C’è una notizia di qualche giorno fa che pochi media italiani hanno riportato e analizzato ma che un Express blog come questo ha pescato nel circuito informativo latino americano, venezuelano per la precisione (ma non sono gli unici a parlarne e analizzare in dettaglio la situazione, anzi…). Molti siti di giornali e agenzie straniere (e qualche quotidiano italiano) hanno dato la notizia della partenza da un’isola della Grecia della seconda spedizione umanitaria e di protesta della Freedom Flotilla diretta sulle coste della striscia di Gaza. L’obiettivo era cercare di aggirare l’embargo imposto da Israele contro l’enclave palestinese di Gaza.
Il 19 luglio scorso l’imbarcazione francese Dignité Al Karama è stata bloccata in acque internazionali e sequestrata da quattro motoscafi della marina israeliana che l’hanno scortata fino al porto di Ashdod, nel sud d’Israele. I 16 passeggeri (11 francesi, un canadese, uno svedese, un greco, una giornalista israeliana e due corrispondenti di Al Yazira) che si trovavano a bordo sono stati espulsi e rimpatriati durante la scorsa settimana dopo aver firmato “spontaneamente” un documento in cui dichiaravano di essere disposti a lasciare il paese entro 72 ore.
La Freedom Flotilla II era composta inizialmente da 10 barche ma solo la Dignité è riuscita a salpare in quanto le altre 9 sono state bloccate dal governo greco già nel mese di giugno. In proposito commentava qualche giorno fa una delle coordinatrici del gruppo italiano dei sostenitori della Flotilla come “oggi, a un mese di distanza, sono già in troppi a chiedersi, a chiederci che fine abbia fatto la Flotilla, perché nessuno ne sta più parlando come, invece, si dovrebbe fare consideranmdo la gravità di quanto accaduto e soprattutto quali saranno i prossimi passi. L’embargo contro Gaza è stato decretato nel 2006 come ritorsione per il sequestro di un soldato israeliano ed è stato rafforzato in seguito alla vittoria elettorale e all’arrivo al potere del movimento Hamas un anno dopo. Nel maggio 2010 la prima spedizione della Freedom Flotilla sulla nave turca Mavi Marmara, carica di aiuti umanitari e 700 attivisti, finì nel sangue, nove persone vennero uccise dal fuoco israeliano e la Turchia richiamò il proprio ambasciatore da Tel Aviv.
Inserisco sotto un video in inglese con molti documenti interessanti ma bastano anche solo i primi 4 minuti per avere il quadro della situazione almeno su quest’ultimo tentativo della Freedom Flotilla II. Mi chiedo se sia possibile riaprire il tema dell’embargo israeliano a Gaza (che poi è parte di un grave problema, molto più generale e antico, che resta costantemente disatteso). Sul sito della Freedom Flotilla non vengono risparmiate le denunce degli ostacoli di ogni tipo imposti praticamente in tutti i paesi agli attivisti secondo i quali “anche l’Europa si sta rendendo sempre più complice del lento genocidio del popolo palestinese e sta sevendendo la propria dgnità e civiltà”.
La marina israeliana ha intercettato e dirottato l’imbarcazione francese Dignité – Al Karama della IIa Freedom Flotilla che navigava verso le coste della Striscia di Gaza per cercare di rompere l’embargo che il governo di Israele ha imposto su questa enclave palestinese. La Dignité è stata sequestrata in acqua internazionali e i partecipanti alla spedizione sono stati fatti scendere e obbligati a sbarcare in territorio israeliano da gruppi di militari armati che hanno circondato la nave francese. Il video in spagnolo è di TeleSur, Venezuela.
Multiforo Alicia. Evento in memoria dell’attivista italiano dell’International Solidarity Movement Vittorio Arrigoni, assassinato a Gaza il 15 aprile 2011 da un gruppo di militanti salafiti oppositori di Hamas.
Multiforo Alicia. Evento en memoria a Vittorio Arrigoni activista del International Solidarity Movement, asesinado en Gaza el 15 de abril de 2011 por un grupo de militantes salafitas opositores de Hamás.
