Archivi tag: aumohd

Le macerie di Haiti: commento e foto presentazione ad Alatri

MACERIE DI HAITI ALATRISuccesso di pubblico e di consensi per il libro “Le macerie di Haiti”, scritto da Fabrizio Lorusso e Romina Vinci e presentato sabato 22 dicembre 2012 nella biblioteca “Luigi Ceci” nell’ambito delle manifestazioni natalizie organizzate dall’assessorato alla cultura del Comune di Alatri, retto da Carlo Fantini (il libro si trova qui link).

Protagonisti della serata sono stati la co-autrice Romina Vinci, giornalista free-lance originaria di Alatri, e Ruggero Marazzi, responsabile della Protezione Civile di Frosinone: entrambi reduci dal paese caraibico, in periodi differenti, ma sempre all’indomani delle immani tragedie che hanno sconvolto questa terra sfortunata.

Bellissima e tragica, la terra di Haiti è stata così raccontata dai ricordi e dai discorsi di Romina Vinci e di Ruggero Marazzi in un crescendo di emozioni, sentimenti, sensazioni ed emozioni, sottolineati sempre dall’applauso del pubblico.

Romina Vinci ha parlato della sua esperienza haitiana, spaziando dagli aneddoti personali fino a considerazioni più ampie sui personaggi e i luoghi che ha avuto modo di conoscere e di visitare; Ruggero Marazzi ha raccontato il ruolo che ha rivestito ad Haiti all’indomani del terremoto che colpì il Paese il 12 gennaio del 2010. Particolarmente toccanti i passaggi sui bambini, la fame che si soffre, il senso di rassegnazione che pervade l’intera realtà haitiana.

La presentazione è stata arricchita dalla lettura di alcuni brani tratti dal libro ed affidata alla professionalità delle voci di Valentina Noviello, Simona Lacapruccia ed Enrico Pittari.

Il libro “Le macerie di Haiti”, inoltre, è diventato anche uno spettacolo teatrale curato da Enrico Pittari e dal titolo “Haiti Low Co(@)st”.

Il volume “Le macerie di Haiti” è stato pubblicato dalla casa editrice “L’Erudita” di Roma ed è in vendita al prezzo di 14 euro: i diritti d’autore saranno versati all’associazione “Auhmod” di Haiti che opera nel campo sanitario, medico e scolastico.

Le foto qui riprodotte sono di Alberto Bevere ®

In alto a sinistra: il libro “Le macerie di Haiti”
Sopra, a destra: il pubblico presente con in primo piano Enrico Pittari e Valentina Noviello
In basso: Simona Lacapruccia (a sinistra) e la giornalista Romina Vinci (a destra) (da: http://www.visitalatri.it/)

Haiti never dies

L’organizzazione AUMOHD di Haiti, e il suo Presidente, Evel Fanfan, stanno lavorando per realizzare 2 importanti progetti: 1) La Radio dei lavoratori; 2) L’acquisto di un immobile che diventi la Casa dei lavoratori. Nel settembre 2011 Evel è stato per la seconda volta in Italia (grazie all’associazione Nova) con una serie di conferenze intitolate “Haiti. L’isola che non c’è. L’emergenza continua”. Grazie a questo viaggio Aumohd ha potuto rinnovare gli appelli a non dimenticare Haiti ed è entrata in contatto con la Fiom per seguire i progetti in favore dei lavoratori a Porto Principe. Ho lavorato con Evel un mese nel febbraio 2010, poco dopo il terremoto del 12 gennaio che fece oltre 250mila vittime e un milione di sfollati, quando mi ospitò ad Haiti presso la sede della sua associazione, l’Aumohd, che rimase miracolosamente in piedi in mezzo alle macerie degli edifici vicini. Oggi rischia di scomparire e quindi lanciamo da Carmilla un appello. La giornalista Romina Vinci, appena tornata da Porto Principe, ha inviato un articolo per sensibilizzare sul tema e darci una testimonianza diretta della situazione. Scarica la lettera del presidente dell’Aumohd QUI.[Fabrizio Lorusso]

