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Un po’ di Haiti alla Festa de l’Unità di Bologna

Evel FANFAN, presidente dell’organizzazione haitiana AUMOHD (associazione di avvocati per i diritti dell’uomo ad Haiti) è arrivato per la seconda volta – il primo viaggio fu in collaborazione con La scuola di Pace –  in Italia per raccontarci la situazione dei lavoratori ad Haiti e della realtà socio-economica vigente nell’isola. Il primo incontro con Evel avverrà questa sera (7 settembre) alle 21 alla festa provinciale de l’Unità di Bologna (sala diritti) in cui interverrà nella conferenza “Haiti. L’isola che non c’è. L’emergenza continua”. Ho conosciuto personalmente l’avvocato Fanfan e ho lavorato un mese con lui nel febbraio 2010, quando mi ospitò ad Haiti presso la sede della sua associazione, l’Aumohd, che rimase miracolosamente in piedi in mezzo alle macerie degli edifici vicini (alcuni diari: videolink 1link 2).

Vi voglio quindi consigliare la partecipazione agli incontri previsti a Bologna, a Roma e nel resto d’Italia. Evel si occupa da anni dei diritti umani, dei problemi delle prigioni e della gestione delle emergenze a Porto Principe e dintorni a partire dall’uragano del 2008 al terremoto del 2010 fino all’emergenza del colera e alle mille altre piaghe che vive il suo paese e la sua gente. Coordina la conferenza Massimo Vaggi  dell’Associazione Nova e introduce Alessandro Alberani, Segretario Gen Cisl Bologna. Intervengono, oltre a Evel Fanfan anche Antonoine Zacharie, Presidente di AIHIP (Associazione internazionale Haiti Integrity Project). E’ prevista la partecipazione di Nexus Cgil e Iscos Cisl locali.

Haiti in Italia: intervista con Amisnet e Comunità Cristiana di base San Paolo

Haiti: la ricostruzione fatta dagli altri
http://amisnet.org/agenzia/2011/02/14…

A cura di Elise Melot • 14 Febbraio 2011
per AMISNET
agenzia multimediale di informazione sociale

A più di un anno dal terremoto di Haiti, il paese è ancora allo sbando. La ricostruzione va avanti a rilento, una violenta epidemia di colera ha colpito migliaia di persone e la situazione politica è più che mai instabile. “Il problema è che il nostro paese non è governato dagli haitiani, ma è nelle mani della comunità internazionale” spiega Evel Fanfan, avvocato e presidente dell’associazione haitiana Action des unités motivées pour une Haiti de droit (Aumohd), in questi giorni in visita in Italia.

Evel Fanfan e Gaelle Celestin incontrano la Comunità Cristiana di Base di San Paolo a Roma.

Emergenza Haiti
Info: http://www.haitiemergency.org

Haiti Video Post: visita in Italia e a L’Aquila

Video riassuntivo di alcuni interventi tenuti da Evel Fanfan e Gaelle Celestine nella loro visita in Italia per portare una testimonianza diretta della condizione di Haiti e Porto Principe a oltre un anno dal terremoto e a 5 mesi dallo scoppio dell’epidemia di colera che ha fatto ormai quasi 5000 morti.

www.haitiemergency.org

http://www.lascuoladipace.org/

Selvas.Org

Info e video separati in diversi post. Vedi i post precedenti di questo blog o la categoria:
http://lamericalatina.net/category/haiti/

Video: L’Aquila incontra Haiti

Martedì 15 Febbraio CaseMatte Collemaggio L’Aquila

Evel Fanfan avvocato e difensore dei diritti umani, e presidente dell’organizzazione AUMOHD (Action des Unités Motivées puor une Haiti de Droit) ha visitato l’Italia per poter portare a conoscenza dell’opinione pubblica italiana lo stato di abbandono e sofferenza di cui Haiti ancora soffre, le gravi condizioni sul piano socio economico, politico e in particolar modo sulla questione dei diritti e della dignità della persona umana.

L’avvocato Fanfan è stato in Italia insieme dalla Presidente di una associazione di Donne “Oeil des femmes Haitiennes” (Gfanm Ayisyen yo) Gaelle M Celestin.

In collaborazione con la Scuola di Pace di Roma e HaitiEmergency.Org

Il momento della partenza per Haiti e i ringraziamenti all’Italia e ai volontari che hanno permesso questo viaggio.

Dopo un tour di 15 giorni che li ha portati a Terni, Vicenza, Udine, Torino, Val di Susa, Milano, Roma e l’Aquila, la delegazione haitiana riparte per l’isola delle Antille.
Un viaggio molto proficuo e un saluto speciale all’Aquila e ai suoi abitanti, nelle parole di saluto di Evel Fanfan e Gaelle Celestin, alla partenza all’aeroporto Leonardo da Vinci a Fiumicino.

