Archivi del mese: settembre 2011

1 Ottobre: Messico in Italia, evento a L’Aquila

Penalizzazione dell’aborto in Messico

Proprio nella Giornata Internazionale per la Depenalizzazione dell’Aborto, il 28 settembre, la Corte Suprema messicana, il massimo tribunale del paese, ha annullato le speranze di milioni di attivisti e attiviste che da anni lottano per il riconoscimento dei diritti delle donne in America Latina. La Corte ha infatti sancito la costituzionalità della riforma che lo Stato della Bassa California aveva approvato per garantire il diritto alla vita a partire dal momento della concezione. In questo modo diventa un reato perseguibile penalmente qualunque tipo di interruzione della gravidanza e non importano le cause e le condizioni di ogni singolo caso.

Ci volevano 8 voti ma i giudici a favore dell’abrogazione della riforma erano solo 7. Amnisty International ha definito la decisione come un passo indietro per i diritti delle donne e delle ragazze in Messico. Ieri la Corte s’è espressa anche su un’analoga riforma approvata nello stato centrale del San Luis Potosí mantenendola in vigore: si apre quindi la porta a riforme simili che la Corte non potrà mai invalidare dato che non ha una maggioranza di membri a favore e quindi, stato per stato, si potrebbe arrivare alla penalizzazione dell’aborto in tutto il paese. Il voto decisivo è stato emesso dal giudice Jorge Mario Pardo che nel febbraio scorso era stato nominato  dal Presidente della Repubblica Felipe Calderón e sostenuto dal suo partito, il conservatore PAN (Partido Acción Nacional).

Ogni governo locale potrà stabilire con il placet della Corte quando si deve fissare l’inizio della vita e quando cominciano ad esistere i diritti costituzionali. Solo a Città del Messico è possibile praticare legalmente l’interruzione di gravidanza che è stata depenalizzata nell’aprile del 2007: la maggiore trasparenza e il diritto all’assistenza medica, seguiti alla legalizzazione, ha avvicinato la capitale del Messico ai tassi di mortalità (quasi nulli) dei paesi che hanno normato e permesso questa pratica.

Alfredo Valdés – Canto a la Vueltabajera

Semplicemente Tutto. Lasciarsi Ballare Dal Son Cubano.

L’Honduras mette in vendita città-modello pronte all’uso

Articolo di Fabrizio Lorusso dal quotidiano L’Unità di lunedì 12 settembre 2011. QUI LINK all’originale, alla pagina 32-33.

Porzioni di territorio nazionale – incluso un parco – sono in vendita in Honduras per la costruzione di città modello, da colonizzare e amministrare in piena autonomia anche da potenze straniere.

Lo scorso 28 luglio l’Honduras è diventato il primo paese al mondo a modificare la Costituzione per permettere la fondazione sul territorio nazionale di una Charter City, cioè una “città modello” a statuto speciale affidata in gestione a una potenza straniera. Con 107 voti a favore e solo 7 contrari il Parlamento ha dato il via a un progetto che punta a costituire un sistema ibrido, un mix tra il regime della zona franca e il paradiso fiscale concentrato su una superficie di 1000 chilometri quadrati con la capacità d’accogliere almeno un milione di persone.

L’ideatore di questa versione moderna delle città-stato è l’economista di Stanford candidato al Nobel, Paul Romer. Da vent’anni il professor Romer gira il mondo illustrando il suo progetto che promette crescita e benessere a quei paesi in via di sviluppo che, in cerca di soluzioni rapide alle crisi interne e globali, sono disposti a concedere in outsourcing un’intera città. Romer sembra aver scoperto la formula magica per risolvere i problemi di corruzione e sottosviluppo che affliggono la gran parte dei paesi dell’Africa e dell’America Latina. Nel 2008 il Madagascar aveva accettato il progetto ma un colpo di Stato ne impedì la continuazione. Hong Kong, Shangai e Singapore sono i casi principali citati dal guru statunitense a supporto della sua tesi per cui grazie all’imposizione di regole chiare dall’esterno e alla volontà del paese anfitrione e dei finanziatori sarebbe possibile trasformare un dato territorio in un modello di sviluppo da riprodurre in serie. In alcune conferenze Romer ha suggerito al Presidente cubano Raul Castro di prendere accordi con gli Stati Uniti per trasformare la base di Guantanamo in una città modello sotto il controllo canadese. Ha anche azzardato un piano per Haiti che prevede la sostituzione dei caschi blu dell’Onu sull’isola con una missione che dia vita a una città amministrata dal Brasile.

