Archivi categoria: Reportage e Cronache

Il #Messico trema ancora. Una cronaca dalle strade della capitale @napolimonitor

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[Foto di Stefano Morrone, salvo i due ritratti di Caterina Morbiato – Testo di caterina Morbiato da Città del Messico – Da Napoli Monitor] Appena pochi giorni di tregua e in Messico la terra è tornata a tremare. Dopo il terremoto del 7 settembre scorso – che ha colpito in particolare gli stati meridionali di Oaxaca e Chiapas, provocando gravi danni soprattutto nella cittadina di Juchitán – questa volta la scossa sismica ha investito la zona centrale del paese. All’una e un quarto del pomeriggio (le otto di sera in Italia) di martedì 19 settembre diversi stati messicani – specialmente il Morelos e il Puebla – e Città del Messico sono piombati nel caos. L’epicentro del sisma, che ha raggiunto 7.1 gradi nella scala Richter, è stato localizzato nei pressi di Axochiapan, nello stato di Morelos, a centoventi chilometri da Città del Messico. Al momento in cui si scrive le morti confermate dalla Protezione civile sarebbero trecentodue: centoquarantadue a Città del Messico, novantasette nello stato di Morelos, quarantatré nel Puebla, tredici nell’Estado de México, sei nel Guerrero e una nell’Oaxaca (aggiornato alle ore 16:00 del 21 settembre, Ndr). Le cifre sono purtroppo in continuo aumento.  Continua a leggere

Terremoto in Messico giorno 2: disperazione, speranza e il caso della bimba Frida @ilmanifesto

frida sofia[Di Fabrizio Lorusso – Quest’articolo è uscito su Il Manifesto del 22 settembre 2017 – Che non sia fermata la organizzazione e la collaborazione popolare. Che non siano usate ancora macchine pesante perché nelle macerie c’è ancora gente (viva e morta).Arrivano intanto i primi aiuti internazionali e le squadre di soccorritori da fuori…. – Mentre questo testo era in fase di chiusura per l’uscita sul quotidiano, veniva confermata dalla Marina e dai mass media messicani l’inesistenza della bambina intrappolata nelle mecerie della scuola “Rébsamen”, Frida Sofia: una vera fake news o un cinico reality show montato probabilmente dalle forze armate e/o dal governo, probabilmente in collusione con la catena Tv Televisa, come già è avvenuto in vari altri casi in passato e come alla fine dell’articolo si suggerisce. Il numero delle vittime è stato aggiornato a 300. Aumentano le voci di denuncia dell’operato del governo e dei militari alla luce di quanto era già successo nel 1985: si cercava di fermare l’organizzazione del popolo per le strade per non far circolare le informazioni e per non far mobilitare i cittadini, eterno incubo dei governi deboli e corrotti che temono la protesta e la denuncia] Dopo il terremoto del 19 settembre in tutto il Messico continua la mobilitazione, specie nella capitale e negli altri stati castigati duramente come il Morelos e Puebla. “Non posso restare a casa, dal terremoto del 1985 c’è qualcosa che non mi fa allontanare e, anche se ho paura come tutti qui, è più forte di me”, dichiara Eddie Arrellano, alias Il Gabbiano, che è un “pensionato” de Los Topos, il mitico gruppo di soccorritori nato dopo l’85.

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#Terremoto in #Messico e solidarietà da @ilmanifesto

puños-arriba-4[Di Fabrizio Lorusso da Il Manifesto del 21 settembre 2017 – Ascolta qui la puntata radiofonica di Avenida MIranda con le corrispondenza di Stefano Morrone, Perez Gallo, Caterina Morbiato e Nino BUenaventura da Città del Messico] Prima uno spintone inatteso, il segnale premonitore del sussulto della terra sotto i piedi. Poi i colpi interminabili, le pareti che scricchiolano, i mobili in picchiata e i palazzi che s’inclinano in un minuto che dura una vita. Il fiato se ne va insieme all’equilibrio mentre si prova a scendere le scale immersi in un frastuono. E’ l’inizio del terremoto.  Continua a leggere

