Archivi tag: argentina

Crisi politica o golpe in Paraguay? Le chiavi di lettura

Lo scorso 22 giugno una decisione fast track del senato del Paraguay, adottata dopo solo 5 ore di discussione in aula con 39 voti favorevoli, 4 contrari e 2 astenuti, ha sancito la destituzione immediata del presidente Fernando Lugo, ex prete cattolico progressista in carica dal 2008. Il suo mandato sarebbe terminato tra meno di un anno dato che le prossime elezioni nel paese sudamericano sono fissate per l’aprile 2013. L’articolo 225 della Carta Magna dice che la camera dei deputati può proporre al senato di emettere un “giudizio politico” sull’operato del presidente della Repubblica decretando così la sua rimozione dall’incarico senza appelli né possibilità di difesa in aula.

Secondo il parlamento Lugo sarebbe colpevole di un “cattivo esercizio delle sue funzioni”, in particolare per aver autorizzato alcuni partiti di sinistra a tenere una riunione politica in una base militare nel 2009, per aver permesso l’occupazione di terre appartenenti a cittadini brasiliani da parte di un gruppo di senza tetto, aver evitato l’arresto di membri di un gruppo guerrigliero e per la firma di un accordo internazionale senza l’approvazione del parlamento.

Ma l’accusa determinante riguarda l’occupazione di alcune terre site a 400 km a nordest dalla capitale Asunción, appartenenti a Blas Riquelme, ex senatore dell’opposizione, da parte di alcuni gruppi di contadini senza terra che ne rivendicavano il possesso. Sono numerosi i conflitti rurali di questo tipo determinati dall’insicurezza giuridica ereditata dalla dittatura e dall’inefficienza statale nella risoluzione del problema.

I tentativi di sgombero e gli scontri con la polizia del 15 giugno hanno fatto 17 morti, 11 occupanti e 6 poliziotti. Lugo ha subito istituito una commissione d’inchiesta e ha rimosso il capo della polizia e il ministro degli interni del Plra, il Partido Liberal Radical Autentico,  sostituendolo con un esponente dell’opposizione per accattivarsi il consenso dei membri dell’opposizione del Partido Colorado. Questo partito, l’unico legale durante la cruenta dittatura di Alfredo Stroessner (1954-1989), è stato al potere per 61 anni, fino al 2008, e ha votato insieme alla maggioranza per rimuovere il presidente.

A Lugo è quindi subentrato il suo vice, Federico Franco, anche lui esponente del Partido Liberal Radical Autentico, la formazione che aveva permesso a Lugo di vincere le elezioni quattro anni fa, ma che s’è progressivamente svincolato dal suo programma di riforme sociali per l’universalizzazione del welfare, la redistribuzione della ricchezza e la limitazione della presenza militare statunitense sul territorio. La coalizione di Lugo era formata dai liberali, da alcuni partiti di sinistra e dai movimenti sociali che vedevano in questo sacerdote “scomodo” per il Vaticano e amato dalla gente un outsider capace di garantire una speranza di cambiamento dopo decenni d’immobilismo. In particolare la riforma agraria era percepita come uno degli assi portanti in un paese poco industrializzato poco popoloso (6,4 milioni di abitanti), privo di sbocchi marittimi, con il 40% degli abitanti sotto la linea della povertà e l’80% delle terre coltivabili in mano al 2% della popolazione.

L’inesperienza e l’accondiscendenza conciliatoria di Lugo con l’opposizione, gli scandali legati ai suoi figli concepiti quando era ancora prete, la debolezza fisica causata dalla sua battaglia contro il cancro, così come la resistenza dell’élite politico-imprenditoriale paraguayana, poco avvezza alla democrazia e al cambiamento, hanno frustrato le alte aspettative dei settori sociali che lo sostenevano. Lo stesso Franco, ostile al corteggiamento del presidente ai rivali Colorados, aveva provato senza successo in più occasioni a spingere le camere ad usare l’arma del giudizio politico contro Lugo.

