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Ska Ska Ska en el Distrito Federal – Los Auténticos Decadentes

La Ska Band e Orchestra Popolare argentina degli “autentici decadenti”, Los Auténticos Decadentes, ha dedicato 3 anni fa questo pezzo alla mostro-metropoli Città del Messico, un posto dove puoi girare per ore e tornare al punto di partenza, come dice il testo della canzone. Siamo a Buenos Aires. Due spaesati musicisti salgono su un maggiolino verde e bianco (così erano i mitici taxi della capitale messicana che a milioni infestavano le sue caotiche strade, e un po’ ancora lo fanno), ma dopo pochi secondi si ritrovano nel vero Distrito Federal, il DF-DiFettoso per eccellenza, la megalopoli da 25 milioni di abitanti che domina l’altopiano centrale messicano e non sprofonda nel lago sottostante per un miracolo della Madonna di Guadalupe o della Santa Muerte, a seconda dei gusti. Ed infatti proprio questa Santa appare al secondo 55-56! I due si risvegliano nel taxi a Buenos Aires dopo poco più di tre minuti di ska, traffico e tequila. Ottima colonna sonora per riprendersi (giustamente) da traffico, smog e tequila in eccesso.

DF skyline

ARTISTA: LOS AUTENTICOS DECADENTES. 

TEMA: DISTRITO FEDERAL.
EXTRAIDO DEL ALBUM “IRROMPIBLES”
EDITADO POR POPART DISCOS EN ABRIL DE 2010.
http://www.losautenticosdecadentes.com/

Los Auténticos Decadentes son una verdadera orquesta popular, sinónimo de fiesta y alegría desde Argentina para toda América Latina y el mundo desde hace más de dos décadas. Comenzaron su carrera en Argentina en 1987, editaron hasta el momento 15 discos y tienen cantidad de grandes canciones cuyas melodías se conocen masivamente y se cantan con fervor en los estadios de fútbol de todo el continente. Este es el video de “Distrito Federal”, canción de amor a la ciudad de México, segundo corte de difusión del disco “Los irrompibles” (2010).

La destra in Paraguay: Horacio Cartes nuovo presidente

Cartes-celebracion-banderadi Fabrizio Lorusso @CarmillaOnLineDomenica 21 aprile il Paraguay ha scelto il suo presidente, ha rinnovato il suo parlamento e 17 governatori ed ha cambiato colore politico. Migliaia di camicie rosse rumoreggianti hanno invaso le strade della capitale Asunción per festeggiare la vittoria di Horacio Cartes del Partido Colorado (PC). Ma l’apparenza spesso inganna e i “rossi” non erano militanti comunisti o del PT brasiliano, né erano simpatizzanti del neoeletto presidente venezuelano Nicolás Maduro o del progetto socialista dello scomparso comandante Hugo Chávez. Infatti, il PC si colloca decisamente a destra nel panorama politico del paese sudamericano, è stato al governo per 61 anni e ha sostenuto la dittatura di Alfredo Stroessner tra il 1954 e il 1989.  Solo nel 2008 la candidatura di Fernando Lugo, sostenuto dal conservatore Partito Liberale Radicale Autentico (PLRA) e da altre formazioni di area progressista (diciamo, socialdemocratica), riuscì a dare un governo diverso al paese, anche se poi già dai primi mesi il fronte comune di centro-sinistra si sfaldò e si cominciò a sentir parlare di possibili colpi di Stato più o meno “istituzionali”. Cosa che, di fatto, accadde puntualmente l’anno scorso.

Questa volta, però, Horacio Cartes, milionario imprenditore cinquantaseiennem in politica solo dal 2009, ha ottenuto il 45,8% dei suffragi e s’è imposto sul principale rivale, Efraín Alegre del PLRA, fermo al 36,9%. L’affluenza è stata del 68,6% su 3,5 milioni di cittadini aventi diritto al voto (e su un totale di 6,5 milioni di abitanti). E’ la più alta nella storia democratica del paese che ha realizzato sei elezioni in 23 anni di democrazia. Nettamente staccate le coalizioni progressiste Avanza País, al 5,88%, e Frente Guasú, con il 3,32%. Tra le file del Frente milita anche l’ex presidente e sacerdote Fernando Lugo che ha ottenuto un seggio al senato. Cartes, proprietario dell’omonima holding di 24 compagnie e laureato negli USA in meccanica aeronautica, possiede aziende nei settori più disparati: dalle sigarette al commercio di carne e bevande, dall’abbigliamento ai trattamenti contro l’obesità. Immancabile anche il suo interesse per il calcio: dal 2001 Cartes ha vinto sette campionati con il Club Libertad.

Cartes

Nel giugno 2012 Lugo ha accusato Cartes, e in generale tutto il PC, di aver cospirato contro di lui, siccome venne deposto con un “giudizio politico”, un procedimento sommario previsto dalla Costituzione ma mai applicato in Paraguay. I colorados e i liberali hanno giudicato e destituito il presidente in meno di 24 ore, sostenendo che fosse il responsabile di una mattanza di contadini e poliziotti nella località di Curuguaty nonché del clima d’insicurezza nel paese.

