Archivi del mese: maggio 2010

Poesie di Mario Benedetti IV – Grietas / Crepe + Curriculum

CREPE

La verità
è che le crepe
non mancano

così passando
ricordo quelle che
separano i mancini e i destrorsi
i pechinesi e i moscoviti
i presbiti e i miopi
i gendarmi e le prostitute
gli ottimisti e gli astemi
i sacerdoti e i doganieri
gli esorcisti e le checche
i facili e gli incorruttibili
i figliol prodighi e gli investigatori
borges e sabato
le maiuscole e le minuscole
gli artificieri e i pompieri
le donne e le femministe
gli acquariani e i taurini
i profilattici e i rivoluzionari
le vergini e gli impotenti
gli agnostici e i chierichetti
gli immortali e i suicidi
i francesi e i non-francesi
il breve o il lunghissimo periodo
tutte però sono sanabili
c’è una sola crepa decisamente profonda
ed è quella che sta a metà tra
la meraviglia dell’uomo e i disillusionatori
è ancora possibile saltare
da un bordo all’altro
ma attenzione qui ci siamo tutti
voi e noi
per affondarla
signore e signori
a scegliere a scegliere
da che parte poggiate il piede.

GRIETAS

La verdad
es que grietas
no faltan

así al pasar
recuerdo las que
separan a zurdos y diestros
a pequineses y moscovitas
a présbites y miopes
a gendarmes y prostitutas
a optimistas y abstemios
a sacerdortes y aduaneros
a exorcistas y maricones
a baratos e insobornables
a hijos pródigos y detectives
a borges y sábato
a mayúsculas y minúsculas
a pirotécnicos y bomberos
a mujeres y feministas
a aquarianos y taurinos
a profilácticos y revolucionarios
a vírgenes e impotentes
a agnósticos y monaguillos
a inmortales y suicidas
a franceses y no franceses
a corto o a larguísimo plazo
todas son sin embargo remediables
hay una sola grieta decididamente profunda
y es la que media entre
la maravilla del hombre y los desmaravilladores
aún es posible saltar
de uno a otro borde
pero cuidado aquí estamos todos
ustedes y nosotros
para ahondarla
señoras y señores
a elegir a elegir
de qué lado ponen el pie.

……

CURRICULUM

La storia è molto semplice

Lei nasce

contempla angosciato

il rosso azzurro del cielo

l’uccello che migra

il goffo scarafaggio

che la sua scarpa schiaccerà

Lei soffre

reclama del cibo

e per abitudine

per obbligo

piange libero da colpe

estenuato

finché il sonno non la sconfigge

Lei ama

si trasfigura ed ama

per un’eternità così provvisoria

che perfino l’orgoglio le risulta tenero

e il cuore profetico

si converte in macerie

Lei apprende

e usa l’appreso

per diventare lentamente saggio

per sapere alla fine che il mondo è questo

nel suo miglior momento una nostalgia

nel suo peggior momento uno sconforto

e sempre sempre

un fardello

allora

Lei muore.

CURRICULUM

El cuento es muy sencillo
usted nace
contempla atribulado
el rojo azul del cielo
el pájaro que emigra
el torpe escarabajo
que su zapato aplastará
valiente

usted sufre
reclama por comida
y por costumbre
por obligación
llora limpio de culpas
extenuado
hasta que el sueño lo descalifica

usted ama
se transfigura y ama
por una eternidad tan provisoria
que hasta el orgullo se le vuelve tierno
y el corazón profético
se convierte en escombros

usted aprende
y usa lo aprendido
para volverse lentamente sabio
para saber al fin que el mundo es esto
en su mejor momento una nostalgia
en su peor momento un desamparo
y siempre siempre
un lío

entonces
usted muere.


Traduzioni all’italiano di Fabrizio Lorusso, ergo e per l’appunto Lost in Translation.

Quarto post commemorativo con due poesie in spagnolo e traduzione all’italiano in onore del poeta uruguaiano Mario Benedetti, scomparso poco più di un anno fa all’età di 88 anni nella sua casa di Montevideo.

QUI     Il primo post con la poesia tradotta: Acerca del Che / Riguardo al Che

E IL SECONDO…con ALLENDE e CONTRAOFENSIVA

IL TERZO POST con le poesie NO TE SALVES, NON TI SALVARE E…SIRVE Y NO ME SIRVE

E POI….

BLOG CON OTTIME COLLEZIONI http://lainspiraciondebenedetti.blogspot.com/

Altri post simili con raccolte e poesie di Benedetti QUI.

Una bella serie di poesie in spagnolo di Mario Benedetti a questo LINK

Fabrizio Lorusso promuove le sue improbabili ma belle opere poetiche proprio     QUI    (link hyper).

Guerrero, Messico: l’indigena Valentina Rosendo contro lo Stato messicano

Riporto qui le informazioni disponibili sulle evoluzioni di un caso che dopo 8 anni di dure lotte è riuscito ad arrivare alla Corte Intermericana dei Diritti Umani portando il Messico, cioè lo Stato messicano, a doversi di nuovo confrontare con alcune sue tristi realtà fatte di repressione, violenza, autoritarismo, militarismo e abusi di chi detiene mezzi e potere contro i cittadini (che poi è la definizione di “violazione ai diritti umani”, cioè un abuso commesso da un’autorità costituita contro le garanzie individuali e i diritti inalienabili della popolazione).

Spesso in America Latina l’unico appello possibile e dotato di un alto livello di imparzialità e legittimità è quello che i cittadini interpongono contro le autorità dei rispettivi paesi presso la Corte Interamericana dei Diritti Umani, un organo emanato dalla Organizzazione degli Stati Americani (leggi articolo in spagnolo su perché il Messico non adempie…).

Le sue sentenze non sono giuridicamente vincolanti per gli Stati membri ma costituiscono frequentemente l’unica possibilità di ottenere giustizia contro sistemi politici e giudiziari corrotti e incapaci di svolgere correttamente le loro funzioni di grazia e giustizia oltre al fatto che hanno una fortissima rilevanza a livello di diritto internazionale e mediatico quindi per lo meno obbligano i rappresentanti dello Stato ad esmprimere opinioni e dichiarare quando intendono adempiere alle decisioni della Corte (cosa che è poi difficile da ottenere al 100%).

A questo Link altri casi importanti (in italiano)!

Valentina Rosendo vs Stato messicano da LatinoAmericaExpress

Il 29 maggio alle 10 del mattino ora di Città del Messico e  alle 9 ora di San Josè, Costa Rica, è cominciata l’udienza pubblica che la Corte interamericana dei Diritti Umani aveva programmato per conoscere gli elementi delladenuncia dell’indigena me´phaa dello stato messicano di Guerrero, Valentina Rosendo Cantú, contro lo Stato messicano per la detenzione illegale, la tortura e lo stupro che questa ha sofferto ad opera dei militari del 41esimo battaglione dell’esercito.

Nella prima fase dell’udienza – in cui si sono presentati la vittima, un testimone e un perito – i giudici hanno ascoltato “privatamente” la testimonianza di Valentina durante circa 40 minuti. Questa decisione della Corte dipende dal fatto cheil Tribunale adotta delle misure speciali e necessarie nei casi di violenza sessuale per minimizzare i rischi di nuove vessazioni.

