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Polizia vs Studenti @Statale_di_Milano

Sgomberi, polizia, spazi sociali, autonomie e studenti: ecco un breve video dello sgombero dell’Ex-Cuem alla Statale di Milano per renderci conto (se non lo visualizzi, clicca qui). Segui qui su twitter. Iniziative da stasera in poi. Mentre anche in Messico, dove la polizia e le autorità in genere non sono certo note per benevolenza e capacità (o volontà) di dialogare, due grossi conflitti, che hanno coinvolto l’università, gli studenti e le autorità della capitale e quelle federali, sono rientrati in maniera abbastanza civile, in Italia il dialogo muore e gli spazi di libertà spariscono. Il conflitto della Universidad Autónoma de la Ciudad de México (UACM), che ha coinvolto la rettrice, i docenti, gli studenti e il sindaco di Città del Messico a più riprese, e quello recente degli studenti superiori che avevano occupato la rettoria dell’ateneo più grande dell’America Latina (la UNAM) hanno avuto soluzioni soddisfacenti per le parti coinvolte (non al 100%, chiaro, ma gli accordi politicamente stanno reggendo o hanno favorito uno sbocco ragionevole). Altri conflitti nazionali sono invece di più difficile risoluzione (per esempio quello sulla riforma educativa e i docenti degli stati più poveri) e non dubito (e non lo auspico chiaramente) che, prima o poi, l’anima dura degli apparati statali si rifarà sentire. Gli esempi qui sopra (e non entro nei dettagli) servono solo a capire che con repressione e testardaggine, a mio modesto parere, non si risolve nulla (e sembra pure una gran banalità, ma credo sia meglio ripeterlo, soprattutto ai detentori di forza, potere, rettorati e ufficialità varie).

Ma torniamo in Italia, a Milano, dove presto tornerò per passare l’estate e dove troverò un’aria, come dire, repressa, e anche un po’ depressa. E se poi troverò anche la polizia in università e, stiamo a posto. Intanto lo spazio della libreria è stato rioccupato dagli studenti (link).

Infine qualche fatto. Riporto da GlobalLa libreria Ex-Cuem esiste da diverso tempo in Università Statale. Uno spazio occupato, lasciato vuoto per tanto tempo e tornato a vivere grazie all’impegno di diversi gruppi di studenti universitari che l’hanno riaperto e reso vivo. L’Ex-Cuem è già stata sgomberata a più riprese e ogni volta il progetto ha ripreso vita nuovamente, a testimonianza di una forza e di un radicamento che evidentemente nessuno può derubricare come marginali. Nel corso del fine settimana nuovamente questo spazio è stato chiuso, ma non solo: ogni struttura presente all’interno è stata divelta, smantellata, distrutta. Lo spazio che era usato e vivo grazie ai collettivi che l’occupavano è stato reso inagibile e vuoto dal Rettore. 

Ex cuem Sgombero

Messico, ormai solo i blog raccontano la narco-guerra

narco_mexico

Tra dicembre e marzo sono 4.250 i morti legati alla criminalità organizzata nel Paese -  - In 12 anni 122 omicidi e 324 aggressioni contro giornalisti. Ora anche i blogger rischiano la vita - Dal settembre 2011 in Messico si sono intensificati gli attacchi ai blog che si occupano di narcotraffico stampa pdf

Lucy è una ragazza messicana. Quando aveva diciassette anni ha deciso di aprire un blog. Era il 2010, nasceva El Blog del Narco. Grazie ai materiali inviati dai lettori e dagli stessi narcotrafficanti il sito racconta la violenza della guerra messicana contro le droghe e ha superato le 25 milioni di visite al mese nel 2012.

Senza mediazioni né censure il sito dà visibilità agli scempi e alla terribile quotidianità del conflitto, pubblicando testimonianze, foto, articoli e video nell’anonimato più assoluto. Il livello di truculenza non ha eguali: decapitazioni, torture, minacce, sicari in azione, vendette in diretta, rastrellamenti dell’esercito e sparatorie tra polizia federale e gangsters sono all’ordine del giorno.

Il Blog del Narco (o Bdn) è solo uno dei narco-blog nati in questi anni. Esistono anche mund0narco.com, tierradelnarco.com o narcotraficoenmexico.blogspot.mx, che insieme costitutiscono un unicum della rete, ancora avvolto dal mistero. Alcuni narco-blog famosi, come Al Rojo vivo o NarcoViolencia.Com, sono durati solo pochi mesi perché aprire pagine nelle reti sociali o siti con contenuti scottanti può costare la vita.