Di Romina Vinci. C’è chi chiede dieci euro di tivvù ai cittadini per dare vita ad un Servizio Pubblico, e chi considera la televisione solo una chimera, perché il suo Servizio pubblico vuol dire acqua potabile, istruzione, sanità, lavoro luce, elettricità.
Ma si sa, la rete non ha confini, e chissà se gli echi del picco di ascolti di un Servizio Pubblico andato in scena per due giovedì in Italia (rivisitato nella cornice ma non nei contenuti) sono arrivati fino oltreoceano, a toccare le coste del paese più nero d’America, Haiti.
Fatto sta che il giorno dopo, di buon mattino Evel Fanfan, presidente dell’AUMOHD, un’associazione che si occupa di difendere i diritti civili degli haitiani, ha lanciato un appello per l’acquisto di una casa dei lavoratori a Port au Prince. “Dears Friends of HAITI – si legge nella lettera – AUMOHD needs to buy urgently a house for the workers, You can support our work with only Ten (10) Euros, you, your group, your family and your friends”.

Certo, il mood diverge, e non poco: da una parte si cerca un sostegno per mettere su una trasmissione televisiva che dà spazio a evanescenti meteorine dello spettacolo, le quali si ritrovano catapultate nel mondo delle escort e dei bunga bunga. Dall’altra parte invece si chiede un aiuto per mantenere in vita un’associazione no profit che, nata nel 2002, ha dato una voce a migliaia di haitiani, difendendone i diritti. Ma il claim è sempre lo stesso: “dieci euro, solo dieci euro, tu, la tua famiglia, i tuoi amici”. Semplice coincidenza? Forse.
Quel che è certo è che in Italia sono stati raccolti 900 mila euro, frutto della donazione di ben 90mila cittadini, i quali hanno permesso di dare vita alla settima edizione di un talk show che lo scorso anno ha toccato uno share del 20,71%.

Ma basterebbe un decimo della stessa cifra,ad Haiti, per continuare a mantenere in vita un’associazione che, il prossimo mese di giugno, è costretta a sfrattare dal luogo che l’ha ospitata per quasi dieci anni.
“Nel 2004 AUMOHD ha offerto assistenza legale gratuita a 1.348 giovani finiti in carcere in dubbie circostanze. Nel 2008 – continua la nota dell’associazione – AUMOHD ha fornito sostegno a 296 lavoratrici licenziate illegalmente. Oggi i nostri uffici ricevono ogni giorno una decina di lavoratori che chiedono assistenza legale, formazione, possibilità di incontro e solidarietà”.
Il team di avvocati di AUMOHD ha a che fare con più di tremila lavoratori, ed è l’unica organizzazione effettivamente operativa a Port au Prince.

Haiti è il paese più povero d’America, ed anche il più densamente popolato. La vita media delle persone è di 16 anni. Secondo il Rapporto sullo Sviluppo Umano del 2011, redatto dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp), Haiti occupa la posizione numero 158 su 187 paesi classificati analizzando i livelli di scolarizzazione, sanità e reddito pro capite.Haitigentebandiera.jpg Ma guai a mostrare questi numeri a Evel Fanfan, si rischia di mandarlo su tutte le furie. “Haiti non è il paese più povero delle Americhe – ribatte con fermezza il presidente di AUMOHD – sono loro che lo hanno fatto diventare tale, fino a qualche decennio fa Haiti era una perla dei Caraibi”.

E quando parla al plurale Evel Fanfan punta il dito contro gli abusi del colonialismo francese nel secolo diciottesimo e di quello americano a ripetizione dopo l’indipendenza ottenuta nel 1804. Ma si schiera anche contro la presenza militare dei caschi blu della Minustah (Missione delle Nazioni unite per la stabilizzazione di Haiti), sul posto dal 2004, che gli haitiani considerano responsabili non solo dell’epidemia del colera (esplosa nell’ottobre 2010 ha già fatto registrare oltre seimila decessi), ma anche di abusi perpetrati ai danni della popolazione. L’ultimo episodio risale al mese di agosto e vede alcuni soldati uruguaiani accusati di violenza sessuale ai danni di un giovane haitiano.