Valentina ha chiuso il suo intervento esigendo allo Stato messicano che”la lasci vivere in pace con sua figlia”, in riferimento all’ambiente ostilein cui ha vissuto durante 8 anni, dopo aver iniziato la sua lotta per poter avere accesso alla giustizia nella speranza di un processo e una condanna contro i militari che l’aggredirono sessualmente.

Oltre a Valentina si sono presentati come testimoni anche, Hipolito Lugo Cortes, osservatore generale della commissione per la difesa dei diritti umani nello stato di Guerrero (Coddehum), e, in qualità di perita, l’avvocatessa ed esperta internazionale in questioni di genere e diritti delle donne, Roxana Arroyo.Oggi stesso finiranno di essere ascoltati dalla Corte tutti gli altri testimoni e i rappresentanti legali della comunità di Tlachinollan in cui avvennero le violazioni contro Valentina e anche i delegati dello Stato messicano, tutti burocrati di basso profilo inviati dal Ministero degli Esteri e della Difesa.

Informazione in spagnolo diffusa da: Area di Comunicazione e Visibilità di “Cencos” (Centro Nazionale di Comunicazione Sociale)

http://justiciaporinesyvalentina.wordpress.com

Cristina Hardaga Fernández.
Coordinadora del Área Internacional
Centro de Derechos Humanos de la Montaña Tlachinollan

Más Info – Più Info

Blog Misterios Públicos

Centro Nacional de Comunicación Social

EN ESPAÑOL:

Audiencia: Demanda de Valentina Rosendo vs Estado mexicano

(corte/13:30 horas)

Hoy a las 10 de la mañana tiempo de México y 9 hora local de San José, Costa Rica, inició la audiencia pública que la Corte Interamericana de Derecho Humanos, programó  para conocer la demanda de la indígena me´phaa de Guerrero, Valentina Rosendo Cantú contra el Estado mexicano por la retención ilegal, tortura y violación sexual que sufrió en manos de militares del 41 Batallón de Infantería.

En la primera etapa de la audiencia -donde se presenta la víctima, un testigo y una perita-, los jueces escucharon de “manera privada” el testimonio de Valentina durante unos 40 minutos. Esta determinación de la Corte, es porque ese Tribunal considera que cuando se trata de una víctima de violación sexual tiene que adoptar las medidas necesarias que reduzcan al máximo el riesgo de una revictimización.

Valentina cerró su comparecencia exigiendo al Estado mexicano que: “me dejen vivir en paz con mi hija”, en referencia al ambiente hostil que ha vivido a lo largo de ocho años, tras haber iniciado una lucha por acceder a la justicia y en busca de que los militares que la agredieron sexualmente sean procesados y sancionados.

Además de Valentina comparecieron como testigo, el Visitador General de la Comisión de Defensa de los Derechos Humanos del estado de Guerrero (Coddehum), Hipolito Lugo Cortes y en calidad de perita, la abogada y experta internacional en asuntos de género y derechos de las mujeres, Roxana Arroyo.

En este momento la Corte declaró un receso y reanuda  sesión a las 4 de la tarde  hora de México, en donde escuchará los alegatos orales de los representantes de Valentina y del Estado mexicano.

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Difusión Cencos México D.F., 27 de mayo de 2010 – Corte de las 16 horas

Avance informativo
Tlachinollan

En estos momentos, la Corte Interamericana de Derechos Humanos reanuda la sesión para escuchar los alegatos orales finales del caso Valentina Rosendo Cantú contra el Estado mexicano, que se realiza en San José, Costa Rica.

En la delegación de representantes legales de Valentina se encuentran por Tlachinollan: Vidulfo Rosales Sierra, Santiago Aguirre Espinosa, Mario Patrón Sánchez, Alejandra González Marín (del Área Jurídica) y Cristina Hardaga (del Área Internacional); Por CEJIL, están Gisela de León (abogada). La delegación de la CIDH -organismo que turnó a la Corte la denuncia contra el Estado mexiano- está Lilly Ching (asesora).

La delegación del Estado mexicano, está integrada por una decena de funcionarios de bajo perfil que van encabezados por Armando Vivanco Castellanos, Director General Adjunto de Casos, Democracia y Derechos Humanos de la Dirección General de Derechos Humanos y Democracia de la Secretaría de Relaciones Exteriores (SRE); y Rogelio Rodríguez Correa, Subdirector de Asuntos Internacionales de la Dirección General de Derechos Humanos de la Secretaría de la Defensa Nacional (SEDENA).

Oaxaca, Messico: comunicato stampa e video-interviste del Municipio Autonomo di San Juan Copala

Riproduco qui il comunicato che i rappresentanti del Municipio Autonomo di San Juan Copala, Oaxaca, Messico, hanno inoltrato ai mezzi di informazione per denunciare la terribile situazione di repressione, morte e conflitto politico che quella comunità vive da anni, in particolare dopo i fatti del 27 aprile scorso in cui hanno perso la vita due attivisti, un finlandese e una messicana

(VEDI QUI per INFO sul 27 aprile e I NUOVI ATTACCHI PARAMILITARI successivi).

Algunos videos sobre San Juan Copala grabados ayer durante el acto político cultural UN GOYA PALA LA LIBERTAD DE  LOS 12 PRESOS POLÍTICOS DE ATENCO EN C.U.

Alcuni video con interviste ad abitanti del Municipio Autonomo registrati durante l’evento politico culturale promosso dagli studenti della UNAM in favore dei 12 detenuti politici di ATENCO, Messico.

VIDEO UNO (gli altri alla fine del post)

VIDEO DUE

VIDEO TRE

Poesie di Mario Benedetti III – Non ti salvare / No te salves + Mi serve e non mi serve / Me sirve y no me sirve

NON TI SALVARE

Non restare immobile
sul bordo della strada
non congelare la gioia
non amare con noia
non ti salvare adesso
né mai
non ti salvare
non riempirti di calma

non appartare del mondo
solo un angolo tranquillo
non lasciar cadere le palpebre
pesanti come giudizi

non restare senza labbra
non t’addormentare senza sonno
non pensarti senza sangue
non ti giudicare senza tempo

però se
malgrado tutto
non puoi evitarlo
e congeli la gioia
e ami con noia

e ti salvi adesso
e ti riempi di calma
e apparti del mondo
solo un angolo tranquillo
e lasci cadere le palpebre
pesanti come giudizi
e ti asciughi senza labbra
e ti addormenti senza sonno
e ti pensi senza sangue
e ti giudichi senza tempo
e resti immobile
al bordo della strada
e ti salvi
allora
non restare con me.

