Archivi categoria: Foto-Gallerie

Buenos Aires si mobilita contro il G20

Mentre il Gruppo dei 20 paesi più potenti della terra si riuniva nei pressi della Casa Rosada, oggi per le strade di Buenos Aires una grande manifestazione ha espresso il suo ripudio alle politiche neoliberiste di tagli al welfare, indebitamento e povertà crescente che si celano dietro alle strette di mano del presidente Macri con i rappresentanti internazionali del capitalismo odierno.

Nonostante l’immenso dispiegamento di forze di polizia e corpi armati, e la martellante campagna che da mesi cerca di installare la paura e invita a disertare la piazza, organizzazioni sociali, partiti e movimenti politici hanno sfilato oggi in massa, al termine di una settimana di incontri, forum ed eventi che hanno dato vita al contro-vertice dei popoli latinoamericani.

Qui di seguito una carrellata di immagini dalla manifestazione nella capitale argentina.

 

 

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Foto di Susanna De Guio

L’Argentina a pochi giorni dal G20 e #NiUnaMenos

In questo pezzo vi proponiamo: un articolo dell’amico Alioscia Castronovo, giá uscito su Dinamo Press e che descrive il clima che si sta vivendo nella cittá di Buenos Aires a pochi giorni dal G20; una fotogalleria di uno dei due grandi cortei che hanno attraversato nella giornata di ieri la capitale argentina (quello femminista di NiUnaMenos, l’altra é stata una marcia in risposta all’assassinio, nei giorni scorsi da parte della polizia, dei militanti della Central de Trabajadores de la Economía Popular Rodolfo Orellana e di Marcos Soria); infine, il comunicato che hanno lanciato le donne curde in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, e che é stato rilanciao anche dalle compagne argentine.

Proteste, tensioni e forum mondiali: verso il G20 a Buenos Aires

di Alioscia Castronovo

da DinamoPress

Cinque immagini in movimento dalle giornate convulse a Buenos Aires a pochi giorni dall’inizio del G20 che inaugura il mese di dicembre tra proteste sociali e conflitti di piazza. Il Forum Mondiale del pensiero critico di Clacso, il controvertice e le mobilitazioni femministe, l’uccisione da parte della polizia di due lavoratori delle economie popolari ed un fine settimana caotico segnato dalle violenze e dal rinvio della finale di Coppa Libertadores.

La finale del mondo

«Avremo un G20 da gestire, cosa volete che sia una finale di calcio?»: così poche settimane fa aveva dichiarato la ministra della sicurezza Bullrich. Oggi esplodono le polemiche dopo la sospensione della finale tra River Plate e Boca Juniors a causa dell’assalto al pullman della squadra ospite e degli scontri.

Poche settimane fa addirittura il presidente Macri aveva sostenuto la possibilità di far partecipare tifosi ospiti alla finale (in Argentina sono vietate le trasferte ai tifosi, sia in campionato che in coppa) ed il superclasico di ritorno era stato anticipato a sabato 24 novembre per evitare la coincidenza con le giornate del G20.

Foto: La Vaca

Ma questo fine settimana la finale di Libertadores, la prima volta di River e Boca ribattezzata da queste parti del mondo la partita del secolo, non si è giocata.

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Esodo migrante in Messico: interviste radio. Actualización del éxodo migrante (Comunicado del 26 de octubre). Radio Zapatista

tapachula 1Radio Onda Rossa, La marcia partita dall’Honduras è arrivata in Messico

Una compagna italiana si trova all’interno della marcia dei migranti che dall’Honduras è arrivata adesso in Messico. Una folla compatta che vuole arrivare negli Stati Uniti D’America.

Come si stanno preparando in USA all’arrivo di questa marcia?

 

Radio Popolare, Esteri di ven 26/10

In viaggio con i migranti, dal Messico agli Stati uniti…Ad esteri il racconto dalla carovana della speranzaTapachula 2.jpg

Costa de Chiapas, 26 de octubre 2018
ACTUALIZACIÓN ÉXODO MIGRANTE
Las más de seis mil personas que componen el grueso del Éxodo migrante recorrieron hoy el tramo más largo hasta el momento en su paso por Chiapas, entre las localidades de Pijijiapan y Arriaga.

