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Haiti, gli aiuti internazionali e le macerie

Video (link) intervento alla presentazione del libro Le macerie di Haiti di Romina Vinci e Fabrizio Lorusso – Presentazione 4 dic 2012 al Circolo stampa di Roma. L’intervento vuole sottolineare come la “repubblica delle ONG”, come è stata chiamata Haiti da giornalisti e osservatori, sia frutto di un processo storico che va oltre le continue catastrofi naturali e istituzionali che coinvolgono l’isola. Gli aiuti selettivi e le multinazionali della solidarietà si uniscono alla presenza asfissiante, ma anche a volte necessaria, osteggiata e cercata allo stesso tempo, delle potenze straniere (Francia, USA e Canada in primis). L’Aumohd, associazione di avvocati il cui presidente è Evel Fanfan, ha lavorato bene negli ultimi anni sul territorio e nei quartieri disagiati della capitale Porto Principe per aiutare la popolazione, tutelare i diritti umani, lottare per i diritti dei lavoratori e delle persone incarcerate ingiustamente. Ecco il link al video (se non riuscite a vederlo è qui).

Le Printemps en exil: intervista a Giuseppe Spina

[Presento qui un'intervista con Giuseppe Spina, uno dei co-autori del progetto "Le Printemps en exil" (La Primavera in esilio) che è un documentario multimediale o web-doc basato su narrazioni, storie di vita e lavoro di archivio che ricostruiscono, tra Tunisia, Francia e Italia, le vicende dei tunisini migranti, in esilio dopo le rivolte e la caduta di Ben Ali. L'idea è quella di realizzare un video-documento prodotto dal basso, grazie al contributo delle persone che in Italia e all'estero sono interessate a dargli vita e a diffonderlo on line liberamente. Così lo presentano i suoi promotori: "Sono migliaia – nessuno sa quanti con esattezza – i tunisini che dal gennaio del 2011, dai giorni delle rivolte, hanno provato a raggiungere l'Europa. Poco più di un anno fa alcuni scappavano dal regime, altri dalla rivoluzione e in entrambi i casi “l'esilio” sarebbe stata la condizione ultima; ma l'esilio, in qualche notte di mare nero, si trasforma in clandestinità e la rotta diventa incerta, pericolosa, preda di sfruttatori di ogni tipo... Il lavoro su “Le Printemps en exil” parte da Mineo, dal “centro di accoglienza per richiedenti asilo”, a 45km da Catania, circa un anno fa. Da quel periodo le storie e i luoghi si sono moltiplicati – così come l’apporto di amici fotografi, operatori, giornalisti – attraversando l’Italia, tracciando dei percorsi che arrivano fino a Parigi per poi ritornare in Tunisia". Buona lettura, Fabrizio Lorusso @Carmilla]

Qual è il tuo ruolo nel progetto?

Di solito mi occupo di cinema di ricerca e, in piccolo, anche di produzione e distribuzione. Dell’ultimo progetto di web-documentario, “Le printemps en exil” sono co-autore insieme a Massimiliano Minissale e Marie Blandin, e faccio parte di frameOFF gruppo coinvolto e promotore del progetto insieme a House on Fire, società di produzione francese.

Cos’è Nomadica e come entra in questo progetto? 
Nomadica è il circuito di diffusione e produzione di cui mi occupo da 3 anni a questa parte. Sosteniamo dei film che fanno ricerca nel linguaggio come nello sguardo, ma anche dei “video-documenti” che vanno a colmare i tanti vuoti del classico e sterile sistema d’informazione. Ovviamente anche Nomadica, in qualità di media partner, sta spingendo questa nuova produzione.

Cos’è PDB e cosa si propone in generale?
ProduzioniDalBasso è una piattaforma web dove è possibile proporre dei progetti che la gente può sostenere mediante dei micro-capitali che ne rendono possibile la realizzazione. In pratica un sito web in cui la gente può aiutarci a co-produrre, e invitiamo tutti a farlo! E’ possibile prenotare le proprie quote e così finanziare il nostro ultimo progetto: Info Link! e le quote sono di 10 €, come un paio di spritz. Alcuni componenti di frameOFF hanno già utilizzato questo sistema di finanziamento partecipato, personalmente nel 2007 ho realizzato un “film di viaggio” in Burkina Faso, grazie al supporto di 760 co-produttori (Même père même mère).

