Dal Messico al mondo: il lungo viaggio della Santa Muerte, capítulo de libro de Fabrizio Lorusso en Calió T. y Ceci L. L’immaginario devoto tra mafia antimafia (vol. 1), ed. Viella, Roma

immaginario devoto copertina[Capítulo de libro de Fabrizio Lorusso “Dal Messico al mondo: il lungo viaggio della Santa Muerte”, en Calió T. y Ceci L. L’immaginario devoto tra mafia antimafia (vol. 1), ed. Viella, Roma, 2017, 345-363, ISBN 9788867285167 http://cultiemafie.uniroma2.it/pubblicazioni/ ]

L’immaginario devoto tra mafie e antimafia  1. Riti, culti e santi

a cura di Tommaso Caliò e Lucia Ceci   Collana: Sanctorum. Scritture, pratiche, immagini, Pubblicazione: Marzo 2017

Nella Americhe c’è una santa che non è sul calendario, ma ha un esercito
stimato di dieci milioni di devoti. Dico “stimato” perché è praticamente
impossibile ottenere, al momento, un numero esatto, per cui ci si basa
su stime giornalistiche o su dati relativi alle vendite dei prodotti esoterici
legati al culto, al numero di altari pubblici e al flusso di devoti nei rosari,
nelle messe e nelle cerimonie. Comunque sia, è innegabile che dagli Stati
Uniti all’Argentina, dalla Colombia al Centroamerica si moltiplicano i fedeli
della Santa Muerte, oggetto di una devozione popolare che sfugge al
controllo delle gerarchie ecclesiastiche e, forse proprio per questo, viene
osteggiata dalla Chiesa e, almeno in Messico, dai poteri pubblici.1 I devoti
la chiamano con affetto Niña blanca o Niña bonita, cioè “Bambina bianca”
o “Bambina carina”, oppure Flaquita, Magrolina, e Patrona, e da quindici
anni è un’icona affascinante e controversa che dal Messico s’è proiettata
globalmente come un nuovo movimento religioso.2 La migrazione messicana
e centroamericana verso gli Stati Uniti e l’Europa, Internet, le reti
sociali, i mass media e i vettori della cultura popolare, inclusi il cinema e
le serie TV, hanno diffuso miti e verità, suggestioni e narrazioni sulla Santissima
Muerte negli angoli più remoti del pianeta. Infatti, sono nati negli
ultimi dieci anni gruppi di devoti e comunità, reali e virtuali, anche in Italia
e in Giappone, in Danimarca e in Spagna, nelle Filippine e in Argentina,
solo per citare alcuni esempi.
1. G.J. Meza, ¿El retorno de los dioses?, in «El Cotidiano», 26/169 (2009), pp.
17–28.
2. S. Bigliardi, D. Byström, La miracolosa Santa Muerte messicana, in «Queryonline
», http://www.queryonline.it/2015/07/06/la-miracolosa-santa-muerte-messicana/
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Proprio quando la morte ha ripreso a farsi presente nella società messicana,
sconvolta dalla guerra al narcotraffico degli oltre centocinquantamila
morti e trentamila desaparecidos in dieci anni (2007-2016), ecco che un
culto alla figura della Parca, lo scheletro con la falce in una mano e il globo
terracqueo nell’altra, è emerso prepotentemente, dopo essere vissuto nella
semi-clandestinità per lo meno dall’epoca del dominio coloniale spagnolo
sulla Nuova Spagna (gli attuali Messico e America centrale).3 In Italia e
nel resto d’Europa l’immagine della morte ossuta troneggia sbiadita sulle
pareti degli ossari e sugli affreschi tardomedievali delle danze macabre, dei
memento mori e dei trionfi della morte, ma nel nuovo mondo è stata santificata
ed è entrata prepotentemente nell’immaginario collettivo.4 Un immaginario,
quello della Santa Muerte, che si nutre di elementi della cosiddetta
“narco-cultura”, cioè la cultura legata ai cartelli messicani della droga, ma
anche di pratiche e tradizioni della cultura popolare messicana, cattolica e
sincretica, meticcia e, a suo modo, sovversiva rispetto all’imposizione di
culti e santi “ufficiali”.5
La devozione alla Muerte santificata si sta trasformando in un fenomeno
endemico, ormai parte integrante del folclore messicano attuale. L’immagine
scheletrica con la falce, la bilancia, il saio francescano e la sfera terracquea
della tradizione occidentale invade senza tregua gli androni delle case, i bar
e i patii, i negozi esoterici e i supermercati discount, le case di ringhiera e
i condomini, le serie TV, la pelle di chi se la fa tatuare, il viso di chi cerca
le maschere dell’ibrido “catrina-Santa Muerte” e la cultura pop in genere.6
3. Van 150mil muertos en México por la narcoviolencia: Panetta, in «La Jornada», 28
marzo 2012, online http://www.jornada.unam.mx/2012/03/28/politica/005n1pol.
4. E. De Pascale, I dizionari dell’arte: Morte e Resurrezione, Milano 2007, pp. 81-
129; alla costruzione del suddetto immaginario hanno contribuito tanto la televisione, Internet
e il cinema, che hanno incorporato la Santa Muerte in un numero crescente di pellicole e
pubblicazioni, quanto la letteratura. Segnalo tra tutte le prime due opere importanti di cui la
Santissima costituisce il centro: H. Aridjis, La Santa Muerte. Sexteto de amor, las mujeres,
los perros y la muerte, Città del Messico 2003; R. Ramírez Heredia, La esquina de los
ojos rojos, Messico 2006.
5. P.G. Michalik, The meaning of death: semiotic approach to analysis of syncretic
processes in the cult of Santa Muerte, in «Semiotix», 15 (2009), online: http://semioticon.
com/sx-old-issues/semiotix15/michalik.
6. P. Valenzuela Arámburo, Santísima Muerte: Niña Blanca, Niña Bonita. El culto
popular a la Santa Muerte. [Produzione e ricerca: José Manuel Valenzuela Arce], Messico
2013 (documentario).
Dal Messico al mondo: il lungo viaggio della Santa Muerte 347
Persino i turisti vagano spesso alla ricerca di altari o di prodotti esoterici con
la sua effigie.
