Archivi categoria: Eventi, Appelli, Comunicati

LA IRA DE MÉXICO #Video Presentación del libro @FILGuadalajara @LydiaCachoSi #AnabelHernández @eruizparra

Las y los periodistas mexicanos Anabel Hernández, Lydia Cacho y Emiliano Ruiz Parra presentan la versión en español de LA IRA DE MÉXICO, recopilación de obras de periodismo narrativo. FIL Guadalajara 2 de diciembre de 2016

#MessicoInvisibile presentazione a #Zapopan #Guadalajara @SistemaUniva @FILGuadalajara

messico-invisibile-univ-valle-atemajac-guadalajara

Il libro Messico Invisibile. Voci e pensieri dall’ombelico della luna (Ed. Arcoiris, 2016) sbarca a Guadalajara, all’Universidad del Valle de Atemajac di Zapopan e al padiglione Italia della Fiera Internazionale del Libro di Guadalajara (la FIL) dove, grazie all’invito della Fondazione (e centro culturale) Amici d’Italia, dovrebbere stare un po’ di giorni sui banchetti in compagnia di NarcoGuerra e Santa Muerte (a completare una non prevista trilogia messicana).

¡Ayotzinapa somos todos! Prologo e poesie del libro 43 poeti per Ayotzinapa

di Fabrizio Lorusso – Da CarmillaOnLine

43-poeti-per-ayotzinapa-copertina[A due anni dalla “notte di Iguala”, nello stato messicano del Guerrero, e dalla sparizione forzata di 43 studenti della Scuola Normale “Raúl Isidro Burgos” di Ayotzinapapubblichiamo il prologo al libro 43 poeti per Ayotzinapa. Voci per il Messico e i suoi desaparecidos, AA.VV. (traduzione all’italiano di Lucia Cupertino), Ed. Arcoiris, 2016, p. 216, 12 €]

Nella notte tra il 26 e 27 settembre 2014 quarantatré studenti della Scuola Normale Rurale “Raúl Isidro Burgos” di Ayotzinapa, nel meridionale stato messicano del Guerrero, furono sequestrati dalla polizia locale dei comuni di Iguala e Cocula e consegnati a un gruppo di presunti narcotrafficanti dell’organizzazione dei Guerreros Unidos. Da allora i giovani risultano desaparecidos e gli inquirenti non hanno saputo offrire versioni plausibili sull’accaduto. In questi mesi l’azione di esperti autonomi, degli attivisti e di alcuni giornalisti, spesso osteggiati dalla Procura, dal Governo e dai mass media allineati, ha permesso all’opinione pubblica e ai genitori dei ragazzi di ottenere dati preziosi che hanno sconfessato la cosiddetta “verità storica” sul caso, offerta dall’ex procuratore generale Jesús Murillo Karam nel gennaio 2015 e basata su testimonianze di presunti delinquenti estorte con la tortura. Secondo la Procura i ragazzi sarebbero stati rapiti e poi bruciati dai narcotrafficanti per oltre quindici ore nella discarica di Cocula e i loro resti sarebbero stati gettati nel vicino fiume San Juán. L’opera di controinformazione e di ricerca indipendente, in particolare le indagini dell’EAAF (Équipe Argentina d’Antropologia Forense) e del GIEI (Gruppo Interdisciplinare di Esperti Indipendenti della Commissione Interamericana dei Diritti Umani), ha smentito parti sostanziali di questa narrazione e ha mostrato le numerose contraddizioni e la malafede delle autorità nell’investigazione del caso. Sono state messe in evidenza la presenza e le responsabilità dell’esercito e della polizia federale nell’accaduto. Continua a leggere

Cortei per #Ayotzinapa: #Video del Centro #Prodh “Vivos se los llevaron, vivos los queremos”

Il video convoca alla manifestazione per Ayotzinapa il 26 settembre 2015 alle ore 12:00 dalla residenza presidenziale de LOS PINOS al ZOCALO della capitale.

Da: LINK / Lista Proiezioni italiane del documentario Ayotzinapa: cronaca di un crimine di Stato-LINKAggiornamenti Ayotzinapa settembre 2015: LINK Video – Articolo #InformeGIEI

Videoclip que recopila imágenes de las diferentes marchas por Ayotzinapa.
Agradecemos a Cumbia Che’ por permitirnos usar su tema “Vivos los llevaron, Vivos los queremos.
MUSICA: En base al tema “La Subienda”, de Senén Palacios Cordoba, con arreglos de Cumbia Che.
LETRA: Cumbia Che
Cumbia Che’ está en Facebook: https://www.facebook.com/CumbiaChe?fr…

Ayotzinapa donde estan
También agradecemos a quienes nos permitieron utilizar fragmentos de sus videos, para ver los videos completos, puedes dar click en los siguientes enlaces:

AYOTZINAPA RESISTE
por fuegosmusica
https://vimeo.com/109846625

AYOTZINAPA FUE EL ESTADO
por fuegosmusica
https://vimeo.com/111171235

Marcha por desaparecidos en Ayotzinapa
” – México D.F. 08/10/14, ”
por Azeneth Farah
https://vimeo.com/108466293

Adiós Peña; La Marcha que no transmitieron los medios.
(Ayotzinapa)
por fuegosmusica
https://vimeo.com/112619912

Marcha del 20 de noviembre de 2014
por Alicia Segovia
https://vimeo.com/112520978

Ayotzinapa en LA
por Malaespina Producciones
https://vimeo.com/112476772

AYOTZINAPA-SME 16599
por Transmedia
https://vimeo.com/120865651

Articiclo – Ayotzinapa
por Articiclo
https://vimeo.com/134511331

MARCHA 22 DE OCTUBRE / AYOTZINAPA
por Opus Social Media
https://vimeo.com/110423268