Da dove nasce l’idea di Printemps?
L’idea nasce poco più di un anno fa, a pochi chilometri dal CARA (centro di accoglienza per richiedenti asilo) di Mineo. Conoscemmo un ragazzo tunisino, lo aiutammo a fuggire dall’Italia e poi a Parigi abbiamo avuto modo di diventare amici. Il tutto filmando ovviamente, com’è nostra abitudine. Questa storia, spesso casualmente, ha portato ad altre amicizie, ad altre storie, collegando infine i tre Stati (Tunisia, Francia, Italia) attraverso il nostro sguardo soggettivo e il suo ribaltamento.

Che motivi sociali e/o politici puoi sottolineare?I motivi sono tantissimi. Molti non conoscono quanto è successo e succede nei tre Stati in questione, cosa si cela dietro “il traffico” dei migranti, quanta corruzione da parte dello Stato e delle aziende a cui fa riferimento, o di cosa sta succedendo oggi in Tunisia, ecc. Attraverso il nostro web-documentario e l’archivio con il quale si intreccia cercheremo di ridare questi motivi – anche grazie all’aiuto di giornalisti, fotografi, videasti, e di tutti coloro che vorranno contribuire con materiali di ogni tipo.

Come verrà realizzato? (chi, quando) e come verrà diffuso? 
Nel sito indicato sopra si può già vedere l’impronta iniziale del lavoro, è possibile visionare un teaser di 20minuti, leggere già qualche articolo di ottimi giornalisti come Antonio Mazzeo, che ritengo uno tra i più preparati e combattivi oggi in Italia. La diffusione avviene attraverso il web, siamo alla ricerca di distributori che nel nostro caso potrebbero essere delle testate giornalistiche.

Che opinione ti sei fatto delle “primavere” arabe? E di quella tunisina?
Il concetto di “primavera” è europeo, in Tunisia non esiste, lo abbiamo ripreso anche nel titolo della nostra opera proprio per ridare questa distanza. L’informazione “occidentale” ha incasellato in una stagione dell’anno un movimento che si forma, si muove, e agisce in vari modi, nei vari Stati arabi, da anni ormai. Per molti europei dunque la “primavera” è passata, ma non è così, in Tunisia ma anche in altri Stati, continuano le manifestazioni e le rivolte anche contro i nuovi governi eletti “democraticamente”.

Che ne pensano gli esiliati o i rifugiati? 
Ognuno ti lascia il suo punto di vista, così come ognuno fugge per motivi diversi. Abbiamo incontrato chi scappa perché vicino al governo Ben Ali e chi, al contrario, scappa perché ha partecipato attivamente alle rivolte. A questa domanda dunque non posso risponderti con esattezza, forse andando avanti con il lavoro riuscirò a farmi un’idea, anche se non credo che questo accadrà.

Qual è la loro meta concreta oggi? 
La meta per molti è Parigi, perché convinti che lì troveranno lavoro, o perché hanno dei parenti che in qualche modo possono aiutarli, ospitarli. Molti si perdono, dormono in luoghi di fortuna, la maggior parte sta molto male. In Italia invece, un anno fa, nessuno o quasi aveva intenzione di fermarsi, volevano tutti andare in Francia, ho saputo di tanti italiani che hanno aiutato i migranti a fuggire.

Qual è la loro speranza per il futuro? 
Avere dei documenti, essere in regola è l’obiettivo. Avere un lavoro naturalmente. Molti però non vogliono restare in Francia, ma tornare in Tunisia, nella propria terra. Ed è anche per questo che dopo Parigi (al momento l’ultima parte del teaser che proponiamo nel sito) vogliamo raggiungere la Tunisia. Per incontrare quelli che sono tornati, o per conoscere i parenti e gli amici di coloro che sono scappati.

