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Venezuela: sullo sfondo del golpe, le contraddizioni di fondo del modello bolivariano

Da Radio Blackout

L’autoproclamazione di Guaido dà una brusca accelerazione alla crisi venezuelana e ne svela la verità conclamata: un’operazione eterodiretta dagli USA, interessati al controllo di uno dei più importanti pozzi petroliferi del mondo su cui si stava addensando gli interessi cinesi. Nella protesta si mischiano però anche istanze di resistenza di una parte della base storica dello chavismo nonché l’esaurimento di un modello di sviluppo basato sul petrolio che ha reso il Venezuela particolarmente esposto alle congiunture internazionali legate al prezzo del greggio e quindi alle ingerenze della varie potenze imperialiste.

Ne abbiamo chiacchierato con uno dei redattori di lamericalatina.net.

Qui il PODCAST!

 

Venezuela in un vicolo cieco

Nel tentativo dicontribuire, in questo momento drammatico per il Venezuela, a capire meglio certi aspetti della sua crisi, proponiamo la traduzione di un articolo dell’economista “chavista critico” Temir Porras Ponceleón sulle origini e l’evoluzione della crisi economica venezuelana, soprattutto nel periodo di governo di Nicolás Maduro. Per altri contributi da noi pubblicati sul Venezuela, vedere qui.

Di Temir Porras Ponceleón*

da Le Monde Diplomatique Argentina

12/01/2019

Il periovenezuela.pngdo in cui Hugo Chávez ha tenuto in mano le redini del Venezuela (1999-2013) è stato un periodo di conquiste indiscutibili, tra cui la maggiore è stata la riduzione della povertà. Il chavismo può anche vantare risultati più che rispettabili in aree meno prevedibili, come la crescita economica: il Prodotto Interno Lordo (PIL), per esempio, si è quintuplicato tra il 1999 e il 2014 (1). Sicuramente questo spiega i numerosi trionfi elettorali e la longevità della sua egemonia politica. Questo contesto ha permesso di rifondare istituzioni ormai marce attraverso un processo costituente aperto e partecipativo, ricorrendo nel frattempo in maniera sistematica al voto popolare – a tal punto che l’ex presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha dichiarato che in Venezuela “ci sono elezioni tutto il tempo, e quando queste non sono previste, Chávez se le inventa”-. A livello regionale, la Rivoluzione Bolivariana ha contribuito a a rendere possibile la “marea rossa” che ha conquistato la regione nel primo decennio del secolo (2) e ha portato al potere attraverso elezioni forze progressiste, spesso per la prima volta nella storia di paesi che parevano finalmente intenzionati a smettere di essere il “cortile di casa” degli Stati Uniti.

Ció nonostante, la morte di Chávez (a 58 anni, nel marzo del 2013) e la transizione politica che ha portato al potere il suo successore Nicolás Maduro nelle elezioni presidenziali anticipate del 14 di aprile del 2013, hanno inaugurato un nuovo periodo. E hanno imbrogliato le carte.

Dal 2014 il Venezuela attraversa la crisi economica più grave della sua storia, che non solo ha provocato una situazione di disagio sociale, ma ha anche contribuito ad aumentare la polarizzazione politica che caratterizza il paese da ben due decenni. Si è già alzato un muro divisorio tra il governo e l’opposizione che mette a rischio il funzionamento delle istituzioni del 1999.

Il carattere eccezionale di questa crisi si deve anche alla sua durata e intensità. Nel 2018 il Venezuela sta registrando il suo quinto anno consecutivo di recessione economica, con una contrazione del PIL che potrebbe raggiungere il 18%, dopo una caduta tra l’11 e il 14% nel 2017. Visto che lo Stato venezuelano non pubblica dati macroeconomici dal 2015 alcuni pensano che gli organismi internazionali come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) o i grandi istituti finanziari privati dipingano un panorama più oscuro per via di pregiudizi ideologici. Tuttavia, le cifre governative che si sono filtrate confermano una caduta del PIL del 16,5% nel 2016 (3). Tra il 2014 e il 2017, la contrazione accumulata dell’economia si stabilizzerebbe, così, ad almeno il 30% (4), una caduta paragonabile a quella degli Stati Uniti tra il 1929 e il 1932 durante la Grande Depressione.
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Il tentativo di golpe in Venezuela e come si è arrivati fino a qui

Riprendiamo un articolo di Radio Città Fujiko con intervista radio al nostro redattore Pérez Gallo. Qui il PODCAST!

Le cause e le tappe della crisi prima economica e ora istituzionale in Venezuela.

di Alessandro Canella
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L’autoproclamazione a presidente di Juan Guaidò e l’appoggio instantaneo di Paesi come gli Usa di Trump e il Brasile di Bolsonaro rappresentano un tentativo di golpe in Venezuela. Più complessa e articolata l’analisi di come si sia prodotta questa situazione e il presidente Maduro non è esente da responsabilità. La corrispondenza di Perez Gallo.

