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Verso l’autunno caldo messicano

Marcha funebre democracia 184 (Small).JPG[Una versione più timida e succinta di questo articolo è uscita sul quotidiano L'Unità del 3 settembre 2012, Fabrizio Lorusso] Bandiere tricolori con l’aquila azteca nel centro, un vecchio pullman come palco e migliaia di studenti a occupare l’ingresso del parlamento al grido di “non ci arrenderemo”. Sabato primo settembre i portavoce del movimento studentesco messicano, chiamato YoSoy132 (IoSono132, link storia), hanno letto il loro comunicato, preciso e completo, sulla situazione reale del paese: più povertà e violenza dopo sei anni di guerra militarizzata al narcotraffico*. È la versione alternativa al quadro più politically correct che ogni anno a settembre il presidente presenta all’opinione pubblica. Gli studenti hanno anticipato il presidente Felipe Calderón questa volta. E’ stato un week end caldo a Città del Messico e in altri importanti capoluoghi del paese. E’ il preludio di un autunno di lotte su più fronti, una stagione di aggiustamenti, ma anche di rivolgimenti politici e sociali che potrebbero continuare fino al primo dicembre, giorno in cui il nuovo presidente entrerà ufficialmente nella residenza de “Los Pinos” per assumere pieni poteri. Dopo mesi di proteste popolari e incertezze sui risultati delle presidenziali del primo luglio, Enrique Peña Nieto, del Partido Revolucionario Institucional (Pri), è stato dichiarato ufficialmente vincitore e sta definendo l’agenda del suo futuro governo. Le proteste e le incertezze, però, non sono finite.

Venerdì scorso il Tribunale Elettorale ha rifiutato le prove di presunti brogli e le richieste di annullamento presentate dal Movimento Progressista e dal suo candidato, Andrés Manuel López Obrador (Amlo), e ha proclamato Peña presidente: ha ottenuto il 38% dei voti, mentre Amlo è secondo con il 31%.

Il Pri è una delle formazioni politiche più longeve al mondo, un partito-dinosauro (come si dice in terra azteca) che nel novecento governò il Messico per 71 anni consecutivi e ora torna al potere dopo due mandati del conservatore Partido Acción Nacional (Pan).

Il Partido Revolución Democrática (Prd), seconda forza in parlamento e prima dei progressisti, aveva impugnato i risultati presentando migliaia di prove e testimonianze di irregolarità. In base all’art. 41 della Costituzione, che impone elezioni “libere e trasparenti”, s’erano denunciate la compravendita di milioni di voti, attuata dal Pri tramite la banca Monex e le carte prepagate dei supermercati Soriana, e lo sforamento dei tetti di spesa legali. Ma le indagini su questi scandali non sono entrate nel fascicolo del Tribunale e saranno risolte dall’Istituto Elettorale solo tra qualche mese. Il vuoto nelle leggi elettorali messicane è proprio questo: se, al di là di veri e propri brogli comprovati, si commettono gravi crimini di altro tipo prima, dopo e durante le elezioni, o se le Tv sostengono un candidato o fanno “guerra sporca” contro i rivali, oppure se si creano reti e sistemi paralleli di finanziamento, leciti e illeciti, se i sondaggi a mezzo stampa sono tendenziosi o falsati, ebbene non esiste una maniera di verificare seriamente queste irregolarità e di sanzionarle prima che il presidente venga eletto. Mancano i tempi e le funzioni per le istituzioni preposte. Se poi queste non sono occupate da funzionari minimamente “attivi” o reattivi o almeno propositivi, restano sterilizzate.

“Il Tribunale Elettorale ha deliberato sull’ultima delle impugnazioni presentate. È il momento di una nuova tappa di lavoro, per l’unità e la grandezza del Messico”, ha annunciato Peña via Twitter. “Il tribunale non s’è avvalso delle sue funzioni inquirenti per verificare le denunce, non ha sanzionato il mercato nero elettorale che da anni favorisce Peña, né ha indagato a fondo sui tetti di spesa della campagna e sull’abuso mediatico di sondaggi tendenziosi”, spiega John Ackerman, ricercatore e opinionista. Marcha funebre democracia 246 (Small).JPG
“Contro la mancanza di trasparenza delle elezioni, la società avrà l’ultima parola a livello politico con denunce cittadine e proteste creative”, ha aggiunto. Il capogruppo del Prd alla Camera, Ricardo Monreal, ha parlato di una “democrazia pervertita, di preoccupazione e impotenza nel paese per un’imposizione legittimata”. Ancora Ackerman: “Sulla compravendita del voto il tribunale dice che non si può dimostrare e che è un insulto alla cittadinanza ma il codice elettorale dice che il delitto non è la vendita del voto ma anche solo la proposta di cambiare il proprio voto a cambio di qualcosa e questo non è stato considerato” e aggiunge “contro la mancanza di trasparenza delle elezioni, sarà la società che avrà l’ultima parola a livello politico con denunce cittadine e proteste creative”.

