Archivi categoria: Centroamerica e Caraibi

Sopravvivere di spazzatura: la vita in una discarica della Repubblica Dominicana. Video+Fotogallery

di Raúl Zecca Castel

Contenuto originariamente pubblicato sul portale dominicano online Acento del gruppo BBC Mundo. Fotogallery in fondo all’articolo.

Terra di paradossi e contrasti, la Repubblica Dominicana non offre solo le meravigliose spiagge caraibiche e le bellezze naturali che attraggono ogni anno migliaia di turisti da ogni angolo del mondo. Alle periferie di San Pedro de Macoris, circondata da una natura esuberante, un’immensa discarica a cielo aperto accoglie migliaia di tonnellate di rifiuti urbani provenienti da tutto il circondario.

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#AvenidaMiranda Puntata 6: Evocazioni e divagazioni sul Nuovo Mondo @cittadelcapo

“Avenida Miranda, immaginari e storie dai Sud del mondo” è una trasmissione a cura del blog l’America Latina.Net.  Va in onda ogni giovedì dalle 12 alle 12.30 su Radio Città del Capo. La potete ascoltare via etere a Bologna e dintorni sui 94.7 Mhz e 96.25 Mhz FM, e anche via web dal sito www.radiocittadelcapo.it e su smartphone sintonizzandosi sul canale di Radio Città del Capo attraverso l’applicazione TuneIn.avenida-miranda-24-agosto-2017

La puntata di oggi, la sesta di Avenida Miranda, vi accompagnerà in un viaggio alla scoperta del luogo dove l’espansione europea d’oltreoceano ha avuto il suo inizio nel lontano 1492. Parleremo così dell’isola caraibica di Hispaniola, divisa tra Haiti e Repubblica Dominicana, della sua storia carica di immaginari, pregiudizi e contraddizioni, ma anche della sua musica e del suo (ambiguo) turismo, che ne ha fatto una delle mete più ambite in tutto il mondo.

Dai microfoni di Radio Città del Capo, per Avenida Miranda, Raúl Zecca Castel, autore del libro e documentario “Come schiavi in libertà”, Arcoiris, 2015.

QUI IL PODCAST!

In difesa della terra. Il movimento campesino nicaraguense in marcia

di Matilde Sponzilli e Nicolò Peccatori (da Managua)

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Lo scorso 22 aprile, in occasione delle giornata internazionale della terra, il Consejo nacional en defensa de la tierra, del lago y de la Soberania, a nome del movimento campesino nicaraguense, ha indetto la sesta marcia nazionale contro il progetto di realizzazione del canale interoceanico.

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La memoria, una diáspora migrante. Entrevista con Horacio Castellanos Moya

VERACRUZ_IMG_7741.JPG_14952214-704x400[di Caterina Morbiato – da Confabulario] En entrevista, el escritor salvadoreño Horacio Castellanos Moya aborda las causas de la migración, desde la “democratización de la violencia” al uso del terror como estrategia de control político, además de la memoria como territorio de identidad y pertenencia.

Provocadora, impúdica, sarcástica. No cabe duda que la prosa del escritor salvadoreño Horacio Castellanos Moya (Tegucigalpa, 1957) ha sabido inspeccionar la realidad social centroamericana de los últimos tiempos. Obras como El asco, Insensatez, La sirvienta y el luchador y El arma en el hombre nos escupen en la cara los esperpentos más macabros de la violencia que ha destrozado países como El Salvador y Guatemala, sin dejar de registrar con precisión de cirujano el inacabable dolor que ahí se vive.

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Guatemala. 8 marzo, un femminicidio di Stato

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[Intro e traduzione di Nino Buenaventura] Le origini dell’8 marzo si fondano su un fatto storico controverso, di cui non si conosce l’esattezza storica: l’8 marzo del 1857 le operaie di una fabbrica statunitense vennero chiuse e bruciate vive dal padrone per impedirgli di partecipare allo sciopero. Per la memoria collettiva però quella fabbrica, al di là della veridicità storica, è esistita. Per la storia delle donne, quella fabbrica è bruciata centinaia, migliaia di volte. Sotto forma di inquisizione, di orfanotrofio, di manicomio, di ospedale, cliniche per la purezza della razza, stupri di massa, femminicidi capillari e costanti, carceri, fabbriche, frontiere. Lo scorso 8 marzo, le giovani ‘ospiti’ dell’Hogar Seguro (Casa Sicura)riformatorio guatemalteco in cui vengono rinchiusi orfani e giovani coinvolti nella violenza criminale, appiccarono il fuoco ad alcuni materassi per protestare, proprio nel giorno internazionale della donna, contro le molestie sessuali e stupri continui dei quali erano vittime. L’8 marzo del 2017, 160 anni dopo il rogo statunitense commemorato, un sistema, uno Stato, i sostenitori e riproduttori del patriarcato hanno impedito a delle bambine, delle donne, delle giovani di mettersi in salvo e le hanno lasciate bruciare. Il governo guatemalteco ha tentato di insabbiare le reali motivazioni della rivolta dicendo che l’ammutinamento ha avuto luogo per la scarsa qualità del cibo. Nel mese di febbraio, il governo di Jimmy Morales mandò l’esercito contro Women on Waves, organizzazione olandese che pratica in acque internazionale aborti nei paesi dove si criminalizza la libera scelta delle donne.