Reproduzco la carta de un grupo de italianos en México para invitarlos a que la lean y la difundan. Es una importante señal del exterior sobre lo que pasa en Italia.
Nosotros, italianos residentes en México, expresamos con firmeza nuestra indignación por el grave estado en que se encuentra nuestro país: Italia es desgastada por el decaimiento del sistema político y por los continuos conflictos institucionales que comprometen su vida democrática.
La nulidad ideológica, cultural y ética del gobierno Berlusconi no puede representarnos como italianos. Nos indignan el ejercicio de un poder vinculado a la ficción mediática, la intolerancia hacia la libertad de expresión, el actuar de una mayoría parlamentaria que se olvida de las reales urgencias del país, pisoteando la solidez de nuestra Constitución con una gestión del poder corrupta y personalizada.
No aceptamos la política de un gobierno que no sabe garantizar la dignidad social a los ciudadanos, miope y obtuso en manejar las dinámicas migratorias e incapaz de favorecer el diálogo necesario entre Europa y Mediterráneo. Un gobierno que mortifica la investigación universitaria y la cultura, invierte valiosas energías en guerras injustas y no enfrenta el problema del trabajo precario. Un gobierno que persigue con extrema irresponsabilidad una política energética basada en el regreso a la producción nuclear y apunta a la privatización del agua, de la instrucción y de la salud.
Sostenemos con fuerza los referendos del 12 y 13 de junio sobre el agua, la energía nuclear y la inmunidad para el Jefe de gobierno y sus ministros. Nos unimos a aquella parte de país que ya no acepta una democracia simulada, haciendo nuestro el estado de ánimo de las miles de personas que desde hace meses llenan las calles de las ciudades italianas.
Anna Maria Satta, Rosalba Piazza, Rossella Bergamaschi, Luisa Montoni, Maria Teresa Trentin, Gabriele Ciapparella, Clara Ferri, Raffaele Cesana, Diego Barboni, Fabrizio Lorusso, Brando Torri, Stefania Zoccatelli, Luisa Rossi, Alessandra Masserotti, Paolo Pagliai, Alessandro Raveggi, Chiara Donà, Andrea Mutolo, Luciano Valentinotti, Bruna Ghidoni, Francesca Gargallo, Sabina Longhitano, Marinella Miano, Diego Lucifreddi, Paola Giovine, Larrier Giovine, Roberto Benini, Claudio Albertani, Donatella Di Benedetto, Armando Volterrani, Maddalena Forcella, Guillermo Almeyra, Federico Mastrogiovanni, Cinzia Margherita Battista, Paola Capon, Laura Lascialfare, Gianni Cannata, Manuela Loi, Raffaella De Antonellis, Marina Piazzi, Nina Caldarella, Manuela Derosas, Carlo Almeyra, Pablo Moya Rossi, Patrizia Romani, Franco Grasso, Dianora Zagato, Andrea Alì, Isabella Spagnuolo Borgia, Giovanna Serredi, Anna Lucia Coppa, Rossella M. Bergamaschi, Francesca Caregnato, Marco Persiani, Guido Persiani, Maria Luisa Scuri, Franca Bizzoni, Stefano Milano, Corina Giacomello, Gianfranco Marano, Alessio Zanier, Eleonora Biasin, Annunziata Rossi, Andrea Cirelli, Andrea Spotti, Alessandro Lanzetta, Matteo Dean, Giovanna Cavasola, Lucia Cavalchini.
Versione in italiano
Noi, italiani residenti in Messico, esprimiamo con fermezza la nostra indignazione per la grave situazione in cui versa il nostro paese: l’Italia è logorata dal decadimento del sistema politico e dai continui conflitti istituzionali che ne compromettono la vita democratica.
La pochezza ideologica, culturale ed etica del governo Berlusconi non può rappresentare il nostro essere italiani. Ci indignano l’esercizio di un potere vincolato alla finzione mediatica, l’intolleranza verso la libertà di pensiero, l’operato di una maggioranza parlamentare che dimentica le reali urgenze del paese e calpesta la solidità della nostra Costituzione con una gestione del potere corrotta e personalizzata.