Come espresso dal discorso tenuto da Lugo all’indomani di questo vero e proprio golpe istituzionale, il sostegno di entrambi i partiti storici e anche del Vaticano in questa torbida operazione fu palese e mirava a garantire la continuità dell’establishment tradizionale.

I Capi di Stato di mezza America Latina, specialmente quelli dei paesi membri del Mercosur (Mercato Comune del Sud) come l’Argentina, il Brasile, la Bolivia e l’Uruguay, presero posizione contro il colpo di Stato e sospesero il Paraguay dai blocchi commerciali regionali per violazione delle clausole democratiche.

All’inizio del mandato di Lugo l’entusiasmo popolare per la vittoria di un “uomo nuovo” e per le promesse di riforma agraria e redistribuzione della ricchezza era alle stelle, ma scemò lentamente. L’opposizione parlamentare dei colorados e il ripensamento dei liberali, sempre più ostili al cambiamento promosso dall’outsider “sinistroide” e alla sua vicinanza con alcuni presidenti della regione come il brasiliano Lula, il boliviano Morales e il venezuelano Chávez, hanno sterilizzato l’azione di governo fino alla defenestrazione finale.

Il neoeletto Cartes resterà in carica fino al 2018, ma non potrà contare su una maggioranza parlamentare. Alla Camera sono disponibili ottanta seggi, mentre al Senato sono quarantacinque. Le stime dei risultati per la camera non sono definitive, ma quelle per il senato indicano percentuali del 36% per il PC, del 30,6% per i liberali in alleanza con i democratici progressisti, del 9,6% al Frente Guasú, del 5% ad Avanza País, mentre il resto va ad altri piccoli partiti.

Panorama commerciale america latinaPer questo da subito Cartes ha lanciato un (classico) appello all’unità nazionale e all’alleanza almeno tra i partiti maggiori per “migliorare la situazione del Paraguay, correggere il tiro e aprire nuove strade che vogliamo tutti”, ha affermato. “Dobbiamo lavorare per tutti i paraguayani perché siamo stati votati anche da elettori di altri partiti ed è un messaggio per l’unità”, ha aggiunto fiducioso.

Le priorità per i primi mesi di governo (i fatidici e tanto mediatizzati “cento giorni”) sono senza dubbio la lotta alla povertà, un fenomeno che interessa circa il 60% della popolazione (di cui il 20% almeno in stato di vera e propria indigenza o miseria), e la riforma agraria, visto che secondo l’ultimo censimento nazionale l’85,5% delle terre sono in mano al 2,06% degli abitanti, una vera e propria classe di latifondisti.

Di fatto, il 15 giugno dell’anno scorso, fu la degenerazione violenta di un conflitto tra polizia e contadini per l’occupazione di alcuni terreni nella comunità di Curuguaty che provocò 17 morti (sei poliziotti e undici contadini) e fu poi usata dai partiti per spodestare Fernando Lugo e mettere al suo posto Federico Franco del PLRA come presidente ad interim. Ad oggi le responsabilità della strage non sono state ancora chiarite dai magistrati.

Altre 4 accuse piuttosto strumentali vennero rivolte all’ex presidente: aver autorizzato alcuni partiti di sinistra a tenere una riunione politica presso una base militare nel 2009; aver permesso l’occupazione di terre appartenenti a dei brasiliani da parte di un gruppo di senza tetto; aver evitato l’arresto di membri di un gruppo guerrigliero e la firma di un accordo internazionale senza l’approvazione del parlamento. Il “processo” relativo a queste accuse e a quella più grave relativa ai fatti violenti di Curuguaty è stato condotto sommariamente, senza possibilità di contraddittorio o replica, dalle camere e non da un giudice previa investigazione. Con un tempismo sospetto l’Ambasciata statunitense ad Asunción ha aumentato significativamente il suo personale nell’ultimo anno prima delle elezioni di domenica 21 aprile.

Riguardo la giornata elettorale l’Unione Europea e la OSA (Organizzazione Stati Americani) hanno accettato i risultati pur denunciando la mancanza di adempimento delle legge elettorale, la cooptazione massiccia di votanti da parte dei funzionari di partito, la violazione della legge che proibisce la divulgazione degli exit polls e, infine, l’irregolarità del comportamento del vicepresidente del Tribunal Supremo de Justicia Electoral (TSJE), Juan Manuel Morales, che domenica, prima della chiusura dei seggi, ha di fatto compromesso i risultati dichiarando pubblicamente che il rivale di Cartes, Alegre, “dovrà accettare le tendenze” che davano la vittoria allo stesso Cartes.

