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Un altro attentato ad attivista di Ciudad Juárez

Riporto e diffondo da Città del Messico una breve nota di Clara Ferri, ancora una volta su Ciudad Juárez e il dramma del femminicidio (leggi il testo “Una lettera dal Messico”) e le uccisioni di attiviste. L’altro ieri pomeriggio (2 dicembre) l’attivista Norma Andrade ha subito un attentato all’uscita dal lavoro ed è stata ferita con 5 colpi di pistola in una presunta rapina, che ha tutta l’aria di essere un vero e proprio attentato. L’attivista è stata ricoverata d’urgenza e in questo momento è ancora in prognosi riservata, in attesa di essere operata (ha il tasso glicemico molto alto e la stanno stabilizzando).

Norma è madre di Alejandra Lilia, una delle migliaia di giovani donne e bambine vittime di femminicidio a Ciudad Juárez. Dopo la scomparsa della figlia nel 2001, come parte di un fenomeno, il femminicidio, scoppiato almeno 17 anni fa, ha fondato -insieme alla figlia Malú e alla professoressa di Alejandra, Marisela Ortiz- l’associazione “Nuestras Hijas de Regreso a Casa, A.C.”, che si occupa di seguire i casi di femminicidio nella città di frontiera.

Vi segnalo un cortometraggio di Alejandra Sánchez che ho sottotitolato qualche anno fa e che contiene un’intervista a Norma e a Malú: http://blip.tv/NESSUN’ALTRA / NI UNA MAS

Le altre due attiviste sono state costrette a lasciare Ciudad Juárez da vari mesi, dopo aver ricevuto minacce dirette di morte e subito vari attentati nel corso degli anni. Malú è sotto la protezione delle autorità di Città del Messico, mentre Marisela è dovuta espatriare negli Stati Uniti.

Ultimamente gli attacchi agli attivisti si susseguono: esattamente un anno fa è stata uccisa Marisela Escobedo davanti al palazzo di governo di Chihuahua, mentre esigeva giustizia per sua figlia Rubí, vittima di femminicidio. Di recente sono stati giustiziati Carlos Sinhué Cuevas (studente e attivista universitario), Nepomuceno Moreno (padre di un desaparecido e militante del movimento “Paz con Justicia y Dignidad”), Christian Sánchez (militante del movimento LBGT), e sempre ieri Julia Marichal (attrice e attivista sociale) e Joel Santana (figlio di un attivista ecologista del meridionale Stato di Guerrero).

Malú ha deciso di raggiungere la madre, nonostante il rischio che corre nel rimettere piede a Ciudad Juárez. Chiaramente ora più che mai è necessaria la solidarietà internazionale e la diffusione dell’informazione. Qualunque aggiornamento lo potete trovare sul blog dell’associazione: Nuestras Hijas de regreso a casa (Le nostre figlie di ritorno a casa).

Laboratorio di Doppi Sensi – Taller de Albures

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[Haz clic en la foto para ver el slideshow - Clicca sulla foto per vedere la proiezione delle immagini]. Il laboratorio dei doppi sensi (albures in spagnolo messicano) di Lourdes Ruiz è ormai diventato un must a Città del Messico, ma solo per quelli che riescono a vincere le paure e le diffidenze legate al barrio bravo di Tepito e ad “avventurarsi” nella Calle Peralvillo fino alla Galleria M. Velasco, il centro culturale più vivo del quartiere. Il barrio più  famigerato del paese è soprattutto cultura, quella che non sta nei libri ma nella gente, per le strade, nelle tradizioni, nel lavoro. La difesa del quartiere, una zona che “esiste perché resiste”, è affidata alle donne, le uniche che portano davvero i pantaloni visto che gli uomini spesso li portano sì, ma solo in tintoria, come ci tiene a ribadire Lourdes nelle sue sessioni di fino lavoro linguistico per il pubblico dei laboratori: doppi sensi finissimi, mai volgari, spesso non capiti o solo intuiti dagli ascoltatori, sono la materia prima per trasmettere il senso di questo “gioco degli scacchi” semantico che è anche uno strumento di difesa verbale, una riso-terapia dell’ambiguo, una risoluzione delle frustrazioni sessuali con un gioco di parole. Cibo e sesso, passione e inversione dei sensi e delle parole. L’albur è una delle maschere che il gergo dell’abitante di Tepito e del messicano più in generale ha creato per sfottere e aggirare l’autorità e il dominio di cui è stato vittima in molte fasi della sua storia. Il martedì vi aspettano per la prima. Se sai lo spagnolo (ma anche no!) guarda Lourdes, la regina dell’albur, mentre prende in giro per 4 minuti la giornalista che la intervista (chiaramente lei e la maggior parte delle persone nemmeno se ne accorgono…)  LINK.

