Archivi categoria: Reportage e Cronache

L’Ottobre ribelle dell’America Latina

foto 1 Ciledi Alessandro Peregalli e Susanna de Guio 

[Da CarmillaOnLine] Questo ottobre, l’America Latina si è risvegliata. Dopo anni di crescita latente di un nuovo fascismo, sospinto dal lento ma pervasivo rafforzarsi del narcotraffico, delle milizie, e delle chiese evangeliche che hanno colonizzato le periferie con la loro reazionaria “teologia della prosperità”, dopo che le classi medie, e in parte anche popolari, di diversi paesi hanno spostato il loro consenso verso la destra sempre più estrema, alleata dei monopoli mediatici, catturate dal suo discorso tossico sulla sicurezza e la corruzione, questo ottobre le “classi pericolose” si sono riprese la scena, e hanno creato un punto di inflessione che marca un prima e un dopo.

Una rivolta continentale

Cile. Il popolo cileno si è riversato in strada e da oltre due settimane sta dando battaglia contro l’agghiacciante violenza delle forze militari, che ha portato al saldo, secondo le stime ufficiali, di ben 19 morti, 2138 arresti, 173 feriti da arma da fuoco, 9 casi di violenze sessuali e molteplici di torture, facendo ricordare da vicino le peggiori atrocità della dittatura militare.

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¿Dónde están? ¿Cuántos son? Se dispara la crisis de las y los desaparecidos en Guanajuato

desaparicion[Por Fabrizio Lorusso – Colaboración con SoyBarrioPopLabDesinformémonos] @FabrizioLorusso]

Abrir Facebook todos los días, a toda hora. Recorrer muros virtuales, calles reales, y buscar. Encontrar el rostro de las y los desaparecidos de México. De las víctimas de un crimen que va en contra de toda la sociedad y que, junto con la oleada de violencia homicida descontrolada de los últimos cuatro años, arrastra también a Guanajuato. Un estado que representa un antiguo y extinto oasis de paz (¿quién recuerda cuándo fue eso?), en donde siempre se dijo que no pasaba y no pasaría nada. Pero hoy las personas que nos faltan ya son demasiadas.

Según datos obtenidos por el autor vía la Unidad de Transparencia de la Fiscalía General del Estado (oficio 558/2019, folio 02686819 del 21 de octubre de 2019) y cifras asentadas en otra petición ciudadana (oficio 526/2019, folio 02534319 del 4 de octubre de 2019), en Guanajuato hay 2,098 personas desaparecidas, denunciadas en el fuero común, al 30 de septiembre de 2019. El total sube a 2,104 personas, si se agregan las seis personas desaparecidas, denunciadas en el fuero federal, que, al 30 de abril de 2018, estaban registradas en el RNPED (el hoy extinto Registro Nacional de Personas Extraviadas y Desaparecidas del Secretariado Ejecutivo del Sistema Nacional de Seguridad Pública).

Entonces, el total es de 2,104 personas que permanecen desaparecidas al 30 de septiembre, o sea más del triple de las que fueron registradas en el RNPED hace un año y medio, que eran 621.

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«Siamo plurinazionali e con le dissidenze sessuali»

Di Susanna De Guio da Jacobin Italia

All’Encuentro de Mujeres argentino duecentomila donne hanno costruito un’agenda politica comune. Dopo trentaquattro anni l’evento compie un salto storico.

Un fiume in piena                                                                                              

Si è appena concluso, ed è stato il più grande Encuentro Nacional de Mujeres, appuntamento che da 34 anni, a metà ottobre, in Argentina convoca le donne a una tre giorni di dibattiti, seminari, laboratori, per tessere legami, scambiare esperienze e analisi, costruire un’agenda politica comune, cospirare insieme per transformarlo todo, trasformare la società intera, perché abbattere il patriarcato implica ripensare ogni ambito della vita collettiva. foto susi 1

Nato dall’iniziativa di un gruppo di donne che erano state nel 1985 a Nairobi, alla conferenza ONU di chiusura del Decennio della donna, il primo incontro richiamò circa mille donne a Buenos Aires con il desiderio e la necessità di confrontarsi e organizzarsi per combattere le diseguaglianze di genere. A partire dal 2015, quando è esploso il movimento NiUnaMenos in Argentina, anche l’Encuentro è cresciuto esponenzialmente. Se le mobilitazioni dell’anno scorso per la legalizzazione dell’aborto si sono conquistate il nome di “marea verde”, a partire dal colore del fazzoletto simbolo della Campagna per un Aborto Libero, Sicuro e Gratuito, la metafora continua nelle numerose e creative espressioni di quella che alcune chiamano la quarta ondata del movimento femminista: come un fiume in piena, corre rapido e sembra inarrestabile.