2. Doña Queta
Solo una quindicina d’anni fa, nell’estate del 2001 per la precisione,
la Santa Muerte è uscita dalla clandestinità ed è tornata per le strade, sui
mezzi pubblici e nei cortili delle case popolari con poster, altarini – sono
millecinquecento a Città del Messico secondo alcune stime – processioni
e rosari. Fu doña Queta, cioè la signora Enriqueta Romero Romero, abitante
del famigerato quartiere di Tepito, nel centro della capitale, a esporre
pubblicamente sul balcone di casa sua una statua della Muerte Santa alta
un metro e ottanta. Gliel’aveva regalata suo figlio per propiziare l’uscita
di prigione di uno dei suoi fratelli, ma nella sua modesta dimora semplicemente
non ci stava, per cui Enriqueta decise di collocarla sull’atrio. La
signora non aveva previsto, però, che centinaia di devoti avrebbero cominciato
a recarsi presso il suo altare, a sostare sull’atrio di casa sua ininterrottamente
e a formare fiumane in pellegrinaggio. Ogni primo del mese, quando
si recita il rosario pubblico fuori dal numero 12 della calle Alfarería,
indirizzo di doña Queta, le fiumane di devoti si trasformano in un mare di
gente proveniente da tutti i quartieri di Città del Messico e anche da fuori.7
Due o tre isolati restano stipati di persone per varie ore fino al rosario delle
cinque, condotto dalla voce altisonante e picchiettante di Jesús, uno dei
figli di Enriqueta. Da quell’estate del 2001 la Santa non s’è più fermata,
ha viaggiato tatuata sulle spalle di migliaia di migranti che attraversano il
Messico per cercare fortuna negli USA, s’è “viralizzata” su Internet e sulle
reti sociali e il suo culto s’è espanso in decine di paesi.
Ora i devoti camminano a testa alta, tenendo in mano le statue della
Santa Muerte per le strade della più grande megalopoli messicana (ma non
solo) e sono coscienti d’essere parte addirittura d’una fede globale che, a
tratti, pare si stia trasformando in moda o folclore, in fenomeno mediatico
e di costume più che in un nuovo movimento religioso. Ce ne sono di tutti
i colori: oro per l’economia familiare, rosse per l’amore e l’amicizia, bian-
7. A. Hernández Hernández, Devoción a la Santa Muerte y San Judas Tadeo en
Tepito y anexas, in «El Cotidiano», 26/169 (2011), pp. 39-50; F. Lorusso, Santa Muerte
Patrona dell’Umanità, Viterbo 2013, pp. 32-34.
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che per la protezione totale e nere per la forza. Il culto si diffonde a macchia
d’olio grazie al web, alle riviste e ai negozi esoterici e al passaparola
che la dipinge come la “più miracolosa delle sante”.
3. La Santa non addomesticabile
E dove mai poteva nascere questo fenomeno se non in Messico, paese
in cui le cerimonie e le decorazioni coloratissime per la commemorazione
dei defunti – il Día de muertos cattolico-meticcio del 2 novembre – sono
diventate patrimonio dell’umanità dell’Unesco? Secondo Elsa Malvido,
studiosa della Santa Muerte, la festa cattolica, che in Messico s’è fusa con
alcune tradizioni indigene, è una morte addomesticata, un culto «adottato
e imposto dal gruppo politico dominante dopo la Revolución del 1917 per
creare un nazionalismo religioso che includeva dei presunti elementi precolombiani
e innesti posteriori».8 Ma la Niña Bonita è un’altra cosa, resta
un culto spontaneo, ancora oggi senza gerarchie consolidate, in espansione
dai settori marginali alla classe media, come la crisi. Ed è stata, infatti,
definita una “santa della crisi”, l’ultimo appiglio in una società dove il privatismo,
l’individualismo e le disuguaglianze sono in crescita da almeno
tre decenni.9 «Santa Muerte del mio cuore, non mi negare la tua protezione
». Così cominciano le invocazioni che chiedono amore, denaro, lavoro,
protezione, fortuna, salute e anche sicurezza, per tornare a casa sani e salvi,
oppure un lavoro e una fine tranquilla, niente più. La sicurezza, un ospedale,
un processo giusto, un impiego, la salute, l’educazione, i diritti umani:
tutti i beni e i servizi che lo Stato non fornisce più.10
C’è quindi una morte addomesticata, dicono i santamuertistas o devoti
della Santa Muerte, che si festeggia i primi di novembre: ottima attrazione
turistica e tradizione culturale rivendicata da schiere di connazionali,
grandi e piccini. Invece, dal canto suo, la Santissima Muerte, che la Chiesa
cerca di sconfiggere con esorcismi e conferenze stampa, lavora tutto l’anno
e non si lascia cooptare dalle istituzioni. La Santa Muerte, più che semplici
8. E. Malvido, Crónicas de la Buena Muerte a la Santa Muerte en México, in «Arqueomex
», XIII/76 (2005), pp. 20-27.
9. F. Gaytán Alcalá, Santa entre los malditos. Culto a la Santa Muerte en el México
del siglo XXI, in «Liminar», VI/1 (2008), p. 41.
10. R. Kristensen, C. Adeath, La muerte de tu lado, Città del Messico 2007.
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favori e miracoli, fa amarres, che possono farti riavere la persona amata o,
perché no, anche un’altra, e anzitutto paros, protezioni speciali che paran,
cioè fermano, la malasorte, i malocchi e le incertezze della vita. Guardiane
di altari e matriarche si prendono cura amorevolmente della Santa Muerte,
mentre uomini, padri e patriarchi in genere cercano di sfruttare la sua
popolarità e cercare il potere. Gli altari che durano nel tempo e che mantengono
vivo l’interesse della gente sono, in effetti, curati principalmente
da donne.11
Sia le “guardie” che i “ladri”, i poliziotti e i membri della criminalità
organizzata, la pregano per farsi coraggio, mentre altre categorie a rischio
come le prostitute, i tassisti e i commercianti le chiedono protezione, «perché
lei è stata creata da Dio, è democratica perché si porta via tutti, ricchi
e poveri, ed è tutta la mia vita», confessa doña Queta Romero, custode
dell’altare principale di Tepito, il quartiere più ribelle e stigmatizzato della
capitale. «Da doña Queta nessuno si sente escluso e ogni primo del mese
c’è una festa di canti, preghiere, regali e speranze che non ha eguali», racconta
Juan, un habitué dell’altare. Relegata da secoli nei ghetti cittadini e
nelle comunità indigene e rurali, la Niña Blanca, patrona dei dimenticati
e “santa 2.0”, oggi costituisce una sfida per le istituzioni come la Chiesa
e lo Stato. Nel 2010 e 2011 l’Arcivescovo di Città del Messico, Norberto
Rivera, ha annunciato il dispiegamento di decine di esorcisti per ricondurre
i devoti della Santa Muerte sulla “retta via” e liberarli da presenze demoniache.
