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Video Riassunto golpe Ecuador e bilancio finale: 8 morti e 274 feriti

Video riassunto sui fatti di giovedí 30 settembre in Ecuador e poi…Riporto da Ansa.It, come diciamo spesso, “per la cronaca”: sale ad otto morti e 274 feriti il bilancio delle violenze e del blitz militare nel fallito golpe di due giorni fa in Ecuador. Secondo un nuovo bilancio del ministero della Sanita’, tre morti sono stati registrati nella capitale Quito ed altri cinque nella seconda citta’ del Paese sudamericano, Guayaquil. Due vittime sono poliziotti, mentre le altre sei sono civili.

Video della liberazione del presidente ecuatoriano Rafael Correa

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GOLPE SVENTATO IN ECUADOR – Discorso di Correa dopo la liberazione

VIDEO LUNGO CNN

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Tentativo di Golpe in Ecuador in corso. Un riassunto (in spagnolo)

Segnalo semplicemente questi link   per un riassunto sulla giornata del 30 settembre col tentativo di golpe contro il presidente dell’Ecuador Rafael Correa. Spero che ci saranno nelle prossime ore dei chiarimenti su quanto sta accadendo e sulla risoluzione del conflitto che (pare) stia rientrando in alcune zone del paese con la polizia che ripiega ma che ha anche occupato le principali sedi di televisioni nazionali i cui segnali sono stati oscurati. Potrebbe risolversi tutto in una ribellione della polizia che viene sedata e risolta “sindacalmente” (anche se ci potrebbero essere dietro interessi ben piú importanti, pericolosi e trascendenti, infatti si parla di gruppi di estrema destra, del gruppo sociedad patriotica dell’ex presidente Lucio Gutierrez, degli Usa, eccetera…)  ma anche degenerare in scontri tra forze armate e polizia nazionale, i due principali apparati detentori della forza dello stato ecuatoriano. I militari hanno dato un ultimatum alla sezione ribelle della polizia per lasciare libero il presidente Correa sequestrato in un ospedale di Quito. I sostenitori del presidente e la popolazione stanno assediando l’ospedale presidiato dai poliziotti insorti mentre nel resto del paese la situazione sembra essere sotto controllo.

Resumen de noticias Ecuador de IPS:

http://www.ipsnoticias.net/nota.asp?idnews=96548

TeleSur

http://www.telesurtv.net/solotexto/index.php

Óptima agencia de Ecuador:

http://www.ecuadorinmediato.com/

Radio comunitaria:

http://www.aler.org/online.php


BLOG: http://lamericalatina.net/2010/09/30/ecuador-colpo-di-stato-riassunto-di-notizie/

Ecuador: colpo di Stato e Presidente Correa in pericolo (?) Riassunto di notizie

Aggiornamenti costanti in spagnolo sul golpe in Ecuador  http://www.ecuadorinmediato.com/

Ecuador: tentativo di colpo di Stato. Le forze di polizia (che protestavano contro una legge firmata del presidente che toglieva loro alcuni benefici salariali) impediscono che il presidente Correa esca dall’ospedale in cui é ricoverato dal pomeriggio di oggi, 29 settembre, in seguito ai colpi e ai lacrimogeni ricevuti dai manifestanti della polizia che stavano contestando il suo discorso in una caserma.

Il presidente é bloccato al quinto piano dell’ospedale (Hospital Militar Metropolitano) con il primo ministro mentre i gruppi dei suoi sostenitori stanno manifestando per il mantenimento della democrazia e stanno (ore 16.30) guadagnando terreno contro la polizia che presidia l’ospedale. http://www.telesurtv.net/solotexto/nota/index.php?ckl=79192

Alcuni memebri delle forze della polizia in protesta hanno occupato il parlamento nazionale. Sembra che i poliziotti golpisti siano spalleggiati da gruppi di estrema destra opposti a Rafael Correa e forse legati all’ex presidente Lucio Gutierrez e al suo gruppo Sociedad Patriotica. E’ arrivata da subito la solidarieta’ di Hugo Chavez, presidente del Venezuela, e di Evo Morales, della Bolivia, di Cuba e dell’Argentina. La Colomnia ha dichiarato che non riconoscerá nessun governo che non sia quello del presidente legittimo Correa che é stato subito raggiunto da masse popolari contro cui si sta scagliando la polizia in difesa dell’ospedale dove mantengono catturato il presidente. C’e’ stata giá una vittima tra i difensori del presidente (riportata a Guayaquil). Le forze armate hanno ribadito la loro fedeltá al presidente Correa.