Haiti: le Ong si sono intascate le donazioni

“Il 66% di tutte le donazioni che sono state fatte non sono state investite per la gente di Haiti, ma per il funzionamento delle Ong. Alcune hanno deciso di comprare fuoristrada da 40/50 mila dollari. Il 20% di queste donazioni sono state spese per pagare il personale delle organizzazioni”: è quanto ha denunciato Evel Fanfan, presidente dell’organizzazione “Aumohd-Action des Unités Motivées pour une Haiti de Droit”, organizzazione di avvocati che dal 2002 si occupa della difesa dei diritti umani e civili della popolazione.

“E’ impossibile che nonostante sia stato speso un miliardo di dollari per Haiti, la situazione sia quella che ancora vediamo e che l’epidemia di colera ancora non si riesca controllare. Noi possiamo dire che tutti questi soldi erogati sono stati spesi in progetti che non hanno aiutato”.

Evel Fanfan è impegnato in Italia per un ciclo di conferenze per far conoscere la reale situazione vissuta dalla popolazione dell’isola caraibica dopo il sisma di magnitudo 7,3 della scala Richter che, il 12 gennaio 2010, ha devastato la capitale dell’isola, Port au Prince ed i centri limitrofi, colpendo circa 3 milioni di persone, con un bilancio di circa 250 mila morti e 1,7 milioni di sfollati, di cui più di un milione ancora nelle tendopoli provvisorie. La situazione dei bambini è particolarmente drammatica con i fenomeni delle adozioni “selvagge”, l’abbandono e la microdelinquenza come ultima risorsa per sopravvivere. Così molti di loro finiscono in carcere con gli adulti per mancanza di strutture adeguate.

Leggi la nota: I bambini di Haiti

Ad un anno dal sisma, l’emergenza continua in un paese già piegato da dittature decennali (tra l’altro l’ex dittatore Duvalier ha fatto ritorno in patria dopo 25 anni), instabilità politica (con sospetti di brogli e continui rinvii delle elezioni presidenziali), corruzione, calamità naturali, degrado e povertà. In poco più di 12 mesi, solamente il 5% delle macerie è stato rimosso. La Commissione ad Interim per la Ricostruzione di Haiti (Cirh) è stata al centro di aspre polemiche per l’incapacità di gestire gli oltre 10 miliardi di dollari stanziati dalla “Conferenza internazionale dei donatori per la ricostruzione di Haiti”, tenutasi a New York il 31 marzo 2010, solo in minima parte erogati per la ricostruzione, che stenta a decollare, senza uno stato capace di far fronte alle emergenze.

Le elezioni del 28 novembre scorso e i brogli elettorali hanno contribuito ad esasperare il clima d’instabilità. Migliaia i morti provocati dall’epidemia di colera esplosa l’ottobre scorso. “In tutto circa 3.333 vittime e più di 148 mila contagi, che hanno messo in luce i limiti del sistema degli aiuti internazionali in un paese che beneficia di un apparato umanitario massiccio” – riporta la Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione di Haiti diffusa il 14 gennaio scorso.

Circa 12 mila organizzazioni soprattutto internazionali concentrate nel paese, che hanno fatto guadagnare all’isola delle Antille l’appellativo di “Repubblica delle Ong”. “Abbiamo discusso con l’80% delle organizzazioni non governative presenti e abbiamo chiesto di creare un osservatorio per evitare lo spreco di denaro e verificare la trasparenze delle spese.

La maggior parte non ha accettato una super visione e un controllo”. Conclude Evel Fanfan: “Stiamo preparando una petizione indirizzata alla Commissione per la Ricostruzione di Haiti, per chiedere che un piano di lavoro venga pensato insieme alla comunità haitiana. Pertanto siamo qui per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale per chiedere con noi trasparenza, per dire che questo tipo di aiuto non ha avuto alcun tipo di risultato ora e non che lo avrà in futuro e per chiedere alla comunità internazionale di cambiare il suo piano di azione, lavorando con la società civile locale senza escluderla”.

Aiuta e informati: www.haitiemergency.org

http://www.affaritaliani.it/m/news.aspx?idnews=191129

Haiti: mille bambini in carcere

In seguito alla visita in Italia di Evel Fanfan dell’organizzazione haitiana Aumohd e di Gaelle Celestine in rappresentanza di un’associazione di donne haitiane è stato pubblicato questo articolo di denuncia da L’Avvenire e da AIB (Amici dei Bambini). Lo riporto qui sotto e vi invito a rinnovare gli sforzi per aiutare attraverso questo portale degli amici di HaitiEmergency, Grazie!

Le immagini dei tanti bambini, affamati, feriti, che vagano soli tra le macerie dell’isola di Haiti hanno commosso tutto il mondo. Molti di questi bambini, privati di tutto dalla devastazione del terremoto, ora si trovano in carcere perché sorpresi a rubare tra le macerie. E’ questo un altro lato della drammatica situazione che coinvolge più di 1.000 minori haitiani, vittime dimenticate del terremoto.