Il sistema paraguayano non è parlamentare ma presidenziale, come quello di tutti i paesi dell’America Latina e degli Stati Uniti. Dunque non è comune né facile che il presidente, capo di stato e di governo, venga destituito dal parlamento o sia coinvolto in un impeachment. In questo caso, secondo lo stesso Lugo, «c’è una classe politica di partiti tradizionali che sfiorano l’irrazionalità», avendolo giudicato e defenestrato in meno di 24 ore. In realtà hanno voluto blindare le elezioni dell’anno prossimo da possibili sorprese per evitare altri outsider.
Non si tratta di una semplice “sfiducia”, ma di una procedura straordinaria molto più drastica che analisti e politici della regione assimilano a un golpe o una sospensione della democrazia dato che non sono previste forme di difesa per l’accusato e il “giudizio politico” può prestarsi a interpretazioni strumentali.

Sebbene il presidente abbia accettato la decisione delle camere, ha presentato comunque un ricorso contro la sua destituzione alla Corte Suprema, che s’è espressa negativamente. Ha rinunciato alla sua partecipazione, annunciata nei giorni scorsi, al vertice del 28 giugno del Mercato Comune del Sud (Mercosur, formato da Argentina, Brasile, Uruguay, Paraguay e dagli associati Cile, Colombia, Ecuador, Venezuela, Perù e Bolivia), ma ha chiesto una «presa di posizione sulla rottura della democrazia» in Paraguay. Il paese è stato temporaneamente sospeso da questo meccanismo d’integrazione regionale in quanto non si sarebbe rispettata la “clausola democratica” imposta ai membri, dunque il nuovo presidente Franco non è stato invitato al vertice.

Da sabato scorso migliaia di manifestanti scendono per le strade della capitale Asunción mentre una parte della comunità internazionale, in particolare alcuni paesi dell’Unasur (Unión Naciones Sudamericanas) come il Venezuela, l’Argentina e il Brasile, parla di un vero e proprio «colpo di stato del parlamento», come lo ha definito il segretario dell’Unione, Alì Rodríguez, che chiede la celebrazione «del dovuto processo legale».

Otto governi latino americani (Cuba, Venezuela, Honduras, Repubblica Dominicana, El Salvador, Perù e Nicaragua) non hanno riconosciuto il nuovo presidente Franco, mentre la Spagna, la Germania e il Vaticano sono stati i primi a farlo. Di fatto la prima riunione del nuovo presidente è stata con il nunzio apostolico, Benedetto Ariotti, che ha definito il nuovo governo «una benedizione di Dio».

Lugo, forte dell’appoggio internazionale, accusa l’élite del paese, specialmente «i settori egoisti e insensibili che hanno sempre vissuto di privilegi e non hanno mai voluto condividere i benefici della prosperità con il popolo», di aver voluto la sua «defenestrazione», una «ferita profonda alla democrazia». Con i suoi ex ministri ha formato un governo ombra per «resistere fino a recuperare il comando, per diventare controllori e monitorare tutto quel che faranno i nuovi ministri».

Franco risponde inviando l’esercito a mantenere l’ordine nelle piazze occupate dai manifestanti «per scongiurare una guerra civile», ma promettendo di implementare la riforma agraria che contadini e imprenditori agricoli richiedono. La situazione è tesa ma pacifica al momento. In un eccesso retorico Franco ha voluto ricordare ad Argentina e Brasile la dipendenza energetica delle città di Buenos Aires e San Paolo dalle centrali idroelettriche condivise con il Paraguay lungo le rispettive frontiere: un monito per le posizioni critiche dei suoi vicini.

Il sostegno al governo di Franco si basa sul parlamento e sui due partiti principali, sull’influente clero cattolico paraguayano e sulla solidarietà degli imprenditori e dell’Unione degli Industriali il cui presidente, Eduardo Felippo, ne ha ribadito la legittimità.