Panaroma politico america latinaA livello interno (ma anche internazionale in realtà) Cartes dovrà cercare di svincolarsi dalle accuse di legami col narcotraffico che, anche da dentro il suo partito, gli sono state rivolte a più riprese, malgrado non vi siano formalmente processi aperti contro di lui.

L’oppositore Efrain Alegre ha denunciato le connessioni del vincitore con il narcotraffico, oltre ad aver ricordato in campagna elettorale (con lo slogan “Contro il Paraguay delle mafie”) i tre mesi di detenzione che nel 1985 Cartes scontò per una questione di traffico di denaro.

Nel 2000 un piccolo aeroplano, immatricolato in Brasile e carico di cocaina e marijuana, venne ritrovato in una sua proprietà in territorio paraguayano, nella zona della frontiera col Brasile nota come “il prossimo Messico” ma formalmente chiamata Pedro Juan Caballero. In questa regione uno zio del politico, Juan Domingo Viveros Cartes, è stato arrestato più volte dagli anni 80 al 2012 per aver pilotato velivoli che trasportavano droghe. Cartes era amico di Fahd Jamil, noto nella triplice frontiera Paraguay-Argentina-Brasile per i suoi traffici illeciti e condannato a 30 anni in contumacia da un tribunale brasiliano per traffico di stupefacenti, evasione fiscale e riciclaggio. Jamil è stato in seguito graziato dalla Corte Suprema brasiliana, ma intanto l’amico di vecchia data è tornato prima delle elezioni, dopo 7 anni di silenzio, per “complimentarsi” con Cartes per la sua candidatura.

Inoltre nel 2004 l’impresario fu indagato in Brasile da una commissione parlamentare in quanto proprietario della Banca Amambay, accusata di riciclaggio di denaro sporco dopo la pubblicazione di un reportage basato sui report dell’agenzia antidroga americana, la Drug Enforcement Administration (DEA),  e confermati da filtrazioni di WikiLeaks. Vi sarebbero quindi informazioni abbondanti nei documenti di Wikileaks riguardanti Cartes e le operazioni che lo legano al riciclaggio di denaro, al finanziamento del commercio di stupefacenti negli USA, in Brasile e Argentina, e al contrabbando di alcool e tabacco. Al riguardo le accuse di contrabbando provengono da una Commissione Parlamentare di Indagine brasiliana che ha indicato come l’azienda di Cartes Tabesa (Tabacalera del Este SA, di proprietà del nuovo presidente e della sua sorella minore Sarah) sia una di quelle che introducevano illegalmente le sigarette paraguayane in Brasile.

[Nota finale. La cartina del "Panorama politico dell'America Latina" è puramente indicativa, serve solo a dare un'idea "cromatica" dei governi del subcontinente. Personalmente non considererei "di centro" il governo messicano, ma lo farei sfumare più nel blu che nel giallo. C'è stato un po' di daltonismo nel dipingere la mappa!]

Argentina, Desaparecidos, Migranti e un Romanzo

giornidineve-sole«I desaparecidos sono lì presenti per reclamare che la coscienza, i valori e la dignità del popolo non desiderano l’impunità né l’oblio. Patricia e Ambrosio e tutti coloro che hanno dato la vita per la libertà rimangono nella memoria e nella resistenza.». 

Adolfo Perez Esquivel (Premio Nobel per la pace nel 1980)

Da alcuni mesi avevo sullo scaffale della mia stanza messicana un romanzo che volevo leggere e che aveva attraversato l’Oceano Pacifico dall’Italia alla mega capitale azteca. Ora che l’ho letto, scrivo le mie impressioni e ricordo la sua storia che, in qualche modo, riguarda un viaggio in senso opposto, dall’America del Sud al vecchio continente, dal passato al presente.

Giorni di neve, giorni di sole è il terzo romanzo (dopo La Chiromante. Una profezia del 2002 e B. e gli uomini senz’ombra del 2004) dei fratelli Nicola e Fabrizio Valsecchi e narra l’assenza. Narra il vuoto lasciato da oltre 30mila persone risucchiate dalle crudeltà della storia e dell’autoritarismo, i desaparecidos della dittatura argentina. Un regime che dal 1976 al 1983 coprì d’inverno e d’infamia l’intera America Latina, già insanguinata da regimi simili dal Cile al Brasile, dall’Uruguay al Paraguay, da Haiti al Centroamerica. Alcuni decenni prima l’Argentina era diventata per molti migranti italiani e di altri paesi europei la prima e unica casa, ma poi si trasformò anche in un luogo di tristezza e dolore.

Con uno stile asciutto, immediato e scorrevole Nicola e Fabrizio scrivono “a quattro mani” e raccontano liberamente la storia di Alfonso Maria Dell’Orto, un migrante che da bambino, nel lontano 1935, dovette abbandonare la provincia di Como insieme alla sua famiglia per cercare fortuna in Sudamerica. Doveva raggiungere il padre che era partito un anno prima alla ricerca di quel lavoro e quella dignità che nell’Italia fascista non c’erano più.