Non accettiamo la politica di un governo che non sa garantire la dignità sociale ai cittadini, miope e ottuso nel gestire le dinamiche migratorie e incapace di favorire il dialogo necessario tra Europa e Mediterraneo. Un governo che mortifica la ricerca universitaria e la cultura, investe preziose energie in guerre ingiuste e non affronta il problema del precariato. Un governo che persegue con estrema irresponsabilità una politica energetica incentrata sul ritorno al nucleare e punta alla privatizzazione dell’acqua, dell’istruzione e della salute.
Sosteniamo con forza i referendum del 12 e 13 giugno e ci uniamo a quella parte di paese che non accetta più una democrazia simulata, facendo nostro lo stato d’animo delle tante persone che da mesi riempiono le piazze delle città d’Italia.
Riporto qui la lettera di un gruppo di italiani in Messico che vi invito a leggere e diffondere. Un segnale anche dall’estero.
Noi, italiani residenti in Messico, esprimiamo con fermezza la nostra indignazione per la grave situazione in cui versa il nostro paese: l’Italia è logorata dal decadimento del sistema politico e dai continui conflitti istituzionali che ne compromettono la vita democratica.
La pochezza ideologica, culturale ed etica del governo Berlusconi non può rappresentare il nostro essere italiani. Ci indignano l’esercizio di un potere vincolato alla finzione mediatica, l’intolleranza verso la libertà di pensiero, l’operato di una maggioranza parlamentare che dimentica le reali urgenze del paese e calpesta la solidità della nostra Costituzione con una gestione del potere corrotta e personalizzata.
Non accettiamo la politica di un governo che non sa garantire la dignità sociale ai cittadini, miope e ottuso nel gestire le dinamiche migratorie e incapace di favorire il dialogo necessario tra Europa e Mediterraneo. Un governo che mortifica la ricerca universitaria e la cultura, investe preziose energie in guerre ingiuste e non affronta il problema del precariato. Un governo che persegue con estrema irresponsabilità una politica energetica incentrata sul ritorno al nucleare e punta alla privatizzazione dell’acqua, dell’istruzione e della salute.
Sosteniamo con forza i referendum del 12 e 13 giugno e ci uniamo a quella parte di paese che non accetta più una democrazia simulata, facendo nostro lo stato d’animo delle tante persone che da mesi riempiono le piazze delle città d’Italia.
Anna Maria Satta, Rosalba Piazza, Rossella Bergamaschi, Luisa Montoni, Maria Teresa Trentin, Gabriele Ciapparella, Clara Ferri, Raffaele Cesana, Diego Barboni, Fabrizio Lorusso, Brando Torri, Stefania Zoccatelli, Luisa Rossi, Alessandra Masserotti, Paolo Pagliai, Alessandro Raveggi, Chiara Donà, Andrea Mutolo, Luciano Valentinotti, Bruna Ghidoni, Francesca Gargallo, Sabina Longhitano, Marinella Miano, Diego Lucifreddi, Paola Giovine, Larrier Giovine, Roberto Benini, Claudio Albertani, Donatella Di Benedetto, Armando Volterrani, Maddalena Forcella, Guillermo Almeyra, Federico Mastrogiovanni, Cinzia Margherita Battista, Paola Capon, Laura Lascialfare, Gianni Cannata, Manuela Loi, Raffaella De Antonellis, Marina Piazzi, Nina Caldarella, Manuela Derosas, Carlo Almeyra, Pablo Moya Rossi, Patrizia Romani, Franco Grasso, Dianora Zagato, Andrea Alì, Isabella Spagnuolo Borgia, Giovanna Serredi, Anna Lucia Coppa, Rossella M. Bergamaschi, Francesca Caregnato, Marco Persiani, Guido Persiani, Maria Luisa Scuri, Franca Bizzoni, Stefano Milano, Corina Giacomello, Gianfranco Marano, Alessio Zanier, Eleonora Biasin, Annunziata Rossi, Andrea Cirelli, Andrea Spotti, Alessandro Lanzetta, Matteo Dean, Giovanna Cavasola, Lucia Cavalchini.