Fernando Lugo, invece, conta sul sostegno di alcuni settori contadini pronti a mobilitarsi, sui partiti minori della sinistra e sull’attivismo dei paesi sudamericani che intendono sanzionare economicamente e politicamente il nuovo governo. La sua situazione è stata paragonata a quella di Mel Zelaya, presidente dell’Honduras cacciato dal suo paese nel 2009, anche se in quel caso vi fu un’azione militare, mentre ora si tratterebbe di una modalità soft, di un “neo-golpismo” più istituzionale e non violento rispetto al passato, come lo definisce l’opinionista argentino Juan Tokatlian citando come esepmio la ribellione fallita della polizia contro il presidente ecuadoriano Rafael Correa nel 2010. (Di Fabrizio Lorusso da Linkiesta.It)

Mondo – Mundo – Monde – World (foto del giorno)

Alejandro Xul Solar – Mundo (mi stabilisco sulla coda del serpente, l’America Latina)

Alejandro Xul Solar (Oscar Agustín Alejandro Schulz Solari, 1887-1963) è uno dei rappresentanti più significatividell’avanguardia in America Latina. Nel 1912 si recò in Europa dove rimase fino al 1924, vivendo in Italia e Germania, e facendo frequenti viaggi a Londra e Parigi. Al suo ritorno, contribuì al rinnovamento estetico proposto dal gruppo di artisti denominatoMartin Fierro (1924-1927). Amico di Jorge Luis Borges, è illustratore di diversi suoi libri.
Di vasta cultura, i suoi interessi lo portarono allo studio dell’astrologia, della Kabbalah, dei I Ching, della filosofia, delle religioni e delle credenze dell’Antico Oriente, dell’India e anche dell’America pre-colombiana fino al mondo della teosofia e antroposofia, tra gli altri rami del sapere. E’ stato creatore del linguaggio pittorico denominato criollismo (rif. QUI).

La Patagonia Rebelde – Film Completo

Da non perdere questo film. E nemmeno… L’omonimo libro di Osvaldo Bayer tradotto in italiano da Alberto Prunetti: http://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=257

Recensione:

http://www.carmillaonline.com/archives/2010/01/003327.html

Con Patagonia Rebelde si intende definire l’ondata di scioperi e insurrezioni che si verificarono nel 1921 in Patagonia (Argentina). L’epicentro di queste manifestazioni fu il territorio di Santa Cruz, nel corso delle quali morirono più di mille lavoratori.

Film di Hector Oliveira, Argentina, su soggetto di Osvaldo Bayer col., 107 mm.

  • La pellicola ricorda il massacro, ad opera delle forze dell’ordine, dei sindacalisti e degli abitanti di Santa Cruz (Argentina). Il film fu censurato per ben due volte, prima che nel 1984 venisse definitivamente tolta la censura.

http://ita.anarchopedia.org/Patagonia_Rebelde_del_1921/1922

American PsychoBolche e il latino-americanismo

Per chi non conoscesse queste video-perle sociologiche e comiche, made in Argentina, sulla contrapposizione hippie – yuppies, fricchettoni – fashion, ribelli – inquadrati, in America Latina (e nel mondo), su come cambiano le persone da rivoluzionarie iscritte a Filosofia e Lettere a dandy proto-speculatori finanziari e, infine, sugli stereotipi del contestatario, studente, giovane, idealista e latinoamericanista vs l’uomo di successo, amante del lusso, col profilo da “liberal conservatore”, cercato da donna snob, bellissime e stupidissime, che non sanno chi sia Che Guevara e ridono della musica di Pablo Milanés e Silvio Rodríguez (noti cantautori cubani…). Imperdibile per gli amanti dell’America Latina. I video sono in spagnolo, ma valgono comunque la pena!

Quino: vignette critiche sull’educazione attuale dei bambini

Vignette critiche del disegnatore argentino Joaquín Salvador Lavado, noto come Quino, creatore di Mafalda, sull’educazione attuale (o meglio, dell’ultimo decennio e oltre…) dei bambini.

Dibujos críticos del argentino Quino, el creador de Mafalda, sobre la educación actual (y también de las últimas décadas…) de los niños.