Gli elementi comuni alle Charter City sono almeno tre: la scelta di un territorio disabitato, uno statuto (“charter”) garantito da uno Stato straniero neutrale e la libertà d’ingresso e residenza. Il regolamento approvato dai legislatori honduregni stabilisce il bilinguismo, quindi si parleranno l’inglese o un’altra lingua oltre allo spagnolo. Inoltre non vi saranno restrizioni alla circolazione delle valute straniere insieme alla lempira, la moneta nazionale. Il pericolo è che le regole d’oro che dovrebbero impulsare la crescita economica all’interno della “città perfetta” conducano alla precarizzazione del lavoro, al congelamento dei sindacati, a vantaggi fiscali indiscriminati e alla sospensione di alcune garanzie democratiche in favore dell’efficienza amministrativa.

Ad ogni modo l’Honduras deve trovare i finanziamenti di governi, imprenditori e manager dei paesi industrializzati che, attratti dai presunti vantaggi legali ed economici da poco approvati per le Charter City, dovrebbero edificare la metropoli del futuro in soli 4 anni secondo le stime governative. La città modello avrà una legislazione speciale, un proprio sistema amministrativo, un governatore, una polizia e una magistratura autonomi e, quindi, sfuggirà in buona parte al controllo politico di Tegucigalpa. Le zone segnalate per la costruzione sarebbero due: la Baia di Trujillo, una regione caraibica devastata dall’uragano Mitch nel 1998, e la costa settentrionale atlantica della Mosquitia che è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Da secoli entrambe sono abitate dal popolo d’origine africana dei garifuna che sono i più acerrimi nemici del megaprogetto che minaccia usi, costumi, ecosistemi e territori locali.

“Il problema non sono le regole, ma la politica e la gente corrotta”, sostiene Carlos Sabillón, politologo e opinionista televisivo honduregno. Sabillón è molto scettico sulla riuscita dell’operazione. “Siamo di fronte alla creazione di uno Stato dentro lo Stato. Chi lo finanzia? Ricordiamo che i narcos hanno capitali in eccesso pronti da investire…”, ha aggiunto.

Il Presidente dell’Honduras, Porfirio Lobo, s’è rivolto ai cittadini invitandoli “a sognare, a pensare ad un luogo ideale dove possiamo vedere come arrivano senza limiti gli investimenti”. Malgrado i buoni auspici il paese è in balia della stagnazione economica e della violenza che si manifesta con le sistematiche violazioni dei diritti umani e con un tasso di omicidi tra i più alti al mondo, 70 ogni 100.000 abitanti nel 2010. L’ascesa politica di Lobo cominciò poche settimane dopo il golpe del giugno 2008 che costrinse all’esilio l’allora Presidente Manuel Zelaya. La classe dirigente honduregna è rimasta a lungo isolata dalla comunità internazionale e, mentre sogna di avere la sua Hong Kong caraibica, resta alla disperata ricerca della legittimità perduta.

Día Internacional para la Despenalización del Aborto

Visita: Link

Giornata Internazionale per la Depenalizzazione dell’Aborto, 28 settembre.

Pablo Neruda. Una canzone a 38 anni dalla morte

Paco Ibañez, artista valenciano antifranchista classe 1934, canta la “Canzone disperata” del poeta cileno Pablo Neruda, scomparso il 23 settembre 1973, 12 giorni dopo il golpe militare del Gen. Augusto Pinochet contro il governo di Salvador Allende. Sotto il testo.

LA CANCIÓN DESESPERADA
(Pablo Neruda)

Emerge tu recuerdo de la noche en que estoy.
El río anuda al mar su lamento obstinado.

Abandonado como los muelles en el alba.
Es la hora de partir, oh abandonado!.

Sobre mi corazón llueven frías corolas.
Oh sentina de escombros, feroz cueva de náufragos!

En ti se acumularon las guerras y los vuelos.
De ti alzaron las alas los pájaros del canto.

Todo te lo tragaste, como la lejanía.
Como el mar, como el tiempo. Todo en ti fue naufragio!

En la infancia de niebla mi alma alada y herida.
Descubridor perdido, todo en ti fue naufragio!

Era la alegre hora del asalto y el beso.
La hora del estupor que ardía como un faro.

Ansiedad de piloto, furia de buzo ciego,
turbia embriaguez de amor, todo en ti fue naufragio!

Te ceñiste al dolor, te agarraste al deseo.
Te tumbó la tristeza, todo en ti fue naufragio!

Hice retroceder la muralla de sombra,
anduve más allá del deseo y del acto.

Oh carne, carne mía, mujer que amé y perdí,
a ti esta hora húmeda, evoco y hago canto.

Como un vaso albergaste la infinita ternura,
y el infinito olvido te trizó como a un vaso.

Era la negra, negra soledad de las islas,
y allí, mujer de amor, me acogieron tus brazos.

Era la sed y el hambre, y tú fuiste la fruta.
Era el duelo y las ruinas, y tú fuiste el milagro.

Ah mujer, no sé como pudiste contenerme
en la tierra de tu alma, y en la cruz de tus brazos!

