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Guardar la Guardia Nacional #México @Desinformémonos

militares mexico[De Fabrizio Lorusso – Desinformémonos] La militarización del país y de la seguridad pública no se revierte cambiándole el nombre a las fuerzas armadas que estarán en campo. Ni siquiera es posible hacerlo prometiendo que el foro común, el sistema jurídico civil, será el encargado de procesar eventuales (probables) violaciones de la ley y de los derechos humanos por parte de la futura Guardia Nacional, planteada por el congreso y el neo-presidente López Obrador como parte de la política de seguridad y de lucha al crimen organizado en México. No basta con afirmar que tendrán “formación en derechos humanos”, aunado a todo lo anterior, para asegurar a la sociedad de que los problemas de la violencia de Estado y de la altísima tasa de letalidad de ejército y marina en “operaciones civiles”, supuestamente contra “el narco”, se vayan a reducir. De hecho la Guardia seguirá teniendo formación dentro del sistema educativo militar, permeado por su espíritu de casta. Parte del problema de la violencia en el país depende del empleo de las fuerzas armadas, además de policías ya paramilitarizadas, al servicio de intereses criminales y/o creadoras ellas mismas de poderes fácticos criminales. El mando operativo de la próxima Guardia Nacional estará en manos de militares, de la Sedena, la cual seguirá influyendo y creciendo, en presupuesto y prerrogativas, gracias incluso a una reforma constitucional que, de alguna manera, llegará a contradecir el fallo de la Corte que juzgó inconstitucional la Ley de Seguridad Interior. El rango constitucional de la Guardia llegará a blindar lo que no se pudo aprobar este año. Al respecto se han expresado centenares de académicos, colectivos y grupos defensores de derechos humanos en el país (link1 – link2). Continua a leggere

Actualización del éxodo migrante – 23-27 noviembre

Actualización 23 noviembre 2018

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Alrededor de las 10 de la mañana entre 500 y 700 personas aproximadamente salieron en una marcha pacífica del albergue Benito Juárez hacia la Garita Internacional El Chaparral; ante el bloqueo por diversos elementos federales y municipales en el puente vehicular del Chaparral, cientos de migrantes decidieron rodear el cerco y abrirse camino por las inmediaciones de la canalización del río Tijuana. Mientras, alrededor de la mitad de las personas decidieron regresar al ver que la manifestación se salía de control. Durante el avance de 500 personas hacia la barda fronteriza con Estados Unidos, algunos centroamericanos arrojaron rocas hacia el lado norteamericano y como respuesta las autoridades migratorias de Estados Unidos lanzaron en repetidas ocasiones bombas de gas lacrimógeno, sin importar la presencia de mujeres y niños en el área. Los puntos de acercamiento de algunos integrantes de la caravana fueron por las vías del tren, la canalización del río y la Garita El Chaparral.

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ACTUALIZACIÓN DEL ÉXODO MIGRANTE. Comunicados 18 y 21 noviembre

Zona Metropolitana de Guadalajara, 18 de noviembre de 2018

A las 06:00 h se informa a través de la Coordinadora del IJAMI que en la “Casa Cerro del Cuatro” se encuentran un total de 547 personas. Algunas de ellas llegaron en la madrugada.

A las 09:30, se asistió a la zona de “La Joya”, carretera Lagos de Moreno. Encontramos ahí a Protección Civil, y 3 patrullas municipales con 6 oficiales armados, los cuales indicaron que su primera indicación era esperar a los camiones y escoltarlos hacia afuera de la ciudad.

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The border crossing us – Il confine che ci attraversa

viewpoint.jpgDi Redazione ViewPoint

Da ViewPointMag

Traduzione di Martino Sacchi

Infine, senza dubbio, la sinistra negli Stati Uniti dovrà porsi il problema che sarà sempre improbabile una “rivoluzione americana” simile a quella tipicamente immaginata da DeLeon, Debs o Cannon. Se il socialismo dovesse un giorno arrivare in Nord America, è molto più probabile lo faccia in virtù di un processo combinato ed emisferico di rivolta che sovrappone emisferi e intreccia movimenti.

Mike Davis, Prisoners of the American Dream: Politics and Economy in the History of the US Working Class

Dopo due settimane di strenuo viaggio dall’Honduras, passando per il Guatemala per entrare nel Messico del Sud, i membri della carovana migrante hanno ricevuto un’offerta dal governo Messicano: scegliere se stare in Chiapas o Oaxaca, i due stati più a sud del Messico, dove sarebbero stati integrati in un programma di lavoro temporaneo, con una regolarizzazione dello status migratorio che avrebbe permesso l’accesso ad altri servizi come cure sanitarie, educazione e mobilità tra questi due stati. Il programma, chiamato Estás en Tu Casa [sei a casa tua], era parte di un più ampio regime gestionale della migrazione che il Messico a portato avanti negli ultimi anni con il supporto degli Stati Uniti. La carovana, che in quel momento comprendeva più di settemila viaggiatori da Honduras, El Salvador, Guatemala e Messico del sud stesso, costituiva solo una delle più recenti e visibili istanze di un più largo processo che possiamo leggere come dislocazione verso sud del confine statunitense attraverso lo stato messicano.