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ACTUALIZACIÓN DEL ÉXODO MIGRANTE. Comunicado y fotos 23 de octubre

tapachula 4Tapachula 23 de octubre de 2018
ACTUALIZACIÓN DE ÉXODO MIGRANTE
Hoy evidenciamos que el uso del poder y la intimidación hacia las personas desplazadas forzadas y hacia las personas defensoras monitoreando para la observación, documentación y denuncia, es una estrategia para crear tensión y hostigamiento. Intentan asustar, quitar la motivación y minar el ánimo de las personas.
La jornada de hoy fue de descanso para la mayoría de las más de siete mil personas del éxodo que está en este momento en Huixtla, Chiapas.
Como parte del monitoreo se acompañó un grupo de 79 personas (52 hombres, 12 mujeres, 15 niñas y niños), que se habían quedado rezagadas y que salieron de Tapachula el día de hoy caminado. Al medio día, se registró un ataque injustificado y desproporcionado por parte de agentes de migración a este mismo grupo en el que se encontraban mujeres, niños y niñas terminando con la detención de al menos 8 personas. Después de la agresión se contabilizaron a 54 personas que se volvieron a agrupar asustadas y preocupadas por el resto y que gracias a la solidaridad de otras personas consiguieron llegar a Huixtla.
Al medio día, en la frontera de Ciudad Hidalgo y Tecún Umán se observó la presencia de unas 10 personas del Instituto Nacional de Migración y al menos 20 agentes de la Gendarmería de la Policía federal armados. Agentes del INM solicitaban identificación a personas cruzando en balsas por el río, durante la observación detuvieron y se llevaron a un grupo de 30 personas. Mientras el INM hacía el registro los agentes de gendarmería estuvieron custodiando. Al ver que llegó el grupo a monitorear, los agentes se acercaron y vigilaron de forma intimidatoria tomando fotos y enviando mensajes, en algunos momentos incluso sobrevolaba un dron.

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Si riaccende la lotta studentesca a Città del Messico

foto df.jpgdi Nino Buenaventura uscito contemporaneamente su infoaut.org

Città del Messico. Mercoledì 5 settembre, gli studenti della Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM), la Universidad Autónoma Metropolitana, la Escuela Nacional de Antropología e Historia, la Universidad Autónoma de la Ciudad de México, el Insituto Politecnico Nacional e praticamente tutti i licei e istituti tecnici che ne dipendono hanno manifestato, componendo un corteo di più di 30.000 persone, contro la violenza dei porros, che due giorni prima aveva colpito la manifestazione del liceo UNAM, CCH-Azcapozalco.

I porros, letteralmente «ultras», sono in realtà gruppi di giovani e meno giovani, spesso provenienti da quartieri disagiati, ma non solo, che sono pagati da funzionari di partito, dirigenti universitari, servizi segreti, o istituzioni di diverso tipo, per attaccare manifestazioni o assemblee e per rompere i processi di organizzazione studentesca, che tanto fanno paura ai poteri messicani. Dagli anni ’50 i porros sono stati utilizzati per picchiare, terrorizzare e giustificare il successivo intervento militare, come fu evidente nel ’68 (con la repressione al movimento studentesco che portò al celebre massacro di Piazza Tlatelolco), nel ’71 (con un massacro simile i cui esecutori materiali erano stati proprio i gruppi porriles e paramilitari) e nel ’99 (con la violenta repressione della storica occupazione di 11 mesi dell’UNAM). Lo scorso 3 di settembre, gli studenti del CCH-Azcapozalco, un liceo pubblico che fa parte del sistema di educazione superiore gestito dall’UNAM, stavano manifestando davanti al rettorato dell’università per chiedere più maestri, il rispetto dei murales fatti dagli alunni, la rimozione di tasse scolastiche illegali, e più sicurezza per gli alunni. Il sistema dei licei della UNAM ha subito fortemente il taglio dei fondi pubblici degli ultimi anni per l’educazione arrivando a casi di aule fatiscenti e sovraffollate, con tanto di rapporti di 100 alunni per professore.

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TRABAJADORES FANTASMA: Uber Eats en México. Con #fotogallery

[di Caterina Morbiato, foto di Stefano Morrone – da AltaïrMagazine]

La versione in italiano si puó trovare in libreria, nel numero zero della rivista Lo Stato delle Cittá, edita da Napoli Monitor.

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Arandeni nunca intentó llamarlos. No tenía sentido. Desde un principio esto se trató de ganar dinero, de estar todo el día montada sobre una bicicleta, ser su propia jefa, administrar su propio horario. Cualquier cosa era mejor que pasar las horas, los días, encerrada dentro de las cuatro paredes grises de una cafetería de la Universidad Iberoamericana. 

Había una pizca de aventura en eso de pedalear en una ciudad como ésta y rodar de una colonia a otra, viboreando entre los autos. Además, Arandeni se sentía parte de la tropa: esa nueva especie que, en sólo un año, ha logrado invadir todas las calles a bordo de sus bólidos. Aquellos muchachos que a veces se dejan ver descansando en alguna base, sentados sobre las aceras de los parques o las plazas, donde aprovechan para intercambiar un cigarro, refugiarse del sol y estirar las piernas, además de checar las llantas o echar el cotorreo; eso sí, sin apartarse jamás de su más precioso aliado: el celular. Porque de eso se trataba, sobre todo, de hacer dinero.

Ocurrió en la altura de Parque Delta. Arandeni rodaba hacia la Roma para cazar algún pedido, cuando decidió tomar el carril del Metrobús para evitar el flujo de carros que, en avenida Cuauhtémoc, se lanzan sobre los ciclistas cuando dan vuelta. «No calculé y le pegué a uno de los cositos amarillos. Fue cuando salí volando», recuerda ahora.