Mi deseo de ti fue el más terrible y corto,
el más revuelto y ebrio, el más tirante y ávido.
Cementerio de besos, aún hay fuego en tus tumbas,
aún los racimos arden picoteados de pájaros.

Oh la boca mordida, oh los besados miembros,
oh los hambrientos dientes, oh los cuerpos trenzados.

Oh la cópula loca de esperanza y esfuerzo
en que nos anudamos y nos desesperamos.

Y la ternura, leve como el agua y la harina.
Y la palabra apenas comenzada en los labios.

Ése fue mi destino y en él viajó mi anhelo,
y en él cayó mi anhelo, todo en ti fue naufragio!

Oh, sentina de escombros, en ti todo caía,
qué dolor no exprimiste, qué olas no te ahogaron!

De tumbo en tumbo aún llameaste y cantaste.
De pie como un marino en la proa de un barco.

Aún floreciste en cantos, aún rompiste en corrientes.
Oh sentina de escombros, pozo abierto y amago.

Pálido buzo ciego, desventurado hondero,
descubridor perdido, todo en ti fue naufragio!

Es la hora de partir, la dura y fría hora
que la noche sujeta a todo horario.

El cinturón ruidoso del mar ciñe la costa.
Surgen frías estrellas, emigran negros pájaros.

Abandonado como los muelles en el alba.
Sólo la sombra trémula se retuerce en mis manos.

Ah más allá de todo. Ah más allá de todo.

Es la hora de partir. Oh abandonado!.

Guatemala alle urne. In testa l’ex generale implicato nella dittatura

Articolo di Fabrizio Lorusso dal quotidiano L’Unità di lunedì 12 settembre 2011. QUI LINK all’originale, alla pagina 30. Leggi però anche questo LINK !

Sette milioni di guatemaltechi, solo metà della popolazione, chiamati ieri alle urne per eleggere il nuovo Presidente del paese centroamericano, più 158 deputati e 333 sindaci. Vince al primo turno il candidato «patriottico» Perez Molina, andrà al ballottaggio con Manuel Baldizón, il “Berlusconi del Petén”.

In campagna elettorale il Generale in pensione Otto Pérez Molina aveva promesso una politica di “mano dura” contro il crimine organizzato, responsabile di 15 omicidi al giorno in Guatemala.

Il candidato del Partito Patriota è il virtuale vincitore del primo turno delle presidenziali di ieri, ma, se non ottiene il 50% più uno dei suffragi, sarà il ballottaggio del 6 novembre a decidere chi sostituirà l’attuale Capo di Stato Álvaro Colom.

Oltre 7 milioni di guatemaltechi, la metà della popolazione, sono stati chiamati alle urne per eleggere il Presidente, 158 deputati e 333 sindaci. Con 9 candidati su 10 appartenenti alle destre il dibattito sui temi sociali ed economici è stato soppiantato dalla retorica sulla sicurezza e sulla lotta ai narcos messicani del cartello degli Zetas che esportano la violenza e fanno affari nel Paese centroamericano.

Il sessantenne Pérez, coinvolto nei primi anni ottanta in operazioni contro-insurrezionali, ha posizioni “negazioniste” riguardo al genocidio condotto dalle forze armate ai danni  dei maya. Dal 1960 al 1996 durante il conflitto interno tra la guerriglia, da una parte, e lo Stato e i paramilitari, dall’altra, vi furono 200mila morti.

L’ex militare è dato per favorito anche al ballottaggio contro l’avvocato quarantenne Manuel Baldizón, al secondo posto con oltre 20 punti di distacco nei sondaggi. Soprannominato il “Berlusconi del Petén”, l’aspirante del partito Líder (Libertà Democratica Rinnovata) è stato definito da un cablogramma dell’ambasciata Usa filtrato da WikiLeaks come “un ricco avvocato che ha scalato posizioni nella sua regione d’origine, il settentrionale Petén, grazie al clientelismo politico finanziato dalla sua famiglia”.

“Otto Pérez s’è ricostruito una certa credibilità e Baldizón rappresenta il populismo, ma confido nei nostri contrappesi istituzionali, non vedo un pericolo per la democrazia che è incipiente ma cresce. Il problema sta nell’assenza di contenuti e nelle spese fuorilegge dei partiti finanziati anche da fonti illegali”, spiega Oscar Vásquez, presidente di Acción Ciudadana, un’associazione di Transparency International in Guatemala.

”Siccome il Guatemala è inondato da soldi provenienti dal narcotraffico, è improbabile che questi non s’infiltrino nelle campagne elettorali”. È l’opinione riportata da WikiLeaks dell’ex ambasciatore Usa a Guatemala City, James Derham, sulle presidenziali del 2007 in cui proprio Pérez perse contro Colom.

