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Espulso dal Messico il giornalista Gianni Proiettis

16 aprile 2011. Città del Messico. Ci avevano già provato esattamente quattro mesi fa e ora ci sono riusciti. Il giornalista italiano residente nella città meridionale di San Cristóbal de las Casas, in Chiapas, è stato espulso e ieri è dovuto partire per Roma con un volo da Città del Messico alle 7 pm. In base all’articolo 33 della Costituzione messicana il governo, attraverso gli uffici decentrati e i funzionari dell’Istituto Nazionale della Migrazione (INM), ha la facoltà di deportare a suo piacimento (la chiamano “discrezionalità”) le persone indesiderate. E’ una norma che fu pensata all’epoca in cui gli stranieri intervenivano pesantemente nella politica nazionale e in più occasioni (vedi invasioni statunitensi e francesi in Messico) minacciarono concretamente la sovranità e l’indipendenza del paese. Da molti anni ormai viene utilizzato come spauracchio contro i giornalisti, gli attivisti e gli stranieri in generale anche se a volte purtroppo la minaccia si concretizza più facilmente e rapidamente di quanto ci si possa immaginare.

Ieri Giovanni Proiettis, Gianni per gli amici, si è recato agli uffici della Migrazione per rinnovare il suo permesso di soggiorno (FM=Forma Migratoria) così come ha fatto negli ultimi sedici anni in cui ha risieduto legalmente in Messico svolgendo le sue attività di professore universitario, giornalista e cooperante in progetti di sviluppo comunitario in Chiapas, una delle regioni più povere e sfruttate del paese. Non è più uscito da quegli uffici se non per essere deportato nella capitale della regione, Tuxtla Gutiérrez, e poi a Città del Messico qualche ora dopo. Come sempre in questi casi sono molte le violazioni ai diritti dell’uomo perpetrate dai vari funzionari, armati e non, che intervengono nel processo di deportazione fast track. Gianni Proiettis non ha avuto la possibilità di comunicare con parenti, amici e nemmeno con l’ambasciata, ha subito vessazioni e trattamento “inumano e degradante” durante una detenzione illegale ed è stato poi rinchiuso in una cella nella zona periferica di Iztapalapa.

Nonostante un giudice di Tuxtla avesse emesso un’ordinanza (scaricabile qui) che impediva l’espulsione del giornalista e criticava le modalità in cui è stato applicato e interpretato l’articolo 33 costituzionale, non c’è stato nulla da fare perché il documento è arrivato in ritardo alle autorità che in aeroporto avevano già imbarcato Proiettis. Sua moglie ha dichiarato ai giornalisti di NarcoNews che non c’era stato nulla di anomalo negli ultimi 4 mesi, nessun segnale che preannunciasse questa decisione arbitraria e ingiustificata come sostiene anche lo stesso atto giudiziario emesso a Tuxtla in difesa dell’italiano. Già il dicembre scorso Proiettis era stato oggetto di un tentativo d’espulsione – inizialmente si disse che fu a causa della sua partecipazione al summit sul cambio climatico di Cancun – che fu sventato anche grazie alla pronta reazione della stampa e all’intervento dei media indipendenti in difesa della libertà di pensiero ed espressione.

Da anni le attività del giornalista italiano, impegnato in un progetto di eco-turismo nella cittadina di Venustiano Carranza, non sono gradite all’autorità e al governatore del PRD (Partido Revolución Democrática), Juán Sabines. Stesso discorso per i suoi articoli di denuncia sull’operato delle imprese multinazionali minerarie nella regione: in particolare, un’intervista del 23 gennaio 2010 con il padre del leader sindacale Mariano Abarca, assassinato nel novembre 2009, risultò particolarmente scomoda per la compagnia mineraria canadese Blackfire Exploration Ltd e i funzionari statali che ne difendono gli affari. A dicembre il governo del Chiapas e l’INM dovettero ripiegare in modo rocambolesco e, dopo aver cambiato più volte i capi d’imputazione contro Proiettis, arrivando perfino a inventare accuse per spaccio di droga, porsero ufficialmente le proprie scuse per quanto era accaduto. Evidentemente si trattava di un bluff e di una tregua momentanea in attesa di una nuova rappresaglia che è arrivata puntuale allo scoccare del quarto mese. Altri dettagli interessanti sul caso dalla rivista Proceso QUI.

