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Santa Muerte, cinema e TV

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Santa Muerte ora pro nobis! – Viaggio da culto made in Mexico: da Dexter a 21 Grammi, passando per Le belve di Oliver Stone, quanta devozione…
[di Giacomo d’Alelio – Cinematografo.It] Da anni, ben 12, Fabrizio Lorusso, giornalista e ricercatore di Milano, si trova in México, nella  capitale, il DF. Nel 2013 ha pubblicato con Stampa Alternativa Santa Muerte. Patrona dell’umanità, presentato i giorni scorsi al Festival Cruzando Fronteras a Mahahual. Dal 2001 la devozione popolare diffusa della Niña Blanca è uscita allo scoperto grazie a Doña Queta, sua custode, la prima a costruire un altare ufficiale, statua protetta da una teca, a Tepito, il barrio (quartiere, ndr) più antico e più povero del DF. Da allora, oltre che aumentare la quantità di devoti, è cresciuta la sua presenza su piccolo e grande schermo. Ma come?
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“Sono pochi quelli che parlano davvero di quello che rappresenta – ci dice Lorusso -. Si rimane al rapporto coi narcos, o a ipotetici influssi paranormali, come ha fatto, in un film bruttissimo, Paco Del Toro: La Santa Muerte. Ci si butta sull’effetto più facile, e non si pensa al resto, alla verità che la accompagna. Nel 2006 Eva Aridjis, figlia, d’arte, dello scrittore Homero Aridjis, autore de La Santa Muerte, ha realizzato un documentario dal titolo omonimo (voce narrante Gael García Bernal, ndr). A Tepito non è visto di buon occhio, soprattutto l’opera del padre. Sono persone che vivono a Chatulpetec, nei quartieri alti, e non conoscono la realtà dei bassifondi.” Anche Dexter, in una puntata proprio chiamata Santa Muerte, è andato a navigare in quelle acque. “Soprattutto all’inizio il culto era poco conosciuto, proprio a livello di ricerca. Dexter appartiene ancora a quell’epoca, tanto che l’associa alla comunità venezuelana di Miami, il che è abbastanza strano, perché non sono né centro americani, né méxicanos, né chicanos…”
E la scena dei due sicari méxicanos in Breaking Bad, che prima di partire in missione per uccidere Walter White pregano in una cappella nel deserto? “È una scena anche realistica, nessuno può escludere che succeda e ci sono testimonianze dirette dei gruppi nel DF, che chiedono protezione alla Santa Muerte anche quando vanno ad uccidere. Sono comunque persone vulnerabili, e più soggette al pericolo, come lo sono i poliziotti, i tassisti, le prostitute, le comunità lesbiche, gay, transessuali della città. I poveri sono i più esposti di tutti, figuriamoci nei narcos: la manovalanza criminale viene da lì… Ma il culto è molto più complesso, più storico, più antico, più interessante di tutto questo”. Ne hanno parlato anche due pezzi da novanta che non ti aspetti. “La CIA, nel 2003, con un report che la definiva la “Santa dei narcos”. E recentemente l’FBI, con Santa Muerte: Inspired and Ritualistic Killings”. Perché tutto questo? “Fa più notizia un milione o due di devoti che fanno il rosario tutte le domeniche, o un sacrificio umano ogni tanto, un omicidio con una statua a fianco che crea mistero, un narcotrafficante più o meno famoso con la Santa Muerte?” E la figura di Benicio Del Toro, tatuato, disperato e “rinato” in 21 Grammi di Iñárritu? “Se ci muoviamo dal trattare la sola Santa Muerte e ci spingiamo verso la devozione popolare, troviamo molti riferimenti. Il caso delle pandillas (gang, ndr) locali, che usano il tatuaggio, o la sua immagine come “collante”, come forma di espiazione, è uno di questi, ed è sempre esistita. Ma oltre a lei ci sono tante altre figure.”
Ancora qualche titolo? “El Infierno di Luis Estrada, Le belve di Oliver Stone, ma sono film sui narcos, ed è presente solo come sfondo. Potrei citare anche Per una vita migliore, con Demian Bichir, un Ladri di biciclette con migranti méxicani: c’è nella sua dimensione naturale, dentro le case, come qualunque altra figura devota. È strano invece che non ci sia in Dal tramonto all’alba di Rodriguez… ma forse era ancora troppo presto (era il 1996, ndr)”.
E l’Italia? “C’è un progetto indipendente dell’Opificio Ciclope di Bologna, iniziato nel 2006. Sono riusciti a rimontarlo solo l’anno scorso, e sta girando per i festival: da vedere”. Fabrizio Lorusso ci saluta con un codice morale da seguire: “Contro tutti quelli che cercano di sfruttarla in modo indebito o commerciale, i devoti credono che la Santa si arrabbi… in genere a Tepito dicono che “no solapa a pendejos, ni enaltece a cabrones”: non nasconde gli stupidi, né eleva gli approfittatori”.

Santa Muerte + Haiti @Sherwood_Web_TV – 27 giugno alle 20

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A questo link in diretta streaming alle ore 20, giovedì 27 giugno @Sherwood_WEB_TV

Giovedì 27 giugno – Ore 20 – LINK:

Come e dove?                     Padova, Festival Sherwood – Park Nord Stadio Euganeo Viale Nereo Rocco – Padova

Che cosa?                             Santa Muerte. Patrona dell’Umanità+Le macerie di Haiti

Con chi?                                Con l’autore e Marco Maschietto – Sherwood Web TV

E sul Web?                           http://webtv.sherwood.it/

Giovedi 27 giugno : http://www.sherwood.it/articolo/3211/palinsesto-webtv-sherwood-festival-2013

Intervista a Fabrizio Lorusso autore di Santa Muerte. Patrona dell’umanità (Stampa Alternativa, 2013) e di Le macerie di Haiti (L’erudita, 2012)

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Licenziati e imprese 2012: il disfattismo mediatico

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2012: Oltre un milione di licenziamenti! 1000 imprese chiudono ogni giorno! Ma è esattamente o solo così? Da un paio di settimane i TG, i talk show, i giornali e i portali web italiani stanno rilanciando a cascata questi dati. Se li incrociamo con una discesa del PIL italiano di oltre il 2% e con i moniti costanti sul famigerato “andamento dello spread”, ecco che la macro e la microeconomia s’uniscono in un cocktail esplosivo di crisi nera e disperazione.

