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A questo LINK il libro SANTA MUERTE. PATRONA DELL’UMANITA’ e IL SUO BLOG

Oggi sei tra le braccia della vita, ma domani sarai nelle mie. Quindi, vivi la tua vita. Ti aspetto. Distinti saluti, La Morte (cartello anonimo)

In Uscita A INIZIO FEBBRAIO 2013 nelle librerie e on line Santa Muerte. Patrona dell’Umanità 

ma qui…  IL SUO BLOG SANTA MUERTE PATRONA,

libro in italiano sul culto alla Santissima Muerte di Fabrizio Lorusso, edito da Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri 

Nasce la Sua pagina in italiano. Comincia e come tutto finirà… Intanto vi segnalo un reportage 2012 sulla Santa Muerte da Linkiesta.It

Mentre scorri le meraviglie di questa Santa Pagina Web e clicchi su foto, video e link vari…ascoltati anche questo radio reportage di Sara Milanese / Radio Popolare sulla Santísima Muerte.

Per ora invito a leggere L’intervista esclusiva alla Santa Muerte LINK INTERVISTA (o la versione in spagnolo dal settimanale messicano La Jornada Semanal) e anche questo articolo: LINK Articolo

Scarica il numero speciale della rivista accademica della UAM (Universidad Autónoma Metropolitana) di Città del Messico sulla Santa Muerte e San Judas Tadeo, “La religión y los jóvenes”: QUI LINK   La rivista si chiama El Cotidiano, numero 169, settembre ottobre 2011, anno 26, ISSN 1186-0840.

Dorata. Per i soldi e la prosperità. Ma l’importante è crederci, il colore viene dopo la fede.

Questa che avete appena visto (suppongo) è una salsa scritta per la Santissima Muerte come espressione della cultura popolare dedicata a questa particolare icona. Esistono anche canzoni di altri generi che sono votate alla Santa: rap, corridos, cumbia, musica banda o ranchera, ecc…sotto altri esempi in video.

Nera con Pit Bull di cartone rigido al seguito, doppia protezione.

Un devoto ricarica la batteria dello spirito toccando il vetro dell’altare principale di Tepito, Città del Messico.

Video qui sopra: spiegazione e lettura dall’articolo “Quei dieci milioni di devoti di Santa Muerte” (PARTE I e PARTE II), di Fabrizio Lorusso, L’Unità, p. 42-43 – Sezione cultura del 2 febbraio 2012, all’interno del programma radiofonico di Radio3 Rai – Pagina 3

Un devoto con tre tatuaggi (che sintetizzano molto bene l’iconografia più comune!) della Santisima Muerte che le sta chiedendo qualcosa con affetto minaccioso…

Un documentario di un quarto d’ora in spagnolo sul culto alla Santa Muerte nella città di Saltillo, nel nord del Messico. Buona visione!

Sopra: Foto di una Santa Muerte siciliana !

Sotto: Devoto nella sala dei ceri presso l’altare di Tepito calle Alfareria 12.

Sotto: Video con diapositive presentazione presso l’università L’Orientale – Napoli

Per chi volesse prendere visione delle slide con calma, a questo LINK

Altare da strada con simpatizzanti. Lo scambio di piccoli doni, dolci, fiori, figurine, tequila, birra, sigarette e qualunque altro oggetto la gente voglia e senta di poter condividere costituisce uno degli elementi che creano nessi di solidarietà e formano un’identità peculiare tra chi partecipa al rosario della Santissima Morte.

Presentazione Power point musicata e editata della conferenza tenuta alla Universidad Autonoma Metropolitana sede Xochimilco, Uam-X, il giorno 24 febbraio 2011 nel seminario Jueves de Sociologia sulla Santa Muerte e altri culti metropolitani.

Fotos de las diapositivas / Foto di ogni singola slide

https://picasaweb.google.com/UAMX Presentacion

La Santita, Niña blanca, Niña bonita, La Patrona, La Jefa (=capo, madre), La Comadre, La Hermosa, Hermana blanca, La Señora. Sono solo alcuni soprannomi e vezzeggiativi con cui viene chiamata la Santissima Morte.

C’è chi percorre centinaia di metri in ginocchio e ha la precedenza nella lunga fila di devoti che si dirigono quotidianamente all’altare principale di Città del Messico, a Tepito. Per saperne di più sul quartiere visita questo LINK. Sotto un video dei mariachi, musicisti tradizionali messicani, che vengono inviati presso l’altare della Santa per ripagarla di qualche favore ricevuto.

Fino a qui hai visto le splendide foto di Giuseppe Spina. Seguono le “un po’ meno meravigliose” riprese di Fabrizio Lorusso…

Ritratto della bellissima Yemayà multicolore o dei sette poteri con scapolario della Santa Morte al collo e cero bianco propiziatorio. Yemayà è una orisha, divinità cubana della santeria o “regla de Osha Ifà” e della tradizione africana Yoruba, e in alcuni casi viene a sostituire l’immagine della Santa Muerte. Yemayà è la padrona del mare e della luna e rappresenta la dea della maternità universale e delle acque salubri. Il sincretismo con la religione cattolica l’ha identificata come la Madonna della Regla o Virgen de la Regla.

Album fotografici di Fabrizio Lorusso nel macabro barrio de Tepito. A questi link.

(1) Anniversario / compleanno della Santissima Morte di Alfarerìa 12 (30 novembre 2010)

(2) Selezione di foto 2009-2010 con intrusi (cioè alcuni teschi o calaveras del Dìa de Muertos, il giorno dei morti “cattolico” e turistico).

Ora un video con l’inizio del rosario alla Santa Muerte recitato da Jesùs Romero in Calle Alfarerìa 12 alle 5 del pomeriggio. Il rosario è un gran momento di convivenza e catarsi collettiva che, senza negare la tradizione cattolica di preghiera alla Madonna, a Dio e a Gesù Cristo, include la Santa Muerte come intercessore di fronte a Dio (con un rango pari a quello di Gesù) e la rende oggetto di venerazione come succede con altri Santi riconosciuti, per esempio San Giuda Taddeo.

Invece adesso aggiungo anche queste due letture d’obbligo intitolate “La Morte al Tuo Fianco 1” e “La Morte al Tuo Fianco 2”:

UNA lettura bella LINK ————- DUE lettura molto bella LINK

Origini e sincretismi del culto alla Niña Blanca (Bambina Bianca)

Per farla breve. Non esiste un accordo  circa le origini del culto alla Santa Morte ma solo alcune possibili piste che confluiscono nella versione attuale di questo fenomeno culturale e religioso.

Uno. Culto precolombiano ai padroni del regno dei morti Mictlàn che possiamo assimilare all’Ade (chiaramente è una semplificazione leggermente etnocentrica ma è per capirci). I popoli mesoamericani, tra cui i Mexicas o Aztechi, adoravano Miclantecuhtli e Mictecacihuatl, signore e signora della morte.

Due. Iconografia medievale e barocca europea, soprattutto italiana, caldea e spagnola, della morte come figura femminile con falce, bilancia e clessidra. Presente in alcuni cimiteri, chiese e ossari costruiti dei secoli XVII e XVIII, viene anche associata alle immagini della Buona Morte o Morte Santa e della Danza Macabra. Sulle origini dell’immagine della Santa Muerte in Italia con una nota speciale su Teglio, piccolo paese della Valtellina e il suo ossario: Link all’articolo specifico… e anche al suo seguito versione 2011

Tre. Culto del giorno dei morti cattolico rivisitato in Messico in base a un mix di tradizioni indigene preesistenti ed elementi del nazionalismo messicano post-rivoluzionario (soprattutto a partire dalla presidenza di Lazaro Cardenas dal 1934 al 1940). Interrompiamo con un pezzo hip hop per la Santa Muerte del rapper Mr Vico, trascinante e lancinante:

Un processo di assimilazione e addomesticamento della morte basato anche sull’opera grafica dell’illustratore Josè Guadalupe Posada. Dai teschi e dalle figure collocati sugli altari delle offerte (ofrendas) per l’1-2 novembre all’immagine odierna della Santa Muerte il passo è breve, anche se non vanno confuse le due tradizioni.

Tipiche ofrendas del dìa de muertos

Quattro. Elementi della Santeria, del Palo Mayombe e della religione Yoruba di origine africana importate a Cuba e nei Caraibi dagli schiavi di colore strappati all’Africa dalle potenze coloniali dell’epoca (Gran Bretagna, Francia, Spagna, Olanda, Portogallo, ecc…). Sotto: una statua di Yemayà in Brasile.