Conciencia vs Miedo #YaMeCansé #Ayotzinapa
por Salt d’Aigua // LaTele.cat
https://vimeo.com/112285020

Mexico lindo y….Ayotzinapa?
por paulgraph
https://vimeo.com/111975601

Vivos se los llevaron, vivos…~ – Testimonios
por El Claustro – UPA
https://vimeo.com/108846866

43
por Encinal
https://vimeo.com/125946907

A la Calle!
Por Andrés Villela
https://vimeo.com/126276514

El dolor no se olvida
por Más de 131
https://www.youtube.com/watch?v=q1xzS…

Fragmentos de una jornada de solidaridad y protesta
por Subversiones
https://www.youtube.com/watch?v=xh96O…

Ocho meses, una elección: Justicia
por Más de 131
https://www.youtube.com/watch?v=TmvZB…

1DMX 2014
por más de 131
https://www.youtube.com/watch?v=lz6pF…

Versión de 10 minutos-
La marcha del 20 de noviembre con un dron
por Animal Político
https://www.youtube.com/watch?v=GlHWb…

Nosotrxs no nos cansamos. Ayotzinapa esta de pie HD
por Todos por Ayotzinapa
https://www.youtube.com/watch?v=e62HB…

Marcha Una luz por Ayotzinapa México DF
por Alfredo Sanchez Rodarte
https://www.youtube.com/watch?v=qcX_C…

CUMBIA CHE – Vivos los llevaron, Vivos los queremos!
por En Movimiento Tv
https://www.youtube.com/watch?v=na9Ru…

A “Nessun Luogo è Lontano” su @Radio24_News parliamo di #NarcoGuerra #Messico #MexicoNosUrge

logo-r24A Questo LINK la Puntata del 6 agosto 2015 di Nessun Luogo é LontanoMessico: non è un Paese per giornalisti – RADIO 24

Programma condotto da Giampaolo Musumeci

Per fare il download diretto del programma: clicca QUI

Le ultimissime dall’inaugurazione dell’allargamento del canale di Suez con Ugo Tramballi, inviato del Sole24Ore. Poi guardiamo verso Lesvos, in Grecia, un’isola che è l’approdo di molti immigrati con Eloisa d’Orsi e Elisabetta Faga, coordinatrice per le emergenze di Medici Senza Frontiere a Lesvos.

E poi andiamo a vedere la situazione dell’informazione e le proteste in Messico dopo l’uccisione del reporter Ruben Espinoza, con Fabrizio Lorusso e Francesca Volpi. MexicoNosUrge Appello

Nessun Luogo è Lontano, il programma di Radio 24 che allarga gli orizzonti. Storie, notizie, analisi per raccontare ogni giorno tutto ciò che accade fuori dai confini italiani. Fatti apparentemente lontani ci riguardano sempre di più. Dall’ascesa dell’Isis all’immigrazione, dalle elezioni in Burundi a Ebola un anno dopo. E ancora gli speciali su acqua risorse ed energia. Dopo un anno di reportage Giampaolo Musumeci posa lo zaino e accende il microfono.

Uccidi il Messaggero: Rubén, Nadia e la Strage dei Giornalisti in Messico #MexicoNosUrge

ruben-espinosa[di Fabrizio Lorusso da Carmilla] (C’è un appello che sta circolando e vale la pena leggerlo e aderire – link) Rubén Espinosa era un reporter, un fotografo scomodo per il potere che aveva lavorato per oltre sette anni nello stato messicano del Veracruz. Aveva 31 anni. Nadia Vera era un’attivista, antropologa del Chiapas e aveva frequentato l’università a Xalapa, capitale del Veracruz. Aveva 32 anni. Entrambi sono morti. Sono stati torturati e in seguito giustiziati con uno sparo alla testa da un gruppo di sicari. Nadia è stata anche violentata prima della fine. La notte di giovedì 30 luglio è stata l’ultima per Nadia e Rubén che l’hanno passata a chiacchierare con due amiche in un appartamento della colonia Narvarte di Città del Messico. Sono state uccise anche loro, le coinquiline di Nadia, e la domestica, Alejandra, che nella giornata del 31 luglio stava prestando servizio in casa delle ragazze. Sono state percosse, poi forse stuprate e infine freddate da un proiettile in testa.

La zona, colonia in spagnolo, Narvarte è nota come un quartiere sicuro e pulito, di classe media ma non troppo chic, vitale con le sue taquerias, le sue cantine per bene e i ristorantini aperti fino a tardi, anche se resta un’area prevalentemente residenziale. Si trova fra il centro storico e il rione coloniale di Coyoacán, nel sud dell’immensa capitale messicana. Venerdì mattina, 31 luglio nella via Luz Savignon le attività sono cominciate normalmente e nessuno avrebbe previsto che in uno dei suoi tanti condomini, al numero 1909 per la precisione, si stesse ammazzando atrocemente. Agli occhi di chi s’illude ancora di vivere in un’isola felice di civiltà e modernità gli orrori della narcoguerra messicana e della violenza paiono arrivare solo attraverso la televisione e comunque da regioni lontane e “selvagge” come il Guerrero, Ciudad Juárez, la frontiera col Guatemala o magari Veracruz.

justicia para lxs cincoE invece no, la morte è proprio qui, in casa e sulla tua strada, questa volta: cinque ragazzi trucidati in un appartamento qualunque di un circondario placido e benestante. Da subito il massacro non passa inosservato, come purtroppo capita con tanti altri, perché non si tratta di un delitto “comune” o di un furto, come sta cercando di far credere la Procura Generale di Giustizia del Distretto Federale (PGJDF), ma di un pluriomicidio, cioè di quattro femminicidi e un omicidio che, oltre a essere crimini gravissimi, costituiscono in questo caso anche attentati contro la libertà d’espressione e di manifestazione. Secondo le denunce lanciate nei mesi scorsi da Rubén e Nadia, che erano consapevoli del pericolo che correvano, potrebbero essere coinvolti direttamente l’intorno politico e gli apparati di sicurezza del governatore di Veracruz, Javier Duarte de Ochoa. Crimini di genere, contro le donne, e nel contempo attacchi violenti e fatali contro attivisti e giornalisti che, a ragione, ripetutamente avevano segnalato le minacce ricevute e temevano per la loro vita.

