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#Foto Galleria del #Barrio #LaMerced a Città del #Messico #CDMX

Fotogalleria di Stefano Morrone del quartiere o barrio (che è molto di più di una semplice zona cittadina!) di Città del Messico “La Merced” (o “la meche”). Il reportage associato di Gimmi è uscito su CarmillaOnLine LINK. Clicca su una foto per ingrandire e passare allo slide-show.

#Video #Foto de la Marcha #25N contra la Violencia de Género en #León #GTO #México #NiUnaMenos #DiaNaranja

Arriba. Video crónica de la marcha en León, Guanajuato, de 1 a 20 horas del 25 de noviembre de 2016. Realizada con smartphone. Abajo: dar clic sobre una foto para zoom. Más abajo: el breve comunicado informativo para el 25N del Programa universitario de mujer y relaciones de género de la la universidad Iberoamericana de León.

programa-genero-ibero-leonEl día de hoy, 25 de Noviembre, conmemoramos el Día Internacional de la Erradicación de la Violencia contra las Mujeres, es un día para hacer un alto y cuestionar las razones por las cuales esta violencia continúa y aumenta. Tres datos:

1. De cada 3 mujeres ha vivido situaciones de violencia física y sexual en todas las regiones del mundo. (Médicos del Mundo. Nov 2016)

2. Cada día mueren en promedio al menos 12 latinoamericanas y caribeñas por el solo hecho de ser mujer”. (CEPAL Oct 2016)

 3. En México 7 mujeres son asesinadas cada día. (ONU, 2015)

Los Estados tienen la obligación de garantizar a las mujeres el derecho a vivir una vida libre de violencia.

Su @DRepubblicait #MessicoInvisibile Casa di riposo delle ex prostitute #CDMX #Foto @Camillo1949 @Ed_Arcoiris

Xochiquetzal

[Tratto da D di Repubblica – Luglio 2016 – Il reportage completo sulle donne di Casa Xochiquetzal a Città del Messico è nel libro Messico invisibile. Voci e pensieri dall’ombelico della luna (di Fabrizio Lorusso), edito da Arcoiris (2016). Lo trovi QUI. Fotogallery completa qui: link]

La strada è stata la loro casa per decenni. Vengono dai ghetti della Merced, di Tepito, Loreto, la Lagunilla e Granaditas. Sono nomi che non dicono nulla ai frequentatori occasionali di Mexico City, ma che evocano storie d’emarginazione e insicurezza in chi conosce la topografia socioeconomica di questa megalopoli che sa essere contraddittoria ed escludente, ma anche amichevole e solidale. Casa Xochiquetzal, la “casa di riposo delle lucciole” è nata da un progetto del governo di Città del Messico sollecitato dagli intellettuali  Martha Lamas, Elena Poniatowska e Jesusa Rodríguez, e da alcuni anni presta servizi di vario tipo alle indigenti ex prostitute dei quartieri malfamati del centro della capitale messicana. “Già verso il 2001 nasce l’idea di creare una casa di riposo di questo tipo ed è Carmen Múñoz, leader delle sexo-servidoras della zona, a lanciare la proposta con alcune militanti femministe e con la scrittrice Elena Poniatowska”, spiega Jessica Vargas, la direttrice. “L’amministrazione comunale inaugurò il progetto nel 2006 e il piano prevedeva di ospitare fino a 65 donne, purché avessero più di 55 anni e fossero prive di reti familiari e fissa dimora, ma è stato problematico trovare tutte le risorse e mettere d’accordo tante inquiline così diverse tra loro, così abituate a diffidare delle altre o a competere”. La casa oggi si mantiene grazie al sostegno del comune e dell’Istituto Nazionale delle Donne, ma il grosso dei finanziamenti arriva da donazioni, dalla partecipazione a concorsi e dalla vendita d’oggetti d’artigianato di cui si occupano la direttrice, le associazioni Mujeres de Xochiquetzal e Semillas e i volontari che collaborano al mantenimento e alle attività della Casa. In occasione del primo volo diretto Roma-Città del Messico inaugurato da Alitalia il 16 giugno in collaborazione con l’Ufficio turistico Visit Mexixo e l’Ambasciata di Roma, siamo andati a visitare questo luogo decisamente particolare, per raccontare le storie di chi lo abita.