La UNASUR (Unione Nazioni Sudamericane) si riunirá questa notte. La OAS (Organizzazione Stati Americani) ha approvato all’unanimitá una risoluzione di appoggio al governo costituzionale del presidente Rafael Correa. Anche glu USA hanno espresso il loro rifiuto totale al tentativo di golpe http://www.infobae.com/mundo/539321-101275-0-Los-Estados-Unidos-condenaron-el-intento-violar-el-proceso-constitucional-Ecuador

Gruppo antigolpe in FACEBOOK: http://www.facebook.com/noalgolpe

DAL VIVO – EN VIVO: http://www.ecuadorinmediato.com/

VIDEO VIVO: http://www.telesurtv.net/solotexto/senal_vivo.php

E ANCHE ARTICOLI:     http://www.telesurtv.net/solotexto/index.php

ULTIME:        LINK BBC MUNDO EN ESPAÑOL

Ecuador-crisis: Correa se reúne con policías sublevados


Ecuador-crisis: jefe de las FF.AA. llama a agentes sublevados a frenar protestas

Presidente de Ecuador habla ante policías en protesta (Presidente dell’Ecuador parla ai poliziotti in protesta)

http://www.bbc.co.uk/mundo/noticias/2010/09/100930_video_ecuador_

Imágenes de la protesta (immagini della protesta)

http://www.bbc.co.uk/mundo/noticias/2010/09/100930_galeria_ecuador_protestas

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VIDEO DEL PRESIDENTE RAFAEL CORREA POCO PRIMA DI ESSERE PORTATO IN OSPEDALE IN SEGUITO AGLI ATTACCHI DEI POLIZIOTTI NEL LORO QUARTIER GENERALE. IL PRESIDENTE CORREA HA DICHIARATO DI ESSERE SEQUESTRATO NELL’OSPEDALE CIRCONDATO DALLA POLIZIA.

Policia irrumpe en sede de la asamblea. Polizia irrompe nella sede del Parlamento.

http://www.bbc.co.uk/mundo/ultimas_noticias/2010/09/100930_ultno

Ecuador: graves protestas por fuerzas de seguridad en Quito (gravi proteste forze di sicurezza)

http://www.bbc.co.uk/mundo/noticias/2010/09/100930_expanden_protest

Équateur: Rafael Correa dénonce une tentative de coup d’État (denunciato tentativo di golpe)

http://www.cyberpresse.ca/international/amerique-latine/201009/30/01-4328234-equateur-rafael-correa-denonce-une-tentative-de-coup-detat.php

Il presidente peruviano Alan Garcia chiude le frontiere con l’Ecuador.

http://www.elfinanciero.com.mx/ElFinanciero/Portal/cfpages/contentmgr.cfm?docId=287968&docTipo=1&orderby=docid&sortby=ASC

Haiti: Al Jazeera trasforma un paramilitare in eroe…

Non è il primo media che lo fa, anzi, prima erano quelli “occidentali” e statunitensi che dipingevano come eroi molti paramilitari e assassini ad Haiti.

