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Presentazione #MessicoInvisibile #NarcoGuerra #SantaMuerte @SpazioGrizzly a Fano – 2 luglio 2016

Evento Fano Grizzly CRONACHE DAL MESSICO.jpg

VENERDI’ 1 LUGLIO. – link evento facebook

ORE 19: Cronache dal Messico. Uno scrittore e tre libri per raccontare il messico ed i suoi conflitti.

Ne parliamo con Fabrizio Lorusso, giornalista e docente all’ Università IberoAmericana di Leon, Messico. Il suo Blog è https://lamericalatina.net/

A SEGUIRE CENA a sostegno della
Campagna INARRESTABILI, come se non ci fosse un demanio
E’ gradita la prenotazione al 327 1498616 o scrivendoci in privato.

Parliamo di Messico.
Lo faremo a partire da tre libri scritti da Fabrizio Lorusso.
Una trilogia sul Messico, scritta da chi da anni vive e lavora in Messico.

Narcoguerra (ediz Odoya)
Messico Invisibile (ediz. Arcoiris. In uscita per fine giugno).
La Santa Muerte (Stampa Alternativa)

Narcoguerra, culto della Santa Muerte, Desaparecidos, corruzione sistemica del governo e della polizia. Un paese dove ogni anno vengono uccise migliaia di persone in nome e per conto della lotta alla droga.
Un paese, allo stesso tempo, dove ci sono enormi lotte sociali e politiche, un paese dove continua l’esperienza dello zapatismo e di tante altre comunità in lotta per l’autogoverno e la democrazia reale.
Un paese dove i poteri dello stato, in combutta con narcotrafficanti e polizia torturano, uccidono e fanno letteralmente scomparire migliaia di persone ogni anno.

Parliamo del Messico. E proveremo a farlo parlando di tutti i suoi aspetti.

09 F.Lorusso - Messico Invisibile

 

 

L’immaginario devoto tra organizzazioni mafiose e lotta alla mafia: narrazioni e rappresentazioni @unitorvergata #Roma @RadioTorVergata

immaginario devoto narco santo

Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” – Dipartimento di Storia, Patrimonio culturale, Formazione e Società – Teatro di Roma

 UNCOVERING EXCELLENCE – L’immaginario devoto tra organizzazioni mafiose e lotta alla mafia: narrazioni e rappresentazioni 

Teatro Valle, Via del Teatro Valle, 21 – Roma, 14-15 giugno 2016

Il mondo dell’università, dello spettacolo e della comunicazione riflettono sui punti di contatto tra pratiche devozionali e fenomeni mafiosi. L’occasione è offerta dal convegno “L’immaginario devoto tra organizzazioni mafiose e lotta alla mafia: narrazioni e rappresentazioni” (Martedì 14 e Mercoledì 15, Teatro Valle) organizzato da Università di Roma “Tor Vergata” e Teatro di Roma nell’ambito del progetto “Uncovering Excellence”. Vedi il programma: www.facebook.com/events/1088014891258011/?ti=cl

L’evento rappresenta la seconda tappa di un’iniziativa scientifica più ampia, promossa da un gruppo di ricercatori dell’Università di Roma “Tor Vergata”, già protagonista, nel novembre 2014, di un convegno internazionale svoltosi presso la Casa della Memoria che ha visto la presenza tra i relatori di don Luigi Ciotti Presidente di Libera. Dopo avere esplorato il fenomeno nei suoi rivolti sociologici e storici, l’attenzione si sposta ora sulle rappresentazioni dell’immaginario devozionale mafioso offerte da linguaggi artistici e della comunicazione, con uno sguardo che si apre a ventaglio su teatro, cinema, romanzi d’indagine, ma  anche televisione, web, fumetti, pubblicisticaContinua a leggere