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Di me, si prendono cura le mie amiche. Una giornata manifesto a favore della “rabia digna” e la cura femminista collettiva

di Roberta Granelli

Finalmente, finalmente la rabbia esplode e smettiamo per un momento di portarcela addosso, dentro, negli anfratti invisibili del corpo. Finalmente la rabbia esplode collettivamente e si scaglia contro luoghi simbolo della città, di questa città che non sembra vedere la violenza che quotidianamente produce. Ora le pareti parlano più di prima, la stazione di polizia è in fiamme, la fermata del metrobus distrutta, lo spazio della Glorieta de los Insurgentes parla, grida e vibra. La violenza che quotidianamente viviamo, ora finalmente, la tiriamo addosso a chi la ignora, come un pugno di glitter fucsia che ti si appiccica sulla pelle sudata.

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Foto: Mélida Medina. Manifestanti.

L’appuntamento è per le 18.30 a Città del Messico e in altre 39 città di tutto il paese. È stata una protesta convocata in maniera rapida perché i fatti scatenanti sono successi appena qualche giorno prima. Il 12 agosto varie compagne e collettivi femministi hanno organizzato una manifestazione che partiva dagli uffici della Secretaría de Seguridad Ciudadana ed arrivava alla sede della Procura della capitale per chiedere giustizia per il caso di un’adolescente di 17 anni violentata da 4 poliziotti nel municipio di Azcapotzalco. Al momento di ricevere la denuncia di violenza, il Pubblico Ministero non ha applicato il protocollo stabilito per le violenze sessuali e le prove, realizzate giorni dopo, non hanno prodotto risultati; l’indagine è stata resa meschinamente pubblica e dunque la giovane è stata bersagliata da minacce che l’hanno costretta a ritirare la denuncia. I 4 poliziotti sono stati sospesi dall’incarico ma nessun’ altra misura è stata applicata, né nessun’altra prova cercata. La manifestazione del 12 agosto ha visto decine di donne scagliarsi contro le la sede della Procura e tirare del glitter fucsia contro il capo della polizia. In battuta finale Claudia Sheinbaum, governatrice della capitale ed eletta tra le fila del partito “progressista” del presidente federale Andrés Manuel López Obrador e rappresentante di un presunto cambiamento politico soprattutto in quanto attenzione al femminicidio e alla violenza di genere, afferma di “non voler cadere in provocazioni” e apre un’indagine contro le compagne femministe.

Ma come afferma lo slogan diffusosi, “Exigír justícia no es provocación” (Esigere giustizia non è una provocazione). In questi pochi giorni il web ed i social si sono riempiti di glitter rosa ed è stata sottolineata l’assurdità delle posizioni politiche di Sheinbaum e di tutto il governo della città. Le posizioni della governatrice sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso: invece di approfondire il caso della minore e sottolineare la gravità che dei rappresentanti dello Stato abbiano violentato invece di proteggere, ammettere che la situazione del femminicidio ormai è ingestibile – arrivata a 9 vittime al giorno, i fautori della sedicente Quarta Trasformazione si sono scagliati contro le mobilitazioni di protesta, screditandole e criminalizzandole.

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Foto del web: performance nella Glorieta de los Insurgentes.

La rabbia è cresciuta ed è tornata a fior di pelle, la rabbia si somma nuovamente al dolore quotidiano dei 9 femminicidi al giorno, delle violenze sessuali e dei sequestri.

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#Avenida Miranda, puntata 56. In Argentina per il Festival del Cinema dei Diritti Umani

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13 giu. – Avenida Miranda torna in Argentina per parlare dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, attraverso lo sguardo del Festival del Cinema dei Diritti Umani, che ha appena concluso la sua 18esima edizione a Buenos Aires. Florencia Santucho, direttrice del Festival, ci introduce alle molteplici problematiche che coinvolgono i più e le giovani nell’Argentina di oggi, dal dramma della povertà crescente, al tema della violenza istituzionale – il cosiddetto “grilletto facile” – dall’incubo della tratta e alle rivendicazioni legate all’infanzia trans.

Qui il Podcast della puntata!

