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La risoluzione della crisi in Honduras: accordo tra Micheletti e Zelaya

3678566024_5d2ce12aecFoto: http://www.flickr.com/photos/giggey/

LA RESOLUCION DE LA CRISIS EN HONDURAS: HAY ACUERDO ENTRE MICHELETTI Y ZELAYA     di Fabrizio Lorusso –  29 de octubre de 2009

29 ottobre 2009

Dopo oltre 4 mesi di colpo di Stato in Honduras e un mese di negoziazioni dirette tra il capo di Stato deposto, Manuel Zelaya, e il presidente ad interim golpista Roberto Micheletti, s’è trovato un accordo per la risoluzione della crisi politica.

Zelaya, ospite forzato dell’ambasciata brasiliana sotto assedio dal 21 settembre scorso, s’è dichiarato soddisfatto di questo accordo che prevede che sarà il parlamento honduregno a decidere se lui potrà tornare al potere e non la Corte Suprema di Giustizia che è un organo più ostile al ritorno di Zelaya.

La possibilità che il parlamento voti in favore del presidente deposto sono molto più alte e aprono la strada al ritorno alla normalità dopo vari mesi di scacco diplomatico e violenze politiche e sociali in tutto il paese. Sono state infatti segnalate e comprovate almeno 79 violazioni gravi dei diritti umani tra cui omicidi, sparizioni, arresti e abusi di potere da parte dell’esercito honduregno e delle autorità impegnate nel mantenimento dell’ordine post golpe.

Si stabilisce anche la nascita di un governo basato su larghe intese ma con tutti poteri che gli erano attribuiti prima del colpo di Stato del 28 giugno e che traghetterà il popolo dell’Honduras alle elezioni presidenziali e legislative del 29 novembre prossimo. La proposta finale di Micheletti e la chiusura del dialogo sono state “favorite”, anzi spinte fortemente (!), dalla presenza di una delegazione di Washington a Tegucigalpa guidata da Thomas Shannon, segretario di stato americano per l’emisfero occidentale, e dai rinnovati sforzi di conciliazione della OAS (Organization of American States).

Il Fronte Nazionale contro il Colpo di Stato in Honduras vede così allontanarsi la possibilità di convocazione di un’assemblea costituente che modifichi la Carta Magna che era uno dei due punti principale dell’agenda dei sostenitori di Zelaya. In questo modo l’oligarchia ottiene il mantenimento dello status quo per un mese in più fino alle elezioni di fine mese.