Cosa deve fare chi vuole sostenere l’iniziativa e come può collaborare (più o meno direttamente)?
Ripeto il link, qui si potrà trovare la descrizione dell’opera e prenotare le proprie quote. Ci tengo a sottolineare che quest’opera, che la gente può aiutarci a produrre, sarà aperta a tutti, gratuitamente, potenzialmente visionabile da milioni di persone. Quindi i co-produttori non riceveranno un DVD, non “acquisteranno” nessun oggetto materiale, ma andranno a sostenere un’opera che si dà liberamente. Inoltre l’archivio permetterà di moltiplicare i punti di vista (che non saranno “solo” quelli degli autori del progetto), sarà un lavoro partecipato, collettivo, che andrà ad approfondire tante questioni, ma anche un’opera poetica, soggettiva e di ricerca.

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Progetto documentario Le Printemps en exil

Riproduco volentieri una convocazione e invito a collaborare al progetto “primavera in esilio”, Le Printemps en exil: un documentario multimediale prodotto dal basso sulla realtà dei tunisini esiliati dopo la “primavera araba”. Visitate il link. Qui di seguito alcune info.

Con frameOFF, gruppo aperto per la ricerca nel cinema e nella fotografia, stiamo lanciando una nuova produzione dal basso!

“Le Printemps en exil” – la primavera in esilio – sarà un documentario multimediale, un web-doc realizzato tra la Tunisia, l’Italia e la Francia, che intreccerà su due livelli, narrativo e d’archivio, storie di tunisini esiliati in seguito alle rivolte e alla caduta di Ben Ali.

Il lavoro su “Le Printemps en exil” parte da Mineo, dal “centro di accoglienza per richiedenti asilo”, a 45km da Catania, circa un anno fa. Da quel periodo le storie e i luoghi si sono moltiplicati – così come l’apporto di amici fotografi, operatori, giornalisti – attraversando l’Italia, tracciando dei percorsi che arrivano fino a Parigi per poi ritornare in Tunisia.

Ed è per questo che stiamo dando vita a una produzione dal basso internazionale, per raggiungere la Tunisia, per incontrare i conoscenti e le persone care a coloro che sono partiti o scappati, o di cui non si ha più notizia; quelli che sono rimasti o quelli che, finito l’incubo europeo, sono ritornati a casa..

Vi invitiamo ad aderire alla campagna di produzione, a far parte dei 2000 sostenitori, e a diffondere come meglio potete questa e-mail e i link attraverso i vostri spazi web o quelli di amici. In allegato trovate il press-kit che contiene il testo del progetto e i banner necessari per aiutarci a sostenere questa produzione dal basso.

A Parigi il Centro Nazionale di Cinematografia ha creduto nel progetto dando un piccolo supporto economico per lo sviluppo, anche grazie a House on Fire, società francese, che co-produce quest’opera multimediale. In Italia invece continuiamo ad affidarci al sostegno della gente, di tutti voi!

Vi aspettiamo!!

frameOFF, 17.04.2012

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Qui trovate il progetto in italianoinglesearabospagnolo: inviatelo a tutti coloro che possono essere interessati a partecipare allo sviluppo e alla co-produzione di quest’opera, aiutateci a diffonderlo!!

Per partecipare al web-doc e per maggiori info: info@leprintempsenexil.org

Documentario francese su Cesare Battisti

Cesare Battisti au Brésil (Film) por Melting_Pot_Production

Cesare Battisti au Brésil (Film) por Melting_Pot_Production

Per gli interessati ad approfondire…Documentario poco conosciuto in Italia (e in generale), realizzato prima della liberazione di Cesare Battisti per decisione dell’ex presidente del Brasile Ignacio Lula da Silva nell’ultimo giorno del suo mandato, il 31 dicembre 2010.
Cesare Battisti dans la prison de Papuda à Brasilia, Brésil, interview exclusive à Melissa Monteiro et Jérôme da Silva, Melting-Pot Production, Arte Reportage, 2009.