Encuentro para los amantes de Chilangolandia

Para los amantes del DF y su historia, el evento.  12-13 octubre

Per gli appassionati di Città del Messico e la sua storia, l’evento.

+ Info Evento: LINK

 

 

 

 

Ciudad de México – México City: un video promozionale…

Come dico nel titolo il video è bello, ma rappresenta una città immaginaria. E’ un video promozionale, per l’appunto. Sembra in effetti di stare in una New York tropicale, a Manhattan per la precisione perché nemmeno New York è solo Times Square, siamo d’accordo. Il DF o Città del Messico ha dei ritmi frenetici e dei problemi che l’avvicinano alla Grande Mela per certi aspetti ma è un caos differente, forse più decadente. Certo. Esiste e tutti vorremmo vivere e condividere la parte bella e coloniale, quella folclorica e allegra, la Mexico City elegante, boemia, moderna, alla moda, progressista e dinamica ma sono delle macchie. Ottime per chi ci vuole nuotare dentro un po’, affogando nella dimenticanza di quello che le circonda e incombe su di loro (che poi a volte è anche meglio…). La Capital en Movimiento (prima chiamata Ciudad de la Esperanza dai motti della propaganda governativa) deve fare ancora tanta strada ma intanto galleggia, nessuno sa come, su antiche lagune e fiumi coperti dal cemento e dallo smog denso in cui navigano 25 milioni di anime inquiete.

Una producción del Fondo Mixto de promoción turística de la Ciudad de México producido por AZOTEA POST

Co DIRECCIÓN: LUIS MANDOKI, MARIANA RODRÍGUEZ
Co FOTOGRAFÍA: ALBERTO ANAYA, ESTEBAN ARRANGOIZ
FOTOGRAFÍA ADICIONAL: ADOLFO DAVILA
Co EDICIÓN: MARIANA RODRÍGUEZ, YOAME ESCAMILLA
MÚSICA: ALEJANDRO CASTAÑOS

 

 

 

 

 

Invito alla presentazione del libro La Santa Muerte, ENAH, Mexico City

Questo é l’invito alla presentazione del libro La Santa Muerte alla Scuola Nazionale di Antropologia e Storia di Città del Messico, oggi martedì 28 settembre 2010 alle ore 17.

Les comparto la invitación a la segunda presentación de éste libro, del que Alfonso Hernández, director del Centro Estudios Tepiteños hize el prólogo, por tratarse de una devoción soterrada que afloró en el obstinado barrio de Tepito. Presentan Don Alfonso y Doña Enriqueta Romera directamente de Tepito y la autora del libro Claudia Reyes.

LA ESCUELA NACIONAL DE ANTROPOLOGÍA E HISTORIA INVITA A LA PRESENTACIÓN DEL LIBRO

LA SANTA MUERTE
HISTORIA, REALIDAD Y MITO DE LA NIÑA BLANCA
AUTORA CLAUDIA REYES RUIZ

17:00 HRS.