Segnali di Fumo: #NarcoGuerra di Fabrizio Lorusso / Venti mesi dopo #Ayotzinapa

Di Nicola Gobbi e Simone Scaffidi – Da Carmilla  – La notte tra il 26 e il 27 settembre 2014, 43 studenti della scuola rurale “Raúl Isidro Burgos” di Ayotzinapa, Messico, venivano sequestrati dalla polizia di Iguala e scomparivano nel nulla. A venti mesi da quella notte, la strage di Stato resta impunita e gli studenti tuttora desaparecidos.Fabrizio Lorusso ha sviscerato il tema sulle pagine diCarmilla e ha scritto un libro fondamentale e documentatissimo per capire il contesto che ha permesso Ayotzinapa. Si intitola NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei cartelli della droga (Odoya, 2015) e si tratta di una piccola enciclopedia narrativa sul Messico di oggi: la violenza quotidiana che lo attraversa, le sparizioni forzate, i Narcos e il loro rapporto con lo Stato, con la cultura popolare e il sistema economico.

Con Nicola abbiamo deciso di recensire NarcoGuerra a fumetti. Le tavole che seguono sono state pensate e disegnate pochi giorni prima della spettacolare evasione dal carcere di massima sicurezza de El Altiplano del Chapo Guzman, fra i più leggendari narcotrafficanti della storia del narcotraffico, avvenuta in sella a una moto lanciata a tutta velocità in un tunnel sotterraneo scavato sotto le docce della prigione in cui era recluso. Alla notizia della corsa in moto in una galleria sotterranea abbiamo sorriso, ma non ci siamo sorpresi, la realtà in Messico supera di gran lunga la fantasia, la ribalta e la fa a pezzetti, senza chiedere permesso. Continua a leggere

There is no real solidarity shown towards the families of the disappeared: The Other Disappeared of Iguala @NAliadas

Xitlalli mirandaInterview with Xitlali Miranda Mayo, coordinator of the The Other Disappeared of Iguala Search Committee

(Originally published in Latinamerican Press – link – Para leerlo en español – Noticias Aliadas – link)

Xitlali Miranda Mayo is a psychologist in Iguala, Guerrero. She coordinates the The Other Disappeared of Iguala Search Committee, founded after the disappearance of 43 students from the teachers college in Ayotzinapa on Sep. 26, 2014. The search for students alive uncovered a dramatic situation: the area is littered with unmarked graves and human remains of missing persons in the context of the ongoing internal conflict triggered by the militarization of the territories, the infiltration of organized crime within the state and the so called “war on drugs.”

Fabrizio Lorusso, Latinamerica Press collaborator, spoke with Miranda Mayo regarding the search efforts for those disappeared, and what led the relatives to organize themselves to find their missing loved ones. According to the National Register of Data on Lost or Disappeared Persons, there are currently 27,659 people that are considered disappeared in Mexico; with the states of Guerrero, Tamaulipas and Veracruz having the highest number of victims of enforced disappearance in the country.

When was The Other Disappeared of Iguala Search Committee formed? 

The search for the disappeared was started by students from Ayotzinapa, and that made many people reflect on the situation. Members of UPOEG (Union of Peoples and Organizations-State of Guerrero) arrived here when the students disappeared because several of the students are from communities where the organization works: in Costa Chica and La Montaña regions. They decided to travel to Iguala to find the students alive; but when they walked the hills they discovered graves; they even dug some of them up and found some human remains. The news caused a national outcry, but they turned out not to be the students from Ayotzinapa. So the question came up: “Who are they?” And no one cared. The authorities and the prosecutor’s office came, they saw the graves, and the response was just as absurd, “Well, they are not the students.” We could not overlook something like this the same way they did.  Continua a leggere

#Ayotzinapa #Mexico #VideoMessaggio di Omar García @Omarel44 ai collettivi del mondo vs #EPN #Canadá

Mensaje a los colectivos europeos solidarios con #Ayotzinapa de Omar García el 44.
http://cspcl.ouvaton.org/

In vista della prossima visita del presidente messicano Enrique Peña Nieto in Canada, urge ricordare che la fiamma di Ayotzinapa e dei diritti umani non si spegne.

poster canada' EPN

 

Su @fattoquotidiano #Narcotraffico pop, da #BreakingBad a #ElChapo: i nuovi #goodfellas arrivano dal #Sudamerica #NarcoGuerra

(Di Eleonora Bianchini, da Il Fatto Quotidiano Magazine del 22 maggio 2016, un reportage sul mondo della narco-cultura a cui ho partecipato con un’intervista su Santa Muerte, NarcoGuerra e Messico).