GAMBE

CERVELLO

CONTATTO UMANO

CULTURA

IDEALI, MORALE, ONESTA’

IL PROSSIMO DA AMARE

DIO

E’ IMPORTANTE CHE FIN DA PICCOLO IMPARI BENE COME VA TUTTO

Il sito ufficiale di Quino QUI

Napoli, barrio latino

[Recensione di Fabrizio Lorusso del libro: Napoli, barrio latino. Migrazioni latinoamericane a Napoli di Maria Rossi, Edizioni Arcoiris, Salerno, 2011, Qui] Anni di ricerca e di studio sul campo si condensano in Napoli, barrio latino, un testo che apre uno scorcio doveroso, ormai urgente, sulla migrazione latinoamericana in Italia e, in particolare, nel napoletano. Sebbene le regioni maggiormente interessate dal fenomeno migratorio, dall’America Latina e dagli altri paesi, restino la Lombardia, il Lazio, il Piemonte, l’Emilia Romagna e il Veneto, anche la Campania, le Marche e la Sicilia mostrano, in termini assoluti e relativi, cioè in percentuale rispetto alla loro popolazione, un’importanza notevole e crescente della popolazione migrante. Questa non assume solo un significato a livello meramente numerico ma anche e soprattutto in termini economici, sociali e culturali. Maria Rossi ci offre una panoramica completa sulla migrazione e sui migranti, intesi come protagonisti dell’alterità e soggetti identitari e culturali in continua evoluzione che si devono destreggiare tra l’etnocentrismo discriminatorio della comunità ricevente e le spinte all’integrazione e all’appartenenza ad essa, oltre che a quella d’origine. La riformulazione costante dell’identità mista e della loro comunità di riferimento passa dal dialogo con la terra d’origine e con il nuovo insediamento, quindi l’Italia, quindi Napoli e il barrio latino.

A partire dai primi anni settanta, precisamente dal 1973, l’Italia ha sperimentato l’inversione dei flussi migratori diventando un paese che comincia a espellere meno persone di quante non ne riceva: tecnicamente si chiama “saldo migratorio positivo”. La portata di questa rivoluzione, che forse a molti oggi appare come un fatto in qualche modo scontato, si sarebbe compresa solo decenni dopo e rappresenta tuttora una “questione” decifrata muovendo da prospettive sghembe e parziali.

In Latino America le tradizionali mete dell’emigrazione italiana come l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay e il Venezuela sono diventate espulsori di persone le quali, spesso facilitate dalla vicinanza culturale o dalle origini italiane, tentano il ritorno in Europa via Italia o via Spagna in attesa di una scelta definitiva. D’altro canto non sono questi i flussi che più hanno inciso sull’immigrazione latinoamericana in Italia e in Campania: le comunità più grandi sono, infatti, quelle provenienti dal Perù, dall’Ecuador, dal Brasile, dalla Repubblica Dominicana e dalla Colombia.

Dopo aver definito il quadro teorico e storico dei movimenti migratori e aver definito con precisione i termini della ricerca, quali il gruppo d’indagine e i suoi limiti geografici e temporali, il saggio di Maria Rossi si addentra nel cuore della Napoli delle mille identità. Esplora le interazioni dinamiche tra etnie e nazionalità diverse con l’analisi di tutti gli elementi necessari alla comprensione di quella parte d’umanità che dall’America Latina giunge fino ai nostri quartieri: le strategie d’identificazione, il sistema delle motivazioni, l’ambito della famiglia migrante che evolve al modello transnazionale, il mondo del lavoro con la prevalenza delle donne impiegate e degli “uomini che si arrangiano”, le aspirazioni e il futuro, l’idea del ritorno e il fascino dei progetti di vita nella nuova realtà abitata e vissuta in Italia.