AlJazeera versione inglese fa passare il sanguinario Guy Philippe come un patriota, ribelle antiamericano e critico del governo attuale con un’intervista e dei commenti scandalosi…

Philippe è in realtà un paramilitare, ex capo della polizia a Cape Haitien nel nord di Haiti e responsabile di massacri e abusi durante le ribellioni armate finanziate dalla CIA e altre agenzie USA per spodestare l’ex presidente Aristide nel 2003-2004. Altro che ribelle ed eroe…

Segnalo un paio di link al riguardo:

HUMAN RIGHTS WATCH

HCV HAITI ANALYSIS

Honduras, il golpe dimenticato

Il golpe avvenuto in  Honduras   il 28 giugno scorso  che ha deposto e cacciato dal paese il presidente democraticamente eletto nel 2006 Manuel Zelaya e che ha visto l’insediamento manu militari  di Roberto Micheletti (dello stesso partito di Zelaya, il Parito Liberale) che ricopriva la carica di presidente del Congresso Nazionale,  è stato oramai di fatto legittimato con le elezioni del 30 novembre, realizzate in un clima di paura e di tensione,  tra repressione, detenzioni arbitrarie, omicidi e senza la presenza di osservatori internazionali (leggi qui la sintesi della crisi). Porfirio Lobo  è  il nuovo presidente del paese e  si insedierà formalmente il 27 gennaio prossimo. Il governo uscente del golpista Roberto Micheletti e il nuovo esecutivo stanno  tentando di conquistare  adesso agli occhi miopi della comunità internazionale un volto democratico che convince veramente poco.  E nel frattempo  tentano di salvare gli autori materiali del golpe garantendo l’impunità sia a Roberto Micheletti (che proprio in questi giorni è stato nominato dal Congresso deputato a vita per i suoi 28 anni di lavoro svolti per il paese),  sia ai generali delle Forze Armate che sono sotto accusa da parte della Procura Generale per “abuso di potere” e “invio in esilio” del presidente deposto Manuel Zelaya (la Costituzione del paese infatti vieta esplicitamente di mandare in esilio cittadini honduregni). I militari rischierebbero in caso di condanna pene irrisorie che vanno dai 3 ai 5 anni di carcere.
Manuel Zelaya dall’ambasciata brasiliana dove si trova tuttora  denuncia che il Procuratore Generale Luis Rubí con questo provvedimento   “appoggia l’impunità dei militari accusandoli di reati minori e di abuso di potere e non per i gravi delitti che hanno commesso” e cioè “tradimento della Patria , omicidio, violazione dei diritti umani e torture al popolo” . Secondo Zelaya è chiaro inoltre che “ciò che si sta mettendo in pratica sono gli atti preliminari per ottenere l’impunità dei militari e lasciare senza condanna gli altri autori materiali e intellettuali del colpo di Stato militare”.
Andres Pavón, presidente del Comitato per la Difesa dei Diritti Umani (Codeh) ha ricusato formalmente il giudice in quanto “si è sostenuto e si continua a sostenere che è totalmente evidente che la rottura dell’ordine costituzionale in Honduras, avvenuta tramite un colpo militare di Stato, si è realizzata con la partecipazione e l’avallo diretto della Corte Suprema di Giustizia”.
In Italia,   a parte le sporadiche notizie di agenzie che si leggono in rete sulle vicende più propriamente politiche del paese centroamericano, il golpe  è stato completamente dimenticato e quindi legittimato e perfino uno dei pochi  spazi informativi onesti rimasti, Radio Tre Mondo, lo  ha “ratificato” recentemente,  intervistando Carlos Lopez Contreras, ministro degli Esteri del governo golpista. La redazione del programma, lo ha presentato infatti  come rappresentante del  “Governo di Transizione”.
