Archivi categoria: America Latina

Cattiva Reputazione: Il Venezuela è una bomba ad orologeria

Da Semana, 30 gennaio 2019

Ci sono buone probabilità che la questione venezuelana si risolva col comune accordo dei poteri reali: Stati Uniti, Cina, Russia, Alto Comando Militare venezuelano e pochi altri. La Colombia non c’entra nulla. Peggio: potrebbe essere vittima dei suoi pessimi calcoli diplomatici. Continua a leggere

Presentación del libro “Messico invisibile” #FilQueretaro2019 y opinión sobre la #GuardiaNacional #México: videos de @gusvlogger

Arriba: video-artículo de opinión sobre la Guardia nacional en México.

Abajo: momentos de la presentación del libro “Messico invisibile. Voci e pensieri dall’ombelico della luna” di Fabrizio Lorusso (Arcoiris ed. 2016) en la I Feria Internacional del Libro de Queretaro, 31 de enero de 2019.

Un agradecimiento especial al Canal de Gus Vlogger su YouTube por la realización y difusión de los videos.

 

Guardia Nacional: criticidades, alternativas y discursos de guerra

guardia_nacional_mando_propio[Fabrizio Lorusso – De: Zona Franca y Desinformémonos] La seguridad ha de entenderse de manera amplia como seguridad humana y no policial, con garantía plena de los derechos humanos, y como parte de un estado de derecho sólido y de sistemas de procuración e impartición de justicia adecuados al reto enorme que enfrenta el México actual. En parte el Plan Nacional de Desarrollo 2018-2024 lo hace, sin embargo, dentro de éste, la creación de una nueva corporación como la Guardia Nacional (GN), que mantiene una significativa influencia militar en sus operaciones y dirección, no abona a ello y ha recibido muchas críticas. Además, para la creación de una policía nacional que fuera civil, como se ha querido caracterizar, no habría necesidad de una reforma constitucional.

Este debate ocurre en el contexto de un cambio discursivo peligroso que se está dando masiva y rápidamente en los medios y la opinión pública entre la anterior “guerra al narco” y la actual “guerra al huachicol”, o sea entre la creación simbólica del “enemigo narcotraficante”, encarnado en la figura de El Chapo Guzmán, entre otros, y la invención del nuevo villano, el “enemigo huachicolero”, encarnado de momento por El Marro, presunto líder del “cártel”, más bien de la organización criminal, de Santa Rosa de Lima en Guanajuato. Ya hemos visto cómo la retórica belicista, impulsada por los medios de comunicación y el propio gobierno durante la presidencia de Calderón, funcionó como caja de resonancia para las tendencias más oscuras, prejuiciosas y profundas de la sociedad.

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«In Venezuela rischiamo una guerra civile internazionale»

La crisi venezuelana oltre la polarizzazione – Intervista a Emiliano Teran Mantovani

Di Andrea Cegna

Da Effimera

Striscione di solidarietà con il governo venezuelano a Leitza, Spagna: Lo scontro Venezuelano non pare lasciare spazio ad alcuna uscita a sinistra. Una partita che vede in Maduro e Guaidò due protagonisti parziali ma, ad ora, unici “player” davvero in gioco. Il grosso della vicenda si gioca fuori dal Venezuela. In molti infatti temono una “siriazazione” del paese latinoamerico. USA, Cina e Russia e marginalmente l’UE sono interessati alla risoluzione di parte del conflitto. Nessun attore internazionele, a parte Vaticano, Uruguay e Messico hanno mostrato attenzione al popolo venezuelano e ad un uscita il più possibile condivisa e pacifica. La scelta Maduro/Guaidò non è solo ideologica ovviamente, ma rappresenta anche parte dello scontro intercapitalista o neo-imperialista, che vede contrapposti USA e Cina e in subordine soprattutto nel continente la Russia. L’autoproclamazione voluta da Trump di Guaidò è stata una mossa di fatto d’imposizione straniera. L’appoggio della Cina a Maduro pare più legato all’interessi sul debito contratto dal Venezuela con Pechino che un posizionamento ideologico. Non peraltro un confronto basato sull’idea stessa di stato-nazione, cioè una confrontazione utile e necessaria per lo sviluppo del capitalismo stesso. Non possiamo certo dimenticare l’avversione degli USA contro il Bolivarismo che è cosa nota: da 20 anni Washington porta avanti una logorante guerra di bassa intensità prima contro Chavez e ora contro Maduro. Oggi gli errori e le ambiguità nella gestione del potere che Maduro ha portato avanti hanno aperto una breccia percorribile per l’imperialismo nord Americano. La crisi economica del paese è l’accelleratore delle problematiche, e la crisi stessa è stata una delle condizioni viziate e generate dalla guerra di bassa intensità USA. E così le critiche a sinistra a Maduro, le posizioni di ex ministri di Chavez o di parte dei quartieri popolari si perde e si confonde. La prima non è capace di diventare opzione percorribile in parte perchè radicalmente posizionata a sinistra e quindi in collisione con gli interessi delle compagini capitaliste, la seconda mossa da sentimenti di sopravvivenza si somma alle piazza dell’opposizione di destra. La giornata di sabato 2 febbraio, con le due oceaniche manifestazioni di Caracas, una pro e l’altra anti-Maduro non fanno che aumentare l’inconsistenza delle proposte a sinistra. Forse potranno dare forza al dialogo che Uruguay, Messico e Vaticano vorrebbero mediare. Anche se USA e Francia spingono Guaidò.