Però loro continuano a definirsi cattolici e credenti in Dio, ma sono
critici nei confronti della Chiesa e denunciano piuttosto la scarsa capacità
di accoglienza da parte di questa e gli scandali del clero.12
4. Narco-Santa?
«La morte è ovunque / non se ne parla / politici e capi le fanno altari
/ non è un delitto pregare / alla Santissima Muerte»,13 intonava Beto Quin-
11. P. Fragoso, De la “calavera domada” a la subversión santificada. La Santa Muerte,
un nuevo imaginario religioso en México, in «Revista El Cotidiano», 26 (2011), pp.
5-16.
12. H. Figueroa, Incluirá Arquidiócesis a exorcistas en lucha anticrimen, in «Excelsior
», 28 dicembre 2010, online http://www.excelsior.com.mx/node/699574.
13. B. Quintanilla, La Santísima Muerte, canzone inclusa nel CD, La Santísima
Muerte, Houston (US) 2008.
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tanilla, il re del corrido, un genere musicale che è parte della cosiddetta
narco-cultura con brani che esaltano le gesta dei boss mafiosi. Anche la
Santa Muerte è entrata nella mitologia del narcotraffico, anche se il santo
più in voga tra i narcos è Jesús Malverde: un bandito come Robin Hood,
vissuto cent’anni fa a Culiacán, la Corleone del Messico. L’idea della Santa
Muerte “protettrice dei delinquenti” sorge nel 1989, quando secondo
fonti giornalistiche viene rinvenuta una statua della Santa nel nascondiglio
della banda delinquenziale nota come Narco-Satánicos (Narco-Satanici),
nello stato del Tamaulipas, e si rinforza 1998 quando viene catturato il
“mozza orecchie”, un famoso rapitore che aveva in casa una statua della
Gran Falciatrice collocata davanti alla Madonna di Guadalupe, la massima
icona religiosa messicana.
Nel 2001 un’offerta alla Niña blanca viene rinvenuta in una villa dei
sicari di Osiel Cárdenas, storico boss dell’organizzazione criminale nota
come “Cartello del Golfo”. Da allora il legame tra la Santa Muerte e il
crimine organizzato diventa mediatico, moneta comune tra i giornalisti in
cerca di storie facili e accattivanti. «Sacrifici umani per la Santa Muerte»,
«La Madonna dei narcos», «Setta satanica», si legge su testate messicane
ed estere. «Dopo la Madonna di Guadalupe e San Giuda Taddeo, patrono
delle cause disperate, la Santa Muerte è la terza figura più venerata nel
paese, ma Lei non è approvata dalla Chiesa che la combatte dai tempi
dell’Inquisizione e ora usa i media e le pressioni politiche», spiega Alfonso
Hernández, direttore del Centro Studi sul quartiere di Tepito. «Qui in
zona — continua Hernández — la Santa è l’unica Signora, perché da noi
la crisi, la miseria, il pericolo ma anche l’arte di arrangiarsi e la cultura
popolare sono sempre stati onnipresenti».14 La morte è così sicura di sé che
ci dà tutta una vita di vantaggio. Quindi, come recita un cartello di Tepito,
«oggi sei tra le braccia della vita, domani sarai tra le mie, dunque vivi la
tua vita, ti aspetto. Firmato, La Muerte». L’invito è, dunque, ad aspettarla
serenamente e non disprezzare i suoi cultori.
È in corso una sorta di guerra tra sante, quindi non tra religioni o
ideologie come s’intende comunemente, in numerosi quartieri messicani.
Per le strade affollate del centro di Città del Messico non risulta difficile
incontrare, una di fronte all’altra, due figure sacre che, accostate, formano
una strana coppia divina. Due splendide signore rispettate e amate anche
14. F. Lorusso, Interviste diverse con Alfonso Hernández a Tepito (gennaio-giugno
2016).
Dal Messico al mondo: il lungo viaggio della Santa Muerte 351
se in modo diverso. C’è chi parteggia per l’una e chi per l’altra, ma spesso
entrambe sono venerate come parte di un’unica fede. Quando la crisi imperversa,
più santi ci sono e meglio è. La Santissima Muerte e la classica
Vergine Maria, ossia la Virgen de Guadalupe nella sua variante morena
(mulatta o meticcia) messicana, convivono ormai in molti spazi pubblici
del Messico e dell’anima umana. Per le strade della capitale messicana,
insieme all’apostolo san Giuda Taddeo, le due patrone sono le più quotate
e sono pure le protagoniste involontarie di una guerra che vede, da una parte,
la spontaneità popolare che crea e ricrea i propri culti spontaneamente,
anche fuori dai dettami delle istituzioni, e, dall’altra, l’imposizione della
Chiesa di Roma su anime e corpi, su liturgie e rituali.15 Gli altari dei santi
ufficiali sono posti dinnanzi a quelli popolari (spesso proibiti esplicitamente)
per contrastare l’avanzata di presunte idolatrie pagane.
In Messico, dicevamo, la Madonna nazionale è nota come Guadalupe. Il
colore della sua pelle è più scuro, è la vergine meticcia e nazionale, adattata
dalla Chiesa alla realtà e ai gusti locali. Ne esistono varianti praticamente
in ogni paese del nostro pianeta, ma sempre di Maria, madre di Gesù, si
tratta. Qui dicono che Maria sia più buona e misericordiosa, mentre la Santa
Muerte sarebbe più cabrona, cioè dura, testarda, un po’ stronza, secondo la
traduzione più fedele dello spagnolo messicano. Maria era di carne e ossa e
oggi fa miracoli e redime. La Niña Blanca ossuta è invece scarnificata, per
questo viene detta anche La Flaquita, la magrolina o la secca. È più arrabbiata
ma altrettanto portentosa e protettrice secondo quanto riportano i suoi
simpatizzanti. Può far paura, ma a molti messicani fa tenerezza e piace, ed
esige un certo rispetto. I suoi devoti nel mondo sono forse alcuni milioni, ma
le stime sono imprecise, spesso frutto di precarie stime, per cui basti sapere
che la devozione cresce, anche mediaticamente.
La Muerte è una santa popolare non approvata dalla Chiesa, anche
perché non è mai vissuta, e resta senza marchio né istituzioni di riferimento.