E dall’estero ammetto che se vedo un paio di Tg di troppo, anche in me si rinnova la PAURA (o per lo meno mi arrabbio con qualcuno o qualcosa). Obiettivo centrato: il giusto realismo e la sana preoccupazione vengono sostituiti da un pessimismo cosmico leopardiano versione 2.0 e da una sensazione mista da fine del mondo, della storia e dell’ottimismo. In che senso?

Senza nulla togliere alla difficoltà profonde della situazione attuale e all’impasse dell’Italia a vari (o tutti?) livelli (politico, economico, sociale, culturale…), bisognerebbe, però, ritrovare serenità e precisione e cominciare a evitare il terrore mediatico: un fenomeno che da sempre ci fulmina catodicamente il cervello ed è orientato da fini politici e/o commerciali più o meno latenti. E affoga le speranze residue nell’incazzatura generale.

Secondo UnionCamere sono 383.883 le imprese nate nel 2012 e sono 364.972 quelle che hanno chiuso i battenti*. Dalla prima “impressionante” cifra escono le famose “mille imprese morte ogni giorno”, un dato straripetuto ovunque in questi giorni. Alla fine, però, c’è un saldo positivo di oltre 19mila imprese create rispetto a quelle scomparse. Non saranno poi tante, lo so, e forse sono comunque cifre da “paese stanco” (non mi metto ora a fare i paragoni tipici Italia-Eurolandia), ma non se ne parla correttamente.

Invece sul fronte lavoro ci sono dei dati ministeriali abastanza chiari (li ho trovati  a questo link dove si scarica un file XL pieno di numeri e tabelline). La crisi c’è, ma non c’entra molto con quella cifra di un “milione” (1.027.462) di licenziamenti avvenuti l’anno scorso e diffusa senza tregua dai media. Bisogna pure chiedersi quante assunzioni ci sono state e, più precisamente, se i posti di lavoro persi globalmente (pensionamenti, scadenze contrattuali, dimissioni, licenziamenti) superano i posti “attivati” nello stesso periodo. Allora i numeri cambiano.

Persi meno Attivati fa: 10.374.010 – 10.211.317  = 162.693 che è la perdita netta. Non che sia poco. Ed è anche una perdita, quindi non si gioisce affatto, anzi. Però nel 2009 (secondo anno della crisi finanziaria mondiale) la perdita era stata di 364.239 posti di lavoro. Invece nel 2010 e 2011 avevamo ripreso una mezza boccata d’aria “creando” 272.160 e 145.749 rispettivamente. Morale: con un passo avanti e due mezzi all’indietro non si va lontano, è vero, ma TV e giornali non aiutano molto a capire quest’Italia-gambero.

*Questi i dati ufficiali sulla natalità e mortalità  delle imprese risultante dal Registro delle imprese diffusi oggi da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione trimestrale condotta da InfoCamere, la società di informatica delle Camere di Commercio italiane. Tutti i dati sono disponibili su www.infocamere.it.

La Revolución no va en Televisión @México

In una recente intervista all’accademico canadese “messicanista” James Cockcroft su Real News Network viene avanzata un’ipotesi interessante. Provo a riassumerla e ampliare alcuni punti che lì sono solo suggeriti per poi passare alla situazione sociale messicana e alla recente occupazione simbolica della sede della maggiore TV nazionale (TeleVisa, 5o gruppo media del mondo e primo in America Latina) conclusasi venerdì 28. Secondo Cockcroft le banche statunitensi, in fallimento (o quasi) dopo l’esplosione della bolla immobiliare del 2008 e in piena crisi mondiale, avevano e hanno bisogno, tra gli altri, dei flussi finanziari provenienti dal narcotraffico (il secondo o terzo maggior generatore mondiale di movimenti monetari), posseduti e riciclati in buona parte dai cartelli messicani e dagli operatori statunitensi degli stessi. Quindi in Messico la lotta alle fonti di finanziamento e la chiusura dei rubinetti del denaro dei narcos è stata debolissima ed è una denuncia che moltissimi opinionisti ed esperti hanno rivolto alle autorità. S’è privilegiata la politica di militarizzazione della guerra ai narcos, spinta dal presidente messicano Felipe Calderón del PAN (Partido Acción Nacional, destra) anche per recuperare la scarsa legittimità (solo mezzo punto di scarto e brogli elettorali) con cui aveva vinto le elezioni presidenziali del 2006 contro le sinistre e il loro candidato, Andrés Manuel López Obrador (AMLO). La narcoguerra degli ultimi 6 anni ha causato 60mila morti e 16mila desaparecido, ma ha significato un’epoca di vacche grasse per il traffico, lecito e illecito, di armi oltreché per i piani (tipo il noto Plan Merida) di “aiuto” militare statunitense in Messico e per operazioni illegali come Fast and Furious (passaggio di armi USA-Messico) che hanno mostrato (di nuovo) come il narco-business sia ormai diversificato, vantaggioso da entrambi i lati della frontiera e come si sia ampliato e collegato al commercio di armi (oltre che a quello di persone, di migliaia di veri e propri schiavi contemporanei costretti alla prostituzione o uccisi per la vendita degli organi). Ecco il video intero dell’intervista:

Anche i desaparecidos di questa amministrazione militarista stanno lì a testimoniare i nessi fecondi e criminali tra narcos, stato (a vari livelli di governo), commerci illeciti, sistema economico “legale”: la riduzione in schiavitù di donne e uomini dei settori più vulnerabili della società, il traffico e, sempre più spesso, la sparizione di persone, la diffusione delle armi e il proliferare delle mattanze sanguinarie vengono considerate in Messico come un male necessario, nella migliore delle ipotesi, o come un effetto o danno collaterale di una strategia che si presume vincente. Inoltre pare che il PRI, il partito egemonico per 71 anni al potere dal 1929 al 2000, abbia vinto le elezioni (siamo in una fase di grosse contestazioni verso tutto il processo elettorale e la qualità della fragile democrazia messicana) e il suo candidato Enrique Peña Nieto si appresta a diventare presidente in mezzo a scandali, manifestazioni popolari di massa, denunce e polemiche per la compravendita dei voti, gli eccessi enormi (da 10 a 13 volte del budget previsto) delle spese di campagna e il trattamento mediatico di gran favore ricevuto per anni da TeleVisa, la principale catena TV nazionale.