Traduzione all’italiano di Fabrizio Lorusso, sostengono…

NO TE SALVES

No te quedes inmóvil
al borde del camino
no congeles el júbilo
no quieras con desgana
no te salves ahora
ni nunca
no te salves
no te llenes de calma

no reserves del mundo
sólo un rincón tranquilo
no dejes caer los párpados
pesados como juicios

no te quedes sin labios
no te duermas sin sueño
no te pienses sin sangre
no te juzgues sin tiempo

pero si
pese a todo
no puedes evitarlo
y congelas el júbilo
y quieres con desgana

y te salvas ahora
y te llenas de calma
y reservas del mundo
sólo un rincón tranquilo
y dejas caer los párpados
pesados como juicios
y te secas sin labios
y te duermes sin sueño
y te piensas sin sangre
y te juzgas sin tiempo
y te quedas inmóvil
al borde del camino
y te salvas
entonces
no te quedes conmigo.


di Mario Benedetti

MI SERVE E NON MI SERVE

La speranza così dolce
così pulita così triste
la promessa così  lieve
non mi serve

non mi serve così mite
la speranza

la rabbia così docile
così debole così umile
l’ira così prudente
non mi serve

non mi serve così saggia
tanta rabbia

il grido così giusto
se il tempo lo permette
l’urlo accurato
non mi serve

non mi serve così buono
un gran tuono

il coraggio così docile
la fierezza così inconsistente
la sfrontatezza così lenta
non mi serve

non mi serve così fredda
l’audacia

mi serve, sì, la vita
che è vita fino a morirne
il cuore allerta
sì, mi serve

mi serve quando avanza
la fiducia

mi serve il tuo sguardo
che è generoso e deciso
e il tuo silenzio schietto
sì mi serve

mi serve la misura
della tua vita

mi serve il tuo futuro
che è un presente libero
e la tua lotta di sempre
sì, mi serve

mi serve la tua battaglia
senza medaglia

mi serve la modestia
del tuo orgoglio possibile
e la tua mano sicura
sì, mi serve

mi serve il tuo sentiero
compañero.

Mario Benedetti

(Traduzione di Annalisa Melandri e Azor)

————————————-

ME SIRVE Y NO ME SIRVE

La esperanza tan dulce
tan pulida tan triste
la promesa tan leve no me sirve

no me sirve tan mansa
la esperanza

la rabia tan sumisa
tan débil tan humilde
el furor tan prudente
no me sirve

no me sirve tan sabia
tanta rabia

el grito tan exacto
si el tiempo lo permite
alarido tan pulcro
no me sirve

no me sirve tan bueno
tanto trueno

el coraje tan dócil
la bravura tan chirle
la intrepidez tan lenta
no me sirve

no me sirve tan fría
la osadía

sí me sirve la vida
que es vida hasta morirse
el corazón alerta
sí me sirve

me sirve cuando avanza
la confianza

me sirve tu mirada
que es generosa y firme
y tu silencio franco
sí me sirve

me sirve la medida
de tu vida

me sirve tu futuro
que es un presente libre
y tu lucha de siempre
sí me sirve

me sirve tu batalla
sin medalla

me sirve la modestia
de tu orgullo posible
y tu mano segura
sí me sirve

me sirve tu sendero
compañero.

...

Terzo post commemorativo con due poesie in spagnolo e traduzione all’italiano in onore del poeta uruguaiano Mario Benedetti, scomparso poco più di un anno fa all’età di 88 anni nella sua casa di Montevideo.

QUI     Il primo post con la poesia tradotta: Acerca del Che / Riguardo al Che

E IL SECONDO…con ALLENDE e CONTRAOFENSIVA


BLOG CON OTTIME COLLEZIONI http://lainspiraciondebenedetti.blogspot.com/

Altri post simili con raccolte e poesie di Benedetti QUI.

Una bella serie di poesie in spagnolo di Mario Benedetti a questo LINK

Fabrizio Lorusso promuove le sue improbabili opere poetiche proprio     QUI    (link hyper).

Poesie di Mario Benedetti II – Allende + Contraofensiva / Controffensiva

ALLENDE

Para matar al hombre de la paz
para golpear su frente limpia de pesadillas
tuvieron que convertirse en pesadilla
para vencer al hombre de la paz
tuvieron que congregar todos los odios
y además los aviones y los tanques
para batir al hombre de la paz
tuvieron que bombardearlo hacerlo llama
porque el hombre de la paz era una fortaleza

para matar al hombre de la paz
tuvieron que desatar la guerra turbia
para vencer al hombre de la paz
y acallar su voz modesta y taladrante
tuvieron que empujar el terror hasta el abismo
y matar más para seguir matando
para batir al hombre de la paz
tuvieron que asesinarlo muchas veces
porque el hombre de la paz era una fortaleza

para matar al hombre de la paz
tuvieron que imaginar que era una tropa
una armada una hueste una brigada
tuvieron que creer que era otro ejército
pero el hombre de la paz era tan sólo un pueblo
y tenía en sus manos un fusil y un mandato
y eran necesarios más tanques más rencores
más bombas más acciones más oprobios
porque el hombre de la paz era una fortaleza

para matar al hombre de la paz
para golpear su frente limpia de pesadillas
tuvieron que convertirse en pesadilla
para vencer al hombre de la paz
tuvieron que afiliarse para siempre a la muerte
matar y matar más para seguir matando
y condenarse a la blindada soledad
para matar al hombre que era un pueblo
tuvieron que quedarse sin el pueblo.

ALLENDE

Per uccidere l’uomo della pace
per colpire la sua fronte libera da incubi
dovettero trasformarsi in un incubo
per vincere l’uomo della pace
dovettero riunire tutti gli odi
e in più gli aerei e i carri armati
per battere l’uomo della pace
dovettero bombardarlo renderlo fiamma
perché l’uomo della pace era una fortezza

per uccidere l’uomo della pace
dovettero scatenare una guerra torbida
per vincere l’uomo della pace
e zittire la sua voce modesta e martellante
dovettero spingere il terrore fino al baratro
e uccidere per continuare ad uccidere
per battere l’uomo della pace
dovettero assassinarlo molte volte
perché l’uomo della pace era una fortezza

per uccidere l’uomo della pace
dovettero immaginare che era una truppa
un’armata una milizia una brigata
dovettero credere che fosse un altro esercito
però l’uomo della pace era soltanto un popolo
e aveva nelle sue mani un fucile e un mandato
ed eran necessari più carri armati più rancori
più bombe più azioni più obbrobri
perché l’uomo della pace era una fortezza

per uccidere l’uomo della pace
per colpire la sua fronte libera da incubi
dovettero trasformarsi in un incubo
per vincere l’uomo della pace
dovettero affiliarsi per sempre alla morte
uccidere e uccidere di più per continuare ad uccidere
e condannarsi alla blindata solitudine
per uccidere l’uomo che era un popolo
dovettero rimanere senza il popolo.

CONTRAOFENSIVA

Si a uno
le dan
palos de ciego
la única
respuesta eficaz
es dar
palos
de vidente.

……

CONTROFFENSIVA

Se a qualcuno
danno
bastoni da cieco
l’unica
risposta efficace
è dare
bastoni
da vedente.

……..

Secondo post commemorativo con due poesie in spagnolo e traduzione in italiano pensato e stilato in onore del grande poeta uruguaiano Mario Benedetti, scomparso poco più di un anno fa all’età di 88 anni nella sua casa di Montevideo.

QUI     Il primo post con la poesia tradotta: Acerca del Che / Riguardo al Che

Altri post simili con raccolte e poesie di Benedetti QUI.

Una decente serie di poesie in spagnolo di Mario Benedetti a questo LINK

Questa splendente versione italiana di Contraofensiva e di Allende è stata cordialmente attribuita a Fabrizio Lorusso che anche lui alcune volte ha scritto cose accettabili che trovi QUI (link hyper).