Il tribunale elettorale (che funziona come una corte suprema o corte costituzionale in materia di elezioni) non ha esercitato le sua facoltà e non ha investigato, ha solo deliberato praticamente all’unanimità sostenendo che le prove apportate dalle sinistre erano insufficienti. Ma a chi spettava provare quelle accuse? Al tribunale o agli inquirenti, non di erto a chi le aveva presentate (in questo caso il Movimento Proogressista). I magistrati non lo hanno fatto. Invece hanno lanciato per mesi messaggi trionfalisti sul buon funzionamento della democrazia messicana. Com’è possibile che chi presenta una lamentela formale per irregolarità elettorali non veda nascere un’indagine su quei fatti immediatamente, cioè prima che la vittoria di un candidato sia ufficializzata?

Eppure è così e non si sa se un’altra riforma elettorale sarà inserita in agenda. Come aspettarselo dal partito, il Pri, che maggiormente ha saputo approfittare di questi “vuoti” legali? Il dinosauro-Pri ha proposto riforme: anticorruzione, per la trasparenza e per supervisionare le relazioni tra politica e mezzi di comunicazione. E’ credibile? Stanno rispondendo (o reagendo) ora alle accuse che la società rivolge loro proponendo riforme e organi garanti su quei temi oggi molto “sensibili”, ma l’intenzione potrebbe essere opposta: riconfigurare gli organi preposti alla trasparenza (IFAI) o crearne di nuovi per influire nelle loro decisioni dando una parvenza di rinascita democratica.

Ma senza una nuova e decisa riforma elettorale, oltre che mentale e giudiziaria, quelle riforme non saranno credbili. Ciclicamente ogni 3 o 6 anni, in corrispondenza degli appuntamenti elettorali per le presidenziali e per il parlamento vengono trovate nuove gabole per poter eludere o restare ai margini della legislazione in vigore, cioè per vincere con l’inganno. “Hecha la ley, hecha la trampa”, fatta la legge, trovato l’inganno. Nei prossimi anni, forse, si faranno nuove leggi, il sistema migliorerà, apparentemente, e sembrerà blindato, ma anche le tecniche per frodare i cittadini si raffinano e le istituzioni non ci stanno dietro.

Già si parla di “democrazia autoritaria” per i prossimi sei anni e si allude al “modello russo”. Potrà la cultura autoritaria della corrente più conservatrice, quella dei governatori e di Peña Nieto (si veda la sua gestione come governatore del Estado de Mexico fino al 2011), convivere con la cultura apeta e democratica che caratterizza la capitale Città del Messico? Quindi la sfida sarà anche quella di non retrocedere, di non tornare al passato, più che andare avanti e migliorare questo sistema, dato che il Pri ha una forte presenza in parlamento (anche se non la maggioranza assoluto) e le opposizioni, soprattutto i movimenti sociali, dovranno tenere alta la guardia.
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Come governerà Peña Nieto? Dovrà sicuramente fare i conti con i poteri forti che non sono più sottomessi al presidente com’era nel vecchio regime del novecento: televisioni (TeleVisa e Tv Azteca in primis), sindacato corporativo dei lavoratori dell’educazione (in mano alla plenipotenziaria ed eterna leader Elba Esther Gordillo, che monopolizza l’apparato ideologico che era dello stato e si occupava dell’istruzione e della manipolazione delle coscienze: la scuola dell’obbligo), sindacato petrolifero (il cui massimo dirigente siede in senato con il Pri), narcos ed gruppi armati che in sei anni si sono consolidati in ampie zone del Messico (soprattutto il Nord e il Nordest), una società civile più avanzata e combattiva, per lo meno nelle grandi città. Il Pri ha proposto altre riforme “strutturali” da seguire con attenzione: riforma fiscale “integrale”, della sicurezza sociale (ampliamento?), della scuola (allungare la giornata scolastica: tempo pieno alle elementari; favorire le carriere universitarie tecnologiche o scientifiche) ed energetica (privatizzazione o concessione tipo joint-venture delle attività della compagnia petrolifera nazionale, Pemex).