Dalla stretta di mano di Guzman con Sean Penn al successo di Narcos, serie tv sulla vita di Pablo Escobar. I signori della droga affascinano Stati Uniti ed Europa, almeno sul piccolo schermo. Ma la loro popolarità va oltre: dalla musica dei narcocorridos fino a ‘narcotacos’ in California

Una stretta di mano col boss del narcotraffico, eterno fuggitivo e latitante. Tutto immortalato su Rolling Stones. Uno scatto che per una casa di moda di Los Angeles ha pagato più di una campagna pubblicitaria. I protagonisti della foto sono Sean Penn e il re messicano della droga Joaquín Guzmán, meglio noto come El Chapo. Indossava una camicia azzurra, modello Fantasy-X Button Down Shirt. Andata a ruba in California, “quasi finita” sugli scaffali dei distributori di Los Angeles insieme al modello Crazy Paisley, scriveva Tmz. Anche quello indossato dal Chapo.  Continua a leggere

El proyecto Huellas de la memoria: México en busca de sus desaparecidos

Huellas de la memoria 9 de mayo calle regina

Publicado en Desinformémonos – Fabrizio Lorusso – Link original + Link Evento Inauguración

Alfredo López Casanova usa el arte, el diseño y el grabado para resignificar la realidad y plantear preguntas que lleven al cambio. Sus obras, que en general van tomando un carácter colectivo y participativo, representan “un factor para cambiar, ver la vida de otra manera y construir relaciones distintas”, dentro de una cultura generadora de paz y justicia. El proyecto Huellas de la Memoria va exactamente en esa dirección, al sensibilizar y dignificar la lucha de miles de mexicanos, centroamericanos y latinoamericanos que buscan a sus seres queridos que han desaparecido.

La idea es utilizar los zapatos de los hombres y de las mujeres, de los padres, madres, amigos, amigas, hermanos y hermanas quienes caminan para buscar a sus desaparecidos y recorren el país sin descanso, para que se conviertan en mensajeros y altavoces. Sus zapatos traen grabadas vivencias y esperanzas, así como dolores y recuerdos. Su desgaste y la arena que traen hablan de la identidad y las fatigas de sus dueños. Por eso dejan huellas de la memoria. Alfredo las graba en sus suelas y las reproduce, pintadas de verde-esperanza, sobre hojas blancas. Continua a leggere

#Narcos, #HipHop e #Gangsters a #LosAngeles #Messico #NarcoGuerra: Articolo + #Podcast #Radio @cittadelcapo #Bologna

eazy-e-death-conspiracy.pngPost di Fabrizio Lorusso e Babe (Radio Città del Capo – Programma THIS IS NOT AN EXIT)  – CLICCA QUI Link per ascoltare il PODCAST del programma  – Soundtrack by Eazy E et al. – In collaborazione con This Is Not An Exit Blog

[Intro di Babe] Se ne parla poco, se ne sente parlare tantissimo. E’ anche uscito un film autocelebrativo” Straight outta Compton” che racconta l’epopea dei NWA, Negri Con l’Attitudine, l’Attitudine con l’A maiuscola, l’unica con permesso di soggiorno nell’america Reaganiana, ovverosia la propensione a far soldi e tirarsi fuori dalla Compton del Crack degli anni ’80. Il Crack era una sintesi della cocaina ottenuta con un semplice processo chimico che ne moltiplicava e amplificava gli effetti…e i guadagni per chi la vendeva. Non era più la sostanza d’elezione per le elite bianche in cerca di un “coadiuvante” prestazionale ma uno stupefacente buono per i ghetti neri delle grandi città americane con la sua tendenza ad alimentare l’alienazione sociale e le forme di psicosi.