Il leader Baldizón, forte del suo strapotere mediatico nelle Tv del Petén e a livello nazionale, ha proposto la reintroduzione della pena di morte e ha promesso la qualificazione ai mondiali di calcio della nazionale.

 “È una relazione perversa”, sostiene Manfredo Marroquín, portavoce di Acción Ciudadana. “Chi spende di più ottiene più voti e vince. Succede da anni ed è disdicevole”. Il Tribunale Elettorale non ha gli strumenti per sanzionare questi comportamenti quindi, continua Marroquín, “l’impunità è la regola e se va bene ci sarà solo un richiamo ai partiti”. C’è anche chi, come Iduvina Hernández dell’associazione Seguridad en Democracia, denuncia la relazione tra politica e narcotraffico sostenendo che i finanziamenti delle campagne sono uno dei “modi con cui i criminali stabiliscono i loro vincoli con l’apparato statale”.

La coalizione progressista, il Fronte Ampio della Sinistra, ha candidato l’attivista Nobel per la Pace Rigoberta Menchú, ma le possibilità di un risultato dignitoso sono minime. “Viviamo la frammentazione politica delle forze progressiste che hanno spazi di potere solo se si alleano con la destra. L’idea di risolvere i problemi con la forza prevale ancora in Guatemala”, commenta Vásquez.

L’opzione socialdemocratica era costituita dall’ex moglie di Colom, Sandra Torres, la quale ha provato ad aggirare il divieto di candidarsi, imposto per legge ai familiari del Presidente, divorziando dal marito, ma la Corte Costituzionale ha invalidato il suo escamotage.

Dopo la parentesi socialdemocratica del governo di Colom lo stacco di Pérez sui rivali è la risposta agli spettri della violenza e suscita preoccupazioni tra i difensori dei diritti umani in una democrazia fragile under construction.

Emozioni Primarie a Napoli

Il Partito Democratico aveva risvegliato la voglia di partecipazione di oltre 45mila persone, cioè i votanti alle primarie napoletane che avrebbero dovuto scegliere il candidato sindaco del partito. Che cosa è successo in quelle votazioni la scorsa primavera? Poco prima dell’estate è uscito un libro intitolato Emozioni primarie, edito da Guida e scritto da Lucio Iaccarino e Massimo Cerulo, che prova a spiegarcelo e pone l’accento su questioni fondamentali per il nostro sistema politico partendo da quell’esperienza fallita che s’è cercato di seppellire nel silenzio. E’ una raccolta dei loro “appunti di viaggio” nei meandri della politica locale e delle sue occasioni perdute che possono servire da stimolo per le nuove generazioni di militanti e decisori. Credo sia importante la loro riflessione in Italia e anche nel lontano Messico, paese in cui vivo, dato che recentemente in diverse occasioni il partito di sinistra, il PRD (Partido de la Revolución Democrática), ha dovuto affrontare le divisioni interne e i danni alla reputazione a livello locale e nazionale derivanti da processi interni di preselezione dei candidati poco trasparenti malgrado le intenzioni e i regolamenti di garanzia. L’autocritica su questi fatti ha polarizzato le posizioni all’interno dell’organizzazione ma ha anche iniziato a rafforzare le proposte concrete di rinnovamento sia nelle forme che nei contenuti da presentare di fronte a tutti i cittadini. Questo è il blog del libro che funge da memorandum e aggiornamento sulle iniziative, le proposte e le analisi suscitate dalle primarie napoletane e i suoi risvolti imprevisti: Link QUI

Scripta manent (su Emozioni Primarie)

S. Iacchetta, su Articolo21. Qual è stato il vero esito delle primarie napoletane? Se sul vincitore aleggia l’incertezza, sul perdente ci sono pochissimi dubbi: il PD ne esce distrutto. Prima non riconosce il vincitore di quelle primarie (l’europarlamentare Andrea Cozzolino, accusato di vari brogli elettorali), preferendo ripiegare su un candidato ex novo come l’ex-prefetto Mario Morcone per le amministrative di maggio, poi fa il possibile per far precipitare nel dimenticatoio i cinque mesi di campagna elettorale che hanno caratterizzato il tourbillon primarie.

Ma qualcuno, che ha partecipato da protagonista in quell’avventura, ha pensato bene di prendere appunti, stilare analisi, procedere alla riflessione per raccontarci quanto accaduto. Lucio Iaccarino e Massimo Cerulo, curatori della campagna elettorale di Nicola Oddati (uno dei candidati Sindaco del PD alle primarie), hanno messo su carta tutto quello che hanno visto, ascoltato e registrato nel corso di cinque lunghissimi mesi. Il libro che racchiude le loro memorie – “Emozioni primarie”, edito da Guida e in tutte le librerie dal 9 maggio. Articolo completo QUI

Lucio Iaccarino, Repubblica Napoli. C’È VOGLIA di cambiamento tra i giovani del Partito democratico, voglia di nuove classi dirigenti, voglia di partecipazione e di ricambio generazionale, voglia di equilibri più sani tra il centro e le periferie del Pd. Con Massimo Cerulo autore con me di “Emozioni primarie” (Guida, 2011), sono appena rientrato da un lungo giro di presentazioni del libro che ci ha fatto viaggiare dal Mezzogiorno fino a Roma. E’ stato un tour impegnativo e ricco di spunti politici.