Messico: Florence Cassez resta in prigione

Di Fabrizio LorussoSu Carmilla abbiamo trattato in dettaglio il caso di Florence Cassez, cittadina francese condannata a 60 anni di carcere in Messico per rapimento che, per ora, resterà in prigione (cronologia I parte  II parte), dopo che i magistrati della Corte Suprema messicana hanno bocciato il 21 marzo il ricorso per la revisione del suo appello. L’avvocato Agustín Acosta aveva appellato alla Corte, che di solito s’esprime su questioni costituzionali, un anno fa. La settimana scorsa il giudice Zaldivar della prima sala della Corte, specializzata in materia penale, aveva presentato una proposta che chiedeva la libertà della francese per le violazioni al principio del giusto processo e il mancato rispetto dei diritti consolari da parte delle autorità al momento della cattura. I voti dei giudici sono stati due a favore e tre contro. Nello specifico si trattava di approvare o rifiutare la revisione dell’appello che nel 2011 Florence aveva perso in un tribunale ordinario. In quell’occasione il nazionalismo francese e il messicano si scontrarono duramente fino ad arrivare alla cancellazione dell’anno del Messico in Francia, un evento culturale importantissimo. Oggi, in piena campagna elettorale oltralpe e all’inizio di quella messicana (ufficialmente il primo aprile), la situazione non è cambiata e non c’erano le condizioni per una decisione serena della Corte. Il caso, comunque, non è chiuso.

Rivediamo in sintesi gli eventi. La francese fu arrestata l’8 dicembre 2005 con il suo ex fidanzato Israel Vallarta, accusato di essere il capo della banda di rapitori Los Zodiaco a Città del Messico e tuttora in attesa di giudizio. I due restarono isolati e detenuti illegalmente per 24 ore. Lui veniva torturato per confessare e lei restava in una camionetta in attesa della liberazione, ignara di quello che l’attendeva.

Il 9 dicembre gli ostaggi e i presunti delinquenti furono costretti dalla polizia a creare una messinscena della cattura per compiacere le TV nazionali e la propaganda governativa, bisognosa di mostrare risultati al paese contro uno dei crimini più sentiti dalla società e in costante crescita: il sequestro di persona.

L’allora responsabile della polizia AFI (una specie di FBI azteca), Genaro García Luna, dovette riconoscere il montaggio pochi mesi dopo, quando Cassez lo accusò in diretta TV. Ciononostante dal 2006 García Luna è Ministro della Sicurezza nel governo conservatore di Felipe Calderón e artefice della guerra al narcotraffico che ha causato 60.000 morti.

Nel 2009 arrivò la sentenza definitiva contro la francese, ma l’impianto probatorio fu alterato dagli abusi delle autorità dalla cattura in poi. Molte piste credibili furono ignorate e ci si concentrò sull’incriminazione di una straniera, dal potenziale mediatico enorme, e legata a Vallarta. Ingredienti esplosivi per i media, per l’opinione pubblica alla loro mercé e per la politica che piano piano s’è infiltrata, ha manipolato, ha distorto realtà, prove e procedure per arrivare a un risultato: la colpevolezza di Florence Cassez.

Mercoledì scorso la Corte ha riconosciuto queste gravi violazioni, ma non ha ritenuto che la libertà immediata fosse la decisione adatta. Quindi la giudice Olga Sánchez, che ha votato a favore della libertà per Florence insieme a Zaldivar, redigerà un nuovo progetto di revisione che sarà votato nei prossimi mesi e potrebbe aprire a una futura revisione del processo depurato degli elementi “inquinati”. Sarebbe una “terza via” tra la conferma della sentenza di condanna e la libertà assoluta che forse farebbe contenti tutti gli attori politici e sociali coinvolti. La sfida per il Messico è epocale e forse è un aspetto poco compreso, almeno fino a poche settimane fa, anche qui oltreoceano. Si sta per definire se il paese riesce a fissare dei paletti etici e giuridici chiari e se riesce a spezzare il circolo vizioso e gli stereotipi che lo dipingono come “eternamente adolescente”, con istituzioni, persone, regole, stili di vita che “non vogliono crescere”, per cui con l’inganno si va avanti, sempre e comunque.