La stampa invece   ormai  ignora completamente e ha calato un velo di silenzio sulle violazioni dei diritti umani accadute e che continuano ad accadere in Honduras. Dalla resistenza honduregna,  dal COFADEH (Comitato dei familiari di detenuti scomparsi) e dalle altre associazioni umanitarie continuano  a  giungere  denunce di omicidi di difensori dei diritti umani, come quello di Walter Trónchez ucciso il 14 dicembre a colpi di pistola mentre camminava per il centro di Tegucigalpa (era stato già arrestato e sottoposto a torture nel luglio scorso). Walter era stato anche testimone dell’arresto da parte di alcuni membri della polizia di Pedro Magdiel Muñoz Salvador, poi ucciso il 25 luglio durante una manifestazione. Walter, che faceva  parte del Fronte nazionale di resistenza popolare e che si occupava  dei diritti della comunità LGTB già il 4 dicembre scorso era stato sequestrato da quattro uomini incappucciati che dopo averlo picchiato ripetutamente lo avevano minacciato di morte. In quell’occasione riuscì a fuggire e sporse denuncia alle autorità. Inutilmente. Il 15 dicembre è stato trovato anche il corpo senza vita e senza testa di Santos Corrales, anche lui appartenente al  Fronte  che era stato arrestato dieci giorni prima da membri della Direzione nazionale di investigazione criminale (DNCI).
Andres Pavón (Codeh) denuncia che squadre di paramilitari percorrono le vie di Tegucigalpa e dei centri minori sequestrando e uccidendo giovani appartenenti al FNRP.  Dal 30 novembre  giorno delle elezioni, sarebbero già 30 i militanti uccisi, che vanno ad aggiungersi a quelli morti  immediatamente dopo il colpo di Stato e nei mesi successivi. Si tratta di una “vera e propria offensiva” contro un movimento che va crescendo sempre di più e che trova sempre maggior consenso in Honduras ma anche fuori dal paese.
La repressione si sta accanendo  duramente anche contro la comunità gay, come dimostra l’omicidio di Walter Trónchez , e contro le associazioni femministe, mentre quanto mai  pericoloso e difficile è  il lavoro di giornalisti e operatori dell’informazione. Le sedi di giornali e radio comunitarie vengono ripetutamente perquisite   con uso sproporzionato di forza e violenza, quando non sono oggetto di attentati compiuti da paramilitari, come avvenuto recentemente alla radio Faluma Bimetu, che da anni denunciava i crimini e gli interessi dei gruppi finanziari che cercavano di cacciare la comunità degli indigeni Garifuna dai loro territori (gli stessi dove è stata girata l’Isola dei Famosi per capirsi). Alcuni giornalisti invece sono stati arbitrariamente detenuti e poi rilasciati dopo aver subito percosse e torture.
Le elezioni del 30 novembre sono state riconosciute valide da pochi paesi. Oltre ovviamente agli Stati Uniti, la cui partecipazione diretta o indiretta al golpe è ormai stata definitivamente accertata (e poca rilevanza ha se ciò sia avvenuto con o senza il consenso di Obama), anche  il Messico, Panamá, Costa Rica, Perú, Colombia, Italia, Francia, Germania , Israele e Giappone hanno salutato favorevolmente il risultato elettorale,  mentre nella regione ha un certo peso, anche se alla nuova classe dirigente honduregna sembra non interessare particolarmente, la posizione di Brasile, Argentina, degli altri paesi aderenti all’Alba e del Mercosur che non riconoscono Porfirio Lobo come presidente.
Il Congresso tra l’altro  ha ratificato proprio in questi giorni la decisione di uscire dall’Alba, la cui adesione era stata fortemente voluta da Manuel Zelaya e che di fatto è  stato il motivo scatenante del colpo di Stato.
Il 7 gennaio si è tenuta la prima manifestazione del nuovo anno contro il governo proprio in protesta contro questa decisione, ma anche per chiedere un’Assemblea Costituente e per esprimere ancora una volta solidarietà a Zelaya.  A Tegucigalpa hanno sfilato  decine di migliaia di honduregni  dall’ Università Pedagogica al palazzo del Congresso e si sono dati appuntamento nuovamente   a fine gennaio per la data di insediamento di Lobo.
Mentre nelle strade della capitale una folla pacifica e chiassosa, in un clima di relativa tolleranza, gridava slogan contro il governo e in favore di Mel Zelaya,  nelle campagne e nelle zone più rurali del paese,  dove le telecamere sono assenti e i giornalisti difficilmente arrivano, l’esercito e la polizia mostrano invece il  vero volto di quella che nessuno chiama dittatura ma che non lascia dubbi rispetto alla sua vera natura.