Cronache dal terremoto a Città del Messico #CDMX

edificios-afectados-tras-sismo-del-19-de-septiembre-en-cdmx.png[di Perez Gallo da Città del Messico] Scrivo a caldo. Perché non riesco a dormire. O forse perché solo così riesco a tenermi nella mente le cose più orribili che ho visto in vita mia.
19 settembre 1985: un terremoto devastante distrugge Città del Messico.
19 settembre 2017: 32 anni esatti dopo, un altro terremoto devastante distrugge Città del Messico. La ricorrenza è stata la prima cosa notata e sottolineata da tutti dopo che per un minuto, o forse un minuto e mezzo, in ogni caso un tempo che ci è sembrato un’eternità, ci ritroviamo in strada, spaesati, confusi, spaventati.
Proprio per la ricorrenza, in mattinata, c’è stata una prova antisismica: dei miei amici che studiavano in biblioteca, all’UNAM, sono stati fatti uscire.
Nemmeno 3 ore dopo, alle 13.15, ci stavo per andare anch’io all’UNAM, mi stavo giusto preparando. Alle 14 avevo un’assemblea degli studenti di posgrado (master e dottorato) in preparazione per la manifestazione per Ayotzinapa del 26 settembre (sì, settembre è un mese funesto per questo paese disgraziato); alle 16.30 era previsto, a scienze politiche, un incontro con Raúl Zibechi…
E invece, d’un tratto, le finestre di camera mia sbattono forte, fortissimo. “Cazzo, ma oggi tutto sto vento non c’è…”. D’improvviso mi precipito fuori, in cortile. Dall’altro lato della casa fanno la stessa cosa i miei coinquilini Hektor e David: “no mames, lo sentiste?”. Schizziamo in strada. Le case della via ondeggiano, si aprono e chiudono a fisarmonica. Tutto il vicinato è in strada. Mando immediatamente un messaggio vocale ai miei, per avvertirli che c’è stato un terremoto, che riceveranno presto la notizia dai giornali, e che sto bene. Un messaggio identico lo avevo mandato la sera del 7 settembre, ma stavolta non si invia, non c’è linea. I cellulari non vanno, non va internet, è saltata l’elettricità, in tutta la città. Una città da 20 milioni e passa di abitanti è totalmente al collasso.

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#Femminicidio #Messico: “Se ammazzano anche Mara” su @ilmanifesto #MaraCastilla #NoFueTuCulpa

ni una menos feminicidio[Di Fabrizio Lorusso da Il Manifesto del 19 settembre 2017] Mara Castilla aveva 19 anni, studiava scienze politiche e viveva a Puebla, città industriale del centro-sud messicano. Era uscita con gli amici la sera del 7 settembre e verso le 5 del mattino aveva chiamato un «taxi sicuro» con la app Cabify per farsi riportare a casa. Ma a casa Mara non ci è mai arrivata.

UNA VOLTA A DESTINAZIONE, l’autista dapprima ha tenuto Mara prigioniera nell’auto per 20 minuti e poi l’ha sequestrata, violentata e strangolata in una camera d’albergo. Per una settimana non s’è saputo nulla di lei e si credeva a un caso di sparizione forzata, ma il 15 settembre il suo corpo, avvolto in un lenzuolo dell’hotel, è stato ritrovato ai bordi della statale Puebla-Tlaxcala, come reso noto dal governatore Tony Gali. Il pm di Puebla Víctor Carrancá ha annunciato l’arresto del presunto responsabile, Ricardo Alexis N., che sarà accusato formalmente di femminicidio, cioè dell’assassinio di una donna per motivi di genere, per il fatto di essere donna.  Continua a leggere

Messico, il sisma più forte da un secolo a questa parte

juchitan-oaxaca-ap-messico-terremoto-4[Articolo riprodotto dal quotidiano Il Manifesto del 9 settembre 2017 – Fabrizio Lorusso] I video dell’Angelo dell’Indipendenza, monumento simbolo di Città del Messico formato da una colonna di 100 metri e una statua d’oro della Vittoria Alata, sbattuto a destra e sinistra come piuma al vento, sono diventati virali nella notte del 7 settembre (il mattino dell’8 in Italia), poco dopo il terremoto di 8,2 gradi Richter che alle 23:49 ha colpito il centro e il sud del paese.