Un esempio emblematico ci può far capire la gravità dei fatti denunciati da osservatori internazionali, partiti politici e movimenti sociali in questi ultimi mesi. Il Consiglio Statale dei Diritti Umani dello stato del Chiapas, al confine col Guatemala, ha messo sotto protezione tredici contadini “dissidenti” della comunità rurale di Galeana che sono stati “multati” per non aver votato il PRI. I contadini sono stati imprigionati per tre giorni e hanno denunciato pestaggi da parte delle autorità municipali che avevano imposto il suffragio per “il partito”. A suon di minacce di “espulsione dalla regione” e di sanzioni pecuniarie, viene meno ogni parvenza di voto libero e segreto nelle zone del Messico profondo e feudale.

Capitolo a parte, nel senso che vengono da molto prima di queste elezioni presidenziali, sono le denunce del Prd e della società civile contro lo strapotere mediatico di TeleVisa, la catena Tv che ha sostenuto la candidatura di Peña confezionandone un’immagine impeccabile durante la sua gestione come governatore del Estado de México dal 2005 al 2011. La regione, sita intorno alla capitale, è il maggior bacino elettorale del paese ed è tra le prime per i femminicidi e la disuguaglianza economica.

A maggio Peña è stato contestato dagli studenti dell’università privata IberoAmericana per aver ordinato una sanguinosa operazione della polizia ad Atenco nel 2006. La cupola del suo partito li accusò di essere dei venduti e faziosi e di non appartenere all’ateneo. Questi reagirono con un video e crearono il movimento YoSoy132, apartitico ma anti-Peña, che ha portato avanti un’agenda di iniziative per la democratizzazione dell’informazione e della politica coinvolgendo da subito gran parte della società.

Giovedì sera l’avanguardia degli Artisti Associati a YoSoy132 ha suonato lunghe melodie assordanti con pentole e padelle sotto le finestre del Tribunale Elettorale. Venerdì, al grido di “frode, frode!”, portando croci e bare di cartone, decine di migliaia di universitari e cittadini hanno sfilato dall’Università Autonoma di Mexico City al Tribunale in un “corteo funebre per la democrazia” (foto album). Marcha funebre democracia 105 (Small).JPGDal canto suo Amlo ha ribadito su Twitter: “Peña ha violato la Costituzione. È meglio invalidare l’elezione, non farlo è attentare contro la democrazia e optare per la corruzione”. Il leader ha annunciato che non riconoscerà “un potere illegittimo nato da violazioni gravi alla legge” e ha convocato i suoi simpatizzanti a un comizio il 9 settembre per proporre le sue prossime iniziative di resistenza civile pacifica. Da una parte i partiti della coalizione progressista stanno mostrando la loro forza politica, al di là del risultato delle urne, per acquisire potere negoziale in parlamento e delegittimare il Pri mentre Amlo si mantiene al centro della scena. Dall’altra conducono una campagna, sentita anche dagli studenti e da ampi settori delle classi medie, per la moralità e il miglioramento delle istituzioni e delle leggi elettorali.

* Inserisco la traduzione della parte introduttiva del documento letto dal movimento #YoSoy132 di fronte al parlamento messicano che rappresenta il “contra-informe”, la contro-relazione sullo stato del paese ormai agli sgoccioli del mandato di Calderón, in vista dell’arrivo di Peña Nieto.

Sei anni sono passati da quando Felipe Calderón è diventato presidente, sei anni di menzogne e false promesse, corruzione, complicità e di uno stato d’eccezione che ci hanno imposto. Sei anni in cui anno dopo anno abbiamo visto un presidente codardo parlare di coraggio mentre noi, la società, ci mettiamo i morti, gli sfollati, i sequestrati, i vessati dalle autorità. Sei anni, come sempre, di ricchezza oscena per pochi mentre noi abbiamo fame, siamo esclusi, siamo disoccupati, siamo giovani senza oppportunità, sei anni in cui siamo stati privati della nostra terra e delle nostre risorse naturali. Sei anni, di nuovo, di privilegi per i sindacati corporativi del settore educativo, dell’istruzione per formare manodopera economica, mentre noi non abbiamo accesso a un’istruzione critica per una vita degna. Sei anni di nuovo in cui i politici non dialogano con la società ma noi, che abbiamo alzato la voce e ci siamo organizzati per resistere, noi siamo stati criminalizzati, denigrati e zittiti. Sei hanno in cui hanno voluto che vedessimo un Messico che solo esiste nelle versioni ufficiali, sei anni riproducendo le loro menzogne attraverso i mezzi di comunicazione di cui sono servi. (Continua in spagnolo: link). DFabrizio Lorusso