28 DE SEPTIEMBRE DE 2010
AUDITORIO ROMÁN PIÑA CHÁN

PRESENTADORES:

DRA. BEATRIZ BARBA AHUATZIN
ALFONSO HERNÁNDEZ HERNÁNDEZ/ Cronista del Barrio de Tepito
ENRIQUETA ROMERO ROMERO/ Custodia del altar principal de la Santa Muerte.


http://www.cronistasdf.org.mx/10164.html

L’italiano in carcere a Città del Messico

di Fabrizio Lorusso

Al cosiddetto centro di reinserimento sociale (centro de readaptaciòn social, in spagnolo) di Santa Martha Acatitla mandano le donne, ce ne sono alcune migliaia ormai. Una buona parte di loro ci devono restare per molti anni, sentenziate, definitivamente vestite di blu e rassegnate. Altre invece si mettono le magliette, i pantaloni e i cardigan beige il che vuol dire che restano in attesa, s’adattano, vivono nel limbo della legge teoricamente “uguale per tutti” anche se qui nell’America triste e latina lo è solo sulla carta, quella del codice penale, del civile o della tanto celebrata Costituzione del 1917. Un paese come il Messico che ha un tasso d’impunità dei delitti del 97% e un livello di corruzione giudiziaria e politica internazionalmente riconosciuto non può certo vantare un sistema equo ed efficace di sicurezza e giustizia.
Da circa un anno il collettivo AlterIta di Città del Messico, composto da sei insegnanti italiani militanti senza patria fissa, cui s’aggiunge Corina Giacomello, amica insostituibile dei sei professori e massima esperta del sistema penitenziario messicano e di questioni di genere, cerca di usare la linguacultura italiana dentro le pareti del reclusorio femminile, la prigione, come un cavallo di troia per diffondere il germe dell’educazione alla pace: le lingue straniere servono a vestirci di novità e di vita, aiutano a dipingere lo spirito coi colori dell’alterità per affrontare e apprendere il nostro mondo di dentro e quello di fuori.

Come disse un poeta apolide sono “dei travestimenti per l’anima globalizzata” o semplicemente strumenti per uscire un po’ da sé e guadarsi allo specchio. Così questi spazi fisici e mentali diventano uno solo, si fanno universo, sempre più grandi e aperti alla scoperta della diversità e della comunicazione accese dal gioco dell’insegnante che impara e dello studente che insegna. La mente del progetto “lezioni d’italiano in carcere”, Corina, è una che la prigione non la studia solo sui libri ma che la vive, la piange, la rimpiange, ne scappa via, ci ritorna e poi la descrive dall’interno e dall’esterno con le sue parole ma anche attraverso gli occhi delle ragazze nei suoi due libri pubblicati in Messico (Rompiendo la zona del silencio e Los secretos de Almoloya), testimonianze mosse dalla voglia di verità e catarsi.

E’ stata quindi la persona perfetta per introdurci in questa microsocietà fatta di donne guardie e di recluse, di adolescenti, madri, figlie, amanti, mogli, sorelle, lavoratrici che per un motivo o per l’altro sono finite in prigione per qualche mese o per mezza vita, magari in attesa di giudizio oppure senza più speranze di rivedere il mondo esterno.
Come accennavo pocanzi lo stato di diritto che tanto serve alla costruzione delle moderne società democratiche, al funzionamento dello Stato, quello grande che dicono si scriva con la maiuscola, e alla convivenza civile non trova in Messico una realizzazione minimamente accettabile. Basti pensare che noi stranieri motorizzati, perduti nella gran urbe azteca insieme agli altri 25 milioni di autoctoni che la popolano, dobbiamo premunirci di qualche biglietto di taglio intermedio, diciamo da 50, 100 o 200 pesos (circa 3, 7 e 14 euro), sempre pronto e disponibile in una tasca segreta della giacca per rispondere adeguatamente alle sollecitazioni di qualche poliziotto in cerca di arrotondamenti per il suo magro salario o di pezzi di ricambio per la sua vettura di servizio deturpata.
Infatti la “polizia di transito”, come si chiama qui, deve provvedere alle proprie spese per la macchina e con frequenza usa il codice della strada in suo favore contando anche sul fatto che quasi nessun automobilista è perfettamente in regola con la documentazione e le infrazioni che si commettono sono moltissime a causa dell’indisciplina ma anche per alcune condizioni oggettive della strada e della segnalazione
santamartha.jpg che ti conducono in errore o propiziano “sviste programmate”, un’insostenibile leggerezza nel rispetto delle regole. Quindi la mazzetta (detta mordida), la stupida complicità tra il poliziotto corrotto e il cittadino concusso portano a una normalizzazione di un comportamento incivile ma pratico ed efficace. Lascio immaginare al lettore che cosa succede a tutti gli altri livelli della piramide sociale e giudiziaria.
In realtà è una legge che spesso fa la sfacciata, la facile, ma che alla fine è distante e indifferente ad oltranza. Si tratta d’una messicana norma anormale, geneticamente malleabile e corruttibile, flessibile come l’attesa e il tempo latino americani, ubriaca come la storia che cambia padrone più o meno ogni dieci anni, forse meno.