Non è una religione e molti studiosi la classificano piuttosto tra i nuovi
movimenti religiosi. Se reinterpretiamo a modo nostro parole e significati
possiamo pensare alla presenza della morte, l’esperienza e l’idea della fine,
nella nostra vita di tutti i giorni ed ecco fatto, quella c’è ed è sufficiente per
diventare una santa icona con la falce. In Messico è stata elevata al rango
di protettrice, curatrice e santa che estende i suoi benefici all’intera specie
umana, specialmente quando gli altri santi e il clero non lo fanno più e
15. E. Aridjis, La Santa Muerte, Navarre, Messico 2008 (documentario).
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trascurano le esigenze del popolo. La Santa Muerte, vestita coi colori della
vita e decorata come signora, sposa o ragazzina, fa favori e ti copre senza
giudicare, al di là del bene e del male.16
Sebbene la Santissima sia effettivamente una delle icone privilegiate
dalle classi sociali più precarie della popolazione, in un paese in cui oltre la
metà degli abitanti vive sotto la soglia della povertà e lo Stato ha da tempo rinunciato
ad assolvere le sue funzioni di tutela economica e sicurezza umana,
di certo questi settori sociali non coincidono con l’universo della “criminalità
organizzata” o dei narcos e, piuttosto, la corrispondenza tra delinquenti,
marginali e devoti della Santa Muerte è il prodotto di mistificazioni mediatiche
e di campagne di discredito orchestrate dalla Chiesa e dallo Stato,
istituzioni in declino nell’immaginario e nella realtà quotidiana di milioni di
messicani letteralmente abbandonati a se stessi. Negli ultimi anni i governi in
carica, d’ispirazione nettamente neoliberista e cattolica, specialmente quelli
del Partido Acción Nacional con Vicente Fox e Felipe Calderón tra il 2000 e
il 2012, così come l’Esercito e la Marina, impiegati ampiamente per le strade
nell’ambito della cosiddetta “guerra alle droghe”, si sono dedicati a combattere
ideologicamente e fisicamente il culto alla Santa Muerte, distruggendo
altari e chiesette, stigmatizzando e perseguitando i suoi adepti come fossero
tutti membri di un cartello mafioso occulto o di gruppi satanici imprecisati.17
D’altro canto la Chiesa cattolica è arrivata addirittura ad assoldare alcuni
esorcisti per liberare le anime degli estimatori della Santa ossuta dal demonio,
ha implementato la “semina” di altari di santi e icone cattoliche, come
san Giuda Taddeo e la Madonna di Guadalupe, nelle vie del centro della
capitale per contrastare i culti “alternativi” e ha mostrato intransigenza verso
il pubblico dei santamuertistas, i devoti della Niña Blanca che, comunque,
non si sentono né pagani né demoniaci e, anzi, rivendicano la loro fede in
Dio, Gesù e la Vergine, pur dichiarandosi stanchi e delusi dalle istituzioni
politiche e religiose tradizionali.
Dunque la Flaquita è ben amata tanto da alcuni settori della classe
media come dagli appartenenti a subculture metropolitane, tanto (e soprattutto)
dagli strati più bassi della scala sociale quanto da appartenenti a
bande criminali e narcotrafficanti. Non è che sia la loro unica ed esclusiva
16. A. Hernández Hernández, Devoción a la Santa Muerte y San Judas Tadeo en
Tepito y anexas, in «El Cotidiano», 26/169 (2011), pp. 39-50.
17. F. Lorusso, Messico invisibile. Voci e pensieri dall’ombelico della luna, Napoli
2016, pp. 231-242.
Dal Messico al mondo: il lungo viaggio della Santa Muerte 353
figura protettrice, visto che esistono decine di santi popolari in Messico (e
in America Latina):18 quelli non approvati dalla Chiesa legati a personaggi
leggendari, che siano vissuti o no, o entità come Jesús Malverde (spesso
associato coi narcos), il Niño Fidencio, Juan Soldado, san Pancho Villa e
la santa di Cabora, la Santa Muerte, Tomasito Herrera, Juan Perdido, la
Mano Poderosa del Tejón, Juan Minero, don Diego Duende, Santiago Mulato,
Rosita Álvarez, Poderoso Monicato, la Llave Maestra e il Poderoso
Buddha del Amor, e infine quelli “ufficiali” come il santo Niño de Atocha,
il santo Niño Cieguito, san Judas Tadeo. Comunque sia, è indubbio che la
Muerte santificata stia diventando una delle favorite. E d’altronde, come
disse il Nobel per la letteratura messicano Octavio Paz (1914-1998), «Per
l’abitante di New York, Parigi o Londra, morte è la parola che non si pronuncia
mai perché brucia le labbra. Il Messicano, invece, la frequenta, se
ne prende gioco, l’accarezza, dorme con lei, la festeggia, è uno dei suoi
giochi preferiti e il suo amore più permanente. Certo, in questa sua attitudine
c’è forse tanta paura come negli altri, però almeno non si nasconde
e non la nasconde, la contempla faccia a faccia con pazienza, disdegno o
ironia».19
5. Un po’ di storia
Il 31 ottobre di ogni anno, dal 2001, si festeggia il compleanno della
celebre Santa Muerte di Tepito, presso calle Alfarería al numero 12.20 È
la prima ad essere stata esposta in pubblico e, dopo qualche anno di propagazione
mediatica e crescita esponenziale dei flussi di visitatori, la suo
popolarità ha contribuito enormemente alla diffusione del culto in Messico,
negli USA e anche in Europa e Asia. Sono, infatti, numerosi non solo i
giornalisti, ma anche i devoti e i curiosi stranieri che passano dalla signora
Enriqueta Romero, la guardiana dell’altare doña Queta, per conoscere la
storia della Santa Muerte che custodisce amorevolmente e che prepara,
vestendola con abiti sontuosi di colori diversi, per i rosari che ogni primo
18. Al riguardo cfr. F. Graziano, Cultures of devotion. folk saints of Spanish America,
New York 2007.
19. O. Paz, El laberinto de la soledad, Mexico 1950.
20. C. Reyes Ruiz, La Santa Muerte. Historia, realidad y mito de la Niña Blanca,
Città del Messico 2010, pp. 158-170.
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del mese richiamano migliaia di devoti da tutta Città del Messico e oltre.21
Oggi in Messico le tesi dedicate a questa devozione sono in crescita nei dipartimenti
di antropologia, storia e sociologia. Ciononostante il materiale
accademico, i documentari e i testi giornalistici e fotografici sulla Santa
Muerte non costituiscono ancora un corpo letterario troppo vasto per chi
voglia avvicinarsi allo studio del culto.