“I vostri dieci euro saranno un mattone di una casa di cui ci sarà un unico padrone, il pubblico, ovvero voi”: afferma con grinta il messaggio lanciato da Servizio Pubblico che ha fatto il giro del web, auspicando “un pezzettino di televisione senza padroni economici e senza padrini politici”.
“Dieci euro per mantenere aperta la speranza di un futuro per Haiti”: chiede Evel Fanfan, uno a cui una casa serve davvero.
Chi vuole aiutare l’organizzazione haitiana può contattare il suo Presidente, EvelFanfan, al suo indirizzo mail: presidenteaumohd@yahoo.fr oppure visitare il sito operativo dal 2010: Haiti Emergency

L’iniziativa Haiti Emergency ha sostenuto le attività di Aumohd ad Haiti in diverse occasioni con la realizzazione di un carnevale per i bambini, il sostegno ai lavoratori ospitati e aiutati presso Aumohd, l’acquisto di materiali necessari per le attività e il primo viaggio di Evel Fanfan e Gaelle Celestine in Italia e in solidarietà con la città de L’Aquila nel 2010.
Questo video è una testimonianza di quel viaggio. Da allora l’emergenza post-terremoto non è rientrata, anzi, è anche insorta la piaga del colera che ha fatto oltre 6500 morti e 500mila contagi.

Un po’ di Haiti alla Festa de l’Unità di Bologna

Evel FANFAN, presidente dell’organizzazione haitiana AUMOHD (associazione di avvocati per i diritti dell’uomo ad Haiti) è arrivato per la seconda volta – il primo viaggio fu in collaborazione con La scuola di Pace –  in Italia per raccontarci la situazione dei lavoratori ad Haiti e della realtà socio-economica vigente nell’isola. Il primo incontro con Evel avverrà questa sera (7 settembre) alle 21 alla festa provinciale de l’Unità di Bologna (sala diritti) in cui interverrà nella conferenza “Haiti. L’isola che non c’è. L’emergenza continua”. Ho conosciuto personalmente l’avvocato Fanfan e ho lavorato un mese con lui nel febbraio 2010, quando mi ospitò ad Haiti presso la sede della sua associazione, l’Aumohd, che rimase miracolosamente in piedi in mezzo alle macerie degli edifici vicini (alcuni diari: videolink 1link 2).

Vi voglio quindi consigliare la partecipazione agli incontri previsti a Bologna, a Roma e nel resto d’Italia. Evel si occupa da anni dei diritti umani, dei problemi delle prigioni e della gestione delle emergenze a Porto Principe e dintorni a partire dall’uragano del 2008 al terremoto del 2010 fino all’emergenza del colera e alle mille altre piaghe che vive il suo paese e la sua gente. Coordina la conferenza Massimo Vaggi  dell’Associazione Nova e introduce Alessandro Alberani, Segretario Gen Cisl Bologna. Intervengono, oltre a Evel Fanfan anche Antonoine Zacharie, Presidente di AIHIP (Associazione internazionale Haiti Integrity Project). E’ prevista la partecipazione di Nexus Cgil e Iscos Cisl locali.

Haiti: le Ong si sono intascate le donazioni

“Il 66% di tutte le donazioni che sono state fatte non sono state investite per la gente di Haiti, ma per il funzionamento delle Ong. Alcune hanno deciso di comprare fuoristrada da 40/50 mila dollari. Il 20% di queste donazioni sono state spese per pagare il personale delle organizzazioni”: è quanto ha denunciato Evel Fanfan, presidente dell’organizzazione “Aumohd-Action des Unités Motivées pour une Haiti de Droit”, organizzazione di avvocati che dal 2002 si occupa della difesa dei diritti umani e civili della popolazione.

“E’ impossibile che nonostante sia stato speso un miliardo di dollari per Haiti, la situazione sia quella che ancora vediamo e che l’epidemia di colera ancora non si riesca controllare. Noi possiamo dire che tutti questi soldi erogati sono stati spesi in progetti che non hanno aiutato”.

Evel Fanfan è impegnato in Italia per un ciclo di conferenze per far conoscere la reale situazione vissuta dalla popolazione dell’isola caraibica dopo il sisma di magnitudo 7,3 della scala Richter che, il 12 gennaio 2010, ha devastato la capitale dell’isola, Port au Prince ed i centri limitrofi, colpendo circa 3 milioni di persone, con un bilancio di circa 250 mila morti e 1,7 milioni di sfollati, di cui più di un milione ancora nelle tendopoli provvisorie. La situazione dei bambini è particolarmente drammatica con i fenomeni delle adozioni “selvagge”, l’abbandono e la microdelinquenza come ultima risorsa per sopravvivere. Così molti di loro finiscono in carcere con gli adulti per mancanza di strutture adeguate.