La Bamba vs Fuera Peña Pa’l Baile (Fraud Rmx) @MegaMarcha 7-7-12 México

Guitarras, Teclados, Otones, Coros: la canción “La bamba” se vuelve “Fuera Peña” en la MegaMarcha anti fraude electoral en México, 7 de julio de 2012, buena pa’bailar. Twitter https://twitter.com/FabrizioLorusso

Fotos: https://picasaweb.google.com/103604583336585754337/MegaMarcha7Julio2012AntiPenaMexicoDF

Otro video relacionado:

1) Foto Resumen Marcha http://youtu.be/Wx-QK20uemA

GOYA y Coros de los estudiantes Unam en la Marcha anti fraude electoral en México, 7 de julio de 2012

POST CompraVenta http://lamericalatina.net/2012/07/08/video-messico-compravendita-voti-megamarcia-anti-frode-7-7-2012/

Video Messico: CompraVendita Voti + MegaMarcia anti frode 7-7-2012

Segnalo Video: “Sólo los ciegos no pueden ver”, solo i ciechi non possono vedere, che postava oggi RadiCalShock con un titolo eloquente “Compravendita in Messico” e non si riferisce ai tacos…Testimonianze e immagini delle due giornate elettorali, quella dell’IFE, Istituto Federale Elettorale, e del presidente in carica, Felipe Calderón, e quella reale, quella dei cittadini, della compravendita di voti e del caos (c’è anche un drammatico scorcio dei pestaggi della polizia ad Atenco nel 2006, la “Diaz messicana” ordinata da Peña Nieto contro la popolazione). A seguire un video con le foto della marcia del 7 luglio. Articoli: 1) voto LINK1   2) manifestazione LINK2

Video MegaMarcha collezione foto. Marcha anti fraude electoral en México, 7 de julio de 2012 – Fotos + SoundTrack de Rodrigo y Gabriela con Diablo Rojo

Album Foto Marcha anti Peña e anti frode del 7 luglio 2012: QUI.

#YoSoy132 – Marcha sábado 30, vigilia electoral

México no es telenovela – Il Messico non è una telenovela

Contro la dittatura mediatica e l’imposizione di un candidato, Enrique Peña Nieto del PRI (Partito Revolucionario Institucional) ,già virtuale vincitore delle  elezioni presidenziali del 1 luglio scorso, sabato 30 giugno e martedì 2 luglio migliaia di persone, simpatizzanti e aderenti del movimento studentesco e civico #YoSoy132, sono scese in piazza a Città del Messico e in decine di altre città del paese. A questo LINK l’ALBUM FOTOGRAFICO COMPLETO