Il 1 luglio scorso s’è votato per eleggere presidente e parlamento, 6 governatori locali e migliaia di altre cariche di tipo amministrativo. Pochi media ne hanno parlato, ma ci sono stati 9 morti, 7 feriti, 66 arresti e migliaia di altre anomalie. Secondo Cockcroft l’eventuale arrivo alla presidenza del leader della coalizione progressista, López Obrador, che s’è ricandidato nel 2012 con un programma di austerità, tagli alla politica e lotta alla corruzione e ora ha impugnato le elezioni presso il tribunale elettorale per le irregolarità verificatesi in tutto il processo, avrebbe rappresentato un grosso problema. Ma per chi? Sarebbe forse stato un ostacolo evidente per i variegati business illeciti che, in qualche modo, sostengono i flussi monetari Messico-Usa e, in particolare, sarebbe stato problematico per i gruppi d’interesse che da Washington a Mexico City, da El Paso a Sinaloa, sorvegliano e mantengono in vita i meccanismi della criminalità organizzata e le interazioni tra l’economia illegale, quella semisommersa e l’illegale attraverso i business del sequestro e commercio di persone, droga, armi. Obrador è osteggiato, in Messico (e si sa), ma probabilmente anche negli USA. Cockcroft non sviluppa oltre l’idea nell’intervista, ma intanto cominciamo a pensarci.

AMLO è stato l’unico candidato a proporre (poi andrebbe visto se sia in grado di andare oltre le parole) un cambiamento netto di strategia rispetto all’ultimo sessennio, mentre Peña Nieto viene visto da molti come il candidato dei “patti con i narcos”, in quanto erede della corrente più retrograda e antidemocratica del PRI, quella del ritorno al passato: è il cosiddetto gruppo dei “gobernadores”, cioé i governatori degli stati (21 su 32) in cui il PRI mantiene il potere locale e che rischiano di diventare i bastioni di un nuovo regime autoritario, vera nube nera sulla fragile democrazia messicana. Ma cosa sta succedendo nella primavera messicana (ormai estate piovosa e di lotta) a livello politico e sociale?
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Dopo le presidenziali del primo luglio il Messico non ha ancora ufficialmente un Presidente della Repubblica ed è immerso in un conflitto che mette in discussione la legittimità del suo sistema democratico. In mezzo a scandali per il superamento dei tetti di spesa, i finanziamenti illeciti, i favori ricevuti dalle TV e la compravendita dei voti, Enrique Peña del Partido Revolucionario Institucional (Pri), partito di governo per 71 anni fino al 2000, ha vinto con il 38% dei suffragi. Secondo, il leader della coalizione progressista López Obrador, con il 31,5%. Il Presidente in carica Calderón, del conservatore Acción Nacional (Pan) si affrettò a celebrare la riuscita delle elezioni complimentandosi col “nuovo presidente” la sera stessa del voto, ancor prima dei conteggi provvisori. Le televisioni gli fecero eco e chiusero la questione, ma non fu così per milioni di messicani.

Mentre il vero saldo di sangue e anomalie del primo luglio spariva dalla cronache e dai messaggi ufficiali a reti unificate, arrivavano invece copiose le testimonianze della gente e degli osservatori internazionali che descrivevano il caos prevalso in tante zone del paese. La gravità della situazione era evidente soprattutto nel bastione di Peña, l’Estado de México, regione da 16 milioni di abitanti (e da 10,5 milioni di votanti) da lui governata fino al 2011. Nel 2006 Peña ordinò una delle peggiori repressioni della polizia contro la popolazione civile ad Atenco e il saldo fu terribile: 2 morti, centinaia di arresti e di feriti, stupri in carcere, violazioni ai diritti umani e incarceramenti a tappeto e senza prove. Nessun responsabile, criminalizzazione indebita dei movimenti sociali e popolari e un boomerang che è tornato adesso indietro a Peña Nieto, carico di forze di una nuova generazione di messicani che non dimenticano.

Migliaia di cittadini hanno denunciato irregolarità come la compravendita di voti con carte prepagate del supermercato Soriana e della banca Monex. La stampa ha rivelato i presunti nessi, oggetto di indagini giudiziarie, tra queste imprese e persone legate al partito. Il risultato è in sospeso. Il Tribunale Elettorale sta valutando le migliaia di impugnazioni e di irregolarità segnalate sia dalla coalizione progressista, che ha chiesto l’annullamento del voto, che dal governativo Pan. La legge prevede l’annullamento nel caso in cui si riscontrino anomalie nel 25% dei seggi e il Tribunale deve decidere entro il 6 settembre se è stato violato il principio costituzionale delle elezioni “libere e autentiche”.

