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Mario e gli altri: criminalizzazione della protesta sociale a Città del Messico

mario libre[di Andrea Spotti da Carmilla] A poco più di tre mesi dalla sua detenzione Mario Gonzalez è stato condannato. Lo studente anarchico, detenuto a margine del corteo contro la riforma educativa e in memoria della strage del ’68 in Piazza Tlatelolco dello scorso 2 ottobre, è stato ritenuto colpevole del reato di “Attacco alla Pace Pubblica” dalla giudice Marcela Arrieta, che lo ha sentenziato alla pena di 5 anni e 9 mesi da scontare nel carcere di Santa Martha Acatitla, sito nella zona sudorientale della capitale messicana. La sua vicenda, attorno alla quale è cresciuto in questi mesi un movimento di solidarietà dentro e fuori i confini nazionali, è indicativa del clima repressivo che si vive a Città del Messico dall’insediamento del sindaco Miguel Angel Mancera a questa parte.

In sintonia con il presidente Enrique Peña Nieto, che sin dall’inizio del suo mandato, cominciato nel dicembre 2012, ha dovuto far fronte alle proteste popolari, il governatore di centrosinistra sta portando avanti una governance autoritaria che ha ridotto drasticamente gli spazi di agibilità politica per i movimenti sociali nella capitale. Questi, infatti, sono sottoposti a una vera e propria persecuzione poliziesca e giudiziaria, la quale, secondo quanto denunciano varie organizzazioni per la difesa dei diritti umani, rischia di mettere in discussione le stesse libertà costituzionali.

Arrestato su un autobus pubblico mentre si recava al corteo insieme ad altri otto compagni, Mario rappresenta un classico caso in cui le autorità si occupano di costruire il colpevole a tavolino. Quello dei giovani in questione, in altri termini, è stato un arresto preventivo fatto con lo scopo di fornire un capro espiatorio all’opinione pubblica alla fine dell’ennesima manifestazione terminata in disordini e duramente repressa dalla polizia locale che, per l’occasione, era guidata personalmente dal primo cittadino.

Noti all’autorità per la loro partecipazione alle lotte in difesa della scuola pubblica e per il loro attivismo all’interno di organizzazioni studentesche d’ispirazione anarchica, i fermati si prestavano perfettamente ad essere usati per svolgere il ruolo dei “violenti di turno”. Il contesto è quello di una massiccia campagna di criminalizzazione delle componenti più radicali dei movimenti messicani, dai professori della CNTE (Coordinadora Nacional Trabajadores de la Educación) al Bloque Negro, orchestrata ad arte da governo locale e media mainstream, e orientata a creare un clima di tensione intorno alle mobilitazioni contro le riforme strutturali che hanno animato la città durante tutto l’autunno.

manceraDello studente ventitreenne e della sua odissea giudiziaria si era occupato Fabrizio Lorusso un paio di mesi or sono, documentando il drammatico sciopero della fame che stava portando avanti per chiedere la propria liberazione. Grazie a questa forma di lotta, Mario è riuscito a rompere la cappa di silenzio e indifferenza che aleggiava sulla sua ingiusta detenzione. Tuttavia, dopo 56 giorni senza ingerire alimenti, è stato costretto a interrompere il digiuno a causa del drastico deterioramento delle sue condizioni di salute che minacciava di mettere a repentaglio la sua stessa sopravvivenza. Dal 22 novembre è ricoverato nell’ospedale Torre Medica, da dove verrà trasferito a Santa Marta (uno dei penitenziari più violenti della città) appena recuperate le forze.

A questo proposito, durante la conferenza stampa del 15 gennaio scorso, Raquel Ramirez, appartenente alla squadra di medici del movimento della Sexta zapatista che segue il caso, ha denunciato la scarsa qualità dell’attenzione clinica prestata a Mario da parte del personale medico dell’ospedale. Quest’ultimo, oltre a violare costantemente il diritto all’informazione del paziente e dei suoi familiari, omettendo di comunicare i risultati delle analisi cui viene sottoposto, pare infatti più intenzionato a farlo aumentare di peso per inviarlo il prima possibile dietro alle sbarre, che a fornigli un’alimentazione adeguata alla sua condizione. Il risultato di questa scelta nutrizionale è che la massa grassa nel corpo di Mario cresce molto di più di quella muscolare, il che, lungi dal rappresentare il percorso corretto per recuperare il peso-forma del giovane, potrebbe complicare ulteriormente il funzionamento del suo metabolismo, già colpito da una pancreatite acuta e reso vulnerabile dall’abbassamento delle difese immunitarie provocato dallo sciopero della fame.

Se l’arresto è avvenuto in violazione di ogni garanzia (gli imputati hanno dichiarato di essere stati per ore vittime delle torture fisiche e psicologiche praticate dagli agenti, prima di essere presentati al pubblilco ministero), il processo ha avuto poco a che fare con i crismi stabiliti dal cosidetto stato di diritto, come denunciato dai legali di Mario, Guillermo Naranjo e Lizbeth Lugo, della de la Liga de Abogados Primero de Diciembre. Dal loro punto di vista, il percorso processuale è stato caratterizzato da molte “anomalie e irregolarità”, oltre ad essere stato viziato ab origine dalla volontà politica di dare un castigo esemplare a Mario al di là della sua effettiva responsabilità.

In effetti, l’intero castello accusatorio si basa esclusivamente sulle contraddittorie testimonianze dei poliziotti che hanno effettuato gli arresti i quali, dopo aver inizialmente dichiarato di essere stati testimoni oculari dei danneggiamenti provocati dal presunto lancio di artefatti esplosivi da parte degli imputati, hanno poi cambiato versione, sostenendo invece di essere giunti sul posto solo dopo aver ricevuto la chiamata di un automobilista, di cui si sono in seguito perse le tracce. Anche la criminalizzazione mediatica, inoltre, ha inciso nel processo. Tanto che tra gli elementi citati per giustificare la “pericolosità sociale” di Mario, e dunque la necessità della sua detenzione preventiva, si trovano anche alcuni servizi giornalistici di TvAzteca e MilenioTv. Insomma, dal punto di vista della difesa, l’unica cosa che il processo è riuscito a dimostrare è l’estraneità di Mario e gli altri processati ai reati di cui li si accusa.

no-a-la-criminalizacion-de-la-protesta-socialNonostante non abbia rappresentato una sorpresa per il giovane avvocato, la sentenza è “assurda e contraddittoria”, dal momento che condanna l’imputato per un reato che implica l’aver provocato danni a cose o persone senza però riuscire a dimostrare che i presunti vandalismi abbiano effettivamente avuto luogo e che, proprio per questo, è costretta ad assolvere Mario dall’obbligo di risarcimento dei danneggiamenti provocati (al contrario di quanto abitualmente accade in situazioni del genere). Ma non solo. La sentenza è anche “indignante” e “contraria al diritto”; poiché si accanisce nei confronti dello studente castigandolo con una pena decisamente eccessiva, se si considera che si tratta di un reato non grave e della sua prima condanna.

Questo accanimento, d’altra parte, si giustifica con l’intenzione – tutta politica – della giudice di impedire la richiesta di pene alternative e imporre la detenzione carceraria come unica opzione possibile. Contro questa prospettiva, i legali di Mario presenteranno appello, anche se non si dichiarano fiduciosi nell’autonomia del Tribunale Supremo di Giustizia del Distretto Federale (TSJDF), il quale ha dimostrato di subordinare la sua azione agli interessi politici del capo del governo della capitale.

Quello di Mario, purtroppo, non è un caso isolato. Altre condanne a 5 anni e nove mesi per il reato di Attacco alla Pace Pubblica (frutto di processi altrettanto discutibili secondo gli avvocati difensori) si sono abbattute sul fotografo indipendente Josè Alejandro Bautista, arrestato da un gruppo di agenti in borghese mentre documentava la mobilitazione del 2 ottobre; e su Rigel Barrueta, fermato invece durante il #1Dmx. A questi verdetti, bisogna poi aggiungere i quasi tre anni più multa appioppati agli studenti Gonzalo Amozurrutia, Pavel Noriega e Juan Velàzquez, detenuti all’interno di una stazione della metro, a conclusione della giornata di mobilitazione del #1S. Sono in attesa di giudizio, infine, circa trenta imputati con storie simili (alcuni dei quali si trovano in stato di privazione della libertà) che a breve dovrebbero ricevere la sentenza per gli stessi capi d’accusa e per i quali, stando le cose in questi termini, è difficile essere ottimisti.