Poesie di Mario Benedetti I – Acerca del Che / Riguardo al Che

ACERCA DEL CHE                                 RIGUARDO AL CHE

Consternados, Rabiosos                                    Costernati, Rabbiosi
Vámonos, derrotando afrentas.                         Andiamo, sconfiggendo affronti.
Ernesto “Che” Guevara                                      Ernesto “Che” Guevara
Así estamos                                                        Siamo così
consternados                                                     costernati
rabiosos                                                              rabbiosi
aunque esta muerte sea                                     benché questa morte sia
uno de los absurdos previsibles                          una delle assurdità prevedibili
da vergüenza mirar                                             è una vergogna guardare
los cuadros                                                          i quadri
los sillones                                                           i divani
las alfombras                                                       i tappeti
sacar una botella del refrigerador                    tirar fuori una bottiglia
………………………………………………………dal frigorifero
teclear las tres letras mundiales                       digitare le tre lettere mondiali
de tu nombre                                                    del tuo nome
en la rígida máquina                                         con la rigida macchina
que nunca                                                          che mai
nunca estuvo                                                     mai ha avuto
con la cinta tan pálida                                        il nastro così pallido
vergüenza tener frio                                          vergogna avere freddo
y arrimarse a la estufa como siempre            e accostarsi alla stufa come sempre
tener hambre y comer                                       aver fame e mangiare
esa cosa tan simple                                          questa cosa così semplice
abrir el tocadiscos                                              aprire il giradischi
y escuchar en silencio                                        e ascoltare in silenzio
sobre todo si es un cuarteto de Mozart            soprattutto se è un quartetto
……………………………………………………..di Mozart
da vergüenza el confort                                     è vergognoso il comfort
y el asma da vergüenza                                     e l’asma è una vergogna
cuando tú comandante estás cayendo            quando tu comandante stai cadendo
ametrallado                                                         mitragliato
fabuloso                                                              favoloso
nítido                                                                   nitido
eres nuestra conciencia acribillada                sei la nostra coscienza crivellata
dicen que te quemaron                                       dicono che ti han bruciato
con qué fuego                                                     con quale fuoco
van a quemar las buenas                                   bruceranno le buone
las buenas nuevas                                              le buone nuove
la irascible ternura                                              l’irrascibile tenerezza
que trajiste y llevaste                                          che portasti e ti portasti via
con tu tos                                                             con la tua tosse
con tu barro                                                         col tuo fango
dicen que incineraron                                         dicono che hanno incenerito
toda tu vocación                                                  tutta la tua vocazione
menos un dedo                                                    meno un dito
basta para mostrarnos el camino                    basta per mostrarci la strada
para acusar al monstruo y sus tizones           per accusare il mostro
……………………………………………………..e i suoi tizzoni
para apretar de nuevo los gatillos                   per premere di nuovo il grilletto
así estamos                                                          così siamo
consternados                                                       costernati
rabiosos                                                                rabbiosi
claro que con el tiempo la plomiza                   chiaro che con il tempo la plumbea
consternación                                                       costernazione
se nos irá pasando                                               ci starà lasciando
la rabia quedará                                                   la rabbia resterà
se hará mas limpia                                               si farà più pulita
estás muerto                                                        sei morto
estás vivo                                                             sei vivo
estás cayendo                                                      stai cadendo
estás nube                                                           sei nube
estás lluvia                                                           sei pioggia
estás estrella                                                        sei stella
donde estés                                                          ovunque tu sia
si es que estás                                                      se ci sei
si estás llegando                                                   se stai arrivando
aprovecha por fin                                                 approfitta infine
a respirar tranquilo                                             per respirare tranquillo
a llenarte de cielo los pulmones                        per riempirti i polmoni di cielo
donde estés                                                          ovunque tu sia
si es que estás                                                      se ci sei
si estás llegando                                                   se stai arrivando
será una pena que no exista Dios                     sarà un peccato che Dio non esista
pero habrá otros                                                   ma ce ne saranno altri
claro que habrá otros                                           chiaro che ce ne saranno altri
dignos de recibirte                                                degni di riceverti
comandante.                                                          comandante.

………

Primo post commemorativo con una poesia in spagnolo e traduzione in italiano pensato e stilato in onore del grande poeta uruguaiano Mario Benedetti, scomparso poco più di un anno fa all’età di 88 anni nella sua casa di Montevideo. Altri post simili con raccolte e poesie di Benedetti QUI.

Delirante versione italiana attribuita a Fabrizio Lorusso che anche lui alle volte ha scritto cose che trovi QUI.

Oaxaca, Messico: nuovo attacco paramilitare al Municipio Autonomo di San Juan Copala

La settimana scorsa, durante una conferenza stampa a Città del Messico, il Municipio Autonomo di San Juan Copala ha denunciato l’uccisione di uno dei più importanti leader del MULT-I (Movimiento de Unificación y Lucha Triqui Independiente), il quarantaquattrenne Timoteo Alejandro Ramírez, e di sua moglie, Cleriberta Castro di 35 anni.

Secondo le dichiarazioni rilasciate dalle autorità del Municipio Autonomo di San Juan Copala, giovedì 20 maggio alle cinque del pomeriggio un commando armato composto da 4 persone ha fatto incursione nel piccolo negozio adiacente al domicilio delle vittime, situato nella comunità di Yosoyuxi (Municipio Autonomo di San Juan Copala, Oaxaca), con la esplicita intenzione di uccidere il dirigente della comunità triqui.

Timoteo Alejandro era conosciuto e apprezzato nella regione per essere uno dei principali promotori del processo di costruzione dell’autonomia indigena nel Municipio Autonomo di San Juan Copala. La sua morte rappresenta una perdita incommensurabile per la comunità triqui di questo municipio che da gennaio del 2010 soffre l’assedio delle forze paramilitari di UBISORT (Unidad de Bienestar Social de la Región Triqui), gruppo politico legato al PRI (Partido Revolucionario Institucional) cui appartiene il governatore dello stato di Oaxaca, Ulises Ruiz Ortiz.

Ricordiamo che il passato 27 di aprile i gruppi paramilitari di UBISORT hanno attaccato una carovana di pace internazionale mentre si stava dirigendo al Municipio Autonomo di San Juan Copala con l’intenzione di rompere l’assedio paramilitare che da mesi impediva agli abitanti dalla regione di uscire dal loro territorio. Nell’attacco armato sono morti l’osservatore internazionale finlandese Tiri Antero Jaakkola e la messicana Beatriz Cariño, dell’Ong ‘Cactus’ (storia completa vedi articolo LINK QUI).

Preoccupa enormemente il fatto che l’uccisione di Timoteo Alejandro e Cleriberta Castro sia avvenuta proprio mentre a Città del Messico i rappresentanti del Municipio Autonomo di San Juan Copala (istituzione creata nel 2007 aderente alla Otra Campaña del Ejercito Zapatista de Liberacion Nacional e alla APPO, la Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca) si stavano riunendo con varie associazioni civili messicane con l’obbiettivo di organizzare una seconda carovana internazionale di pace nella regione triqui. La coincidenza dei due eventi lascia pensare che si tratti di una risposta esplicita di UBISORT al tentativo del Municipio Autonomo di San Juan Copala di rompere l’assedio paramilitare imposto alle comunità triqui in modo pacifico attraverso l’appoggio di organizzazioni civili messicane e internazionali.