Cinque. Culti popolari ai Santi cattolici e non, a personaggi carismatici come Pancho Villa, Jesùs Malverde, il Niño Fidencio, Diego Duende e altri. Tra questi si potrebbe annoverare la figura della Santa Muerte ripresa dalla tradizione barocca imposta dagli spagnoli durante la conquista e nell’epoca coloniale e sopravvissuta alle successive persecuzioni dell’Inquisizione. Sebbene la Chiesa utilizzò la morte per creare cofradìas o confraternite per garantire una buona morte ai fedeli facoltosi, poi perseguitò la sua immagine e il culto “deviato” che le rendevano gli indigeni, accusati di idolatria e paganesimo. Le immagini e le devozioni legate alla morte sono quindi sopravvissute nella clandestinità fino a pochi anni fa, anche grazie al ruolo delle guardiane e delle famiglie dei settori rurali e marginali delle metropoli che le hanno sapute conservare e mantenere in vita come figure Sante. Solo un esempio tra i tanti: immagine del Niño de las Suertes, venerata a Tacubaya, Città del Messico; rappresenta per molti devoti la Santa Muerte sotto mentite spoglie (probabilmente per la presenza del teschio su cui dorme Gesù bambino).

Sei. Postmodernismo e Internet. La versione attuale del culto alla Santa Morte è venuta alla luce negli ultimi 15 anni ed è stata ripetutamente strumentalizzata e mistificata dai mass media e da tutte le Chiese, quella cattolica in primis. Si nutre oggi di un postmodernismo iconografico e culturale per cui ognuno aggrega elementi fantasiosi all’immagine e alle pratiche del culto ricreandolo continuamente. I precetti “da seguire” non esistono ma vi sono delle tendenze comuni che stanno conformando una “convergenza liturgica” e iconografica notevoli. Il popolo, la gente, crea e ricrea la fede e le sue forme e le diffonde per la strada ma anche e soprattutto su Internet rendendole mediatiche, globali e digitali. Anche il marketing di massa, gli apporti della cinematografia e la contaminazione con l’iconografia heavy metal, gotica e death stanno modificando alcuni aspetti del culto. Ecco una Santa Muerte di nome Ruby dipinta su una maglietta.

Sette. Carcere. Narcotraffico. Mercati. Barrios: Merced e Tepito. Alcuni attribuiscono al mondo delle prigioni e della delinquenza, soprattutto il mondo del narcotraffico, l’origine del culto alla Santa Morte. Sebbene sia assodato che nella popolazione carceraria attualmente la Santa abbia molto successo, non vi sono studi seri circa la sua nascita effettiva nei reclusori. Stesso discorso per il Mercado de Sonora, un grande mercato coperto, vicino alla zona popolare della Merced nel centro di Città del Messico, che è il punto di riferimento per la vendita di prodotti e immagini varie legate al culto e dove lavorano alcuni tra i più longevi e ferventi devoti. Invece nei quartieri della Merced, nella colonia Morelos, a Tepito e dintorni, cioè nella zona centro nord e centro est della capitale, s’identifica la possibile origine del culto nella sua versione moderna (intendo a partire dalla metà del XX secolo). Su Tepito ci sono testimonianze chiare e univoche in opere letterarie come Los Hijos de Sànchez de Oscar Lewis in cui si parla della Santa morte nel 1961.

Sul calcio della pistola un’immagine di San Judas Tadeo, Santo delle cause disperate.

Mercato…

Come ulteriore testimonianza inserisco un video che riprende i devoti e le offerte di strada proprio a Tepito.

Esistono anche altri punti di riferimento importanti fuori da Città del Messico per determinare le origini del culto che non espongo qui ora…e allora lascio giù un video notturno dei cori e della pratica del pureo (cioè la purificazione della statua con un sigaro cubano o puro) girato a Tepito.

Propongo di seguito una descrizione deliziosa e forse inquietante di un’antica confraternita italiana e cattolica che si occupava della Buona Morte (vedi punti Cinque e Due di cui sopra).

La Confraternita della Buona Morte
Uomini “onesti” di ogni ceto, religiosi ma anche laici: ecco il requisito essenziale per essere ammessi nella Confraternita della Buona Morte, fondata dal sacerdote durantino Giulio Timotei. Una delle otto confraternite che contribuivano al buon governo di Urbania, come la Compagnia della Misericordia e la Confraternita del Buon Gesù.
11 giugno 1567: prima riunione dei confratelli, dodici come gli apostoli. San Giovanni decollato è il loro patrono. Lo stesso giorno è anche occasione per promulgare lo statuto, che il cardinale Giulio Feltrio Della Rovere (fratello del duca Guidobaldo II) sanziona l’11 aprile 1571.
Così comincia la vita della Confraternita. I fratelli trasportano gratuitamente i cadaveri, assistono moribondi e condannati a morte, visitano ogni settimana ammalati e carcerati e distribuiscono elemosine ai poveri. Un’opera sociale importante, non menzionata negli statuti ma documentata da atti ufficiali d’archivio, è la distribuzione del seme di grano ai contadini rimasti senza riserve. Ma è l’organizzazione dei funerali l’attività che li consacra alla storia. Funerali carichi di suggestione per noi che ne leggiamo i dettagli oggi, dopo più di due secoli, su documenti dell’epoca. Immaginiamo la folla riunita in chiesa per dare l’ultimo saluto a un concittadino. Il corpo arriva in una sorta di processione, trasportato dai confratelli. Lo adagiavano su una “scaletta”, una tavola di legno. E il corpo, avvolto in un sudario, arriva coperto da teli neri con simboli della morte.
I confratelli indossavano il rocchetto, la veste ecclesiastica di lino bianco, sormontato da un mantello nero su cui spiccava una placca di rame argentato sbalzata con il teschio e le tibie incrociate. Prima di uscire si calavano il cappuccio sul volto. Un modo di vestire che valse loro l’appellativo di “guercini”: per non cadere erano costretti a guardare in tralice, attraverso i fori del cappuccio. Il priore portava una mazza lignea scolpita ed era preceduto da uno stendardo di raso nero. In filo d’argento era damascata la, che il popolo chiamava “La Lucia”. La morte porta una corona, “perché è la vera regina dell’umanità”. Accanto a lei una serie di simboli: la falce che taglia la vita, la clessidra che ricorda quanto scorre veloce il tempo e le fiaccole della vita, rovesciate perché la vita si è spenta.
Il manoscritto degli statuti originali del 1567 è conservato nell’archivio della Curia Vescovile di Urbania. È rilegato in cuoio e consta di 19 carte recto-verso con filigrana (stemma della famiglie senese Piccolomini, croce caricata da cinque lune), di dimensione 27,5 x 20,5 cm. Alla carta 9 si legge l’approvazione autentica di Giulio Feltrio Della Rovere con il sigillo personale. Dalla carta 10 ci sono i “Nomi delli Fratelli della Morte”. Articolo Originale Link.

Chiesa della Morte a Molfetta Link a Wikipedia Molfetta e foto chiesa.

Tornando in Messico…video…


Se ve, se siente, la Santa está presente. Si vede, si sente, la Santa è presente.

Momenti di culto dopo una lunga attesa. Ricaricare le batterie dell’anima (vedi foto sopra anche…)

Un video realizzato da una “compagna di scuola”, studentessa del master in studi latino americani della Unam in Messico, sul Santo laico di Sinaloa Jesùs Malverde. BY STEPHANIE CORTES et YOLOXOCHITL MANCILLAS, ORIGINARIAS DE CULIACAN SINALOA…

Alcune risorse e articoli scaricabili e anche consigliabili…

0) La Santa Muerte e la stampa italiana  –  I Parte QUI –  II Parte QUI

1) Transformismos y transculturación de un culto novomestizo: la Santa Muerte mexicana di Juan Antonio Flores Martos   QUI

2) La Santa Muerte, articolo pro-cattolico del Church Forum; sulla stessa linea e molto dettagliato anche questi segnalati da Biblia y Tradición (chiaramente sono tutti contro il culto alla Niña Blanca di cui “tralasciano” molti elementi)  QUI

3) Crónicas de la Buena Muerte a la Santa Muerte di Elsa Malvido     QUI

4) La Santa muerte y la cultura de los derechos humanos di Pilar Castells  QUI

5) Santa entre los malditos, Felipe Gaytán Alcalá  QUI

6) Santa Muerte y Niño de las Suertes, Katia Perdigón   QUI

7) The Meaning of Death. Semiotica della Santa Muerte by Michalik  QUI

8) Primo capitolo in Pdf del libro La Santa Muerte di José Gil Olmos  QUI

9) Univ. di Londra, Santa Muerte un culto descrittivo, in spagnolo  QUI

10) In inglese un articolo con la visione mistificata dagli Stati Uniti: The Death cult of drug lords Mexico   QUI

11) Recensione del libro di Katia Perdigón, La Santa Muerte, protectora de los hombres  QUI

12) Reportage “Troubled Spirits” del National Geographic QUI e foto QUI

13) Fotogalleria del Times  QUI

14) Il culto raccontato da una ricerca web di un blogger QUI

15) Fotogalleria de La Stampa  QUI

A seguire, per spezzare un attimo la serie interminabile di link, due video trailer del film “El último refugio” sul santo popolare argentino, Gauchito Gil, che ha alcune analogie con il messicano Jesús Malverde e la stessa Santa Muerte. Quest’ultima ha un cugino argentino di primo grado, molto simile a lei, che si chiama San La Muerte, molto popolare nella provincia di Corrientes, proprio come il Gaucho Antonio Gil.