Suze, Auguste, Joseph. I nomi sono diversi, le storie drammaticamente simili. Rimasti soli dopo il terremoto del 12 gennaio 2010, hanno cominciato a rubacchiare e a vagabondare: è la legge della strada, l’unica che vale, spesso, nelle vie di Port-au-Prince dissestate dal sisma. Un giorno, la polizia li ha “beccati” e arrestati. Anche se sono solo dei bambini o al massimo adolescenti. I più piccoli hanno appena dieci anni.

Ora, attendono il processo – alcuni da un mese altri da un anno –, dietro le sbarre. In celle di 12 metri quadrati – costruite per quattro, ma abitate da decine di persone – fianco a fianco a individui che hanno almeno il doppio dei loro anni. I “piccoli prigionieri” di Haiti sono le vittime dimenticate del terremoto. Solo poche Ong si occupano di loro, le autorità li ignorano. Per legge, i minorenni non possono essere incarcerati insieme ai detenuti comuni: devono essere portati in istituti di correzione ad hoc. Questi ultimi, però, sono andati distrutti. Gli agenti, dunque, non sanno che altro fare coi troppi ragazzi sbandati in giro per la città. Nel dubbio, li portano nelle carceri per adulti. Dove restano a lungo. Nella capitale, le uniche due strutture rimaste in piedi – anche se danneggiate – sono il Penitenziario civile di Petionville e quello Nazionale. Una parte di quest’ultimo è stata spazzata via dalle scosse. Ora, arrangiato alla bene e meglio, il carcere è di nuovo operativo. E affollato: ci sono 4mila detenuti – la capienza e il personale sono relativi a 800 –, divisi in 6 camerate.

Almeno 200 sono minorenni. In totale, «un migliaio di ragazzini è recluso nelle undici prigioni degli altrettanti dipartimenti haitiani», denuncia ad Avvenire l’avvocato Evel Fanfan, presidente di Action des Unités Motivées pour une Haiti de Droit (Aumohd). L’associazione difende gratuitamente i carcerati indigenti, dato che nel Paese non esiste l’assistenza legale d’ufficio. «Solo per accettare di esaminare un caso, un esperto privato chiede almeno 60 dollari. Per mandare avanti il dossier, ce ne vogliono mille», spiega Fanfan. I tre quarti degli haitiani ne guadagnano 60 al mese. È stata proprio l’Aumohd a far esplodere lo scandalo dei minori carcerati: a settembre, durante una visita al Penitenziario Nazionale, Fanfan aveva notato la presenza di 54 ragazzini che gli avevano chiesto aiuto. Il legale è riuscito a far portare 25 di loro in una casa protetta e a far liberare gli altri 29. Troppi sono ancora in cella. Il fenomeno esisteva anche prima del sisma. Dopo, però, è diventato cronico. Perché sono aumentati i piccoli vagabondi. La polizia, spesso, li ferma anche quando non commettono alcun crimine, se non quello di “accattonaggio”. Non a caso, la maggior parte dei piccoli è dietro le sbarre in attesa di giudizio.

Già nel 2009, secondo fonti Onu, tra l’80 e il 90 per cento dei detenuti era in carcere preventivo. In condizioni che le stesse Nazione Unite – lo scorso aprile – hanno definito «inumane e degradanti». Nel caso dei minori, il rischio di abusi e violenze, poi, è ancora più alto. L’epidemia di colera ha peggiorato ulteriormente la situazione: il sovraffollamento e le strazianti condizioni igieniche fanno dilagare l’epidemia. Nessuno, però, sa quante siano i detenuti colpiti. «Non ci sono registri affidabili. Spesso, i poliziotti non scrivono nelle liste ufficiali i nomi degli arrestati. Perché sono minori o perché non fa comodo che risultino», aggiunge Fanfan. I decessi in carcere, inoltre, non vengono comunicati ai familiari. «I parenti si presentano alla visita una, due, dieci volte. Il colloquio viene puntualmente negato – sottolinea –. Così, deducono che il loro congiunto è morto».

(Fonte: Avvenire del 13/02/2011)

 

L’Aquila incontra Haiti

L’AQUILA INCONTRA HAITI
Ultima tappa del viaggio in Italia della delegazione della società civile haitiana.

Evel Fanfan (presidente di AUMOHD – Action des Unités Motivées puor une Haiti de Droit) e Gaelle Celestin (presidente dell’associazione di donne “GFANM AYISYEN YO – L’OCCHIO DELLE DONNE”), accompagnati da Italo Cassa della Scuola di Pace di Roma, incontreranno i cittadini dell’Aquila, martedì 15 Febbraio alle h. 16.00, prima di far ritorno ad Haiti.
L’incontro si tiene a Case Matte di Collemaggio ed è organizzato in collaborazione con il Comitato 3 e 32 (info: http://www.3e32.com/ ).
E’ stata invitata Stefania Pezzopane, Assessore del Comune dell’Aquila.
La Scuola di Pace – Roma
Progetto Haiti Emergency