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Desembarca Diego Fusaro en América Latina: cuando la nueva derecha se disfraza de Marx y Gramsci

Da Desinformémonos

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Como grupo de investigadores e investigadoras, trabajadores y trabajadoras, y activistas residentes en México y América Latina, deseamos expresar sorpresa y preocupación ante la reciente publicación por parte de la editorial Siglo XXI del libro Antonio Gramsci. La pasión de estar en el mundo, escrito por Diego Fusaro y traducido del italiano por Michela Ferrante. Esta publicación se suma a varias más en medios divulgativos, periodísticos y académicos españoles y latinoamericanos. Por ejemplo, la editorial española de izquierda El Viejo Topo tiene en su catálogo cuatro obras de Fusaro. La Migraña, revista de análisis político de la Vicepresidencia del Estado Plurinacional de Bolivia, también publicó un artículo suyo y son muchos los medios, entre independientes, mainstream, y de diferentes inspiraciones políticas, que reproducen entrevistas y textos del autor italiano. No queremos  cuestionar en sí la elección editorial: vivimos en un mundo y en una región en donde, de la mano de la emergencia de gobiernos autoritarios y de extrema derecha, derechos fundamentales como la libertad de prensa, de pensamiento y de enseñanza crítica están cada vez más bajo ataque y hay que defenderlos a toda costa.

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«Siamo plurinazionali e con le dissidenze sessuali»

Di Susanna De Guio da Jacobin Italia

All’Encuentro de Mujeres argentino duecentomila donne hanno costruito un’agenda politica comune. Dopo trentaquattro anni l’evento compie un salto storico.

Un fiume in piena                                                                                              

Si è appena concluso, ed è stato il più grande Encuentro Nacional de Mujeres, appuntamento che da 34 anni, a metà ottobre, in Argentina convoca le donne a una tre giorni di dibattiti, seminari, laboratori, per tessere legami, scambiare esperienze e analisi, costruire un’agenda politica comune, cospirare insieme per transformarlo todo, trasformare la società intera, perché abbattere il patriarcato implica ripensare ogni ambito della vita collettiva. foto susi 1

Nato dall’iniziativa di un gruppo di donne che erano state nel 1985 a Nairobi, alla conferenza ONU di chiusura del Decennio della donna, il primo incontro richiamò circa mille donne a Buenos Aires con il desiderio e la necessità di confrontarsi e organizzarsi per combattere le diseguaglianze di genere. A partire dal 2015, quando è esploso il movimento NiUnaMenos in Argentina, anche l’Encuentro è cresciuto esponenzialmente. Se le mobilitazioni dell’anno scorso per la legalizzazione dell’aborto si sono conquistate il nome di “marea verde”, a partire dal colore del fazzoletto simbolo della Campagna per un Aborto Libero, Sicuro e Gratuito, la metafora continua nelle numerose e creative espressioni di quella che alcune chiamano la quarta ondata del movimento femminista: come un fiume in piena, corre rapido e sembra inarrestabile.

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La Comune di Quito: dentro l’insurrezione in Ecuador

Ecuador 1.jpgda Facção Fictícia

All’inizio di ottobre, un’onda di proteste ha occupato le strade dell’Equador contro i tagli al sussidi al diesel e alla benzina e il relativo aumento dei beni di prima necessità. L’agitazione si è transformata nella maggiore insurrezione popolare del paese dagli ultimi decenni. Manifestazioni indigene sono arrivate alla capitale Quito e hanno occupato l’edificio del Parlamento e migliaia di manifestanti hanno affrontato le forze di polizia del presidente Lenin Moreno, obbligando il governo a cambiare la sua sede dalla capitale del paese per tentare di scappare dall’insurrezione popolare. Moreno è il successore e ex-vice presidente del progressista Rafael Correa, che era arrivato al potere spinto dai movimenti sociali degli anni ’90 e ha governato il paese per 12 anni con politiche si pacificazione sociale, cooptazione dei movimenti sociali e politiche estrattiviste simili a quelle applicate da altri governi progressisti in America Latina. La convergenza di vari gruppi dalle campagne, dalle città, studenti, femministe e indigeni è ciò che ha permesso una radicalizzazione della lotta che si trasforma ora in una vera e propria insurrezione popolare. Finora sono stati accertati 554 feriti, 929 arrestati e 5 persone che hanno perso la vita nei primi 10 giorni di repressione alle manifestazioni.