Al di là della questione giudiziaria, è l’insieme della strategia di governo dell’amministrazione Mancera a preoccupare movimenti sociali e organizzazioni per la difesa dei diritti umani (tra gli altri, l’Associazione Nazionale Avvocati Democratici, Article 19, Limeddhh e Centro Prodh). In rotta con la tradizione progressista della città, il suo governo sta nei fatti lavorando alla normalizzazione dell’anomalia rappresentata dalla capitale – storicamente posizionata all’opposizione rispetto al governo centrale – per inibire la possibilità stessa della protesta, nel pieno della stagione delle (contro)riforme strutturali lanciata dal presidente Peña Nieto, il cui stampo liberista ha prodotto e produce mobilitazioni che hanno finito spesso per invadere le strade della metropoli, principale punto di visibilità delle lotte nel paese.

L’atteggiamento aggressivo e provocatorio messo in campo dalle forze dell’ordine locali durante i cortei (che quasi sempre finiscono con numerosi feriti e arresti indiscriminati); oltre che la scelta di bloccare il libero accesso delle manifestazioni a Plaza de la Constituciòn, cuore pulsante della città, trasformata nel giro di un solo anno in un recinto invalicabile per i movimenti, sono esempi concreti del radicale cambiamento nella gestione del conflitto operato dall’amministrazione di Mancera.

A questa svolta nella gestione della piazza, corrispondono le trasformazioni legislative messe in essere dal parlamento locale, come il Protocollo di Controllo delle Moltitudini, approvato in seguiro agli scontri di piazza del primo dicembre 2012, e la recente riforma del codice penale della capitale, i quali aumentano le pene per i reati legati a manifestazioni e proteste, allargando i margini legali per l’intervento repressivo da parte delle forze di polizia.

Vanno segnalate, infine, due leggi che si propongono di regolare lo svolgimento delle manifestazioni a Città del Messico, proposte da un deputato del partito di destra, il PAN (Partido Acciòn Nacional), e dallo stesso capo del governo cittadino, con l’obiettivo generale di imporre dei limiti alla possibilità di organizzare mobilitazioni nella capitale del paese. Si va dalla messa al bando dei blocchi stradali, alla proibizione di manifestare in zone specifiche della città, come il centro storico e le principali arterie cittadine, dal divieto di svolgere iniziative prima delle 11 e dopo le 18 a quello di organizzare proteste contro leggi già votate dal parlamento, per fare solo qualche esempio.

Questa situazione, con la quale si sta cercando di sancire a livello legale quanto imposto di fatto nel corso degli ultimi mesi a suon di manganellate, lacrimogeni lanciati ad altezza uomo, denunce e sentenze esemplari, non promette nulla di buono per il futuro della democrazia e della partecipazione a Città del Messico e nel resto del paese, poiché rischia di mettere in discussione l’esercizio di diritti fondamentali quali quello all’opinione e alla manifestazione del dissenso da parte della cittadinanza.

#MarioLibre: 54 giorni di sciopero della fame in Messico

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Da 52 giorni lo studente e attivista ventitreenne Jorge Mario González García sta facendo uno sciopero della fame nel penitenziario oriente di Città del Messico e le sue condizioni di salute stanno diventando drammatiche. Mario è stato catturato dalla polizia della capitale messicana loscorso due ottobre. Quel giorno ci sono stati oltre 100 arresti, in maggioranza arbitrari, e forti scontri tra i manifestanti e la polizia in diverse zone della città durante la manifestazione commemorativa della strage di stato del 2 ottobre del ’68 in Piazza Tlatelolco. Mario è sotto processo per “attacchi alla pace pubblica” che sarebbero stati provocati durante la manifestazione del #2OctMX. Si tratta di una fattispecie giuridica piuttosto generica che si presta a interpretazioni e manipolazioni e in cui può rientrare una varietà di comportamenti: infatti, viene usata comunemente da parte delle autorità per arrestare le persone che partecipano alle manifestazioni di piazza e i dissidenti politici senza badare troppo alla forma e al rispetto dei diritti. Mario è stato arrestato insieme ad altri dieci compagni dalla polizia della capitale nel pomeriggio del 2 ottobre, prima che cominciasse la manifestazione, quando il gruppo si trovava su un bus. E’ stato sicuramente un arresto preventivo, al di fuori di qualunque idea di “stato di diritto”.

In una retata della polizia, i ragazzi sono stati catturati e identificati e poi sottomessi a vessazioni e torture. Sono stati picchiati e aggrediti anche con scariche di pistole elettriche, nonostante non abbiano opposto resistenza all’arresto. Più tardi, solo varie ore dopo, Mario è stato presentato in questura ed è stato messo a conoscenza delle accuse contro di lui. Mario è perseguitato dalle autorità ormai da tempo perché è anarchico e ha preso parte a vari movimenti e atti di contestazione in passato: ha partecipato alla riforma dei piani di studio delle scuole superiori CCH (Colegios Ciencias y Humanidades) dipendenti dalla UNAM (Universidad Nacional Autónoma de México), al movimento studentesco che negli ultimi anni s’è inimicato le autorità universitarie e ha ricevuto una denuncia, poi lasciata cadere perché era stata fabbricata, per aver presumibilmente danneggiato un negozio nel contesto di una manifestazione studentesca. Ha anche partecipato nel 2013 all’occupazione del rettorato della UNAM che ha scatenato un conflitto tra l’università e gli studenti delle scuole secondarie, anche se alla fine tutte le “questioni” legate alla sua militanze sono state risolte a livello giudiziario senza ulteriori problemi.

L’8 ottobre scorso, dopo il pagamento di una cauzione, tutti i prigionieri del 2 ottobre sono usciti. Anche Mario ha messo piede fuori dal penitenziario, ma è arrivata subito la beffa: appena uscito dal Reclusorio Oriente è stato di nuovo arrestato perché considerato “socialmente pericoloso”. Da allora ha cominciato uno sciopero della fame che ha deciso di mantenere fino alle ultime conseguenze. Nel frattempo le autorità e una parte dei mass media hanno declassato la protesta a un semplice “digiuno” per sminuirne la portata.

La cattura e l’imprigionamento di Mario González, come lui stesso ha scritto in un comunicato apparso il 27 novembre sul blog del suo comitato di sostegno, sono “delle cose assurde”, delle “enormi menzogne”, visto che le autorità “si rifiutano di riconoscere ciò che è ovvio: che questa non è altro che una vendetta politica”. Inoltre, denuncia González, ex alunno della scuola superiore CCH Naucalpan: “Qui e anche nel reclusorio sono stato costantemente torchiato per iniziare a mangiare, ma ho potuto continuare lo sciopero della fame comunque”. Con questa protesta Mario cerca di uscire di prigione e di affrontare in libertà il suo processo.

Nell’udienza del 26 novembre il giudice Marcel Ángeles Arrieta non ha risolto la sua situazione giuridica come ci si aspettava dato che non ha concesso all’imputato la libertà e ha rimandato la decisione al 10 dicembre anche se per quella data lo stato fisico del prigioniero potrebbe risultare compromesso permanentemente. Inoltre la giudice considera che Mario ha un profilo di “alta pericolosità sociale” per cui, malgrado i capi d’accusa siano per crimini “non gravi”, deve restare in carcere.

Mario libre 1Il difensore di Mario, l’avvocato dell’associazione Liga Primero de DiciembreGuillermo Naranjo, ha sottolineato come durante l’udienza non si siano potute presentare le prove in difesa di Mario, non si è arrivati a nessuna conclusione e meno a una sentenza perché i poliziotti chiamati dal PM che avrebbero dovuto testimoniare contro lo studente non si sono presentati, pur essendo stati avvisati per tempo. “Nessun poliziotto si vuol prendere la responsabilità di farlo condannare. Lui semplicemente si trovava dove sono successi i fatti, lì dicono che c’erano varie persone e in seguito ricompare in questura col PM che gli appioppa accuse e responsabilità”, ha spiegato Naranjo.

Il principio della presunzione d’innocenza è stato accantonato e neutralizzato a favore di una non dimostrata “pericolosità” del prigioniero, e questo rappresenta un retrocesso evidente nella difesa dei diritti umani nel paese, soprattutto perché non ci sono elementi chiari nell’accusa e meno ce ne sono per poterlo condannare e rinchiudere. Pertanto lo stesso avvocato sospetta che il processo si stia allungando oltremodo perché Mario starebbe “sfidando” l’autorità con il suo sciopero della fame.

Naranjo spiega in questo modo la situazione: “Purtroppo, e questo prova che c’è una linea da seguire, il magistrato ha fissato una nuova udienza per il 10 dicembre, dimenticando che Mario è immerso in un processo sommario e che la data doveva essere fissata nei cinque giorni successivi per poter essere posticipata, nonostante lei sapesse che Mario sita facendo lo sciopero della fame. Se non si presentano di nuovo, i poliziotti dovranno pagare una multa, ma a noi non interessa questo, ci interessa che si porti a termine l’udienza. Che bisogno c’è di spostare due volte l’udienza di qualcuno che è accusato di un delitto sommario, non grave, perché i poliziotti non sono venuti? Sarà che non possono sostenere quanto dicono?”.