 

«Basta grilletti facili di Stato». Esplode la rabbia in Argentina

Il caso. Quattro giovanissimi uccisi dalla polizia, la ministra della sicurezza Bullrich sotto accusa. In tre anni sono state 1303 le vittime della violenza istituzionale. E le madri chiedono giustizia in piazza.gatillo serena

[di Serena Chiodo per Il Manifesto]

Il dolore per la morte di quattro giovanissimi uccisi dalla polizia. La rabbia, tanta, e l’esasperazione. Si respirava questo, nella marcia convocata dal Comitato delle famiglie delle vittime del gatillo facil, il nome («grilletto facile») con cui in Argentina si indica la violenza istituzionale. Un corteo che ha visto sfilare migliaia di persone la sera di venerdì 24 maggio a Buenos Aires, da Congresso a Plaza de Mayo. «Basta grilletto facile / basta repressione / non è solo un poliziotto / è tutta l’istituzione», uno degli slogan più urlati. Continua a leggere

Prima i messicani

di Caterina Morbiato da Il Tascabile

btyIl clima è di festa. Gli slogan dipingono sorrisi su decine di volti e le bandiere tricolori sventolano con foga. Se fossimo ancora in tempo di mondiali, il gruppo potrebbe sembrare una compagnia di tifosi: “Messico! Messico! Messico!”, scandiscono a pieni polmoni. Il ronzio di decine di trombette e un’eccitazione contagiosa riempiono l’aria. La scena è molto simile a quella che si è vista pochi mesi prima in questo stesso posto. Era tempo di mondiali, il 23 giugno 2018, il Tri – che è come si conosce da queste parti la nazionale messicana – vinceva contro la Corea del Sud e i tifosi si riversavano in strada per celebrare il trionfo. Ma questa volta è il 18 di novembre 2018 e siamo sull’orlo di una crisi umanitaria.

Da mesi migliaia di persone di origine centroamericana attraversano il Messico dal sud al nord: si muovono a piedi, in autostop, in autobus, dormendo per strada, nei rifugi gestiti dalle associazioni umanitarie o nei centri d’accoglienza improvvisati dalle istituzioni. Vengono dall’Honduras, da El Salvador, dal Guatemala e il loro migrare non è qualcosa di nuovo ma un fenomeno che dura da decenni. Ora però si sono organizzati per viaggiare in gruppo. Lo fanno per poter affrontare in maniera più economica, sicura e rapida un paese che ha fama di essere ostile con persone come loro: migranti che non riescono ad ottenere i visti giusti per entrare in territorio messicano e che vogliono ad ogni costo raggiungere gli Stati Uniti per presentare domanda d’asilo. I loro paesi costituiscono la curva violenta dell’istmo centroamericano, una regione minuta e ricolma di morti che da decenni continua ad esportare migranti: tra 200.000 e 300.000 all’anno. Una regione che conta solamente quando è ora di stilare le statistiche di omicidi o la classifica delle città più violente del mondo.

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City Center León: la Elysium dorada y el capitalismo zombi que matan al humedal

[De Fabrizio Lorusso – En colaboración con PopLab, SoyBarrio, Desinformémonos, Contacto político y L’America Latina]

Cuando hace un mes leí por primera vez sobre el flamante y controvertido proyecto del City Center León (Gto), gracias a la providencial difusión del colectivo leonés Acción Colectiva Socioambiental AC y de la Plataforma Salvemos El Humedal de Los Cárcamos, noté la semejanza entre el nombre de este proyecto de edificación urbana con otro bastante parecido, el City Life del centro de Milán, Italia. ¿De qué estamos hablando? En ambos casos, se trata de torres y departamentos de lujo, con plazas comerciales, cines y espacios recreativos integrados y empaquetados en un espacio cuasi-extraterrestre, bien vigilado por cámaras y guaruras. O sea, un gueto de ricos, autosuficiente y de facto privado, como una pequeña y próspera nación de 63mil metros cuadrados, en que los moradores deciden auto-segregarse y respirar un presunto bienestar.

En Milán el territorio del City Life, creado como nicho de disfrute del 1% más rico y poderoso de todo el mundo, está blindado y su acceso parcialmente restringido, pues la policía llega periódicamente a molestar a los grupos de jóvenes que allí se reúnen, desalentando una sana convivencia y reforzando el sentido de opresión social. En este micromundo las cámaras lo ven todo y graban 24-7 el reality show de la vida cotidiana de un enclave de vanidades y coches lujosos, del cual gotean puras migajas y centavitos hacia el resto de la ciudad. Estos centros sobreviven gracias al trabajo silencioso de centenares de trabajadores mal pagados, migrantes o precarios que hacen posible el “sueño” de unos cuantos para poder sobrevivir.

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