Si aprono anche delle parentesi importanti sulle forme dell’associazionismo latinoamericano a Napoli, sul dislocamento e le forme di vita nei singoli quartieri “latini”, sulla religione e sui fenomeni linguistici. I processi di gerarchizzazione, creazione di status e “italianizzazione” del migrante si legano alla cambiante proporzione e contestualizzazione nell’uso dell’italiano e dello spagnolo (tra i migranti de habla hispana, di lingua materna spagnola) in un gioco dinamico di esclusioni e inclusioni dei membri della comunità più “integrati” rispetto agli altri. E’ più o meno quello che succedeva agli “italiani d’America”. NapoliLibro.JPGTendevano a non usare più la loro lingua materna in pubblico, distorcevano i loro cognomi (o se li vedevano cambiare dalla gente o da qualche burocrate) e, se volevano vantare un buon livello d’integrazione (reale o presunto) nella società locale, dovevano sfoggiare un inglese accettabile, anche di fronte ai propri connazionali. Non importava se questi potevano percepirlo come una forzatura o un atteggiamento un po’ snob. Avrebbero poi compreso perché risultava a volte proficuo nella società d’accoglienza bistrattare l’italiano alla stregua di un dialetto in disuso, un vecchio arnese da dimenticare dinnanzi all’idioma dominante.
Nel barrio latino si raccontano storie, testimonianze di vita e speranza, si raccolgono la fede e le tradizioni, il sincretismo e l’associazionismo vitale dei migranti latini che, come ci racconta una delle voci raccolte e riportate da Maria, “dal punto di vista culturale” non sono tanto diversi. “Il napoletano possiede un po’ della nostra cultura ed è questo che mi spinge a rimanere qui”. Una delle ricchezze del testo è l’aver integrato testimonianze che avvalorano passo a passo l’esperienza e la teoria, il vissuto e la scrittura in esso contenuti. Dagli spaccati di vita in emersione allo stesso linguaggio, con quello spagnolo (o portoghese nel caso dei brasiliani) intercalato nell’italiano che non è la lingua predominante della quotidianità, i racconti degli informanti ci proiettano nel cuore dei problemi.

“Un problema perché acá i documenti…stanno un sacco di ragazzi e ragazze senza documenti che ya son persona che tienen 10, 15 años acá. Hanno perso il documento per motivo che hanno perso il lavoro e la persona che le ha dato il lavoro molte volte le retira il lavoro e il documento non lo fanno più…però son personas che si arrangiano, vendono ropa, fanno pranzi, insomma guadagnano qualcosa. Io suppongo che debieran darle documenti…Perché pagano un affitto e non le possono dare il documento?”.

Un altro elemento d’interesse riguarda il trasferimento delle pratiche religiose del migrante e la sua integrazione nella città di accoglienza che, nel caso delle comunità latinoamericane a Napoli, è favorita dall’associazionismo e dalla relativa compatibilità con le espressioni della religiosità locale. Per esempio il culto al Señor de los milagros, una devozione popolare verso un Cristo particolarmente miracoloso e guaritore molto diffusa in Perù, ha trovato un luogo privilegiato nella Chiesa dei Sette Dolori a Napoli.

La spinta verso l’interculturalità, intesa come fase successiva al multiculturalismo, è una via per l’integrazione e il riconoscimento dei gruppi latinoamericani (e in generale di ogni comunità migrante) e costituisce una delle proposte concrete del saggio. Si auspica il superamento della perniciosa cappa d’indifferenza e frammentazione che, nella maggior parte dei casi, caratterizza la convivenza di etnie e culture diverse, soprattutto in un territorio già carico di criticità e tensioni pregresse. Vincere la paura dell’altro, apprezzare la diversità come patrimonio e non come minaccia, riuscire a “far parte di più culture senza tradire la propria” sono le sfide da raccogliere dentro e fuori dalle ristrette comunità di stranieri, dentro e fuori dai sistemi educativi e dalle istituzioni.

Maria Rossi è dottore di ricerca in Culture dei Paesi di Lingue Iberiche e Iberoamericane e docente a contratto di Letterature Ispanoamericane presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Courtesy of www.carmillaonline.com

Intervista su Haiti, il colera e Bill Clinton per Bucanero Radio Popolare Roma

Ascolta QUI il programma (su Haiti  dal minuto 14):


Il 27 ottobre muore Néstor Kirchner: l’ex Presidente argentino tra i protagonisti della rinascita latinoamericana. Cosa ha rappresentato la sua figura per il nuovo corso politico continentale e cosa può cambiare nel panorama nazionale internazionale? Ce lo racconta Gennaro Carotenuto.

Scarica il programma a questo LINK :

Fonte Audio: http://www.radiopopolareroma.it/node/3610

A 9 mesi dal terribile terremoto di Haiti e dalle tante promesse mediatiche internazionali siamo ancora in piena emergenza ed è sopraggiunta un’epidemia di colera. Ne parliamo con Fabrizio Lorusso (31 ottobre 2010).

Aderisci all’iniziativa per Haiti: www.haitiemergency.org