Archivi categoria: Articoli Accademici

La Infraestructura logística en América Latina. El Plan IIRSA entre globalización y crisis del ciclo progresista

nave containerpor Pérez Gallo

Artículo publicado para el congreso ALAS 2017. Las encrucijadas abiertas de América Latina. La sociología en tiempos e cambio, 3-8/12/2017, Montevideo (Uruguay)

Abstract

En los últimos años, con la proliferación, a lo largo del mundo, de consistentes luchas en el ámbito de los puertos, en los grandes hubs, los grandes centros de distribución y los grande canales de comunicación, los conceptos de logística, infraestructura y corredores han ido tomando una importancia notable, que más allá de su significado específico están cada vez más definiendo nuevas categorías políticas, nuevas lentes a través de las cuales analizar las evoluciones y las tendencias del capitalismo contemporáneo.

Mi intento aquí es considerar la construcción de un gigantesco plan como la IIRSA (Iniciativa para la Integración de la Infraestructura Regional Sudamericana) no sólo y no tanto desde los habituales enfoques de la geopolítica y de las relaciones internacionales y del marco analítico del neoextractivismo y del llamado consenso de los commodities, sino destacando la centralidad de estos conceptos, insertando este plan en el contexto de otros planes y corredores de infraestructura a nivel global. Al mismo tiempo, al retomar las nociones de logística, infraestructuras y corredores, quizás se puedan vislumbrar elementos y pistas analíticas que pueden subrayar ciertas formas y dispositivos de funcionamiento del neoliberalismo más allá de su definición simplista de “monetarismo del laissez faire”, lo que permita entender porqué aún durante y bajo la hegemonía de un ciclo político progresista un plan como la IIRSA no pudo ser cuestionado, sino más bien fue promovido y profundizado de forma consensual por todos los regímenes políticos de la región.

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Franeleros, la città contemporanea e gli usi popolari dello spazio pubblico