Il 27 novembre in conferenza stampa la madre di Mario González, Patricia García Catalán, ha rilasciato alcune dichiarazioni contundenti sulla battaglia di suo figlio: “La mia posizione di fronte alla decisione di mio figlio di portare avanti uno sciopero della fame è di rispetto e solidarietà totali, mio figlio è un uomo molto cosciente e autocritico. E’ un militante sociale, una persona con ideali, con progetti e davvero penso che dal momento del suo arresto, che è stato arbitrario, hanno provato a generare in lui indignazione. Perché trattarlo così se lui non fa male né colpisce nessuno? Quel che ha fatto è semplicemente alzare la voce e dire ‘adesso basta’”.

Tanto Patricia García come suo figlio hanno detto che la giudice María de los Ángeles Arrieta, responsabile del caso, ha sostenuto che per dargli la libertà sarebbero dovuti arrivare degli ordini “dall’alto”. Pertanto la famiglia di Mario, le reti social, la stampa indipendente e i cittadini si stanno mobilitando affinché “dall’alto” si proceda a rispettare i diritti umani e si correggano gli errori (probabilmente in mala fede) del sistema penale, della polizia e della sua famigerata macchina giudiziaria: la “fabbrica dei colpevoli”.

Mario libre 3Isabel Varela, una professoressa che ha dato lezioni a Mario, ha attribuito la responsabilità di questi abusi a “Miguel Ángel Mancera, sindaco di Città del Messico; a José Narro Robles, rettore della UNAM, perché cinque giorni prima del suo arresto lo aveva minacciato tramite un documento presentato dall’avvocato generale dell’università; al procuratore di giustizia della capitale per non fare il suo lavoro come deve; alla Commissione dei Diritti Umani della capitale che ha fatto finta di niente e che nulla ha fatto per Mario; alle giudici Celia Marín Sasaki e Marcela Ángeles Arrieta e al direttore del Reclusorio Oriente, Ermilio Velázquez, che ha contribuito alla tortura più grande ai danni di Mario”.

Effettivamente lo scorso 22 novembre lo studente è stato trasferito, contro la sua volontà, dal carcere all’ospedale del quartiere di Tepepan e lì i dottori hanno cercato di farlo mangiare con la forza. Mario, invece, ha resistito, continua con la sua protesta e non ha accettato l’alimentazione artificiale. Il medico dell’attivista, Sebastián Ponce, ha descritto così le sue condizioni a 50 giorni dall’inizio dello sciopero della fame: “Mario González è debilitato fisicamente, con una pressione arteriale bassa, dolori di stomaco e nausea; diminuzione drastica del peso e sensazione di freddo per la perdita di grasso e massa muscolare; ha perso 15 kg e se continua così nei prossimi giorni presenterà un danno epatico, renale e circolatorio, il che potrebbe compromettere il suo stato emodinamico e quindi la sua vita”.

Su YouTube si sta diffondendo un video intitolato ¡Mario libre! Súmate a la exigencia per  “esigere la libertà di Mario González, che è stato arrestato arbitrariamente sul trasporto pubblico il #2octMX”. Si moltiplicano anche le iniziative per le strade e i picchetti di protesta, mentre su Twitter l’hashtag #MarioLibre è il riferimento per informarsi e diffondere iniziative su questo caso che sta diventando un banco di prova e una spina nel fianco per il sistema di giustizia e per lo stesso sindaco di Città del Messico, Miguel Ángel Mancera. Blog di Mario:http://solidaridadmariogonzalez.wordpress.com/

Altri articoli in italiano: Andrea Spotti su PopOff.Globalist & Radio Onda D’Urto

Video e aggiornamenti: i maestri contro la reforma educativa in Messico


cnte dfVenerdí 21 settembre quasi tutti i giornali e le TV in Messico hanno cominciato a celebrare con dei bei titoloni la fine del conflitto tra gli insegnanti e il governo di Peña Nieto. Si tratta di una battaglia combattuta a suon di occupazioni, manifestazioni e repressioni violente della polizia, una resistenza che da oltre un mese tiene in scacco le autorità nazionali e quelle della capitale messicana. I mezzi di comunicazione, che dall’inizio della protesta hanno mantenuto un quasi totale allineamento con la propaganda ufficiale, sostenevano che era stato raggiunto un accordo tra gli insegnanti della Coordinadora Nacional Trabajadores de la Educacion, la CNTE, e il ministero degli interni, dopo la due giorni di sciopero nazionale e proteste realizzate dai professori il 18-19 settembre. Anche gli studenti hanno espresso solidarietà ai docenti in lotta e hanno occupato facoltà e scuole nelle giornate di mercoledì e giovedì scorso, nonostante alcune spaccature interne nel corpo studentesco e la pressione dei rettorati e delle direzioni di facoltà, particolarmente forti nel principale ateneo nazionale, la Universidad Nacional Autonoma de Mexico (link notizia in italiano).

In realtà tra governo e manifestanti c’era solo un accordo preliminare su 5 punti che, una volta approvato dalla dirigenza e dai funzionari del governo, doveva ancora essere sottoposto alle basi. Queste lo hanno bocciato tra venerdì sera e sabato mattina, per cui il conflitto non è finito, ma i media hanno sancito il suo accantonamento, la sua scomparsa dalle cronache e dagli interessi collettivi.

La tragedia umanitaria e le decine di vittime causate in tutto il paese dagli uragani e le tempeste tropicali degli ultimi giorni, come sempre aggravate dall’incuria dell’uomo, dalle miserabili infrastrutture abitative e dai ritardi della protezione civile, è passata in primo piano e il conflitto a Città del Messico e in oltre 20 stati del paese è stato annullato da qualche prima pagina tendenziosa che ne decretava la fine prematura. La lotta dei docenti per far sentire la propria voce e le proprie ragioni va anche contro questo sforzo unitario di stampa e governo nel soffocarle, nel non spiegarle, e nel ridurle a una protesta di alcuni facinorosi e pigri. Il quotidiano La Jornada è una delle eccezioni a questa “regola” non scritta dei media nazionali e il video sopra ne è una testimonianza.

Quindi oltre 10mila maestri dissidenti della CNTE, accampati nel centro della città da 5 mesi, hanno deciso di continuare con le proteste contro la riforma educativa del governo sia nel week end del 21-22 settembre che nei primi giorni della prossima settimana, almeno fino a mercoledì 25. Domenica gli insegnanti della sezione XXII, la più combattiva e numerosa che proviene da Oaxaca,  si uniranno all’ex candidato presidenziale delle sinistre, Andrés Manuel Lopez Obrador, e al suo Movimento di rigenerazione Nazionale in una manifestazione contro la riforma energetica e la privatizzazione del petrolio.

La CNTE ci tiene a ribadire la sua neutralità rispetto ai partiti, per cui alcune sezioni non prenderanno parte alla manifestazione e lasceranno libertà di scelta ai propri aderenti. Continueranno anche le “giornate nazionali dei docenti”, giunte alla terza “edizione”, in cui si discutono controproposte viabili alla riforma “educativa” imposta dal governo e già approvata da entrambe le camere una decina di giorni fa (leggi storia del movimento).

Lunedì l’assemblea deciderà se mercoledì verrà realizzata una manifestazione e se, in seguito, i docenti in lotta faranno ritorno ai loro stati d’origine per cominciare il ciclo scolastico. Per ora non verrà attuato nessun tentativo di rioccupare il zocalo, la piazza centrale della capitale, e la CNTE resterà nella tendopoli del Monumento a la Revolucion. Tra l’altro nello zocalo il governo ha deciso di allestire le tende per la raccolta dei viveri in favore degli alluvionati, quindi ha reso molto più difficile, anche “eticamente”, qualunque azione di forza dei docenti ancora intenzionati a spostare la protesta in quella piazza.

Nel video (in spagnolo) sopra (link) alcuni maestri spiegano le loro ragioni per protestare contro una riforma educativa che, in realtà, è più amministrativa e lavorativa, visto che riduce i diritti dei dipendenti pubblici del settore, che “educativa”. Nel video (in spagnolo) sotto (link) c’è un interessante punto di vista accademico in proposito: parla il professore del Colegio de México José Gil Antón.

La polizia sgombera gli insegnanti a Città del Messico

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Nel pomeriggio del 13 settembre 3600 elementi della Polizia Federale, la PF, in tenuta antisommossa hanno sgomberato in pochi minuti la piazza centrale di Città del Messico che dal 19 agosto era occupata da oltre 10mila docenti messicani che, in alcuni momenti della protesta, hanno raggiunto la cifra di 40mila persone (leggi l’antefatto e la storia della lotta degli insegnanti). La maggior parte dei maestri, in lotta contro la riforma educativa del governo del presidente Enrique Peña Nieto, approvata e promulgata fast track la prima settimana di settembre, aveva liberato la piazza e smantellato l’enorme tendopoli che vi era allestita la sera prima e la mattina del 13, ma all’alba restavano ancora circa 2mila docenti, lo zoccolo duro della sezione XXII di Oaxaca, a presidiare il zocalo, la piazza più importante ed emblematica del paese. (foto di Andrea Spotti, album foto finale Fabrizio Lorusso).