FOTO GIORGIO DE CAMILLIS, TESTI FABRIZIO LORUSSO

Viaje visual: el Infierno, La Bestia y Ayotzinapa, según el maestro Luciano Valentinotti

L'inferno (dettaglio angolare) (Small)

[di Fabrizio Lorusso – Desinformémonos] Durante el mes de febrero pasado, el amplio espacio expositivo del Centro Cultural San Ángel, en el sur de la Ciudad de México, y sus visitadores han sido embrujados por una serie de obras inspiradas al muralismo mexicano y realizadas por el maestro Luciano Valentinotti, pintor italiano adoptado por México, ya que lleva en el país exactamente medio siglo. Entre sus pinturas en acrílico sobre lienzo, destaca El Infierno, la principal que da el nombre a la entera exposición. Las demás tienen títulos y contenidos llamativos y de denuncia como: Verdad y democracia, El futuro del Estado de Guerrero, La familia mexicana, La Bestia, El final de la larga marcha para la libertad, La Casa Blanca en la noche profunda, Al rojo vivo.

Desde luego, reflejan la índole rebelde, crítica y profundamente política y social del autor, quien fue un combatiente partisano antifascista en los últimos años de la II Guerra Mundial, básicamente desde 1943, cuando tenía apenas 14 años. Toda su vida ha sostenido causas sociales, desde abajo y a la izquierda.  Continua a leggere

Messico: L’Inferno (El Infierno) e Altre Opere di Luciano Valentinotti

Ecco alcuni dettagli della grande, per dimensioni, lavoro e significati, opera del pittore Luciano Valentinotti, partigiano italiano (e amico) in Messico da mezzo secolo: L’Inferno – El Infierno. Fare clic su un’immagine per ingrandire e vedere uno slideshow (idem per il secondo mosaico in fondo).

E di seguito altri dipinti (acrilico su tela) esposti insieme al Infierno e legati da un filo rosso: il Messico e la violenza, la politica e la repressione, Ayotzinapa e la Casa Blanca, la famiglia e la Bestia (il treno dei migranti, ma anche la speranza e la denuncia. Titoli (in ordine da sinistra a destra e verso sud): Al Rojo Vivo – EL final de la larga marcha para la libertad – El futuro del Estado de Guerrero – La familia mexicana – La Bestia – La casa blanca en la noche profunda – Dettaglio de El infierno – Verdad y democracia – Infine il maestro Valentinotti.

@DonWinslow e #IlCartello: #Intervista di Daniel Bilenko @RSIonline #Mexico

Nel video qui sopra: intervista (doppiata in italiano) del giornalista Daniel Bilenko allo scrittore americano Don Winslow, autore de IL CARTELLO (2015) e IL POTERE DEL CANE (2005), romanzi sui narcos messicani, il narcotraffico, i legami con la politica e lo stato. Anche una nota interessante sull’EZLN e il Chiapas, tematiche cui Winslow aveva dedicato un capitolo, poi stralciato, de Il potere del cane. Andata in onda il 2 gennaio 2016, programma Finestra Sera Aperta, RSI Rete Due. QUI LINK alla II parte della trasmissione sulla NARCOGUERRA e il MESSICO.

#Video #Ayotzinapa1año #Mexico #DF #26SMX #Marcha #Ayotzinapa

Ayotzinapa 25 S 2015 Mexico City (10) (Small)

Articoli: Ayotzinapa, un anno dopo (Carmilla) e Ayotzinapa un anno dopo “la lucha sigue” (Contropiano)

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Ayotzinapa 25 S 2015 Mexico City (237) (Small)

Ayotzinapa un anno dopo

Ayotzinapa un anno dopo,

(Articolo di Andrea Spotti sulla manifestazione del 26 settembre a Città del Messico tratto da Contropiano)