Una comunità di contadini nella Valle del Aguàn è stata infatti violentemente sgomberata dalla polizia e dall’esercito da alcuni territori statali nei quali aveva costruito povere capanne e seminato mais e cereali, territori che erano invece reclamati da alcuni latifondisti che spesso in Honduras assoldano anche bande paramilitari per liberare le terre.
Le colture sono state distrutte, le capanne incendiate e i contadini, circa 600 famiglie,   cacciati con lacrimogeni e proiettili (di piombo).
Sono innumerevoli le situazioni come queste nel paese,  a dimostrazione anche del fatto che i latifondisti e i grandi proprietari terrieri sono stati una delle anime del golpe e che proprio quella Riforma Agraria della quale si era timidamente iniziato a discutere durante la presidenza di Manuel Zelaya adesso  si rende estremamente necessaria. Appare  invece sempre più lontana.
Riforma Agraria e Assemblea Costituente sono le due battaglie sulle quali l’eterogeneo Fronte Nazionale di Resistenza Popolare dovrà  investire nel prossimo futuro forze ed energie,  canalizzandole probabilmente in espressioni e iniziative che abbiano sicuramente più rilevanza e peso politico di quello che hanno oggi le grandi mobilitazioni per le strade di Tegucigalpa.
Le associazioni per la difesa dei diritti umani intanto puntano sulla giustizia internazionale: Luis Guillermo Peérez Casas segretario generale della Federazione Internazionale dei Diritti Umani  (FIDH) e Manuel Ollé Sesé, presidente dell’ Associazione Pro Diritti Umani (Spagna)  hanno sporto denuncia contro Roberto Micheletti e il capo delle Forze Armate Romeo Vásquez Velásquez, per il delitto di persecuzione politica contro il popolo honduregno. Anche se questa, a voler essere pragmatici, sembra un’inutile iniziativa. L’Honduras ha ormai il suo nuovo presidente. E’ contro il nuovo governo, e il silenzio che circonda quanto accade nel paese  che adesso bisogna lottare.
Riguardo il tema del golpe e la politica americana verso l’America centrale e latina, legnalo I”l ritorno del Condor” di Fulvio Grimaldi. Il racconto del colpo di Stato effettuato in Honduras contro il presidente progressista Manuel Zelaya dai militari agli ordini dell’oligarchia honduregna e degli Stati Uniti. L’inizio di un’operazione Condor 2, con la quale Washington si propone di rinnovare i nefasti dell’operazione Condor degli anni ’70 che installò Pinochet in Cile e altre sanguinarie dittature in America Latina. Una controffensiva statunitense, con nuove basi militari in Colombia e manovre di destabilizzazione in tutto il Cono Sud, per strappare ai governi e movimenti progressisti e rivoluzionari quello che Washington considera il suo “cortile di casa”. L’irriducibile resistenza del popolo honduregno e dei popoli latinoamericani.
L’autore è giornalista, scrittore, inviato di guerra ex-Rai i cui docufilm sullo scontro tra popoli e imperialismo non verranno mai trasmessi dalla Rai. E’ il quarto documentario sul “continente della speranza”, dopo “Cuba, el camino del sol”, “Americas Reaparecidas”, “Cuba, Venezuela, Bolivia, Ecuador: l’Asse del Bene”. Si affianca ai suoi popolari lavori di controinformazione su Balcani, Iraq, Libano, Palestina – ultimo “Araba fenice, il tuo nome è Gaza” – e ai libri sugli stessi argomenti e sulla crisi della Sinistra italiana.
Dal 16 gennaio al 7 febbraio Il Circolo di Italia-Cuba della Tuscia organizza, insieme ad altri circoli e strutture, un tour italiano di una dirigente del Fronte Nazionale della Resistenza al Colpo di Stato in Honduras, nel corso del quale verrà presentato anche il nuovo documentario “Il ritorno del Condor”.
Per le date degli appuntamenti consultare : blog Mondo Cane
Foto II: DA QUI.