america criticadi Gimmi

da America Critica

Premessa: città in disputa

L’occupazione dello spazio pubblico urbano da parte dei commercianti informali ha da sempre attirato l’attenzione delle autorità locali incaricate della gestione dell’ordine. Come sottolinea John Cross, in uno dei più celebri lavori di studio sulla vendita informale e sul rapporto con le politiche pubbliche, “gli street-vendors vivono in un costante stato di potenziale o concreto conflitto rispetto allo spazio, in un modo che li porta alla ribalta nel dibattito sull’informalità nelle moderne configurazioni urbane” (Cross 1998, 8) (trad. mia). Se da un lato gli street-vendors invocano il proprio diritto costituzionale alla sussistenza per giustificare l’occupazione dello spazio pubblico, le istituzioni cittadine devono affrontare la scelta tra la tolleranza del fenomeno, tentando di regolamentarlo, o l’eliminazione dello stesso dallo spazio tramite l’uso della forza. Il conflitto che si genera tra classi popolari e governi ha reso il commercio informale una delle questioni più urgenti nell’agenda delle governance urbane latinoamericane. L’attacco al fenomeno del commercio informale nelle metropoli latinoamericane non può essere compreso a fondo senza prendere in considerazione le trasformazioni urbane che stanno vivendo le città e le politiche rivolte alla riqualificazione dei centri storici a fini turistici, culturali e commerciali (Delgadillo 2006). In tutto il contesto latinoamericano, infatti, negli ultimi trent’anni soprattutto, si è assistito a una forte implementazione delle politiche rivolte alla conservazione, alla patrimonializzazione e alla museificazione dei centri storici (Jones e Varely 1994; Delgadillo 2012; Janoschka 2016), oltre a una generica mercificazione degli spazi urbani (Smith 2002). Il “riordinamento dell’uso dello spazio fisico dei centri storici delle città latinoamericane” è diventata una costante nelle politiche urbane volte alla promozione del turismo e alla riscoperta del patrimonio storico conservato nelle metropoli (Middleton 2003, 119). Le zone centrali delle città latinoamericane tradizionalmente abitate da settori popolari della popolazione hanno assunto il carattere di ‘spazio disputato’ della metropoli, in cui si scontrano diversi modi di pensare e di praticare l’abitare la città (Duhau e Giglia 2008). Il concetto di abitare, infatti, se compreso come nozione ampia, richiama il concetto di ‘doverci essere nel mondo‘ di Ernesto De Martino1 e va oltre alla semplice presenza localizzata in uno spazio fisico: “definiamo l’abitare come il congiunto di pratiche e rappresentazioni che permettono al soggetto di collocarsi dentro un ordine spazio-temporale, e allo stesso tempo di affermarlo. E’ il processo mediante il quale il soggetto si situa al centro di coordinate spazio-temporali mediante la sua percezione e la sua relazione con il contesto che lo circonda. Abitare la metropoli allude quindi al congiunto di pratiche e rappresentazioni che rendono possibile e articolano la presenza – più o meno stabile, effimera o mobile – dei soggetti nello spazio urbano e la loro relazione con altri soggetti” (Giglia e Duhau 2008, 24) (trad. mia). Diversi modi di abitare la città corrispondono quindi a diversi tipi di esperienze metropolitane che hanno gli attori, intese come differenti configurazioni di pratiche e rappresentazioni dello spazio urbano che permettono di significare e vivere la metropoli da parte di attori collettivi diversi (Giglia e Duhau 2008). Nei centri storici delle maggiori città latinoamericane le esperienze dell’abitare la metropoli appaiono oggi particolarmente differenziate: la diversità delle rappresentazioni che assumono e delle pratiche che sviluppano portano inevitabilmente a concezioni conflittuali dello spazio pubblico. Tale spazio diviene allora disputato, conteso tra diverse esperienze metropolitane che tentano di imporsi una sull’altra per definire quale debba essere l’uso appropriato dello spazio stesso. L’uso dello spazio urbano centrale che ne fanno le classi popolari allora si trova per forza di cose a confliggere con l’idea della città neoliberista di uno spazio disciplinato totalmente asservito agli interessi del turismo, del consumo culturale o della speculazione immobiliare (Delgadillo 2012). L’uso sociale dello spazio urbano più visibile dei settori popolari è senza alcun dubbio quello del commercio informale, e ciò spiega perché le amministrazioni locali si spendano tanto per controllarlo, arginarlo o rimuoverlo. La città disputata, quella delle aree storiche e centrali, vede allora l’articolarsi di politiche di displacement volte ad allontanare od eliminare gli usi dello spazio pubblico che possono ostacolare lo sviluppo turistico e commerciale deciso dall’alto dalla città del neoliberismo contemporaneo: ovviamente il commercio informale è in cima alla lista. Sebbene sia piuttosto complicato ottenere dei dati esatti sulla presenza dello street-vending nelle città contemporanee, i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica messicano stimavano all’inizio degli anni duemila la presenza di circa 200 mila street-vendors nel solo centro di Città del Messico (Middleton, 2003). In tutto il paese si calcola che circa il 57% degli occupati lavori in condizioni di informalità, e tra questi il commercio informale risulta essere la fetta più grossa, costituendo circa il 33% di tutto il settore economico informale (INEGI, 2015; ILO, 2013). Tali dati risultano perfettamente in linea con le stime dell’International Labour Organization, riassunte da Tokman (2001), che calcolano che a partire dagli anni novanta ogni dieci impieghi generati nelle città latinoamericane sei sono nel settore informale; ovvero, più della metà dei lavoratori urbani di tutto il continente è impegnata in attività economiche informali (Tokman 2001).
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La Iniciativa para la Integración de la Infraestructura Regional Sudamericana (IIRSA): una mirada desde la logística (The South American IIRSA: a critical logistics’ view)