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Su @RaiUno @Unomattina parliamo di #Messico #DonaldTrump #PapaFrancesco #Narcoguerra

Dal minuto 2:40 al minuto 7:00 un breve commento sulla polemica Trump-Papa Francesco e sul narcotraffico da Città del Messico. Unomattina in famiglia del 21 febbraio 2016 – Rai Uno. Guarda: (link al video e sito della puntata).

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#Veracruz Tomba dei #Giornalisti: @radiopopmilano parliamo di #Messico e omicidio #AnabelFlores

Giornalisti uccisi Veracruz

A questo link, dal minuto 12 al minuto 18, parlo a Esteri (Radio Poplare) con Chawki Senouci di Anabel Flores Salazar, l’ennesima giornalista messicana uccisa il 9 febbraio nello stato di Veracruz. A questo link un mio articolo (riprodotto anche di seguito) sul caso e sulla situazione dei giornalisti in Messico da Huffington Post Italia. [F.L.]

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Anabel Flores Salazar aveva trentadue anni e faceva la giornalista nello stato messicano di Veracruz. Da quindici giorni era diventata mamma per la seconda volta, ma ora i suoi due bambini sono orfani. Continua a leggere

L’ultimo narcos: epopea e segreti del Chapo Guzmán

di Fabrizio Lorusso – Da Carmilla

chapo pensoso[La narrazione viaggia su cinque capitoli, intervallati da alcuni video e foto. Si può pure saltare da uno all’altro in caso di necessità. Indice: 1. Il Cartello  2. Ayotzinapa  3. La terza cattura  4. Estradizione?  5. Triangolo: Kate del Castillo, Sean Penn e “El Chapo” Guzmán]

“A cosa starà pensando El Chapo?” Questa semplice domanda, contenuta in un tweet del giornalista messicano Diego Enrique Osorno diventa virale la sera dell’8 gennaio. Sono passate poche ore dalla cattura, la terza, del narcotrafficante più ricercato al mondo, Joaquín Archivaldo Guzmán Loera, capo dell’organizzazione criminale di Sinaloa. Più conosciuto ormai per il suo alias, “El Chapo”, ossia il tozzo o tarchiato, il capo rinchiuso è diventato un numero: prigioniero 3870 del penitenziario di massima sicurezza El Altiplano, prima La Palma. Nel tweet di Osorno è incorporata una delle foto diffuse dalla stampa dopo l’arresto. Continua a leggere

El Chapo, Sean Penn e narco-scenari messicani. Intervista a Roberto Saviano @HuffPostItalia

Sean Penn Chapo Kate

[Di Fabrizio Lorusso – Huffington Post] Sul letto di uno dei covi del narcotrafficante Joaquín El Chapo Guzmán Loera, capo del cartello di Sinaloa arrestato lo scorso 8 gennaio dai marines messicani, è stata ritrovata anche una copia dell’edizione americana del tuo libro Zero zero zero. Che significa secondo te? Cosa leggono i boss? Perché?
El Chapo, come tanti messicani di potere, conosce l’inglese, ma quando poi deve raccontare del suo potere usa la lingua in cui si sente più comodo. E’ una cosa molto latina, anche italiana. I boss in realtà leggono da sempre. Per esempio c’era Gomorra nei bunker di Zagaria e di Barbato. Insomma credo che nelle carceri napoletane sia il libro più richiesto in prestito. Alla fine i boss leggono perché approfondiscono, adorano leggere le storie che riguardano loro stessi, i loro temi e i loro business. Anche per migliorare, per capire cosa si dice, per deridere in alcuni casi le cattive interpretazioni, per farsi avanti e capire dove sta andando l’analisi. Oggi la maggior parte dei boss latitanti passa la vita sul web a cercare notizie su di sé, a capire come funziona la comunicazione. Stiamo parlando di persone ormai colte e spesso più intelligenti di chi ha il compito di attaccarli.