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L’operazione della polizia è cominciata già dalla mattinata, migliaia di poliziotti hanno occupato militarmente il centro storico mentre la CNTE, la Coordinadora Nacional Trabajadores de la Educacion, si trovava ancora in riunione per decidere sul da farsi. Il governo della città aveva offerto agli insegnanti lo spazio del Monumento a la Revolucion, sempre nel centro storico, in modo che spostassero la loro tendopoli in quella zona. Nella serata del 12 settembre l’assemblea della CNTE aveva deciso di liberare la piazza, ma la mattina dopo la stessa assemblea s’è divisa sul da farsi, alcuni gruppi preferivano mantenere l’occupazione e la riunione non s’è potuta concludere, interrotta bruscamente dall’arrivo della polizia.

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Dalle 11 in poi la tensione sale, donne e bambini abbandonano la piazza, le sezioni della CNTE del Distretto Federale (la capitale) e di Michoacan decidono di ripiegare, mentre la sezione 22 di Oaxaca resta in piazza, almeno con un’avanguardia in resistenza che costruisce barricate, sposta delle gru e si prepara a difendere quel che resta della tendopoli.

La autorità federali e cittadine, prese dalla fretta di sgomberare il centro storico in vista della parata militare e della festa dell’indipendenza prevista per la notte del 15 settembre e per domenica 16, si riuniscono alle 14 con i maestri trincerati nel zocalo e danno loro un ultimatum: entro due ore tutti via, altrimenti ci penserà la polizia. Sono ore di tensione e i media ufficiali, televisioni in testa, si dedicano a creare il panico nella popolazione, come quando sta per succedere qualcosa di terribile, qualcosa che nessuno deve vedere. Intanto il presidente Peña fa un discorso in diretta, una vera e propria distrazione di massa, in cui annuncia che il Messico è un paese di pace e armonia e che si trova in un momento di trasformazione in cui bisogna sconfiggere le inerzie e gli ostacoli.

Alcuni free lance con delle telecamere precarie riescono a trasmettere le immagini del zocalo restando appollaiati su qualche finestra di case, uffici e ristoranti. 7 poliziotti salgono sul campanile della cattedrale e osservano dall’alto i maestri. 4 elicotteri sorvolano la zona e dalle barricate della CNTE cominciano a salire delle cortine di fumo per impedire la vista ai sorvolatori. Circa 1500 persone presidiano la piazza, accerchiati dalle forze dell’ordine che alle 16.20 iniziano l’avanzata dal lato nord mettendo in fuga i docenti.

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Salvo alcuni casi in cui gruppi di 8-10 professori hanno opposto resistenza all’invasione, non c’è molta resistenza fisica, ma si preferisce un ripiegamento verso il lato sud e le stradine laterali. L’idea è raggiungere la Alameda Central, un parco situato a poche centinaia di metri dal zocalo, di fronte al Palazzo delle Belle Arti, e da lì unirsi ai manifestanti e agli altri maestri che hanno abbandonato la piazza ore prima e li aspettano. L’obiettivo è uscire sani e salvi dal dedalo di strade del centro e allestire una nuova tendopoli nella spianata del Monumento a la Revolucion, lontano dalla zona del zocalo e della cattedrale.

In questo venerdì 13S messicano non si sono ripetute le stragi di Atenco e di Oaxaca del 2006, anche se il saldo della guerriglia urbana e del fuggi fuggi che è venuto dopo è comunque di una quarantina di feriti e di 32 detenuti (lista qui). Nessun professore è stato trattenuto, quindi gli arresti si sono rivolti contro alcuni gruppi di incappucciati, manifestanti non appartenenti alla CNTE. Nel lungo cammino dal zocalo a Belle Arti e poi al Monumento alla Revolucion sono stati numerosi gli scontri dei manifestanti, arrivati in centro nel frattempo per solidarizzare con gli insegnanti, con la polizia. C’è stato un momento di particolare tensione quando 250 professori, inclusi i portavoce Núñez Ginés di Oaxaca, Juan José Ortega del Michoacán e Francisco Bravo della capitale, sono stati chiusi, “incapsulati” dalla PF che stava serrando la strada e reprimendo un gruppo di manifestanti col passamontagna. In questi scontri la polizia ha fatto uso di lacrimogeni e manganelli, mentre i manifestanti lanciavano molotov, pietre e petardi. I tre dirigenti della CNTE sono stati portati via in una camionetta per incontrare un funzionario del ministero degli interni e negoziare una riapertura dei dialoghi e delle negoziazioni dopo “le feste”, cioè da martedì prossimo.

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In realtà, purtroppo, c’è poco da negoziare: il governo ha già ribadito più volte che non farà nessun passo indietro sulle riforme approvate e c’è quindi il rischio che la protesta sfoci in una lunga serie di battaglie per le strade della città, promosse dalla base, e in un’altrettanto lunga serie di incontri dei portavoce col ministero che non portano a niente o che, nel migliore dei casi, potrebbero portare alcuni vantaggi per i professori a livello locale e nelle successive fasi dell’applicazione delle leggi sull’educazione. Per ora la situazione sembra non avere vie d’uscita. Gli insegnanti della CNTE presenti a Città del Messico, ad oggi, sono ancora 14mila, anche se molti non hanno dormito presso il Monumento alla Revolucion e hanno pernottato nella Facoltà di Filosofia e lettere della UNAM (Univ. Nacional Autonoma del Messico) e della Scuola Nazionale di Antropologia e Storia (ENAH) che hanno messo a disposizione degli spazi occupati per l’occasione da ieri sera.

La CNTE, nonostante tutto, non si dà per sconfitta, e già dalla mattina del 14S ha ripreso a riunirsi e deliberare, valutando le azioni per questi giorni e per il futuro tra le quali non è da scartare la “riconquista” della piazza centrale dopo il 16 settembre e il ritorno di migliaia di docenti che sono temporaneamente tornati alle loro regioni d’origine. Il conflitto e la resistenza continuano dopo una giornata campale.

In serata c’è stata anche una protesta per la liberazione del professore tzotzil Alberto Patishtán, ingiustamente imprigionato da 13 anni per un omicidio che non ha commesso, il quale ha appena ricevuto dal tribunale del Chiapas che si occupa del suo caso una risposta negativa al suo ricorso e dovrà restare in carcere ancora 47 anni. Gli restano solo tre strade: indulto, amnistia (ma ha già dichiarato di non volersene servire) e la Corte Interamericana dei Diritti Umani.

Si fa strada un’ipotesi credibile che lega il caso Patishtán con gli eventi degli ultimi giorni, inclusa l’escalation della violenza e della tensione nella lotta degli insegnanti: la non concessione della libertà al professore-attivista chiapaneco potrebbe essere un segnale politico-giudiziario di “tolleranza zero” rivolto ai maestri di Oaxaca e degli altri 22 stati che si sono uniti alla ribellione. Vedi articolo completo a questo LINK.  Di seguito: foto album del nuovo accampamento dei maestri a Città del Messico.  Twt @FabrizioLorussoMexAndrea1

Foto qui sopra: Andrea Spotti @Mex_DF

Album fotografico qui sotto: tendopoli Monumento a la Revolucion e lo zocalo di Città del Messico rioccupato dalla polizia, di Fabrizio Lorusso. CLICCA QUI per andare all’album. Altre foto a questo link.

La lotta degli insegnanti in Messico: storia e motivi

MegaMarcha 4S Mex DF 249 (Medium)Gli insegnanti delle scuole pubbliche occupano le piazze e le strade del Messico contro le “riforme strutturali” del presidente Peña Nieto e continuano a dar battaglia: è una resistenza epica che viene da lontano. Il conflitto degli insegnanti con il governo e i parlamentari federali per la riforma educativa dura da alcuni mesi, ma nelle ultime due settimane ha raggiunto l’apice. Un presidio di insegnanti nel centro della capitale era presente già dall’8 maggio, ma pochi se n’erano accorti. Invece da agosto la CNTE, Coordinamento (Coordinadora in spagnolo) Nazionale dei Lavoratori dell’Educazione, è in sciopero indefinito e l’anno scolastico 2013-2014 non è ancora cominciato in migliaia di scuole. La combattiva Sección 22 di Oaxaca, forte di 74mila affiliati e già protagonista del conflitto del 2006, soffocato nel sangue dall’allora governatore dello stato di Oaxaca, Ulises Ruiz, rappresenta il gruppo più nutrito di professori in resistenza, ma i rinforzi questa volta sono arrivati da tutto il paese.