Quel che si sa è che la Muerte Santa, come già veniva chiamata dagli
indios 400 anni or sono, è sopravvissuta alle persecuzioni dell’Inquisizione,
che nel secolo XVIII aveva proibito esplicitamente nella Nuova
Spagna, cioè negli attuali Messico e Centroamerica, le immagini dipinte
e le figure di legno della Parca con la Falce. Queste sono state nascoste
da famiglie umili e indios durante l’epoca coloniale (1521-1810) fino ad
arrivare ai giorni nostri. Mentre pare non siano state ritrovate evidenze del
culto nel secolo XVIII, dagli anni Quaranta del Novecento invece appaiono
tracce della devozione, testi e immagini di preghiere alla Santa e testimonianze
di accademici e scrittori, come ben segnala John Thompson in
un articolo molto importante e poco consultato sulle origini della Flaquita
in Messico e negli USA.22 Durante la dominazione degli spagnoli i missionari
e le confraternite erano giunte dal Vecchio Continente in America per
realizzare le processioni del Venerdì Santo, ma poi erano state fatte proprie
dagli abitanti del luogo, discendenti dei popoli mesoamericani conquistati,
e utilizzate in altro modo, come oggetti di un culto e di pratiche particolari,
come quella di “castigare” l’immagine del santo capovolgendola, di organizzare
danze e rituali ubriacanti e di aspergerla con bibite alcoliche.23
Queste antiche raffigurazioni della Muerte, che dunque la Chiesa aveva
portato dall’Europa per evangelizzare gli indigeni e incutere terrore,
presero a essere utilizzate dai locali per realizzare rituali “pagani”, non
tollerati dalle istituzioni ecclesiastiche e incentrati su danze e sbronze a
base di distillati dell’agave. Nonostante i castighi e le proibizioni alcune
immagini e la tradizione del culto alla Santa Muerte arrivarono fino al XX
secolo, custodite gelosamente da alcune famiglie o conservate in qualche
museo o cappella di provincia. San Bernardo-Santa Muerte a Tepatepec,
21. J.K. Perdigón Castañeda, La Santa Muerte protectora de los hombres, Città del
Messico 2008.
22. J. Thompson, Santísima Muerte. On the Origin and Development of a Mexican
Occult, in «Journal of the Southwest», 40/4 (1998), pp. 405-436.
23. C. Lomnitz, Idea de la muerte en México, Città del Messico 2006.
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nello stato di Hidalgo, lo scheletro di legno del museo di Yahuitlàn, in
Oaxaca, l’immagine scarnificata a La Noria, Zacatecas, san Pascualito in
Chiapas o in Guatemala, e anche doña Sebastiana nel Nuovo Messico e in
Arizona, quindi nei territori che fino a metà dell’Ottocento erano stati messicani
ma poi passarono agli Stati Uniti, sono tutti precursori della figura
attuale della Santa Muerte e, in certi casi, sono stati al centro di venerazioni
popolari nei decenni e nei secoli addietro.24
Ancora negli anni Sessanta del Novecento il culto era riservato a nuclei
familiari e a zone rurali, urbane marginali e popolari, ed era tramandato
di generazione in generazione, quasi di nascosto. A Tepito la Santa Muerte
era già la patrona del rione,25 anche se i pochissimi mezzi stampa che ne
parlavano lo facevano in termini dispregiativi e mistificatori, associandola
alla delinquenza organizzata. Negli anni Novanta questa tendenza crebbe e
c’erano pochissimi studi accademici sull’argomento, per cui si creò il mito
della Narco-Santa e della Madonna dei Criminali, come se una devozione
così antica e complessa potesse essere ridotta a una semplice superstizione
di pochi malfattori.26 Il risveglio pubblico del culto negli ultimi quindici
anni ha obbligato i ricercatori e i giornalisti di tutto il mondo a porsi domande
e ad analizzare la realtà in modo più rigoroso. Quanto è successo a
Tepito e nei dintorni, in quello che chiamo “Triangolo d’Oro della Santa
Muerte”, nei primi anni Duemila ha scatenato una serie di effetti a catena
imprevedibili di cui ancora oggi non possiamo comprendere le conseguenze
e le evoluzioni.
Va segnalata l’esistenza di una “corrente di pensiero”, o meglio un’idea
comune tra gruppi di devoti, legata a una sorta di nazionalismo etnico messicano
per cui il culto attuale alla Santissima sarebbe il parente in linea
diretta di quello azteco per le antiche divinità dell’aldilà o inframundo,
la regina Mictecihuatl e il re del Mictlán o dio dei morti Mictlantecuhtli.
Infatti, sono numerose le raffigurazioni della moderna Santa Muerte con
24. C. Severi, Dame Sébastienne et le Christ Fléché. Iconographie et mémoire rituelle:
le cas du Nouveau-Mexique, in «Horizontes Antropológicos», 14/29 (2008), pp. 43-66.
25. O. Lewis, Los hijos de Sánchez, Messico 1964, versione digitale: http://www.ignaciodarnaude.
com/textos_diversos/Lewis,Oscar,Los%20Hijos%20de%20Sanchez(1961).
pdf, pp. 638-640.
26. J.A. Flores Martos, Transformismos y transculturación de un culto novomestizo
emergente: la Santa Muerte mexicana, in Teorías y prácticas emergentes en antropología
de la religión, Atti dell’undicesimo congresso di etnologia F.A.A.E.E., a cura di M.
Cornejo, M. Cantón, R. Llera, Donostia 2008, pp. 55-76.
356 Fabrizio Lorusso
pennacchi e vestiti da guerriero della cultura preispanica e in molti credono
che venga dall’epoca dell’impero azteco, anche se in realtà non esistono
prove di questa connessione. Può darsi, ma è solo un’ipotesi, che alcuni
aspetti o visioni del mondo legate al precedente culto ai morti e all’aldilà
possano essere passati di generazione in generazione tra i popoli del centro
del Messico, che vivevano sotto il dominio della Corona spagnola ma
mantenevano comunque, anche come forma di resistenza culturale, la loro
lingua e numerose tradizioni, usi e costumi dell’epoca preispanica.
6. Back to Tepito e il Triangolo d’Oro della Santa
Nel 2001 e 2002, in poche settimane, dopo secoli di segretezza e semi-
clandestinità, la devozione ha registrato un primo boom, una crescita
straordinaria. Tepito, Morelos, la Merced, passando per Candelaria de los
Patos, sono i nomi di fermate della metropolitana di Città del Messico,
famose per gli enormi mercati all’aperto e al chiuso che ci si insediano
quotidianamente senza soluzione di continuità ed anche per la pericolosità
delle loro strade soprattutto negli orari serali e notturni. Camminare da una
fermata all’altra, e infine tornare al punto di partenza, significa percorrere
una figura geometrica, un triangolo, il Triangolo d’Oro della Santa Muerte.