L’esempio più emblematico è stato il brutale assassinio di una blogger nel settembre 2011  Si parlò in quel momento di veri e propri narco-attacchi ai social network e tra i blogger si diffuse la paura. La vittima usava il nickname Nena (bambina/ragazza) de Laredo, e collaborava con dei report anonimi al portale nuevolaredoenvivo.blogspot.mx di Nuevo Laredo, città frontaliera a nord di Monterrey. La pagina diffonde denunce sulla delinquenza locale servendosi di chat tematiche: la sala generale per le denunce, la 1 per allarmi urgenti, la 2 per le situazioni d’insicurezza e la 3 per i furti d’auto.

Il blog è gestito probabilmente da militari, come ricordava il messaggio che i narcos del cartello degli Zetas hanno lasciato sul cadavere della donna: «Io sono la Nena di Laredo, sono qui per i miei reportage e i vostri e, per quelli che non ci credono, mi è successo questo per le mie azioni e per essermi fidata della marina e dell’esercito».

I media tradizionali sono sempre meno disposti a raccontare nei dettagli le trame della narcoguerra e il sistema d’impunità e corruzione che sta sotto. «La democrazia è la vera vittima degli attacchi ai media e ai giornalisti, senza informazione non c’è democrazia», sostiene il reporter messicano Genaro Villamil, e sottolinea che «si tratta di aggressioni da parte del potere politico regionale o della criminalità, in genere legata alla politica».

Il Bdn ha riempito il vuoto mediatico nei momenti più duri del conflitto e continua a farlo, dato che l’emergenza non è finita. Lucy non è il vero nome della sua ideatrice, ma è lo pseudonimo scelto presentarsi al quotidiano inglese The Guardian in un’intervista il 3 aprile scorso. «Vivo nel Nord del Messico, sono giornalista, donna, single, senza figli e amo il mio paese», ha specificato la ragazza che non può rivelare la sua identità, avendo ricevuto minacce di morte dai cartelli.

Lucy e il suo web master, sempre in movimento e in incognito per far perdere le proprie tracce tanto ai narcos come al governo, hanno raccontato tutto in un libro appena uscito negli Usa che s’intitola Morire per la verità: Infiltrati nella violenta guerra contro le droghe in Messico. Nel 2011 due collaboratori del blog furono uccisi e appesi da un cavalcavia con un messaggio: «Sarete i prossimi, Bdn».

«Quando ho finito il libro», dichiarato Lucy, «ho potuto respirare. Avevo paura di morire prima, ma ora è qui su carta come testamento di cosa abbiamo sofferto in Messico in questi anni di guerra», ha rivelato. L’offensiva militare lanciata dal Presidente Felipe Calderón all’inizio del suo mandato nel dicembre 2006 e la reazione dei narcos hanno fatto oltre 80mila morti e 27mila desaparecidos in sei anni.

Nei primi cento giorni del neoeletto presidente Enrique Peña l’agenda politica e mediatica è stata dominata dalle riforme strutturali e dal patto di governo tra i partiti principali, ma la strategia militare e i livelli di violenza restano punti preoccupanti: 4250 morti legati alla criminalità organizzata nei primi 4 mesi (dicembre 2012-marzo 2013) sono una cifra altissima, seppur in calo rispetto ai periodi precedenti.

Il Presidente è stato prudente nelle sue uscite ufficiali, evitando le altisonanti dichiarazioni di guerra cui era solito il suo predecessore e che servivano solo a gettare legna al fuoco. Un tasso di omicidi più che raddoppiato in sei anni (da 10 a 25 ogni 100mila abitanti), il progressivo sfaldamento del tessuto sociale e la perdita di controllo da parte dello Stato in ampie zone del Nord del paese sono lì a dimostrarlo.

Peña ha contato sull’aiuto delle principali emittenti televisive, TeleVisa e Tv Azteca, in genere poco propense alla critica e alla ricerca della verità. Anche i piccoli giornali locali sono costantemente sotto la minaccia dei narcotrafficanti per cui sono sempre meno le voci non ancora silenziate.

La copertura mediatica della violenza nel paese è scesa del 50% nel 2013 e le parole «cartello» e «criminalità organizzata» sono quasi sparite dalle cronache, secondo uno studio dell’Osservatorio sui processi di comunicazione pubblica della violenza citato da The Guardian.