Eletti, quadri, militanti e simpatizzanti del centrosinistra meridionale sembrano soffrire della sindrome del partito organizzativo di massa. Da un lato si avverte una grande nostalgia verso il tempo e la politica della prima Repubblica, per la centralità e la forza che il partito sembra aver posseduto, dall’altro s’invoca autonomia dal centro, maggiore rispetto delle volontà locali, specie se frutto di partecipazione e consultazioni popolari indette nello spirito costitutivo del Partito democratico. Continua QUI.

Claudio Pappaianni su L’Espresso. “Emozioni primarie” (Guida editore). Una cronaca spietata che seziona clientele, faide, intrallazzi e ogni diavoleria pur di conquistare la corsa a sindaco della metropoli più sgarrupata d’Europa. Alimentando un caos che alla fine ha convinto i vertici del Pd a cancellare tutto, annullando anche la voglia di democrazia di molti di quei 45 mila napoletani che si sono presentati ai seggi. L’articolo completo QUI.  Video della trasmissione “L’Emigrante” con intervista a Iaccarino. QUI.

In questo video che riporto in chiusura del post c’è la risposta degli autori all’articolo de L’Espresso con alcune puntualizzazioni importanti per la comprensione della vicenda e delle polemiche che si sono generate.

Quino: vignette critiche sull’educazione attuale dei bambini

Vignette critiche del disegnatore argentino Joaquín Salvador Lavado, noto come Quino, creatore di Mafalda, sull’educazione attuale (o meglio, dell’ultimo decennio e oltre…) dei bambini.

Dibujos críticos del argentino Quino, el creador de Mafalda, sobre la educación actual (y también de las últimas décadas…) de los niños.

GAMBE

CERVELLO

CONTATTO UMANO

CULTURA

IDEALI, MORALE, ONESTA’

IL PROSSIMO DA AMARE

DIO

E’ IMPORTANTE CHE FIN DA PICCOLO IMPARI BENE COME VA TUTTO

Il sito ufficiale di Quino QUI

Il Nuovo Presidente del Guatemala (Forse)

Il soldato guatemalteco si rivolge ai due giornalisti: “Li abbiamo solo portati qua e li abbiamo mostrati al Maggiore, poi lui li ha interrogati affinché dicessero qualcosa ma anche così no, non han detto niente. Né con le buone né con le cattive hanno parlato”.

Interviene quindi il trentenne Maggiore Otto Pérez Molina (favorito alle presidenziali del 2011 in Guatemala) che procede alla lettura di una lettera o volantino: “L’artigiano povero lotta affianco all’operaio, il contadino povero lotta affianco all’operaio, la ricchezza è prodotta da noi poveri, l’esercito viene a prendere i contadini poveri, uniti abbiamo più forza e siamo invincibili, tutta la famiglia sta dentro la guerriglia”.
Continua Pérez: “Ecco c’è un’altra cosa importante. L’Esercito Guerrigliero dei Poveri (EGP), hasta la victoria, siempre”.

Il giornalista: “Allora qui stanno dicendo che l’esercito, insomma, ha ucciso della gente”.
Pérez Molina: “Esatto”.

Siamo nel cosiddetto “triangolo Ixil”, nel territorio maya della regione del Quiché, nel Nord-Ovest del Guatemala. Anno 1982: nel pieno della guerra civile, proprio nella sua fase più cruenta con stragi e rastrellamenti continui contro la popolazione. Più tardi, negli anni novanta, la Commissione per la Verità promossa dall’ONU col nome di “Memoria de silencio” avrebbe classificato queste operazioni come un vero e proprio genocidio contro le etnie di origine maya.

L’EGP, l’esercito del popolo, è stato fondato in questa zona ed è particolarmente attivo grazie anche al sostegno di buona parte degli abitanti. A livello nazionale le guerriglie d’ispirazione marxista si stanno associando per resistere alla dura controffensiva militare del dittatore in carica Ríos Montt e fondano l’esercito Unidad Revolucionaria Nacional Guatemalteca – URNG.