Non è indicato come tale sulle guide turistiche, ma esiste come accesso a
una dimensione parallela della città, la più caotica e brulicante. Occhi e
mani intente al commercio, animali rumorosi in gabbia, umani in costante
movimento, manichini onnipresenti ed effigi sante veneratissime richiamano
l’attenzione del camminante tra i diversi settori del gran mercato di
Sonora. E poi ancora nella calle de Bravo, presso la Iglesia de la Soledad,
con la sua piazza stipata di vagabondi e venditori, e nel viale Ferrocarril
de Cintura, in calle Alarcón e nelle stradine decadenti intorno a calle Alfarería.
Sono quartieri che la gente descrive come “selvaggi”, ossia ghetti
costellati di vetrine e bancarelle dove la Santa Muerte, la Niña o Hermana
Blanca, è regina.
Tepito e il Messico mostrano le vocali nello stesso ordine, risuonano
allo stesso modo, all’unisono. Chi non conosce il quartiere considera Tepito,
detto Tepis, come un enclave di rarità, scarti e pericoli. Una zona che
non vale la pena. Distinguono il Messico buono da quello cattivo portando,
pregiudizialmente, l’esempio negativo di Tepito. Invece Messico e Tepito
sono parole e territori che molto hanno in comune: gli ingredienti e i conDal
Messico al mondo: il lungo viaggio della Santa Muerte 357
trasti di radici e tradizioni popolari represse o dimenticate si confondono
con la modernità e la postmodernità neoliberali, il passato artigiano lotta e
scende a patti con la globalizzazione, l’allegria nella danza e nella preparazione
dei piatti più tipici si concilia suo malgrado con la precarietà intesa
come stile di vita e di morte. Ci si sente sulla frontiera e nell’entroterra nel
contempo.27
Sui marciapiedi dell’Avenida Eje 1 Norte Albañiles (“Asse 1 Nord
Muratori”), che corre da Ovest a Est, hanno vestito di rosso porpora la
statua della Santa e ai suoi piedi si notano un pacchetto di sigarette e una
mela gialla. All’angolo con Eje 1 Oriente Avenida del Trabajo, (“Asse 1
Oriente Viale del Lavoro”), spicca un altarino dentro una vetrina in cui la
Santa cambia colore ogni mese. I significati dei colori della Santa Muerte,
dei suoi vestiti o della statua, corrispondono a quelli della tradizione occidentale:
il rosso per l’amore, il giallo oro per i soldi ma anche per il lavoro,
l’azzurro per l’equilibrio, il nero per la protezione totale e le pratiche occulte,
il bianco per la purezza e l’armonia, il verde speranza significa anche
giustizia e risoluzione di problemi legali. Le tipologie di altari (pubblici,
privati, mobili, semifissi, per esempio), di offerte (frutta, sigari di tabacco e
marijuana, alcolici, dolci, caramelle, monete, banconote messicane e americane,
eccetera) e di rituali e pratiche (come le benedizioni, i matrimoni e i
battesimi, oppure spruzzare le statue con lo spray speciale “Santa Muerte”
e purear, ossia purificare col fumo) legati al culto sono molto vari e numerosi
a seconda dell’altare, della regione e dello stile di chi cura l’immagine
o fa da cerimoniere.28 Nella via Peralvillo le hanno lasciato delle caramelle
e un biglietto da un dollaro e le hanno scelto un abito da sposa che la fa
scintillare. Su via General Anaya, incastonata in un cubo di cemento rosa,
la Niña Bonita è patriota e indossa una camicia tricolore: il rosso, il bianco
e il verde della bandiera messicana. Fiori e corone le circondano la testa.
Tra le vie Alhóndiga e Jesús María la statua della Parca è piena di regalini
e fissa le persone dall’alto di una tavolone. Dinnanzi a lei si staglia un
acerrimo rivale, la scultura del cattolico san Giuda Taddeo che nessuno
fotografa. Qui non si fanno rituali, ci sono solo doni e offerte, promesse
27. J. Santamaría, Santiago, El Vaticano contra la Santa Muerte, el barrio de México
DF de Tepito, contra el Papa Francisco, online http://www.revistavortice.com/index.
php/pinceladas/91-pinceladas/3590-el-vaticano,-contra-la-santa-muerte,-el-barrio-dem%
C3%A9xico-df-de-tepito,-contra-el-papa-francisco.
28. J. Ambrosio, La Santa Muerte. Biografía y culto. Veintiséis rituales personales
para conseguir salud, dinero y amor, Città del Messico 2003.
358 Fabrizio Lorusso
e inchini, mentre nel corridoio dei prodotti esoterici del mercato coperto
di Sonora si pratica ogni tipo di lavoretto, purificazione o stregoneria. E
la si può trovare in mille varianti: con la panciona, incinta, o in versione
“transgender”, trasfigurata nell’immagine della santa-orisha della santería
cubana Yemayá oppure del tipo “sette colori, sette potenze”, seduta sul
trono o in piedi, col suo fedele gufo al seguito o a cavallo. Per molti anni la
devozione è rimasta occulta, perseguitata o dimenticata, ma nei mercatini
messicani le immaginette e le statuine della Santa Muerte si vendono dalla
seconda metà del secolo scorso e il suo culto ha ripreso a crescere esponenzialmente
in questo.
7. Una Chiesa della Muerte?
I primi tre spazi devozionali pubblici o aperti al pubblico della storia
recente della devozione sono sorti nel Triangolo, a pochi isolati l’uno
dall’altro. Dapprima nacque l’altare della signora Queta ad Alfarería 12.
Dopo, nel giro di pochi mesi, molto visitati erano pure l’oratorio di Santa
(Muerte) Esperanza di doña Blanca, in via Alarcón 38, all’angolo con Ferrocarril
de Cintura, e il primo Santuario Nazionale della Santa Muerte della
ISCAT Mex-USA (cioè la Iglesia Santa Católica Apostólica Tradicional
México-EU, fondata da padre David Romo).