Per il periodo 2000-2012, la Article 19, una Ong che difende la libertà d’espressione, riporta 122 omicidi, 138 minacce e 324 aggressioni contro giornalisti in Messico, un paese che negli ultimi anni è stato ai primi posti nella classifica della pericolosità nell’esercizio di questa professione in compagnia di Iraq, Pakistan, Libia, Somalia e Siria. Nel primo trimestre del 2013, dopo il cambio di governo, sono state denunciate 51 aggressioni, 12 in più dello stesso periodo del 2012.

La guerra non è finita e, per ora, nemmeno s’intravede la luce in fondo al tunnel. Il Blog del Narco e il lavoro di Lucy continueranno a ricordarcelo.

Twitter @FabrizioLorusso

Leggi il resto: 
http://www.linkiesta.it/narcotraffico-naracoblog-messico#ixzz2SAVXHNet

Film sul caso Aldrovandi gratis on line: E’ stato morto un ragazzo

“E’ stato morto un ragazzo”  – Guarda il film gratis on line – Gli autori del film dedicato al caso di Federico Aldrovandi, Filippo Vendemmiati e Marino Cancellari, hanno deciso di renderlo disponibile gratis on line.

Articolo sui fatti di settimana scorsa e la provocazione del sindicato di polizia COISP contro la memoria a Ferrara.

In questi giorni, dopo la vicenda del presidio organizzato dal Coisp e la risposta degli amici di Federico Aldrovandi in una manifestazione di protesta e di solidarietà molti ci chiedono come poter vedere il film dedicato al caso di Federico “E’ stato morto un ragazzo” di Filippo Vendemmiati e Marino Cancellari, già vincitore del David di Donatello 2011. Gli autori hanno deciso di renderlo disponibile on line.

Al contempo l’associazione Articolo 21 rinnova la richiesta alle televisioni nazionali di ritrasmettere il film dedicando una serata ai casi oscurati e ancora irrisolti di abuso di potere. Ricordiamo che il film fu trasmesso da Rai3 nel maggio del 2011, ottenendo per altro alti indici di ascolto, nonostante un giorno e un orario poco favorevoli, sabato dopo la mezzanotte. L’anno scorso, all’indomani della sentenza definitiva della cassazione, “E’ stato morto un ragazzo” andò in onda su Rai News diviso in due parti.

Da alcuni giorni è disponibile su Internet anche la mostra fotografica di Claudia Guido ‘Licenza di Tortura’, patrocinata da Articolo 21 e presentata per la prima volta al Festival Internazionale di Ferrara nell’ottobre dell’anno scorso. La mostra ritrae i volti di sopravvissuti e dei famigliari delle vittime (20 ritratti, 11 casi) e ci ricorda che i reati di tortura hanno colpito persone normali e potrebbero accadere a chiunque.  Da sito Rai.

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Polizia ancora contro Aldro

Aldro

Provocazioni. Poliziotti in piazza a manifestare. Una madre di fronte a loro con coraggio, e con la foto del figlio diciottenne massacrato, steso all’obitorio, insanguinato.

Siamo a Ferrara, fuori dal Comune non c’è pace. Ma c’è un paese civile (?). Poi arriva un sindaco che cerca di fare da paciere e parla di provocazioni da parte dei manifestanti-poliziotti. Perché? Il COISP, sindacato di polizia, scende in piazza proprio sotto l’ufficio in cui lavora Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, il giovane ucciso  da 4 poliziotti a Bologna la notte del 25 settembre 2005. Fondamentalmente il gruppo protesta perché alcuni colleghi sono stati condannati dopo aver picchiato e soffocato il ragazzo.

Perché insultare anche la memoria? Perché ancora, anche dopo aver ricevuto una sentenza tutto sommato lieve? Il sindaco Tagliani, per evitare problemi, chiede di spostarsi di qualche metro ai manifestanti che erano comunque stati autorizzati a realizzare quella protesta. Maccari del COISP si oppone e poi l’europarlamentare PDL (FLI) Potito Salatto dice al Sindaco che è un maleducato dopo che questo gli ha ribadito che la protesta è una provocazione bella e buona.

I poliziotti si trovavano lì per un congresso indetto contro la carcerazione dei loro 4 colleghi, condannati per omicidio colposo in seguito alla conferma della sentenza definitiva. La condanna è stata di 3 anni e mezzo, ma grazie all’indulto hanno preso sei mesi.