Continuo coi link…

16) Reportage di Opificio Ciclope, Bologna   QUI e   QUI

17) La Madonna che ama la Morte sulla Rivista InStoria     QUI

18) WikiPedia in Italiano Santa Morte   QUI

19) Chiesa Santa Maria dell’Orazione e Morte a Roma (QUI) e confraternita (QUI)

20) Foto galleria con oltre 5000 immagini della Santa Muerte e relativi accessori, tatuaggi, oggetti vari, eccetera a Los Angeles e in Messico    QUI

21) Un articolo in italiano con riflessioni antropologiche di Andrea Bocchi Modrone   QUI

21) La Stampa, quotidiano italiano: foto con didascalie (un po’ datate)   QUI

22) Contro il culto: Libro “Condenación Eterna”  QUI

23) Indice di una tesi esemplificativo sulla Santa Muerte nella capitale dello stato messicano di San Luís Potosí        QUI

24) Intervista trascritta. Entrevista con el maestro Roberto García Zavala, sobre los cultos populares y la adoración a la Santa Muerte en México.  QUI

25) 2 Reportage di Proceso sulla Santa Muerte a Guadalajara 1-QUI (la fe nos mueve) e 2-QUI (nueva devoción en Guadalajara) anche la audio intervista al giornalista di proceso Julío Ríos, 3 marzo 2011    QUI

26) Entrevista con la Santa Muerte di Fabrizio Lorusso, La Jornada Semanal,            8 maggio 2011  QUI

27) Santa Muerte: foto-galleria personale QUI  e video canale YouTube QUI

28) Mini reportage BBC Mundo 1/6/11 “La ascensión de la Santa Muerte”  QUI

29)  Entrevista completa con la Santa Muerte (versione lunga in spagnolo), articolo di Fabrizio Lorusso, Rivista Visioni LatinoAmericane della Università di Trieste   QUI

30) Harta Calaca, articolo di Guillermo Sheridan sulla rivista messicana Letras Libres del maggio 2005          QUI

31)  A questo link i tre video della conferenza tenuta a Torino da Fabrizio Lorusso (io), al Café Liber, sulla Santa Muerte in collaborazione con il Dipartimento di Studi politici dell’Università di Torino. Si ringraziano Tiziana Bertaccini, Marco Bellingeri, Roberto Novaresio e tutta la gente del Cafè Liber.

32) Articolo sulla festa di San Pacual Bailón in Chiapas, patrono della Iglesia Católica Ortodoxa mexicana QUI e link al blog della diocesi dei preti guaritori di suddetta chiesa che hanno incorporato la Santa Muerte tra le figure devozionali della loro Chiesa QUI

33) Breviario in spagnolo sul culto nella sua versione “esoterica”  QUI

34) Video del gruppo “Embargo” intitolato Santa Muerte  QUI

35) Articolo del LA TIMES in inglese sulle lotte intestine tra i presunti leader del culto in Messico QUI

36) Articolo sulla storia della Santa Muerte in italiano QUI

37) Video reportage di 6 minuti sulla Santa di un blogger di LA TIMES QUI

38) Sulla cosiddetta guerra santa tra la Chiesa e la Santa Muerte QUI

39) Da Repubblica + .it un articolo che cita la Santa Muerte di striscio… QUI

40) Reportage BBC su María Lionza, santa popolare venezuelana QUI

41) Radio Reportage in italiano sulla Santa Muerte di Sara Milanese QUI

42) Rivista El Cotidiano – No 169 dedicato alla Santa Muerte PDF completo QUI

43) Tepito, Mexico’s grim reaper saint   QUI

44) Sistema trasmutatorio Santisima muerte di Daniele Mansuino   QUI

45) Santisima Muerte Mexican Flok saint (libro)   QUI

46) Articolo su Donna Sebastiana (un’origine iconografica della Santa Muerte)   QUI

47) Magia y brujería en México di Lilian Scheffler   QUI

(Nel video sopra: la canzone di salsa del gruppo Los Llayras nel video ufficiale. Compare l’auto-nominato Arcivescovo della Santa Muerte David Romo con alcuni devoti durante alcune scene della sua liturgia. Attualmente Romo è in carcere in attesa di giudizio, accusato nel gennaio 2011 di sequestro di persona).

48) Breviario con pratiche e riti della devozione QUI

49) Preghiere in inglese   QUI

50) San La Muerte – Tratado Santa Muerte   QUI

51) Reportage completo gennaio 2012 sulla Santa Muerte su Linkiesta.It  QUI

52) Articolo ironico in spagnolo su Inciclopedia   QUI

53) La Santuzza Farealata siciliana diventa la Santa Muerte – Prima expo in Italia di questa figura  QUI

54) Libro intero in inglese di B. Andrew Chesnut – Devoted to death – Santa Muerte – The Skeleton Saint   (Oxford Univ. Press)  QUI

55) Blog Post con bellissimi disegni e bozze Santa Muerte e i bambini QUI

56) Documentario sulla Santa Muerte a Saltillo nel Nord del Messico QUI

57) Foto e reportage di Max Gibson. Santa Muerte: The Cult of Saint Death QUI

58) Ottima galleria fotografica sulla Santissima Muerte  QUI

59) Repressione e Santa Muerte da La Stampa Multimedia, negano il visto USA ad adepto: QUI

60) Post in inglese sulla Santa Muerte di Curandero Güero: QUI

61) Il sito Holy Death punto Com: QUI

62) Foto di Time.Com: QUI

63) “L’armadio della Santa Muerte” da un blog della rivista Gatopardo: QUI

64) La Santa Muerte, post del blog Dama de Negro: QUI

65) Aggiornamento dei trailer e documentari dell’Opificio Ciclope! QUI

66) In inglese, Crónicas de la Santa Muerte (storia riassunta): QUI

67) Documentario del 2012 di canale ONCE TV Messico – Santa Muerte

68) Dal blog “Miles Christi”: Santa Muerte culto falso QUI

69) “Bajo el manto de la Santa Muerte”, articolo “critico” El País QUI

70) Fotoreportage su Repubblica.It   QUI

71) Blog SKELETON SAINT Most Holy Death QUI

72) Report dell’FBI in tre parti. Santa Muerte: Inspired and Ritualistic Killigs  – UNO  DUE   TRE

73) Altri link d’interesse, curiosi o semplicemente bizzarri in italiano, in genere recenti, che parlano del fenomeno:

http://www.almaradio.it/blog/il-culto-della-santa-muerte-e-l’eterno-dualismo-messicano/

https://ilterzoorecchio.wordpress.com/2011/01/04/il-potere-dellacqua/

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2011/07/14/news/da_re_maya_alla_santa_muerte_ecco_l_italia_delle_mille_sette-18441036/

http://gazzettadelmistero.blogspot.com/2011/11/santa-muerte.html#comment-form

http://www.ilcrogiuolo.it/wordpress/index.php/tag/la-santisima-muerte/

http://enigmaeparadigma.fotoblog.it/archive/2011/09/22/santa-muerte.html

http://www.ilreamedinverno.com/vmchk/polveri-e-pozioni/incenso-della-santa-muerte.asp

http://www.ilreamedinverno.com/vmchk/la-santisima-muerte-anonimo.php

Sopra avete visto… Mini mostra fotografica della Santa Muerte a Tepito e dintorni, Città del Messico. Autunno 2011, incipiente. Stop.

