Archivio dell'autore: Marco Dalla Stella

#AvenidaMiranda Puntata 38. Ballano i demoni: nadaismo e controcultura colombiana nei primi anni Settanta

7 giu. – La musica e la (contro)cultura dei primi anni Settanta torna tra le pagine di Avenida Miranda. Dopo gli speciali sul Tropicalismo brasiliano e sul Festival di Avándaro in Messico, oggi Marco Dalla Stella ci accompagna in una Colombia meta di viaggiatori e disertori della guerra in Vietnam, dove la corrente culturale nadaista e l’irruzione delle prime droghe psichedeliche creano i presupposti affinché veda la luce il grande festival di Ancón, pochi chilometri a sud di Medellín.

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Avenida Miranda, immaginari e storie dai Sud del mondo” è una trasmissione a cura del blog l’America Latina.Net. Va in onda ogni giovedì dalle 13 alle 13.30 su Radio Città del Capo. La potete ascoltare via etere a Bologna e dintorni sui 94.7 Mhz e 96.25 Mhz FM, e anche via web dal sito http://www.radiocittadelcapo.it e su smartphone sintonizzandosi sul canale di Radio Città del Capo attraverso l’applicazione TuneIn.​

Tutte le puntate di Avenida Miranda.

Cattiva reputazione/4 Petro: il grande Lebowski

da Semana, 24 maggio 2018

«Noi politici di provincia non siamo altro che semplici tirapiedi dell’élite bogotana», mi disse una volta con sarcasmo un importante leader dell’uribismo. «A Serpa[1] hanno chiuso la strada verso la Presidenza perché è nato in un paesino, ha studiato all’università pubblica, indossa abiti economici e porta un baffo da sempliciotto», aggiunse. «Ma dai!», gli dissi ridendo, «per essere un uribista hai un bel senso dell’umorismo». Il  copione, pensai, è scritto affinché una manciata di famiglie occupino il trono di Bolivar. È una politica già scritta, che risveglia soltanto sbadigli e astensionismo.

Così stavano le cose fino a che non è entrato in scena qualcuno che veniva dato per spacciato: Gustavo Petro. La scenografia che era stata preparata cadde a terra. Gli autori del copione avevano già emesso la sentenza sulla sorte di Petro, così come fa l’autoritario e spietato vecchio oligarca del Grande Lebowski, lo straordinario film dei fratelli Coen: «La vostra rivoluzione è finita signor Lebowski, condoglianze. Gli sbandati hanno perso». “Drugo” (interpretato da Jeff Bridges) rifiuta il ritornello del vecchio e decide di cercare per conto suo le persone che gli hanno pisciato sul tappeto.  Continua a leggere

Cattiva Reputazione/3 Acqua cheta rovina i ponti

da Semana, 16 maggio 2018

Prima erano massacri, ora sono catastrofi. Avvengono una dietro l’altra. Mietono vite, devastano l’ambiente e sono pagate dai contribuenti. La Colombia detiene la medaglia d’oro in catastrofi causate dall’azione umana: tre nel corso del 2018. Prima è stato il crollo del ponte Chirajara nel quale sono morti nove operai. Poi è arrivato lo sversamento di 24.000 barili di petrolio sopra Caño Muerto e La Lizama, due corsi d’acqua che sfociano nel fiume Sagamoso. Ora i responsabili di Hidroituango, il controverso megaprogetto idroelettrico, hanno perso il controllo sul canyon e sul fiume Cauca.

Federico Gutiérrez, sindaco di Medellín, sostiene che si siano dette “barbarità” attorno alla catastrofe di Hidroituango. Iván Duque, che aspira a governare la Colombia, ha chiesto “appoggio alle autorità” a fronte del disastro causato. La logica del sindaco Gutiérrez e del candidato Duque fa pensare che ciò che viene realizzato con denaro pubblico non meriti il vaglio della cittadinanza, dell’accademia, della politica e dei mezzi di comunicazione. Qualcosa di simile a quanto raccomandava il dittatore spagnolo Franco ai suoi ministri “Fate come me, non mettetevi in politica”.  Continua a leggere