“Che il tribunale stabilisca da dove vengono le risorse che hanno usato il Pri, l’alleato Partido Verde, Peña e i loro collegati, imprenditori, costruttori e prestanome, e le aziende fantasma che son venute fuori”, spiega Camerino Márquez, rappresentante legale dei progressisti. Fuori dai partiti il risveglio civico e la protesta sono stati rilanciati dai social network, internet e dal movimento studentesco, nato a maggio e battezzato YoSoy132 (IoSono132) dopo un video in cui 131 universitari rivendicavano la loro scelta di opporsi a Peña e al Pri che li aveva sbeffeggiati in un evento pubblico alla università privata IberoAmericana della capitale. Il candidato era stato giustamente contestato per i fatti di Atenco del 2006 e per la sua presenza mediatica strabordante frutto di un patto con la principale catena TV, TeleVisa, rivelato da The Guardian il giugno scorso, ma da tempo denunciato dai suoi oppositori. Ed è dal 20 maggio, giorno della prima marcia anti-Peña organizzata attraverso i social network, che la gente e il movimento studentesco non smettono di scendere in piazza, praticamente ogni settimana, trovando forme di protesta pacifica sempre più creative quanto decise.
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Convocate da FaceBook e Twitter, il 7 luglio 150.000 persone hanno manifestato per la democrazia, contro la “dittatura mediatica” delle TV, TeleVisa e Azteca, e l’imposizione di un presidente “telegenico ma illegittimo a suon di voti comprati”. Il sabato seguente c’è stato il bis e il 22 s’è svolta una marcia globale anti-Peña in 87 città del mondo al grido di “fuera Peña” sulle note de La Bamba e “Peña non ha vinto”. Trenta persone sono state arrestate senza alcun motivo, come testimoniato dai video su YouTube, veri garanti della trasparenza e dei diritti umani, e poi liberate il giorno dopo nelle città di Oaxaca e León, nel sud e nel centro del Messico. “E’ l’intolleranza del governo che criminalizza la protesta sociale”, recita il comunicato degli studenti in merito.

C’è chi va oltre e s’unisce alle voci che vedono il Pri come il partito dei patti coi narcos. “Se non si chiarisce, se quei soldi son venuti dalla criminalità, non abbiamo motivi per sopportare una narco-squadra di politici nei prossimi sei anni”, sostiene il vescovo di Saltillo, Raúl Vera. Il 15 luglio sono iniziati i lavori della Convenzione Nazionale contro l’Imposizione (OJO: articolo di Andrea Spotti sulla Convención), la quale riunisce 500 organizzazioni sociali, tra cui il sindacato degli elettricisti, il coordinamento dei professori e YoSoy132 contro il ritorno del Pri, visto come un pericolo per una fragile democrazia.

Nell’agenda di mobilitazioni accordata spicca l’occupazione simbolica della sede di TeleVisa a Mexico City. Giovedì, proprio nel giorno d’inaugurazione delle Olimpiadi, in 10.000, tra studenti YoSoy132 e cittadini, hanno accampato per una notte con uno slogan su tutti: “non vogliamo Olimpiadi ma rivoluzione”. Concerti ed eventi culturali hanno accompagnato la protesta che cerca di “democratizzare il paese cominciando dai mezzi di comunicazione”. Rispondendo anche a chi criticava “il blocco” di una parte della città e della sede della TV, il movimento 132 ha risposto nel suo comunicato finale: “E’ Televisa che ha bloccato l’informazione, che ha cercato di bloccare la nostra mente, è responsabile del blocco più violento che possa esistere: quello della democrazia”. Pedro Penagos, membro del Tribunale Elettorale, ha ribadito che “le manifestazioni non influiranno sui magistrati”, ma il nervosismo affiora nel Pri che ha capito che dovrà affrontare una società più informata ed eterogenea rispetto all’epoca della sua “dittatura perfetta”, come definì lo scrittore Vargas Llosa l’ancien régime messicano. Fabrizio Lorusso Da CarmillaOnLine

Due link in spagnolo ottimi per approfondire da The Narco News Bulletin
YoSoy132 e strategia di lotta qui
Como non essere divorati dai dinosauri al potere qui

Frasi di Silvio Berlusconi Best Collection

Ho raccolto da alcuni blog le migliori frasi dell’ex Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi che mi saranno molto utili come materia prima per scrivere un articolo (delirante?) su di lui. In un altro post avevo segnalato le principali leggi e norme fatte approvare dai suoi vari governi in questi 17 anni di catarsi collettiva e conflitti d’interessi. Grazie.

«Alfredo si affacciò alla porta del mio studio con un cellulare in mano. ‘Dottore’, mi disse ‘Lavitola ha chiamato almeno 20 volte, vuole rispondergli almeno una volta?». «Ci parlai» ha concluso «ma con il convincimento che il cellulare fosse quello di Alfredo». (Silvio Berlusconi – Caso Lavitola – 22 ottobre 2011).

«Nonostante le infami accuse che vengono rivolte ogni giorno al governo dall’opposizione, nessun governo in Europa ha fatto tanto e con risultati così brillanti come noi in questo momento di crisi mondiale». (Silvio Berlusconi – 15 ottobre 2011)

«Come fa a governare Pisapia che non ha mai amministrato neppure un’edicola di giornali” e che “in Parlamento ha fatto solo leggi a tutela terroristi, o per l’eutanasia?». Su De Magistris: «Non credo che ci sia una persona con la testa sulle spalle che possa votare per il signor De Magistris; uno che vota per il signor del De Magistris vada a casa, si guardi nello specchio e dica sono un uomo o una donna senza cervello». (Silvio Berlusconi – ospite a ‘Porta a Porta’ su Rai1 –  25 maggio 2011)

«I leader della sinistra sono sempre pessimisti, anzi incazzati. Scusate, ma ogni tanto sfodero le lingue e vi faccio vedere che uso l’inglese. Quando loro vanno in bagno, e non e’ che ci vadano spesso, visto che si lavano poco, e si guardano allo specchio per farsi la barba, si spaventano da soli» (Silvio Berlusconi – comizio elettorale a Crotone – 10 maggio 2011)

«Questi Pm di Milano che hanno prodotto questi tentativi di eversione sono ancora lì a ripetere gli stessi tentativi di eversione. Questo è un cancro della nostra democrazia che dobbiamo estirpare» (Silvio Berlusconi – intervento al comizio elettorale di Letizia Moratti – 7 maggio 2011)

«Sono addolorato per Gheddafi e mi dispiace. Quello che accade in Libia mi colpisce personalmente» (Silvio Berlusconi – 21 marzo 2011)