In Argentina Alfonso si sposa con Pocha e costruisce la sua famiglia. Il 24 marzo del 1976 il generale Jorge Rafael Videla prende il potere con un golpe e instaura la legge marziale. I militari sequestrano la figlia di Alfonso e Pocha, Patricia, e il suo giovane marito, Ambrosio, proprio nei primi mesi della dittatura: nessuna traccia, nessuna notizia, desaparecidos.

Il destino vuole che la figlioletta dei due, la piccola Marianna, venga risparmiata. Crescerà grazie all’affetto dei nonni che faranno le veci dei suoi genitori, desaparecidos. Oltre 70 anni dopo il suo arrivo in Argentina, Alfonso decide di prendere un aereo da Buenos Aires e di tornare in Lombardia per un breve soggiorno e durante questo viaggio ripercorre la sua vita in una serie di flashback.

La prosa poetica che a tratti emerge nel romanzo ben s’adatta al carattere malinconico delle memorie e delle immagini, a volte frammentate e brusche, a volte scorrevoli e nitide, che Alfonso dall’Orto evoca e rivive durante il volo Buenos Aires-Milano. L’assenza di spazio e di tempo della trasvolata riesuma il dolore e le gioie, le speranze mai sopite e i rimorsi del passato per quella figlia perduta senza un perché.

Il suo è un periplo nei ricordi e nelle amarezze di una vita lunga e densa. Ma si tratta di un’esistenza interrotta, spezzata dalla violenza di Stato che nei momenti più crudeli della repressione si scaricava senza tregua, irrazionale, contro chiunque fosse sospettato di qualunque cosa: un’opera caritatevole e sociale diventa “sovversione”, un pensiero differente e una parola critica sono “ribellione” e vanno soffocati nell’Argentina dei generali.

La nipotina Marianna è come un giorno di sole, rappresenta il fiore che rinasce sulle ceneri della violenza e dell’oppressione, nonostante tutto. Ogni 5 novembre, giorno in cui i suoi genitori furono sequestrati, Marianna dedica loro un poema. Ed è sole.

Nel 2006 Miguel Osvaldo Etchecolatz, commissario della provincia di Buenos Aires negli anni settanta e mandante dell’assassinio di Patricia e Ambrosio, è stato condannato all’ergastolo. Nel 2012 il dittatore Videla è stato condannato e sono stati riaperti i processi per i “voli della morte”. La storia si può ridiscutere, la memoria vive giorni di neve e giorni di sole. @FabrizioLorusso

Giorni di neve, Giorni di sole, Fabrizio e Nicola Valsecchi, Ed. Marna, 2009, pp. 128, 12 euro.

Prologo di Adolfo Pérez Esquivel, Nobel per la pace 1980

Postfazione di Gianni Tognoni, segretario generale del Tribunale permanente dei Popoli

Papa Francesco I vs la Santa Muerte

PapaFrancescoI-SantaMuerte

Quando due eminenze s’incrociano e favellano, non possiamo far altro che starle ad ascoltare e pentirci, da peccatori quali siamo e saremo. Amaramente. Facciamolo prima che Lei ci porti via per sempre con la sua falce cosparsa avvelenata e piccante. Oppure prima che sia lui a portarci via trasformandoci in desaparecidos o francescani o esiliati gesuiti. Mi correggo, l’eminenza è solo una, è la Santissima Muerte Patrona che dispensa vita e morte su questa Terra troppo globalizzata. Non possiamo certo paragonarla a Jorge Mario Bergoglio, alias F1, che in fin dei conti è un umano come noi altri. Dalla fine del mondo ho carpito questo dialogo tra la Niña Blanca e Don Jorge Mario.

Santa Muerte – Ehi tu, che attraversi la mia strada anche se la tua ora ancora non è giunta… Si può sapere chi sei?

Papa F1 – Santissima, è Lei? Mater Terribilis! Non l’avevo vista nunca in tutti questi anni di carriera, qué espanto! Sono il nuevo Papa, San Francesco Primo l’argentino, d’origini italianissime e arcivescovo di Buenos Aires da qualche annetto ormai. Ma come! Non mi riconosce? Ieri sera stavo affacciato al balcone, c’è stata la fumata, la benedizione, le frasi in latino, il popolo…

Santa Muerte – Mira cabrón, spaventarsi non va con me. Se ti tocca morire, ti tocca e basta. E poi un’altra cosa. Io penso alla gente e al lavoro di mietitura, non alle cerimonie in TV. E il popolo me lo lasci stare, ci penso io y ya, sì? Sono la sua protettrice, scelta spontaneamente dalle masse, altro che conclave e fumi d’oppio. Tutto lo decide il popolo, nonostante voi non mi vogliate riconoscere come Santa, ma poi sai, non è che mi freghi molto. Sono una signora, sotto la mia tunica c’è uno scheletro che pulsa. Se devo portarmi via le persone per sempre, lo faccio democraticamente e senza problemi, però prenderei per primi i più “discoli”, cioè gli stronzi. Peccato che il Supremo Magister non me lo lasci fare, sono solo un’eccellente esecutrice in fin dei conti. Ma scusa, sei già “SAN” F1? Che hai detto?