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Carovana sotto tiro, Tijuana spaccata. Oggi le due marce contrapposte

Di Caterina Morbiato e Andrea Cegna

Da Il Manifesto.

Sul confine Messico/Usa. Sassi e spazzatura contro i migranti, il sindaco della città di frontiera li tratta da balordi e i Latinos for Trump oggi scendono in piazza per cacciarli. Sul fronte opposto si manifesta contro le discriminazioni.

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La prima delle carovane migranti è divisa: 2.500 sono arrivati a Tijuana, 1.300 sono a Mexicali, e altri 1.700 si sono per ora fermati in Sonora. Altre due carovane da 2.000 persone l’una stanno attraversando il Messico alla volta del confine con gli Usa. Erano stati promessi pullman per andare da Mexicali a Tijuana, non sono mai arrivati perché nella città di confine non ci sono spazi sufficienti per accogliere nuove persone. Se non riusciranno ad arrivare tutti e tutte a Tijuana e se lì al confine non sapranno muoversi collettivamente le forze accumulate lungo gli oltre 3.500 km rischiano di svanire.

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COMUNICADO ÉXODO CENTROAMERICANO 13 de noviembre 2018

caravana13 noviembre 2018
7:00 am
A los Gobiernos de los Estados de Jalisco, Nayarit y Sinaloa,
A la Sociedad Civil,
A los Medios de Comunicación,
A las Comisiones Nacional y Estatales de los Derechos Humanos,
Anoche, después de un largo viaje de aventones sobre la carretera, las y los cinco mil miembros del Éxodo Centroamericano llegamos cansados y agotados a la ciudad de Guadalajara a las 10 de la noche, donde nos recibieron muy bien con un espacio techado, comida, y agua.

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Vídeo Trailer. Bienvenidos a México: alla scoperta del Messico di Narcos @NetflixIT @Thevisioncom

Bienvenidos a México. Un viaggio alla scoperta del Messico di Narcos – Quarta stagione della serie di Netflix ambientata in Messico. Leggi l’articolo legato a questo video qui su The Vision: https://goo.gl/asX9Uc o qui su L’America Latina: https://bit.ly/2QJlGPW

Trascrizione testo video: Il Messico è un Paese di estreme meraviglie e contraddizioni. Il suo nome significa “nell’ombelico della luna”, un crocevia di traffici e popoli, frontiera tra l’America latina e quella anglosassone. Oggi è tra i luoghi più visitati al mondo, sebbene viva un conflitto armato, povertà e disuguaglianze, un terreno fertile per il crimine e i patti narco-politici. Le grandi disuguaglñianze e un conflitto armato per il controllo delle risorse hanno fatto 250mila morti e 37mila desaparecidos, mentre il business della droga resta fiorente grazie alla corruzione a sud e a nord del confine.

narcos mexico

 

Bienvenido a México. Un viaggio alla scoperta del #Messico di #Narcos @Thevisioncom @NetflixIT

Bienvenido a México The Vision-Netflix

Segnaliamo l’uscita (a questo link) della pagina ad hoc sul contesto storico del narcotraffico in Messico legata al lancio della IV stagione della serie Narcos, fiction ambientata appunto in Messico, di Netflix (testo a cura di Fabrizio Lorusso e parte grafica a cura di The VisionDude).

Un assaggio…

Origini degli stupefacenti nelle Americhe. Gli antichi messicani si avvalevano delle sostanze psicoattive presenti in funghi allucinogeni e cactus, come ad esempio il peyote(1), per fini rituali: i popoli indigeni del Messico avevano incorporato sapientemente alle loro cerimonie quelle che oggi chiamiamo “droghe”. La marijuana, consumata in Cina e in Egitto già dal terzo millennio a.C. fu introdotta in America da spagnoli e inglesi che usavano le fibre della pianta di canapa nell’industria tessile e cartaria. La marijuana fu anche una delle passioni di George Washington che, da consumatore, ne promosse l’uso.

La pianta di coca(2) in Sudamerica è nota ai popoli autoctoni delle Ande sin dal 1900 a.C: da allora ne masticano le foglioline per sopportare la fatica. L’oppio(3), ricavato dal papavero, era invece diffuso nelle culture mesopotamiche ancestrali e nel resto del Medio Oriente. Nello stato di Sinaloa, nel Messico settentrionale, il papavero, probabilmente importato da migranti cinesi, venne registrato nel 1886 come elemento della flora locale e fino al 1926 venne coltivato e impiegato legalmente per fini ludici e medicinali.

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