Giorni prima il massimo leader di UBISORT, Rufino Juárez, aveva dichiarato pubblicamente che non avrebbe permesso a nessuna carovana internazionale di pace di entrare a San Juan Copala. Le autorità del Municipio Autonomo, a loro volta, hanno dichiarato che le minacce di UBISORT riflettono il progetto politico-militare del governatore dello stato di Oaxaca, Ulises Ruiz. Considerano, infatti, che la morte del loro dirigente risponde a una nuova strategia dello stato messicano che mira ad aumentare il livello di violenza armata nella regione triqui e a smantellare, attraverso il ricorso a un gruppo paramilitare come UBISORT, il progetto di autonomia politica iniziato a San Juan Copala tre anni fa. Durante la conferenza stampa le autorità triqui hanno ripetutamente parlato di un vero e proprio “crimine di stato”, dichiarando di non aver nessuna fiducia nelle istituzioni giudiziarie messicane ritenute complici delle 4 morti avvenute quest’ultimo mese. Le autorità del Municipio Autonomo hanno ripetutamente invitato la comunità internazionale a inviare osservatori di pace nella regione per cercare di detenere la spirale di violenza e morte che affligge ormai da tempo le 32 comunità indigene appartenenti al popolo triqui.

Di Lucia Linsalata

Approfondimenti:

http://www.globalproject.info/it/mondi

http://autonomiaencopala.wordpress.com/

http://todosconlacaravana.blogspot.com/


Riassunto dichiarazioni alla stampa del Municipio Autonomo di San Juan Copala, Oaxaca, Messico

………
RESUMEN DE LAS DECLARACIONES DEL MUNICIPIO AUTONOMO DE SAN JUAN COPALA EN LA CONFERENCIA DE PRENSA DEL 21 DE MAYO DE 2010

La conferencia de prensa contó con la presencia de dos autoridades del Municipio Autónomo de San Juan Copala, Jorge Albino Ortiz y Adalberto Hernández Álvarez y la asistencia de 17 medios de comunicación, entre medios electrónicos oficiales e independientes, así como revistas y diarios. El ambiente se encontraba tenso y a la expectativa de las declaraciones de las autoridades autónomas acerca del asesinato de su líder principal, Timoteo Alejandro Ramírez y la continuación de las acciones de la organización triqui.

Jorge Albino comenzó aclarando que aún estaban esperando el comunicado que emitiría el Municipio Autónomo desde San Juan Copala pero que éste se había retrasado debido a la actividad que se vivía en la región a raíz del asesinato, la autopsia, los preparativos para el funeral y el acompañamiento del cuerpo por parte de varias comunidades para darle seguridad y evitar más conflictos. El comunicado sería enviado por vía electrónica a los asistentes posteriormente.

Sin embargo, la conferencia contó con amplias declaraciones por parte de estas dos autoridades y en primer lugar, el compañero Jorge aclaró enérgicamente que este atentado no frena ni la caravana que se está organizando para este 8 de junio ni el proyecto político de autonomía en la región triqui. Aseguró que este acto era un crimen de Estado y que se cometió porque el compañero Timoteo siempre fue un opositor a la creación del partido político Unidad Popular, proyecto impulsado por el MULT que generó una disidencia por considerarse como un alejamiento de los objetivos de la lucha por la autodeterminación como pueblo indígena.

Ante las preguntas hechas por los reporteros, el compañero Jorge aclaró que no se tenía hasta este momento ningún contacto con la Procuraduría del Estado de Oaxaca pero que se tiene toda la disposición para colaborar en las investigaciones pertinentes y que es necesario que las mismas comiencen a la brevedad para aclarar este asesinato.

Como parte de las declaraciones, Jorge Albino puntualizó que se busca frenar la caravana programada con actos como este así como el rompimiento del cerco paramilitar, por el contrario hizo énfasis en que la organización se fortalecerá para continuar con el proyecto político de unificación de las 32 comunidades triquis y lograr la autonomía y la autodeterminación; declaró que el compañero Timoteo nunca apostó al uso de la violencia para resolver los conflictos y que tampoco se iba a optar por la creación de partidos políticos que sólo generarían divisiones entre comunidades. En este sentido se reafirma la culpabilidad que hace el Municipio Autónomo al Estado mexicano y a sus brazos de acción como el MULT y UBISORT-PRI, por lo que se califican los hechos como un crimen político.

Dentro del marco de la información puntual sobre los sangrientos hechos, el compañero Jorge comentó que, a pesar de las primeras declaraciones de testigos que hablaban de un camión de carga, se trató de un vehículo tipo Jetta de color blanco sin placas, del cual salieron los individuos autores del atentado; se aclaró que estas personas no son originarios del lugar.

Finalmente el compañero Jorge hizo un llamado al gobierno federal para que se haga justicia ante este crimen y señaló que la PGR aún no había iniciado las investigaciones necesarias para el caso de los asesinatos de Bety Cariño y Jryi Jaakkola a pesar de contar con las declaraciones de varios testigos y elementos suficientes para comenzar con esta labor.

Por su parte el compañero Adalberto Hernández Álvarez comenzó su intervención aclarando que la comunidad triqui se encuentra consternada ante el asesinato de un luchador social incansable y máximo promotor de la autonomía y la autodeterminación del pueblo triqui. Expresó el profundo enojo que existe frente a actos de este tipo y que este crimen no debilita a la organización sino que la fortalece, puntualmente expresó que “el aparato estatal como federal ha golpeado a un elemento del Municipio Autónomo pero en esto nada detiene la lucha, al contrario, hoy que cae un compañero, sentimos que nacen muchos Timoteos, muere uno pero nacen miles de Timoteos.”

El compañero Adalberto declaró puntualmente que el Municipio Autónomo de San Juan Copala hace un llamado a la Otra Campaña para que se posicione políticamente respecto a estos acontecimientos y de igual forma solicitó el apoyo para fortalecer la lucha triqui en la búsqueda de la justicia para estos crímenes, el rompimiento del cerco paramilitar y la construcción de la autonomía en la zona. Especificó que son ellos los que han acompañado desde 1994 la lucha zapatista, que son ellos quienes han participado en diversos actos a favor de las comunidades autónomas zapatistas tanto en el estado de Chiapas como en Oaxaca,  y que ahora son ellos los que sufren el ataque directo con el descabezamiento del Municipio Autónomo por lo que piden la solidaridad y la unidad de las organizaciones sociales y políticas nacionales e internacionales.

Adalberto hizo hincapié en que han perdido la confianza en el Estado y la justicia federal porque ellos hablan del crimen organizado, “pero el crimen organizado es el Estado, por que van a la casa del compañero y lo matan, eso para nosotros es un crimen de Estado.”

La conferencia de prensa terminó con la reiteración de la exigencia de justicia y de respeto a la autonomía, así como el rechazo total a la estrategia de terminar con el proyecto de San Juan Copala a través de la militarización del territorio trique por parte del Estado y sus paramilitares.

L’italiano in carcere a Città del Messico

di Fabrizio Lorusso

Al cosiddetto centro di reinserimento sociale (centro de readaptaciòn social, in spagnolo) di Santa Martha Acatitla mandano le donne, ce ne sono alcune migliaia ormai. Una buona parte di loro ci devono restare per molti anni, sentenziate, definitivamente vestite di blu e rassegnate. Altre invece si mettono le magliette, i pantaloni e i cardigan beige il che vuol dire che restano in attesa, s’adattano, vivono nel limbo della legge teoricamente “uguale per tutti” anche se qui nell’America triste e latina lo è solo sulla carta, quella del codice penale, del civile o della tanto celebrata Costituzione del 1917. Un paese come il Messico che ha un tasso d’impunità dei delitti del 97% e un livello di corruzione giudiziaria e politica internazionalmente riconosciuto non può certo vantare un sistema equo ed efficace di sicurezza e giustizia.
Da circa un anno il collettivo AlterIta di Città del Messico, composto da sei insegnanti italiani militanti senza patria fissa, cui s’aggiunge Corina Giacomello, amica insostituibile dei sei professori e massima esperta del sistema penitenziario messicano e di questioni di genere, cerca di usare la linguacultura italiana dentro le pareti del reclusorio femminile, la prigione, come un cavallo di troia per diffondere il germe dell’educazione alla pace: le lingue straniere servono a vestirci di novità e di vita, aiutano a dipingere lo spirito coi colori dell’alterità per affrontare e apprendere il nostro mondo di dentro e quello di fuori.