imagen IIRSA

[Por Pérez Gallo desde Revista Entretextos] Resumen – En los análisis sobre las alternativas geopolíticas que se han desarrollado en las últimas décadas en América Latina, se ha dado mucha atención a las diferencias de modelos políticos y económicos entre el regionalismo neoliberal y el regionalismo posneoliberal o contrahegemónico, impulsado por los llamados gobiernos progresistas. Sólo recientemente han ido emergiendo algunas críticas centradas en el neoextractivismo que, entre otras cosas, han señalado la continuidad entre dichos modelos. Sin embargo, esa crítica sigue menospreciando la importancia de la infraestructura logística como factor fundamental del desarrollo capitalista regional. Un ejemplo es representado por el plan “Iniciativa para la Integración Regional de Sudamérica” (IIRSA), que incluye 10 corredores y casi 600 proyectos, sobre todo carreteros. Planteado en el año 2000 por el entonces presidente de Brasil Henrique Cardoso, la IIRSA ha vinculado a todos los países de Sudamérica y ha permanecido durante los diferentes ciclos hegemónicos en la región, volviéndose cada vez más central entre los planes de integración regional.

Retomando una reciente literatura académica alrededor de la logística, de su genealogía, sus discursos y sus dispositivos en el plano del gobierno y de la gobernanza, este artículo trata de destacar el surgimiento de la IIRSA en el cuadro del crecimiento generalizado de grandes planes infraestructurales alrededor del mundo, por la exigencia del capital de recuperar, a través de la aceleración del ciclo de circulación de commodities, la tendencia a maximizar la ganancia en el ciclo normal de acumulación. Todo esto pone la logística como uno de los principios articuladores de la globalización, más allá de las diferencias políticas que puedan surgir al mando de los Estados-naciones, y conlleva consecuencias como la gestación de formas de gobierno nuevas, proclives a la producción de nuevos espacios estratégicos, como los corredores y las zonas económicas especiales.

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Neoextractivismo y logística: pistas para una articulación de las luchas

 

singa

Texto presentado por Pérez Gallo en el Singa2017, VIII simpósio internacional de geografia agrária e IX simpósio nacional de geografia agrária en Curitiba, Paraná, Brasil, 1-5 de noviembre, al interior del grupo de trabajo “Minería, agroenergía y conflictos territoriales”.

Resumen

En este trabajo intento primero mencionar unas luchas a lo largo del mundo que se podrían resumir, a pesar de su heterogeneidad, como luchas en contra de la logística. Paso desde luego a definir como entiendo la noción de logística, a partir de los llamados Critical Logistics Studies y en dialogo con las nociones de “economía de enclave” y de “operaciones del capital”. Considero entonces la importancia de la logística en la construcción de nuevas territorialidades a partir de la llamada política de los corredores, que actúa con modalidades imperiales pero que al mismo tiempo no son reducibles a una interpretación geopolítica clásica. Después de un pequeño enfoque sobre el caso de la IIRSA (Iniciativa para la Infraestructura Regional Sudamericana), considero las perspectivas que la logística entendida como terreno de lucha política podría abrir para las luchas tanto de los despojados como de los explotados y para su articulación entre sí.

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El imperio del #management: #privatismo #americanización #neoliberalismo @RevistaMemoria

memoria2589de Fabrizio Lorusso [Revista Memoria, México, Número 258. Año 2016-2]

Ciertos conceptos regulan de una manera u otra nuestras vidas sin que nos demos cuenta. Cargados de ideología e historia, usos políticos e instrumentales, se van revelando en flashazos de lenta concienciación. “Privatismo” es uno de ellos. Viene del verbo privar; o sea, “excluir de algo”. Se relaciona con la esfera privada y una apropiación que culmina con el goce de la propiedad llamada, consecuentemente, “privada”. Es lo opuesto de lo común y público, del libre disfrute. Imágenes: el cerco, la valla, lo mío, las reservas. Enclosures, los primeros terrenos agrícolas en Inglaterra protegidos por alambres de púas y leyes sobre la propiedad. El liberalismo clásico del siglo XVIII. Lo inviolable que resultan un cajero o una vitrina versus lo violentado que es cualquier derecho humano en nuestra sociedad.  Continua a leggere

Relaciones Internacionales: Invitación a Publicar en #Revista #Entretextos de @IberoLeon #Convocatoria

entretextos-logo
Por medio de la presente le extiendo la invitación a enviar un artículo para su publicación en el número 27 (diciembre de 2017) de Entretextos, la revista principal de la Universidad Iberoamericana León (Guanajuato), cuyo tema central será el siguiente “Complejizar las Relaciones Internacionales: interdisciplinariedad y glocalidad”
 