La Primavera Messicana, #YoSoy132

IMG_3521(Small).JPG[Questo articolo è apparso timidamente sul quotidiano italiano L'Unità del 28 maggio 2012. Poi meno timidamente su Carmilla. Alcuni parlano di primavera messicana per stabilire un paragone con le cosiddette "primavere arabe" che poi non sempre primavere furono o che comunque avevano molte differenze tra di loro. Ad ogni modo nelle ultime 3 settimane c'è stato un grande risveglio dei giovani e degli universitari messicani - che provo a descrivere in poche righe - di fronte a un regime autoritario che è duro a morire, a un regime mediatico di duopolio che crea candidati e presidenti a suo piacimento, a un paese ancora poco avvezzo alla democrazia, al pluralismo e alla trasparenza, a un'informazione e a dei mass media deprecabili. Il tutto avviene quando manca poco più di un mese alle elezioni presidenziali per eleggere il capo di stato e di governo dal 2012 al 2018 e il vecchio dinosauro, il Partito Rivoluzionario istituzionale (PRI) in testa nei sondaggi. Molti ragazzi, circa il 25% del corpo elettorale, voteranno per la prima volta. L'età media dei messicani è intorno ai 26 anni, in Italia siamo oltre i 42, per farci un'idea. I giovani minori di 35 anni rappresentano oltre il 50% dei votanti e quelli sotto i 25 anni sono il 35%. Anche se sono partiti dei tentativi "soft" di cooptare o includere questo movimento spontaneo nelle piattoforme elettorali dei principali partiti, per ora il movimento #YoSoy132, Io Sono 132, rivendica la sua autonomia e propone nuove iniziative praticamente ogni giorno. Per esempio per il 26 e 27 maggio, sciopero delle TV, spegnere tutto. Per il 28, era prevista un'occupazione e una marcia per esigere la trasmissione del prossimo dibattito presidenziale a reti unificate. Oppure fino al 31 maggio ci si organizza per fare gli osservatori elettorali, figura che molti giovani fino a poco tempo fa nemmeno conoscevano. Dopo ilMovimento per la Pace di Javier Sicilia, nato nell'aprile 2011, ora assistiamo a una nuova reazione antiautoritaria della società civile, non più da parte delle vittime dello stato e della narcoguerra ma dei giovani. Vediamo la sua breve e già densa storia. Tutte le foto sono dell'amica Parika Benítez. Fabrizio Lorusso]

IMG_3317(Small).JPGC’è chi la chiama “Primavera Messicana” o chi, come la scrittrice Elena Poniatowska, già intravede un nuovo ’68 in Messico.

Quel che è certo è che da tre settimane la monotonia della campagna elettorale per le presidenziali del 1 luglio è stata rotta da un nuovo movimento giovanile e universitario. E’ nato su internet, Twitter e Facebook, poi cresciuto nelle aule e nelle piazze.

Si chiama #YoSoy132, IoSono132, ed è la reazione spontanea degli universitari alle imposizioni dei politici e delle televisioni private, TeleVisa e Tv Azteca.

 
L’11 maggio in un incontro all’università privata IberoAmericana (UIA) Enrique Peña, candidato del PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale) favorito nei sondaggi e da sempre coccolato dalle TV nazionali, è stato fischiato dagli studenti.

Gli alunni della UIA hanno contestato il candidato per i gravi abusi della polizia – 2 morti, centinaia di feriti, violenze sessuali e torture – nel 2006 a Atenco nell’Estado de México, regione di cui era governatore. Peña è stato costretto a uscire al grido di “fuori assassino!”.

In quel “venerdì nero” la presenza di infiltrati del suo partito, giunti solo per applaudirlo e bloccare l’ingresso al pubblico, e le dichiarazioni del presidente del PRI, Pedro Coldwell, che ha accusato gli studenti di essere “cooptati e manipolati”, hanno scatenato la reazione degli universitari.

Il suo partito, al potere durante 71 anni, perse la presidenza nel 2000 e nel 2006 quando vinse il PAN (Partito Azione Nazionale, conservatore), ma quest’anno dà già per scontata la sua vittoria.

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Il conduttore di TeleVisa Loret de Mola ha definito gli studenti una “minoranza intollerante, portatrice d’odio e strumentalizzata dalle sinistre”, senza accorgersi che, invece, “le elezioni stanno diventando un referendum contro l’anacronistica videocrazia messicana che impone presidenti, demonizza i movimenti, rimbecillisce la società”, spiega Clara Ferri, attivista italo-messicana partecipante alla protesta.

Gli eventi incalzano rapidamente. Il 14 maggio 131 studenti della UIA rispondono al PRI e a TeleVisa con un video mostrando la loro tessera corredata di foto e matricola per ribadire che “sono studenti veri e non si fanno manipolare dai partiti e dalle TV”.

Il video supera il milione di visualizzazioni su YouTube e migliaia di universitari si uniscono a loro proclamando: “Tutti siamo 132, difendiamo la libertà d’espressione e il diritto di replica”.

“Sono i primi a usare i social network contro i resti della mentalità autoritaria del vecchio regime e i monopoli informativi per favorire l’accesso libero alla conoscenza” spiega l’opinionista Genaro Villamil.

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Rapidamente si dipana la matassa della rete, un messaggio fa il giro del mondo in 80 secondi e scarica in banda larga la voglia di farsi sentire delle nuove generazioni. Per tutta la settimana si susseguono i flash mob studenteschi e le catene umane di fronte alle sedi di TeleVisa nella capitale.