IL SERVIZIO SISMOLOGICO Nazionale ha indicato come epicentro la località di Pijijiapan, tra la spiaggia di Boca del Cielo e la città di Tapachula, frontiera col Guatemala, a una profondità di 58 km. Il sisma, prodotto dallo scontro tra la placca Cocos e quella caraibica, è stato sentito da oltre 50 milioni di messicani per circa un minuto e mezzo, ma la scossa è stata avvertita anche in Guatemala e El Salvador. Le repliche sono state più di sessanta, la maggiore di 6,1 gradi.  Continua a leggere

Lamento bolivariano. 5 settimane di couchsurfing nel Venezuela colpito dalla Crisi

venezuela12[di Gianpa L. da Carmilla – Pagina fb LINK  e Instagram] 

1. Pacaraima – Ciudad Guayana

Questo articolo è il resoconto di un viaggio che risale ormai a più di un anno fa. All’epoca vivevo in Argentina. Mi ero trasferito perché, stufo del pessimismo europeo, ero affascinato dai racconti che descrivevano l’America Latina come un continente in fermento, politicamente proiettato verso sinistra. L’ironia del destino ha voluto che dopo appena sei mesi passati nella capitale argentina mi sia toccato assistere, dal balcone dell’ostello in cui lavoravo, all’investitura del neo-eletto presidente della nazione Mauricio Macri. Pochi giorni dopo partii zaino in spalla verso nord. Era stata una sconfitta storica per il ‘peronismo’ e una vittoria inaspettata per la nuova destra argentina, una destra feroce e rampante guidata da un imprenditore miliardario. Mentre attraversavo la Bolivia si respirava aria di referendum, di lì a poco Evo Morales avrebbe incassato la sua prima sconfitta elettorale. Poi è venuto il turno del Brasile. Mentre risalivo il Rio Negro per arrivare a Manhaus, alla radio e alla televisione si parlava solo di due cose, l’allarme Zika e gli scandali giudiziari che stavano mettendo in ginocchio il governo Rousseff. Quando sono arrivato a Pacaraima, città brasiliana di frontiera, erano passate già diverse settimane dalla prima sconfitta elettorale del chavismo, grazie alla quale l’opposizione aveva ottenuto 99 seggi su 167 all’assemblea nazionale venezuelana. Chiunque abbia parlato con quelli che si autodefiniscono ‘esuli’ venezuelani sa bene che i loro racconti sono farciti di dettagli cruenti sul clima repressivo del loro paese, sull’emergenza alimentare, sulla guerra civile alle porte e sulla criminalità dilagante.  Continua a leggere

Santa Muerte Virale

[Di Fabrizio Lorusso. Questo articolo è uscito sul quotidiano Il Manifesto (cartaceo) del 21 agosto 2017 e su Carmilla oggi. Le foto sono di F. L. e sono state scattate a Tultitlán, nell’hinterland della capitale messicana, presso il santuario di Enriqueta Vargas, madre del defunto Comandante Pantera o Jonathan Legaria Vargas, alias Padrino Endoque. Solo fa eccezione la foto della custode del culto nel quartiere di Tepito, Enriqueta Romero]

Negli ultimi cinque anni José Ramírez ha fatto il fattorino, il cameriere e il venditore porta a porta. Ha anche lavorato come muratore indocumentado a Los Angeles. Di ritorno in Messico ha provato a cercare lavoro ovunque, ma le porte restavano chiuse. Il Guanajuato, suo stato natale, è quello a maggior tasso d’emigrazione del Paese. José mi racconta la sua storia in un parcheggio del centro storico di León, capitale economica della regione, a 400 km da Città del Messico. Al collo porta un amuleto che raffigura la morte con un saio indosso, la falce in una mano e il mondo nell’altra.  Continua a leggere