Questa associazione religiosa, che per due anni, tra il 2003 e il 2005,
ha avuto il riconoscimento legale del Ministero degli Interni, era la creatura
di un personaggio controverso che ha tentato di istituzionalizzare il
culto, du trasformarlo in una religione e di creare una Chiesa. Romo si
dedicava a ordinare diaconi, benedire e riprodurre altari e templi simili
al suo e a formare reti di associati.29 Il suo tentativo è fallito, il gruppo di
devoti non cresceva intorno a lui, mentre la sua presenza mediatica, basata
su provocazioni e sensazionalismo, si ampliava a dismisura. Infine Romo
è stato imprigionato nel 2011, condannato a 66 anni di carcere per frodi e
partecipazione a sequestro di persona, ma il suo santuario resta aperto, vi
si celebrano messe ed è gestito dalla sua famiglia e da altri diaconi della
ISCAT Mex-USA. Negli anni prima dell’arresto i mass media, sempre alla
ricerca di un leader, hanno prestato molta attenzione alla figura di Romo,
29. J. Gil Olmos, La Santa Muerte. La virgen de los olvidados, Città del Messico
2010, pp. 86-90.
Dal Messico al mondo: il lungo viaggio della Santa Muerte 359
funzionale a identificare milioni di cultori con una sola persona dagli affari
quanto meno sospetti e a favorire una stigmatizzazione generale dei
devoti. Quindi l’opinione pubblica fu convinta di avere a che fare con una
manifestazione religiosa demoniaca, pericolosa e delinquenziale, anche se
così non era.
Attraverso una sequenza di innovazioni e imitazioni, rivalità e sincretismi,
influenze mediatiche e passaparola, in certe zone della città e
dell’intero Paese è cresciuto e s’è rafforzato il culto alla Santissima Muerte,
secondo logiche di concorrenza e di cooperazione, compenetrate tra
altari e quartieri dotati di identità precise, e secondo i meccanismi di quella
che Bastian ha descritto come una vera e propria “mutazione religiosa in
America Latina” dal carattere strutturale.30 Gli scopi, le proposte rituali e le
storie di vita di questi fondatori, cerimonieri e guardiani di statue e santuari
erano senza dubbio diversi, ma provenivano da un intorno comune sotto
molti punti di vista e hanno lasciato una traccia per imitatori e seguaci.
8. Da Città del Messico a Tultitlàn
Lo spazio di Alfarería 12 a Tepito è ancora oggi il più popolare e frequentato
del Messico (e del mondo). Il negozietto-oratoria di Alarcón 38,
dopo una breve e fallimentare relazione con la ISCAT di Romo, ha ripreso
la sua strada in autonomia e ogni prima domenica del mese vi si recita un
rosario cui partecipano una ventina di persone. L’atmosfera è gradevole e
il testo delle preghiere è praticamente identico a quello di Tepito. Il santuario
della chiesa di Romo, la ISCAT, è gestito ora da padre Juan Carlos, il
quale celebra ogni giorno ben quattro messe, con una struttura basata sulla
tradizione cattolica, anche se i suoi sermoni si concentrano molto di più sui
problemi economici della sua associazione che sulle lodi alla Niña Blanca.
I modelli rituali e le innovazioni devozionali che hanno segnato la storia
della Santa nel Triangolo d’Oro sono ancora quelle delle origini. I rosari
pubblici per la strada, diretti da un cerimoniere col megafono, sono modelli
più partecipativi e orizzontali. Le messe in stile cattolico, officiate da un
sacerdote di una vera o presunta “Chiesa” in certi momenti della giornata,
rappresentano un modello più verticista e tradizionale. Un locale o cortile
30. J.P. Bastian, La mutación religiosa en América Latina, Messico 2003 (ed. or.
1997), pp. 7-18.
360 Fabrizio Lorusso
privato tipo oratorio, aperto al pubblico a orari stabiliti, con a volte un
negozio o uno spazio apposito per fare acquisti e, soprattutto, per recitare
rosari e preghiere, è forse una via di mezzo.31
Gli altari itineranti, le “Sante pellegrine” o statue semimobili, che vengono
portate in processione o presso altari on demand, e gli officianti del
culto, contrattati per cerimonie specifiche, sono altri fenomeni in crescita.
I sincretismi con altre credenze e religioni sono potenzialmente infiniti,
anche se prevalgono le influenze delle afro-antillane santeria e palo mayombe
e di forme di spiritualismo orientale. Nel Triangolo d’Oro si sono
consolidati anche incipienti modelli di marketing del culto: le prime riviste
della Santa Muerte, le manifestazioni di protesta e i cortei con in testa le
statue della Flaquita, le iniziative per realizzare pellegrinaggi di massa
fuori dalla capitale e la vendita di prodotti esoterici della Muerte all’ingrosso
e al dettagli, le interviste e le visite dei media internazionali. In pochi
anni l’economia e la ritualità della devozione hanno subito mutazioni,
revisionismi ed espansioni da una città all’altra del Paese e nel resto del
mondo secondo movimenti ed evoluzioni ancora da decifrare e studiare. La
migrazione, la massificazione mediatica della Santissima Muerte e la sua
miracolosa moltiplicazione sul web 2.0 sono oggi i veri pilastri della sua
diffusione globale, ma mi piace pensare che ogni tanto, quando è stanca, la
Niña Blanca torni alle origini e si sieda tranquillamente nel baricentro di
cemento e intersezioni del Triangolo d’Oro e per un secondo apra spiragli
di senso nel regno del caos.
Per chi ama scoprire le periferie delle periferie consiglio una visita alla
cerimonia di mezzogiorno presso la Santa Muerte del comune di Tultitlán,
nella cintura esterna della capitale messicana conosciuta come Estado de
México. Lì la guardiana, nota come Madrina, Lideresa o La Mom, si chiama
Enriqueta Vargas ed è molto ospitale, carismatica e, non va trascurato,
imprenditoriale. Un centinaio di devoti si raccoglie ogni settimana per assistere
alla sua cerimonia, detta oración (preghiera). La statua della morte,
visibile da lontano quando ci si avvicina all’altare lungo la Avenida López
Portillo, stradona raggiungibile facilmente dalla stazione del treno leggero
Tultitlán, supera i 22 metri d’altezza ed è la più grande del mondo. La linea
del treno parte da Buenavista, terminal ferroviario nel centro di Città del
Messico, lungo la via Eje 1 Norte, e attraversa le periferie nord della ca-
31. L. Roush, Santa Muerte, Protection adn Desamparo. A view from a Mexico City
Altar, in «Latin American Research Review», s.n. (2014), pp. 128-148.
Dal Messico al mondo: il lungo viaggio della Santa Muerte 361
pitale e dell’hinterland, passando anche per Lechería, fermata conosciuta
perché ci transita La Bestia. Si tratta del treno su cui salgono ogni anno
migliaia di migranti centroamericani e sudamericani diretti negli USA e
che parte dalla frontiera tra Messico e Guatemala.