Il plantón

Dal 19 agosto il presidio dei maestri è diventato una tendopoli quindi l’attenzione mediatica s’è rivolta verso gli oltre 40mila occupanti, insegnanti di asili, scuole primarie e secondarie, che ormai vivono nella piazza principale del Messico. Ogni giorno realizzano atti di resistenza, bloccano le strade e l’aeroporto internazionale, chiudono le entrate dei palazzi del potere, fanno assemblee, sistemano le tende scardinate dai violenti acquazzoni di questa stagione piovosa e inclemente, e infine portano avanti le negoziazioni estenuanti con funzionari e parlamentari inviati dai partiti per fare melina. Le minacce avanzate da alcuni deputati della destra (PAN, Partido Accion nacional) di incarcerazione dei leader, che in realtà sono i “portavoce” del movimento, e di repressione violenta della protesta non hanno fatto desistere i docenti.

Ho provato a descrivere con una galleria fotografica (link qui), non solo con le parole, l’enorme tendopoli allestita dalla CNTE nella piazza centrale (lo zocalo) di Città del Messico. Nel plantón, il presidio-tendopoli, ore e ore di pioggia non spazzano via la speranza, anche se funzionano per scacciare i curiosi, i venditori ambulanti, in maggior parte commercianti della capitale, e le cattive notizie che arrivano dal Palazzo: nella notte dell’1S (primo settembre), con una sortita dei legislatori, è stata approvata dalla Camera dei deputati la Legge del Servizio Professionale Docente, oggetto delle negoziazioni tra i rappresentanti della CNTE, il governo e alcuni parlamentari. Uno sberleffo in piena regola.

Scene di vita e resistenza civile compongono un quadro di lotta metropolitana nella povertà e nella solidarietà, prestata da tanti abitanti della capitale e dalle famiglie dei maestri che da Oaxaca, dal Chiapas, dal Guerrero, dal Michoacan, dal Durango o dalla Bassa California, insomma da molto lontano, mandano viveri, sacchi a pelo, tende e vestiti, incoraggiamenti e affetto. Per i servizi igienici gli insorti si devono rivolgere ad alcuni abitanti della zona che prestano docce e bagni, a volte in cambio di piccole somme.

Nel pomeriggio del 31 agosto, quando sono stato per qualche ora in alcune tende del plantón, solo un gruppo ridotto di docenti, circa 10mila, si trovava a presidiare la zona visto che la maggior parte degli insorti era nelle rispettive comunità d’origine per il fine settimana. Mille insegnanti del Chiapas si sono integrati alla tendopoli in serata. Durante la settimana, anzi  già da domenica primo settembre in poi, sono state realizzate decine di manifestazioni.

MegaMarcha 4S Mex DF 472 (Medium)Ma che cos’è la CNTE?

C’è chi la vede come un vecchio rimasuglio di un mondo che fu, anacronistico e d’ostacolo per lo sviluppo e la “modernità” del paese, ma c’è chi la difende come ultimo baluardo contro il neoliberismo selvaggio, come un’organizzazione plurale e democratica a difesa dei veri interessi delle classi lavoratrici. Sicuro è che non va confusa con il SNTE, Sindacato Nazionale Lavoratori dell’Educazione, che è il sindacato ufficiale, allineato al governo.

Dall’aprile scorso la sua leader storica, Elba Esther Gordillo, è sotto processo per “uso di risorse dalla provenienza illecita” e attende la sentenza in prigione. E’ stata quindi sostituita da Juan Diaz, uomo fedele al presidente. La CNTE è un coordinamento, fondato nel 1979, che raccoglie gli insegnanti che hanno un pensiero critico nei riguardi del sindacato ufficiale. Questo è quasi un apparato paragovernativo del PRI (l’ex partito di regime tornato al potere nel 2012), mentre la CNTE si struttura come corrente democratica all’interno del SNTE e non è un sindacato a parte.

Fabrizio Mejía sulla rivista messicana Proceso del primo settembre spiega che “la CNTE è ciò che resta dei cosiddetti ‘coordinamenti di massa’, un tentativo di democratizzare i sindacati a partire dalle basi, in cui ogni sezione arriva ad accordi assembleari solo quando esiste un punto generale su cui si possono programmare azioni. Gli insegnanti, i lavoratori a cottimo ‘jornaleros’ e alcuni gruppi operai fecero parte, due decenni or sono, di questa dissidenza sindacale, ma oggi di tutto questo resta solo la CNTE”.

Attualmente la CNTE mantiene viva l’opposizione alla riforma educativa, che più che “educativa” pare una riforma (regressiva) del lavoro e dell’amministrazione, inviata al parlamento dal presidente Peña Nieto. Il Sindacato (SNTE) dorme. Anzi, fa spot a favore dell’iniziativa di Peña. La stragrande maggioranza dei mass media, TeleVisa e TV Azteca in testa, spara a zero sui maestri dissidenti, tacciandoli di “pigri e sovversivi” e mandando in onda programmi ridicoli atti a provocare ostilità da parte della popolazione della capitale, soprattutto della classe media imbambolata: interviste a conducenti incazzati per il traffico, bambini e genitori in lacrime perché la scuola non comincia, storie edificanti di maestri moderati e coraggiosi che sì “amano lavorare” e così via.

La riforma costituzionale

Dopo aver promosso la riforma degli articoli costituzionali riguardanti l’istruzione (il 3 e il 73) che è stata approvata dai tre partiti più grandi (PRD, PRI, PAN) nel febbraio scorso, il presidente ha spinto e ha ottenuto un’approvazione fast track delle leggi secondarie in parlamento. La riforma costituzionale di febbraio ha stabilito le basi per i cambiamenti nella carriera dei professori, nell’accesso a posti dirigenziali nella scuola e nel disegno e implementazione della politica educativa a livello primario e medio.

MegaMarcha 4S Mex DF 372 (Medium)Per esempio, è nato l’Istituto Nazionale per la Valutazione dell’Educazione e s’è stabilito che l’entrata nel “servizio docente” e la promozione a posti direttivi avverrà tramite valutazioni che garantiscano “l’idoneità delle conoscenze e delle capacità che corrispondono a ciascuna funzione”, e così gli stimoli e la permanenza in servizio dipenderanno dalla valutazione obbligatoria. Viene anche previsto, ed è un punto positivo, l’allargamento del tempo pieno, anche se buona parte delle strutture scolastiche attualmente non sono attrezzate a tal proposito. Molto polemica è stata l’approvazione di una specie di corresponsabilità gestionale ed economica per cui alunni, docenti e genitori, con il coordinamento della direzione, possono essere coinvolti (cioè dovrebbero in parte pagare di tasca propria) nel miglioramento delle infrastrutture, nell’acquisto dei materiali educativi e nella risoluzione di problemi operativi. Quindi le “quote volontarie” che versano per la scuola potrebbero diventare “obbligatorie”. Questi processi sono regolati dalle leggi secondarie che in questi giorni muovono la protesta nazionale.

Le leggi secondarie

A fine agosto quella sull’Istituto Nazionale per la Valutazione (INEE) e la Legge Generale sull’Educazione sono state approvate senza che l’opinione delle parti sociali e, soprattutto, degli insegnanti direttamente coinvolti nella riforma venisse presa in considerazione. In settembre è passata la terza legge, quella che tocca più da vicino la vita delle persone, dei maestri, e i diritti del lavoro acquisiti: la Legge sul Servizio Nazionale Docente.

In primavera mesi di dibattiti e convegni sul tema, in cui i docenti sono stati invitati a partecipare e hanno presentato le loro proposte dettagliatamente, non sono serviti a modificare la posizione dei parlamentari e del governo, per cui la CNTE ha provato a intavolare una discussione costruttiva, ma è stata scavalcata e beffata da false volontà di dialogo e prevaricazioni autoritarie. Dunque le ragioni delle manifestazioni sono molte e comprendono le richieste di migliori condizioni per le aule e i salari, oltre al nucleo costituito dalle tre leggi di riforma approvate frettolosamente.

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Settembre di piogge e manifestazioni: 1S e stato d’eccezione

Di nuovo come risposta all’indifferenza ufficiale, a Città del Messico il primo settembre c’è stata un’importante manifestazione di studenti, facoltà universitarie, organizzazioni sociali, parti del MoReNa (Mov. Rigenerazione Nazionale), semplici cittadini e alcuni gruppi anarchici contro la Riforma energetica e in sostegno degli insegnanti. Le iniziative in tutta la città e nel paese sono state tantissime. La manifestazione, nel primo pomeriggio, s’è unita a quella degli insegnanti della CNTE che si sono diretti a San Lazaro, sede della camera dei deputati messicana. Ci sono stati numerosi episodi di tensione, avvenuti durante la manifestazione e anche al termine della stessa, quando gli insegnanti, che formavano un cordone indipendente, stavano per ripiegare.