Versión en español
Nosotros, italianos residentes en México, expresamos con firmeza nuestra indignación por el grave estado en que se encuentra nuestro país: Italia es desgastada por el decaimiento del sistema político y por los continuos conflictos institucionales que comprometen su vida democrática.
La nulidad ideológica, cultural y ética del gobierno Berlusconi no puede representarnos como italianos. Nos indignan el ejercicio de un poder vinculado a la ficción mediática, la intolerancia hacia la libertad de expresión, el actuar de una mayoría parlamentaria que se olvida de las reales urgencias del país, pisoteando la solidez de nuestra Constitución con una gestión del poder corrupta y personalizada.
No aceptamos la política de un gobierno que no sabe garantizar la dignidad social a los ciudadanos, miope y obtuso en manejar las dinámicas migratorias e incapaz de favorecer el diálogo necesario entre Europa y Mediterráneo. Un gobierno que mortifica la investigación universitaria y la cultura, invierte valiosas energías en guerras injustas y no enfrenta el problema del trabajo precario. Un gobierno que persigue con extrema irresponsabilidad una política energética basada en el regreso a la producción nuclear y apunta a la privatización del agua, de la instrucción y de la salud.
Sostenemos con fuerza los referendos del 12 y 13 de junio sobre el agua, la energía nuclear y la inmunidad para el Jefe de gobierno y sus ministros. Nos unimos a aquella parte de país que ya no acepta una democracia simulada, haciendo nuestro el estado de ánimo de las miles de personas que desde hace meses llenan las calles de las ciudades italianas.
Vi segnalo un’intervista che ho realizzato con gli amici di Bucanero, Radio Popolare Roma, il 23 gennaio 2011 sul tema della violenza, il narcotraffico e il femminicidio (a Ciudad Juarez ma non solo) in Messico. Riporto l’introduzione e i link all’intera trasmissione di quella domenica. Sul loro sito potete trovare i podcast e scaricare gli Mp3 delle altre puntate di questo bel programma di approfondimento sull’America Latina. Ecco il Link oppure ascoltatela facendo partire il video di YouTube qui sotto.
Intro alla puntata
In collegamento da Città del Messico il giornalista Fabrizio Lorusso, suo il blog Latino America Express, per raccontarci la situazione nel paese: il 2010 è stato uno degli anni più violenti. Con un focus sui femminici. In Italia si sono tenute delle manifestazioni per denunciare le violenze e i femminicidi in Messico.
Danila Cotroneo di Da Sud ci racconta dell’assassinio dell’attivista messicana Susana Chavez e le iniziative a Roma della campagna. Scarica il File Audio Mp3.
Bucanero è realizzata in collaborazione con Terre Madri, organizzazione di cooperazione internazionale che realizza e sostiene progetti di sviluppo e di informazione con l’America latina e l’Africa www.terremadri.it
Riporto la lettera intitolata “ne abbiamo pieni i coglioni” (estamos hasta la madre), pubblicata dal settimanale messicano Proceso e inviata dall’intellettuale messicano Javier Sicilia ai politici, ai narcos e all’intera società. Sua figlio, Juan Francisco Sicilia, è stato brutalmente assassinato dai narcotrafficanti nel contesto della guerra ai cartelli e tra cartelli lanciata dallo Stato e dal Presidente Felipe Calderòn: 4 anni e mezzo di malgoverno hanno riportato il tasso di omicidi in Messico ai livelli più alti degli ultimi 20 anni evidenziando i problemi della politica repressiva e guerrafondaia intrapresa.
Javier Sicilia
El brutal asesinato de mi hijo Juan Francisco, de Julio César Romero Jaime, de Luis Antonio Romero Jaime y de Gabriel Anejo Escalera, se suma a los de tantos otros muchachos y muchachas que han sido igualmente asesinados a lo largo y ancho del país a causa no sólo de la guerra desatada por el gobierno de Calderón contra el crimen organizado, sino del pudrimiento del corazón que se ha apoderado de la mal llamada clase política y de la clase criminal, que ha roto sus códigos de honor.