Una provocazione? Perché a volte la polizia si dedica a depistare indagini, come è risultato da altre condanne su questo caso? Quelli del COISP (alcuni membri del sindacato) sono gli stessi che tre anni fa, in Veneto, sostennero e aiutarono a stilare la lista degli scrittori da “mettere al rogo” (vedi breve documentario sul caso Rogo di Libri) di cui si servirono alcuni funzionari locali per farsi pubblicità come “buoni censori” e magari mettersi in mostra con i capi di PDL e Lega Nord che da Roma li guardavano. Un altro atto che non saprei come definire, anzi sì. Autoritario? Repressivo? Fascista?

Sono germi di una cultura durissima a morire, mai spenta, che si rinnova nelle menti, nelle azioni, nella pubblica amministrazione e nei gangli vitali dei paesi stanchi. Una cultura che si rafforza in rigurgiti corporativisti e incivili. Abbiamo assistito tutti alle beffe “Diaz” e  ”G8 di Genova”. La storia continua, ma fa vari passi indietro in certi angoli sfortunati del mondo. Immagino e sento la beffa, il dolore di Patrizia, in piazza da sola con la foto e il ricordo del figlio. Da lontano provo a stare con lei.

Il commento di estense.com (vedi anche link all’articolo di cronaca e ai video): Non ci sono parole. Non ci sono parole perché, nel corso di quella che era presentata come una manifestazione pacifica di un sindacato di polizia, un sindaco si è sentito dire di andarsene dalla sua piazza e una madre è stata costretta a mostrare la foto del figlio morto per colpa di coloro in solidarietà ai quali era stata indetta una manifestazione. 

Ecco il comunicato di Comitato “verità e giustizia per Aldro”Bologna.

Stamattina c’è stata l’ennesima e ancora più grave provocazione contro la mamma di Federico.

Un manipolo di poliziotti facenti capo al Coisp hanno svolto una manifestazione in difesa dei quattroresponsabili della morte di Aldro e per questo condannati a espiare il residuo di pena (sei mesi) in carcere.La cosa è ancora più grave di quanto si possa immaginare, perché la manifestazione si è svolta sotto le finestre dell’ufficio comunale dove, come tutti sanno, Patrizia Moretti lavora.

Le intimidazioni che le varie iniziative svolte da questo sindacatucolo di polizia hanno assunto un chiaro intento provocatorio, nella città di Ferrara e nella dignità di ogni persona sensibile a quanto accaduto, l’uccisione di Federico Aldrovandi, ed hanno raggiunto un livello di guardia che deve immediatamente cessare. Ancor più se l’oggetto di tali intimidazioni sono Patrizia, Lino e Stefano Aldrovandi.

E’ nostra ferma intenzione organizzare al più presto, una forte e risoluta risposta  a questa sbirraglia, incapace di accettare o semplicemente capire che la blanda condanna inflitta ai quattro agenti responsabili della morte di Federico è poca cosa e se sentenza c’è stata loro devono essere i primi a rispettarla.

Infine permettetemi solo una piccola nota da Wikipedia da rileggere. Il caso Aldrovandi è la vicenda giudiziaria e di cronaca che ruota intorno all’assassinio dello studente ferrarese diciottenne Federico Aldrovandi. Il 6 luglio 2009 quattro poliziotti vengono condannati in primo grado a 3 anni e 6 mesi di reclusione, per “eccesso colposo in omicidio colposo“. Il 21 giugno 2012, dopo l’iter giudiziario, la corte di cassazione ha confermato la condanna.

Mi son bloccato qua: Eccesso colposo in omicidio colposo.

@FabrizioLorusso

Mexican Repression (Pics)

Presento qui la galleria di foto scattate da P. B. il 1 dicembre 2012, data dell’insediamento del nuovo presidente del Messico, Enrique Peña Nieto, del PRI (Partido Revolucionario Institucional), che è stato contestato sin dal mattino dai movimenti studenteschi e popolari “contro l’imposizione”. Oltre sette ore di scontri hanno scosso il centro di Città del Messico, occupato militarmente da diversi giorni, in una giornata campale (92 detenuti di cui 11 minorenni - link - 105 feriti di cui 29 ospedale e uno in coma farmacologico). Per una cronaca dettagliata delle manifestazioni e delle repressioni, rimando a un articolo di Andrea Spotti su MilanoX “Plaza Tahir, México”. A questo link i video. Clicca su una foto per vedere lo slide show. Twitter FL

04 Mexico 1 dic

Giustizia per Aldro. L’appello

Il 21 giugno 2012 la Cassazione si è espressa in modo definitivo sul caso di Federico Aldrovandi, il diciottenne ucciso durante un controllo di Polizia all’alba del 25 settembre del 2005 a Ferrara. La Corte ha confermato la condanna dei quattro poliziotti per eccesso colposo in omicidio colposo riprendendo così le sentenze di primo e secondo grado.