Papa F1 – San? Ah, no, che lapsus! Togliamo il San davanti a Francesco, io nemmeno parlo con le bestie, cioè gli animali ecco. Ma che intende dire con “i più discoli”, o con quell’altra parola “estronzi“? Lei decide chi si comporta bene o male?

Santa Muerte – Siamo duri di comprendonio, sarà l’età. La tua, non la mia. Io sono ossuta e sana dall’epoca della mela, quella storia del serpente e dei due goderecci Adam & Eva. Riassumendo, non decido io chi se ne va o quando, solo so in che modo vi farò abbandonare questa valle di lacrime e al massimo il momento della giornata, entiendes? Però dico che farei volentieri a meno degli ordini dall’alto e in certi casi farei man bassa, soprattutto con chi si diceva protettore del popolo e dei poveri e poi li mandava al macello durante la dittatura, ne sai qualcosa?

Papa F1 – Ehm, no assolutamente, io sono per l’austerity e la preghiera, ad libidum, cioè ad libitum. Durante la dittatura argentina, facevo solo il mio lavoro pastorale… Con le mie pecorelle, tra i più miseri.

Santa Muerte – Dicono, e io lo so, credimi, che per colpa tua due preti son finiti male, molto male. Stavano coi più poveri loro, ma la chiesa pensava a pararsi le natiche. Me parece… E in America Latina non è stata mica l’unica né la prima volta, ricordi qualcosa?

Papa F1 – Illazioni, con todo respeto. E’ pseudogiornalismoraffazzonato.

Santa Muerte – Ho detto che quando ti tocca, ti tocca, non mi fare innervosire. La falce scalpita. Ricchi o privilegiati, per me non fa differenza. La mia bilancia è giustizia e presto il gufo canterà, ricorda che hai 76 anni, non 10, querido mío. Ci sono documenti belli e scritti sulle vostre boludeces, cioè stronzate. Leggi un po’ qua, alcuni ricordi argentini degli anni settanta. Nella nota apposta sulla documentazione dal direttore dell’Ufficio del culto cattolico, allora organismo del ministero degli Esteri, c’è scritto: «Questo prete è un sovversivo. Ha avuto problemi con i suoi superiori ed è stato detenuto nell’Esma». Poi termina dicendo che la fonte di queste informazioni su Jalics è proprio il Superiore provinciale dei gesuiti padre Bergoglio, che raccomanda che non si dia corso all’istanza. Se ben ricordi, quel prete, Jalics, stava in Germania e “l’istanza” significava fargli avere il passaporto senza dover tornare in Argentina.

Papa F1 – Va beh, ma ormai oggi chi può mettere in discussione la santa parola del santo padre? Ieri si poteva, ora no. Arrivi tu, pezzo di scheletro a farmi leggere vecchie cartacce!

Santa Muerte – Non c’è niente da fare Don, non mi convinci, e in più ti permetti di darmi del tu, così di punto in bianco. E’ finita. Senti anche questa e poi ci penso io. Un mese prima del colpo di Stato del marzo ’76, quando tu eri il capo dei capi dei gesuiti, io stavo sorvolando i cieli dell’Argentina e del Cono Sud, una fetta di mondo dominata da dittatori acefali. Mi risulta che hai chiesto a due sacerdoti di lasciare il loro lavoro comunitario nei quartieri slum: erano Orlando Yorio e Francisco Jalics. Però loro si rifiutarono, non volevano abbandonare la gente povera gente della zona. Tu li hai puniti immediatamente escludendoli dalla Compagnia di Gesù a loro insaputa. Convincesti l’arcivescovo di Buenos Aires a togliergli l’autorizzazione a dir messa. Subito dopo il golpe furono rapiti e loro dicono che quella revoca fu il segnale che i militari aspettavano per agire. La chiesa s’era defilata, via libera alle armi. Se magari non li segnalavi come sovversivi era meglio, no?

Papa F1 – Fandonie, lasciami in pace, vieja sovversiva! Ah! Ma che cazz…carajo.

Santa Muerte – Recuerda, io sono così sicura di me stessa che ti ho dato tutta una vita di vantaggio… Ya basta.

Così come s’incrociarono, si separarono. Con la fronte rivolta al cielo, gli occhi strabuzzanti e il sorriso inespressivo, il capo mozzato del nuovo pontefice giaceva inerme sulla tunica blu della Santissima. Il suo corpo volò altrove. E fumata nera fu. [di Fabrizio Lorusso]

Leggi l’intervista di Terre Madri al giornalista argentino Horacio Verbintsky sulle connivenze Chiesa-dittatura.