L’opinione pubblica è divisa tra il “castigo ad ogni costo e con ogni mezzo”, sotteso alla strategia anti-narcos attuale, e la “giustizia”, il rispetto dello stato di diritto per cui la presunzione d’innocenza cade solo dopo un processo completamente regolare. Per capirci di più, riprendo e amplio alcune parte dell’intervento pubblicato sul mio blog qualche giorno fa.
La posta in gioco non era quella di stabilire l’innocenza o no (e se non si riesce a farlo con processi regolari vige la presunzione d’innocenza quindi Florence, se il processo prima o poi sarà annullato o da rifare, tornerebbe a essere pienamente innocente o “presunta innocente”). Qui si tratta di un processo palesemente viziato all’origine e anche nelle fasi successive.

Se la Corte avesse deciso per la libertà di Florence o per il rifacimento del processo eliminando le prove manipolate (tra cui includo alcune testimonianze degli ostaggi che in altre sentenze del 2011 che hanno scagionato presunti membri della stessa banda non sono state considerate come prove valide, secondo quanto rivelato dalla giornalista francese Leonore Mahieux proprio in questi giorni), avrebbe stabilito un principio di giustizia più deciso e chiaro: la polizia e il potere non possono fare quel che vogliono (sembra scontato ma non lo è, mai), violando diritti e procedure, garanzie individuali e collettive con la scusa della guerra al narcotraffico o dell’emergenza rapimenti o di qualunque “priorità”, vera o fittizia, che venga creata in quel momento. Probabilmente lo farà in un’altra sessione, con un altro progetto di revisione dell’appello e – speculo – dopo le elezioni presidenziali del primo luglio.
Ma questa decisione avrebbe sfidato il potere politico e una parte dell’opinione pubblica, ancora influenzata dalla falsa contrapposizione Messico-Francia e da nazionalismi inventati che contrappongono i due paesi, ma che non c’entrano nulla con il caso in sé.

Si sarebbe messo in scacco il Ministro Garcia Luna, che presto verrà denunciato per gli abusi commessi dagli avvocati francesi di Cassez, lo stesso presidente e tutta la loro strategia di lotta alla criminalità organizzata, basata sulla repressione militare, sull’attacco ai cartelli di narcos, senza alternative sociali, lavorative e comunitarie per la popolazione che o emigra o delinque o vive in povertà in certe zone. Anche la giornalista messicana Carmen Aristegui nel suo programma radio MVS Noticias ha cominciato a chiedersi se Garcia Luna non debba per lo meno dimettersi. Un giudice della Suprema Corte, Pardo, ha chiesto, senza fare nomi, che i responsabili vengano indagati mentre alcuni famosi penalisti hanno esplicitamente parlato del Ministro.

Quando sei vittima di un delitto in Messico, spesso lo sei tre volte: una, per il delitto stesso; due, per colpa delle autorità che spesso ti trattano come un delinquente o come un colpevole se denunci; tre, quando i processi, i testimoni e le prove sono corrotte si degenera verso la cosiddetta “fabbrica dei colpevoli” pur d’incriminare qualcuno, quindi molti innocenti finiscono dietro le sbarre e i veri colpevoli restano fuori, con il pericolo per le vittime che ne deriva. E se poi i veri colpevoli sono in qualche modo collusi con l’autorità o protetti dai poteri forti, ecco che si complica ancor di più la situazione delle “3 volte vittime”.
Una decisione della Corte favorevole a Cassez in quest’epoca pre-elettorale sarebbe rischiosa, forse anche per questo è prevalsa una linea attendista.
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La candidata del PAN (Partido Accion Nacional, di destra, da cui proviene il presidente Felipe Calderon) alle comunali di Città del Messico, un bastione delle sinistre, è Isabel Miranda de Wallace, un’attivista sociale che lotta contro i sequestri di persona, amica del presidente, di Garcia Luna e di altri personaggi legati al caso Cassez, che dal 2005 s’oppone alla liberazione di Florence e difende le vittime di quel caso a spada tratta e in modo evidentemente interessato. Invece il PRD, partito di sinistra al governo della capitale, s’è mantenuto, anche se cautamente, dalla parte del giudice Zaldivar.