#AvenidaMiranda Puntata 35. La Colombia alla vigilia di un voto storico

A poche settimane dalle elezioni presidenziali, Avenida Miranda torna a occuparsi di Colombia. Marco Dalla Stella ci presenta le personalità che si troveranno a competere il prossimo 27 maggio e il complicato contesto nel quale il Paese sudamericano si avvicina al voto. Gli arresti e crescenti violenze contro componenti della ex-guerriglia delle Farc stanno mettendo a dura prova la tenuta degli Accordi di Pace, mentre alla frontiera con l’Ecuador va prendendo forma una polveriera pronta a esplodere dove paramilitarismo, guerriglia dissidente e grandi cartelli del narcotraffico si spartiscono la principale zona cocalera del paese.

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Cattiva Reputazione 2/Inventario della Colombia in-umana

da Semana, 10 maggio 2018

Violenza. «Qui puzza di povero», disse la signora entrando al ristorante. Per il singolare olfatto della signora la “puzza di povero” proveniva da due operai sudati che uscivano dal locale con le loro cassette degli attrezzi. Questa storia, avvenuta a Bogotà, me l’ha raccontata Irene. A Irene, che ha viaggiato per mezzo mondo, quel commento è sembrato così spregevole che è stata sul punto di alzarsi dal tavolo e prendere a schiaffi la signora. Irene non ha ucciso nella sua vita nemmeno uno scarafaggio, ma in quell’occasione in cui il sangue le è salito alla testa si è trovata sul punto di diventare violenta.

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Colombia. La pace alle urne

di Marco Dalla Stella, per WOTS, 7 maggio 2018

Lucas Carvajal è considerato uno dei volti nuovi delle Farc. Poco più che trentenne e con una passione per la musica metal – anche se, ci tiene a specificarlo, non ama i Led Zeppelin – è stato tra i più giovani componenti del team di negoziatori dell’ex gruppo guerrigliero a L’Avana. È una giornata di novembre quando lo incontriamo al parco Loma de la Cruz, uno dei punti turisticamente più affascinanti di Cali grazie ai murales che lo adornano e alla splendida vista di cui si può godere. Distinguiamo chiaramente la Torre di Cali, un freddo grattacielo di 45 piani che nei primi anni Novanta è stato simbolo dello spregiudicato potere del Cartello di Cali.

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Cattiva Reputazione 1/Fra la primavera politica e il Mondo Cane

da Semana, 02/05/2018

La Colombia è come una moneta. Testa e croce. Parrebbe che il suo destino sia quello di vivere due realtà in uno stesso tempo. Da una parte gli alberi fioriscono, dall’altra appassiscono. La primavera della politica che si è risvegliata nelle piazze del paese come conseguenza della originale campagna elettorale di Gustavo Petro [1] convive con un’atomizzazione della violenza nei quartieri marginali delle città e nelle frontiere selvatiche del territorio. Mentre i candidati espongono i loro programmi di fronte a un festivo auditorio caraibico, altrove le bocche di fuoco uccidono alla cieca.

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Ecuador, alla frontiera con la Colombia focolai di una nuova narco-guerra e c’è l’ombra dei cartelli messicani

di Marco Dalla Stella, da Repubblica.it

foto: Julio Estrella, El Comercio

Aumentano i pericoli per la popolazione civiIe, dopo il  sequestro di due cittadini ecuadoriani e la morte dei tre giornalisti. Cresce la tensione al confine fra i due paesi. Ma la risposta militare non sembra la soluzione

QUITO – Quando la mattinata del 17 aprile scorso il ministro degli interni ecuadoriano ha reso noto il sequestro di due persone da parte dello stesso gruppo responsabile del rapimento e della morte dell’équipe del giornale El Comercio, si è rotto definitivamente il mito dell’Ecuador come Paese di pace e s’è messa in luce una verità scomoda e troppo a lungo ignorata. Fra Ecuador e Colombia è tracciata una frontiera del crimine, dove il potere del narcotraffico sfida l’autorità di entrambi gli stati, che per decenni hanno trascurato intere comunità, lasciandole in balìa della povertà e della criminalità, come denunciano da tempo diverse organizzazioni umanitarie impegnate nel territorio. Ad avvantaggiarsi, oggi, sono i grandi cartelli messicani del narcotraffico.

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