Nel paese centroamericano tra il 1960 e il 1996, anno in cui si firmarono gli accordi di pace, la guerra causò oltre 200mila morti, 40mila desaparecidos e 450mila rifugiati costretti ad abbandonare le loro case. L’esercito aveva il supporto logistico e militare statunitense e si serviva altresì di armi israeliane. Il Guatemala vive in un regime “tendenzialmente” democratico dal 1985-86, anno in cui terminò l’ultimo periodo della dittatura militare.
Nel 1982 la giunta era presieduta dal Generale Efraín Ríos Montt il quale s’è addirittura candidato per la presidenza ed è stato sconfitto nel 1999.

Il video presentato sopra mostra “al lavoro” il (probabile) prossimo presidente del Guatemala, vincitore al primo turno delle elezioni di domenica 11 settembre e favorito per il ballottaggio del 6 novembre contro il già noto “Berlusconi del Petén”, il quarantenne avvocato Manuel Baldizón. Pérez spiega la situazione ai giornalisi e legge una lettera o un volantino sottratto ai prigionieri appena giustiziati. http://www.carmillaonline.com/

PER FINIRE ALCUNI LINK DI APPROFONDIMENTO

questo link trovate il seguito dell’intervista all’allora Maggiore dell’esercito guatemalteco Otto Pérez Molina e ad altri militari che spiegano l’uso delle armi di provenienza israeliana che hanno in dotazione. Descrivono anche alcune loro azioni di rastrellamento della popolazione civile durante il conflitto armato.

L’organizzazione per la difesa dei diritti dell’uomo RightsAction segnala a questo Link il video del 1982 del Generale specificando (originale in inglese) che:

In data 6 luglio 2011, tre attivisti per i diritti umani hanno formalmente presentato un rapporto con rispettiva lettera sulla tortura al professor Juan Mendez, il Delegato Speciale sulla Tortura delle Nazioni Unite.
La lettera sostiene che il Generale Otto Pérez Molina è stato coinvolto direttamente nell’uso sistematico Della tortura e in atti di genocidio durante la lunga guerra civile del Guatemala. Era al comando specificamente nel Triangolo Ixil nel 1982 durante le campagne di massacro condotte villaggio per villaggio ed è stato direttamente responsabile per la lunga detenzione e tortura e la sparizione del prigioniero di guerra Efrain Bámaca Velasquez. Gruppi di manifestanti a Washington hanno chiesto recentemente l’annullamento del visto di Pérez Molina per gli Stati Uniti che oggi si presenta come un riformista moderato sostenitore della pace.
Leggi tutto qui: LINK

Il sito guatemalteco di controinformazione e giornalismo PLAZA PUBLICA ha una serie di articoli in spagnolo molto interessanti 1. QUI e 2. QUI e un’intervista completa con Pérez Molina 3. QUI.

1. Il primo link s’intitola “Per le sue azioni lo conoscerai” ed è un reportage dettagliato della carriera militare e politica del Generale.

2. Il secondo “Otto Pérez: finanziatori, alleanze, Nebaj e i Mendoza”. Sui nessi col mondo del narcotraffico, i finanziamenti della campagna elettorale 2007 (riflessi in parte anche su quella “vittoriosa” di quest’anno”) e le accuse legate al periodo della guerra civile.

3. L’intervista infine s’intitola “Voglio proprio vedere qualcuno che mi dimostra che c’è stato un genocidio” e il titolo parla da sé.

La polemica sull’uso del termine genocidio è QUI.

Infine un blog con molti contenuti critici sulla situazione del Guatemala QUI.

Nota final. El periodista que entrevista a OPM es Allain Nair, a quien se observa tomando fotografías es; Jean-Marie Simon. El clip es parte del documental Titular de Hoy: Guatemala, el cual fue filmado en 1982. El documental esta disponible en su totalidad en el mismo usuario de Youtube, allí también está la información para adquirirlo en versión DVD

Osservatorio SME Messico: 8 settembre, comunicato stampa e azioni in Chiapas

Ecco il comunicato sulle attività del Sindacato Messicano degli Elettricisti legato all’impresa liquidata dal governo messicano Luz y Fuerza del Centro.

Descarga o lee aquí en estas ligas:

1) Acciones del SME en Chiapas el 8 de septiembre

2) Documento entregado al Congreso mexicano

3) Comunicado de prensa en español (sigue en italiano)

4) Formato con los procesos penales abiertos en contra de manifestantes/activistas

“LUZ Y FUERZA DEL PUEBLO, Stato del Chiapas, Messico

Aderente alla Otra Campaña

Las Margaritas, Chiapas, Messico – 8 sett. 2011

AI MEZZI DI COMUNICAZIONE

ALL’OPINIONE PUBBLICA IN GENERALE

Con questo comunicato ci dirigiamo al popolo tutto per far conoscere pubblicamente la nostra ORGANIZZAZIONE DI RESISTENZA CIVILE “LUZ Y FUERZA DEL PUEBLO”, ci dichiariamo aderenti alla OTRA CAMPAÑA e affermiamo che il nostro obiettivo strategico è quello di lottare per UNA NUOVA COSTITUZIONE, UN CONGRESSO COSTITUENTE E UN PIANO NAZIONALE DI LOTTA, insieme all’EZLN e alle altre organizzazioni alle quali ci unisce la ricerca di un cambiamento profondo nella vita del nostro paese.

