DANIELE BENZI

Sono nato e cresciuto a Palermo, poi, dopo i ventiquattro anni, per la combinazione di una indomita inquietudine intellettuale, politica ed esistenziale con la penosa disoccupazione e precarietà lavorativa toccata a buona parte della mia generazione, ho iniziato a girovagare qui e là per mesi o anni: Valladolid, Catania, La Coruña, Exeter, Brescia-Milano, Arcavacata di Rende, L’Avana, Caracas, La Paz, Città del Messico, Quito, Salvador de Bahia…

dnCosa mi ha spinto progressivamente più a Sud della Sicilia e, quasi per caso in realtà, in particolare in America latina? Un inizio di carriera nella “cooperazione internazionale” fortunatamente abortito sul nascere dopo che vicino Matara, in Sri Lanka, ho conosciuto gli schiavi delle piantagioni di tè appartenenti ad una minoranza Tamil proprio a due passi dal milionario circo umanitario post-tsunami ancora in onda alla fine del 2006.

Ma, soprattutto, sulla scia del pensiero anticoloniale (non post né de) e della “banda dei quattro” del sistema-mondo capitalista – Immanuel Wallerstein, Giovanni Arrighi, Samir Amin e André Gunder Frank – una curiosità autentica di conoscere e comprendere, al di là delle narrazioni occidentali ed eurocentriche, le radici storiche e globali dello sviluppo economico diseguale.   

Sono diventato ricercatore per accidente, non per vocazione. Mi piace leggere, osservare, analizzare e adesso purtroppo sempre meno, cioè, da quando sono obbligato a farlo per dovere professionale, scrivere. I miei lavori sulla cooperazione Sud-Sud, l’integrazione latinoamericana e la politica estera venezuelana sono disponibili su https://ufba.academia.edu/danielebenzi. Ma non posso nascondere che sono di gran lunga meno interessanti e molto più noiosi delle mie letture “extracurriculari”.

Nessun idolo o feticcio, solo tanti cattivi maestri sparsi per i quattro angoli del pianeta. Eppure, nonostante gli anni trascorsi all’estero, ancora mi stupisco quando mi accorgo che, alla fin fine, le cose più importanti che penso sulla vita, gli uomini, il potere e l’amore le ho apprese durante l’adolescenza da appena tre persone: Leonardo Sciascia, Pier Paolo Pasolini e Fabrizio De Andrè.