«Ho un forte carattere guascone, che qualche volta mi porta in modo spontaneo a comportamenti non strettamente conformi alla forma» (Silvio Berlusconi – 12 marzo 2011 – frasi dopo il vergognoso bacia mano a Gheddafi)

«non ho sentito Gheddafi. La situazione è in evoluzione, quindi non mi permetto di disturbare nessuno» (Silvio Berlusconi – 19 febbraio 2011)

«Posso garantire sui miei figli e sui miei nipoti che non ho mai guadagnato un dollaro e ho sempre fatto soltanto gli interessi del mio paese» (Silvio Berlusconi– presunti rapporti con Putin rivelati da cable Wikileaks – 5 dicembre 2010)

«Ho visto i sondaggi fatti da una autorità indipendente che ti hanno assegnato, Nursultan, il 92% di stima e amore del tuo popolo. È un consenso che non può non basarsi sui fatti» (Silvio Berlusconi – vertice Osce ad Astana in Kazakhstan, parole dirette al presidente (dittatore), Nursultan Nazarbayev – 2 dicembre 2010)

«Per quanto riguarda la politica estera, con la nostra diplomazia commerciale,abbiamo portato appalti, lavoro e profitti a molte imprese italianeche operano nel mondo. E abbiamo restituito prestigio e autorevolezza all’Italia in campo internazionale, se permettete con un premier che è il più esperto e quindi, anche a seguito di questo, tra i più influenti e considerati nei vertici mondiali» (Silvio Berlusconi – 27 novembre 2010)

«Non mi dimetterò mai», «Fini vuole eliminarmi, mi vuole morto fisicamente per la storia di Montecarlo, è convinto che gliel’abbia montata io. Ma se questi faranno il governo tecnico noi gli scateneremo contro la guerra civile, avranno una reazione come nemmeno s’immaginano…» (Silvio Berlusconi – 12 novembre 2010)

«Quello che ho fatto è stato per bontà, poi se a volte mi capita di guardare una bella ragazza…meglio essere appassionato di belle ragazze che essere gay»(Silvio Berlusconi – 2 novembre 2010)

«Dottore – spiega Berlusconi – volevo confermare che conosciamo questa ragazza, ma soprattutto spiegarle che ci è stata segnalata come parente del presidente egiziano Mubarak e dunque sarebbe opportuno evitare che sia trasferita in una struttura di accoglienza. Credo sarebbe meglio affidarla a una persona di fiducia e per questo volevo informarla che entro breve arriverà da voi il consigliere regionale Nicole Minetti che se ne occuperà volentieri» (Silvio Berlusconi – caso Rubygate – 30 ottobre 2010)

«Nessuno mi può far cambiare stile di vita, ogni tanto ho bisogno di serate distensive. Non vi è stata alcuna telefonata in Questura» per fare pressione e «su quanto avviene a casa mia non devo chiarire niente perché da me entrano solo persone che si comportano bene», ha aggiunto.  «Il caso Ruby è stato montato per screditarmi; mandai la Minetti per evitare il carcere alla ragazza» (Silvio Berlusconi – 29 ottobre 2010)

«Signora Bindi, devo dirle che  mi fa piacere parlare con lei. E’ più bella che intelligente» (Silvio Berlusconi – ospite a ‘Porta a Porta’ – 8 ottobre 2009)

«Come noi i governanti cinesi sono fautori della politica del fare, dell’affrontare e risolvere i problemi concreti più che irrigidirsi su questioni di principi. Come noi preferiscono la politica dello sviluppo e dell’armonia e della sicurezza, che è il credo del governo cinese» (Silvio Berlusconi – vertice con il premier cinese Wen Jiabao – 7 ottobre 2010)

«Medvedev e Putin sono un dono del Signore per il vostro Paese». (Silvio Berlusconi – ospite in Russia al World Political Forum – 11 settembre 2010)

«Alla ragazza ho dato dei soldi per evitare che si prostituisse. L’avevo aiutata e le avevo persino dato la possibilità di entrare in un centro estetico con un’amica, che lei avrebbe potuto realizzare con un laser per la depilazione per un importo che a me sembrava di 45mila euro. Invece lei ha dichiarato di 60mila e io ho dato l’incarico di darle questi soldi per sottrarla a qualunque necessità, per non costringerla a fare la prostituta, per portarla anzi nella direzione contraria»(Silvio Berlusconi – caso Rubygate – 14 aprile 2010)

«Presidente, il popolo la ama. Del resto i risultati delle elezioni sono sotto gli occhi di tutti» (Silvio Berlusconi – visita in Bielorussia, ospite del dittatore Aleksandr Lukashenko – 1 dicembre 2009)

«Io lascio oppure facciamo la rivoluzione, ma la rivoluzione vera… Portiamo in piazza milioni di persone, cacciamo fuori il palazzo di giustizia di Milano, assediamo Repubblica… Non c’è un’alternativa…» (Silvio Berlusconi – intercettazione telefonica con Valter Lavitola dell’ ottobre 2009)

«Gheddafi è un leader di grande saggezza» (Silvio Berlusconi – conferenza stampa congiunta tra il leader libico Gheddafi e il Premier Italiano – 11 giugno 2009)

«Ho troppa stima per l’intelligenza degli italiani per credere che ci possono essere in giro tanti coglioni che votano per il proprio disinteresse» (Silvio Berlusconi – 6 aprile 2006)

«Da presidente del Consiglio, giuro che lascio la politica se dimostrano le accuse nei miei confronti». «Escludo che possa essere successo» dice il premier, riferendosi a quanto sostenuto dalla procura di Milano. «Giuro da presidente del Consiglio, vado a casa un minuto dopo ed esco dalla politica se dovesse venir fuori a dimostrare l’accusa, perché ci vuole una dimostrazione, un documento di versamento che certifichi la donazione del passaggio dei 600 mila dollari»(Silvio Berlusconi – processo Mills - 12 marzo 2006).

«Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti: la suggerirò per il ruolo di kapò. Lei è perfetto!» (Silvio Berlusconi – figuraccia mondiale dopo le dure critiche Martin Schulz al parlamento Europeo – 2 luglio 2003)

«Se i comunisti prendessero l’Italia, non ci sarebbe libertà. Non sono ancora democratici. Hanno un’attrazione fatale per i dittatori: Pol Pot, Milosevic, Castro, Saddam Hussein», ergo «non bisogna consentirgli di andare al potere». Anche perché «i Ds sono un esercito di mercenari, di opportunisti, di profittatori della cosa pubblica» (Silvio Berlusconi  19 gennaio 2000)

Bossi è un «ladro di voti, ricettatore, truffatore, traditore, speculatore: doppia, tripla, quadrupla personalità» (Silvio Berlusconi – 21 dicembre 1994).

Bossi «è la Wanna Marchi della politica» (Silvio Berlusconi -  6 aprile 1994) da:  LINK

1. L’Italia è il paese che amo (1994)

2. Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta. (29 marzo 1994)

3. Mai mi occuperò di questioni televisive, per non dare l’impressione di voler favorire i miei affari, anzi starò più dalla parte della Rai che della Fininvest. (30 maggio 1994)

4. Bossi, quando parla, sembra un ubriaco al bar. (26 Agosto 1994)

5. Io sono l’unto del signore, c’è qualcosa di divino nell’essere scelto dalla gente. (25 novembre 1994)

6. I miei giornali, le mie TV, il mio gruppo sono sempre stati in prima fila nel sostenere i giudici di Mani Pulite. (8 Dicembre 1994)

7. Emilio Fede? Prima ero critico, ma adesso comincio ad apprezzarlo. È un baluardo per la democrazia e per l’informazione. (4 Gennaio 1995)

8. Bossi, un disastro, una mente contorta e dissociata, un incidente della democrazia italiana, uno sfasciacarrozze con il quale non mi siederò mai più allo stesso tavolo. (20 Gennaio 1995)

9. Venderò le tv a imprenditori internazionali. (1 Aprile 1995)

10. Voi dovete diventare dei missionari, anzi degli apostoli, vi spiegherò il Vangelo di Forza Italia, il Vangelo secondo Silvio. (4 Aprile 1995)

11. Sono un grande estimatore della magistratura. (10 Ottobre 1995)

12. Chi salvo fra Dini, D’Alema, Prodi, Veltroni e Bertinotti? Li butto tutti dalla torre e poi chiedo il Nobel per la pace. (30 ottobre 1995)

13. Dire che io utilizzo la mia posizione di leader politico per interessi personali è negare il disinteresse e la generosità che mi appartengono. (15 dicembre 1995)

14. Arafat mi ha chiesto di dargli una tv per la Striscia di Gaza. Gli manderò Striscia la Notizia. (7 marzo 1997)

15. Da cui poi nacquero Romolo e Remolo. (28 Maggio 2000)

16. Ho insegnato al Milan come si gioca al calcio. (23 marzo 2001)

17. Hanno fatto una prova anche su di me, sulla mia funzionalità cerebrale e fisica e hanno deciso che sono un miracolo che cammina. (5 ottobre 2002)

18. Mi sta venendo un complesso di superiorità tanto che dico: “Meno male che ci sono io”. Nessuno avrebbe potuto fare meglio di quello che abbiamo fatto noi. (3 dicembre 2002).

19. Lei è un dipendente del servizio pubblico, si contenga! (rivolto a Michele Santoro, 17 marzo 2003)

20. Noi di Forza Italia abbiamo una moralità di livello così elevato che gli altri non possono nemmeno percepirlo. (10 maggio 2003)

21. So che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti, la suggerirò per il ruolo di Kapo. (Rivolto a Martin Schulz al Parlamento Europeo, 2 Luglio 2003)

22. Sono un galantuomo, una persona perbene, un signore dalla moralità assoluta. (13 luglio 2003)

23. Mussolini non ha mai ucciso nessuno: gli oppositori li mandava in vacanza al confino. (4 settembre 2003)

24. Questi giudici sono doppiamente matti! Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana. (5 settembre 2003)

25. Io invito tutti a tirar fuori soltanto una mia frase insultante nei rispetti dell’opposizione. Io rispetto tutti e pretendo rispetto. (10 marzo 2004)

26. La stampa straniera è normalmente di sinistra e ci presenta in modo diverso dalla realtà. (24 ottobre 2004)

27. Il pubblico italiano non è fatto solo di intellettuali, la media è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco. E’ a loro che devo parlare. (10 dicembre 2004)

28. Se c’è qualcuno che fa un grande sacrificio a ripresentarsi come candidato quello sono io. (29 Agosto 2005)

29. C’è uno stato parallelo nelle mani della sinistra che controlla le scuole superiori, le università, i giornali, le radio, le televisioni, la magistratura. (a Ballarò, 2006)

30. Io non ho mai fatto affari con la politica. Anzi, ci ho sempre perso. (5 gennaio 2006)

31. Il Presidente del Consiglio non può, per definizione, mentire. (18 Gennaio 2006)

32. La Rai è una vera e propria macchina da guerra contro di me. E anche le mie televisioni mi remano contro. (8 gennaio 2006)

33. Sfido chiunque a citare un solo provvedimento del governo o della maggioranza che mi abbia favorito. (21 gennaio 2006)

34. Andare in tv non mi piace, semplicemente lo odio. (25 gennaio 2006)

35. Io sono il Gesù Cristo della politica. (13 Febbraio 2006)

36. Insistono ancora nel dire che io ho detto che i comunisti mangiavano i bambini, io ho detto che sotto la Cina di Mao i bambini li bollivano per concimare i campi. (26 Marzo 2006)

37. Ho troppa stima dell’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse. (4 aprile 2006)

38. Non ho mai registrato tanto entusiasmo nei miei confronti negli ultimi 14 anni, al punto che mi sono venute le stigmate. (11 dicembre 2007)