Il giornalista e fotografo, collaboratore dell’agenzia Cuartoscuro e del settimanale Proceso, Rubén Espinosa Becerril, è stato freddato da un colpo d’arma da fuoco alla testa. Ma i segni sul suo corpo sono testimoni anche di torture e botte. Nadia Vera, attivista originaria del meridionale stato del Chiapas, e altre tre donne sono state violentate, torturate e assassinate con il tiro de gracia, uno sparo o “colpo di grazia” alla testa che si riserva normalmente ai nemici giurati o ai membri di gang rivali. In genere non è un sistema scelto a caso, anzi è un segnale, una minaccia rivolta all’intera società, ai media liberi e ai gruppi coinvolti.ruben narvarte2

Nessun vicino di casa pare aver udito le detonazioni. O semplicemente si opta per non raccontare. Lo stato spesso non è capace di proteggere, come già comprovato in molti altri casi, per cui la fiducia in una denuncia o nelle istituzioni diminuisce. Nemmeno le urla dei ragazzi sarebbero state udite. Eppure lo scempio s’è consumato nel pomeriggio, dopo le 14:13, ossia dopo che Rubén ha inviato un SMS a un amico per dirgli che stava per andarsene dall’appartamento numero 401 di via Luz Savignon dove aveva passato la notte. Sette ore dopo, verso le 21, è stata un’amica delle vittime, affittuaria di una camera, a ritrovare i cadaveri abbandonati nell’appartamento. Esbeidy, infatti, era andata a dormire presto la sera prima perché il giorno dopo doveva lavorare e al suo ritorno, afine giornata, s’è trovata davanti i corpi senza vita delle vittime: uno in sala, uno nel bagno, due in una camera da letto e un altro in un’altra stanza. C’erano Nadia e Rubén, che appunto erano entrati in casa verso le 2 am e s’erano addormentati all’alba, ma anche la studentessa diciottenne Yesenia Quiroz Alfaro, una truccatrice originaria di Mexicali, nella Bassa California. E poi Nicole, una cittadina colombiana ventinovenne, e una donna quarantenne, la domestica, che risponde al nome di Alejandra.

Ma perché commettere un efferato quadruplo femminicidio e un omicidio in questo modo e in pieno giorno? Non per rubare i pochi gioielli e denari sottratti dall’abitazione, come pure ha ipotizzato la procura cittadina. E nemmeno pare verosimile l’ipotesi, avanzata negli ultimi giorni, secondo cui potrebbe esserci di mezzo “il narcotraffico”, vista la nazionalità colombiana di una delle ragazze vittima di femminicidio. Eppure la procura, sostenuta nelle sue elucubrazioni da alcuni mezzi stampa filogovernativi come il quotidiano La Razon, che tra l’altro ha ricevuto e diffuso in anteprima video e documenti che legittimano le narrazioni ufficiali, ha provato anche a far passare questa versione e sta investigando. “Non si scarta nessuna linea”, spiega il sindaco della capitale (Distretto Federale), Miguel Ángel Mancera, facendo eco al suo procuratore, Rodolfo Rios.

Dopo le numerose manifestazioni di piazza del week end, le denunce pubbliche di giornalisti e cittadini e le segnalazioni di istituzioni e organizzazioni internazionali di questi ultimi giorni la procura ha in qualche modo incluso anche una linea d’indagine legata al lavoro da fotoreporter di Espinosa e alle attività politiche di Nadia Vera nello stato del Veracruz. Si parla di elementi come “indizi e testimonianze” e della possibilità di far testimoniare chi potrà essere utile alle indagini. Dichiarazioni piuttosto blande che, solo per il momento, hanno dato una risposta alle interrogazioni dei giornalisti in conferenza stampa ma non alla società civile che annuncia nuove iniziative di protesta per le strade e uno sciopero nazionale il 14 ottobre. D’altronde la linea d’indagine legata all’attività giornalistica resta in secondo piano, non è stata aperta ufficialmente siccome avrebbe un costo politico e d’immagine altissimo. Quindi per ora la procura s’occupa solo dei reati di omicidio, femminicidio e furto, ma fa melina per quanto riguarda l’attacco alla libertà di stampa e i moventi politici e professionali del crimine.

nadia-vera-860x450

Gli stessi mass-media che speculano sui pregiudizi della gente e sulla nazionalità presuntamente “a rischio”, perché colombiana, di Nicole hanno anche inventato una presunta “festa”, smentita da una testimone, l’inquilina dell’appartamento sopravvissuta, e dai vicini, che sarebbe stata organizzata la notte prima della carneficina e a cui avrebbero partecipato anche gli assassini. Queste “ipotesi”, che spesso però diventano dei veri e propri depistaggi e manipolazioni dell’opinione pubblica, cercano di far sì che non si parli dei veri motivi che possono nascondersi dietro alle stragi.
In realtà Rubén e Nadia erano scappati a Città del Messico da Veracruz, dove vivevano e lavoravano fino a un paio di mesi fa, per via delle minacce che avevano ricevuto da parte di funzionari statali del governo di Javier Duarte, politico soprannominato el mata-periodistas, “l’ammazza giornalisti”, dato che sono una quindicina i professionisti della comunicazione uccisi nel corso della sua amministrazione nel Veracruz. In un video registrato da una delle telecamere piazzate fuori dall’edificio della zona Narvarte si notano tre uomini incappucciati che escono dal portone e si separano. Sono loro, per ora, i presunti colpevoli degli omicidi: uno cammina con una valigetta, uno se ne va a bordo di un’auto di proprietà della ragazza colombiana e l’ultimo si dilegua con una valigia più grande.

