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Il Perù tra l’Aids e il Cancro?

Ollanta Humala e Keiko Fujimori (figlia di Alberto Fujimori) andranno al ballottaggio per diventare presidente del Perù 2011-2016 e rilevare l’attuale mandatario Alan Garcia. Il Nobel Mario Vargas Llosa ha definito questa elezione come una scelta tra l’AIDS e il Cancro…quasi a dire, di cosa vuoi morire?

Domanda. Chi scegliereste tra la giovane figlia di un ex-presidente neoliberista e populista dalla marcata vena autoritaria, oggi in carcere per violazioni gravi ai diritti umani e corruzione, e un leader nazionalista (identificato dalla stampa come “di sinistra” ma che non si definisce propriamente tale), ex militare, con un fratello golpista (Antauro Humala) e ideologicamente vicino a Hugo Chavez, il controverso presidente del Venezuela?

Si tratta solo, come spesso sentiamo dire, di capire chi è il “meno peggio” (vedi frase di Vargas Llosa, sconfitto proprio alle presidenziali nel 1990 dal padre di Keiko Fujimori) o esistono altre coordinate?

Mi rivolgo un po’ a tutti ma soprattutto ai peruviani e anche ai cittadini della Comunità Andina in Italia che probabilmente conoscono bene e più di me i personaggi politici che competeranno al ballottaggio delle elezioni presidenziali nel bel Perù tra un paio di mesi.

Con il 70% delle urne scrutinate possiamo già dire che il voto di ieri ha espresso circa il 30% dei consensi per il 48enne Ollanta Humala e il 23% a Keiko Fujimori, figlia trentacinquenne di Alberto Fujimori, un presidente tristemente noto (e da alcuni chiamato a ragione dittatore) per i suoi abusi e la deriva autoritaria in cui spinse il Perù negli anni 90.

Dopo alcuni anni d’esilio in Giappone (Alberto Fujimori ha anche la nazionalità di quel paese) venne arrestato in Cile ed estradato per essere processato nel suo paese ed ora è in prigione. I più maliziosi dicono che la figlia Keiko potrebbe concedergli la grazia una volta eletta come presidentessa.
La Fujimori rappresenta, ad ogni modo, i settori di centro e di destra che sostengono il modello attuale di sviluppo peruviano, definito neoliberale o liberista, quindi è possibile che i voti di tutti gli altri candidati esclusi dal secondo turno convergano su di lei portandola alla vittoria.
Tra questi c’era anche l’ex presidente Alejandro Toledo, il candidato del premio Nobel Mario Vargas Llosa che era favorito fino a due settimane fa ma ha perso progressivamente consensi tra i giovani e le classi popolari in favore rispettivamente di Fujimori e Humala.

Mentre Keiko è sostenuta da una parte dell’elite conservatrice e probabilmente non farà grossi cambiamenti al modello esistente (che comunque ha ridotto la povertà estrema dal 50% al 32% della popolazione in un decennio), Humala parteggia per il riscatto dei settori più poveri della popolazione, che nemmeno intravede i benefici dell’aperturismo economico e del fantomatico sviluppo, attraverso il rafforzamento dello Stato e una politica nazionalista.