39. L’energia nucleare è la forma più pulita e più sicura di produzione dell’energia. (2008)

40. Zapatero ha fatto un governo troppo rosa che noi non possiamo fare anche perché in Italia c’è una prevalenza di uomini. (15 Aprile 2008)

41. Obama è giovane, bello e anche abbronzato. (6 Novembre 2008)

42. Non è in morte celebrale, ma è una persona che respira in modo autonomo, una persona viva, le cui cellule celebrali sono vive e mandano anche segnali elettrici, una persona che
potrebbe anche in ipotesi generare un figlio. (Riguardo Eluana Englaro, Febbraio 2009)

43. Napoli sarà pulita dai rifiuti in pochi giorni. (detta più di 10 volte fra 2009 e 2010)

44. Non c’è stato nessun versamento di nessuno al signor Mills. (20 Maggio 2009)

45. In questi 15 anni ho avuto modo di incontrare più volte il leader (Gheddafi) e di legarmi a lui da una vera e profonda amicizia. Gli riconosco una grande saggezza. (11 Giugno 2009)

46. Siete solo dei poveri comunisti. (19 Giugno 2009, detta varie volte)

47. Le dico di essere stato e di essere di gran lunga il migliore Presidente del Consiglio che l’Italia abbia potuto avere nei suoi 150 anni di storia. (10 Settembre 2009)

48. Sento parlare la signora Rosy Bindi: è sempre più bella che intelligente. (8 ottobre 2009)

49. Ho speso più di 200 milioni di euro per consulenti e giudici, sono l’uomo più perseguitato della storia. (9 Ottobre 2009)

50. Io se trovo quelli che hanno fatto nove serie della “Piovra” e quelli che scrivono i libri sulla mafia e che vanno in giro in tutto il mondo a farci fare così bella figura giuro li strozzo. (29 Novembre 2009)

51. Sconfiggerò il cancro nel giro di tre anni. (2010)

52. Ai giovani: cercate un lavoro all’estero, non è così difficile farlo. (12 Settembre 2010)

53. Alle donne: cercatevi un ragazzo ricco. (12 Settembre 2010)

54. La libertà di stampa non è un diritto assoluto. (10 Luglio 2010)

55. Meglio essere appassionato delle belle ragazze che gay. (2 Novembre 2010)

56. Non ho mai pagato una donna in vita mia. (16 Gennaio 2011)

57. Ho una relazione stabile con una persona. (16 Gennaio 2011)

58. Intenterò una causa allo Stato. (9 Febbraio 2011)

59. Le ho dato dei soldi per evitare che si prostituisse (riguardo Ruby, 10 Aprile 2011)

60. Abbiamo presentato la riforma della giustizia e per noi è fondamentale, perché in questo momento abbiamo quasi una dittatura dei giudici di sinistra. (a Barack Obama, 26 maggio 2011)

61. L’Italia è un paese di merda. (da un’ intercettazione, Luglio 2011)

62. Sic transit gloria mundi (Così passa la gloria di questo mondo, riferendosi alla morte di Gheddafi, 20 Ottobre 2011)

Capitolo Crisi

1. “La crisi? Non è così grave” (20/01/2009);

2. “La crisi non è così tragica, sono i media che esagerano” (07/03/2009);

3. “La crisi è solo psicologica” (03/05/2009);

4. “La crisi è ormai alle spalle” (08/07/2009);

5. “La crisi è alle spalle, è iniziata la risalita, ma è lenta” (11/03/2010);

6. “Crisi? Segni inducono all’ottimismo” (19/05/2010);

7. “Sulla crisi sono ottimista” (23/05/2010);

8.”Crisi superata grazie a scelte giuste del governo” (29/09/2010);

9. “Non è un momento facile, bisogna fare dei sacrifici” (12/07/2011);

10. “il nostro cuore gronda sangue” (12/08/2011).  (da: LINK)

Infine: E’ stato bello, di Marco Travaglio:

Non entrerò mai in politica. Scendo in campo. Il Paese che amo. Per un nuovo miracolo italiano. L’Italia come il Milan. Basta ladri di Stato. La rivoluzione liberale.

Il Polo delle Libertà. Il decreto Biondi. Vendo le mie tv. Golpe giudiziario. Giuro sulla testa dei miei figli. Lasciatemi lavorare. Sono l’unto del Signore. Ribaltone. Scalfaro è comunista. Con Bossi mai più nemmeno un caffè. Mai detto che sono l’Unto del Signore. Dini è comunista. Il popolo è con me. Prodi utile idiota dei comunisti. Visco Dracula. Toghe rosse. D’Alema è comunista. L’amico Massimo. La Costituzione è comunista. La grande riforma della Costituzione.

La Casa delle Libertà. Il premier non ha poteri. La grande riforma della giustizia. L’amico Vladimir. L’amico George. L’amico Muammar. Gheddafi leader di libertà. Nessun condono. Concordato fiscale. Scudo fiscale. Condono fiscale ed edilizio. Letta è una benedizione di Dio. Romolo e Remolo.

All Iberian mai sentita. Mills mai conosciuto. La proporrò per il ruolo di kapò. Turisti della democrazia. L’Islam civiltà inferiore. Meno tasse per tutti. Tutta colpa dell’euro. La mafia, poche centinaia di persone. Grandi opere. Sono stato frainteso. Tutta colpa delle torri gemelle. Lei è meglio di Cacciari, le presenterò mia moglie.

Il circuito mediatico-giudiziario. Fede è un quasi eroe. L’amico Bossi. Uso criminoso della televisione pagata con i soldi di tutti. L’amico Pollari. Le rogatorie. La Piovra rovina l’Italia all’estero. L’amico Pompa. Il falso in bilancio. Mangano si comportava bene, prendeva la comunione nella cappella di Arcore. La legge Cirami. Dell’Utri è perseguitato. Legittimo sospetto. Previti è perseguitato. Il lodo Maccanico. Il Ponte sullo Stretto. Il lodo Schifani. Tutti sono uguali di fronte alla legge, ma io sono un po’ più uguale degli altri.