Bene lo sintetizza un estratto dall’appello #MexicoNosUrge che un gruppo di scrittori, intellettuali e giornalisti sta facendo circolare per poi inviarlo al Parlamento Europeo e al governo italiano affinché prendano posizione, condannino e sospendano i trattati che hanno col paese nordamericano: “Non è stato sufficiente fuggire a Città del Messico, considerata finora un porto sicuro in cui ripararsi dalle aggressioni contro la libertà di stampa. Il messaggio è chiaro: non si è sicuri da nessuna parte. Tutti i giornalisti critici devono avere paura perché possono essere raggiunti nelle loro case, torturati e ammazzati”. L’appello comincia col ricordare l’articolo 1 del trattato di libero commercio tra il Messico e l’unione Europea: “Fondamento dell’accordo. Il rispetto dei principi democratici e dei diritti umani fondamentali, così come si enunciano nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ispira le politiche interne e internazionali delle parti e costituisce un elemento essenziale del presente Accordo” (qui il testo completo dell’appello).

Il massacro di giornalisti, fotografi e comunicatori professionisti di stampa, TV e Web non sembra avere mai fine in Messico. Dal 2000 ad oggi sono oltre un centinaio i giornalisti uccisi (Reporter senza frontiere ne ha contati 88, ma a seconda della fonte la cifra cambia, anche in base ai criteri secondo cui viene considerato un giornalista). Solo nello stato di Veracruz, in cui governa Duarte Lista-de-periodistas-asesinados-900del PRI (Partido Revolucionario Institucional), partito del presidente Enrique Peña Nieto, si contano ben 18 omicidi dal 2000 e 15 dal 2010, anno d’insediamento dell’attuale governatore. Da anni il Messico è ai primi posti nella classifica dei luoghi più pericolosi per l’esercizio della professione giornalistica in compagnia di paesi in guerra come l’Iraq, la Libia, la Siria, l’Afganistan e la Somalia. Secondo l’organizzazione internazionale Article 19 le aggressioni contro la stampa nel primo semestre di quest’anno sono aumentate del 39,26% rispetto allo stesso periodo del 2014 e Veracruz rimane tra le regioni più pericolose al mondo per i reporter. Ci sono stati tre omicidi nel 2015 (Moisés Sánchez, Armando Saldaña y Juan Mendoza) e 18 dal 2000 ad oggi solo in questo stato (link video sui 15 giornalisti uccisi durante durante il mandato di Duarte:https://www.youtube.com/watch?v=ybpCVveH-no&feature=share).

“E va anche capito il constesto, chi è Javier Duarte de Ochoa: tu dagli un po’ di potere a un ignorante ed è questo quel che succede. Perché nemmeno ha consapevolezza del costo politico di niente. Regina Martínez, l’hanno ammazzata, e non è successo niente. Hanno appena ucciso pure Gregorio Jiménez, un altro giornalista, e non è successo niente. Quanti giornalisti assassinati abbiamo e non è successo niente?”, aveva denunciato Nadia Vera in un’intervista recente a RompeViento TV, un canale di Web-TV indipendente (link ultima intervista: http://rompeviento.tv/RompevientoTv/?p=2031) La reporter Regina Martinez lavorava come corrispondente da Veracruz di Proceso e fu assassinata a casa sua il 28 aprile 2012. Aveva 49 anni. Il suo caso commosse l’intero paese e da allora la rivista ha un banner sulla sua pagina web che ricorda quanti giorni sono passati dalla sua morte e l’impunità che ancora oggi regna intorno a quel crimine.
In un’intervista per il documentario “Veracruz: la fossa dimenticata” Nadia aveva aggiunto: “Ci inizia a preoccupare molto perché comincia a aumentare l’indice delle sparizioni dal 2010, con l’entrata di Javier Duarte al governo, la violenza comincia a esplodere; quindi ci preoccupa perché risulta che noi cominciamo a essere il prodotto di cui loro hanno bisogno. A te ti prendono come donna per la tratta, a te come studente per fare il sicario, sta qui il problema, siamo tutti noi che siamo un disturbo per il governo e per i narcos; siamo dinnanzi a due fronti di repressione, quella illegale e quella legale”.
javier-duarte-procesoLe organizzazioni Artículo 19, Centro “Fray Francisco de Vitoria OP”, Centro Miguel Agustín Pro Juárez, Centro de Justicia para la Paz y el Desarrollo, Colectivo de Abogadas y Abogados Solidarios CAUSA, Fundar, el Instituto Mexicano de Derechos Humanos y Democracia, Propuesta Cívica, Servicios y Asesoría para la Paz, la Rete di organismi civili “Todos los Derechos para Todas y Todos” e Resonar hanno espresso la loro preoccupazione per la mattanza di venerdì, un “chiaro messaggio intimidatorio per tutti e tutte i giornalisti e le giornaliste”.

E’ stata lanciata una petizione su Change.org perché venga aperta un’indagine sul Governatore Duarte de Ochoa. Il testo invita la procura del Distretto Federale e quella generale della Repubblica a investigare Duarte e denuncia l’attacco contro la libertà di espressione. Se questo on viene fatto, si spiega, è perché si non si riconosce il legame molto probabile degli omicidi con le minacce ricevute per il lavoro che i due avevano svolto. Sono arrivate subito anche le condanne di Amnesty International, che ha definito come “necessaria” l’apertura di indagini sul lavoro da giornalista di Espinosa e, per il caso delle ragazze, a partire da una prospettiva di genere”, e dell’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani ha condannato i fatti e “se le indagini confermano che questo aberrante multiplo omicidio ha un nesso con il lavoro giornalistico di Espinosa, saremmo in presenza di un atto gravissimo contro la libertà d’espressione”.