Le battaglie di Wallace, che le sono valse la candidatura, si legano alla strategia presidenziale di militarizzazione e della mano dura, alla giustizia e al castigo ottenuti e rivendicati ad ogni costo e con ogni mezzo, per cui si sostiene che il processo è stato regolare e, nel frattempo, si sfrutta la situazione attuale per intervenire, tornando prepotentemente sui media, con una buona campagna elettorale gratuita. C’è una scarsissima attenzione a cosa succede dopo un’operazione di polizia o dopo la cattura dei presunti colpevoli, quindi allo stato di diritto, ai diritti umani, alla giustizia, ai processi, al carcere, insomma a tutto quello più serve per definirsi un paese democratico minimamente civile.

Il caso Cassez è diventato emblematico per la giustizia messicana: è possibile arrestare 1000 delinquenti (presunti), ma se poi si fabbricano i colpevoli, non si sanno processare, non si sanno fare le indagini o non ci sono i mezzi e le competenze sufficienti, oppure si corrompono i PM e i giudici, si fanno pressioni politiche, si lasciano in libertà i veri criminali, c’è corruzione a tutti i livelli, beh, ma a cosa serve usare i militari e la guerra e fare show televisivi con catture e sequestri di carichi di droga? Ad ogni modo non cambia nulla e l’insicurezza, altra faccia dell’impunità che sfiora il 98% in Messico, resta lì. I veri carnefici sono fuori, i falsi colpevoli, a volte, restano dentro anni e decenni.

La decisione che ci si aspettava e che è stata rinviata dalla Corte dovrebbe costituire una svolta per uscire da questo stato di incertezza giuridica e istituzionale, da questo incubo che, a parte Florence Cassez, coinvolge anche migliaia di cittadini imprigionati che non hanno nemmeno la possibilità e le risorse per protestare e portare il proprio caso fino alla Suprema Corte o sui giornali. Un incubo in cui è possibile corrompere, burlarsi dell’opinione pubblica, scherzare sempre, rubare ma sorridendo, ingannare la legge e tutto per fare i propri interessi e passare indenni, anzi essere promossi, fare carriera e aumentare il proprio potere (e quindi la capacità di fare i propri comodi). Credo che anche in Italia ne sappiamo qualcosa.

Aggiornamenti e sintesi in spagnolo:

Decisione della Corte e reazioni
http://www.sinembargo.mx/21-03-2012/187068
http://www.sinembargo.mx/21-03-2012/186912
http://www.jornada.unam.mx/2012/03/22/politica/002n1pol

La Procura non si cura dei diritti degli imputati
http://www.jornada.unam.mx/2012/03/22/politica/005n2pol

Circo mediatico
http://www.jornada.unam.mx/2012/03/22/politica/003n1pol
Giustizia impresentabile
http://www.jornada.unam.mx/2012/03/22/opinion/002a1edi

Suprema Corte invita il presidente a non intromettersi
http://www.jornada.unam.mx/2012/03/22/politica/005n1pol

Florence Cassez: dos breves documentales

Due documentari brevi ma incisivi sul caso Florence Cassez in spagnolo e francese. Leggi Post in italiano qui: LINK. Florence Cassez, Cuatro años sin luz por mfenollarRealicé esta película para que no quede en el olvido que Florence Cassez está detenida de manera injusta en México desde hace 4 años. Florence Cassez es una francesa de 35 años acusada por la justicia mexicana de haber participado de manera activa a 4 secuestros y condenada a 60 años de prisión por estos mismos delitos que ella niega haber cometido. El juicio, al igual que la investigación policiaca, está manchado de irregularidades flagrantes y de múltiples violaciones a la Constitución Mexicana. El Presidente Felipe Calderón se opuso a que Florence fuera transferida a Francia según como lo marca el Convenio de Estrasburgo que México ratificó, al igual que Francia. Hoy en dia, Florence Cassez es considerada como rehén político por un gran número de parlamentarios franceses. y cuenta con varios comités de apoyo alrededor del mundo. Dedico esta película a Charlotte y Bernard Cassez. Michel Fénollar