…chiudo (per ora) con il trailer del documentario di Opificio Ciclope sottotitolato in italiano…



Prossimamente altri aggiornamenti su questo blog se Lei non ci porta via prima…Amen e…un ultimo Rap, poi una cumbia colombiana e un narco-corrido intitolato Reina de Reinas (Regina di Regine):

Culto e Potere nel Messico della NarcoGuerra

Santa Muerte Bianco e neroHenry Kissinger diceva che il potere è un afrodisiaco. Giulio Andreotti, padrino della politica italiana del XX secolo, soleva ripetere che il potere logora chi non ce l’ha. E ci sono persone che per averlo e mantenerlo affidano il proprio destino a forze occulte. Soprattutto in Messico, dove stregoni, maghi, guaritori, santi proibiti e rituali esoterici sono sempre stati presenti nelle cronache dei famosi e dei potenti, degli impresari, dei politici, delle stelle dello spettacolo o dei miti della televisione e del grande schermo. La tentazione di trovare favori, miracoli, successo e potere attraverso “lavori speciali” e magie affascina un po’ tutti, ma forse di più i politici.

L’ex governatore dello stato meridionale di Oaxaca, Ulises Ruiz, l’ex leader del sindacato nazionale degli insegnanti, Elba Esther Gordillo, che attualmente è reclusa nel penitenziario di Santa Martha Acatitla per malversazione di fondi, e il ministro della Pubblica Sicurezza del governo Calderón (2006-2012), Genaro García Luna, condividevano senza dubbio un interesse spiccato per l’esoterismo e tutte le credenze legate all’occulto. Il giornalista José Gil Olmos, autore in Messico del libro Los brujos del poder (Gli stregoni del potere), ha descritto la passione di Ulises Ruiz per la magia nera, la santeria cubana e il culto alla Santa Muerte: ossa, figure caraibiche, talismani e sacerdoti, sempre al suo seguito in qualità di consiglieri, lo circondano. Durante il conflitto e le proteste a oltranza degli insegnanti nel 2006 a Oaxaca, l’apparato repressivo del cinico governatore lasciò un saldo di 25 morti, decine di feriti, 7 desaparecidos, 500 arresti e 380 casi di tortura.

I flussi di speranzosi pellegrini verso la località di Catemaco, terra di stregoni e fattucchiere nell’atlantico stato di Veracruz, sono costanti e rispecchiano il sottofondo di pensiero magico e misticismo che in terra azteca hanno radici solide e profonde. Vari personaggi famosi, secondo cronache locali, avrebbero preso parte a cerimonie e cercato preziosi consigli politici o economici sulle rive della laguna di Catemaco: da Carlos Salinas, presidente dal 1988 al 1994, all’economista e politico Pedro Aspe, da Cuauhtémoc Cárdenas, ex candidato delle sinistre nel 1988, ad Andrés Manuel López Obrador, candidato progressista alla presidenza nel 2006 e 2012, da Marta Sahagún, moglie dell’ex presidente Fox, al conduttore televisivo Raúl Velasco. Tutti interessati a intercettare le vibrazioni cosmiche quanto i consensi delle masse.

Secondo gli stregoni, la magia nera o bianca è in cima alla classifica delle richieste dei governanti. Anche la figura della Santa Muerte, la Parca scheletrica che in Messico è oggetto di culto e venerazione da parte di milioni di devoti, è utilizzata, insieme ad altri santi popolari e altre icone devozionali, per provare a esaudire sogni di gloria e piani politici. Molti santoni eseguono lavori con la Santissima Muerte, anche se in realtà l’essenza del suo culto è un’altra. Infatti, si tratta di una devozione popolare alla morte che da secoli è praticata in Messico clandestinamente e solo dall’inizio del nuovo millennio s’è diffusa esponenzialmente nonostante l’opposizione della Chiesa.

Oggi i simpatizzanti e i praticanti del culto sono stimati tra i 5 e i 10 milioni in tutto il mondo, e, in effetti, non sono molti i punti di contatto con la stregoneria e la magia. Queste sono pratiche, non culti, e si utilizzano per modificare la realtà esterna, per ottenere effetti desiderati attraverso evocazioni, rituali, formule e con la forza di volontà. La Santa Muerte s’identifica con una divinità o ente, la morte, raffigurata dall’immagine medievale scarnificata che portarono gli spagnoli e le congregazioni cattoliche in America durante la conquista. La spada e la croce. E la Muerte. La Grande Falciatrice ossuta con la roncola e il mondo tra le mani assomiglia alle famose Catrinas del disegnatore messicano José Guadalupe Posadas, ma in realtà è un’altra cosa. Nella sua versione santificata la chiamano Niña Blanca, Bonita o Flaquita.

Lo studioso di religioni Stefano Bigliardi,specializzato nel concetto di miracolo, ha approfondito in Messico la conoscenza del culto della Santissima Muerte e ha sottolineato la differenza tra la categoria dei milagros, cioè eventi di tipo sovrannaturale e straordinario, e quella dei paros, più adatta a descrivere il tipo di favori che concede la Santa Muerte, a detta dei devoti. La Niña Blanca “fa i paros”, ovvero protegge, blocca la mala-vibra e la sfortuna, ti aiuta a trovare lavoro, salute, amore e denaro, a non essere rapinato, a eludere una fine violenta, a sconfiggere i tuoi nemici e a scansare i pericoli e le incertezze. Insomma, paro è un termine colloquiale messicano, riferibile anche all’infarto, cioè al paro cardiaco, ed è una voce del verbo parar che significa “fermare”, per cui la Santa evita, para o ferma il verificarsi di situazioni pericolose e attacchi contro i suoi accoliti, più che manifestarsi al di fuori delle leggi della natura.

Il cantante popolare messicano Beto Quintanilla, el mero león del corrido,cioè il leone del genere musicale dei corridos, diceva nella sua canzone dedicata alla magrolina o Flaquita:

Sono già in milioni a pregare per Lei, la Chiesa comincia a tremare/ apertamente ormai ci sono preti che la iniziano ad adorare/ mafiosi e uomini della legge se la cominciano a tatuare/ anche politici e dirigenti le fanno l’altare.

In fondo i corridos raccontano la realtà, i bassifondi e la cultura popolare meglio di qualunque altra espressione artistica o giornalistica, e il potere, a volte, unisce il sacro e il profano,lo spirito e la carne.

Ogni culto ha degli aspetti exoterici, esteriori, ma anche esoterici, cioè occulti e misteriosi. Sono exoterici i rosari per la strada dedicati alla Niña Blanca o la venerazione aperta del popolo per altri santi non canonici come il guaritore Niño Fidencio, Pancho Villa o Juan Soldado. Sono esoteriche le formule che uno stregone o un brujo mexicano usa per legare eternamente a noi la persona amata o i rituali d’iniziazione di una setta, per esempio. 

Storicamente la politica, nella sua accezione di esercizio del potere, ha mostrato una certa attrazione per l’esoterismo e ciò che è segreto e occulto. La vicinanza della medium personale della moglie di Abraham Lincoln e dell’astrologa di Nancy Reagan, Joan Quigley, con i loro rispettivi mariti presidenti fu emblematica, così come l’ascesa della Skull and Bones, la società segreta più influente d’America, grazie all’adesione di Bush padre e figlio. In Italia, Letizia Moratti, ex ministra dell’Istruzione e sindaco di Milano dal 2006 al 2011, altresì nota come “la Thatcher italiana”, si avvalse dei servizi di un celebre sensitivo che avrebbe addirittura influito sulla formazione del consiglio comunale. Silvio Berlusconi è senza dubbio conosciuto all’estero e in Italia per la sua vita eccentrica. La rivista L’Espresso ha mostrato che la sua villa in Sardegna s’ispira a una simbologia erotico-esoterica, forse perché l’imprenditore e politico appartenne alla loggia massonica Propaganda due o p2, poi dichiarata illegale e sovversiva dal Parlamento nel 1982. Il Venerabile Maestro e fondatore della loggia, Licio Gelli, strinse vincoli importanti col generale argentino Emilio Eduardo Massera, membro di spicco della giunta militare che instaurò un regime dittatoriale, responsabile di centinaia di morti e 30.000desaparecidos tra il 1976 e il 1983, nel Paese sudamericano.

In Argentina, vi furono simbiosi interessanti e inquietanti tra culto e potere. Negli anni Settanta, José López Rega, stregone influente tra i collaboratori storici del presidente Juan Domingo Perón, era il contatto argentino della p2 e arrivò a ricoprire la carica di ministro del Benessere Sociale. Mabel Camera fu la pitonessa del “presidente della crisi finanziaria”, Fernando de la Rúa, mentre negli anni Novanta il capo di stato populista Carlos Menem aveva alla sua corte una chiaroveggente personale. Anche in Africa la stregoneria non è solo un’eredità ancestrale o di tipo tribale, quanto piuttosto un elemento integrante della vita politica e del sistema capitalista, esportato dagli europei all’epoca delle colonizzazioni e in seguito mantenuto senza troppi cambiamenti sostanziali: sono tanti i governanti che si servono della divinazione, della magia o della stregoneria per vincere elezioni e guadagnare potere, per indovinare le mosse giuste in campagna elettorale o durante una crisi interna.