VidelaBergoglio

Oggi il quotidiano la Jornada (Messico): Bergoglio, tenaz opositor al matrimonio homosexual en su país http://lajor.mx/13TGuIY

Il giornale riportava anche una foto, vedi qui sopra, che non è di Bergoglio ma insiste comunque sui vincoli Chiesa-Stato-Dittatura.

“Es la pretensión destructiva al plan de Dios”, consideró. También se opuso a una más reciente ley de identidad de género que autorizó a travestis y transexuales a registrar sus datos con el sexo elegido.

Diceva la didascalia originale:

Imagen: Jorge Mario Bergoglio, elegido como nuevo papa, fue señalado por el periodista Horacio Verbitsky de mantener vinculos con la dictadura argentina. En la imagen, Jorge Rafael Videla con Obispo argentino.

Diabolico Tango

 

Pubblico volentieri la prefazione scritta da Giuseppe Langella al primo romanzo “argentino e milanese” della giornalista Bruna Bianchi, Diabolico Tango, di Eclissi editrice, appena uscito fresco fresco.

Diabolico tango ha la classica struttura del romanzo poliziesco: è stato commesso un delitto, bisogna trovare il colpevole. L’autrice, da questo punto di vista, è più che attrezzata, avendo accumulato, in lunghi anni di attività giornalistica in cronaca nera, una notevole esperienza sul campo. Leggere per credere: la macchina narrativa funziona a meraviglia, come un congegno a orologeria, sempre più avvincente via via che gli indizi si accumulano e i nodi, uno a uno, vengono al pettine. Con ciò, sarebbe riduttivo, se non inesatto, costringere questo romanzo nella camicia di forza del ‘giallo’. Segnalo, per cominciare, almeno un paio di anomalie. La prima: la vittima non è né ricca, né potente, né in vista, né giovane, né avvenente, né malvagia, né pettegola, né finita in giri loschi; chi mai può aver avuto motivo di ucciderla? In altri termini, ci troviamo di fronte a un movente non contemplato dalla casistica del genere, a un delitto che non ha nulla da spartire con le cause banalmente utilitarie che stanno per solito alla base di un giallo.

Eppure, le leve profonde che spingono l’omicida a macchiarsi di un crimine orrendo sono terribilmente verisimili, al pari di tanti fatti di cronaca che ci lasciano sgomenti. La rappresentazione del male, in questo libro, tocca gli archetipi dell’atrocità e del dolore. La vicenda narrata ha il respiro della tragedia antica. E forse, per dare un degno antenato al cieco rancore che arma la mano assassina, non sarebbe improprio evocare il precedente biblico di Caino.

A condurre le indagini, in parallelo alla polizia, è un giornalista irlandese. Sarà lui a scoprire la verità, dove l’ispettore fallisce girandole attorno, seguendo piste sbagliate e brancolando sostanzialmente nel buio. Fin qui, nulla di strano: i precedenti si contano a decine. Ma al giovane Tom manca del tutto le physique du rôle: è un personaggio irrisolto, che conduce una vita abbastanza vuota e precaria, con una storia dolorosa alle spalle da cui non riesce a liberarsi: sta qui la seconda anomalia del romanzo rispetto alla letteratura di genere. Peraltro, sarà proprio occupandosi del caso, che egli riuscirà, rimanendo coinvolto in un sottile gioco psicologico di proiezioni e di specchi, a rimarginare la sua ferita non chiusa. In questo senso, si potrebbe perfino parlare, con riguardo al protagonista, di ‘romanzo di formazione’.

Non sembri, anzi, un paradosso: nel profilo in controluce del personaggio, dove la fragilità esistenziale va a sommarsi alla debolezza oggettiva di condurre la sua inchiesta al di fuori di qualsiasi investitura istituzionale, risiede uno dei maggiori punti di forza del romanzo. Tom riesce a guadagnarsi doppiamente la simpatia del lettore, perché, senza essere un uomo eccezionale, interpreta con la massima serietà il suo mestiere di giornalista, consacrandosi totalmente alla ricerca spassionata della verità e tuttavia con sommo rispetto per l’umanità implicata, per quella turpe non meno che per quella buona e benefica: è, insomma, un individuo pulito e coscienzioso, con una sua indiscutibile rettitudine, cui alla fine si vorrebbe almeno tributare l’omaggio di una civica medaglia, se non conferire il titolo di eroe, in tempi che eroici non sono.