Come disse un poeta apolide sono “dei travestimenti per l’anima globalizzata” o semplicemente strumenti per uscire un po’ da sé e guadarsi allo specchio. Così questi spazi fisici e mentali diventano uno solo, si fanno universo, sempre più grandi e aperti alla scoperta della diversità e della comunicazione accese dal gioco dell’insegnante che impara e dello studente che insegna. La mente del progetto “lezioni d’italiano in carcere”, Corina, è una che la prigione non la studia solo sui libri ma che la vive, la piange, la rimpiange, ne scappa via, ci ritorna e poi la descrive dall’interno e dall’esterno con le sue parole ma anche attraverso gli occhi delle ragazze nei suoi due libri pubblicati in Messico (Rompiendo la zona del silencio e Los secretos de Almoloya), testimonianze mosse dalla voglia di verità e catarsi.

E’ stata quindi la persona perfetta per introdurci in questa microsocietà fatta di donne guardie e di recluse, di adolescenti, madri, figlie, amanti, mogli, sorelle, lavoratrici che per un motivo o per l’altro sono finite in prigione per qualche mese o per mezza vita, magari in attesa di giudizio oppure senza più speranze di rivedere il mondo esterno.
Come accennavo pocanzi lo stato di diritto che tanto serve alla costruzione delle moderne società democratiche, al funzionamento dello Stato, quello grande che dicono si scriva con la maiuscola, e alla convivenza civile non trova in Messico una realizzazione minimamente accettabile. Basti pensare che noi stranieri motorizzati, perduti nella gran urbe azteca insieme agli altri 25 milioni di autoctoni che la popolano, dobbiamo premunirci di qualche biglietto di taglio intermedio, diciamo da 50, 100 o 200 pesos (circa 3, 7 e 14 euro), sempre pronto e disponibile in una tasca segreta della giacca per rispondere adeguatamente alle sollecitazioni di qualche poliziotto in cerca di arrotondamenti per il suo magro salario o di pezzi di ricambio per la sua vettura di servizio deturpata.
Infatti la “polizia di transito”, come si chiama qui, deve provvedere alle proprie spese per la macchina e con frequenza usa il codice della strada in suo favore contando anche sul fatto che quasi nessun automobilista è perfettamente in regola con la documentazione e le infrazioni che si commettono sono moltissime a causa dell’indisciplina ma anche per alcune condizioni oggettive della strada e della segnalazione
santamartha.jpg che ti conducono in errore o propiziano “sviste programmate”, un’insostenibile leggerezza nel rispetto delle regole. Quindi la mazzetta (detta mordida), la stupida complicità tra il poliziotto corrotto e il cittadino concusso portano a una normalizzazione di un comportamento incivile ma pratico ed efficace. Lascio immaginare al lettore che cosa succede a tutti gli altri livelli della piramide sociale e giudiziaria.
In realtà è una legge che spesso fa la sfacciata, la facile, ma che alla fine è distante e indifferente ad oltranza. Si tratta d’una messicana norma anormale, geneticamente malleabile e corruttibile, flessibile come l’attesa e il tempo latino americani, ubriaca come la storia che cambia padrone più o meno ogni dieci anni, forse meno.

Per esempio quest’anno in Messico si festeggia il centenario della Revoluciòn mexicana, una sollevazione armata più simile a una guerra civile tra diversi bandi e progetti politici locali e nazionali che a una rivoluzione coerente gestita da un gruppo dirigente o da un partito. Questa affermazione parrebbe una bestemmia antistorica e antipatriottica a molti messicani, ma è in realtà un’interpretazione plausibile che sta prendendo sempre più piede grazie ad alcune pubblicazioni di autorevoli storiografi come Macario Schettino.
E’ la rivoluzione nota in Italia per personaggi come Pancho Villa, Emiliano Zapata, i fratelli Flores Magon, il generale Obregon e Francisco I Madero. Sempre nel 2010 si celebra anche il bicentenario dell’indipendenza dalla Spagna e qui i prescelti onorevoli della fondazione della patria sono i preti Josè Maria Morelos e Miguel Hidalgo. Ebbene quest’anno le discussioni, i libri, i film, i documentari e le conferenze sul bicentenario e l’identità nazionale sono all’ordine del giorno e la reinvenzione costante della storia viene eseguita in chiave politica per schiarire le idee e svecchiare le ideologie dopo il fallimento degli ideali di sviluppo e uguaglianza della Revoluciòn dagli anni ottanta in avanti.
La crisi dei governi del PAN dal 2000 ad oggi con i presidenti Vicente Fox e Felipe Calderon (Partido Acciòn Nacional, di destra) lascia intravedere il ritorno del vecchio PRI (Partido Revolucionario Institucional, per 70 anni dominante in Messico) al potere nel 2012 e irrompe come una spina nel fianco nella retorica del cambiamento e della novità che aveva aperto uno spiraglio al pluralismo politico reale (con tre partiti grandi che si contendevano le elezioni nazionali e regionali) e che tanto aveva entusiasmato il popolo e la classe politica all’inizio del nuovo millennio quando il PRI cedette il passo.


A volte è la stessa legge che ammicca, bella di notte, cercando favori, mazzette di dollari e pesos e colpevoli innocenti da annoverare tra i successi del sistema, cifre ed arresti da sfoggiare per domare la pubblica opinione ed evitare il pubblico ludibrio. Suo malgrado il giorno dopo la legge si toglie il trucco ed è diversissima da come s’era presentata: s’imburra di paroloni, reinterpreta se stessa, cambia look, così come cambiano il potere, i soldi, l’importanza politica oppure più semplicemente il quartiere o la classe sociale d’appartenenza del cittadino che incappa nelle sue brame, fattispecie o fatti che siano. Possiamo credere in Dio, unico e onnipotente, crediamo anche al verbo proferito dai codici del diritto imparziale e universale, ma non so proprio se possiamo credere alle persone che non sono Dio, non sono la legge, ma li usano e ne parlano sempre come se lo fossero.