Ma la critica a sinistra esiste. Per capire come si articola riportiamo l’intervista completa a Emiliano Teran Mantovani, sociologo dell’Università Centrale del Venezuela e Dottorando all’Università Autonoma di Barcellona. Teran Mantovani è tra i sostenitori della necessità che ci sia una consulta nazionale che azzeri ogni potere oggi in campo in Venezuela e che sia il voto popolare a decidere, quindi né Maduro né Guaidò e soprattutto non lo scontro intercapitalista internazionale.

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Come è la situazione in Venezuela in questi giorni?

È forse uno dei momenti più pericolosi nella storia contemporanea del Venezuela, in cui si mescolano un gigantesco scontento sociale contro il governo di Maduro, a cui ha risposto con una repressione vista solo in tempi di dittatura. Una crisi economica, forse senza precedenti nella storia di tutta l’America Latina, che mantiene le persone in una situazione di precarietà tipica dei tempi di guerra. Un’opposizione che è stata molto screditata e divisa, ma che con le nuove mobilitazioni prende ossigeno, ora guidata dai settori più radicali della destra (il partito Volontà Popolare in alleanza con gli Stati Uniti e i governi di destra più rancidi del continente). C’è il rischio dell’istituzione di uno Stato parallelo, che può essere accompagnato dalla divisione delle fazioni delle forze armate, o dalla penetrazione di corpi armati nel paese, sarebbe una guerra civile internazionale con incalcolabili conseguenze. Non solo per il Venezuela, ma per tutta la regione. Con il governo di Maduro non sembra, tuttavia, possa esserci fine alla violenza, e non possiamo così escludere l’organizzazione di una guerra per deporlo. Se accadesse sarebbe organizzata contro gli interessi del popolo e per imporre un processo di ristrutturazione economica neoliberale con forme di governo altamente repressive. Vi sono possibilità di una soluzione negoziata che eviti l’esondazione di un conflitto armato, il tutto dipende dai possibili soggetti della negoziazione. Un negoziatore internazionale affidabile potrebbe articolare la risoluzione. Sicuramente la situazione attuale prevede un cambiamento imminente nel breve periodo.

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Cattiva Reputazione: Rabbia

Da Semana, 23 gennaio 2019

“Soltanto i morti hanno visto la fine della guerra”, medita tra sé e sé il reporter mentre osserva l’uomo riverso a terra. Ha dei colpi da arma da fuoco. È insanguinato. Si sentono dei sussurri, e rantoli interrotti. Come quelli di un’anatra, o di una gatta. “È ancora vivo”, dice uno. A pochi metri di distanza un soldato ferito viene portato dai suoi commilitoni verso un veicolo militare. Lo gettano all’interno dell’auto come un sacco di indumenti sporchi. L’assedio. Le bocche fumanti delle mitragliatrici. Le esplosioni intermittenti. Le voci caotiche dei combattenti fra le rovine. La guerra marcisce. Marcisce l’anima dei vivi. Continua a leggere

Venezuela: sullo sfondo del golpe, le contraddizioni di fondo del modello bolivariano

Da Radio Blackout

L’autoproclamazione di Guaido dà una brusca accelerazione alla crisi venezuelana e ne svela la verità conclamata: un’operazione eterodiretta dagli USA, interessati al controllo di uno dei più importanti pozzi petroliferi del mondo su cui si stava addensando gli interessi cinesi. Nella protesta si mischiano però anche istanze di resistenza di una parte della base storica dello chavismo nonché l’esaurimento di un modello di sviluppo basato sul petrolio che ha reso il Venezuela particolarmente esposto alle congiunture internazionali legate al prezzo del greggio e quindi alle ingerenze della varie potenze imperialiste.

Ne abbiamo chiacchierato con uno dei redattori di lamericalatina.net.

Qui il PODCAST!

 

Sai cos’è Netflix, Cleo? Una riflessione sul film Roma di Alfonso Cuarón

[Questo articolo é apparso su NapoliMonitor]

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di Caterina Morbiato e Carlos Acuña

Capita alle volte di mettere le mani su vecchie fotografie di gente mai conosciuta — come quelle che si trovano nei mercatini di anticaglie, tutte arcuate e con i bordi frangiati — e di rimanere sedotti da un particolare. È un dettaglio che ha qualcosa di familiare: la maniera in cui il fumo della sigaretta esce dalle labbra di quella donna, coprendole tutto il viso; il muro viscido di un molo; lo sguardo da condannata della giovane nel giorno del suo matrimonio. Più osserviamo la foto e più ci assale una sensazione: quell’attimo ibernato chissà quando e da chissà chi, l’abbiamo vissuto un po’ pure noi.

