Archivio dell'autore: ninobuenaventura

Cronache di una lavoratrice notturna di Città del Messico

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di Helena Scully Gargallo – da CarmillaOnLine

[Questo testo è stato tradotto dallo spagnolo da Nino Buenaventura e vissuto dall’autrice nella città-mostro, come è nota ai più la capitale messicana. Le illustrazioni sono a cura di Helena S. G.]

Notti Marziane

1_ In una città di lavoratori notturni

15 gennaio

Si sdoppia la vista, credo sia il sonno. Chiudo gli occhi e ricordo che sto guidando, ma nel secondo in cui li chiudo, sogno di guidare nel mio materasso e sogno che le piante di Reforma sono annaffiate da idranti fugaci che scendono dal cielo… ah no, le annaffia qualcuno, marziani? Continua a leggere

Il lavoro nell’industria automobilistica tra il Messico e Trump.

Marchionne[di Nino Buenaventura – da Clash City Workers] Uno dei temi preferiti dal comitato elettorale di Trump per la sua corsa alla Casa Bianca è stato quello del lavoro perso in anni di delocalizzazione produttiva verso paesi con salari più bassi. In particolare il settore automobilistico e la sua produzione in Messico sono diventati uno dei cavalli di battaglia del Tycoon.

Di fatti, il Messico è uno tra i principali paesi produttori di automobili e autoparti a livello mondiale. Occupa il settimo posto nella classifica dei principali produttori di automobili e il primo in America Latina producendo all’incirca un milione di veicoli in più del Brasile. Le esportazioni sono concentrate verso il mercato statunitense: nel 2016 l’ 80% dei veicoli prodotti fu esportato negli USA (fonte Governo del Messico). Appena eletto presidente, Trump ha voluto mostrare coerenza e pugno duro sul tema. Si è riunito con gli amministratori delegati di FIAT-Chrysler Automobiles e Ford per mettere le carte in tavola: o il ritiro dal paese latinoamericano degli investimenti diretti esteri o l’imposizione di dazi doganali fino a un 20% sulle importazioni dal Messico.  Continua a leggere

Guatemala. 8 marzo, un femminicidio di Stato

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[Intro e traduzione di Nino Buenaventura] Le origini dell’8 marzo si fondano su un fatto storico controverso, di cui non si conosce l’esattezza storica: l’8 marzo del 1857 le operaie di una fabbrica statunitense vennero chiuse e bruciate vive dal padrone per impedirgli di partecipare allo sciopero. Per la memoria collettiva però quella fabbrica, al di là della veridicità storica, è esistita. Per la storia delle donne, quella fabbrica è bruciata centinaia, migliaia di volte. Sotto forma di inquisizione, di orfanotrofio, di manicomio, di ospedale, cliniche per la purezza della razza, stupri di massa, femminicidi capillari e costanti, carceri, fabbriche, frontiere. Lo scorso 8 marzo, le giovani ‘ospiti’ dell’Hogar Seguro (Casa Sicura)riformatorio guatemalteco in cui vengono rinchiusi orfani e giovani coinvolti nella violenza criminale, appiccarono il fuoco ad alcuni materassi per protestare, proprio nel giorno internazionale della donna, contro le molestie sessuali e stupri continui dei quali erano vittime. L’8 marzo del 2017, 160 anni dopo il rogo statunitense commemorato, un sistema, uno Stato, i sostenitori e riproduttori del patriarcato hanno impedito a delle bambine, delle donne, delle giovani di mettersi in salvo e le hanno lasciate bruciare. Il governo guatemalteco ha tentato di insabbiare le reali motivazioni della rivolta dicendo che l’ammutinamento ha avuto luogo per la scarsa qualità del cibo. Nel mese di febbraio, il governo di Jimmy Morales mandò l’esercito contro Women on Waves, organizzazione olandese che pratica in acque internazionale aborti nei paesi dove si criminalizza la libera scelta delle donne.

Ad oggi, 12 marzo, sono 38 le giovani donne morte incenerite.

Il fatto che siano bambine, giovani o adolescenti, condannate o orfane non può far ignorare che la logica della sicurezza, del patriarcato, ha preferito bruciare 38 giovani donne, piuttosto che ascoltare le loro proteste e aprire quella maledetta porta.

A seguito l’articolo di  G. Waltke y M. Rodríguez in italiano, da nomada.gt.

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