Ciampi è comunista. Il decreto salva-Rete 4. I poteri forti. La legge Gasparri. L’Economist è comunista. Che ne direbbe di una ciulatina? I direttori dei giornali devono cambiare mestiere.Bertolaso uomo della Provvidenza. La legge Cirielli. Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, anzi mandava la gente in vacanza al confino. Sempre stato assolto. La stampa estera copia da Unità eRepubblica. Napolitano è comunista.

Giustizia a orologeria. L’amico Minzo. I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana. Telekom Serbia è tutta una tangente. I brogli di Prodi. La commissione Mitrokhin. La giusta amnistia. I comunisti cinesi bollivano i bambini per farne concime. Farò sparire la spazzatura da Napoli in tre giorni. Ho 109 processi. Sarkozy ha imparato da me. Chi scrive di mafia lo strangolerei con le mie mani.

Il Popolo delle Libertà. Obama abbronzato. Il miracolo della ricostruzione dell’Aquila. Evadere è un diritto naturale che è nel cuore degli uomini. Ai giudici noi insidiamo le mogli, siamo deitombeur de femmes. Il Family Day. Che fate, ragazze, mi toccate il culo? Mille giudici si occupano di me. Agostino, trova una parte ad Antonella: è impazzita, racconta cose in giro. Lodo Alfano. La Consulta è comunista. Legittimo impedimento. Partito dell’Amore e sinistra dell’odio. Il padre di Noemi autista di Craxi. Prescrizione breve.

Mai frequentato minorenni. Le mani nelle tasche degli italiani. La signora Lario mente. Processo breve. Vedi, Patrizia, tu devi toccarti. La privacy. Processo lungo. Candido Lampedusa al Nobel per la Pace. Caro dottor Fede, cioè volevo dire Vespa. Ruby nipote di Mubarak. Non chiamo Gheddafi per non disturbarlo. La legge anticorruzione. La mia fidanzatina. Siamo tutti intercettati. Solo cene eleganti. Riformare le intercettazioni. Pagavo Ruby perchè non si prostituisse.

La rapina Mondadori. L’amico Lavitola. Me ne vado da questo Paese di merda. Il miglior premier degli ultimi 150 anni. Culona inchiavabile. L’amico Gianpi. Faccio il premier a tempo perso. La maggioranza è coesa. Ho i numeri alla Camera. Traditori. Mi dimetto. Sic transit gloria immundi.

Il Fatto Quotidiano, 13 novembre 2011 

Carmen Aristegui y el Ombudsman sobre el caso Almohadazo, Matteo y Federico Dean

“El humor negro no es una licencia para transgredir el honor de otros”. 

Carmen Aristegui, MVS noticias, y el Ombudsman (garantía y defensa de la audiencia) sobre el caso del programa de Fernanda Tapia, El Almohadazo, y Matteo y Federico Dean. Entrevista de Carmen Aristegui a Paolo Pagliai, presidente de los Comites (Comités de los Italianos en México). La defensa de Fernanda Tapia, su falta de reconocimiento de los errores cometidos, y las interrogaciones del Ombudsman con sus conclusiones. Programa radio completo. Duración: 26 minutos en el video de arriba.

Por segunda ocasión Fernanda Tapia hizo comentarios ofensivos para la audiencia, en particular a la comunidad italiana en México, ahora en su programa ‘El Almohadazo’, esta vez en torno a la muerte de dos personas. Comprometidos con la información responsable la conductora pidió una disculpa pública e hizo un reconocimiento a la memoria de los caídos.

Escúchelo también: fuente del Podcast: AQUI

Nel video sopra. La giornalista Carmen Aristegui ha dedicato un servizio del suo notiziario e ha intervistato Paolo Pagliai, presidente dei Comites in Messico, per trattare il caso del programma El Almohadazo e la conduttrice Fernanda Tapia che ha diffamato la memoria dei fratelli Matteo e Federico Dean il 4 agosto scorso. La protesta di amici italiani e messicani in Italia e in Messico non s’è fatta attendere e, in seguito alle lettere e all’appelo circolato sui media, c’è stato un programma di “riparazione” e infine questo intervento del garante e difensore dei diritti degli ascoltatori. Ascoltalo anche QUI

 

 

Le scuse di Almohadazo a Matteo e Federico Dean

In seguito alle proteste (Link sulla vicenda) su Facebook, sui blog, per mail e sui media italiani e messicani contro il programma Almohadazo, trasmesso in Messico dal canale 52 di Mvs Tv, la conduttrice Fernanda Tapia ha mandato in onda una nota di scuse pubbliche alla famiglia (in particolare ai genitori dei fratelli Dean, Andrea ed Elisabetta), agli amici e alla memoria di Matteo Dean e suo fratello Federico, denigrati in un paio di puntate precedenti del programma. Ho incluso sopra il video (disponibile solo in spagnolo ma abbastanza comprensibile) in cui si dà spazio a un servizio sulle attività che realizzava Matteo e sulla disgrazia accaduta a Federico. E’ dedicato alla moglie di Matteo, Sol Patricia Rojo Borrego, e a Federica, la moglie di Federico Dean.

C’è però un’imprecisione importante che va segnalata. Nel video si dice che Matteo trattava tematiche scomode e che “por eso”, cioè per quelle tematiche, s’è aperta un’indagine contro il conducente del tir per omicidio colposo. Diciamo pure, per precisare, che l’indagine s’è aperta e basta in quanto il fatto è avvenuto e ci sono responsabilità di questa persona, bisogna solo capirne l’entità e il tipo. Allo stesso modo ancora non sono chiarissime le dinamiche dell’incidente che possono condurre a speculazioni di ogni tipo. Tutto è possibile, come si dice in Messico, e i dubbi ci sono sempre quando una morte è inspiegabile, improvvisa e durissima da accettare ma arriverei fino a questo punto e stop, soprattutto con le ipotesi di complotto. Per rispetto è giusto attendere il lavoro degli inquirenti.