Alla luce della sentenza, chiediamo:

- che i quattro poliziotti, condannati ora in via definitiva, vengano estromessi dalla Polizia di Stato, poiché evidentemente non in possesso dell’equilibrio e della particolare perizia necessari per fare parte di questo corpo;

- che venga stabilito in maniera inequivocabile che le persone condannate in via definitiva, anche per pene inferiori ai 4 anni, siano allontanate dalle Forze dell’Ordine, modificando ove necessario le leggi e i regolamenti attualmente in vigore;

- che siano stabilite, per legge, modalità di riconoscimento certe degli appartenenti alle Forze dell’Ordine, con un numero identificativo sulla divisa e sui caschi o con qualsivoglia altra modalità adeguata allo scopo;

- che venga riconosciuto anche in Italia il reato di tortura – così come definita universalmente e identificata dalle Nazioni Unite in termini di diritto internazionale – applicando la Convenzione delle Nazioni Unite del 1984 contro la tortura e le altre pene o trattamenti inumani, crudeli o degradanti, ratificata dall’Italia nel 1988.

Per firmare clicca qui
Per conoscere i nomi dei primi firmatari continua a leggere.

Primi firmatari:

Patrizia Moretti
Lino Aldrovandi
Stefano Aldrovandi
Comitato Verità per Aldro

Simone Alberti, account
Stefania Andreotti, giornalista
Checchino Antonini, giornalista
Alice Balboni, disoccupata
Paolo Beni, presidente ARCI
Rudra Bianzino
Gianni Biondillo, scrittore
Andrea Boldrini, operaio
Irene Bregola, ricercatrice e consigliera comunale Ferrara
Dean Buletti, giornalista
Paolo Burini, pizzaiolo
Stefano Calderoni, assessore provinciale Ferrara
Gigi Cattani, pensionato
Emanuela Cavicchi, insegnante
Franco Corleone, garante dei detenuti Firenze
Stefano Corradino, direttore Articolo 21
Elisa Corridoni, pubblicitaria
Ilaria Cucchi
Erri De Luca, scrittore
Girolamo De Michele, scrittore
Barbara Diolaiti, insegnante
Italo Di Sabato, Osservatorio sulla repressione
Nicoletta Dosio, movimento No Tav
Robert Elliot, Associazione Cittadini del Mondo Ferrara
Valerio Evangelisti, scrittore
Paolo Ferrero, segretario nazionale PRC
Domenica Ferrulli
Leonardo Fiorentini, webmaster
Don Andrea Gallo
Haidi Giuliani
Giuliano Giuliani
Sergio Golinelli, insegnante
Luca Greco, sindacalista
Salvatore Greco, impiegato
Lorenzo Guadagnucci, giornalista
Claudia Guido, fotografa
Cinzia Gubbini, giornalista
Giuliano Guietti, segretario CGIL Ferrara
Luisa Lampronti, educatrice
Carla Leni, educatrice
Loredana Lipperini, giornalista e scrittrice
Piero Maestri, portavoce SC
Giuliana Maggiano, insegnante
Luigi Manconi, presidente A Buon Diritto
Valerio Mastandrea, attore
Matilde Morselli, fotografa
Alice Orlandi, operaia
Laura Orteschi, impiegata
Matteo Parmeggiani, precario
Monica Pepe, giornalista
Walter Peruzzi, “Guerre e Pace”
Carola Peverati, Associazione Cittadini del Mondo Ferrara
Pietro Pinna, ricercatore
Stefano Rossi
Paolo Scaroni
Fiamma Schiavi, impiegata
Vauro Senesi, vignettista
Lucia Uva
Filippo Vendemmiati, giornalista
Wu Ming, scrittori
Roberto Zanetti, operatore socio-sanitario
Marcella Zappaterra, presidente Provincia di Ferrara

Video Appello Urgente Genova10x100

Post: Genova G8 2001, non è finita…. Nasce la campagna 10×100 per la liberazione dei compagni e della compagne accusate di devastazione e saccheggio per i fatti del G8 di Genova 2001. Firma l’appello. 
http://www.10×100.it/?page_id=19