Siamo un’organizzazione civile e pacifica che raggruppa più di 36 Municipi del Chiapas e siamo presenti in 7 regioni: Región Norte, Selva Ríos, Cañada Tojolabal, Región Sierra, Región Fronteriza, Región de Los Olvidados e la Región de Los Llanos. In ognuna di queste regioni ci rappresenta un Comitato Regionale di Resistenza (CRR), comitati che mantengono un dialogo e un coordinamento tra loro per cercare delle soluzioni ai problemi che si trovano ad affrontare le nostre comunità. Siamo un’organizzazione che ha dei coordinatori di resistenza e non ha leader né nessun altro che ci rappresenti oltre ai comitati di coordinamento che ogni anno cambiano.

Come organizzazione non abbiamo vincoli con nessun partito politico, non compartiamo progetti con nessuno dei livelli di governo, e il nostro unico impegno é con il popolo e le comunità organizzate in maniera indipendente. Controlliamo l’accesso al nostro territorio con catene alle entrate e alle uscite delle comunità, per evitare la diffusione di droga, la delinquenza, l’alcolismo, il vandalismo e, allo stesso tempo, i partiti politici, i funzionari di governo, ed inoltre tutte le persone che entrano senza permesso, devono pagare una multa; perché la terra e le comunità sono nostre e non del governo né dei partiti politici che vengono solo a offrirci il cielo e le stelle nei periodi elettorali perché vogliono il voto, e poi approvano leggi con le quali pretendono più tasse, alzano il prezzo della benzina, ci reprimono ed emarginano il popolo. Approvano leggi come la SEGURIDAD NACIONAL grazie alla quale l’esercito può sparare contro il nostro villaggio se ci dichiariamo contro questo mal governo.

Per questo non crediamo nel processo elettorale né nei partiti politici, perché tutti quanti fanno parte dello stesso sistema e struttura di governo che è funzionale al neoliberalismo, perché con il
PACTO DE CHAPULTEPEC tutti i partiti politici hanno assunto l’impegno, insieme con gli 11 impresari più ricchi del Messico, di non modificare il progetto economico imperante. Le elezioni sono una farsa, perché quelli che scelgono sono i più ricchi e quello che vota è il popolo. Per noi non è la stessa cosa votare e scegliere.

Noi ci manifestiamo contro il governo di Felipe Calderón e contro il governo di Juan Sabines Guerrero, che sono gli esecutori del progetto neoliberale in Chiapas mediante la riconversione produttiva in forma deteriore dell’economia e della produzione contadina, con l’impulso a progetti di ecoturismo, costruendo Ciudades Rurales, aprendo spazi e dando concessioni a imprese di sfruttamento minerario straniere, consegnando le risorse naturali alle grandi imprese e cooptando ogni movimento di resistenza che cerca di protestare, mediante il patto di governabilità. Chi non si assoggetta a questo, soffre la repressione come a Bachajon, a Mitziton, come il Consejo Autónomo de la Costa, l’EZLN, tra gli altri.

Per questo, oggi 8 settembre, ci facciamo conoscere attuando il blocco della città di Comitán e dell’incrocio di Playas de Catazajá-Palenque-Villa Hermosa, in coordinamento con il Consejo Autónomo della Costa, e chiediamo:

1.- Una tariffa giusta per la fornitura elettrica domiciliare, la non istallazione dei contatori digitali e dei termogeneratori che istalla la Comisión Federal de Electricidad, la fine dei tagli massivi della luce e dei furti di cavi che realizza il personale della CFE contro il nostro movimento. Ci manifestiamo contro la privatizzazione dell’elettricità n Messico e contro quella di tutte le risorse naturali del paese. Contro la repressione del Sindacato Messicano degli Elettricisti e per la creazione di un’impresa pubblica che restituisca i lori impieghi ai più di 16 mila lavoratori licenziati.

2.- Libertà per i 13 prigionieri politici del Sindacato Messicano degli Elettricisti; per i 19 prigionieri dell’ Alianza Única del Valle dello Stato del Messico; la cancellazione dei procedimenti giuridici contro i nostri compagni del Sud di Veracruz, Candelaria, Campeche, dell’Istmo
di Oaxaca e dei 4 compagni della Cañada Tojolabal della Comunità Lomantan, municipio di Las Margaritas: Domingo García Velasco, Rodolfo García Pérez, Alberto García Pérez e Romeo García Pérez.