La situazione istituzionale del Venezuela sembra precipitata nelle ultime 24 ore, da quando il presidente dell’Asamblea Nacional, Juan Guaidò, si è autoproclamato presidente ad interim fino a nuove elezioni, ottenendo l’appoggio di attori internazionali del calibro degli Usa di Trump, del Brasile di Bolsonaro, del Canada di Trudeau, insieme a storici “rivali” latinoamericani del Venezuela, come la Colombia.
L’Asamblea Nacional del Venezuela è controllata per i due terzi dalle opposizioni, ma il Tribunale Supremo venezuelano aveva dichiarata illegittima l’assise.

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Venezuela: La disputa è per i territori. Ripensare un progetto di emancipazione, in tempi molto difficili

Da Rebelión

Di Emiliano Terán Mantovani

Traduzione di Daniele Benzi

venezuela 1Già da settimane si annunciavano turbolenze in Venezuela a cominciare da gennaio con l’insediamento dell’Assemblea nazionale e l’inizio di un incerto periodo presidenziale per Nicolás Maduro (2019-2025). Ancora una volta, saltano alla vista una serie di mosse politiche e geopolitiche di breve e medio termine, movimenti, alleanze e decisioni che ravvivano le tensioni già esistenti creando nuovi punti di inflessione e cambiamenti di scenario. La drammatica progressione del disastro economico e la decomposizione politica e istituzionale del paese, sommandosi ad un panorama internazionale ostile, ci conducono verso un periodo di volatilità molto maggiore rispetto a quello già di per sé di forte conflitto del 2017.

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Confine Guatemala-Messico: le carovane sfidano ancora una volta le frontiere

Di Nodo Solidale

carovana foto.jpgLa  carovana migrante é riuscita a passare il confine fra Guatemala e Messico fra la notte del 17 e la mattinata del 18 gennaio. É la prima del nuovo anno.

Composta da 7.000 persone di cui la maggior parte honduregni e salvadoreñi, quella che ormai é la terza carovana migrante dall’autunno del 2018, ha attraversato Honduras e Guatemala in 4 giorni di marcia serrata. É riuscita, prima, a sfondare le barriere fra Honduras e Guatemala, dove si sono registrati scontri sul confine e lanci di lacrimogeni da parte della polizia guatemalteca, poi, ha proseguito verso Tucun Uman ottenendo di passare la frontiera Guatemala-Messico senza che si verificassero incidenti con polizia, esercito e marina presenti sul valico.

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Sull’arresto e la consegna express di Cesare Battisti: il “regalo” di Evo Morales a Salvini… e al “fratello” Bolsonaro

di Pablo Stefanoni

da La Diaria

battisti fotoCominciamo dalla fine: domenica 13 gennaio, un aereo con agenti di polizia e dell’intelligence italiana è atterrato all’aeroporto di Viru Viru, a Santa Cruz de la Sierra, per prendere Cesare Battisti. L’attuale scrittore è stato un membro del gruppo armato di estrema sinistra Proletari Armati per il Comunismo (PAC) operante durante gli “anni di piombo” italiani e condannato all’ergastolo in Italia per quattro reati, due come autore materiale e due come complice. È arrivato all’aeroporto militare di Ciampino alle 11.36 di lunedì. Ad attenderlo c’era il ministro dell’Interno e leader del governo italiano Matteo Salvini, un neofascista che fa parte dell’asse xenofobo trumpiano molto spesso criticato dalla Bolivia.

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Codedi: dateci le case. Tutto il resto ce lo prendiamo da soli

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Quando nel 1998, nella Sierra Sur della regione di Oaxaca, un gruppo di famiglie con l’obiettivo di opporsi alla devastazione del proprio territorio da parte delle imprese e del governo, fonda il CODEDI (Comitè en Defensa de los Derechos Indigenas), nessuno immaginava che nel giro di dieci anni i propri figli avrebbero potuto vivere, studiare ed esprimersi attraverso il teatro in uno stadio costruito dall’organizzazione, nè che quel comitato si facesse organizzazione popolare e il CODEDI diventasse un punto di riferimento nel panorama politico messicano ed internazionale.

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#AvenidaMiranda Puntata 45. Prima i messicani?

avenida-miranda-prima-i-messicani13 dic. – Da settimane più di duemila migranti centroamericani vivono ammassati in accampamenti di fortuna nella periferia di Tijuana. Sebbene la loro situazione inizi a migliorare, le tensioni con la popolazione locale hanno assunto forme che suonano di già sentito. “Prima i messicani”, “tornate a casa vostra” sono gli slogan che si alzano dalla marcia contraria ai migranti, organizzata dai cittadini di un’area urbana che proprio sulla vicinanza al confine ha costruito la sua fortuna.
Caterina Morbiato, antropologa e blogger di lamericalatina.net, ha seguito da vicino la realtà di Tijuana e della “carovana migrante”, e ne parla assieme a Marco Dalla Stella in questa puntata di Avenida Miranda.

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