Honduras tra i paesi più violenti dell’America Latina

La reciente ola de violencia en Honduras coloca al país centroamericano a la cabeza de los países más violentos de América Latina.
Honduras cierra su año del Golpe de Estado con 4.739 muertes violentas, mil homicidios más que en el 2008, y un creciente estado de inseguridad para los activistas de derechos humanos y opositores al Gobierno de facto de Roberto Micheletti, al grado que las víctimas y sus familiares crearon ya el Comité de Presos, Perseguidos y Exiliados Políticos.

“Como en la década de los 80,” recuerdan activistas de los derechos humanos, entre ellas Berta Oliva, quien, en 1982, fue una de las fundadoras del Comité de Familiares de Desaparecidos en Honduras (COFADEH), luego que su compañero, Tomás Nativí, fuera secuestrado por paramilitares a inicios de la llamada “década perdida”.

La nostalgia, en realidad, huele a peligro. Entre 1980 y 1984 desaparecieron por motivos políticos unas 184 personas, y más de un centenar murió por causas relacionadas con el conflicto centroamericano, entre ellos salvadoreños, costarricenses, ecuatorianos y personas de otras nacionalidades.

Los organismos defensores de los derechos humanos siempre sostienen que “no es cuestión de números; es cuestión de vidas”. Similar argumento expusieron los dirigentes del nuevo Comité, quienes demandaron “libertad a los presos políticos, sobreseimiento definitivo a las causas por persecución política, respeto irrestricto de los derechos humanos de los detenidos y perseguidos, castigo a los responsables de las violaciones a los derechos humanos, alto a la criminalización de los movimientos sociales, y retorno de los exiliados con todas las garantías para sus vidas”.

Si bien las estadísticas actuales no están claras, el panorama es grave. Los registros de los organismos defensores de derechos humanos varían, pero se da parte de como mínimo 28 muertes producto de represión política, desde junio pasado.

La víctima más reciente es el Procurador de Derechos Humanos, Walter Orlando Tróchez, de 27 años, asesinado el 13 de diciembre en pleno centro de la capital, Tegucigalpa. Tróchez había logrado escapar de un atentado semanas antes y desde entonces recibió muchas amenazas a muerte, por lo que se le dictaron “medidas cautelares” y se gestionó apoyo para exiliarlo en Costa Rica. La respuesta afirmativa llegó el mismo día de su muerte.

Dirigentes de la Resistencia Popular contra el Golpe de Estado sostienen que los atentados, agresiones y amenazas contra sus miembros o simpatizantes tienen lugar en todo el país, y que se trata de sentar “precedentes” para evitar la expansión de la protesta.

La inseguridad de los miembros de la resistencia se agravó con una reciente declaración de Roberto Micheletti, quien los responsabilizó de la muerte, bajo circunstancias aún no aclaradas, de una joven de 16 años, hija de una periodista que trabaja en un canal de televisión estatal.

En respuesta, la Resistencia exigió el esclarecimiento de la muerte de la joven, “así como todos los asesinatos y otras violaciones de los derechos humanos ocurridos en el marco del golpe de Estado, los cuales se han incrementado en las últimas semanas y son responsabilidad directa de los cuerpos represivos”.

La resistencia teme que, al igual que lo ocurrido en los años 80, se hayan reactivado “escuadrones de la muerte”, y que el país sea escenario de combates anticomunistas de baja intensidad.

Las violaciones de trasfondo político a los derechos humanos se suman a la violencia social y común que caracteriza a esta nación centroamericana. En el conflictivo departamento de Colón, en el litoral atlántico, hombres desconocidos y fuertemente armados secuestraron esta semana a Osman Alexis Ulloa Flores y Mario René Ayala Hernández, ambos dirigentes del Movimiento Unificado Campesino del Aguán.

Mientras tanto, la organización Casa Alianza sigue denunciando la muerte sistemática de numerosos jóvenes, en su mayoría pobladores de barrios pobres en las ciudades de Tegucigalpa y San Pedro Sula.

La policía admite un repunte impresionante de homicidios y su incapacidad para resolverlos, como consecuencia de lo cual Honduras se coloca a la cabeza entre los países más violentos de América Latina. La tasa promedio nacional es de 53,5 asesinatos por cada cien mil habitantes, y en algunas regiones dicho indicador se duplica.

Señalo para toda la información y análisis / Per maggiori informazioni e analisi:

http://www.rnw.nl/es/dossier/Honduras