Senza dubbio l’America deve molto al continente nero in termini religiosi, data la presenza molto forte di tradizioni africane come la santeria, il vudù, il candomblé e il palo mayombe, soprattutto nei Caraibi e in Brasile. Queste, così come il culto alla Santa Muerte e la stregoneria, non si relazionano necessariamente alla magia nera o a influssi spirituali negativi, anzi. Ma tutto dipende da chi e come le utilizzano e per quale scopo.

In Messico, all’epoca del presidente conservatore Vicente Fox (2000-2006), Genaro García Luna era a capo dell’oggi soppressa Agenzia Federal de Investigaciones (AFI) e aveva una statua della Flaquita nel suo ufficio. In seguito, il presidente Felipe Calderón (2006-2012) lo nominò ministro della Pubblica Sicurezza. A quanto pare, García Luna a un certo punto sostituì la tipica figura della Santa Muerte, la Parca scheletrica con la falce e il saio da francescano, con quella dell’Angelo della Morte, o Ángel de la Muerte, proprio secondo quanto andava raccomandando ai fedeli l’autonominato arcivescovo della Santa Muerte, padre David Romo. Si tratta di un personaggio controverso, oggi in carcere condannato a dodici anni per frode elettorale e a sessantasei per partecipazione a banda organizzata a scopo di rapimento, furto ed estorsione.

Per anni Romo tentò senza successo di trasformare il culto spontaneo e orizzontale alla Santa Muerte in una specie di religione, dotata di un’istituzione verticale, una dottrina ufficiale, dei sacerdoti, dei diaconi e cerimonie ben definite. Nel 2005 il ministero degli Interni messicani tolse il riconoscimento legale alla sua Chiesa Santa Cattolica Apostolica Tradizionale Messico-Stati Uniti o, più brevemente, Iscat Mex-Usa, ma l’attività del padre continuò fino al suo arresto nel 2011. La modella e attrice messicana Carmen Campuzano è anch’essa devota della Santa Muerte, che l’avrebbe aiutata, temporaneamente, a uscire dai suoi gravi problemi di dipendenza dalle droghe. Il giornalista José Gil Olmos racconta che anche la mitica attrice dell’era dorata del cinema messicano, María Félix, la venerava. E così pure la cantante e attrice cubano-messicana Niurka Marcos e il suo ex compagno, l’attore di telenovele Boby Larios, i quali nel 2004 si sposarono giurando fedeltà proprio di fronte alla Chiesa di padre Romo.

Comunque sia, la Santa Muerte raccoglie consensi e devoti in paesi lontani dal Messico e“insospettabili”: dalla Germania alla Spagna, dall’Italia alla Danimarca, dal Giappone agli angoli più impensabili dell’America centrale, meridionale e settentrionale, la migrazione, il turismo e internet hanno contribuito alla sua rapida diffusione e massificazione. Le gerarchie ecclesiastiche combattono l’espansione di questa devozione che, malgrado tutto, pare inarrestabile e autonoma rispetto a istituzioni e sacerdoti. Nel mercato di Sonora a Città del Messico, noto per l’immensa varietà dei prodotti esotici, esoterici e curiosi che vi si vendono, il merchandising legato alla Niña Bonita è superato solo da quello della Madonna di Guadalupe, la santa patrona nazionale. Non hanno funzionato in passato i tentativi del Vaticano di “liberare dal diavolo” i devoti della Flaca, né altre strategie contro la Santa Muerte come le minacce di scomunica, la “semina” di altari del santo cattolico rivale, san Giuda Taddeo, o l’assoldamento di esorcisti specializzati nella capitale. Il fatto è che non c’è nessun Satana da estirpare dall’anima dei cosiddettisantamuertistas. Quello che c’è è la crisi della Chiesa in America, endemica come l’emorragia di fedeli di fronte all’avanzata dei pentecostali e dei protestanti o delle multinazionali della fede come l’americana Scientology e la brasiliana Pare de Sufrir (“Smetti di soffrire” o Chiesa universale del Regno di Dio). Ciononostante, il Vaticano resta comunque al vertice di un potere religioso e temporale, globale e millenario.

Tra i potenti, includendo narcos e boss mafiosi, la religiosità è un elemento identitario e fondamentale. La connessione mediatica delinquenza-Santa Muerte è nata in seguito alla cattura nel 1998 del famigerato rapitore seriale Daniel Arizmendi López, El Mochaorejas (“Il Mozzaorecchie”), che nel suo appartamento nascondeva un altare alla Niña Blanca che poi, con il consenso delle autorità carcerarie, poté portare nella sua cella del penitenziario La Palma. Pochi media hanno parlato, però, dell’immagine della santa nazionale messicana, la Madonna di Guadalupe, che, subito dietro all’effigie della morte, occupava un posto d’onore nel suo altare casereccio. Era giocoforza creare il mito della Madonna dei delinquenti.

Nell’aprile 2001 venne arrestato Gilberto García Mena, alias “El June”, luogotenente del boss Osiel Cárdenas, l’allora capo del cartello del Golfo. Nel giardino della sua villa l’esercito trovò un bel santuario della Bambina Bianca, per cui la Santa Muerte cominciò a essere associata anche alla narco-cultura e ai signori della droga. Le operazioni militari della narcoguerra si preoccupano sempre più di distruggere gli “spazi sacri” dedicati alla Santa Muerte, soprattutto nel Nord del Paese, dove la violenza raggiunge picchi intollerabili e si punta sul colpo mediatico pur mostrare risultati.

Nel dicembre 2010, a Nuevo Laredo, in pieno territorio dei narcos Zetas, il sindaco Ramón Garza Barrios proibì ufficialmente la vendita di immagini della Santa Muerte per le strade e richiese al ministero delle Comunicazioni e i Trasporti l’eliminazione da strade e androni dei suoi altari. Nonostante le persecuzioni e le sparate mediatiche, i santi preferiti dai narcos, in realtà, sono molti più di quanto non si creda: la Madonna di Guadalupe e san Giuda sono importantissimi, così come il Robin Hood del Sinaloa Jesús Malverde, oltre alla Santissima. Secondo alcune voci, diffuse dalla stampa messicana, nel 1996 perfino il potentissimo “Señor de los Cielos”, Amado Carrillo Fuentes, capo dell’allora egemonico cartello di Juárez, avrebbe ordinato la costruzione di un piccolo santuario in suo onore, ma è indubbio che i fenomeni dei narcoaltari e delle narcoelemosine, ossia le prebende elargite dai narcos alla Chiesa o a culti “alternativi”, abbiano coinvolto negli anni diversi tipi di istituzioni religiose, di santi e devozioni. La Muerte non è l’unica a ricevere doni e attenzioni.

La studiosa argentina Lía Dansker ha lavorato presso vari istituti correzionali per minorenni di Città del Messico e ha riscontrato come san Giuda sia il più amato tra i giovani reclusi, provenienti in gran parte dai quartieri marginali della capitale, mentre la Santa Muerte, anche se in crescita, resta al secondo posto in classifica. Entrambi i culti si inseriscono comunque su un fondo cattolico comune. Lía s’è guadagnata la fiducia dei giovani reclusi coi suoi aneddoti sul “cugino argentino” della Santa Muerte, il popolare San La Muerte, e su un’altra icona proibita ma celeberrima: il Gauchito Gil. In Argentina, come espressione di devozione e lealtà nei loro confronti, non si fanno solo tatuaggi o promesse, ma si arrivano a impiantare le figurine di plastica o di resina dei santi sottopelle con un’operazione chirurgica improvvisata. Se le ferite si infettano o il corpo del fedele rigetta la statuina, il miracolo non sarà concesso; se invece l’operazione funziona, il santo accompagnerà per sempre il suo accolito nelle sue avventure.