Che idea ti sei fatto sulla vicenda Kate del Castillo-Sean Penn?
Non è ancora del tutto chiara, bisogna capire bene. L’opinione che ho, semplicemente, è che su Kate del Castillo non sappiamo ancora bene quale sia il rapporto. Diciamo che se sono veri gli scambi con l’avvocato di Guzmán, sono terribili, parlerebbero proprio di una complicità totale. Se invece sono artati, allora non ho idea. Allo stesso tempo Sean Penn è del tutto inadeguato a questa intervista, non perché l’ha fatta, ma perché non s’è preparato, non si è formato. E’ andato lì a diventare megafono. Tu, o conosci benissimo la storia o ti devi sottrarre a essere interlocutore. E’ come andare impreparati a incontrare, che ne so, Al Baghdadi… A quel punto non sai nulla, non puoi ribattere, non puoi nulla, puoi soltanto ascoltare. Quindi diventi ufficio stampa e semmai hai un po’ di visibilità tu per la curiosità dell’incontro, ma quello diventa una selfie, non un’intervista.

In particolare sulla parte del racconto in cui Penn spiega come hanno passato un blocco dell’esercito messicano con alla guida Alfredo, figlio di Guzmán.
Non credo sia una novità. Ormai è chiaro che un pezzo d’esercito, soprattutto all’interno dello stato del Sinaloa, è pagato dalla famiglia Guzmán. Di questo non c’è da stupirsi.

Cosa voleva comunicare El Chapo?
Vuole comunicare che è ancora lui il capo, ma non lo è più o quantomeno è in crisi. Cioè si sta svuotando. E quindi del resto il cambio di comunicazione che lui ha costruito, cioè dichiarare di essere un “narcos”, beh ha qualcosa di epocale. Pablo Escobar dichiarava di essere imprenditore, uguale John Gotti, tutti i capi sino alla sfacciataggine. Eppure El Chapo l’ha fatto.

Perché il boss voleva fare un film?
Si potrebbe dire banalmente per narcisismo. In realtà nei film i boss possono far drenare un po’ di complessità. Dici, ma sono così intellettuali da voler questo? Sì, cioè non vogliono far passare l’unica dimensione terribile in cui finisce il capo nelle cronache dei giornali. Non vogliono l’altrettanto terribile apologia che gli fanno coloro che li temono o chi li adora in cambio di soldi. Quindi c’è il piacere, insomma, di vedere raccontato se stesso. Sicuramente c’è l’obiettivo epico. Magari avrà visto la serie Narcos, si sarà resi conto che è molto al di sotto del racconto della verità e poi è il passato remoto del narcotraffico. Sai, in narcos manca completamente il racconto della corruzione politica e poliziesca, cioè è tutto schiacciato su una postura, anche se è girato molto bene.

Rappresenta una “burla” per lo stato messicano? Guzmán ha sbagliato?

Sì, non so se è proprio una burla, ma posso dire che El Chapo ha sbagliato tutto, e sta sbagliando da tempo. Sbaglia completamente nel suo modo nuovo di essere al centro dell’attenzione. Anche un’evasione che in quanto tale non poteva non attirare una grande attenzione mediatica, anche se in passato boss brasiliani, peruviani o messicani sono evasi con meno rumore, ma nel suo caso era diventato troppo famoso. E invece di cercare di silenziare la cosa, operazione tra l’altro non facile, ha cavalcato la situazione e questa è stata la sua condanna.

Dopo la terza cattura Peña Nieto ha parlato di una “Missione Compiuta”, mentre i critici parlano di una “Finzione Compiuta”, alludendo ai tanti montaggi mediatici della storia recente. Che opinione ti sei fatto al riguardo?
Beh, Peña Nieto è un presidente inadeguato. Ha cavalcato l’arresto del Chapo come avrebbe fatto, diciamo, qualsiasi capo di governo e sta nascondendo da troppo tempo i drammi che stanno accadendo in Messico, dalla notte di Iguala all’assassinio della sindachessa Gisela Mota.