Di Fabrizio Lorusso

Messico: Gianni Proiettis arrestato in Chiapas, ora rilasciato

Leggi la cronaca della nottata di ieri…

da La Jornada – Venerdì 17 Dicembre 2010

Gianni Proiettis denuncia che il suo fermo è un “attentato contro la libertà di stampa”

Fermato in Chiapas per “confusione” un giornalista di origine italiana, già rilasciato

La Polizia statale aveva accusato il docente universitario anche di possesso di marijuana

Elio Henríquez. San Cristóbal de Las Casas, Chis., 16 dicembre. Gianni Proiettis, collaboratore del quotidiano italiano Il Manifesto e professore universitario dell’Università Autonoma del Chiapas (Unach), la mattina di oggi è stato fermato da poliziotti statali con l’accusa di possesso di marijuana, ma nove ore dopo è stato liberato dicendo che si è trattato di “confusione”.

Il giornalista di origine italiana ha dichiarato che il suo fermo rappresenta un “attentato contro la libertà”, perché è sicuro di essere stato fermato per aver scritto alcuni articoli critici contro le autorità federali.

Intervistato per telefono dopo essere stato liberato, poco prima delle ore 22, Proiettis ha raccontato che intorno alle 11.30 era uscito di casa nel quartiere di Cuxtitali “per comprare delle sigarette e mi hanno afferrato tre civili con le pistole; mi hanno caricato su un’auto senza dirmi che erano poliziotti statali; l’ho saputo dopo”.

Ha aggiunto che i poliziotti non l’hanno nemmeno informato di cosa fosse accusato e l’hanno portato nella sezione antidroga con sede a Tuxtla Gutiérrez, dove è rimasto isolate per diverse ore.

Ha raccontato che un’ora prima di essere liberato gli hanno detto che era accusato “di avere uno spinello (sic) di marijuana, cosa non vera. Mi hanno fatto questa accusa falsa. E’ stato solo in Procura che ho saputo di cosa mi accusavano di avere una piccola bustina, che se anche fosse stata mia era assurdo, ma non era neppure mia”.

Dal 1993 Proiettis insegna antropologia alla Facoltà di Scienze Sociali della Unach, con sede in questa città, e dal 1994 quando insorse pubblicamente l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, collabora con Il Manifesto.

“Vedo la mia detenzione come un attentato alla libertà di stampa. Sicuramente quello che ho scritto non è piaciuto a qualche politico. Credo che sia questa la ragione di fondo del mio fermo, non vedo altra ragione”, ha aggiunto.

Ricorda che nei suoi recenti articoli ha trattato il tema del narcotraffico in Messico, cosa che irrita “particolarmente il governo federale”, e recentemente ha coperto il forum sui cambiamenti climatici di Cancun, Quintana Roo.

Sostiene che i poliziotti non lo hanno picchiato né maltrattato, “ma al momento di entrare nel veicolo mi hanno minacciato con una pistola e mi hanno infilato un cappuccio in testa, ma nient’altro di particolare”.

E’ stato liberato intorno alle 21.30, dopo che Mónica Mendoza Domínguez, segretaria particolare del vice-procuratore generale di Giustizia dello stato, Jorge Culebro Damas, gli ha detto che si era trattato di una “confusione” e gli ha offerto le proprie scuse.

A Città del Messico, l’Istituto Nazionale di Migrazione ha confermato che “non ha citato né ha fermato” Gianni Proiettis.

Ha detto di non avere informazioni e che, eventualmente, questa responsabilità sarebbe delle procure statale e Generale della Repubblica, perché fino alla notte di questo giovedì la Migrazione non aveva partecipato a nessun operativo.