“L’imbottigliamento coatto” da parte della polizia puntava al controllo totale. L’effetto “collaterale” era quello di asfissiare e snervare, in particolare nei momenti in cui la doppia fila di granaderos in testa al corteo spezzava il ritmo della marcia e chiudeva i manifestanti, cosa che s’è ripetuta praticamente ad ogni curva. Nel contempo, gli scudi dei corpi antisommossa chiudevano la coda e i lati del corteo. E’ una modalità già sperimentata dal governo del presidente Peña Nieto e dai corpi di polizia della capitale a partire dalla giornata dell’1D, il primo dicembre 2012, in cui i poliziotti della capitale hanno serrato le file, chiuso ogni passaggio nel centro storico e infine hanno effettuato decine di arresti e pestaggi arbitrari. L’accerchiamento dell’intera massa popolare da parte della polizia (6mila elementi  in tenuta antisommossa) e l’enorme, sproporzionato, dispiegamento di forze rappresenta una strategia di contenimento che sfocia nella provocazione e nello stato d’eccezione.

MegaMarcha 4S Mex DF 091 (Medium)

La reazione della polizia dopo gli scontri s’è concentrata su “obiettivi casuali”, cioè persone individuate perché indossavano vestiti neri, o proprio senza criterio, che andavano fermate. Alla fine della giornata di protesta dell’1S ci sono stati sedici arresti di alcuni attivisti e giornalisti indipendenti. Nonostante la strategia intimidatoria, le manifestazioni vanno avanti e, va detto, per ora (per fortuna) non sono accaduti “incidenti” gravi né situazioni paragonabili a quelle vissute nel 2006 (terribili repressioni di Atenco eOaxaca in particolare), ma non si può ancora prevedere come evolveranno la protesta e le forze in campo.

In questo video (LINK): l’arresto arbitrario di un giornalista dell’agenzia messicana indipendente Subversiones che ha filmato la propria cattura (leggi l’appello qui: lo stato sta imponendo cauzioni enormi per il suo rilascio!). Si chiama Gustavo Ruiz e stava filmando una squadra di poliziotti che trascinavano su una camionetta alcuni giovani e, come si fa in questi casi per evitare abusi o addirittura sparizioni e sequestri ai danni dei detenuti, stava chiedendo agli studenti i loro nomi e la facoltà di appartenenza. Come se niente fosse, all’improvviso, si ritrova lui “dall’altra parte”, viene strattonato, la sua videocamera cade e fa in tempo a registrare le sue urla e il suo nome.

4 settembre – 4S

La strategia di contenimento minaccioso e militarizzato della protesta non è stata applicata alle manifestazioni, durate oltre 8 ore, del 4 settembre organizzate nella capitale e in 22 stati. Questa galleria fotografica (Link qui per lo slideshow e foto) della manifestazione della CNTE è del 4 settembre (4S): dalle 10 del mattino oltre 30.000 insegnanti hanno manifestato a Oaxaca e 40.000 in Chiapas mentre in 20.000 hanno camminato per 8 ore nelle strade della capitale messicana, dall’Auditorio Nacional al palazzo del Senato. Proprio questa ramo del parlamento il giorno prima aveva approvato la Riforma Educativa dopo che la camera l’aveva fatto la settimana prima.

La cosiddetta riforma educativa è in realtà una riforma del lavoro dei docenti e dell’amministrazione di stampo neoliberista ed è parte del piano di riforme strutturali (lavoro, fisco, energia, educazione, politica) che il governo di Peña intende portare a termine entro i prossimi quattro mesi. Il grande scoglio, cioè queste proteste dei “maestri dissidenti”, gli unici per ora che abbiano saputo articolare un’opposizione vera, è stato superato, per ora, grazie a un falso dialogo depistante con i maestri e a una serie di votazioni notturne e blindate alle camere. Infatti, i tre principali partiti (PRI, PAN, PRD) stanno approvando riforme legislative e costituzionali in fretta e furia, nell’ambito delle larghe intese alla messicana, cioè dall’accordo di governo chiamato “Patto per il Messico” e sottoscritto dai loro leader all’inizio del governo di Peña 9 mesi fa. La CNTE ha fornito la cifra di 700.000 insegnanti mobilitati per il 4S a livello nazionale.

Quali sono gli elementi controversi della riforma da poco approvata dalle camere?

024 (Medium)Ormai esaurite le discussioni e approvazioni in parlamento, la CNTE ha chiesto al presidente di bloccarla con un veto perché:

Si applica retroattivamente contro chi già lavora nel settore educativo pubblico prescolastico, primario e secondario, in contrasto con l’articolo 14 della Costituzione, e colpisce tutti i lavoratori dell’insegnamento a livello federale, statale e comunale derogando i diritti acquisiti. Infatti, le autorità educative possono annullare i diritti dei lavoratori senza necessità di un intervento giudiziario e con la riforma il “lavoratore” diventa “soggetto amministrativo”, in contrasto con l’articolo 123 costituzionale.

Quattro questioni importantissime come il reddito/salario, la promozione, il riconoscimento e la permanenza nel posto di lavoro sono ora condizioni amministrative e smettono di essere considerati diritti lavorativi.

Si dà piena facoltà al Ministro della Pubblica Istruzione federale e al ministero (SEP), quindi anche al presidente della repubblica, di scavalcare la sovranità dei singoli stati per autorizzare i principi riguardanti i quattro punti precedenti e ordinare ai governatori locali di seguirli. Il ministero potrà imporre linee generali per la prestazione del servizio di assistenza tecnica alla scuola a livello di istruzione primaria.

Viene creato l’Istituto Nazionale per la Valutazione dell’Educazione (INEE) che potrà imporre e autorizzare, anche sorpassando l’autorità degli stati, i lineamenti ad ogni tipo di autorità educativa e organi decentralizzati per la valutazione riguardante le 4 questioni citate. La SEP e l’INEE potranno interpretare unilateralmente la legge per effetti amministrativi e l’INEE imporrà i processi di valutazione.

Non si contempla la partecipazione sindacale ai processi di osservazione delle valutazioni e si annulla l’intervento di qualunque associazione dei docenti. Le 4 tematiche di cui sopra (salario, promozione, riconoscimento e permanenza nel posto di lavoro) non saranno oggetto delle “Condizioni Generali del Lavoro” e il Lavoro Docente sarà sostituito dal Servizio Professionale Docente che implica la rappresentazione dell’insegnante come soggetto amministrativo isolato di fronte allo stato.

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I tribunali del lavoro sono sostituiti da tribunali amministrativi in caso di conflitto nei punti specificati. Scompare il posto fisso e si crea la figura dei contratti “a tempo fisso” di natura temporanea e quella dei contratti “provvisori” per coprire un vuoto, cioè un posto non occupato per meno di sei mesi. I contratti a tempo fisso e le vecchie “plazas”, i posti fissi a tempo indeterminato, saranno subordinati alle condizioni di questa legge e saranno assegnati solo dopo 6 mesi di servizio senza nessuna “nota negativa”.

Il cosiddetto “processo di compattazione” prevede contratti ad ore e così permette di frazionare il pagamento del salario ai maestri. Scompare il diritto di inamovibilità dal posto di lavoro. Chi decide di accettare un impiego o un incarico (anche nel sindacato) che gli impedisca di svolgere la sua funzione docente, o quella di supervisione o direzione, dovrà “allontanarsi dal servizio” senza ricevere il salario.

S’instaura un procedimento autoritario che permette il licenziamento o allontanamento immediato dalle funzioni docenti (con riassegnazione ad altre funzioni) senza che vi sia la garanzia di ascolto e contraddittorio prevista dalla legge sul lavoro. Inoltre si stabilisce come causa di licenziamento senza alcuna responsabilità da parte delle autorità il rifiuto di partecipare ai processi di valutazione, senza considerare il livello accademico e di esperienza/anzianità.

Stessa modalità anche nel caso in cui il docente non partecipi ai programmi di regolarizzazione docente o non ottenga un risultato soddisfacente nel primo o nel secondo processo di valutazione e non s’incorpori al processo di regolarizzazione. Se, nonostante la partecipazione ai programmi formativi, il maestro non supera il terzo processo di valutazione, viene escluso dalla docenza e riassegnato ad altre mansioni. Queste decisioni si considerano unilaterali.

Si cancella il diritto al reinserimento nel posto di lavoro o di indennizzo, tramite il pagamento degli stipendi sospesi, in caso di licenziamento ingiustificato Si stabiliscono 8 causali ulteriori per la cancellazione degli effetti della nomina senza responsabilità alcuna dell’autorità e senza previa risoluzione del Tribunale Federale di Conciliazione e Arbitrato.

Infine è permessa la separazione dall’incarico quando il docente si assenta, senza una causa giustificata, per più di tre giorni consecutivi o tre non consecutivi in un periodi di 30 giorni: la separazione dal posto di lavoro è una decisione unilaterale e l’autorità che la applica è la stessa che decide circa la sua eventuale revisione, quindi è giudice e parte in causa. Dopo settimane di proteste il senato ha inserito una clausola all’ultimo momento, un semplice “contentino” per i maestri, che dice che il personale allontanato dal suo incarico per l’applicazione di questa legge potrà impugnare la decisione presso gli organi giurisdizionali competenti. Il quadro generale di precarietà del lavoro, però, non cambia.