“L’attivismo passivo fatto di e-mail e SMS poco concreti si trasforma in mobilitazione reale, internet e le reti sociali non sono più solo un fine ma un mezzo per convocare, discutere e agire”, dice Sabina Salazar, iscritta a architettura all’università UNAM.

Sabato 19 una manifestazione “Anti-Peña” riempie le vie di oltre 20 città, sono in 46mila a Mexico City ed è la prima protesta realizzata in Messico a partire dalle reti sociali e il web contro un candidato alla presidenza e in favore della libertà d’informazione.

I giovani sono la maggioranza e la festa civica si colora di slogan: “vogliamo scuole, non telenovele”, “educazione, vaccino contro la manipolazione”.

Sfilano insieme gli studenti delle università pubbliche e delle private che dicono “no all’imposizione di un presidente da parte delle televisioni” e “sì a mass media democratici”.

Il 23 maggio 10mila ragazzi di YoSoy132 si trovano sotto la “Estela de luz” della capitale, un monumento carissimo che oggi è il simbolo dello spreco e della corruzione, e in tante altre città gli studenti scendono in piazza.

Presentano un manifesto, si dichiarano apartitici e chiedono il diritto a internet in Costituzione, un codice etico e un’autority per i mass media, la trasmissione a reti unificate dei dibattiti per le presidenziali e garanzie di sicurezza per i giornalisti, essendo più di 80 i reporter assassinati in 10 anni.

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Sul sito yosoy132.mx, sostenuto dall’omonimo hashtag su Twitter, annunciano che “il movimento non è più solo degli studenti ma di tutti i messicani che senza colori politici né violenza, esigono la democratizzazione dei media”.

Sul loro sito gli indignati di Occupy Wall Street hanno espresso solidarietà ai giovani messicani per il loro “risveglio civile contro la manipolazione informativa”.

La cineasta messicana Yulene Olaizola e la sua équipe, a Cannes con il film “Fogo”, si sono fermati sul tappeto rosso per mostrare un cartello di Yo Soy 132.

“Il prossimo passo è organizzarci”, sostiene l’alunna della UIA Sandra Patargo, quindi il 30 maggio è fissato l’incontro della prima assemblea interuniversitaria che definirà l’evoluzione dell’incipiente primavera messicana.

Concludo con un paio delle canzoni simbolo del movimento, Molotov, Hit me e Gimme tha power. Lista completa canzoni di YoSoy132: Link.

ANALISI in TRASMISSIONE RADIOFONICA Carmen Aristegui su YoSoy132.

La Santa Muerte y la prensa italiana

Este artículo ha sido publicado en la revista El Cotidiano de la UAM (Universidad Autónoma Metropolitana, Ciudad de México, Número 169, sept-oct 2011, año 26. Tema: La religión y los jóvenes. Descargar o ver el artículo completo: aquí. Descargar todos los artículos relacionados con la Santa Muerte y San Judas Tadeo de ese número de la revista: aquí. Una versión en ITALIANO “simplificada” – Versione ITALIANA semplificata: Parte I quiParte II qui.

INTRO: El presente artículo intenta trazar una reseña crítica de las notas periodísticas publicadas en páginas de Internet de medios informativos en lengua italiana que han tratado el tema del culto a la Santa Muerte en México. Los artículos considerados contienen materiales suficientes para arrancar con una discusión crítica y, asimismo, gracias a la literatura disponible en español y en inglés, además de los trabajos de campo realizados por el autor, se van a proponer aclaraciones y explicaciones acerca de algunos elementos característicos de este culto popular mexicano, aún poco estudiado y comprendido, sobre todo en el exterior. Traté de conservar en las traducciones el sentido y la estructura de los textos originales para dar cuenta del lenguaje y los contenidos de la manera más fehaciente posible. La reseña cubre prácticamente todas las notas de prensa que se rastrearon en Internet con “búsquedas cruzadas” hasta el mes de abril de 2011.