Rubén viveva a Xalapa da più di sette anni e si dedicava a coprire i movimenti sociali e di protesta nella regione di Veracruz. Durante le manifestazioni contro il governatore per l’assassinio della corrispondente della rivista Proceso, Regina Martinez, gli era stato impedito di fare fotografie alla polizia che picchiava alcuni studenti e un funzionario governativo, probabilmente un poliziotto in borghese infiltrato, l’aveva afferrato per il collo dicendogli: “Smetti di fare foto se non vuoi finire come Regina”. La mattina del 9 giugno aveva notato una persona che lo teneva d’occhio e nel pomeriggio aveva visto, questa volta, tre persone in un taxi col motore acceso che gli scattavano fotografie. Uno di loro era lo stesso della mattina. Più tardi altri due uomini vestiti di nero l’hanno pedinato sotto casa (le denunce nell’ultima intervista rilas.ciata dal giornalista:http://rompeviento.tv/RompevientoTv/?p=2003).

Dopo ques’episodio Rubén era tornato a Città dal Messico dalla sua famiglia che risiede nella zona ovest, a Santa Fe. Si era rimesso a lavorare e, ancora il 28 luglio, a poche ore dall’uccisione, aveva pubblicato sul suo account di Instagram (espinosafoto) gli ultimi scatti di una manifestazione contro le espropriazioni per la costruzione dell’autostrada Naucalpan-Toluca, a nord della capitale. I suoi amici raccontano che, soprattutto per la mancanza di un’entrata economica fissa, stava pensando di tornare a Veracruz, ma anche a Città del Messico, comunque, era stato seguito costantemente e perseguitato. Moisés Pablo Nava, editore dell’agenzia di fotografi Cuartoscuro, ha confermato che Rubén sarebbe rimasto a lavorare con loro, dato che era stata avanzata un’offerta concreta di lavoro da parte dell’agenzia.ruben narvarte

Il governatore Duarte s’era particolarmente arrabbiato e pare avesse fatto comprare ed eliminare quante più copie possibile della rivista Proceso quando uscì un numero del settimanale che gli dedicava in copertina una foto di Espinosa in cui il politico è ritratto con un cappellino da poliziotto e campeggia il titolone “Veracruz: stato senza legge”. “Questo delitto segna Città del Messico. Il rifugio è stato violato. Le autorità, e specialmente il sindaco, Miguel Ángel Mancera, sono obbligati a chiarire l’assassinio del nostro compagno. Devono differenziarsi da quelle del governo di Veracruz, il miglior esempio del fatto che l’impunità sia sinonimo di morte”, hanno scritto i colleghi di Espinosa in un comunicato. E continuano: “Lui aveva denunciato minacce, pressioni e persecuzioni. Ha parlato con tutti i colleghi che ha trovato sul suo cammino e con i suoi datori di lavori e ha percorso tutte le redazioni e i media alternativi e le organizzazioni per la difesa della libertà di stampa per denunciare l’impossibilità di realizzare un lavoro giornalistico nel Veracruz, così come il clima di violenza che l’ha costretto a esiliarsi e abbandonare la vita che aveva costruito in quella regione. Anche la paura che aveva per i compagni che restavano nel Veracruz. Ma la violenza di Veracruz l’ha raggiunto nel Distretto Federale”.

mexico periodistasLe intimidazioni e la violenza contro i giornalisti sono solo uno dei meccanismi dello stato messicano, o almeno di varie sue parti e apparati, che vanno a reprimere la dissidenza sociale e a blindare la “democrazia”, gli investimenti, lo sfruttamento delle risorse, l’adesione alle politiche neoliberiste, il modello di paese voluto dalle élite e la sicurezza interna. Il contesto della guerra alle droghe, combattuta con una strategia di “mano dura” e militarizzazione dei territori che si ripercuote sulla popolazione civile, scardinando il tessuto sociale, e sui movimenti di protesta, crea un ambiente propizio per le ripetute violazioni ai diritti umani, denunciate ormai da anni da migliaia di persone e organizzazioni. Le desapariciones forzate, le sparizioni di cittadini messe in atto dalle autorità o dai gruppi criminali in combutta con queste che ammontano a 30mila casi negli ultimi 8 anni e mezzo, sono un altro meccanismo, così come lo sono le “esecuzioni extragiudiziarie” dell’esercito e dei vari corpi di polizia e la cosiddetta “fabbrica del colpevoli”, per cui il sistema di amministrazione della giustizia tende a fabbricare accuse e a incarcerare attivisti e cittadini delle fasce vulnerabili o esposte della società (donne, indigeni, studenti, abitanti di comunità rurali e quartieri o barrios marginali) valendosi di procedure autoritarie e abusive o di legislazioni speciali e repressive approvate ad hoc dai governi locali e nazionali. La società, in particolare i gruppi militanti che lottano per il cambiamento dal basso, si trovano quindi tra due fuochi: da una parte uno stato che non protegge ma minaccia o agisce contro di loro, e dall’altra la criminalità organizzata con cui lo stesso stato, a seconda dei casi, scende a patti o collabora. Senza dubbio anche il femminicidio, lo scempio e l’abuso del corpo delle donne e i delitti contro la libertà di stampa sono parte di un meccanismo che abbiamo visto all’opera in passato e ora di nuovo con il caso di Rubén e Nadia.