Plaza de la Constitución piena di ombrelli sotto i quali si accalcano manifestanti più o meno fradici, e un lungo serpentone umano che nella gigantesca piazza di Città del Messico neppure riesce a mettere piede.
Quest’immagine descrive meglio di tante parole l’ottimo risultato raggiunto dalle mobilitazioni lanciate dai familiari delle vittime a un anno dalla strage di Iguala e dalla sparizione forzata dei 43 normalisti di Ayotzinapa. Un risultato non scontato, considerato il costante sforzo messo in atto in questi mesi da governo e disinformazione main-stream per spegnere il fuoco dell’indignazione popolare attraverso depistaggi, insabbiamenti e criminalizzazioni.
Sotto un cielo plumbeo ed una pioggia insistente, un corteo moltitudinario ha sfilato sabato per oltre sei ore lungo le strade della capitale a sostegno delle esigenze del comitato di genitori e compagni degli studenti della Normale Isidro Burgos, il quale, oltre a verità, giustizia e restituzione in vita dei desaparecidos, esige anche il giusto castigo per le autorità, le quali hanno cercato di ingannare il Paese con la costruzione di una verità ufficiale risultata poi essere nient’altro che una macchinazione che aveva l’unico scopo di chiudere il caso e frenare la protesta.
Aperta dai familiari delle vittime e caratterizzata da un’importante presenza giovanile, la manifestazione è partita dopo mezzogiorno dalla residenza presidenziale de Los Pinos ed ha visto la partecipazione di oltre centomila persone giunte nel Districto Federal da tutta la Repubblica. Centinaia di organizzazioni hanno contribuito al successo della mobilitazione: dai sindacati di docenti, elettricisti e minatori, agli studenti universitari e medi, passando per storiche realtà di lotta come il Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra di San Salvador Atenco o le diverse comunità aderenti al Congreso Nacional Indígena. Dall’imponente spezzone delle scuole normali rurali, a quello rumoroso e battagliero dei collettivi femministi, dagli aderenti alla Sexta zapatista alle realtà LGBT fino ad arrivare alle comunità religiose popolari. Importante, infine, la partecipazione di singoli non organizzati e famiglie, nonché l’attivismo di artisti e musicisti, i quali hanno accompagnato la protesta con canzoni, balli, poesie e performance di vario tipo.
Durante gli interventi finali, i portavoce del comitato hanno ringraziato le persone solidali in Messico e nel mondo, sottolineando che la battaglia iniziata ad Ayotzinapa deve trasformarsi in una lotta per la trasformazione del Paese. Come sostiene Vidulfo Rosales, avvocato dei familiari, le mobilitazioni nell’ambito della Giornata dell’Indignazione non sono servite solo per commemorare i 6 morti della strage e per denunciare le responsabilità delle autorità, “ma anche per chiedere giustizia per gli oltre 25 mila desaparecidos del Paese” e sostenere le comunità che si battono per difendere terra e territorio contro mega-progetti e grandi opere.
1ayo copia copiaSi tratta insomma fare in modo che “nessuna lotta resti isolata” e di unire le resistenze che si agitano sui territori per costruire un movimento di massa che possa andare al di là della protesta per la violazione sistematica dei diritti umani ed iniziare a lavorare alla trasformazione sociale; a cominciare dalla caduta del governo Peña Nieto. Per questo, di fronte alle migliaia di persone che hanno affollato il centro della capitale, Felipe de la Cruz, portavoce dei genitori degli scomparsi, ha invitato tutti e tutte a partecipare alla Convención Nacional Popular che si terrà dal 16 al 18 ottobre ad Ayotzinapa per iniziare a ragionare in questa direzione.
Cortei, sit-in e iniziative di diverso genere si sono tenute su tutto il territorio nazionale, dal Sinaloa allo Yucatán. Nel Guerrero, lo stato in cui si è verificata la strage, ci sono state manifestazioni in diverse località. La più partecipata, con oltre 10 mila persone, ha attraversato la capitale Chilpancingo, dove centinaia di manifestanti hanno lanciato pietre contro il congresso locale scontrandosi con la polizia in tenuta antisommossa. Blocchi stradali ad intermittenza sono stati segnalati sull’Autopista del Sol e sulla statale Tixtla-Chilpancingo.