Con informazioni di Fabiola Martínez

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)


 

Arrestato in Chiapas, Messico, il giornalista italiano Gianni Proiettis

Città del Messico, 16 dicembre 2010. Il giornalista e professore universitario italiano Gianni Proiettis, collaboratore de Il Manifesto e Liberation e residente da 17 anni a San Cristobal de las Casas (Chiapas), è stato incarcerato e sarebbe sotto minaccia d’espulsione dal Messico per aver partecipato alla COP16, la Conferenza delle Nazioni Unite sul cambio climatico da poco conclusasi a Cancun. La notizia del suo arresto, riportata da NarcoNews e da fonti locali, è arrivata questo pomeriggio.

Il giornalista è stato arrestato alle ore 13 a pochi metri dalla sua abitazione da tre uomini in divisa della polizia statale del Chiapas ed è stato immediatamente deportato a Tuxla Gutierrez, il capoluogo. Secondo alcuni testimoni l’arresto sarebbe stato effettuato da uomini senza divisa e con un auto priva di targa con le modalità del sequestro di persona. Proiettis sarebbe ora in attesa di nuovi capi d’imputazione dopo che, in un primo momento, gli sarebbe stata paventata l’applicazione dell’articolo 33 costituzionale per il suo impegno a Cancun che era, però, di tipo professionale come inviato per media italiani.

La possibilità d’espulsione per direttissima esiste in Messico in base all’articolo 33 della Costituzione e funziona come una decisione esecutiva e inappellabile che procede ad espellere qualunque straniero ritenuto persona indesiderata: è un articolo che si presta evidentemente a un uso altamente discrezionale e motivato prevalentemente da ragioni politici.

Gianni Proiettis si  dedica da anni a un progetto di eco-turismo nella cittadina di Venustiano Carranza, in Chiapas, dove esistono gravi conflitti tra il governo regionale, attualmente retto da Jaime Sabines del PRD (Partido Revolucion Democratica) e la popolazione locale. Inoltre Proiettis è autore di vari reportage di denuncia sull’operato delle imprese multinazionali del settore minerario in Chiapas: in particolare, un’intervista del 23 gennaio 2010 con il padre del leader sindacale Mariano Abarca, assassinato nel novembre 2009, risultò particolarmente sgradita alla compagnia mineraria canadese Blackfire Exploration Ltd e ai funzionari statali che ne defendono gli affari.

Dato che i poliziotti che hanno trattenuto Proiettis erano del Chiapas e non federali e, inoltre, i giornalisti presenti alla COP16 di Cancun erano centinaia, sia messicani che stranieri, sembra improbabile che il vero motivo dell’incarceramento sia quello presentato inizialmente. Infatti in serata il capo d’imputazione sarebbe stato cambiato (o piuttosto, definito) in “narcomenudeo”, cioè spaccio di droga. Secondo le testimonianza di alcuni vicini di casa (che hanno già sporto denuncia a un’associazione per la difesa dei diritti umani) un furgone ha atteso che Proiettis uscisse durante tutta la mattinata e, quando il giornalista si trovava fuori casa, un bambino con una busta piena di cocaina l’ha lasciata tra le sue mani per permettere alla polizia di arrestarlo. Non sarebbe il primo caso in Messico.

Gli attacchi alla libertà di stampa e ai giornalisti in Messico, soprattutto nei territori “in tensione” come il Chiapas, Oaxaca e la frontiera con gli Usa, sono il pane quotidiano e quindi potremmo trovarci di fronte a un altro caso di violazione delle garanzie individuali ai danni di Gianni Proiettis. Secondo gli ultimi aggiornamenti, pare che siano in corso gli accertamenti per permettere la liberazione del giornalista italiano tra questa sera e domani mattina.

Ultima.

Ore 22.30. Gianni è libero e sulla via del ritorno da Tuxla a San Cristobal !

Questo blog è in attesa di nuove notizie da San Cristobal per avere il quadro completo della situazione e capire che cosa sia successo nei dettagli in questa convulsa vicenda.