Hasta la fecha, no se cuenta con una colección hemerográfica realmente amplia en italiano sobre la Santa Muerte, lo que sí se constata para el caso del idioma español y el inglés, al ser México y Estados Unidos los países más interesados por la formidable expansión de esta devoción. Sin embargo, lo poco que hay no parece tener calidad suficiente para cumplir con su deber de informar, ni para plantear claramente problemas relevantes sobre lo que ocurre en México, sobre todo en la frontera norte y en la capital, que son las regiones más citadas, y en la religiosidad popular del país. Por tanto, voy a destacar unos cuantos artículos que son, de alguna manera, “pioneros” e interesantes por sus fuertes mistificaciones que influyen en la opinión pública italiana sobre estos temas y que espero poder aclarar y, de alguna manera, precisar.

Planteo que estas distorsiones son provocadas principalmente por 6 factores que, finalmente, acaban convirtiéndose en un hito común a todos los artículos, sin importar su procedencia ideológica o el medio:

(1) la distancia cultural y física de los autores y de sus mismos planteamientos;

(2) las tendencias amarillistas de los medios desde los nacionales, impresos y televisivos, hasta los locales y los exclusivamente digitales en línea;

(3) el tradicional descuido de la prensa y la televisión italiana hacia las problemáticas sociales y políticas del exterior y, en particular, de América Latina y de los países del que se solía denominar “tercer mundo” o en “vías de desarrollo”, lo cual se refleja, en menor proporción, en los medios presentes solamente en Internet;

(4) la idea preexistente y muy poco definida en Italia de lo que es México, de su historia y de la reciente “guerra al narcotráfico” lanzada por el Presidente Felipe Calderón y, en general, los temas de la violencia y la muerte entendidos como “productos culturales” de exportación pero, asimismo, como fuentes de burdos estereotipos;

(5) específicamente, el muy precario conocimiento de la historia y la actualidad del culto a la Santa Muerte, lo que lleva a demonizar gratuitamente un fenómeno social e incluso un país entero, al tratar de explicar la violencia con argumentos fáciles, ligados al satanismo, a los sacrificios humanos (quizás una reminiscencia de las antiguas prácticas aztecas, tan notorias y mistificadas en Italia) o una simple guerra entre bandidos con nombres y pasados “llamativos” para el público;

(6) la influencia de la prensa amarillista de medio-bajo nivel, pero igualmente de medios masivos influyentes y “profesionales” los cuales, tanto en México como en otros países del mundo, han distorsionado enormemente el fenómeno de la violencia y todo lo que, erróneamente, se la ha ido ligando y asociando con mecates invisibles y artificiales.

MBA e business school in America Latina

Presente, pasado y futuro del sistema MBA: discusiones sobre enseñanza y relevancia desde América Latina

(Presente, passato e futuro del sistema MBA: discussioni su insegnamento e rilevanza dall’America Latina)

Di Fabrizio Lorusso

Posgrado en Estudios Latinoamericanos

Universidad Nacional Autónoma de México

Articolo in spagnolo pubblicato sulla rivista accademica Confluenze dell’Università di Bologna scaricabile a questo LINK IN PDF

(CONFLUENZE Vol. 2, No. 2, pp. 319-333, ISSN  2036-0967, 2010,  Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere Moderne, Università di Bologna)

ABSTRACT

This article considers the main reviews and criticisms that have been posed, mainly during the last two decades, to the attention of the experts in the field of teaching systems in the graduate schools of business administration. The main statement is that we can outline the features that will be relevant for a substantial part of the future ruling and business class in Latin America and its own historical, social and economic context. This is possible by taking into account and making a synthesis of the outstanding criticisms and debates posed by different schools of thought, paying special attention to the essential relation of the academic world with the business sector – that is to say with the “practice” of business administration that has been constantly stemming away from the corresponding theory and academic background.

Keywords: Business administration, MBA system, teaching, theory, Latin America.

RESUMEN

El presente artículo considera las principales críticas que, en las últimas dos décadas principalmente, se han impuesto a la atención de los expertos en sistemas de enseñanza de los posgrados en administración de empresas. El planteamiento principal es que, al tener en cuenta y hacer una síntesis de las principales críticas y debates avanzados por diferentes escuelas de pensamiento y al considerar fundamental la relación de la misma academia con el sector empresarial, es decir con “la práctica” de la administración cada vez más alejada de la teoría, se pueden esbozar los rasgos que, en el peculiar contexto histórico, social y económico de América Latina, resultarán relevantes para una parte sustancial de la futura clase dirigente del subcontinente.

Palabras Clave: Administración de negocios, sistema MBA, enseñanza, teoría, América Latina.