Ad oggi, 12 marzo, sono 38 le giovani donne morte incenerite.

Il fatto che siano bambine, giovani o adolescenti, condannate o orfane non può far ignorare che la logica della sicurezza, del patriarcato, ha preferito bruciare 38 giovani donne, piuttosto che ascoltare le loro proteste e aprire quella maledetta porta.

A seguito l’articolo di  G. Waltke y M. Rodríguez in italiano, da nomada.gt.

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¡Berta Cáceres presente!

Un testo e una poesia per ricordare Berta Cáceres.

La notte tra il 2 e il 3 Marzo del 2016, l’attivista ecologista, indigena e femminista Berta Cáceres fu assassinata nella città La Esperanza (Honduras). Berta ha speso la sua vita lottando contro il sistema di sfruttamento e morte che in America Latina distrugge la natura e miete vittime. È stata uccisa proprio dai difensori degli interessi delle transnazionali. Prima di morire Berta si stava opponendo alla costruzione di una grande diga sul fiume Gualcarque che avrebbe ristretto l’accesso all’acqua e al cibo per le popolazioni locali. L’Honduras è il paese più pericoloso del mondo per quanto riguarda l’attivismo ambientalista: secondo l’inchiesta di Global Witness dal 2010 sono stati assassinati più di 120 persone in lotta contro megaprogetti di sfruttamento della terra. Per quanto Berta sapesse di essere a rischio, non si è tirata indietro e ad ha continuato la lotta. All’emittente Al Jazeera ne 2013 aveva dichiarato:

“L’esercito possiede una lista di 18 difensori dei diritti umani da uccidere ed il mio è il primo nome. Io voglio vivere perché ci sono ancora tante cose che desidero fare ma non ho mai pensato di smettere di combattere per il mio territorio e per una vita dignitosa anche perché la nostra battaglia è legittima. Io faccio attenzione alla mia sicurezza personale ma nel mio paese, dove l’impunità è totale, sono vulnerabile. Mi vogliono morta, e alla fine ci riusciranno”.

Oggi ricorre un anno dal vile omicidio, ma la voce, il coraggio e la determinazione di Berta Cáceres continuano a dare coraggio e speranza in America Latina a tutti quelli che oppongono il loro corpo e le loro convinzioni ai crimini delle transnazionali.

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Di Helena Scully Gargallo e Nino Buenaventura – da CarmillaOnline

A un anno dalla scomparsa riproponiamo un testo di Helena Scully Gargallo sull’attivista Berta Cáceres, vilmente uccisa il 3 marzo 2016 in Honduras. La sua lotta e la memoria non si fermano e rivivono oggi nelle battaglie per i diritti e nello sciopero della donne dell’8 marzo (LINK). Questo testo è stato letto il 23 Marzo 2016, ore 19.34, calendario Mediterraneo, Circolo Anarchico Berneri, Bologna. Di seguito riportiamo una poesia di Nino Buenaventura dedicata a Berta, “Ritratto d’amore con assassinio”, scritta in italiano e tradotta in spagnolo dallo stesso Nino.

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35 años despúes, la masacre de La Quesera sigue impune

di Caterina Morbiato

Memorial de víctimas, El Salvador. Foto: Félix Meléndez

[desde Pié de página] Hace 35 años el Ejército Salvadoreño masacró al pueblo de La Quesera. La recién anulación de la Ley de Amnistía y la revelación de documentos desclasificados son una posibilidad de que los perpetradores sean castigados. Mientras, las víctimas y sobrevivientes no esperan: preservan su memoria, pese al dolor de decirla en voz alta.

USULUTÁN, EL SALVADOR.- De no haber pasado nada, quizás estos rostros enmarcados serían tres, no dos. Tres sonrisas infantiles desafiando a un público imaginario. De no haber pasado nada con toda probabilidad no me encontraría aquí, charlando con ese hombre sobre los recuerdos de una guerra ingrata, sobre su familia rota, sobre escombros y locuras. Tampoco estaríamos nombrándote, Cristabél, niña desaparecida hace tres décadas, memoria obstinada de tu padre, este anciano que hoy me enseña a tus dos hermanas –lindas, en sus fotos de diploma– cuando decide rememorar el horror.

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El impasse político de Haití @LaJornada @LaJornadaOnLine

impasse-haiti[Fabrizio Lorusso* Diario La Jornada – Lee también, en italiano: I migranti haitiani alla frontiera USA] Tras un año de tensiones políticas, fraudes electorales, calamidades naturales, protestas callejeras y cuatro postergaciones del voto popular, el pasado 20 de noviembre Haití vivió una jornada electoral en que se renovó un tercio de los congresistas y se eligió al nuevo presidente. El país llegó al voto con una economía estancada, una inflación de 10 por ciento y 80 por ciento de la población en la pobreza.