Appello #MéxicoNosUrge per la Difesa dei Giornalisti e dei Diritti Umani in Messico

In seguito all’ennesima mattanza di giornalisti, reporter e attivisti in Messico sta circolando in italiano l’appello #MexicoNosUrge che riproduco qui e si trova nella nota Facebook a questo link – Per aderire vedi in fondo al testo:

“Fondamento dell’accordo. Il rispetto dei principi democratici e dei diritti umani fondamentali, così come si enunciano nella DichiarazioneUniversale dei Diritti Umani, ispira le politiche interne e internazionali delle parti e costituisce un elemento essenziale del presente Accordo.”

Art. 1 trattato di libero commercio tra il Messico e l’UnioneEuropea                   

Gli omicidi del foto giornalista Rubén Espinosa, dell’attivista Nadia Vera, della studentessa Yesenia Quiroz Alfaro e di altre due donne che si trovavano con loro, Nicole Simon e Alejandra, avvenuti a Città del Messico, venerdì 31 luglio scorso, ci impongono di non rimanere in silenzio.Dinanzi alla condizione che vive chi vuole denunciare la situazione che subiscono milioni di persone in un paese, il Messico, che l’Italia e l’UnioneEuropea riconoscono soltanto come importante socio commerciale, rimanere in silenzio sarebbe una forma di complicità.

Rubén Espinosa è l’ultimo giornalista ucciso in Messico in un massacro che sembra non avere fine. Sono più di cento i giornalisti assassinati dal 2000 ad oggi. Nello stato del Veracruz, dove Rubén lavorava raccontando gli abusi del governo statale e le violente repressioni contro gli oppositori politici, sono 14 i giornalisti uccisi durante il governo di Javier Duarte de Ochoa, soprannominato anche il mataperiodistas, l’ammazza giornalisti.

Rubén Espinosa e Nadia Vera erano fuggiti dallo stato del Veracruz proprio per le minacce ricevute da funzionari del governo di Javier Duarte, indicato mesi fa come responsabile di qualsiasi gesto di aggressione nei loro confronti. Non è stato sufficiente fuggire a Città del Messico,considerata finora un porto sicuro in cui ripararsi dalle aggressioni contro la libertà di stampa. Il messaggio è chiaro: non si è sicuri da nessuna parte.Tutti i giornalisti critici devono avere paura perché possono essere raggiunti nelle loro case, torturati e ammazzati.

La libertà di stampa in Messico viene violentata quotidianamente. Fare il giornalista in Messico è una delle professioni più a rischio e i dati delle più importanti organizzazioni di difesa dei giornalisti e della libertà di stampa (come Article19 o RSF) indicano chiaramente come la maggior parte delle minacce, aggressioni, intimidazioni, sparizioni e uccisioni di giornalisti, fotografi e comunicatori si debbano imputare alle istituzioni dello Stato.

Il Messico e l’Unione Europea sono vincolati dalTrattato di Libero Commercio che si basa su una clausola democratica, e i nostri paesi, i nostri Parlamenti – sia nazionali che quello europeo – non possono rimanere in silenzio di fronte a questa situazione.

Nel maggio del 2016 si compiranno dieci anni dal massacro diSan Salvador Atenco. Una Commissione Civile di Osservazione dei Diritti Umani –i cui componenti erano cittadini europei – nel giugno del 2006 ha presentato alParlamento Europeo un rapporto sui fatti e sulle gravi violazioni dei diritti umani in relazione allo sgombero forzato di una comunità per costruire il nuovo aeroporto di Città del Messico in una zona ejidal (cioè di proprietà collettiva) dello Stato del Messico.

Negli ultimi dieci anni la situazione si è fatta se possibile ancora più grave, con decine di migliaia di sparizioni forzate, violenza sistematica contro chi vuole difendere e promuovere i diritti umani, contro attivisti dei movimenti sociali e contro i giornalisti e fotografi che documentano la condizione di violenza strutturale scelta come forma di“politica attiva” dai governi di Felipe Calderón, prima, e di Enrique Peña Nieto (che nel 2006 era governatore dello Stato del Messico durante i fatti di Atenco), ora.

Tra gli attivisti e giornalisti minacciati e perseguitati ci sono anche cittadini italiani ed europei; tra le vittime ci sono anche cittadini italiani ed europei (come il finlandese Jyri Antero Jaakkola,assassinato dai paramilitari nello stato del Oaxaca nel 2010).

In questo panorama di violenza diffusa e repressione contro i civili ricordiamo la sparizione forzata dei 43 studenti della Escuela Normal Rural di Ayotzinapa,avvenuta la notte del 26 settembre del 2014 nella città di Iguala, stato del Guerrero, in cui sono coinvolti la polizia municipale di Iguala ed elementi dell’esercito messicano. Da dieci mesi i 43 giovani studenti sono vittime di sparizione forzata di persone.

Il 30 giugno 2014 l’esercito messicano, con un ordine scritto dall’Alto Comando Militare, fucilava 22 ragazzi in un’esecuzione extragiudiziale, una delle tante esecuzioni extragiudiziali portate a termine dall’esercito che ha l’ordine di “abbattere” civili considerati delinquenti senza alcun diritto ad avere un processo.

L’ONU ha recentemente spiegato come in Messico la tortura sia un metodo utilizzato in maniera sistematica negli interrogatori da tutte le forze di sicurezza.

Tutto questo accade nel silenzio della cosiddetta “comunità internazionale” e l’Unione Europea di fatto si disinteressa dei crimini dello stato messicano, continuando a mantenere relazioni commerciali con uno Stato che viola costantemente i diritti umani.