Per esempio quest’anno in Messico si festeggia il centenario della Revoluciòn mexicana, una sollevazione armata più simile a una guerra civile tra diversi bandi e progetti politici locali e nazionali che a una rivoluzione coerente gestita da un gruppo dirigente o da un partito. Questa affermazione parrebbe una bestemmia antistorica e antipatriottica a molti messicani, ma è in realtà un’interpretazione plausibile che sta prendendo sempre più piede grazie ad alcune pubblicazioni di autorevoli storiografi come Macario Schettino.
E’ la rivoluzione nota in Italia per personaggi come Pancho Villa, Emiliano Zapata, i fratelli Flores Magon, il generale Obregon e Francisco I Madero. Sempre nel 2010 si celebra anche il bicentenario dell’indipendenza dalla Spagna e qui i prescelti onorevoli della fondazione della patria sono i preti Josè Maria Morelos e Miguel Hidalgo. Ebbene quest’anno le discussioni, i libri, i film, i documentari e le conferenze sul bicentenario e l’identità nazionale sono all’ordine del giorno e la reinvenzione costante della storia viene eseguita in chiave politica per schiarire le idee e svecchiare le ideologie dopo il fallimento degli ideali di sviluppo e uguaglianza della Revoluciòn dagli anni ottanta in avanti.
La crisi dei governi del PAN dal 2000 ad oggi con i presidenti Vicente Fox e Felipe Calderon (Partido Acciòn Nacional, di destra) lascia intravedere il ritorno del vecchio PRI (Partido Revolucionario Institucional, per 70 anni dominante in Messico) al potere nel 2012 e irrompe come una spina nel fianco nella retorica del cambiamento e della novità che aveva aperto uno spiraglio al pluralismo politico reale (con tre partiti grandi che si contendevano le elezioni nazionali e regionali) e che tanto aveva entusiasmato il popolo e la classe politica all’inizio del nuovo millennio quando il PRI cedette il passo.


A volte è la stessa legge che ammicca, bella di notte, cercando favori, mazzette di dollari e pesos e colpevoli innocenti da annoverare tra i successi del sistema, cifre ed arresti da sfoggiare per domare la pubblica opinione ed evitare il pubblico ludibrio. Suo malgrado il giorno dopo la legge si toglie il trucco ed è diversissima da come s’era presentata: s’imburra di paroloni, reinterpreta se stessa, cambia look, così come cambiano il potere, i soldi, l’importanza politica oppure più semplicemente il quartiere o la classe sociale d’appartenenza del cittadino che incappa nelle sue brame, fattispecie o fatti che siano. Possiamo credere in Dio, unico e onnipotente, crediamo anche al verbo proferito dai codici del diritto imparziale e universale, ma non so proprio se possiamo credere alle persone che non sono Dio, non sono la legge, ma li usano e ne parlano sempre come se lo fossero.