La signora Vargas ha elaborato rituali originali, eccentrici e interessanti
per attirare a sé l’attenzione dei media e del pubblico in generale, per propagare
il culto alla Santa e anche onorare la memoria di suo figlio, il fondatore
del santuario Jonathan Legaria Vargas, alias Comandante Pantera o Padrino
Endoque, che era devoto della Santissima e venne assassinato brutalmente
nel 2008 a colpi di cuerno de chivo (kalashnikov).32 Ma l’altare “Santa Muerte
Internacional” da lui voluto ha continuato a esistere, anche se La Madrina
ha deciso di dipingere di nero l’enorme statua bianca della Santa in segno di
lutto e ha praticamente trasformato suo figlio in una figura santa, accostata
a quella della Santa Muerte e in vendita, in formato “busto” o in fotografia,
presso il negozietto di prodotti esoterici sito all’ingresso del tempio.
Lo spazio devozionale è costituito da un ampio cortile, retrostante al
negozio, da cui si accede attraverso un grosso portone. Le mura esterne e
di cinta sono dipinte con murales raffiguranti la signora Enriqueta Vargas,
suo figlio, il serpente piumato e i signori dell’oltretomba della tradizione
precolombiana, oltre chiaramente alla Santa Muerte. Intorno alla statua
gigante della Santa ci sono cappelle e altari spettacolari con statue delle
Niñas Bonitas di tutti i colori e tipi. Di fronte vi sono sedie e tavoli riparati
da una tettoia per accogliere i devoti durante le cerimonie domenicali. L’altare
e il cortile sono spazi privati, anche se sempre aperti al pubblico durante
il giorno. Spesso in una parte del patio è parcheggiata un’auto piuttosto
appariscente, un’ammiraglia Grand Marquis della statunitense Mercury
dai vetri scuri e l’aspetto molto vissuto. Era una macchina molto quotata
tra i narcotrafficanti degli anni Ottanta e Novanta e qui salta all’occhio il
logo del tempio di Tultitlán con la scritta “Santa Muerte Internacional” e
un piccolo simbolo satanico sulla portiera. Enriqueta Vargas è un’istrionica
e gentile sessantenne con molta energia e attenzione per i dettagli, per cui
la si può considerare come una delle innovatrici della devozione alla Santa
Muerte in Messico e all’estero.33
32. E. Vargas, ¿Quién mató al Comandante Pantera?, Messico 2011, pp. 15-30.
33. S. Bigliardi, La Santa Muerte and Her Interventions in Human Affairs: a Theological
Discussion, in «Sophia (International Journal of Philosophy and Traditions)», 55/3
(2016), pp. 1-21, online: http://dx.doi.org/10.1007/s11841-015-0494-9.
362 Fabrizio Lorusso
La sua presenza mediatica è cresciuta dopo l’assassinio del figlio e
lei ha optato per non chiudere il tempio e innovare rispetto alle messe o ai
rosari tipici celebrati a Tepito, nel Triangolo d’Oro a Città del Messico e in
tanti altri altari. Per questo a Tultitlán ha integrato benedizioni, matrimoni,
battesimi, riferimenti alle culture preispaniche e l’uso della conchiglia
come una tromba ai rituali del culto e ha mantenuto un rapporto diretto coi
devoti tramite le reti sociali e le “cerimonie virtuali”, condotte da luoghi
distanti via streaming o telefono. Infatti, la Vargas è spesso in viaggio per
creare reti di altari in Messico e negli USA e per realizzare cerimonie speciali
ed eventi on demand, dunque la sua figura è mista e sintetizza i ruoli
della predicatrice, della guardiana di altari, della organizzatrice di eventi e
della leader di un movimento religioso.
Un’altra caratteristica importante è la visione strategica della Madrina
che si riassume nell’idea di diffondere il culto alla Santa Muerte in tutto il
mondo e di creare un’associazione, rete o franchising al cui centro si colloca
“Santa Muerte Internacional”. Pare dunque rivivere il sogno di padre
David Romo di creare una Chiesa della Santa Muerte, anche se la Vargas
non si stanca di evidenziare la sua distanza tanto dalla Chiesa cattolica
quanto da altre confessioni, dalle istituzioni e in generale dalle tradizioni
precedenti della devozione alla Santa in Messico.
«Attualmente Santa Muerte Internacional ha continuato a invitare
molti altari a far parte del nostro gruppo, io non do loro denaro perché
facciano templi o altari, ma li invito a unirsi a noi e ci sono regole che
vanno seguite qui: aiutare i fratelli, fare altari senza fini di lucro, rispettare
il libero arbitrio, logicamente, e rispettarci tra di noi […]. L’unificazione
del culto, chiaro che ci ho pensato e che l’ho proposta ad alcune persone
che teoricamente stanno sopra, ma niente, non si sono date le condizioni,
perché la gente ha i propri interessi e, come dire, vuole sempre stare avanti,
pensano sempre che io, in quanto donna, devo stare sotto di loro. Ebbene
sì, sono donna e penso proprio per questo d’essere più intelligente!», afferma
la Madrina in un’intervista rilasciata all’autore di questo articolo e ai
ricercatori Stefano Bigliardi e Stefano Morrone nell’aprile 2016.34
Doña Queta Romero, guardiana dell’altare di Alfarería a Tepito, non ha
mai accettato di “confluire” o legarsi ad associazioni di santuari, ha sempre
difeso la spontaneità e la libertà del culto e quindi, pur mantenendo rela-
34. F. Lorusso, S. Bigliardi, S. Morrone, Interviste con Enriqueta Vargas a Tultitlán
(settembre 2015 e aprile 2016).
zioni cordiali con Enriqueta Vargas, non ha aderito alla sua iniziativa. D’altronde
lei è e solo una guardiana, custode di un’immagine santificata dalla
gente, e non è padrona dello spazio devozionale di Alfarería, che in fondo è
una strada pubblica, e, anche se di fatto lo è diventata, non si propone come
guida spirituale di altre persone, ma solo come protettrice dell’immagine
della Santissima Muerte, come anfitrione e devota essa stessa, alla mercé
della Sua volontà che, secondo un adagio popolare, «quando ti tocca, non
ti ci puoi sottrarre, e quando non ti tocca, non ti ci puoi mettere».35
35. F. Lorusso, Interviste con Enriqueta Romero a Tepito (varie, gennaio-giugno
2016).

 

 

 

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