Ma dentro lo schema investigativo di Diabolico tango si agita, poi, ben altro: tanti fili che si dipanano, apparentemente lontani, negli anni e nello spazio, e slegati tra loro, e che invece risulteranno mirabilmente intrecciati; tante persone che si portano dentro, da tempo immemorabile, il peso di segreti inconfessati e di sensi di colpa; e sulle loro piaghe purulente, l’incalzare della storia e della sua violenza sanguinaria: dalla seconda guerra mondiale, col bombardamento, in particolare, di Gorla, che seminò molte vittime tra la popolazione civile; alla lotta, senza esclusione di colpi, di infami sevizie, di atti dimostrativi e di squallide vendette, tra milizie fasciste e bande partigiane; alla feroce dittatura militare in Argentina, estrema propaggine, nell’altro emisfero, della vasta tela ordita dalla scrittrice. ‘Romanzo storico’, dunque? Anche, secondo la linea maestra che da Manzoni discende fino alla Morante, nel segno dei grandi eventi collettivi che si abbattono sulla vita di ciascuno. La storia entra nel cuore stesso dei drammi umani che affiorano grazie alle ricerche di Tom; non di rado, anzi, quale causa scatenante del male, e del dolore che ne deriva: immedicabile, se non riesce a imboccare la catarsi del perdono, e implacabilmente assetato di vendetta, finché non trova, anche a distanza di decenni, un capro espiatorio (vittima innocente, senza macchia, secondo la miglior tradizione) su cui sfogarsi.

Se, tuttavia, il movente remoto dell’intreccio va cercato tra le pieghe e nei risentimenti della storia, c’è qualcosa di più torbido e opaco che urge nei personaggi di questo romanzo, un grumo di impulsi, cogenti quanto difficili da razionalizzare, che il titolo emblematicamente racchiude nella grande metafora del tango. Non è per una coincidenza fortuita che le indagini prendono il via da una milonga, dove la vittima è stata notata poche ore prima di essere uccisa: quel locale si rivelerà, al contrario, il crocevia del giallo, frequentato com’è, oltre che dalla povera sventurata, da quasi tutti i principali attori del crimine, assassino e indiziati, e perfino da Tom, il giornalista detective, che vi prende lezioni, anche lui affascinato dal ballo argentino.

Ma soprattutto è l’intensità con la quale l’autrice descrive i movimenti e le figure, l’arte e i rapimenti, del tango, a confermare la valenza altamente simbolica che esso riveste nell’economia complessiva del romanzo: chi s’intende di tango sa, infatti, che in questo ballo la nostalgia di una condizione edenica irrimediabilmente perduta s’incrocia con le due pulsioni primarie del nostro inconscio, l’istinto di vita e l’istinto di morte, in un vortice ambiguo di attrazione e repulsione, di seduzione e dominio, di invito e sfida tra uomo e donna, in cui convergono e fanno ingorgo la mancanza dell’altro e la lotta atavica tra i sessi, il desiderio (platonico e junghiano) della totalità e l’affermazione, di segno opposto, per scissione e contrasto, della propria personalità. Irresistibile e letale, il tango si carica, quindi, di risvolti particolarmente inquietanti (‘diabolici’), trasformandosi in una sorta di danza macabra, dove si balla, senza saperlo, avvinghiati alla morte e ai suoi sicari. Non solo l’incomprensibile omicidio che innesca le indagini, ma tutto l’insieme delle vicende che ne costituiscono il lontano antefatto, tra Italia e Argentina, sono riconducibili al groviglio di forze cieche e spasmodiche evocato e sublimato dal tango.

Il giallo, nel caso specifico, nasce dall’ombra, dal lato oscuro che tutti i personaggi si portano dentro. L’inchiesta, allora, dovrà far luce precisamente su questo pozzo limaccioso, su questo viluppo freudiano di eros e thanatos. Tra le maglie, o meglio, tra le smagliature dei fatti si dipana, perciò, sottotraccia, un ‘romanzo psicanalitico’, di cui il tango è insieme il simbolo, il sintomo e la chiave. E se la posta in palio di tutte le relazioni umane è, da ultimo, per ognuno, la scoperta della propria identità, incompiuta, offesa o negata che sia, allora non è senza significato il sapiente inserimento, nel romanzo, del tema del ‘doppio’, di cui in questa sede si può dire soltanto, per non svelare in anticipo la trama, che rappresenta anzi il cardine nevralgico di tutta la vicenda. Da Carmilla!

(Giusppe Langella è Professore ordinario di Letteratura italiana moderna e contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano)

 

Diabolico Tango (il libro)

L’attesa del tango. Tra due giorni esce il libro di Bruna Bianchi, giornalista e scrittrice che racconta il mistero. Anni di gestazione, tra Milano e Buenos Aires. Un po’ di giallo e qualche pennellata di noir, un po’ d’Argentina, il tango, la guerra, la dittatura, Porta Romana, i navigli e le milongas in un libro. Cos’è una milonga? Un ballo? Un incontro, una festa? Non è propriamente un tango, ma può imparentarsi con quel genere. Guarda i video sotto e ascoltane un paio in versione tradizionale ed elettronica. Il resto sta nel Diabolico Tango. Vediamo.