Può esistere un timing per le catture in base, anche ma non solo, alla congiuntura politica?
Secondo me il timing può esistere. Cioè Peña dopo l’assassinio della sindachessa ha intuito che, dopo che la notizia era emersa, bisognava accelerare la cattura. Questa è la mia congettura, però ecco questo si può. Certo non il resto perché si andrebbe nella fantapolitica, però ha accelerato la cattura. Era molto importante che questo avvenisse.

Che scenari si aprono in caso di estradizione del capo negli USA? Che cosa sa e cosa può rivelare Joaquín Guzmán?
Quando un capo-mafia diventa famoso ottiene il vantaggio di poter in qualche modo negoziare con lo Stato se decide di collaborare. Se decide di non collaborare, non ha alcun vantaggio dalla fama in rapporto allo Stato. Anzi, Peña Nieto è stato praticamente costretto, così come la Colombia non poteva non eliminare Escobar. Mentre per esempio la Colombia è riuscita a gestire benissimo Salvatore Mancuso El Mono, capo delle autodefensas, narcotrafficante incredibile, potentissimo, ma riuscito a tenersi in qualche modo conosciuto solo agli addetti ai lavori, ai giornalisti, a qualche esperto.
Se non viene estradato El Chapo, non ha alcun senso quest’arresto e già solo il fatto che si debba aspettare un anno, significa vedere quanto sono capaci i cartelli dei narcotrafficanti a inserirsi dentro le difficoltà delle maglie della burocrazia.

Cosa avverrà al “cartello di Sinaloa”? C’è già una successione generazionale pronta, oltre alla leadership de El Mayo Zambada o di altri boss storici?
Quello che sta succedendo secondo me non è l’arrivo di una nuova generazione. Questo era già accaduto, cioè che El Mayo Zambada si fosse alleato con la “parte migliore”, in qualche modo, della nuova generazione di Sinaloa. Se ricordi c’era stato un passaggio su questo aspetto in cui aveva detto più o meno ‘o gli diamo il potere o se lo prendono’. Ne avevo parlato anch’io e poi El Cóndor, guardia del corpo de El Chapo, Carlos Hoo Ramírez, aveva confermato questa cosa pochi giorni dopo. Secondo me c’è un ritorno al passato, cioè i vertici tornano nella mani dei capi storici tra cui secondo me ci sono ancora Caro Quintero, Zambada, El Azul, cioè quelli che erano presenti quando ancora non c’era stata la divisione dei territori dei cartelli fatta dal Padrino [il boss Miguel Ángel Félix Gallardo].
Questa cosa li rende molto autorevoli, molto capaci di mantenere la forza dell’organizzazione. Hanno un metodo diverso, non sono come i figli de El Chapo, totalmente inaffidabili, totalmente anche tonti nel gestire gli affari. Non sono come, per esempio, El Vicentillo [Jesús Vicente Zambada], il figlio di El Mayo Zambada che ha avuto un ruolo importante nel business. I figli del Chapo sono in qualche modo ‘spacconi’ che non sono riusciti a diventare come lui sperava. Poi uno è il capo militare e uno è il capo economico, ma in realtà godono i vantaggi del carisma e del potere del padre ma null’altro.

Il CJNG (Cártel Jalisco Nueva Generación) sta catturando l’attenzione mediatica e cresce nel business delle metanfetamine. Che evoluzioni vedi in tal senso? Può il loro boss, Nemesio Oceguera, sostituire il Chapo nel narcotraffico messicano?

Non credo che siano ancora in grado di prendere il posto del Chapo e di Sinaloa in questo momento. Piuttosto sono tra i microgruppi, come Los Rojos o Guerreros Unidos e tutta questa marea di microgruppi, l’unico che può diventare un vero cartello. Già lo è, ma ecco, dico un cartello serio.

Il Messico o anche solo parti del suo territorio possono configurarsi come “Stato-fallito”?
Difficile dire che il Messico è uno stato fallito, non me la sentirei di dirlo. Se fosse così, sarebbe molto più facile.