Intervista a Marcelo Jara, un nostro amico e compagno ecuadoriano, realizzata la notte del 10 ottobre.

1. I governi del Brasile, dell’Argentina e le istituzioni legate all’Unione Europea dichiarano il loro sostegno al governo di Lenin Moreno in Ecuador e denunciano la rivolta popolare della classe operaia e dei popoli indigeni. Ovviamente, queste istituzioni sanno che le politiche di austerità sono all’ordine del giorno anche nei loro paesi e temono che lo stesso scenario si diffonderà in America e in altre parti del mondo. Come le politiche di resistenza all’austerità e riduzione dei sussidi incidono materialmente sulla vita quotidiana in Ecuador? Come, secondo te, queste politiche hanno indotto la popolazione e i popoli indigeni a dire basta? Pensi che ci sia un sentimento anticapitalista nelle strade?Ecuador 10

La resistenza, che si sta svolgendo da ormai otto giorni (11 ad ora NdT), è un fatto importante, storico. È la rivolta più grande degli ultimi anni, storicamente non saprei dire, ma sicuramente è lo sciopero più grande che vede come protagonisti gli indigeni, per lo meno dal punto di vista della tenuta, perché le ribellioni in passato non duravano così tanto.

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Ecuador: “Questa è una rivolta generalizzata”

Foto 1.jpgIl popolo ecuadoriano continua a condurre manifestazioni e innalzare barricate in tutto il paese contro il piano di riforme decretato dal presidente Lenin Moreno

Di Redaccion La TintaLa Tinta

Traduzione di Arroz

Migliaia di donne e uomini in Ecuador stanno ancora protestando nelle strade nonostante la feroce repressione ordinata e comandata dal presidente Lenin Moreno che, a causa delle dimensioni massive delle proteste, si è visto costretto a spostare il suo governo da Quito a Guayaquil.

Le misure neoliberiste approvate dal presidente in seguito a un accordo con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) – denominate “il paquetazo”(peggiorativo per “il pacchetto”, NdT), hanno scatenato le mobilitazioni di massa che da otto giorni si realizzano in tutto il paese.

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“Carta aos companheiros” de Cesare Battisti

BattistiNella rivista brasiliana Revista Fórum è uscita la traduzione al portoghese della lettera scritta da Cesare Battisti ai compagni, pubblicata prima su Carmilla Online e poi, con commento, su Infoaut. Buona lettura.

Na revista brasileira Revista Fórum saiu a tradução ao portugués da carta escrita pelo Cesare Battisti aos companheiros, publicada primeiro em Carmilla Online e depois, com comentário, em Infoaut. Boa leitura.

Publicamos essa carta de Cesare Battisti dirigida aos companheiros porque acreditamos que é importante seguir discutindo esta questão mastigada, regurgitada e completamente esquecida pelas mídias. Achamos que é necessário reconhecer o contexto onde a “confissão” do Battisti aconteceu, após anos da construção de um bode expiatório e da auto-absolvição [1] total da sociedade italiana sobre as questões dos anos setenta, com a vontade, mais uma vez, de exorciza-los para negar que alguma vez tenham existido.

Este horrível espetáculo pornográfico produzido no seu retorno a Itália, numa Itália sem história, serve como um ensaio do quanto a imagem de “último dos moicanos [2]” foi colocada sobre ele apenas para reforçar a narrativa dominante.

Entretanto, depois de tudo, Cesare Battisti é apenas um proletário que escolheu opor-se ao capital com as ferramentas e os recursos que possuía, e que, pelos amargos caminhos do destino, foi catapultado no proscênio da propaganda capitalista sem trair a ninguém, a não ser a ideia que muitos tinham sobre ele – De que estaria se dissociando? De um processo político e social terminado há quase trinta anos? Outras foram as dissociações em tempos bem mais tumultuados [3]. Uma abjura fora do tempo é, pelo menos, muito mais humana que alguém que de oprimido virou carrasco.

Leia a carta

Me perguntaram se era verdadeiramente necessário assumir as responsabilidades políticas e penais frente à Procuradoria de Milão? Me pergunto – qual necessidade move aqueles que fazem esta pergunta? Porque, se eu soubesse exatamente o que esperavam de mim, seria muito mais fácil me colocar no lugar deles e talvez encontrar alguma boa justificativa, o que seguramente não falta, para duvidar da minha própria decisão.