In Chiapas sono state diverse le mobilitazioni solidali. Nel caracol di Oventik e in altre comunità autonome zapatiste, migliaia di basi d’appoggio hanno ricordato le vittime ed espresso il loro sostegno ai familiari a partire dalle 7 di mattina. Fuori dai loro territori, con striscioni, cartelli, altari e ceri si sono manifestati per oltre cinque ore, ribadendo che le comunità indigene ribelli sentono come propri il dolore e la rabbia dei genitori e dei compagni dei normalisti. Intorno alle 12, come raccontato da Regeneración Radio, gli zapatisti sono rientrati nei caracoles per portare avanti un evento in cui continuare “a ricordare Ayotzinapa, e anche le altre Ayotzinapa che hanno ferito il Messico de abajo” nel corso degli ultimi anni. A Tuxla Gutierrez, capitale dello stato, 10 mila tra maestri e studenti hanno affollato le strade della città; mentre si sono tenute iniziative anche a San Cristobal, Ocosingo e Tapachula.
Anche nello stato del Michoacán e in quello di Oaxaca sono state segnalate proteste assai partecipate. A Ciudad Juarez, nello stato di Chihuahua, è stato invece inaugurato un presidio permanente di fronte alla Procura Generale della Repubblica (PGR), capofila con Jesus Murillo Karam del tantativo di imporre una versione ufficiale di comodo su quanto avvenuto esattamente un anno prima a Iguala.
L’anniversario della strage è stato ricordato anche in decine di Paesi del mondo con eventi e attività di fronte a consolati ed ambasciate messicane, confermando così la natura ormai globale del movimento. Il successo della Giornata dell’Indignazione è stato sancito anche in rete, dove l’hashtag #DiaDeLaIndignacion è diventato trending topic a livello mondiale.
1ayo1 copia copiaLa mobilitazione è giunta alla fine di una settimana assai intensa per i genitori dei normalisti. Questa, infatti, era iniziata con la militarizzazione di Tixla, il municipio in cui si trova la Normale di Ayotzinapa, dove 3 mila agenti della polizia statale hanno ridotto il diritto alla libera circolazione degli abitanti con l’obiettivo di impedire al comitato di alunni e familiari di uscire dal municipio per raggiungere la capitale dello stato. I fatti più gravi si sono verificati il 22 settembre quando centinaia di celerini hanno interrotto con violenza la carovana di pullman diretta a Città del Messico ferendo sei persone.
Malgrado il cordone poliziesco, i familiari sono riusciti ad arrivare comunque nella capitale, dove, una volta piazzatisi nello Zocalo, hanno iniziato uno sciopero della fame della durata simbolica di 43 ore, accompagnato da diverse organizzazioni e persone solidali e seguito in diretta dallo streaming online di decine di radio libere e indipendenti in tutto il continente latinoamericano.
In pieno digiuno, al collettivo di Ayotzinapa è toccato l’incontro con il presidente e diversi funzionari del governo e dello stato. L’incontro era stato imposto dai familiari al governo in seguito alla pubblicazione del rapporto degli esperti indipendenti della Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH), il quale aveva smentito punto per punto gli elementi a sostegno della ricostruzione dei fatti presentata dalla PGR dando un serio colpo alla credibilità di governo e autorità inquirenti.
Il rapporto del Gruppo Interdisciplinare di Esperti Indipendenti (GIEI) della CIDH mette in luce innanzitutto le molte irregolarità che hanno caratterizzato le indagini, come – per fare solo qualche esempio – la cancellazione di alcuni video che avevano ripreso l’aggressione ai normalisti da parte di poliziotti e pistoleros, la perdita e la distruzione di prove importanti, l’uso sistematico della tortura durante gli interrogatori dei narcos arrestati, nonché il veto posto dalle autorità perché i periti potessero interrogare i membri del XXIV battaglione fanteria di Iguala, reparto dell’esercito di stanza nella località di cui si sospetta il coinvolgimento.