Il misticismo e il potere si accoppiarono nella Germania nazista: una corte di maghi, astrologi e occultisti circondava Adolf Hitler. Il Führer li incluse tra le file delle SS. Il capo di quest’organizzazione militare, Heinrich Himmler, soleva ritirarsi nel suo castello di Wewelsburg per effettuare rituali iniziatici ed esoterici, mentre Hitler consultava il suo astrologo personale prima di prendere decisioni importanti. Anche il suo alleato italiano, Benito Mussolini, pare avesse trovato in Giuseppe Cambareri un consigliere esoterico di fiducia. Il misticismo nazi si basava su miti, leggende e visioni politico-religiose che giustificavano la superiorità della razza ariana e i deliri di onnipotenza dei suoi ideatori. Oggi il nazismo esoterico caratterizza, per esempio, un partito politico come Alba Dorata in Grecia e parte del neofascismo italiano. Un nazista esoterico noto in America Latina fu Miguel Serrano, diplomatico e intellettuale cileno, amico del poeta filofascista Ezra Pound e autore di Hitlerismo esotericoAdolf Hitlerl’ultimo Avatara. L’organizzazione Nuova Acropoli, fondata in Argentina dal poeta Jorge Ángel Livraga Rizzi nel 1957 e presente in Messico, Italia e una quarantina di altri paesi, è stata descritta dal Parlamento europeo nel 1984 come «gruppo fascista e paramilitare». Il giornalista argentino Alfredo Villetta ha definito la sua ideologia come un mix di elementi «esoterici, di teosofia, di orientalismo, di alchimia, astrologia e un po’ di filosofia greca». I neonazi sono usi a mischiare e ricreare tradizioni e simboli, siano essi musicali, religiosi o letterari, appropriandosi dei più adeguati alla diffusione della loro ideologia e all’avvicinamento di seguaci verso cause politiche trasformate in culti e dogmi.

Nel barrio di Tepito dicono che la Santa Muerte non «nasconde la gente cogliona, né innalza gli stronzi». È un ragionamento che non fa una piega, soprattutto quando si tratta di culto, potere, ideologia e religiosità, dato che esistono limiti all’ambizione materiale e spirituale che non andrebbero superati. Tepito è un quartiere enclave di artigiani, commercianti e sopravviventi del caos metropolitano in cui la Santissima è la patrona, «più tosta della Madonna», e «fa sgami, paros, non solo miracoli», secondo i suoi seguaci. In fin dei conti, i devoti chiedono una vita e una morte buone. Dalbarrio bravo non si scappa, ma ci si resta per imparare, perché la saggezza di quartiere può essere diretta e tagliente come una lama o star nascosta tra i vicoli e i doppi sensi sottili della parlata locale.

In Messico la Santa Muerte sta avendo un discreto successo anche tra le classi alte, ma molto più radicata è la sua venerazione tra quelle popolari, sempre più escluse dalle attenzioni di Chiesa, stato e istituzioni. Quando la morte si fa presente nella società, il suo culto si fortifica. E quando i diritti umani sfumano, la Santa Muerte prende il posto di chi dovrebbe garantirli. La Flaca è un sostegno spirituale che dà protezione, lavoro, salute, denaro e sicurezza. Nel Messico della narcoguerra sono beni scarsi, soprattutto per quei devoti silenziosi che dal potere fuggono più che cercarlo.

La precursora Doña Sebastiana @JornadaSemanal #SantaMuerte

dona-sebastiana

De Fabrizio Lorusso – Jornada Semanal – (foto: Original link) Doña Sebastiana da miedo y fascina. Es la muerte santificada, una figura de adoración poco conocida en la historia de México. Tiene analogías con la Santa Muerte, la santa popular que más ha crecido en cuanto a feligresía y presencia mediática en las Américas.

De la Doña sólo quedan el recuerdo, unos cuentos y su nombre. En efecto, su culto se desvaneció y, quizás, revive a su manera en esta época postmoderna con la devoción a la Flaquita.

Sebastiana está en la historia de las regiones abandonadas por Dios y el Estado que, hace más de 150 años, eran parte del norte de México y que le fueron arrebatadas por Estados Unidos.

La devoción hacia esta dama descarnada y huesuda tuvo auge en la era del “salvaje oeste”, especialmente en Arizona y Nuevo México según relata el antropólogo Carlo Severi en un artículo sobre Doña Sebastiana, el Cristo Flechado y sus rituales. La vida de Doña Muerte comienza en la colonia.

Desde el siglo XVI, la corona española en el norte de América trata de controlar muchos territorios despoblados y lejanos del centro del poder ubicado en la gran Ciudad de México, capital de la Nueva España. Sin embargo, los esfuerzos de dominación de los colonizadores, amos de un imperio decadente pero ávido de tierras, no son suficientes. La espada necesita de la cruz.

Las misiones religiosas españolas van conquistando pueblos y almas hacia el norte, abriéndose paso a lo largo del Río Bravo, hasta El Paso y Santa Fe, o bien, siguiendo el Río Colorado rumbo a Arizona.

A finales del siglo XVIII, en San Diego, San Francisco y alrededores, ya hay fortalezas además de las misiones: la espada vuelve a juntarse con la cruz para defender a los pequeños grupos de moradores de los ataques de los pueblos originarios, dueños legítimos de esos territorios.


Doña Sebastiana por Luis Tapia. Foto: http://www.vocesdesantafe.org

Tras la Guerra de Independencia, el Estado mexicano nace débil y con escaso control de su periferia. El aislamiento y la pobreza de los colonos en las zonas lejanas y los conflictos con la población indígena de los apaches y los comanches engendran una situación explosiva.

La zona es descuidada también bajo el punto de vista religioso, tras la progresiva retirada del clero franciscano y por la falta de personal eclesiástico estable. Por tanto, es imposible celebrar los sacramentos y los rituales en las comunidades católicas. Las iglesias están en ruinas y son santuarios de macabros presagios.

Entre 1846 y 1848, México pierde más de la mitad de su territorio y firma el Tratado de Guadalupe Hidalgo, un acontecimiento traumático para el orgullo nacional.

Estados Unidos es una potencia naciente que, movida por las doctrinas de la frontera y del destino manifiesto, agrega los estados de California, Nevada, Utah y partes de los actuales Texas, Colorado, Oklahoma, Kansas, Wyoming, Nuevo México y Arizona. Uno tras otro caen y son gotas de sangre.

Ya desde los años de la lucha independentista mexicana, en aquellos territorios las comunidades reaccionan al desamparo espiritual y al aislamiento material creando la Cofradía de los Hermanos de la Santa Sangre o de los Penitentes que, aún sin volverse una Iglesia autónoma, aporta cambios inquietantes y radicales al culto tradicional.

El verbo y las prácticas de la Cofradía se expanden, siguen la antigua ruta de los misiones, por el Río Bravo y la frontera norte. Proliferan las moradas, iglesias no consagradas que pronto cobijan en su interior un acervo de nuevas imágenes y rituales. Los miembros de la Hermandad se dividen entre Hermanos de la Sangre, “los verdaderos penitentes”, y Hermanos de la Luz, con tareas organizativas y de guías espirituales.

Durante décadas, El Vaticano trata de acercarse a estos pobladores para reconducirlos a los preceptos del catolicismo romano. Fueron esfuerzos vanos. Las comunidades, sobre todo en Nuevo México, se tornan cada vez más fanáticas, aspiran a imitar la vida y la pasión de Cristo y practican la autoflagelación en las procesiones de Semana Santa. Reproducen todas las fases del martirio de Jesús en la Pasión y las ceremonias culminan con la crucifixión simulada de uno de los penitentes.

Pero clavos, azotes, chorros de sangre, gritos y dolores son reales. Lo que preocupa a la Iglesia no es la violencia, ni la creencia en el sacrificio físico como medio de purificación. El problema es otro, se llama Sebastiana. El miedo pasa de boca en boca, llega hasta las sedes del poder eclesiástico.

La gente presencia la aparición, dentro de las moradas y en las capillas, de un bizarro retrato de la muerte. Es una imagen femenina, esquelética, muy común en Europa, en los osarios y criptas de las Cofradías de la Buena Muerte, así como en las iglesias dedicadas a la Parca, en las pinturas de las danzas macabras y lasvanitas.

Sin embargo, está prohibida en las Américas, donde le dicen “Doña Sebastiana”, aunque sigue siendo la Gran Segadora, icono de un culto blasfemo, según la Iglesia.

En la Colonia, los inquisidores de la Nueva España trataron, sin éxito, de destruir todas las representaciones de la muerte que la misma Iglesia había traído del Viejo Continente, para extirpar la “idolatría pagana” hacia estas figuras.

Normalmente, sus devotos eran indios y campesinos, habitantes de los barrios marginales de las ciudades o de algún pueblito provinciano quienes ya usaban el nombre de Santa Muerte al rezar, pedir e, inclusive, al castigar a la imagen de la Gran Segadora en todo México.

La Inquisición fue abolida en España por el Real Decreto del 15 de julio de 1834, sin embargo, la actitud represiva de esa etapa siguió vigente. Doña Sebastiana escandaliza al clero católico que habla de una “herejía”, y espanta también a los campesinos de la región. “Adoran a la muerte como los indios de norteamérica”, “torturan a sus Hermanos con verdaderas crucifixiones”, “excesos en las penitencias, rituales secretos, oraciones no aprobadas por las jerarquías”, denuncian los obispos.

