E se La Russa e Berlusconi mandassero esercito e carabinieri a liquidare l’ENEL?

di Fabrizio Lorusso

Il titolo del post è una provocazione, ma è più o meno quanto è successo qui in Messico nella notte tra sabato e domenica. Il presidente Felipe Calderon, d’accordo con il Ministro delle Finanze Agustin Carstens, ha decretato a mezzanotte la liquidazione della compagnia statale che fornisce energia elettrica al centro del Messico, la Luz y Fuerza del Centro o LyFC. Ancora prima della pubblicazione del decreto circa 6000 uomini dell’esercito e della polizia federale, un corpo di polizia militarizzato, avevano già occupato i principali impianti dell’azienda in tutto il paese e sfollato i lavoratori presenti che sono stati sostituito temporaneamente da circa 800 tecnici mandati dal governo per mantenere le operazioni. Ecco il decreto: http://148.243.70.23/wp-content/themes/arras-theme/decreto_extincion_luz_y_fuerza_del_centro.pdf

La sede della compania a Città del Messico, nella esclusiva zona di Polanco, è stata la prima a cadere, ma ha continuato a funzionare e fornire energia senza problemi. Questa era infatti la ragione ufficiale dell’operazione militare anche se si sospetta che la repressione preventiva del dissenso non sia stato un fattore secondario. Ciononostante non è ancora chiaro il destino dei lavoratori e dell’azienda. Si parla di indennità, di rispetto dei diritti e forse della futura assunzione e ricollocamento di almeno un quarto di loro, circa 10mila persone.

L’azione di forza e la liquidazione sono state motivate ufficialmente dalle inefficienze e le perdite della compagnia (costi operativi pari al doppio delle entrate) che, secondo il potente sindacato messicano degli elettricisti, lo SME, non sono dovute ai lavoratori nè alla presenza di sindacati e di condizioni lavorative accettabili economicamente (che sono state frutto in parte di lotte sanguinose e dure conquiste sindacali e in parte anche di forme di cooptazione dell’ex partito di regime PRI, Partido Revolucionario Institucional).

La colpa viene attribuita alla cattiva gestione globale dell’impresa e alle inefficienze causate dai dirigenti mentri il governo ribatte che i costi del lavoro e dei diritti in vigore per LyFC sono ormai altissimi e insostenibili.

Qui alcuni grafici e dati in merito: http://blogs.eluniversal.com.mx/weblogs_detalle8915.html

Qui la storia di uno dei più antichi e agguerriti sindacati del Messico: http://www.eluniversal.com.mx/notas/632514.html

La confindustria messicana, COPARMEX, ha applaudito l’azione autoritaria di Calderon e ne ha auspicato l’applicazione anche ad altre statali e parastatali. I festeggiamenti in corso nella capitale e il clamore mediatico e popolare provocati dalla qualificazione ai campionati del mondo del 2010, ottenuta dal Messico proprio sabato sera grazie alla vittoria con El Salvador per 4 a 1, sono stati sicuramente un elemento di distrazione importante considerato dal governo al momento di sferrare l’attacco.

Da una parte è vero che la “rivale” e più grande impresa statale del settore dell’energia elettrica, la CFE o Comision Federal de Electricidad, la quale rileverà le attività de Luz y Fuerza dopo la liquidazione, è circa tre volte più “virtuosa” e rimane un’impresa statale. Ecco i motivi esposti da Calderon: http://www.youtube.com/watch?v=6QgyTvWA5yc

D’altro canto la mossa di Calderon sembra voler infliggere un duro colpo al sindacalismo messicano, spesso dominato da dirigenze arroganti e corrotte, ma che in questo caso riguarda uno dei pezzi più democratici e storici del mondo del lavoro organizzato. Gli oltre 40mila dipendenti di Luz y Fuerza sono sul piede di guerra e annunciano imponenti manifestazioni a partire da quella di giovedì prossimo 15 ottobre a Città del Messico mentre il PRD, Partido de la Revolucion Democratica, ha dichiarato di voler interrogare 4 ministri del governo di Calderon ed eccepirà la costituzionalità del decreto di liquidazione.

Il dirigente sindacale messicano dello SME, Martin Esparza, sta anche promuovendo tutti i ricorsi legali del caso e prevede una lunga lotta in difesa della compagnia e dei posti di lavoro. In effetti proprio sabato in giornata i dirigienti del sindacato si erano incontrati con esponenti del governo per negoziare un’uscita alla crisi cronica dell’impresa statale e quindi la notizia dell’occupazione militare di fabbriche e uffici è suonata come un’enorme beffa. Mentre Calderon ribadisce l’utilità e necessità sociale del provvedimento, Andres Manuel Lopez Obrador, ex candidato presidenziale del PRD spaleggiato dal compagno di partito e sindaco della capitale, Marcelo Ebrard,, annuncia battaglie e rinnova il suo sostegno alla causa degli elettricisti.


Ecco un notiziario sull’occupazione dell’azienda: http://www.youtube.com/watch?v=eI-furXOIjM

Leggilo anche su: http://www.megachipdue.info/tematiche/fondata-sul-lavoro/907-se-la-russa-e-berlusconi-occupassero-lenel-storie-messicane.html

oppure su: http://www.reportonline.it/cronaca/se-la-russa-e-berlusconi-occupassero-l-enel-storie-messicane.html

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