promosso dagli studenti della UNAM in favore dei 12 detenuti politici di ATENCO, Messico.

VIDEO UNO (gli altri alla fine del post)

VIDEO DUE

VIDEO TRE

Oaxaca, Messico: nuovo attacco paramilitare al Municipio Autonomo di San Juan Copala

La settimana scorsa, durante una conferenza stampa a Città del Messico, il Municipio Autonomo di San Juan Copala ha denunciato l’uccisione di uno dei più importanti leader del MULT-I (Movimiento de Unificación y Lucha Triqui Independiente), il quarantaquattrenne Timoteo Alejandro Ramírez, e di sua moglie, Cleriberta Castro di 35 anni.

Secondo le dichiarazioni rilasciate dalle autorità del Municipio Autonomo di San Juan Copala, giovedì 20 maggio alle cinque del pomeriggio un commando armato composto da 4 persone ha fatto incursione nel piccolo negozio adiacente al domicilio delle vittime, situato nella comunità di Yosoyuxi (Municipio Autonomo di San Juan Copala, Oaxaca), con la esplicita intenzione di uccidere il dirigente della comunità triqui.

Timoteo Alejandro era conosciuto e apprezzato nella regione per essere uno dei principali promotori del processo di costruzione dell’autonomia indigena nel Municipio Autonomo di San Juan Copala. La sua morte rappresenta una perdita incommensurabile per la comunità triqui di questo municipio che da gennaio del 2010 soffre l’assedio delle forze paramilitari di UBISORT (Unidad de Bienestar Social de la Región Triqui), gruppo politico legato al PRI (Partido Revolucionario Institucional) cui appartiene il governatore dello stato di Oaxaca, Ulises Ruiz Ortiz.

Ricordiamo che il passato 27 di aprile i gruppi paramilitari di UBISORT hanno attaccato una carovana di pace internazionale mentre si stava dirigendo al Municipio Autonomo di San Juan Copala con l’intenzione di rompere l’assedio paramilitare che da mesi impediva agli abitanti dalla regione di uscire dal loro territorio. Nell’attacco armato sono morti l’osservatore internazionale finlandese Tiri Antero Jaakkola e la messicana Beatriz Cariño, dell’Ong ‘Cactus’ (storia completa vedi articolo LINK QUI).

Preoccupa enormemente il fatto che l’uccisione di Timoteo Alejandro e Cleriberta Castro sia avvenuta proprio mentre a Città del Messico i rappresentanti del Municipio Autonomo di San Juan Copala (istituzione creata nel 2007 aderente alla Otra Campaña del Ejercito Zapatista de Liberacion Nacional e alla APPO, la Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca) si stavano riunendo con varie associazioni civili messicane con l’obbiettivo di organizzare una seconda carovana internazionale di pace nella regione triqui. La coincidenza dei due eventi lascia pensare che si tratti di una risposta esplicita di UBISORT al tentativo del Municipio Autonomo di San Juan Copala di rompere l’assedio paramilitare imposto alle comunità triqui in modo pacifico attraverso l’appoggio di organizzazioni civili messicane e internazionali.

Giorni prima il massimo leader di UBISORT, Rufino Juárez, aveva dichiarato pubblicamente che non avrebbe permesso a nessuna carovana internazionale di pace di entrare a San Juan Copala. Le autorità del Municipio Autonomo, a loro volta, hanno dichiarato che le minacce di UBISORT riflettono il progetto politico-militare del governatore dello stato di Oaxaca, Ulises Ruiz. Considerano, infatti, che la morte del loro dirigente risponde a una nuova strategia dello stato messicano che mira ad aumentare il livello di violenza armata nella regione triqui e a smantellare, attraverso il ricorso a un gruppo paramilitare come UBISORT, il progetto di autonomia politica iniziato a San Juan Copala tre anni fa. Durante la conferenza stampa le autorità triqui hanno ripetutamente parlato di un vero e proprio “crimine di stato”, dichiarando di non aver nessuna fiducia nelle istituzioni giudiziarie messicane ritenute complici delle 4 morti avvenute quest’ultimo mese. Le autorità del Municipio Autonomo hanno ripetutamente invitato la comunità internazionale a inviare osservatori di pace nella regione per cercare di detenere la spirale di violenza e morte che affligge ormai da tempo le 32 comunità indigene appartenenti al popolo triqui.

Di Lucia Linsalata

Approfondimenti:

http://www.globalproject.info/it/mondi

http://autonomiaencopala.wordpress.com/

http://todosconlacaravana.blogspot.com/


Riassunto dichiarazioni alla stampa del Municipio Autonomo di San Juan Copala, Oaxaca, Messico

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RESUMEN DE LAS DECLARACIONES DEL MUNICIPIO AUTONOMO DE SAN JUAN COPALA EN LA CONFERENCIA DE PRENSA DEL 21 DE MAYO DE 2010

La conferencia de prensa contó con la presencia de dos autoridades del Municipio Autónomo de San Juan Copala, Jorge Albino Ortiz y Adalberto Hernández Álvarez y la asistencia de 17 medios de comunicación, entre medios electrónicos oficiales e independientes, así como revistas y diarios. El ambiente se encontraba tenso y a la expectativa de las declaraciones de las autoridades autónomas acerca del asesinato de su líder principal, Timoteo Alejandro Ramírez y la continuación de las acciones de la organización triqui.

