Archivio dell'autore: perezgallo

EZLN: contro la fattoria-Stato e il suo fattore-capitale

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[di Perez Gallo da Carmilla, foto di Filipe Perini] Gli scorsi 12, 13, 14 e 15 aprile, a San Cristobal de las Casas, Chiapas, presso le strutture dell’Unitierra Cideci, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) ha fatto il punto: sulla propria storia, su cosa vuol dire essere davvero anticapitalisti, sulla crisi del cosiddetto ciclo progressista in America latina, su ciò che significa l’elezione di Trump e il moltiplicarsi di frontiere, muri e fili spinati. E soprattutto, sulla proposta del Congresso Nazionale Indigeno di una candidatura indipendente per la contesa presidenziale nel 2018 e su come questa scelta, a dispetto di come in molti hanno pensato, non sia affatto incompatibile ai principi del comandare ubbidendo, ma sia piuttosto il tentativo di rinnovare la lotta contro la finca-Stato (fattoria-Stato) e il suo vero padrone-finquero (fattore), il capitale.  Continua a leggere

Amenazan con desalojar centro social XM24, espacio de autogestión en Italia

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[di Perez Gallo da Desinformemonos] Hace algunas semanas apareció, en una calle de la Santa María la Ribera, en la Ciudad de México, una extraña bandera con escrito “I love XM24”. Sucesivamente, una igual bandera fue mirada en el barrio sureño de la Ruiz Cortínes, en la misma capital mexicana. Considerando la sorpresa que debe de haber tomado a los vecinos esa rara e incomprensible bandera, quizás habría que contarles la historia de este extraño lugar con ese extraño nombre, XM24.

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In difesa della terra. Il movimento campesino nicaraguense in marcia

di Matilde Sponzilli e Nicolò Peccatori (da Managua)

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Lo scorso 22 aprile, in occasione delle giornata internazionale della terra, il Consejo nacional en defensa de la tierra, del lago y de la Soberania, a nome del movimento campesino nicaraguense, ha indetto la sesta marcia nazionale contro il progetto di realizzazione del canale interoceanico.

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La memoria, una diáspora migrante. Entrevista con Horacio Castellanos Moya

VERACRUZ_IMG_7741.JPG_14952214-704x400[di Caterina Morbiato – da Confabulario] En entrevista, el escritor salvadoreño Horacio Castellanos Moya aborda las causas de la migración, desde la “democratización de la violencia” al uso del terror como estrategia de control político, además de la memoria como territorio de identidad y pertenencia.

Provocadora, impúdica, sarcástica. No cabe duda que la prosa del escritor salvadoreño Horacio Castellanos Moya (Tegucigalpa, 1957) ha sabido inspeccionar la realidad social centroamericana de los últimos tiempos. Obras como El asco, Insensatez, La sirvienta y el luchador y El arma en el hombre nos escupen en la cara los esperpentos más macabros de la violencia que ha destrozado países como El Salvador y Guatemala, sin dejar de registrar con precisión de cirujano el inacabable dolor que ahí se vive.

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Cielito Rebelde. Voci dal Messico resistente

di Redazione

[Un documentario di Massimiliano Lanza, Antonio Gori, Claudio Carbone e Leonardo Balestri] Come redazione de L’America Latina, ci teniamo a suggerire a tutte e tutti i frequentatori del blog la visione di questo bel documentario, Cielito Rebelde, realizzato dagli amici Massimiliano Lanza, Antonio Gori, Claudio Carbone e Leonardo Balestri durante un loro viaggio nel Messico del sud nell’estate del 2014, e finalmente disponibile online. Il Documentario Cielito Rebelde “Voci dal Messico resistente”, – ci dicono gli autori -, è disponibile completo gratuitamente su Distribuzioni dal Basso – OpenDDB. Per chi vuole le donazioni rimangono aperte. Tutti i soldi raccolti verranno inviati alle comunità in lotta in Chiapas, Mexico. Qui sotto proponiamo la breve presentazione realizzata dalle amiche e gli amici della rete editoriale autonoma Kairos, coproduttrice del documentario.

Buona visione!

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Vogliamo cambiare tutto. Intervista a Verónica Gago sullo sciopero delle donne in Argentina

[Oggi 8 marzo, sciopero transnazionale delle donne, riprendiamo con piacere questa intervista a Veronica Gago, intellettuale e attivista argentina, sul movimento argentino #NiUnaMenos].

di Maura Brighenti e Paola Rudan – da Connessioni precarie

Pubblichiamo sul nostro sito ‒ e in contemporanea su euronomade.info ‒ un’intervista a Verónica Gago, compagna Argentina impegnata nel percorso di NiUnaMenos e nell’organizzazione dello sciopero dell’8 marzo. Verónica pratica da tempo quella che in Italia chiamiamo «inchiesta militante», all’interno del Colectivo Situaciones e della casa editrice indipendente Tinta Limón. Nella sua militanza ha incrociato movimenti dei disoccupati, collettivi di migranti, esperienze femministe latinoamericane e molte situazioni di lotta con l’intento di tracciare le mappe complesse dell’economia popolare in Argentina e nella regione latinoamericana[1]. Proprio questo sguardo, che riconosce il ruolo fondamentale delle donne e del loro lavoro nel conferire vitalità all’economia popolare, offre una prospettiva privilegiata per osservare lo sciopero globale dell’8 marzo.

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Messico, effetto Trump sulle presidenziali

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(di Perez Gallo) (da Q Code Magazine) Alla fine del 2016 un micidiale uno-due ha sconvolto la politica messicana. Da una parte, l’annuncio a metà ottobre della candidatura di una donna indigena da parte del Congresso Nazionale Indigeno e appoggiata dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Dall’altra, la clamorosa vittoria di Trump alla presidenza degli Stati Uniti e l’inaugurazione di una politica apertamente anti-messicana da parte del vicino del nord. Entrambi gli eventi, congiunti, parrebbero avere già prodotto un risultato rilevante: l’ascesa di Andrés Manuel López Obrador e, come necessario corollario, la sua svolta “trasformista”.

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Il Messico nell’era Trump

Le reazioni al muro annunciato dal presidente Usa

Messico.jpg(Di redazione) (da Radio Città Fujiko)

Ad un mese dall’entrata in carica di Donald Trump, in Messico regna ancora l’incredulità per i primi atti ed annunci del presidente statunitense. La risposta del presidente messicano Peña Nieto è balbettante e anche la sinistra è confusa. La forte dipendenza dell’economia messicana dagli Usa spunta le armi contro il muro voluto dal tycoon.

Se Trump costruirà effettivamente il muro, i messicani troveranno il modo di aggirarlo, anche scavando tunnel. È questa l’ironia e la caparbietà con cui l’uomo della strada messicano reagisce all’idea espressa dal neo-presidente statunitense Donald Trump, che ha annunciato la costruzione dell’ormai famoso muro al confine tra Stati Uniti e Messico.
Ad un mese dall’insediamento del tycoon, però, nel Paese centramericano sembra regnare ancora l’incredulità, da un lato per una vittoria inaspettata, dall’altro perché Trump sembra voler davvero dare seguito a quanto promesso in campagna elettorale.

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