Leggi la nota: I bambini di Haiti

Ad un anno dal sisma, l’emergenza continua in un paese già piegato da dittature decennali (tra l’altro l’ex dittatore Duvalier ha fatto ritorno in patria dopo 25 anni), instabilità politica (con sospetti di brogli e continui rinvii delle elezioni presidenziali), corruzione, calamità naturali, degrado e povertà. In poco più di 12 mesi, solamente il 5% delle macerie è stato rimosso. La Commissione ad Interim per la Ricostruzione di Haiti (Cirh) è stata al centro di aspre polemiche per l’incapacità di gestire gli oltre 10 miliardi di dollari stanziati dalla “Conferenza internazionale dei donatori per la ricostruzione di Haiti”, tenutasi a New York il 31 marzo 2010, solo in minima parte erogati per la ricostruzione, che stenta a decollare, senza uno stato capace di far fronte alle emergenze.

Le elezioni del 28 novembre scorso e i brogli elettorali hanno contribuito ad esasperare il clima d’instabilità. Migliaia i morti provocati dall’epidemia di colera esplosa l’ottobre scorso. “In tutto circa 3.333 vittime e più di 148 mila contagi, che hanno messo in luce i limiti del sistema degli aiuti internazionali in un paese che beneficia di un apparato umanitario massiccio” – riporta la Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione di Haiti diffusa il 14 gennaio scorso.

Circa 12 mila organizzazioni soprattutto internazionali concentrate nel paese, che hanno fatto guadagnare all’isola delle Antille l’appellativo di “Repubblica delle Ong”. “Abbiamo discusso con l’80% delle organizzazioni non governative presenti e abbiamo chiesto di creare un osservatorio per evitare lo spreco di denaro e verificare la trasparenze delle spese.

La maggior parte non ha accettato una super visione e un controllo”. Conclude Evel Fanfan: “Stiamo preparando una petizione indirizzata alla Commissione per la Ricostruzione di Haiti, per chiedere che un piano di lavoro venga pensato insieme alla comunità haitiana. Pertanto siamo qui per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale per chiedere con noi trasparenza, per dire che questo tipo di aiuto non ha avuto alcun tipo di risultato ora e non che lo avrà in futuro e per chiedere alla comunità internazionale di cambiare il suo piano di azione, lavorando con la società civile locale senza escluderla”.

Aiuta e informati: www.haitiemergency.org

http://www.affaritaliani.it/m/news.aspx?idnews=191129

Haiti: mille bambini in carcere

In seguito alla visita in Italia di Evel Fanfan dell’organizzazione haitiana Aumohd e di Gaelle Celestine in rappresentanza di un’associazione di donne haitiane è stato pubblicato questo articolo di denuncia da L’Avvenire e da AIB (Amici dei Bambini). Lo riporto qui sotto e vi invito a rinnovare gli sforzi per aiutare attraverso questo portale degli amici di HaitiEmergency, Grazie!

Le immagini dei tanti bambini, affamati, feriti, che vagano soli tra le macerie dell’isola di Haiti hanno commosso tutto il mondo. Molti di questi bambini, privati di tutto dalla devastazione del terremoto, ora si trovano in carcere perché sorpresi a rubare tra le macerie. E’ questo un altro lato della drammatica situazione che coinvolge più di 1.000 minori haitiani, vittime dimenticate del terremoto.

Suze, Auguste, Joseph. I nomi sono diversi, le storie drammaticamente simili. Rimasti soli dopo il terremoto del 12 gennaio 2010, hanno cominciato a rubacchiare e a vagabondare: è la legge della strada, l’unica che vale, spesso, nelle vie di Port-au-Prince dissestate dal sisma. Un giorno, la polizia li ha “beccati” e arrestati. Anche se sono solo dei bambini o al massimo adolescenti. I più piccoli hanno appena dieci anni.

Ora, attendono il processo – alcuni da un mese altri da un anno –, dietro le sbarre. In celle di 12 metri quadrati – costruite per quattro, ma abitate da decine di persone – fianco a fianco a individui che hanno almeno il doppio dei loro anni. I “piccoli prigionieri” di Haiti sono le vittime dimenticate del terremoto. Solo poche Ong si occupano di loro, le autorità li ignorano. Per legge, i minorenni non possono essere incarcerati insieme ai detenuti comuni: devono essere portati in istituti di correzione ad hoc. Questi ultimi, però, sono andati distrutti. Gli agenti, dunque, non sanno che altro fare coi troppi ragazzi sbandati in giro per la città. Nel dubbio, li portano nelle carceri per adulti. Dove restano a lungo. Nella capitale, le uniche due strutture rimaste in piedi – anche se danneggiate – sono il Penitenziario civile di Petionville e quello Nazionale. Una parte di quest’ultimo è stata spazzata via dalle scosse. Ora, arrangiato alla bene e meglio, il carcere è di nuovo operativo. E affollato: ci sono 4mila detenuti – la capienza e il personale sono relativi a 800 –, divisi in 6 camerate.