Jorge Albino comenzó aclarando que aún estaban esperando el comunicado que emitiría el Municipio Autónomo desde San Juan Copala pero que éste se había retrasado debido a la actividad que se vivía en la región a raíz del asesinato, la autopsia, los preparativos para el funeral y el acompañamiento del cuerpo por parte de varias comunidades para darle seguridad y evitar más conflictos. El comunicado sería enviado por vía electrónica a los asistentes posteriormente.

Sin embargo, la conferencia contó con amplias declaraciones por parte de estas dos autoridades y en primer lugar, el compañero Jorge aclaró enérgicamente que este atentado no frena ni la caravana que se está organizando para este 8 de junio ni el proyecto político de autonomía en la región triqui. Aseguró que este acto era un crimen de Estado y que se cometió porque el compañero Timoteo siempre fue un opositor a la creación del partido político Unidad Popular, proyecto impulsado por el MULT que generó una disidencia por considerarse como un alejamiento de los objetivos de la lucha por la autodeterminación como pueblo indígena.

Ante las preguntas hechas por los reporteros, el compañero Jorge aclaró que no se tenía hasta este momento ningún contacto con la Procuraduría del Estado de Oaxaca pero que se tiene toda la disposición para colaborar en las investigaciones pertinentes y que es necesario que las mismas comiencen a la brevedad para aclarar este asesinato.

Como parte de las declaraciones, Jorge Albino puntualizó que se busca frenar la caravana programada con actos como este así como el rompimiento del cerco paramilitar, por el contrario hizo énfasis en que la organización se fortalecerá para continuar con el proyecto político de unificación de las 32 comunidades triquis y lograr la autonomía y la autodeterminación; declaró que el compañero Timoteo nunca apostó al uso de la violencia para resolver los conflictos y que tampoco se iba a optar por la creación de partidos políticos que sólo generarían divisiones entre comunidades. En este sentido se reafirma la culpabilidad que hace el Municipio Autónomo al Estado mexicano y a sus brazos de acción como el MULT y UBISORT-PRI, por lo que se califican los hechos como un crimen político.

Dentro del marco de la información puntual sobre los sangrientos hechos, el compañero Jorge comentó que, a pesar de las primeras declaraciones de testigos que hablaban de un camión de carga, se trató de un vehículo tipo Jetta de color blanco sin placas, del cual salieron los individuos autores del atentado; se aclaró que estas personas no son originarios del lugar.

Finalmente el compañero Jorge hizo un llamado al gobierno federal para que se haga justicia ante este crimen y señaló que la PGR aún no había iniciado las investigaciones necesarias para el caso de los asesinatos de Bety Cariño y Jryi Jaakkola a pesar de contar con las declaraciones de varios testigos y elementos suficientes para comenzar con esta labor.

Por su parte el compañero Adalberto Hernández Álvarez comenzó su intervención aclarando que la comunidad triqui se encuentra consternada ante el asesinato de un luchador social incansable y máximo promotor de la autonomía y la autodeterminación del pueblo triqui. Expresó el profundo enojo que existe frente a actos de este tipo y que este crimen no debilita a la organización sino que la fortalece, puntualmente expresó que “el aparato estatal como federal ha golpeado a un elemento del Municipio Autónomo pero en esto nada detiene la lucha, al contrario, hoy que cae un compañero, sentimos que nacen muchos Timoteos, muere uno pero nacen miles de Timoteos.”

El compañero Adalberto declaró puntualmente que el Municipio Autónomo de San Juan Copala hace un llamado a la Otra Campaña para que se posicione políticamente respecto a estos acontecimientos y de igual forma solicitó el apoyo para fortalecer la lucha triqui en la búsqueda de la justicia para estos crímenes, el rompimiento del cerco paramilitar y la construcción de la autonomía en la zona. Especificó que son ellos los que han acompañado desde 1994 la lucha zapatista, que son ellos quienes han participado en diversos actos a favor de las comunidades autónomas zapatistas tanto en el estado de Chiapas como en Oaxaca,  y que ahora son ellos los que sufren el ataque directo con el descabezamiento del Municipio Autónomo por lo que piden la solidaridad y la unidad de las organizaciones sociales y políticas nacionales e internacionales.

Adalberto hizo hincapié en que han perdido la confianza en el Estado y la justicia federal porque ellos hablan del crimen organizado, “pero el crimen organizado es el Estado, por que van a la casa del compañero y lo matan, eso para nosotros es un crimen de Estado.”

La conferencia de prensa terminó con la reiteración de la exigencia de justicia y de respeto a la autonomía, así como el rechazo total a la estrategia de terminar con el proyecto de San Juan Copala a través de la militarización del territorio trique por parte del Estado y sus paramilitares.