Una donna è stata vista in una milonga di Porta Romana, a Milano. All’alba del giorno dopo, il suo cadavere viene ritrovato nell’androne di casa sua con una ferita mortale nella tempia. Un giornalista indaga sull’omicidio e subito scopre che quella donna risulta morta sotto i bombardamenti della scuola elementare di Gorla del 1944. Il viaggio per scoprire la verità e l’assassino incominciano dal tango, portano in Argentina e ritornano a Milano, nella stessa milonga. L’omicidio a Milano dà l’avvio a un’indagine a ritroso nel tempo, quello lontano della seconda guerra mondiale e quello più vicino della feroce dittatura militare argentina. Uno strano caso, alla soluzione del quale si appassiona un giornalista. Attraverso l’amore per il tango e per un’insegnante argentina, egli arriverà a provare quel desiderio di verità che manca al distaccato e arrogante ispettore di polizia. Sullo sfondo, l’Argentina carica di dolore e di nostalgia. Misteri e inganni per compiere atti di bontà si mescolano a misteri e inganni per compierne altri di profonda crudeltà. I personaggi sono lacerati da drammi personali e spesso inconsapevoli di essere parte di una storia collettiva. Saranno costretti a fare i conti con la propria coscienza, nessuno escluso.

Dedicato ai piccoli martiri della scuola elementare F.Crispi di Gorla e agli italiani immigrati in Argentina.

Il giallo di Bruna Bianchi “Diabolico tango”, edito da Eclissi,  sarà nelle librerie il 15 ottobre. Acquistabile anche on line dal sito www.eclissieditrice.com

Milonga Sentimental versione tango elettronico del gruppo Otros Aires. Ma a questo LINK una versione più “classica” di Carlos Gardel.

Bruna Bianchi è giornalista. Ha seguito i casi di Cogne, Garlasco, le Bestie di Satana, l’omicidio di Lloret de Mar, la scomparsa degli otto italiani a Los Roques e numerosi altri. Balla tango dal 2000 e, sul tango e l’Argentina, ha scritto numerosi articoli. Questo è il suo primo libro. Questo è il suo Blog.

Xul Solar – Video dei suoi dipinti – Vanguardia e Fantasia

A me piace tantissimo, lo sto scoprendo solo ora (a quasi cinquant’anni dalla morte!) e quindi va con urgenza anche su questo blog. Un video per cominciare. E un link al museo Xul Solar di Buenos Aires (QUI). Nome vero Oscar Alejandro Agustín Schulz Solari (1887-1963), da cui nasce il suo nome d’arte Xul Solar. Di padre tedesco e madre italiana. Ha viaggiato in oriente e in Europa, e anche in Italia (siamo ancora in Europa?).

Una nota in spagnolo dal blog Aquileana: Xul Solar fue uno de los pintores argentinos más importantes del siglo XX. Nacido en 1887, como Oscar Agustín Alejandro Schulz Solari; en 1912 inicia un viaje a Oriente, que lo lleva imprevistamente a Europa; es allí donde empieza a firmar sus cuadros como Xul Solar, conoce a Paul Klee, a Emilio Pettoruti. Expone en muchas ciudades europeas, hasta que vuelve a Buenos Aires en 1924. Amigo de Jorge Luis Borges, por muchos años; comparten a Blake, a Swedenborg, la filosofía oriental, el budismo, intensos diálogos, hasta que una diferencia política, el peronismo, enfría su amistad a partir del ´46. Después de su muerte en 1963, Borges vuelve a recordar su admiración por Xul Solar en numerosas conferencias, reconociéndolo como hombre de genio y “uno de los acontecimientos más singulares de nuestra época”. Y añade el escritor: ”Sus pinturas son documentos del mundo ultraterreno, del mundo metafísico en que los dioses toman las formas de la imaginación que los sueña. La apasionada arquitectura, los colores felices, los muchos pormenores circunstanciales, los laberintos, los homúnculos y los ángeles inolvidablemente definen este arte delicado y monumental”. De sí mismo nos dice Xul Solar : “Soy campeón del mundo de un juego que nadie conoce todavía: el Panjuego; soy maestro de una escritura que nadie lee todavía; soy creador de una técnica, de una grafía musical que permitirá que el estudio de piano, sea posible en la tercera parte del tiempo que hoy lleva estudiarlo. Soy director de un teatro que todavía no funciona. Soy el creador de un idioma universal: la Panlengua, sobre bases numéricas y astrológicas, que contribuirá a que los pueblos se conozcan mejor. Soy creador de doce técnicas pictóricas, algunas de índole surrealista y otras que llevan al lienzo el mundo sensorio, emocional que produce la escucha de una audición musical.” Creador de una lengua para la América latina: el neocriollo con palabras, sílabas, raíces de las dos lenguas dominantes: el castellano y el portugués.

PIU’ INFO: http://www.taringa.net/posts/arte/14046919/Xul-Solar_-un-artista-visionario_.html

Bio crono: http://www.xulsolar.org.ar/2010/cronologia-e.html

Borges su di lui: http://www.temakel.com/confborgesxul.htm

…e l’immancabile…

 http://es.wikipedia.org/wiki/Xul_Solar