Prima della costruzione di Santa Martha il carcere della zona orientale di Città del Messico era quello di Lecumberry, nei pressi dell’aeroporto e della stazione degli autobus TAPO, che oggi funziona come Archivio Generale della Nazione e mantiene intatte le strutture fisiche dell’antico istituto penitenziario le quali gli danno un tono austero e inquietante e mettono in soggezione i ricercatori bramosi di affrontare le immagini di sofferenza emanate dalle sue pareti in cambio di un po’ di documenti antichi e una tesi pubblicata da qualche parte.
Oggi invece bisogna partire armati di coraggio e pazienza e percorrere una ventina di chilometri in direzione est rispetto al centro storico e allo zocalo per raggiungere Santa Martha. Questo implica attraversare tutto l’enorme quartieraccio di Iztapalapa, quello dove ogni anno a Pasqua si ripete integralmente il rito della passione e crocifissione di un prescelto abitante che si martirizza come il Cristo sulla croce. E’ un nugolo irrisolto di viette labirintiche tagliato da un immenso vialone a 8 corsie, una vera e propria calzada de los muertos che si trasforma in una pista di atterraggio per autobus rabbiosi e in un campo minato per noi motociclisti (al riguardo consiglio la lettura del diario di Federico Mastrogiovanni). Quasi ai confini del Distrito Federal, alla fine della macchia urbana dove comincia l’autostrada per Puebla ci si ferma per entrare in un mondo parallelo dove è proibito fare foto, usare i cellulari e introdurre oggetti non autorizzati. Chiaramente bastano pochi spiccioli affinché questa regola venga alleggerita, ma non importa.Imagen050.jpgL’istituto è una specie di grande scuola dalla struttura centrale circolare a più piani da cui si diramano numerosi corridoi tra i quali vi sono dei cortili adibiti a spazi ricreativi, di socializzazione e per le attività sportive. La maggior parte dei corridoi conduce a las estancias, cioè le abitazioni delle recluse in cui possono dormire da 4 fino a 10 donne a seconda dei casi. Ne abbiamo visitate alcune che erano in condizioni precarie, soprattutto per quanto riguarda i servizi igienici e la zona del dormitorio che è di circa 9 metri quadrati scarsi. Il paragone tra la prigione e le istituzioni educative non è casuale dato che sono luoghi preposti teoricamente all’educazione e rieducazione dei cittadini e sono parte degli apparati ideologici dello Stato, così come li definiva il filosofo marxista Louis Althusser circa mezzo secolo fa.
All’entrata si presenta un documento, un oficio in spagnolo, che contiene i nostri nomi e che ci permette di entrare nel carcere dopo gli ordinari controlli dei permessi di soggiorno e un paio di firme da apporre su dei libroni mastodontici e sgangherati. C’è anche una rapida perquisizione prima di ottenere dei pass di plastica e farsi stampare dei timbri trasparenti sul polso che vanno fatti vedere a un paio di guardie annoiate all’ingresso di alcuni corridoi che portano alla struttura centrale. Si passa una lunga rampa di cemento, el caracol, che si arrampica a chiocciola dal cortile principale fino ai piani superiori della prigione.

Le lezioni d’italiano si svolgono al secondo piano in un’aula del centro escolar, una zona pulita e ordinata dove s’impartiscono corsi di inglese, disegno, spagnolo, matematica, storia e mille altri laboratori e seminari tenuti da volontari, universitari, docenti ma anche dalle stesse recluse che ne hanno le capacità e le qualifiche. Proprio il venerdì, il nostro giorno stabilito per le lezioni, dalle 16 in poi c’è sempre un concerto o un DJ che per qualche ora irradiano l’edificio e i cortili con vibrazioni musicali latine per cui è comune vedere centinaia di ragazze scatenate in danze liberatorie. Alcune ballano accoppiate, con la loro ragazza o con le amiche, mentre altre si muovono da sole lasciandosi addomesticare dal ritmo del reggaeton e della cumbia che fa loro dimenticare il confronto quotidiano con il passato e con la solitudine. Un giorno alcune studentesse del corso ci hanno presentato una giovane aspirante interessata ad entrare nel prossimo corso, era l’unica che poteva permettersi di coprirsi una parte del viso con dei vistosi occhiali da sole perché gode di un certo potere e nessuno la rimprovererà mai: “piacere sono Sandra, adoro l’italiano e vediamo se mi metto in lista per il prossimo semestre”. Si trattava di Sandra Avila Beltran, conosciuta come la Reina del pacìfico (la regina del Pacifico) e catturata nel settembre 2007 perché considerata uno dei capi più importanti del narcotraffico in Messico: probabile ma da dimostrare, come afferma lei stessa denunciando tutto il sistema narco-poltico-militare che le sta dietro nel libro intervista del giornalista Julio Scherer Garcia.