176 (Medium)Cosa dice la CNTE?

La CNTE sostiene che l’entrata, la promozione e la permanenza dei docenti devono legarsi al diritto del lavoro e ai diritti sociali “senza banalizzare il processo etico e della pratica educativa” e in un manifesto d’opposizione alla riforma specifica alcuni punti fermi: la distinzione tra la CNTE e il sindacato SNTE di cui questa è parte ma come “corrente critica”, la difesa dell’istruzione pubblica e la sua trasformazione tramite una visione critica della realtà messicana, l’inutilità delle leggi in materia educativa per risolvere i veri problemi del paese come la disuguaglianza e la povertà, la costruzione di una controproposta è stata ignorata dalle autorità malgrado abbia visto la partecipazione di numerosi interlocutori, il riconoscimento dell’istruzione come un diritto sociale universale al di sopra di interessi privati, il rispetto dei diritti lavorativi, il compromesso con una formazione professionale docente iniziale e permanente che deve essere anche rispettato dal governo messicano, secondo le specificità di ogni regione del paese.

Sulla valutazione docente la CNTE ha proposto che 1) sia un processo formativo e qualitativo nelle sue tre modalità (autovalutazione, co-valutazione e valutazione dall’esterno, 2) rispetti la diversità culturale del Messico, basata su una pratica educativa integrale, che includa tutti gli attori educativi, 3) sia una valutazione intesa come mezzo e non come fine, che consideri le condizioni di vita dei bambini, dei giovani e degli adulti che formano l’universo degli studenti del paese, 4) che riconosca i bisogni di base della popolazione e 5) che migliori le condizioni dell’insegnamento e dell’apprendimento riconoscendo l’importanza dei loro contenuti universali.

Riguardo alla Legge Generale del Servizio Professionale Docente, la quale avrà effetto a partire dal 2015, la CNTE ribadisce il proprio impegno e compromesso con gli studenti e il popolo in generale per contribuire alla formazione di soggetti che sappiano reclamare per il rispetto alla propria forma di vita e sostiene che ha sempre rispettato le richieste e gli accordi pattuiti con il governo della repubblica attraverso il ministro degli interni. Infine, viene criticata la fretta con cui si vogliono legittimare leggi che non aiutano il miglioramento del processo educativo e lacerano il diritto sociale all’educazione. E di fatto camera e senato hanno approvato tutto (tre leggi secondarie) in un paio di settimane e hanno finto di negoziare con gli insegnanti che ora continuano ad occupare mezza città del Messico e minacciano di estendere la resistenza agli stati una volta che saranno tornati a casa.

Altro week end di fuoco

Marcha 1S Mex DF 032 (Medium)Sabato 7 è previsto il primo incontro nazionale degli insegnanti a Mexico City convocato dalla CNTE. Domenica 8 la CNTE, insieme ad altre organizzazioni sociali solidarie come gli studenti di YoSoy132 e Movimiento de los 400 pueblos di Veracruz, scenderanno in piazza per accompagnare l’evento dell’ex candidato presidenziale delle sinistre, Andrés Manuel López Obrador, e del suo Movimento di rigenerazione nazionale (MoReNa). Non si sa ancora se l’occupazione dello zocalo di Città del Messico continuerà, ma è sicuro che la CNTE non abbandonerà la sua resistenza civile pacifica, dichiarata dopo l’approvazione della legge al senato il 4 settembre, che potrebbe trasferirsi nei diversi stati della federazione ed essere condotta a livello locale: disobbedienza civile, negoziazione di alcune condizioni stato per stato, proteste locali, riapertura del dibattito sulle leggi approvate, conquista progressiva della maggioranza all’interno del sindacato nazionale, aumenti salariali e scioperi sono alcune possibilità.

Marcha 1S Mex DF 063 (Medium)La CNTE ha comunque chiesto a Peña Nieto di porre un veto presidenziale sulle leggi e di ridiscutere, nell’ambito di un gran dibattito nazionale, l’intero sistema educativo. Ciononostante è poco probabile che il presidente segua il suggerimento dei maestri su una riforma che lui stesso ha proposto al parlamento…

Sono a rischio anche le famose “Feste patrie” per la celebrazione dell’indipendenza del 15-16 settembre che si svolgono nelle piazze centrali, presso la sede del potere politico nazionale o locale, in cui il sindaco della città o il presidente tengono un discorso e gridano il patriotico “¡Viva México!” per ricordare il grido lanciato dal prete Miguel Hidalgo che diede inizio al processo d’indipendenza dalla Spagna nel 1810. Quindi forse quest’anno il “grido” non sarà solo quello del capo di stato o dei governatori, ma risuonerà pure quello degli esclusi, quello del lavoro degno, quello della resistenza pacifica che sfida chi ormai non grida più e s’accontenta delle promesse. Fabrizio Lorusso da Carmilla

México y lluvia, maestros en lucha

EN ESPAÑOL

El México inconforme con las llamadas “reformas estructurales” llena las calles y ocupa las plazas. Incluyo en el post una galeria fotográfica (da clic en la foto para el slideshow) del plantón de protesta que mantienen entre 10 y 40mil maestros de la CNTE, Coordinadora nacional trabajadores de la educación en el zocalo de la Ciudad de México desde el 19 de agosto pasado. Llueve, pero horas interminables de aguaceros no barren la esperanza, pero sí alejan a los curiosos, a los vendedores ambulantes, en su mayoría capitalinos, y a las malas noticias que llegan de San Lazaro: en la noche del 1S (primero de septiembre!), con un albazo legislativo, la Cámara de diputados aprobó la Ley del Servicio Profesional Docente, es decir el objeto de las negociaciones entre los delegados de los manifestantes y algunos congresistas. Una verdadera tomada de pelo.

Ahora falta sólo el voto del Senado. Escenas de vida y resistencia civil componen este álbum fotográfico que ha sido realizado el día 31 de agosto de 2013, cuando sólo un contingente reducido de maestros se encontraba presidiando el plantón, ya que la mayoría de ellos se encontraba en sus comunidades de origen para el fin de semana. 1000 maestros de Chiapas se integraron a la protesta en la capital el 1S, mientras que en la semana se prevén marchas y, el miércoles, una insurrección magisterial nacional convocada por la CNTE. Ah, ¿qué es la CNTE? No es el SNTE (Sindicato Nacional Trabajadores de la Educación), queda claro. Es una coordinadora, fundada en 1979, que aglutina a los docentes que tienen un pensamiento crítico con respecto al trabajo del sindicato “oficial” charro y se organiza como corriente democrática dentro del SNTE, sin por eso contituirse como un sindicato autónomo.

Actualmente la CNTE mantiene viva la oposicièon a la reforma educativa que más que “educativa” parece una reforma (regresiva) laboral y administrativa, enviada por el presidente Peña Nieto al Congreso. El Sindicato (SNTE) alineado al gobierno duerme y difunde espots a favor de la iniciativa de Peña. Después de haber promovido la reforma de los artículos constitucionales sobre asuntos educativos (el 3 y el 73) que fue aprobada por los 3 partidos más importantes del país (PRD, PRI, PAN) en el mes de febrero de 2013, el mandatario ahora está cabildeando para una aprobación fast track  de las leyes secundarias que examina el congreso. Y lo está logrando. Ya dos de éstas, la sobre el Instituto Nacional para la Evaluación y la Ley General sobre la Educación, fueron votadas sin que la opinión de las partes sociales y, sobre todo, de los maestros, afectados directamente por la reforma, fuese tomada en cuenta.  Ahora, el partido se juega en la ley que más interesa, de cerca, la vida de las personas, de los docentes, y los derechos laborales preexistentes.

Link útiles: CNTE sección 9 Distrito Federal y Sección 22 Oaxaca. Fotos e intro de Fabrizio Lorusso

098 (Medium)

IN ITALIANO

Il Messico contrario alle cosiddette “riforme strutturali” scende in piazza (e la occupa). Inserisco nel post una galleria fotografica (clicca su una foto per lo slideshow) della tendopoli allestita dai docenti della CNTE, Coordinamento nazionale dei lavoratori dell’educazione, nella piazza centrale (il “Zocalo”) di Città del Messico. Dal 19 agosto scorso tra i 10 e i 40mila insegnanti di asili, scuole primarie e secondarie occupano la piazza principale del Messico. Sta piovendo, ma ore e ore di violenti acquazzoni non spazzano via la speranza, anche se funzionano per scacciare i curiosi, i venditori ambulanti, in maggior parte commercianti della capitale, e  le cattive notizie che arrivano dai palazzi del potere: nella notte dell’1S (primo settembre!), con un sortita dei legislatori, è stata approvata dalla Camera dei deputati la Legge del Servizio Professional Docente, oggetto delle negoziazioni di questi giorni tra i rappresentanti della CNTE e alcuni parlamentari. Uno sberleffo in piena regola. Ora manca solo il voto al Senato.