No quiero, en esta carta, hablarles de las virtudes de mi hijo, que eran inmensas, ni de las de los otros muchachos que vi florecer a su lado, estudiando, jugando, amando, creciendo, para servir, como tantos otros muchachos, a este país que ustedes han desgarrado. Hablar de ello no serviría más que para conmover lo que ya de por sí conmueve el corazón de la ciudadanía hasta la indignación. No quiero tampoco hablar del dolor de mi familia y de la familia de cada uno de los muchachos destruidos. Para ese dolor no hay palabras –sólo la poesía puede acercarse un poco a él, y ustedes no saben de poesía–. Lo que hoy quiero decirles desde esas vidas mutiladas, desde ese dolor que carece de nombre porque es fruto de lo que no pertenece a la naturaleza –la muerte de un hijo es siempre antinatural y por ello carece de nombre: entonces no se es huérfano ni viudo, se es simple y dolorosamente nada–, desde esas vidas mutiladas, repito, desde ese sufrimiento, desde la indignación que esas muertes han provocado, es simplemente que estamos hasta la madre.
Estamos hasta la madre de ustedes, políticos –y cuando digo políticos no me refiero a ninguno en particular, sino a una buena parte de ustedes, incluyendo a quienes componen los partidos–, porque en sus luchas por el poder han desgarrado el tejido de la nación, porque en medio de esta guerra mal planteada, mal hecha, mal dirigida, de esta guerra que ha puesto al país en estado de emergencia, han sido incapaces –a causa de sus mezquindades, de sus pugnas, de su miserable grilla, de su lucha por el poder– de crear los consensos que la nación necesita para encontrar la unidad sin la cual este país no tendrá salida; estamos hasta la madre, porque la corrupción de las instituciones judiciales genera la complicidad con el crimen y la impunidad para cometerlo; porque, en medio de esa corrupción que muestra el fracaso del Estado, cada ciudadano de este país ha sido reducido a lo que el filósofo Giorgio Agamben llamó, con palabra griega, zoe: la vida no protegida, la vida de un animal, de un ser que puede ser violentado, secuestrado, vejado y asesinado impunemente; estamos hasta la madre porque sólo tienen imaginación para la violencia, para las armas, para el insulto y, con ello, un profundo desprecio por la educación, la cultura y las oportunidades de trabajo honrado y bueno, que es lo que hace a las buenas naciones; estamos hasta la madre porque esa corta imaginación está permitiendo que nuestros muchachos, nuestros hijos, no sólo sean asesinados sino, después, criminalizados, vueltos falsamente culpables para satisfacer el ánimo de esa imaginación; estamos hasta la madre porque otra parte de nuestros muchachos, a causa de la ausencia de un buen plan de gobierno, no tienen oportunidades para educarse, para encontrar un trabajo digno y, arrojados a las periferias, son posibles reclutas para el crimen organizado y la violencia; estamos hasta la madre porque a causa de todo ello la ciudadanía ha perdido confianza en sus gobernantes, en sus policías, en su Ejército, y tiene miedo y dolor; estamos hasta la madre porque lo único que les importa, además de un poder impotente que sólo sirve para administrar la desgracia, es el dinero, el fomento de la competencia, de su pinche “competitividad” y del consumo desmesurado, que son otros nombres de la violencia.
De ustedes, criminales, estamos hasta la madre, de su violencia, de su pérdida de honorabilidad, de su crueldad, de su sinsentido.
Antiguamente ustedes tenían códigos de honor. No eran tan crueles en sus ajustes de cuentas y no tocaban ni a los ciudadanos ni a sus familias. Ahora ya no distinguen. Su violencia ya no puede ser nombrada porque ni siquiera, como el dolor y el sufrimiento que provocan, tiene un nombre y un sentido. Han perdido incluso la dignidad para matar. Se han vuelto cobardes como los miserables Sonderkommandos nazis que asesinaban sin ningún sentido de lo humano a niños, muchachos, muchachas, mujeres, hombres y ancianos, es decir, inocentes. Estamos hasta la madre porque su violencia se ha vuelto infrahumana, no animal –los animales no hacen lo que ustedes hacen–, sino subhumana, demoniaca, imbécil. Estamos hasta la madre porque en su afán de poder y de enriquecimiento humillan a nuestros hijos y los destrozan y producen miedo y espanto.