A continuación de “4 años sin luz”, les presento mi segunda película, titulada “Florence Cassez, Rehén político”, para remarcar los 1700 días de detención de Florence Cassez en México. Tras los recientes descubrimientos en su favor, ¿cuánto tiempo el gobierno mexicano seguirá manteniendo a Florence como rehén?  Francia no debe recibir a México en 2011 sin que Florence este libre y que se reconozca su inocencia.  Michel Fénollar – Realizador

Il Messico al bivio: Florence Cassez

Il Messico sta vivendo un momento storico. Le elezioni presidenziali si terranno tra meno di 4 mesi e i giochi sono cominciati tra i tre principali candidati: Enrique Peña Nieto dell’ex partito egemonico al potere durante 70 anni (il PRI=Partido revolucionario institucional); Andres Manuel Lopez Obrador, delle sinistre PRD (Partido revolucion democratica) con PT (Partido del trabajo, del lavoro!) e Convergencia; Josefina Vazquez Mota, del PAN (Partido accion nacional), partito di destra al potere attualmente e da 11 anni con i presidenti Vicente Fox fino al 2006 e Felipe Calderon ancora per qualche mese).

Ma c’è un altro elemento molto importante per la vita politica e sociale messicana, soprattutto per definire la situazione della sua giustizia, spesso questionabile e , e del suo stato di diritto.

Credo sia un momento epocale per definire se il paese prova a stabilire dei paletti etici e giuridici chiari e se riesce a spezzare il circolo vizioso e gli stereotipi che lo dipingono como una nazione “eternamente adolescente”, con istituzioni, persone, regole, stili di vita che “non vogliono crescere”. La posta in gioco è alta: vediamo perché.

Florence Cassez è una cittadina francese in carcere per sequestro di persona e delinquenza organizzata (arrestata insieme al suo ex ragazzo, Israel Vallarta, che non è ancora stato processato dopo 6 anni), sentenziata in ultimo grado di giudizio a 60 anni di prigione. E’ però anche la vittima comprovata di un montaggio TV in cui si riprodusse, nel dicembre 2005, la sua cattura, con gli ostaggi, la polizia e i giornalisti che si prestarono a questa farsa incredibile viziando tutto il processo successivo e anche il pensiero dell’opinione pubblica. Tutti hanno fatto gli attori per ricostruire ex novo la scena del delitto e far vedere come il governo stava compiendo il suo dovere.

Tutto il processo è stato irregolare in numerosi aspetti, non solo a causa del depistaggio mediatico iniziale: uso della tortura e dell’estorsione, assenza di prove salvo le testimonianze, spesso contraddittorie e più volte rettificate in corrispondenza di vicende esterne, da parte di tre ostaggi-testimoni, infine pressioni politiche indebite. Insomma non è vero che Florence è colpevole oltre ogni ragionevole dubbio, nonostante le sentenze.

Il caso è molto complicato (leggi qui la nota uscita su L’Unità e qui la cronologia completa del caso), ma quel che è certo è che in questi anni s’è violata palesemente la presunzione di innocenza della francese, oltre a non rispettare, in una fase iniziale almeno, i suoi diritti come straniera, da una parte, e come residente in questo paese, dall’altra.