Ugualmente chiediamo la fine della persecuzione nei confronti dei compagni Nataniel Hernandez, Bersain hernandez e di tutta la sua famiglia, dei membri del Consejo autónomo de la costa de Chiapas e del centro di Diritti Umani “Digna Ochoa”.

3.- Chiediamo la fine della repressione contro i lottatori sociali, la non criminalizzazione della lotta sociale, la fine della militarizzazione e lo smantellamento dei gruppi paramilitari di “Paz y Justicia” nelle comunità di Agua Blanca, municipio di Palenque, e nell’ejido Chulakob, municipio de Tumbalá; la fine dei rincari della benzina, del gas e di tutti i prodotti di prima necessità. Chiediamo
che cessi la violenza generalizzata nel paese, e che si smetta, con il pretesto di combattere il narcotraffico, di combattere e uccidere i lottatori sociali di sinistra. Chiediamo al governo statale di Juan Sabines Guerrero e a quello federale, la cancellazione dei permessi di apertura di taverne e la cancellazione delle fabbriche di bevande alcoliche che abbrutiscono e impoveriscono il nostro popolo.

LA NOSTRA POSIZIONE E DEMARCAZIONE

1.   –   Noi ci dissociamo da quello che fa il Frente Popular Revolucionario (FPR) nel capoluogo municipale di Las Margaritas, che non conosciamo, a meno che non si coordini con noi. Tuttavia,
manifestiamo rispetto per le sue forme di lotta.

2. – Ci dissociamo anche dal Movimiento de Renovación Nacional (MORENA)
e da Andrés Manuel López Obrador, ma rispettiamo quella parte del popolo che ancora crede nella via elettorale.

3 .- Come è vero che l’Organización “2 Valles Valientes” nella regione di Palenque e Playas de Catazajá, ha manifestato la decisione di partecipare al blocco di Playas de Catazajá, accettiamo nel blocco la gente del popolo che soffre le alte tariffe della luce, ma non avalliamo né applaudiamo al governo municipale, statale e federale. Siamo contro il governo e il sistema che provoca l’emarginazione e la crisi economica in cui si trova il paese.

4. –  Ci dissociamo da qualunque organizzazione, personea o leader corrotto che cerchi di usare il nostro movimento per sollecitare progetti, il rilascio di macchine, richieste di denaro, o ottenere
vantaggi personali.

5. – Per ultimo, denunciamo e riteniamo responsabile l’ex deputato Miguel Angel Vázquez della CIOAC-Democrática di Las Margaritas, che insieme alla CFE ha preteso uno scontro tra la nostra resistenza civile e il villaggio “4 de Octubre”, nel municipio di Las Margaritas. Riteniamo responsabile anche il Delegado de Gobierno di Las Margaritas, Cesar Augusto Silvano Herrera, per non averci voluto ascoltare , quando la nostra resistenza è ricorsa e ha manifestato la decisione di risolvere il problema per la via del dialogo.

Nello stesso tempo, chiediamo al Ministerio di Las Margaritas la consegna dell’inchiesta contro i leaders delle organizzazioni che hanno sequestrato il veicolo del nostro compagno Artemio López.

6.- Manifestiamo la nostra solidarietà e appoggio all’EZLN, alle Juntas de Buen Gobierno e a tutte le lotte che cercano un cambio e una trasformazione del paese in maniera indipendente dal gobierno e dai partiti politici.

Con rispetto

PER I COMITATI REGIONALI DI RESISTENZA CIVILE REGION SIERRA: Romairo Roblero

REGION NORTE: Ramón Parcero e Manuel Hernández

REGION LOS OLVIDADOS: Arturo Solis

REGION FRONTERIZA: Amilcar Rodríguez

REGION DE LOS LLANOS: Fildadelfo Juárez

REGION TOJOLABAL: Jesús García

Messico: video contro la Legge sulla Sicurezza Nazionale

El video nos da una perspectiva crítica sobre los efectos de la Ley de Seguridad Nacional que se discute en el Congreso mexicano  y, de ser aprobada, sería un apretón legal de corte represivo, en el sentido de que se perjudicarían los derechos humanos, ya hoy vulnerados por las fuerzas armadas desplegadas en la llamada “guerra contra el narco”, cuyo fuero se pretende ampliar, y las conquistas sociales obtenidas para vivir en paz, con justicia y dignidad.

Il video ci dà una prospettiva critica sugli effetti della Legge sulla Sicurezza Nazionale che si discute nel Parlamento messicano e, se approvatam costituirebbe una stretta legale di tipo repressivo, nel senso che si rischia di pregiudicare i diritti umani, già oggi violati dalle forze armate impiegate nella cosiddetta “guerra contro il narcotraffico”, le cui prerogative e immunità verrebbero ampliate, e le conquiste sociali storiche ottenute per vivere in pace, con giustizia e dignità.