Scene di vita e resistenza civile compongono quest’album fotografico che è stato realizzato il 31 agosto scorso, quando solo un gruppo ridotto di docenti si trovava a presidiare la tendopoli siccome la maggior parte di loro si trovava nelle rispettive comunità d’origine per il fine settimana. 1000 insegnanti del Chiapas si sono integrati al contingente in lotta tra domenica e lunedì, mentre durante la settimana sono programmate varie camminate e manifestazioni. Per mercoledì 4 settembre è prevista una giornata di insurrezione nazionale dei docenti convocata dalla CNTE. Sono due settimane che la capitale messicana è letteralmente bloccata e la stessa cosa succede, su una scala minore, anche Ah, che cos’è la CNTE? Non va confusa con il SNTE, Sindacato Nazionale Lavoratori dell’Educazione. E’ un coordinamento, fondato nel 1979, che raccoglie gli insegnanti che hanno un pensiero critico nei riguardi del lavoro del sindacato ufficiale, praticamente un apparato paragovernativo, e si organizza come corrente democratica dentro al SNTE, senza costituirsi però come un sindacato autonomo.

Attualmente la CNTE mantiene viva l’opposizione alla riforma educativa, che più che “educativa” pare una riforma (regressiva) del lavoro e dell’amministrazione, inviata al parlamento dal presidente Peña Nieto. Il Sindacato (SNTE) allineato al governo dorme e fa spot a favore dell’iniziativa di Peña. Dopo aver promosso la riforma degli articoli costituzionali riguardanti l’istruzione (il 3 e il 73) che è stata approvata dai 3 partiti più grandi (PRD, PRI, PAN) nel febbraio scorso, il presidente sta ora spingendo per un’approvazione fast track delle leggi secondarie al vaglio del parlamento. E ci è riuscito. Già due, quella sull’Istituto Nazionale per la Valutazione e la Legge Generale sull’Educazione, sono state approvate senza che l’opinione delle parti sociali e, soprattutto, degli insegnanti direttamente coinvolti nella riforma venisse presa in considerazione. Ora la partita si gioca sulla terza legge, quella che tocca più da vicino la vita delle persone, dei maestri, e i diritti del lavoro acquisiti.

Link utili: CNTE sección 9 Distrito Federal e Sección 22 Oaxaca. Foto e intro di Fabrizio Lorusso

Messico e pioggia, maestri in lotta

IN ITALIANO

Il Messico contrario alle cosiddette “riforme strutturali” scende in piazza (e la occupa). Inserisco nel post una galleria fotografica (clicca su una foto per lo slideshow) della tendopoli allestita dai docenti della CNTE, Coordinamento nazionale dei lavoratori dell’educazione, nella piazza centrale (il “Zocalo”) di Città del Messico. Dal 19 agosto scorso tra i 10 e i 40mila insegnanti di asili, scuole primarie e secondarie occupano la piazza principale del Messico. Sta piovendo, ma ore e ore di violenti acquazzoni non spazzano via la speranza, anche se funzionano per scacciare i curiosi, i venditori ambulanti, in maggior parte commercianti della capitale, e  le cattive notizie che arrivano dai palazzi del potere: nella notte dell’1S (primo settembre!), con un sortita dei legislatori, è stata approvata dalla Camera dei deputati la Legge del Servizio Professional Docente, oggetto delle negoziazioni di questi giorni tra i rappresentanti della CNTE e alcuni parlamentari. Uno sberleffo in piena regola. Ora manca solo il voto al Senato.

Scene di vita e resistenza civile compongono quest’album fotografico che è stato realizzato il 31 agosto scorso, quando solo un gruppo ridotto di docenti si trovava a presidiare la tendopoli siccome la maggior parte di loro si trovava nelle rispettive comunità d’origine per il fine settimana. 1000 insegnanti del Chiapas si sono integrati al contingente in lotta tra domenica e lunedì, mentre durante la settimana sono programmate varie camminate e manifestazioni. Per mercoledì 4 settembre è prevista una giornata di insurrezione nazionale dei docenti convocata dalla CNTE. Sono due settimane che la capitale messicana è letteralmente bloccata e la stessa cosa succede, su una scala minore, anche Ah, che cos’è la CNTE? Non va confusa con il SNTE, Sindacato Nazionale Lavoratori dell’Educazione. E’ un coordinamento, fondato nel 1979, che raccoglie gli insegnanti che hanno un pensiero critico nei riguardi del lavoro del sindacato ufficiale, praticamente un apparato paragovernativo, e si organizza come corrente democratica dentro al SNTE, senza costituirsi però come un sindacato autonomo.

Attualmente la CNTE mantiene viva l’opposizione alla riforma educativa, che più che “educativa” pare una riforma (regressiva) del lavoro e dell’amministrazione, inviata al parlamento dal presidente Peña Nieto. Il Sindacato (SNTE) allineato al governo dorme e fa spot a favore dell’iniziativa di Peña. Dopo aver promosso la riforma degli articoli costituzionali riguardanti l’istruzione (il 3 e il 73) che è stata approvata dai 3 partiti più grandi (PRD, PRI, PAN) nel febbraio scorso, il presidente sta ora spingendo per un’approvazione fast track delle leggi secondarie al vaglio del parlamento. E ci è riuscito. Già due, quella sull’Istituto Nazionale per la Valutazione e la Legge Generale sull’Educazione, sono state approvate senza che l’opinione delle parti sociali e, soprattutto, degli insegnanti direttamente coinvolti nella riforma venisse presa in considerazione. Ora la partita si gioca sulla terza legge, quella che tocca più da vicino la vita delle persone, dei maestri, e i diritti del lavoro acquisiti.

Link utili: CNTE sección 9 Distrito Federal e Sección 22 Oaxaca. Foto e intro di Fabrizio Lorusso

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El México inconforme con las llamadas “reformas estructurales” llena las calles y ocupa las plazas. Incluyo en el post una galeria fotográfica (da clic en la foto para el slideshow) del plantón de protesta que mantienen entre 10 y 40mil maestros de la CNTE, Coordinadora nacional trabajadores de la educación en el zocalo de la Ciudad de México desde el 19 de agosto pasado. Llueve, pero horas interminables de aguaceros no barren la esperanza, pero sí alejan a los curiosos, a los vendedores ambulantes, en su mayoría capitalinos, y a las malas noticias que llegan de San Lazaro: en la noche del 1S (primero de septiembre!), con un albazo legislativo, la Cámara de diputados aprobó la Ley del Servicio Profesional Docente, es decir el objeto de las negociaciones entre los delegados de los manifestantes y algunos congresistas. Una verdadera tomada de pelo.

Ahora falta sólo el voto del Senado. Escenas de vida y resistencia civil componen este álbum fotográfico que ha sido realizado el día 31 de agosto de 2013, cuando sólo un contingente reducido de maestros se encontraba presidiando el plantón, ya que la mayoría de ellos se encontraba en sus comunidades de origen para el fin de semana. 1000 maestros de Chiapas se integraron a la protesta en la capital el 1S, mientras que en la semana se prevén marchas y, el miércoles, una insurrección magisterial nacional convocada por la CNTE. Ah, ¿qué es la CNTE? No es el SNTE (Sindicato Nacional Trabajadores de la Educación), queda claro. Es una coordinadora, fundada en 1979, que aglutina a los docentes que tienen un pensamiento crítico con respecto al trabajo del sindicato “oficial” charro y se organiza como corriente democrática dentro del SNTE, sin por eso contituirse como un sindicato autónomo.

Actualmente la CNTE mantiene viva la oposicièon a la reforma educativa que más que “educativa” parece una reforma (regresiva) laboral y administrativa, enviada por el presidente Peña Nieto al Congreso. El Sindicato (SNTE) alineado al gobierno duerme y difunde espots a favor de la iniciativa de Peña. Después de haber promovido la reforma de los artículos constitucionales sobre asuntos educativos (el 3 y el 73) que fue aprobada por los 3 partidos más importantes del país (PRD, PRI, PAN) en el mes de febrero de 2013, el mandatario ahora está cabildeando para una aprobación fast track  de las leyes secundarias que examina el congreso. Y lo está logrando. Ya dos de éstas, la sobre el Instituto Nacional para la Evaluación y la Ley General sobre la Educación, fueron votadas sin que la opinión de las partes sociales y, sobre todo, de los maestros, afectados directamente por la reforma, fuese tomada en cuenta.  Ahora, el partido se juega en la ley que más interesa, de cerca, la vida de las personas, de los docentes, y los derechos laborales preexistentes.

Link útiles: CNTE sección 9 Distrito Federal y Sección 22 Oaxaca. Fotos e intro de Fabrizio Lorusso