E’ un caso messicano di “fabbrica dei colpevoli”, (e me ne sono convinto lentamente ma in modo deciso, analizzando e ricercando) un termine tristemente noto a queste latitudini dato che la giustizia semplicemente non funziona, non molto spesso almeno. Mercoledì prossimo, il 21, la Suprema Corte di giustizia messicana, che funziona da giudice costituzionale, deve decidere se rimettere in libertà Florence Cassez annullando le sentenze contro di lei e ristabilendo la sua presunzione di innocenza per le violazioni fatte dall’autorità (a vari livelli) al principio costituzionale del giusto processo.

Le radio e le TV ne parlano tutti i giorni, il caso ha avuto negli anni (soprattutto dopo la sentenza definitiva del 2009) un’enorme risonanza internazionale ma anche tante strumentalizzazionipolitiche da parte di due presidenti, Calderon e Nicolas Sarkozy (entrambi in periodo elettorale nei loro paesi), da parte degli attori sociali locali che difendono le vittime dei delitti e dei rapimenti nello specifico e da parte dei giornalisti di tanti paesi. Ormai anche la stampa conservatrice, che prima era avversa alla liberazione di Cassez, ha cambiato le sue opinioni in proposito.

Come mai? La posta in gioco non è stabilire l’innocenza o no (e se non si riesce a farlo con processi regolari vige la presunzione d’innocenza quindi Florence, se il processo viene annullato, tornerebbe a essere pienamente innocente). Si tratta di cancellare un processo palesemente viziato all’origine e anche nelle fasi successive.

Se la Corte decidesse in questo senso, stabilirebbe un principio di giustizia più deciso e chiaro: la polizia e il potere non possono fare quel che vogliono (sembra scontato ma non lo è, mai),violando diritti e procedure, garanzie individuali e collettive con la scusa della guerra al narcotraffico o dell’emergenza rapimenti o di qualunque “priorità”, vera o fittizia, che venga creata in quel momento.

Siffatta decisione sfiderebbe il potere politico e una parte dell’opinione pubblica, ancora influenzata dalla falsa contrapposizione Messico-Francia e da nazionalismi inventati che contrappongono i due paesi, ma che non c’entrano nulla con il caso in séMetterebbe in scacco il Ministro Garcia Luna, lo stesso presidente e tutta la loro strategia di lotta alla criminalità organizzata, basata sulla repressione militare, sull’attacco ai cartelli di narcos, senza alternative sociali, lavorative e comunitarie per la popolazione che o emigra o delinque o vive in povertà in certe zone. C’è  una scarsa attenzione a cosa succede dopo l’operazione di polizia o dopo la cattura dei presunti colpevoli, quindi allo stato di diritto, ai diritti umani, alla giustizia, ai processi, al carcere, insomma a tutto quello più serve per essere un paese democratico minimamente civile.

Il caso Cassez è diventato emblematico per la giustizia messicana: è possibile arrestare 1000 delinquenti (presunti), ma se poi si fabbricano la metà dei colpevoli, non si sanno processare, non si sanno fare le indagini, si corrompono i PM e i giudici, si fanno pressioni politiche, si lasciano in libertà i veri criminali, c’è corruzione a tutti i livelli, beh, ma a cosa serve usare i militari e la guerra e fare show televisivi con catture e sequestri di carichi di droga? Ad ogni modo non cambia nulla e l’insicurezza, altra faccia dell’impunità, resta. I veri carnefici sono fuori, i falsi colpevoli, a volte, restano dentro anni e decenni, e le vittime sono vittime due volte.

Aspettiamo la decisione della Corte per vedere se si esce da questo stato di incertezza giuridica e istituzionale, da questo incubo che, a parte Florence, coinvolge anche migliaia di cittadini imprigionati che non hanno nemmeno la possibilità e le risorse per protestare e portare il proprio caso fino alla Suprema Corte o in TV. Un incubo in cui è possibile corrompere, burlarsi dell’opinione pubblica, scherzare sempre, rubare ma sorridendo, ingannare la legge e tutto per fare i propri interessi e passare indenni, anzi essere promossi e aumentare il proprio potere (e quindi la capacità di fare i propri comodi) come quando a scuola si va avanti solo copiando.

Due video-interviste di analisi per chi parla lo spagnolo: PARTE 1PARTE 2