Tra il 2007 e il 2014 in Messico ci sono stati più di 164mila omicidi di civili. Negli stessi anni in Afghanistan e in Iraq si sono contate circa 104mila vittime. Il numero di persone sparite dal 2006 ad oggi, basandosi su dati conservativi del governo messicano, supera le 30mila persone. È indefinito il numero delle persone sfollate forzatamente all’interno del paese,ma molte organizzazioni di difesa dei diritti umani parlano di più di due milioni e mezzo di persone.

A fronte di tutto questo l’indifferenza dei grandi mezzi di comunicazione internazionali è impressionante e complice.

Per tutto questo, #MexicoNosUrge e non possiamo rimanere in silenzio.

Chiediamo che il Parlamento Europeo esprima la sua preoccupazione rispetto alla grave crisi dei diritti umani che vive il Messico, in particolare per le costanti aggressioni ai giornalisti e difensori dei diritti umani.

Chiediamo all’Italia e all’Unione Europea che si sospendano tutte le relazioni (politiche e commerciali) con il Messico fino a quando non si farà luce sui gravi casi di omicidio, violenza e sparizione forzata di persone. I paesi dell’Unione Europea devono applicare l’embargo agli investimenti in Messico e chiudere le loro Ambasciate, così come si è fatto nel caso di altri paesi che non osservano l’obbligo del rispetto dei diritti umani e del diritto alla vita dei propri cittadini.

Italia, Agosto 2015

Per aderire scrivere a mexiconosurge2015@gmail.com

Seguiteci su www.facebook.com/mexiconosurge

Firmano:

·       Dario Fo (attore, regista,scrittore. Premio Nobel per la letteratura)

·       Erri De Luca (scrittore)

·       Paco Ignacio Taibo II (scrittore)

·       Fr. Raúl Vera López, O.P. (Vescovodi Saltillo, Coahuila, Messico)

·       Roberto Saviano (scrittore)

·       Don Luigi Ciotti (Presidentedell’Associazione Libera e Fondatore dell’Associazione Gruppo Abele)

·       Collettivo di scrittori Wu Ming

·       Nando Dalla Chiesa (docente universitario,scrittore e politico)

·       Tonio dell’Olio (responsabile del settore internazionale di Libera)

·       Paloma Saiz (organizzatrice della Brigada Para Leer en Libertad)

·       Fondazione Antonino Caponnetto

·       Salvatore Calleri (presidenteFondazione Antonino Caponnetto e membro Fondazione Sandro Pertini)

·       Renato Scalia (Comitato FondazioneAntonino Caponnetto)

·       Centrode Derechos Humanos Miguel Agustín Pro Juárez A.C. (centro diritti umani gesuita, Messico)

·       Servicio Jesuita a Migrantes –México

·       Centrode Investigación y Promoción Social (CIPROSOC)

·       Valerio Evangelisti (scrittore)

·       Valerio Massimo Manfredi (scrittore)

·       Franco Berardi “Bifo” (scrittore,professore universitario)

·       Giacomo Costa, SI (gesuita,direttore di Aggiornamenti Sociali)

·       Alessandro Mannarino (cantautore)

·       Juan Villoro (scrittore, giornalista, drammaturgo)

·       Francesca Nava (giornalista)

·       Aldo Nove (scrittore)

·       Jessica Borroni (scenografa)

·       Loredana Lipperini (scrittrice e giornalista)

·       Alberto Prunetti (scrittore)

·       Fabrizio Lorusso (professore e giornalista freelance)

·       Lucia Capuzzi (giornalista)

·       Roberta Zunini (giornalista)

·       Cecilia Narducci (giornalista)

·       Girolamo de Michele (scrittore)

·       Sandro Mezzadra (Università diBologna)

·       Mauro Biani (disegnatore satirico de il manifesto)

·       Salvatore Palidda (sociologo,scrittore e docente Università di Genova)

·       Domenico Guarino (Consiglio Ordinedei Giornalisti Regione Toscana e Direttore Radio Cora)

·       Marilù Oliva (scrittrice)

·       Graziano Graziani (giornalista)

·       Thomas Aureliani (giornalista)

·       Fabio Cuttica (fotografo agenziaContrasto)

·       Francesca Volpi (fotografa)

·       Silvia Federici (scrittrice)

·       Andrea Bigalli (Libera RegioneToscana)

·       Federico Mastrogiovanni (giornalista)

·       Lorenzo Declich (giornalista e scrittore)

·       Alessandro Braga (Giornalista RadioPopolare)

·       Luca Martinelli (giornalista di Altreconomia)

·      Amaranta Cornejo Hernandez (Ricercatrice feminista e docente universitaria)

·       RubyE. Villarreal (Arquitecto, Cultural/Museum Broker)

·       La Spezia Oggi (http://www.laspeziaoggi.it/news )

·       Comitato Bolivariano La Madrugada

·       Associazione SUR (www.surnet.it)

·       Carovane Migranti (http://carovanemigranti.org )

·       Cynthia Rodríguez (giornalista dellarivista Proceso)

·       Cristina Morini (giornalista escrittrice)

·       Andrea Cegna (collaboratore di RadioOnda d’Urto e Radio Popolare)

·       Annamaria Pontoglio (Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)

·       Christian Marazzi (ScuolaUniversitaria Professionale della Svizzera Italiana)

·       Riccardo Staglianò (giornalista)

·       Alessandra Coppola (giornalista)

·       Mario Portanova (giornalista)

·       Leo Reitano (giornalista)

·       Noura Tafeche (giornalista)

·       Emilia Lacroce (giornalista)

·       Yesenia de la Rosa (giornalista)

·       Federico Chicchi (Università diBologna)

·       Aldo Zanchetta (Fondazione Neno Zanchetta per l’America Latina)

·       Valentina Petrini (giornalista)

·       AssociazioneItalia-Cuba circolo di Firenze

·       Heriberto Paredes (fotografo e giornalista)

·       Valentina Valle Baroz (giornalista)

·       Gabriele Zagni (giornalista Piazza Pulita La7)

·       Marina Taibo (fotografa)

·        José Calvo (architetto)

·        Fabio Bianchi (attivista)

Repudian visita de Peña Nieto a Francia: Hollande recibe carta

Ayotzinapa Paris Lettera Hollande EPN (6) (Small)

  • EPN será invitado de honor en el aniversario de la toma de la Bastilla.
  • Estudiantes, académicos, artistas y activistas condenan la visita del presidente.