Prima della costruzione di Santa Martha il carcere della zona orientale di Città del Messico era quello di Lecumberry, nei pressi dell’aeroporto e della stazione degli autobus TAPO, che oggi funziona come Archivio Generale della Nazione e mantiene intatte le strutture fisiche dell’antico istituto penitenziario le quali gli danno un tono austero e inquietante e mettono in soggezione i ricercatori bramosi di affrontare le immagini di sofferenza emanate dalle sue pareti in cambio di un po’ di documenti antichi e una tesi pubblicata da qualche parte.
Oggi invece bisogna partire armati di coraggio e pazienza e percorrere una ventina di chilometri in direzione est rispetto al centro storico e allo zocalo per raggiungere Santa Martha. Questo implica attraversare tutto l’enorme quartieraccio di Iztapalapa, quello dove ogni anno a Pasqua si ripete integralmente il rito della passione e crocifissione di un prescelto abitante che si martirizza come il Cristo sulla croce. E’ un nugolo irrisolto di viette labirintiche tagliato da un immenso vialone a 8 corsie, una vera e propria calzada de los muertos che si trasforma in una pista di atterraggio per autobus rabbiosi e in un campo minato per noi motociclisti (al riguardo consiglio la lettura del diario di Federico Mastrogiovanni). Quasi ai confini del Distrito Federal, alla fine della macchia urbana dove comincia l’autostrada per Puebla ci si ferma per entrare in un mondo parallelo dove è proibito fare foto, usare i cellulari e introdurre oggetti non autorizzati. Chiaramente bastano pochi spiccioli affinché questa regola venga alleggerita, ma non importa.Imagen050.jpgL’istituto è una specie di grande scuola dalla struttura centrale circolare a più piani da cui si diramano numerosi corridoi tra i quali vi sono dei cortili adibiti a spazi ricreativi, di socializzazione e per le attività sportive. La maggior parte dei corridoi conduce a las estancias, cioè le abitazioni delle recluse in cui possono dormire da 4 fino a 10 donne a seconda dei casi. Ne abbiamo visitate alcune che erano in condizioni precarie, soprattutto per quanto riguarda i servizi igienici e la zona del dormitorio che è di circa 9 metri quadrati scarsi. Il paragone tra la prigione e le istituzioni educative non è casuale dato che sono luoghi preposti teoricamente all’educazione e rieducazione dei cittadini e sono parte degli apparati ideologici dello Stato, così come li definiva il filosofo marxista Louis Althusser circa mezzo secolo fa.
All’entrata si presenta un documento, un oficio in spagnolo, che contiene i nostri nomi e che ci permette di entrare nel carcere dopo gli ordinari controlli dei permessi di soggiorno e un paio di firme da apporre su dei libroni mastodontici e sgangherati. C’è anche una rapida perquisizione prima di ottenere dei pass di plastica e farsi stampare dei timbri trasparenti sul polso che vanno fatti vedere a un paio di guardie annoiate all’ingresso di alcuni corridoi che portano alla struttura centrale. Si passa una lunga rampa di cemento, el caracol, che si arrampica a chiocciola dal cortile principale fino ai piani superiori della prigione.

Le lezioni d’italiano si svolgono al secondo piano in un’aula del centro escolar, una zona pulita e ordinata dove s’impartiscono corsi di inglese, disegno, spagnolo, matematica, storia e mille altri laboratori e seminari tenuti da volontari, universitari, docenti ma anche dalle stesse recluse che ne hanno le capacità e le qualifiche. Proprio il venerdì, il nostro giorno stabilito per le lezioni, dalle 16 in poi c’è sempre un concerto o un DJ che per qualche ora irradiano l’edificio e i cortili con vibrazioni musicali latine per cui è comune vedere centinaia di ragazze scatenate in danze liberatorie. Alcune ballano accoppiate, con la loro ragazza o con le amiche, mentre altre si muovono da sole lasciandosi addomesticare dal ritmo del reggaeton e della cumbia che fa loro dimenticare il confronto quotidiano con il passato e con la solitudine. Un giorno alcune studentesse del corso ci hanno presentato una giovane aspirante interessata ad entrare nel prossimo corso, era l’unica che poteva permettersi di coprirsi una parte del viso con dei vistosi occhiali da sole perché gode di un certo potere e nessuno la rimprovererà mai: “piacere sono Sandra, adoro l’italiano e vediamo se mi metto in lista per il prossimo semestre”. Si trattava di Sandra Avila Beltran, conosciuta come la Reina del pacìfico (la regina del Pacifico) e catturata nel settembre 2007 perché considerata uno dei capi più importanti del narcotraffico in Messico: probabile ma da dimostrare, come afferma lei stessa denunciando tutto il sistema narco-poltico-militare che le sta dietro nel libro intervista del giornalista Julio Scherer Garcia.

Molte nostre alunne conoscono bene l’inglese mentre altre sono laureate in ingegneria, disegno o economia e possono quindi ottenere punti per “la buona condotta” partecipando o insegnando nei corsi disponibili. Infatti lo scorso aprile abbiamo consegnato loro dei diplomi che certificano un anno di studi per fini interni. All’inizio avevamo una trentina di alunne ma il numero s’è ridotto a 15-20 che hanno continuato quasi tutto l’anno scorso a frequentare le lezioni ma soprattutto a condividere con noi i loro spazi, le loro emozioni, le loro storie e le ingiustizie che in tante hanno dovuto sopportare e continuano a subire mentre attendono la sentenza definitiva o scontano la pena.
Imagen054.jpgIl primo pensiero che ho avuto all’inizio dell’esperienza d’insegnamento-apprendimento in carcere si riassume in alcune domande: “ma che cacchio ci fa questa, così tranquilla, bella, intelligente qua dentro? Qual è la sua storia? Sarà solo colpa sua o c’è di mezzo un uomo, un marito geloso magari, come spesso succede da queste parti?”. In effetti il sistem a ha spesso bisogno di responsabili per giustificare le sue funzioni e le indagini vere, se ci saranno, verranno dopo. La colpevolezza si presume e s’incarcera per mesi, specialmente chi non ha abbastanza denaro per gli avvocati, per le mazzette, per la cauzione e tutto il resto, un po’ come succede in ospedale col sistema privato per cui chi non ha la carta di credito generosa e l’assicurazione in regola resta fuori. Qui invece resti dentro con la tutina beige.
Solo dopo alcuni mesi è stato possibile ottenere delle risposte a quelle domande, quando ormai davvero non era più importante, quando la connessione con le ragazze era diventata più forte e non c’importava più di conoscere i dettagli e le cronache. Il fine era diventato un altro: imparare da loro che il tempo, la vita, la semplicità, la gratuità, le piccole cose e la libertà di cui siamo privati quando entriamo nella loro casa e che loro hanno perso da mesi e da anni sono scintille che non vediamo più mentre invece dovrebbero bruciarci e accenderci in ogni momento della giornata spingendoci a fare l’impossibile, ad accarezzare l’utopia come un gatto sornione e traditore che ci fa le fusa per un po’ e a capire che in fondo si tratta di saper apprezzare qualunque inezia come un grasso regalo di Natale. Perciò ringrazio e ringraziamo di aver conosciuto, odiato e ammirato da vicino Santa Martha, una santa curandera messicana patrona delle speranze delle donne e dei loro sguardi precisi che ogni sera sfidano l’angustia dalle fenditure e dei cortili murati alla ricerca di un pezzo di cielo con la luna.

www.carmillaonline.com & LamericaLatina.Net

Messico, Oaxaca: nuova aggresione contro il municipio autonomo di San Juan Copala

Oaxaca: nueva agresión al municipio autónomo de San Juan Copala, 11 personas secuestradas, mujeres niños y niñas

V.O.C.A.L.

 Oaxaca de Juárez, Oaxaca. A 16 de mayo de 2010.

A los medios de comunicación

A los pueblos de Oaxaca
A los pueblos de México

A los pueblos del mundo

Desde hace más de cinco meses San Juan Copala se encuentra sitiado por  los paramilitares de la UBISORT, lo que ya se había denunciado y que motivo el llamado de solidaridad del Municipio Autónomo para realizar una caravana, misma que fue atacada brutalmente el 27 de abril de 2010, ahora la agresión brutal contra la autonomía de San Juan Copala continua con el secuestro y desaparición hasta el momento de 11 personas, la magnitud del crimen cobra significancia al tratarse de mujeres, niños y niñas.

