Bergamo. Pensavo fosse un kebab e invece…

…non era nemmeno un calesse. L’hanno fatto ancora, l’ennesima ordinanza anti Kebab. Tocca bergamo. Devo dire che il kebab è uno dei pasti più completi dell’universo, si sa. E poi, anche se non lo fosse, ne vorrei mangiare comunque perché è la cosa più simile al taco al pastor messicano. In questa mia estate italiana lontano dal Messico per lo meno è una consolazione.
Non che io disdegni la cucina nostrana, per carità, ma in fondo cerco di rispettare ogni tradizione culturale e credo che siano una ricchezza insostituibile che possa solo fare bene a un paese come il nostro.
Quindi questa guerra contro “l’etnico” e questa riscoperta a senso unico delle tradizioni locali che si trasforma da pratica culturale genuina in becera xenofobia proprio non le capisco.

Non si preoccupano molto, però, i consigli comunali in cui Lega e Pdl propongono e impongono le cosiddette ordinanze anti-kebab vietando di volta in volta le insegne con scritte in altre lingue oppure, come nel caso di Bergamo, approvando le limitazioni stabilite dalla Giunta Regionale per l’apertura dei negozi “etnici”. Un conto è fissare norme estetiche, igieniche, di sicurezza e gli orari per aprire un esercizio nei centri storici mentre un altro è definire a priori che se sei indiano o turco o algerino non potrai vendere il piatto tipico della tua terra.

A questo punto la norma restrttiva varrà anche per i bistrot e le creperie francesi, per i ristoranti messicani di tacos e burritos, e magari anche per i pub che proprio italianissimi o lombardi non sarebbero?
Se proprio vogliamo essere pedanti, allora anche la pizza è un po’ troppo etnica e mi chiedo che ne sarà degli altri ristoranti stranieri e chi li definirà “etnici” o no. In base a quale tradizione? Solo quella della cucina bergamasca e delle valli?

Si parla di “salvaguardia del decoro, della sicurezza urbana, della cultura e dell’identità locale” mentre credo proprio che il decoro sia stato perso definitivamente con queste ordinanze e mi concentrerei invece a capire cosa siano veramente la cultura, l’identità e la sicurezza che vogliono propinarci.

Una risposta a “Bergamo. Pensavo fosse un kebab e invece…

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