No pensó nunca en llamarlos. Para qué. Cuando Arandeni se integró a la tripulación de repartidores de comida y alimentos de UberEATS, el servicio de food delivery operado por Uber, tenía claro que un accidente así podría pasar y que, por parte de la empresa, no recibiría ningún apoyo. Además, no cargaba ningún pedido en ese momento, ni siquiera necesitaba reportar que cancelaba el servicio. Decidió llamar a su hermano y a dos compañeros repartidores. Otro ciclista que iba pasando se detuvo a levantarla. Tenía la mano deshecha, como una rama rota.

Diagnóstico: fractura distal en la muñeca izquierda. Eso le dijeron los médicos del Hospital General y, como la inmovilización resultó insuficiente, tuvo que pasar por una cirugía. Una cicatriz vertical —de casi un centímetro de grosor, todavía fresca— surca las viñas verdes que Arandeni tiene tatuadas en su antebrazo, como si hubieran sido segada con una guadaña. 

«Estaría súper increíble que UberEATS tuviera un servicio médico, algo que te respaldara —observa ahora—. ¿A cuántas personas las han atropellado o se han caído? Ellos no responden nunca por esto. No lo hacen: tú no eres trabajador de ellos. Tú eres su socio».

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Desaparecen y asesinan a integrante de CODEDI en Pochutla, Oaxaca. Denuncia y solidaridad de las organizaciones sociales. Con comunicato e corrispondenza radio in italiano

Comunicado del Comité Por la Defensa de los Derechos Indígenas CODEDI:

A LOS PUEBLOS DE OAXACA
A LAS ORGANIZACIONES SOCIALES
A LOS ORGANISMOS DE DERECHOS HUMANOS
A LOS MEDIOS DE COMUNICACIÓN LIBRES Y DE PAGA
Hoy martes 17 de Julio, aproximadamente a las once y media de la mañana hombres fuertemente armados y encapuchados y vestidos de militares irrumpieron en el domicilio del compañero Abraham Hernández Gonzales el cual se ubica en la comunidad de salchi, San Pedro Pochutla al compañero lo sacaron de su domicilio con lujo de violencia, llevándoselo después en una camioneta gris doble cabina con placas RH-70-92, escoltado por motocicletas.
Desde el momento del levantamiento se le dio el aviso a las diversas corporaciones policiacas sin que ninguna de ellas llevara a cabo algún esfuerzo para localizar al compañero, quien después de aproximadamente cinco horas, fue localizado sin vida cerca de la misma comunidad.
Hacemos responsable directo al gobierno de Alejandro Murat, por el levantamiento y asesinato del compañero Abraham Hernández, quien desempeñaba una importante labor de coordinador local de la comunidad de los ciruelos. El nulo interés del gobierno por tratar de resolver casos como este muestra una complicidad con los grupos delictivos que operan en la región y el estado, dejando a estos operar de forma libre a todas horas del día, sin que nadie los detenga, así como también muestra la farsa del operativo “playa segura”, cuando son en estos lugares donde la inseguridad se muestra con mayor fuerza, más aun en esta vuelta del PRI al estado de Oaxaca quienes como sabemos están coludidos con el narcotráfico.
Exigimos justicia y castigo para los responsables materiales e intelectuales del asesinato del compañero Abraham Hernández, así como también exigimos justicia para nuestros tres compañeros asesinados el pasado doce de febrero y que hasta la fecha el gobierno del estado no ha presentado avances de los casos y los responsables de estos crímenes siguen en libertad.
Hacemos un llamado a las organizaciones sociales a unirse en esta exigencia de justicia por los compañeros asesinados del CODEDI y por todos los luchadores sociales y defensores de derechos humanos quienes viven en un momento de constante amenaza.

ALTO A LAS AGRECIONES AL CODEDI
JUSTICIA PARA NUESTROS COMPAÑEROS ASESINADOS
¡ALEJANDRO VIVE!
¡LUIS ANGEL VIVE!
¡IGNACIO VIVE!
¡ABRAHAM HERNANDEZ VIVE!

Comité Por la Defensa de los Derechos Indígenas CODEDI, a 17 de Julio del 2018

 

FOTOGRAFÍAS DEL PLANTÓN HECHO POR CODEDI EN EL CENTRO TURÍSTICO DE SANTA MARÍA HUATULCO, PARA QUE LOS TURISTAS VEAN COMO SE MUERE DE NARCOESTADO EN MÉXICO:

 

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Gagà: storia di carne, compendio di negritudine [fotogallery+poesia]

 

Pubblichiamo in traduzione italiana un testo dell’antropologa Fatima Portorreal Liriano scritto in risposta alla polemica che – anche quest’anno, in occasione della Pasqua – ha investito la tradizionale celebrazione del Gagà in Repubblica Dominicana.

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