A las alarmas de la Iglesia dan seguimiento los medios estadunidenses que, en las primeras décadas del novecientos, indagan sobre los aspectos más morbosos y sanguinarios de esos rituales y sobre la posibilidad de que exista una devoción autónoma hacia la muerte que ellos denominan Comadre Muerte o “muerte amiga”.

No se realiza ningún estudio serio, sino que, más bien, se multiplica el efecto amarillista de los artículos: algo parecido a lo que vimos, en años recientes, respecto de la Santísima Muerte en la prensa.

Junto a la muerte, también la imagen cruenta de Jesús horadado por los dardos, el Cristo Flechado, está presente en las moradas para avisar del peligro que constituyen las poblaciones “salvajes” de los nativos, los “enemigos” que amenazan la existencia de los Hermanos y sus comunidades.

En la Semana Santa, los penitentes organizan crueles simulacros de la Pasión de Cristo, parecidos a los del barrio de Iztapalapa en Ciudad de México, aunque más sanguinolentos e inhumanos.

El Salvador, seleccionado dentro de la Cofradía, recibe el suplicio de la flagelación y es sujetado a la cruz con clavos y cuerdas mientras los demás se amarran a cactus y plantas espinosas o cargan carretas llenas de piedras con la figura descarnada de Doña Sebastiana.

En la tradición religiosa de estas cofradías, se identifica progresivamente al joven penitente, próximo a la crucifixión, con el Cristo, pero también con la muerte, la Comadre. Se cuenta que, en tiempos de crisis, cuando es fácil fallecer por penurias y frío, los muertos regresan para festejar la Pascua con los vivos en lasmoradas. A estos templos improvisados, llamados asimismo “casas de los muertos”, llegaban los Hermanos del Otro Mundo para ayudar a los habitantes de éste.

Entre la Virgen María y Jesús nunca faltaba la imagen de Doña Sebastiana, la dama esquelética de ojos vítreos o metálicos, armada de arco y flechas, la cual era cargada triunfalmente sobre las carretas de la muerte durante las procesiones.

En el Museo de Nuevo México en Albuquerque, hay una escultura: Muerte sobre su carro, realizada en 1860 por el escultor Nazario López de Córdoba para lamorada de Las Trampas. Es una reelaboración del Triunfo de la muerte, un tema iconográfico medieval en que Doña Sebastiana declara su victoria sobre Jesús y arroja flechas al pecho del Salvador.

Arcos y dardos definen la iconografía tradicional del Cristo flechado en la versión adoptada por los franciscanos que evangelizaron el norte de la Nueva España. Por otro lado, en España, la muerte se retrataba con una guadaña en la mano, no con arco y flechas. Esto sugiere que, al norte del Río Bravo, podría haberse dado una superposición entre la figura del Cristo y la del mártir San Sebastián, representado típicamente con flechas en el costado. El nombre del santo posiblemente sufrió un cambio al femenino y su figura se asoció a la de la muerte con arcos y flechas, dando vida así a la hermosa Doña Sebastiana, precursora o “prima chicana” de la Santa Muerte.

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Santa Muerte Patrona recensita su @lavoroculturale

SantaMuertePatrona_copertinamezzaSanta Muerte meticcia, libertaria e clandestina (dal blog Il Lavoro Culturale) – Di 15 settembre 2014 – Recensione al libro di Fabrizio Lorusso, “Santa Muerte Patrona dell’Umanità“, (Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2013).

Sono carne e spirito delle Americhe, sono meticcia, sono figlia di una figlia di una figlia nata dallo stupro dei guerrieri avidi d’oro, perché i Conquistatori non si portarono donne al seguito e violando la carne delle indigene diedero origine a ciò che siamo: non fu vittoria, non fu sconfitta, fu la dolorosa nascita della civiltà meticcia, fusione inestricabile di passato che non passa, memoria che non si spegne, vita che nasce dalla morte e morte che dà la vita…
(P. Cacucci, Viva la vida!, Feltrinelli, 2010, p. 48)

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Santa Muerte Patrona dell’Umanità è un libro meticcio come il culto che indaga. Un’opera impregnata di sincretismo nei contenuti e nelle forme. Racconta la violenza dell’amplesso inferto dai santi cristiani contro Mictecacíhuatl, regina dell’inframundoazteco, e dell’orgia che ne seguì a cui presero parte madonne cristiane e divinità africane yoruba. Con la croce e con la spada s’impose dall’alto la con-fusione dei corpi e degli spiriti, ma ben presto con il meticciato e l’autonomia dei quilombos si reinterpretarono, in chiave resistenziale e dal basso, le violenze subite.

Il culto della Santa Muerte si inserisce a pieno titolo nella babylon di credenze nate in territorio americano a seguito di tali violenze. Per secoli relegata sulle montagne e tra le mura domestiche, la devozione alla Santa, è riemersa come un fiume carsico in piena agli inizi degli anni duemila. Il 31 ottobre 2001 segna la definitiva uscita dalla clandestinità del culto, quando tra le bancarelle del barrio mercato di Tepito (Città del Messico), una donna di cinquantasei anni espone pubblicamente una statua a dimensioni naturali della Santa Muerte. Si chiama Enriqueta Romero Romero, ma tutti la conoscono come Doña Queta, guardiana dell’altare e inconsapevole autrice di un gesto rivoluzionario che ha fatto uscire dall’ombra migliaia di devoti.

Si stima ci siano dai tre ai dieci milioni di fedeli sparsi per il mondo tra Messico, Stati Uniti, Salvador, Guatemala, Honduras, Colombia, Argentina e Giappone. È risaputo infatti che la Santa Muerte non conosce confini, o meglio: non li riconosce. Se ammettesse la loro esistenza, tollerasse le dogane, i metal detector e i visti sul passaporto, la sua libertà verrebbe continuamente condizionata dalle interminabili file per il permesso di soggiorno, dalle ore d’attesa nei gate degli aeroporti e dalle perquisizioni. Che di certo bloccherebbero l’imbarco di quella sacca da hockey, dal contenuto registrato come attrezzo sportivo, in cui si nasconde la fedelissima falce.

Pensate poi cosa dovrebbe inventarsi se, dopo aver fatto visita a un anti-castrista cubano di Miami, volesse recarsi in tutta fretta dal cugino, rimasto a Cuba e fedele al regime. I voli per l’isola dal suolo a stelle e strisce sono vietati e il giro della morte a cui sarebbe costretta la porterebbe a far scalo in Centro America o in Canada prima di approdare nel paese dellaRevolución.

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Una volta atterrata, esausta dalla tanta fatica che gli interessi di governo le impongono, non ci penserebbe due volte a godersi, in un qualche secaderos di Viñales, un puro in compagnia di sua cugina Yemayá, la regina dei mari e degli dei. Tutto ciò contribuirebbe a minare la sua maniera di lavorare che si fonda su principi democratici e libertari che non contemplano distinzioni di classe, genere o nazionalità.

La clandestinità per la Santa rappresenta infatti una scelta politica che garantisce l’abolizione del privilegio e l’orizzontalità della decisione. Per i suoi devoti invece è una costrizione imposta dall’alto. Molti di loro, alcune migliaia di messicani, hanno varcato frontiere illegalmente e esportato il culto negli Stati Uniti. Altri sono caduti sotto i colpi di fucile dei pistoleros texani. Altri ancora sono stati costretti per secoli dalle autorità statali ed ecclesiastiche a mantenere il culto segreto e a non praticare pubblicamente la propria devozione. Sempre per necessità e non per scelta.

Fabrizio Lorusso racconta questo e molto altro con uno stile semplice e un linguaggio orizzontale che abbraccia più voci: la sua, quella dei devoti incontrati nel quartiere di Tepito e in giro per il Messico, quella dei media che manipolano la realtà in modo sensazionalistico e quella sotterranea della Santa, che si può solo credere d’intuire tra le righe del testo. Ma il grande merito dell’autore sta nel forzare la mano del genere, ibridare la scrittura e creare quel sincretismo letterario che dà profondità all’opera e allo stesso tempo la rende perfettamente fruibile.