Ustedes, “señores” políticos, y ustedes, “señores” criminales –lo entrecomillo porque ese epíteto se otorga sólo a la gente honorable–, están con sus omisiones, sus pleitos y sus actos envileciendo a la nación. La muerte de mi hijo Juan Francisco ha levantado la solidaridad y el grito de indignación –que mi familia y yo agradecemos desde el fondo de nuestros corazones– de la ciudadanía y de los medios. Esa indignación vuelve de nuevo a poner ante nuestros oídos esa acertadísima frase que Martí dirigió a los gobernantes: “Si no pueden, renuncien”. Al volverla a poner ante nuestros oídos –después de los miles de cadáveres anónimos y no anónimos que llevamos a nuestras espaldas, es decir, de tantos inocentes asesinados y envilecidos–, esa frase debe ir acompañada de grandes movilizaciones ciudadanas que los obliguen, en estos momentos de emergencia nacional, a unirse para crear una agenda que unifique a la nación y cree un estado de gobernabilidad real. Las redes ciudadanas de Morelos están convocando a una marcha nacional el miércoles 6 de abril que saldrá a las 5:00 PM del monumento de la Paloma de la Paz para llegar hasta el Palacio de Gobierno, exigiendo justicia y paz. Si los ciudadanos no nos unimos a ella y la reproducimos constantemente en todas las ciudades, en todos los municipios o delegaciones del país, si no somos capaces de eso para obligarlos a ustedes, “señores” políticos, a gobernar con justicia y dignidad, y a ustedes, “señores” criminales, a retornar a sus códigos de honor y a limitar su salvajismo, la espiral de violencia que han generado nos llevará a un camino de horror sin retorno. Si ustedes, “señores” políticos, no gobiernan bien y no toman en serio que vivimos un estado de emergencia nacional que requiere su unidad, y ustedes, “señores” criminales, no limitan sus acciones, terminarán por triunfar y tener el poder, pero gobernarán o reinarán sobre un montón de osarios y de seres amedrentados y destruidos en su alma. Un sueño que ninguno de nosotros les envidia.
No hay vida, escribía Albert Camus, sin persuasión y sin paz, y la historia del México de hoy sólo conoce la intimidación, el sufrimiento, la desconfianza y el temor de que un día otro hijo o hija de alguna otra familia sea envilecido y masacrado, sólo conoce que lo que ustedes nos piden es que la muerte, como ya está sucediendo hoy, se convierta en un asunto de estadística y de administración al que todos debemos acostumbrarnos.
Porque no queremos eso, el próximo miércoles saldremos a la calle; porque no queremos un muchacho más, un hijo nuestro, asesinado, las redes ciudadanas de Morelos están convocando a una unidad nacional ciudadana que debemos mantener viva para romper el miedo y el aislamiento que la incapacidad de ustedes, “señores” políticos, y la crueldad de ustedes, “señores” criminales, nos quieren meter en el cuerpo y en el alma.
Recuerdo, en este sentido, unos versos de Bertolt Brecht cuando el horror del nazismo, es decir, el horror de la instalación del crimen en la vida cotidiana de una nación, se anunciaba: “Un día vinieron por los negros y no dije nada; otro día vinieron por los judíos y no dije nada; un día llegaron por mí (o por un hijo mío) y no tuve nada que decir”. Hoy, después de tantos crímenes soportados, cuando el cuerpo destrozado de mi hijo y de sus amigos ha hecho movilizarse de nuevo a la ciudadanía y a los medios, debemos hablar con nuestros cuerpos, con nuestro caminar, con nuestro grito de indignación para que los versos de Brecht no se hagan una realidad en nuestro país.
Además opino que hay que devolverle la dignidad a esta nación.