(DE: Revista Variopinto 15 de junio de 2015) Justo cuando nuevas investigaciones periodísticas desarman el rompecabezas de las versiones oficiales sobre los casos de Ayotzinapa e Iguala, el presidente Enrique Peña Nieto se fue de gira a Europa. Estuvo en Milán para la Expo 2015, donde se encontró con Primer Ministro italiano Matteo Renzi, y el 14 de julio llegará a París para el aniversario de la toma de la Bastilla y el inicio de la Revolución Francesa. Esto importa porque esta mañana algunos miembros del colectivo París-Ayotzinapa, del Movimiento contra el racismo para la amistad entre los pueblos y de la Asociación Francia-América Latina, entregaron una carta al Palacio del Eliseo dirigida al presidente francés, François Hollande, y al Ministro de Asuntos Exteriores, Laurent Fabius, en la cual decenas de asociaciones, colectivos, estudiantes, artistas, académicos y figuras políticas de México, Francia e Italia, entre otros países, condenan la invitación extendida a EPN como invitado de honor en la mencionada celebración. Entre los primeros firmantes están la cineasta Carmen Castillo; el filósofo Toni Negri; el colectivo de escritores italianos Wu Ming; el poeta y activista Javier Sicilia; el padre Alejandro Solalinde; los académicos John Ackerman, Sergio Aguayo y Lorenzo Meyer; el escritor Valerio Evangelisti; los diputados europeos Michèle Rivasi y Josè Bovè; y los activistas Vittorio Agnoletto y Franco Berardi “Bifo”, entre otros.

Francia, que históricamente ha sido considerada como patria de los derechos del hombre, va a recibir el presidente de un gobierno plagado de escándalos de corrupción, que arroja un balance inquietante de 43 mil muertos y 5,204 personas desaparecidas —tan sólo en 2014—; restricciones preocupantes a la libertad de expresión; y acusaciones de decenas de crímenes contra la prensa y de hacer uso de represión policíaca, incluidos miles de casos de tortura y ejecuciones extrajudiciales del ejército y la policía federal, todo en sus primeros dos años de mandato. Cabe mencionar que la reciente creación del cuerpo de gendarmería mexicana, siguió el modelo francés y se valió de la capacitación dada por el país europeo.

Las organizaciones internacionales para los derechos humanos están de acuerdo sobre este tema: “México vive una crisis humanitaria sin precedentes, en la cual los derechos humanos se menosprecian y la impunidad es la norma”, mencionan los activistas desde París. En el gobierno anterior de Felipe Calderón, el saldo de la narcoguerra fue terrible: más de 100 mil muertos, entre 22 mil y 30 mil desaparecidos y más de 280 mil refugiados o desplazados. Más de 130 mil soldados han sido empleados en las calles. Las presuntas operaciones contra el narco, también han servido para atacar grupos de defensa de recursos naturales, así como comunidades que luchan contra el despojo.

Hoy, después de su periodo como gobernador del Estado de México y tras dos años y medio de presidencia, Peña Nieto, denuncian los firmantes, “se ha hecho responsable, como jefe de las fuerzas armadas y de la policía, de crímenes perpetrados contra su mismo pueblo, por haber sido el primero en favorecer por inacción la intolerable violencia en la cual vive cotidianamente la sociedad mexicana”.

El caso de los estudiantes de la Normal “Isidro Burgos” de Ayotzinapa, evidenció elmodus operandi del gobierno mexicano: frente a un ataque premeditado, del que estaban enterados en tiempo real todos los cuerpos policiales cerca de Iguala, las autoridades trataron de eludir toda responsabilidad, afirmando frente a las familias de la víctimas que los estudiantes habían sido raptados y quemados, y sus restos arrojados en un río dentro de bolsas de basura. Nadie intervino para evitarlo, aun sabiendo lo que ocurría, según denuncian defensores de derechos humanos y firmantes.

En este contexto, Francia va a firmar contratos con México para la venta de 50helicópteros Airbus  SuperPuma que, denuncia el colectivo París-Ayotzinapa, “servirán, sin duda, como lo ha sido en los últimos 40 años, a reprimir los movimientos sociales que denuncian la violación sistemática de los derechos humanos por parte del Estado”. Asimismo, el país galo recibirá a las fuerzas armadas de México y al presidente Peña como “invitados de honor”, ante lo cual las FF. AA. desfilarán sobre Champs Elysées aun cuando, dentro de las investigaciones de periodistas sobre los desaparecidos Ayotzinapa, hubo fuertes sospechas que señalaron las responsabilidades del ejército mexicano en Iguala, principalmente el 27 Batallón de Infantería.

La carta que se entregó al presidente francés, condena igualmente el papel de las grandes empresas de las industrias militar y civil, empezando por Airbus.

Una versión más breve de la carta ha recibido hasta la fecha más de 5,500 adhesiones, y está contenida en una petición en línea de Change.org, disponible hasta el 13 de julio. Para informar a la sociedad civil acerca de los desarrollos de la iniciativa, con ocasión del día internacional contra la tortura y del noveno mes desde los hechos de Iguala, firmantes y organizaciones francesas participantes han convocado el 26 de junio a una mesa redonda dentro de las acciones globales para Ayotzinapa.