Archivi categoria: Centroamerica e Caraibi

#AvenidaMiranda Puntata 33. Cantare la vita: la sensazionale Chavela Vargas

Frida

Chavela Vargas con Frida Khalo

20 apr. – Chavela Vargas non è stata soltanto una cantante messicana. Chavela Vargas è stata una delle voci più importanti del Ventesimo secolo, le cui corde vocali hanno accompagnato innumerevoli pene, d’amore e non. “Vorrei sapere ridere come sa piangere Chavela”, diceva il suo amico Joaquín Sabina, del tutto incantato dall’intensità espressa sul palco dalla piccola donna col poncho. La vita di Chavela è una vita straordinaria, costellata di cadute, ferite, cicatrici. Lascia il paese natale appena quattordicenne, diventa amante Frida Khalo prima di doversi ritirare dalle scene a causa di un alcolismo che la stava uccidendo. Da lì, anche grazie anche al suo amico Pedro Aldmodóvar, si rialza e torna sul palco dove vive una nuova giovinezza.

Nella puntata odierna di Avenida Miranda Marco Dalla Stella ci porta alla scoperta di questo personaggio unico e affascinante, in un intenso viaggio di musica e parole.

Cuando yo canto los que me escuchan sienten. Y lloran porque se dan cuenta de que todavía son capaces de sentir. A pesar de los males del mundo.”

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Gagà: storia di carne, compendio di negritudine [fotogallery+poesia]

 

Pubblichiamo in traduzione italiana un testo dell’antropologa Fatima Portorreal Liriano scritto in risposta alla polemica che – anche quest’anno, in occasione della Pasqua – ha investito la tradizionale celebrazione del Gagà in Repubblica Dominicana.

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#AvenidaMiranda Puntata 30. Ni una menos e la memoria di Berta Cáceres: intervista a Francesca Gargallo

berta-cáceres8 mar. – Nella puntata di Avenida Miranda di oggi Pérez Gallo intervista Francesca Gargallo, scrittrice e femminista italiana in Messico da 38 anni. Francesca è in procinto di partire per il caracol zapatista di Morelia, in Chiapas, per l’”Incontro internazionale, politico, artistico, sportivo e culturale delle donne che lottano”.

E ci racconta le origini del movimento globale di Non Una di Meno, l’attivismo della sua amica Berta Cáceres, ambientalista indigena e femminista honduregna assassinata il 2 marzo 2016 dai sicari di un’impresa idroelettrica, e l’attuale criticissima situazione dell’Honduras, in mobilitazione permanente dopo il golpe elettorale di novembre.

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“Veniamo a parlarvi dell’impossibile, perché del possibile si è già parlato abbastanza”

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Articolo e traduzione: Tano; foto: Alonso Sanchéz

Marichuy, al secolo María de Jesus Patricio Martínez, è originaria di Tuxpán, villaggio indigeno di lingua Nahua nello stato messicano di Jalisco. Ha 54 anni ed è la terza di undici figli di una famiglia di mezzadri. Quando era bambina, il padre non voleva che continuasse ad andare a scuola e così, dopo le elementari, frequentò medie e superiori di nascosto. Grazie anche agli insegnamenti del sacerdote Antonio Andrade -un diocesano vicino alla teologia della liberazione-, Marichuy apprese in fretta che “così come fanno i tori, anche noi dobbiamo saltare i recinti”. La sua prima esperienza di lotta fu durante una protesta per esigere un prezzo più giusto ai compratori di mais. In una ventina di persone decisero di bloccare una strada importante, poco a poco si unirono più manifestanti e, quando arrivarono i militari per disperderli, erano già diventati duemila. Il gruppo riuscì a negoziare le proprie condizioni e, anche se di poco, il prezzo del mais migliorò. Per Marichuy fu la prima prova della forza che può nascere dall’organizzazione popolare.  Continua a leggere

#AvenidaMiranda Puntata 22. Abusi di polizia in Salvador

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Foto da elfaro.net

14 dicembre 2017. Passati venticinque anni dalla firma dei trattati di pace, il Salvador continua ad essere un paese estremamente violento.  Spesso, però, quella che viene riportata dalla maggioranza dei media è solamente la violenza che viene attribuita alle gang: la MaraSalvatrucha 13 e il Barrio 18. Da come viene descritta, sembra che questa violenza esista indipendentemente dalla storia, dalla politica e dall’economica del paese. I membri delle gang sono rappresentati come l’origine di tutti i mali: i soggetti devianti responsabili di ogni violenza.
Nella narrazione da cronaca nera che viene fatta del Salvador, non si tiene conto che negli anni si sono succedute una serie di politiche di stampo securitario, che più che determinare un effettivo miglioramento delle condizioni sociali hanno provocato un aumento del crimine violento, dell’emarginazione giovanile e della popolazione carceraria.
In questa puntata curata dalla redattrice de L’America Latina, Caterina Morbiato, parleremo di un’altra delle conseguenze delle politiche di mano dura:  gli abusi che la polizia salvadoregna sta commettendo nei confronti di molti giovani che vengono accusati di appartenere alle gang locali. Qui il PODCAST!