Almeno 200 sono minorenni. In totale, «un migliaio di ragazzini è recluso nelle undici prigioni degli altrettanti dipartimenti haitiani», denuncia ad Avvenire l’avvocato Evel Fanfan, presidente di Action des Unités Motivées pour une Haiti de Droit (Aumohd). L’associazione difende gratuitamente i carcerati indigenti, dato che nel Paese non esiste l’assistenza legale d’ufficio. «Solo per accettare di esaminare un caso, un esperto privato chiede almeno 60 dollari. Per mandare avanti il dossier, ce ne vogliono mille», spiega Fanfan. I tre quarti degli haitiani ne guadagnano 60 al mese. È stata proprio l’Aumohd a far esplodere lo scandalo dei minori carcerati: a settembre, durante una visita al Penitenziario Nazionale, Fanfan aveva notato la presenza di 54 ragazzini che gli avevano chiesto aiuto. Il legale è riuscito a far portare 25 di loro in una casa protetta e a far liberare gli altri 29. Troppi sono ancora in cella. Il fenomeno esisteva anche prima del sisma. Dopo, però, è diventato cronico. Perché sono aumentati i piccoli vagabondi. La polizia, spesso, li ferma anche quando non commettono alcun crimine, se non quello di “accattonaggio”. Non a caso, la maggior parte dei piccoli è dietro le sbarre in attesa di giudizio.

Già nel 2009, secondo fonti Onu, tra l’80 e il 90 per cento dei detenuti era in carcere preventivo. In condizioni che le stesse Nazione Unite – lo scorso aprile – hanno definito «inumane e degradanti». Nel caso dei minori, il rischio di abusi e violenze, poi, è ancora più alto. L’epidemia di colera ha peggiorato ulteriormente la situazione: il sovraffollamento e le strazianti condizioni igieniche fanno dilagare l’epidemia. Nessuno, però, sa quante siano i detenuti colpiti. «Non ci sono registri affidabili. Spesso, i poliziotti non scrivono nelle liste ufficiali i nomi degli arrestati. Perché sono minori o perché non fa comodo che risultino», aggiunge Fanfan. I decessi in carcere, inoltre, non vengono comunicati ai familiari. «I parenti si presentano alla visita una, due, dieci volte. Il colloquio viene puntualmente negato – sottolinea –. Così, deducono che il loro congiunto è morto».

(Fonte: Avvenire del 13/02/2011)

 

L’Aquila incontra Haiti

L’AQUILA INCONTRA HAITI
Ultima tappa del viaggio in Italia della delegazione della società civile haitiana.

Evel Fanfan (presidente di AUMOHD – Action des Unités Motivées puor une Haiti de Droit) e Gaelle Celestin (presidente dell’associazione di donne “GFANM AYISYEN YO – L’OCCHIO DELLE DONNE”), accompagnati da Italo Cassa della Scuola di Pace di Roma, incontreranno i cittadini dell’Aquila, martedì 15 Febbraio alle h. 16.00, prima di far ritorno ad Haiti.
L’incontro si tiene a Case Matte di Collemaggio ed è organizzato in collaborazione con il Comitato 3 e 32 (info: http://www.3e32.com/ ).
E’ stata invitata Stefania Pezzopane, Assessore del Comune dell’Aquila.
La Scuola di Pace – Roma
Progetto Haiti Emergency

Video: attività di Evel Fanfan e Aumohd ad Haiti

Les premières interventions faite par AUMOHD en Haïti pour l’épidémie de Choléra

1) La sensibilisation sur le danger du choléra dans la capitale Port-au-Prince, par des prospectus, l’approche directe, des leçons en matière d’hygiène et de la distribution de savon.
2) Rencontre avec un groupe de femmes activistes, des leçons en matière d’hygiène et de la distribution de savon.
3) Distribution de l’eau potable et du savon dans une école primaire à Port-au-Prince, des leçons en matière d’hygiène et de la distribution de savon.

Info e Aiuti utili: http://www.haitiemergency.org