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Comunicato della piattaforma PIRATA a EZLN, CNI, CIG, Sexta nazionale e internazionale/Comunicado de la plataforma PIRATA para EZLN, CNI, CIG, Sexta nacional e internacional

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(foto di Nodo Solidale)

All’ Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale
Al Congresso Nazionale Indigeno
Al Consiglio Indigeno di Governo
Alla Sexta Nazionale e Internazionale

Oggi 19 agosto 2019, come Piattaforma Pirata, salutiamo con gioia e entusiasmo collettivo la nascita dei nuovi Centros de Resistencia Autonoma y Rebeldia Zapatista nei territori autonomi del Chiapas ribelle.

Consapevoli che questa nuova fase dello zapatismo sia il frutto del lento lavoro politico e organizzativo delle comunità resistenti, che da oltre 25 anni resistono in basso e a sinistra contro la ricetta di sfruttamento, distruzione e morte che giorno dopo giorno impone l’ idra capitalista, rinnoviamo il nostro impegno a continuare a camminare insieme e a tentare di tessere percorsi di autonomia che ancora sconvolgono l’ordine esistente.

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En Bolonia desalojo violento de histórico centro social. Comunicado del Nodo Solidale

xm desalojo 2De Nodo Solidale

A todas las luchas, los movimientos y las organizaciones hermanas,

En la ciudad italiana de Bolonia, en estos momentos (a partir de las 5:30am locales) se está llevando a cabo un desalojo policiaco-militar del espacio social XM24.

XM24 es un espacio ocupado y autogestionado desde el año 2002 en la “Bolognina”, un barrio popular, obrero, migrante y estudiantil de Bolonia donde desde hace unos años grandes intereses económicos (constructoras, bancos, centros comerciales) están llevando adelante, por medio de sus “capataces” de la administración municipal, un enorme proceso de gentrificación y de “limpieza étnica” hacia la población pobre, proletaria y de origen extranjera.
A pesar de ser gobernada por la oposición que hasta hace unos tiempos se consideraba de “centro-izquierda”, la política ciudadana del partido demócrata (PD) está perfecamente en línea con las políticas racistas, de extrema derecha y de supremacía blanca de los fascistas de la Liga Norte, que gobiernan el país, y de sus aliados Donald Trump, Vladimir Putin, Benjamin Netanyahu, Victor Orbán y Jair Bolsonaro.
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Quando la democrazia muore lentamente. Recensione de “Democracia em vertigem” (Netflix)

foto Lula.pngDi Dario Clemente

In un periodo in cui il noto distributore di contenuti audiovisuali sembra impegnato in una guerra fredda attualissima, occupandoci, e preoccupandoci, le serate con evil russians di ogni tipo (Stranger Things, Chernobyl, Trozky), così cattivi da essere francamente noiosi, vero peccato mortale, il film brasiliano di denuncia “Democracia em vertigem” viene a scompaginare le carte. Produzione propria uscita da un paio di settimane, ci ricorda che Netflix è anche una piattaforma per operazioni coraggiose, come “Sulla mia pelle”, film sugli ultimi giorni di Stefano Cucchi che nessun altro voleva distribuire.

Breve riepilogo (2 ore) per coloro che non fossero stati attenti alle altre disgrazie gialloverdi, quelle brasiliane, ma anche a chi si fosse legittimamente perso per strada data la quantità di trame e personaggi degna di una soap opera, anzi, di una telenovela, il film della giovane Petra Costa andrebbe visto come contrappunto ideale della serie “O mecanismo” (sempre su Netflix), prodotto formato “Carabinieri” su una pulitissima ed eroica Mani Pulite brasiliana che non è mai esistita. Qui invece si adotta il punto di vista di un militante di sinistra, lei stessa, figlia di due agitatori politici che hanno trascorso gran parte della dittatura (1964-1985) in clandestinità. Organizzando la struttura narrativa attorno alla metafora di una giovane democrazia brasiliana in bilico, giovane come lei, che nel 2002 ha potuto votare per la prima volta e festeggiare l’inatteso successo dell’ex leader sindacale Lula da Silva, la Costa riesce a far accomodare da subito lo spettatore al focolare di quello che è prima di tutto un dramma personale e famigliare. Dopotutto Petra si chiama così in onore di un compagno di militanza dei genitori, assasinato da un commando durante la dittatura.

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