America Latina

DICO e PACS: Messico batte Italia uno a zero

 15/05/2007  Di: , , , , , , ,

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La “Ley de las Sociedades de Convivencias” e l’opposizione.
Mentre in Messico il governo del Distretto Federale, vale a dire l’autorità che gestisce la Città del Messico, metropoli di oltre 20 milioni di abitanti, discute la depenalizzazione totale dell’aborto e minaccia l’uso del fast – track per sveltirne l’approvazione, è già entrata pienamente in vigore la Legge delle Società di Convivenza promulgata nel novembre scorso che ha dato riconoscimento alle coppie di fatto per i cittadini regolarmente registrati all’anagrafe della capitale messicana .
Il provvedimento, approvato dal governo interino di Alejandro Encinas del partito di sinistra PRD (Partido Revolucion Democratica), è frutto di 6 anni di sforzi e fallimenti ed è stato fortemente difeso tanto dal precedente sindaco della città, l’ex candidato presidenziale Andres Manuel Lopez Obrador, come da quello attuale, Marcelo Ebrard. Si presenta ora l’esigenza di estendere la legislazione progressista della capitale a tutto il paese ma, comunque, un primo passo è stato fatto e sono falliti i tentativi di ricorso dei partiti dell’opposizione, in particolare il più conservatore PAN (Partido Accion National). Gli argomenti principali contro la legge sono stati ampiamente smentiti dalla realtà visto che , con buone dosi di catastrofismo, che si sarebbe rotta l’istituzione familiare classica, che sarebbe cresciuto a dismisura l’onere per l’erario oppure che i diritti sanciti erano già inclusi nella giurisprudenza e nelle sentenze (cosa che non li eleva a legge valida per tutti). In realtà la legge recepiva cambiamenti già in atto da decenni nella società civile e non voleva cambiarla dall’alto come proclamavano alcuni.
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Superare le contraddizioni sociali
Il grande risultato politico ottenuto dall’amministrazione capitalina acquisisce un significato maggiore se consideriamo la realtà sociale messicana, caratterizzata da forti tratti maschilisti, patriarcali e tradizionalisti, oltre che da un alto livello di penetrazione del cattolicesimo nei gangli vitali della società civile e politica. In generale, l’accettazione ed il riconoscimento di una varietà di forme di convivenza che escono dagli schemi familiari tipici viene ancora vista come un importante e discusso tabù sociale, mentre nemmeno si vuole affrontare il tema della diversità degli orientamenti sessuali. Ciononostante, sembra che almeno una parte di questo Messico sempre in ritardo e attanagliato da problemi di base che minano la stabilità della società civile abbia potuto accettare la presenza e la pratica dell’omosessualità e della convivenza prematrimoniale, e che abbia preceduto alcuni paesi sviluppati, tra cui il nostro, con il loro dibattito spesso depistato da forze antiliberali e conservatrici.
Nel resto del mondo e in Italia
La legge approvata a Città del Messico, infatti, possiede evidenti analogie con misure simili già adottate in numerosi paesi europei, tra cui “i cattolici” Spagna e Portogallo, e riprende i punti principali del disegno di legge concepito in Italia dai ministri per la Famiglia Rosy Bindi e per i Diritti e le pari opportunità Barbara Pollastrini, che, tra le atre cose, detta regole sul fronte dell’assistenza in caso di malattia, nelle decisioni in materia di salute e in caso di morte, nei trasferimenti della sede lavorativa. Sono previste regole chiare anche sui diritti di successione, sugli obblighi alimentari che, nel caso italiano, scatterebbero dopo almeno 3 anni di convivenza, nella successione dei contratti di affitto. Oltre i 9 anni dall’inizio della convivenza sarebbe possibile concorrere alla successione dell’altro convivente e tener conto della relazione di fatto nell’assegnazione di un alloggio popolare o di edilizia residenziale pubblica.
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E’ chiaro che la tendenza internazionale al riconoscimento e stabilizzazione legislativa delle nuove unità sociali (si chiamino DICO o PACS), che è arrivata anche nel lontano Messico e, quindi, nel cuore di un’America Latina da sempre considerata in termini di cattolicesimo e tradizionalismo, deve far riflettere soprattutto una società statica come la nostra. Rappresentati da un’instabile maggioranza parlamentare, la quale vive in balia di compromessi congiunturali e crisi endemiche, ci stiamo orientando pericolosamente verso scelte poco coraggiose e attendiste che nuocciono tanto all’immagine esterna del paese come alle sue componenti più dinamiche e aperte al cambiamento.

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