Entretextos es una revista académica con ISSN, cuyos artículos son evaluados con el método de doble ciego, y ya se encuentra en la fase final del proceso de indexación en RedalycA la luz de sus competencias y campos de interés, considero que sería muy interesante para nosotros y para Usted poder presentar una propuesta según los lineamientos que indicamos a continuación. La convocatoria también está aquí-LINK.
Criterios básicos para los artículos:
Extensión: de 10 a 20 cuartillas (de 30mil a 60mil caracteres incluyendo espacios, notas, bibliografía, tablas, etc.)
Fecha de entrega: 30 de junio de 2017
Referencias: estilo APA
Idiomas: inglés o español, con resumen y palabras claves en los dos idiomas.
 
Tema de la convocatoria: Complejizar las Relaciones Internacionales: interdisciplinariedad y glorelazioni_internazionali_940calidad” – El reconocimiento del sistema internacional como una dimensión diferenciada del ámbito local/nacional plantea la necesidad de generar análisis y prospectivas que dejen de operar bajo parámetros y patrones tradicionales, focalizados al estudio del Estado. El aumento de la interdependencia entre diversos actores a nivel internacional demanda un abordaje de la política global como un fenómeno complejo, (des) localizado y difuso, que establece un reto práctico y académico para comprender las dinámicas sociales, políticas y económicas que caracterizan al fenómeno internacional actual. En este sentido, las Relaciones Internacionales, como disciplina y campo de estudio, demandan un abordaje interdisciplinario que dé cuenta de la manera en la que diversos actores, normas y discursos, se entretejen en un campo de creciente impermanencia y liquidez.
 
Para cualquier duda o aclaración y para enviar propuestas, le invitamos a comunicarse por correo con el Dr. Fabrizio Lorusso fabrizio.lorusso@iberoleon.mx  del Departamento de Ciencias Sociales y Humanidades de la Ibero León.

Articolo su #Neoliberalismo #Americanizzazione #Management #Potere sulla Rivista Il Ponte n. 5 Luglio 2016

Coperta_ponte_5_2016-L

Segnalo l’uscita del numero 5, aprile 2016, della rivista Il Ponte (rivista di politica, economia e cultura fondata da Piero Calamandrei) cui ho contribuito con un articolo intitolato  L’impero del management: privatismo, americanizzazione e neoliberismo, versione breve di una riflessione contenuta nel libro Messico invisibile. Voci e pensieri dall’ombelico della luna, in uscita con Ed. ArcoIris di Salerno a fine giugno 2016.

Sommario de Il Ponte numero 5 2016

Giancarlo Scarpari, Sovranità limitata
Franco Livorsi, Religiosità e fondamentalismi
Mino Vianello, Genere e potere: la grande trasformazione
Rosamaria Alibrandi, «Canis canem non est». Conservatorismo a oltranza tra immunità e privilegi
Massimo Jasonni, Il filo rosso
Paolo Spedicato, Il labirinto Brasile: stella del sud o gigante d’argilla?
Vincenzo Accattatis, La politica estera di Obama a fine mandato
Fabrizio Lorusso, L’impero del management: privatismo, americanizzazione e neoliberismo
Apostolos Apostolou, Economia e antropologia
Paolo Bagnoli, «La Libertà»: azionismo e socialismo
Franco Battistrada, Ernesto De Martino e la prospettiva socialista
Mario Pezzella, Il duello sospeso. Su «La morte e la fanciulla» di Roman Polanski
Massimo Cappitti, La vedova allegra: fatuità e ipocrisia della società borghese secondo Stroheim
Antonio Tricomi, Appena fuori. Diario cinematografico (II)
Marco Gatto, L’omologazione al molteplice. Ancora su musica e società
Sergio D’amaro, Dalla città futura alla provincia primordiale. Appunti per una sopravvivenza
Gabriella Palli Baroni, I vestiti della memoria: Paola Masino
Salvatore Cingari, Gramsci a fumetti
Antonio Tricomi, L’intramontabile storia di Luigini e Contadini

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