Molte nostre alunne conoscono bene l’inglese mentre altre sono laureate in ingegneria, disegno o economia e possono quindi ottenere punti per “la buona condotta” partecipando o insegnando nei corsi disponibili. Infatti lo scorso aprile abbiamo consegnato loro dei diplomi che certificano un anno di studi per fini interni. All’inizio avevamo una trentina di alunne ma il numero s’è ridotto a 15-20 che hanno continuato quasi tutto l’anno scorso a frequentare le lezioni ma soprattutto a condividere con noi i loro spazi, le loro emozioni, le loro storie e le ingiustizie che in tante hanno dovuto sopportare e continuano a subire mentre attendono la sentenza definitiva o scontano la pena.
Imagen054.jpgIl primo pensiero che ho avuto all’inizio dell’esperienza d’insegnamento-apprendimento in carcere si riassume in alcune domande: “ma che cacchio ci fa questa, così tranquilla, bella, intelligente qua dentro? Qual è la sua storia? Sarà solo colpa sua o c’è di mezzo un uomo, un marito geloso magari, come spesso succede da queste parti?”. In effetti il sistem a ha spesso bisogno di responsabili per giustificare le sue funzioni e le indagini vere, se ci saranno, verranno dopo. La colpevolezza si presume e s’incarcera per mesi, specialmente chi non ha abbastanza denaro per gli avvocati, per le mazzette, per la cauzione e tutto il resto, un po’ come succede in ospedale col sistema privato per cui chi non ha la carta di credito generosa e l’assicurazione in regola resta fuori. Qui invece resti dentro con la tutina beige.
Solo dopo alcuni mesi è stato possibile ottenere delle risposte a quelle domande, quando ormai davvero non era più importante, quando la connessione con le ragazze era diventata più forte e non c’importava più di conoscere i dettagli e le cronache. Il fine era diventato un altro: imparare da loro che il tempo, la vita, la semplicità, la gratuità, le piccole cose e la libertà di cui siamo privati quando entriamo nella loro casa e che loro hanno perso da mesi e da anni sono scintille che non vediamo più mentre invece dovrebbero bruciarci e accenderci in ogni momento della giornata spingendoci a fare l’impossibile, ad accarezzare l’utopia come un gatto sornione e traditore che ci fa le fusa per un po’ e a capire che in fondo si tratta di saper apprezzare qualunque inezia come un grasso regalo di Natale. Perciò ringrazio e ringraziamo di aver conosciuto, odiato e ammirato da vicino Santa Martha, una santa curandera messicana patrona delle speranze delle donne e dei loro sguardi precisi che ogni sera sfidano l’angustia dalle fenditure e dei cortili murati alla ricerca di un pezzo di cielo con la luna.

www.carmillaonline.com & LamericaLatina.Net

Presentazione del libro di poesie Memorias del mañana in Messico

Los y Las invito a una breve hora de vida, viaje y delirio…y lectura de poemas en el

Auditorio del Istituto Italiano de Cultura

a tres cuadras del centro de Coyoacan, calle Francisco Sosa 77, México DF
Miercoles 9 de diciembre, 19 horas.

Presentación del libro Memorias del Mañana de Fabrizio Lorusso (yo) y Participan:

Marco Bellingeri, el director…
Sergio González, el editor…
Cristina Secci, la lectora…
Fabrizio Lorusso, el autor (?).

Presentación del libro de poesías MEMORIAS DEL MAÑANA de Fabrizio Lorusso (Vida, viaje y delirio).

Apertura
Dr. Marco Bellingeri, Director del Istituto Italiano de Cultura de la Ciudad de México

Lectura I
Cristina Secci

Primera intervención
Sergio González, Editorial Quinto Sol

Lectura II
Cristina Secci

Segunda intervención
Fabrizio Lorusso, autor

Lectura III
Fabrizio Lorusso y Cristina Secci

Vino de honor (ojalá)

Ciao. Fabrizio.
PS. Se puede difundir. Gracias.


Qui altre info sull’evento:


http://www.iicmessico.esteri.it/IIC_Messico/webform/SchedaEvento.aspx?id=609&citta=Messico


http://www.facebook.com/home.php?ref=home#/event.php?eid=212334938453&ref=mf