Santa Muerte Patrona dell’Umanità è, infatti, un saggio, perché rappresenta uno degli studi sul campo più approfonditi sul culto messicano della Santa Muerte; ma è anche un diario di viaggio, perché l’autore è abile a dare testimonianza orale e visiva del percorso che l’ha portato ad avvicinarsi al barrio bravo di Tepito, alla sua gente e alla santa; ed è ancora un testo di denuncia sociale dal basso, perché prende posizione contro l’autoritarismo e la smania centralizzatrice di Chiesa cattolica e governo messicano, sintesi estreme del dogma religioso e della cultura istituzionalizzata. Non c’è dubbio che il culto della Santa Muerte, che si fonda su pratiche democratiche e libertarie – fuggendo personalismi e commercializzazioni – abbia trovato nella scrittura critica di Fabrizio Lorusso una voce complice per raccontare la sua storia.

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GHOST TRACK

Santa Muerte in Valle d’Aosta – Espace Populaire, 10 gennaio 2014

Da Tepito, el barrio bravo di Città del Messico, alle montagne innevate dell’ovattata Aosta. La Santa Muerte rossa è arrivata in visita nella regione a statuto speciale per portare un po’ di passione. Qualcuno ha provato a spiegargli la bufala del francese e la differenza tra l’UV-Union Valdôtaine e UVP-Union Valdôtaine Progressiste ma era poco interessata ai partiti e ai giochi di potere intorno alla lingua d’oltralpe. Non ha detto quasi nulla per tutta la serata, ma si è informata sulle condizioni dei nordafricani che lavorano tra le vacche e la neve in alpeggio. In chiusura d’incontro ha borbottato una frase in spagnolo, che molti non hanno sentito e i più non hanno capito: «ver crecer las flores desde abajo no es tan malo como todo el mundo cree»[1].

[Questo testo è già apparso pubblicato sul “l’Unità” del 5 febbraio 2014]

[1] Traduzione: «vedere crescere i fiori dal basso non è poi così male come tutti credono». In A. Prunetti, Il Fioraio di Perón, Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2010, p. 113, Oreste minaccia di morte Alfredo con una frase, scritta su un foglio con lettere ritagliate dai giornali, che recita: «El nieto del florista verá crecer las flores desde abajo», trad. «il nipote del fioraio vedrà crescere i fiori dal basso», ovvero sdraiato in un fosso.

Santa Muerte Patrona su Treccani.It

Santa Muerte blanco y negro

[Riporto l’incipit dell’articolo di Lucia Ceci (“La Madonna che fa l’inchino ai narcos”) sulla Santa Muerte che è uscito il 15 luglio scorso sul sito Treccani.It nella sezione Società e cita il libro Santa Muerte Patrona dell’Umanità – Stampa Altaernativa, 2013]

Altro che Oppido Mamertina. Altro che inchini della statua davanti alla casa del boss. La chiamano la Madonna dei narcos. Ma anche SeñoraNiña blancaFlacaComadre,HermosaBonita. È la Santa Muerte, il cui culto è riesploso in Messico a partire dagli anni Novanta, dopo secoli trascorsi ai margini della società o nei suoi sotterranei, dove era stata sospinta dalle condanne dell’Inquisizione, dagli strali dei pentecostali, dalle riprovazioni dei Testimoni di Geova.

Il suo volto scheletrico è avvolto in un abito semplice o sontuoso: la Flaca può vestirsi di rosso, di rosa, di nero, di giallo, di verde, di azzurro, anche se il suo colore preferito è il bianco osso, cui è associato l’allontanamento di invidie e rancori da case e negozi. In mano la Patrona può tenere la falce, oppure la bilancia e il globo terrestre. L’aspetto è inquietante e macabro, ma i suoi devoti la ritengono una presenza spirituale benevola, per questo le riservano appellativi graziosi come HermosaBonita, Niña blanca. La invocano come intermediaria tra l’uomo e Dio, ne ornano immagini e altari, la nutrono con tortillas e rum, la credono dotata di poteri pari a quelli di Cristo. Come ricorda Fabrizio Lorusso nel volume Santa muerte patrona dell’umanità, la Bonita racchiude in sé un mix fuggevole e postmoderno che fonde tradizioni iconografiche e liturgiche d’origine precolombiana, africana, europea.

La Hermosa è dotata di poteri di protezione e guarigione adatti a tutti i contesti sociali. Non a caso il numero dei suoi devoti si stima possa arrivare ai dieci milioni di fedeli, sparsi tra Messico, Stati Uniti, El Salvador, Guatemala, Honduras, Colombia, Argentina. Cosa si chiede alla Patrona? Protezione, sicurezza, lavoro, salute, soldi. CONTINUA QUI…

Santa Muerte Patrona a 1943 m.s.l.m. (Rifugio Chaligne Aosta)

Rifugio Chaligne

SantaMuertePatrona_copertinamezzaSanta Muerte Patrona dell’Umanità arriva al Rifugio Chaligne (Aosta) e vola a 1943 metri sul livello del mare. Partecipano Fabrizio Lorusso e Simone Scaffidi L. – Un grazie a End Edizioni, al Rifugio Chaligne e all’iniziativa Leggere in vetta (link).

Segnalo anche gli appuntamenti delle settimana con End Edizioni:

– giovedì 17 luglio alle ore 17 presentazione del romanzo “CODA DI RONDINE” di Laura Costa Damarco a COGNE per la rassegna “Vivere la piazza. L’angolo della letteratura”
– venerdì 18 luglio alle ore 17 presentazione di “L’ARTE E’ UN GIOCO. FRANCO BALAN E I BAMBINI” a LA THUILE, piazzetta Planibel

– sempre venerdì 18 alle ore 21 presentazione di “MIGRANDO” di Giulio Gasperini a La Batise Hostel di BIONAZ

– sabato 19 luglio siamo al Rifugio Chaligne con “LEGGERE IN VETTA” e facciamo compagnia a Fabrizio Lorusso che presenta “Santa Muerte Patrona dell’Umanità

– domenica 20 luglio dalle ore 10 siamo presenti con “LEGGERE IN VETTA” alla manifestazione “I GIARDINI DI EMERGENCY” al castello Tour de Villa a GRESSAN

 

Pagina Facebook End Edizioni.

Iniziativa Leggere in Vetta. Piccoli editori itineranti.

Rifugio Chaligne Link.

Santa Muerte Patrona a Bologna. Libreria Trame, 12 Luglio Ore 12

SantaMuertePatrona_copertinamezzaQUANDO: Sabato 12 Luglio alle 12

DOVE:
alla libreria Trame in via Goito 3/C a Bologna

COSA
: presentazione + aperitivo del libro di Fabrizio Lorusso “Santa Muerte Patrona dell’Umanità” (Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri, 2013).

CHI:
l’autore ne parlerà con la scrittrice Marilù Oliva.

“Santa Muerte”
è un libro sul Messico e sul culto alla Santa popolare più controversa, amata e perseguitata degli ultimi anni nelle Americhe e nel mondo. La Muerte scheletrica, con la sua falce e il mondo tra le mani, è la vera patrona dell’umanità ed in Messico è già santa, nonostante la Chiesa la combatta strenuamente. Questo libro è  un saggio, un diario di viaggio e un testo di giornalismo narrativo. Ci spiega le origini della devozione, la storia e i significati di quest’icona messicana che è diventata globale nell’ultimo decennio e che ormai ha 10 milioni di fedeli.
OLYMPUS DIGITAL CAMERAFabrizio Lorusso vive a Città del Messico da oltre 12 anni e fa il giornalista free lance per media italiani e messicani, il traduttore e l’insegnante. Ha studiato un master e un dottorato di ricerca in Studi Latino Americani, è redattore della rivista web CarmillaOnLine e autore del libro reportage “Le macerie di Haiti”, scritto con la giornalista Romina Vinci. Attualmente lavora a un nuovo libro: NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei cartelli della droga. Ha partecipato con il racconto “Mia” alla collettanea “Nessuna più. 40 scrittori contro il femminicidio” a cura di Marilù Oliva. In Messico ha pubblicato una raccolta di poesie in spagnolo che si chiama Memorias del mañana.
Marilù Oliva vive a Bologna e insegna lettere alle superiori. Ha scritto cinque romanzi, di cui tre dedicati al personaggio della Guerrera: “¡Tú la pagarás!” (Elliot, 2011), finalista al Premio Scerbanenco, “Fuego” (Elliot, 2011) e “Mala Suerte” (Elliot, 2012), gli ultimi due vincitori del Premio Karibe Urbano per la diffusione della cultura latino-americana in Italia. L’ultimo romanzo è “Le Sultane”, appena uscito per Elliot. Ha scritto un saggio su Gabriel García Márquez, “Cent’anni di Márquez. Cent’anni di mondo” (CLUEB, 2010). Collabora con diverse riviste letterarie, tra cui Carmilla, Thriller Magazine, L’Unità online.
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