Il documento, inoltre, concede sostegno scientifico alle critiche che sin dall’inizio il movimento in solidarietà con Ayotzinapa e diversi accademici avevano mosso contro quella che l’ex-procuratore della repubblica Murillo aveva definito la verità storica sul caso. Secondo questa versione, i 43 normalisti, dopo essere stati sequestrati da agenti municipali, sarebbero stati consegnati ad alcuni sicari del clan dei Guerreros Unidos, i quali avrebbero proceduto all’uccisione dei ragazzi ed alla loro successiva cremazione all’interno della discarica di Cocula, per poi gettare i resti nel vicino fiume San Juan.
1ayo2 copiaIl GIEI fa praticamente a pezzi questa ricostruzione dimostrando la presenza sul campo dell’esercito e di diverse forze di polizia (statale, federale, ministeriale) oltre a quella municipale alla quale è stata accollata la responsabilità dei fatti, e negando scientifivamente la possibilità che i giovani siano stati inceneriti nella discarica in questione. Insomma, la “verità storica” che per otto mesi le autorità hanno brandito come una clava contro chiunque la mettesse in discussione, è senza fondamenti scientifici, per cui viene immediatamente ribattezzata “menzogna storica”.
Un ultimo elemento da segnalare rispetto al rapporto ha a che fare con un quinto autobus che, per quanto fosse parte delle testimonianze dei sopravvissuti, è stranamente rimasto fuori dai documenti e dalle ricostruzioni ufficiali, e che potrebbe aprire una nuova pista sul movente dell’assalto armato. Il pullman in questione, secondo l’ipotesi dei periti, era pieno di droga e doveva essere utilizzato dai narcos per il trasporto della sostanza. I normalisti, a loro insaputa, avrebbero occupato il mezzo sbagliato nel momento sbagliato e per questo sarebbero stati attaccati da criminali e forze dell’ordine.
Alla luce di tutto questo l’incontro con il Presidente ovviamente non poteva che svolgersi in un’atmosfera tesa. A tutto ciò va aggiunto l’atteggiamento freddo e unilaterale del governo, il quale non ha preso posizione rispetto ai risultati offerti dallo studio del GIEI ed ha semplicemnte proposto di fare una terza perizia per vedere quale tra le ipotesi formulate finora sia la più corretta. La rabbia dei familiari si deve anche al fatto che il governo non ha preso sul serio le otto richieste presentategli dal comitato, le quali vanno dal riconoscimento pubblico da parte delle autorità della legittimità della loro ricerca di giustizia, alla permanenza a tempo indeterminato del GIEI nel Paese con accettazione piena del suo rapporto e delle sue raccomandazioni, fino alla richiesta della creazione di un’unità specializzata che si occupi di riformulare le indagini con l’obiettivo di trovare gli studenti scomparsi e di fare luce sulla costruzione della “verità storica” e dei responsabili del massacro.

Dopo un anno di mobilitazione costante ed instancabile, genitori e compagni dei 46 normalisti vittime dell’operazione narco-poliziesca del 26 settembre 2014 hanno scoperchiato la situazione di violenza e impunità che regna in Messico nell’era delle riforme strutturali ad uso e consumo del grande capitale interno e internazionale, diventando un esempio di dignità e di lotta e trasformandosi in una sorta di catalizzatore del diffuso scontento che circola da anni nella società messicana.

La bella giornata di sabato ha rilanciato le ragioni del movimento, il quale ha dato così un’importante dimostrazione di forza a chi sperava che il tempo e la propaganda potessero diluire la rabbia e l’indignazione generate dalla strage. La lotta nata a partire da Ayotzinapa ha iniziato l’autunno con il piede giusto e sembra avere tutte le carte in regola per continuare a rappresentare una fastidiosa spina nel fianco per il governo, il quale, al contrario, anche a causa del rapporto del GIEI, appare sempre più in crisi di legittimità.

* Corrispondenza da Città del Messico

Foto-Galleria #Ayotzinapa1año #AccionGlobalPorAyotzinapa #26SMX #Messico

Articolo sulla manifestazione del 26 settembre e Ayotzinapa – link