Roma, l’ultimo film di Alfonso Cuarón, ha questo strano e raro potere: fa assaporare la familiarità. Sensualmente, apre piccole brecce da cui possiamo pescare, come da una carrellata di diapositive, dettagli che prendono le fattezze di un nostro ricordo. Vincitore del Leone d’Oro alla 75esima edizione del festival di Venezia, di due Golden Globe e papabile trionfatore ai prossimi Oscar, Roma ha iniziato a far parlare di sé con mesi di anticipo sulla proiezione nelle sale. Fin da subito la pellicola dell’autore di Gravity e Y tu mamá también ha stuzzicato la curiosità del pubblico. In Messico, paese natale del regista, Roma è stata festeggiata come un’opera maestra. Le ragioni sono chiare. Cuarón è riuscito a combinare, attraverso una delicata narrativa, l’intimità di una storia personale e le vertigini di alcuni eventi chiave nella storia recente del paese e della città, come il cosiddetto halconazo, il massacro di circa un centinaio di studenti per mano di paramilitari avvenuto il 10 giugno del 1971. Ma anche perché Roma tocca temi che sono ancora tabù nella società messicana, come l’abissale disuguaglianza che persiste tra le classi sociali e che, sebbene non sia esplicita nel film, contiene un categorico elemento razziale. Continua a leggere

Venezuela in un vicolo cieco

Nel tentativo dicontribuire, in questo momento drammatico per il Venezuela, a capire meglio certi aspetti della sua crisi, proponiamo la traduzione di un articolo dell’economista “chavista critico” Temir Porras Ponceleón sulle origini e l’evoluzione della crisi economica venezuelana, soprattutto nel periodo di governo di Nicolás Maduro. Per altri contributi da noi pubblicati sul Venezuela, vedere qui.

Di Temir Porras Ponceleón*

da Le Monde Diplomatique Argentina

12/01/2019

Il periovenezuela.pngdo in cui Hugo Chávez ha tenuto in mano le redini del Venezuela (1999-2013) è stato un periodo di conquiste indiscutibili, tra cui la maggiore è stata la riduzione della povertà. Il chavismo può anche vantare risultati più che rispettabili in aree meno prevedibili, come la crescita economica: il Prodotto Interno Lordo (PIL), per esempio, si è quintuplicato tra il 1999 e il 2014 (1). Sicuramente questo spiega i numerosi trionfi elettorali e la longevità della sua egemonia politica. Questo contesto ha permesso di rifondare istituzioni ormai marce attraverso un processo costituente aperto e partecipativo, ricorrendo nel frattempo in maniera sistematica al voto popolare – a tal punto che l’ex presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha dichiarato che in Venezuela “ci sono elezioni tutto il tempo, e quando queste non sono previste, Chávez se le inventa”-. A livello regionale, la Rivoluzione Bolivariana ha contribuito a a rendere possibile la “marea rossa” che ha conquistato la regione nel primo decennio del secolo (2) e ha portato al potere attraverso elezioni forze progressiste, spesso per la prima volta nella storia di paesi che parevano finalmente intenzionati a smettere di essere il “cortile di casa” degli Stati Uniti.

Ció nonostante, la morte di Chávez (a 58 anni, nel marzo del 2013) e la transizione politica che ha portato al potere il suo successore Nicolás Maduro nelle elezioni presidenziali anticipate del 14 di aprile del 2013, hanno inaugurato un nuovo periodo. E hanno imbrogliato le carte.

Dal 2014 il Venezuela attraversa la crisi economica più grave della sua storia, che non solo ha provocato una situazione di disagio sociale, ma ha anche contribuito ad aumentare la polarizzazione politica che caratterizza il paese da ben due decenni. Si è già alzato un muro divisorio tra il governo e l’opposizione che mette a rischio il funzionamento delle istituzioni del 1999.

Il carattere eccezionale di questa crisi si deve anche alla sua durata e intensità. Nel 2018 il Venezuela sta registrando il suo quinto anno consecutivo di recessione economica, con una contrazione del PIL che potrebbe raggiungere il 18%, dopo una caduta tra l’11 e il 14% nel 2017. Visto che lo Stato venezuelano non pubblica dati macroeconomici dal 2015 alcuni pensano che gli organismi internazionali come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) o i grandi istituti finanziari privati dipingano un panorama più oscuro per via di pregiudizi ideologici. Tuttavia, le cifre governative che si sono filtrate confermano una caduta del PIL del 16,5% nel 2016 (3). Tra il 2014 e il 2017, la contrazione accumulata dell’economia si stabilizzerebbe, così, ad almeno il 30% (4), una caduta paragonabile a quella degli Stati Uniti tra il 1929 e il 1932 durante la Grande Depressione.
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