Link utili per approfondire l’argomento:

Il giornale digitale salvadoregno El Faro dedica reportage approfonditi intorno al tema della violenza arbitraria commessa dalle forze dell’ordine, tra questi:

La Policía masacró en la finca San Blas… y todo apunta a que triunfará la impunidad
PDDH concluye que Policía y militares cometieron ejecuciones extralegales
La ONU pide al Gobierno que derogue su plan emblema de seguridad
La rivista salvadoregna Factum dedica una sezione speciale -Nueva Guerra- al tema della violenza odierna e gli abusi delle forze di sicurezza:
Nueva Guerra- Factum

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Honduras: brogli, golpes e la nostra ambiguità utile #RioBravo Blog @espressonline

honduras proteste(da l’Espresso blog Rio Bravo) E’ sempre più evidente che in America Latina non è (mai) finita l’era dei colpi di stato e dell’ingerenza americana. Eppure c’è chi vede nelle denunce di governanti e candidati politici latinoamericani contro i brogli elettorali o i golpes delle destre solo delle nostalgiche farneticazioni o delle illazioni basate sulla teoria del complotto dello zio Sam. Invece basterebbe osservare bene quel che succede in Honduras, paese dimenticato dai media europei e soprattutto italiani, per capire che i colpi di stato si fanno eccome, sia nelle versioni “soft” o parlamentari (come in Brasile l’anno scorso o in Paraguay nel 2012) che in quelle più “hard”, militari o con la destabilizzazione economica (come in Honduras nel 2009 o come cerca di fare l’opposizione in Venezuela dal 2014 e come ha fatto nel 2002, quando il golpe contro l’allora presidente Hugo Chávez riuscì, ma durò meno di 72 ore).

Inoltre basta vedere l’Honduras di oggi, ma anche il Messico del 1988 e del 2006, per constatare che i brogli elettorali sono una strategia utile e fattibile, specialmente per evitare che presidenti progressisti, o comunque invisi all’establishment locale e internazionale, soprattutto statunitense, arrivino al potere.  Continua a leggere

#AvenidaMiranda Puntata 21. Honduras: presidenziali in bilico, brogli elettorali, proteste e repressione militare

honduras
7 dic. – Oggi per Avenida Miranda una puntata speciale. Fabrizio Lorusso al telefono con il giornalista e corrispondente dall’America centrale Giorgio Trucchi, il quale si trova a Tegucigalpa per coprire le elezioni presidenziali in Honduras e la crisi che tiene in scacco il paese da quasi due settimane.
Il 26 novembre ci sono state le elezioni, il candidato di sinistra Salvador Nasralla, sostenuto dall’ex presidente Manuel Zelaya (deposto da un golpe nel 200), stava vincendo nettamente, ma poi una “caduta del sistema” ha dato la vittoria (ancora non ufficializzata) al presidente in carica José Orlando Hernández, uomo di Washington e delle oligarchie in Honduras. La gente protesta per le strade dal 27 novembre, ma il presidente ha stabilito uno stato d’eccezione, un coprifuoco di 10 giorni e ha militarizzato le strade. La polizia sciopera perché non vuole reprimere il popolo e ci sono stati già 14 morti, 13 dei quali per mano dell’esercito. Ne parliamo quindi con Giorgio Trucchi che ci spiega tutti i dettagli di questo “colpo di stato” elettorale e dei brogli in corso. Qui il PODCAST!
A questo link un’intervista con Manuel Zelaya.

#AvenidaMiranda Puntata 19. Fidel Castro e la Revolución cubana

Fidel-Castro-ph-flickr-Marcelo-Montecino-CC-BY-SA-2.0Il 25 novembre 2016, un anno fa, moriva a La Habana Fidel Castro Ruz, líder máximo della Revolución cubana. Nella puntata di Avenida Miranda di questa settimana i redattori di L’America Latina Nino Buenaventura e Pérez Gallo, con la partecipazione di Gimmi, ci restituiscono un po’ della sua enorme figura, alcuni aneddoti legati alla sua storia, qualche riflessione sulla fase attuale che attraversa l’isola e un breve racconto del viaggio da loro fatto a Cuba proprio l’anno scorso, a pochi giorni dalla morte del Comandante. Sul finire, propongono un omaggio a un altro barbudo, compagno di Fidel Castro, un personaggio meno noto di quel che meriterebbe: l’italiano Gino Doné.

Qui il PODCAST!

E qui  il #DiarioCubano fatto da Pérez, Nino e Gimmi un anno fa.

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