Integrantes del Municipio Autónomo de San Juan Copala denuncian secuestro de seis mujeres y cinco niños y niñas del municipio autónomo de San Juan Copala, en la región, quienes fueron secuestrados a punta de pistola por un grupo de hombres pertenecientes a la Unión de Bienestar de la Región Triqui (Ubisort) al mando de Rufino Juárez en la comunidad de La Sabana. Alrededor de 35 mujeres y niños salieron del pueblo de San Juan Copala y fueron amenazados con que serían ejecutados en caso de que intentaran regresar con alimentos y medicinas.

Miembros del municipio autónomo responsabilizan de la agresión a Rufino Juárez, dirigente de la UBISORT y agregan, basándose en el testimonio de 24 mujeres que lograron escapar del ataque, que dos mujeres de San Juan Copala se encuentran heridas además que uno de los niños tiene tan sólo un año de edad.

El Municipio Autónomo de San Juan Copala ha dado los nombres de algunas de las personas de la comunidad que han sido secuestradas y son: Felipa de Jesús Suárez, Martiniana Aguilera Allente, Marcelina Ramírez y Lorena Merino Martínez. Con ellas las niñas Rosario Velasco Allente, Josefa Ramírez Bautista y otra pequeña, además de dos niños de cuatro años y otro de uno.

Las agresiones contra el proceso de defensa de la Autonomía del Municipio Autónomo de San Juan Copala no se detienen, el para militarismo con la complicidad del gobierno del estado sigue cometiendo crímenes contra una población indefensa, acosada desde hace más de cinco meses, por una lucha por la supervivencia, encontrándose sin servicios públicos, alimentación, medicamentos en completo estado de aislamiento por el cerco militar por lo cual:

Hacemos un llamado al pueblo de Oaxaca, de México, a la comunidad internacional y las diferentes organizaciones sociales, embajadas, colectivos y grupos, les  hacemos un llamado a todos nuestros hermanos y hermanas conscientes y a los pueblos del mundo a levantar enérgicamente su voz en apoyo al Municipio Autónomo de San Juan Copala y asi como hacer la condena publica en contra de todos aquellos que están agrediendo a un pueblo que intenta construir la autonomía pero es violentamente reprimido por su derecho a su autodeterminación.

Hagamos visible la solidaridad y apoyo y les pedimos seguir exigiendo de manera conjunta la presentación con vida de desaparecidos y el castigo a los responsables de los asesinatos en la región Triqui. También, los llamamos fraternalmente, a exigir un alto a las condiciones de violencia en contra del Municipio Autónomo de San Juan Copala.

Exigimos:

Inmediata presentación con vida de las mujeres, niños y niñas secuestradas por los paramilitares de la UBISORT este 14 de mayo en la comunidad de Sabana.

La responsabilidad al gobierno del asesino Ulises Ruiz Ortiz y su secretario general Evencio Martínez de la integridad física, moral de nuestros hermanos triquis se encuentran resguardados en la comunidad de Yosoyuxi, por temor a que si intentan regresar a San Juan Copala podrían ser asesinados por los paramilitares de la Ubisort.

Al gobierno en sus distintos niveles, local, estatal, federal  el cese a los ataques por parte de paramilitares y militares en la región triqui. Así como el cese al financiamiento, armamento e impunidad de la que gozan estos grupos en nuestro Estado.

Retiro inmediato del bloqueo paramilitar en el que se encuentra el municipio autónomo de San Juan Copala, así como respeto a las comunidades indígenas autónomas.

Voces Oaxaqueñas Construyendo Autonomía y Libertad (VOCAL)

Playa Giròn (Baia dei Porci), sempreverde canzone del cubano Silvio Rodriguez

Silvio Rodríguez compuso este tema, dedicado a los pescadores de un barco con este nombre en el que estuvo trabajando de 1969 a 1970. Sin embargo, el tema Playa Girón tiene doble sentido, se refiere tanto al barco, como a la batalla ganada por el ejército cubano en Playa Girón a los invasores ‘yanquis’.

Il cantautore di trova cubana Silvio Rodriguez compose questo pezzo in onore dei pescatori di un’imbarcazione in cui lavorò nel 1969-70. Ciononostante la canzone Playa Giron è un simbolo patriotico perché si riferisce alla Baia dei Porci in cui un gruppo di cubani-americani finanziato dalla CIA sbarcò il 17 aprile 1961 per invadere Cuba dopo la vittoria della rivoluzione capeggiata da Fidel Castro e il Che Guevara nel 1959.

Questo fu il preludio alla crisi dei missili (i sovietici installarono delle testate nucleari in territorio cubano) dell’ottobre 1962 che quasi condusse alla III guerra mondiale e a una grave crisi diplomatico-militare tra USA e URSS.

Riporto il testo della canzone che è un vero e proprio poema…Dedicato ai “compagni poeti, ai compagni di musica e ai compagni di Storia”.

Playa Girón

(Silvio Rodríguez)

Compañeros poetas,
tomando en cuenta
los últimos sucesos en la poesía,
quisiera preguntar —me urge—,
qué tipo de adjetivos se deben usar
para hacer el poema de un barco
sin que se haga sentimental,
fuera de la vanguardia
o evidente panfleto,
si debo usar palabras
como Flota Cubana de Pesca
y «Playa Girón».

Compañeros de música,
tomando en cuenta esas politonales
y audaces canciones,
quisiera preguntar —me urge—,
qué tipo de armonía se debe usar
para hacer la canción de este barco
con hombres de poca niñez,
hombres y solamente hombres sobre cubierta,
hombres negros y rojos y azules,
los hombres que pueblan el «Playa Girón».

Compañeros de Historia,
tomando en cuenta lo implacable
que debe ser la verdad,
quisiera preguntar —me urge tanto—,
qué debiera decir, qué fronteras debo respetar.
Si alguien roba comida y después da la vida
¿qué hacer?
¿Hasta dónde debemos practicar las verdades?
¿Hasta dónde sabemos?
Que escriban, pues, la historia, su historia,
los hombres del «Playa Girón».

Playa Girón

(Silvio Rodríguez)

Compañeros poetas,
tomando en cuenta
los últimos sucesos en la poesía,
quisiera preguntar —me urge—,
qué tipo de adjetivos se deben usar
para hacer el poema de un barco
sin que se haga sentimental,
fuera de la vanguardia
o evidente panfleto,
si debo usar palabras
como Flota Cubana de Pesca
y «Playa Girón».

Compañeros de música,
tomando en cuenta esas politonales
y audaces canciones,
quisiera preguntar —me urge—,
qué tipo de armonía se debe usar
para hacer la canción de este barco
con hombres de poca niñez,
hombres y solamente hombres sobre cubierta,
hombres negros y rojos y azules,
los hombres que pueblan el «Playa Girón».

Compañeros de Historia,
tomando en cuenta lo implacable
que debe ser la verdad,
quisiera preguntar —me urge tanto—,
qué debiera decir, qué fronteras debo respetar.
Si alguien roba comida y después da la vida
¿qué hacer?
¿Hasta dónde debemos practicar las verdades?
¿Hasta dónde sabemos?
Que escriban, pues, la historia, su historia,
los hombres del «Playa Girón».

(1969)
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Para citar esta página: http://www.cancioneros.com/nc/1208/0/playa-giron-silvio-rodriguez

Incontro con lo scrittore Antonio Moresco a Città del Messico