Archivi categoria: Reportage e Cronache

La Higuera, un lugar en el mundo #Foto + #Reportaje #CheGuevara #Bolivia

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Brian, el niño sonriente (2) ©[Por Lautaro Actis – lautaroactis@hotmail.com – La Higuera, Bolivia, desde Revista Hekatombe] Existen lugares que por encontrarse en sitios remotos, poseer climas inhóspitos o por no disfrutar de ciertos servicios públicos, no son atractivos para muchas personas. La Higuera es uno de ellos. Lugar a donde llega quién realmente tiene un interés auténtico en conocer. Un camino largo, de tierra, entre montañas, en el cual las curvas vienen una atrás de otra en un eslabón cuya pendiente es pronunciada. Un clima seco que produce surcos tanto en la piel como en la tierra, lluvias sólo en un mes del año, el mismo mes en el que se puede conseguir alguna fruta. El sol parte el día en dos, toda actividad al aire libre se debe hacer antes de las 11 de la mañana o después de las 4 de la tarde. Agua, hasta apenas iniciada la tarde y luz eléctrica no hay. Internet, wi-fi, señal de celulares no se conocen allí. Lugar donde se queda quien realmente tiene un interés autentico en descubrir. Un pueblo polvoriento más se esos perdidos en la nada, a casi unos 2.000 m.s.n.m, al cual nadie hubiese conocido si no fuera porque allí, en la escuela del pueblo, fue asesinado una de las personalidades más trascendentes del siglo XX: Ernesto “Che” Guevara.  Continua a leggere

II Jornadas de Acción Colectiva, León (Gto). Agua Bien Común: Campañas #QueSeSepaQueLaCuencaSeSeca y #NiUnPesoMasAlZapotillo

II jornadas accion colectiva[Fabrizio Lorusso- de Desinformémonos] El viernes y sábado 3 y 4 de noviembre se realizaron en León (GTO) las II Jornadas de Acción Colectiva, dedicadas a “Diálogos sobre el Agua: un bien común, una decisión colectiva” (link a las primeras jornadas 2016), con conferencias, talleres para periodistas, ruedas de prensa, entre otras actividades. Como destacó en la rueda de prensa inaugural Gustavo Lozano, de Acción Colectiva, “el Estado mexicano está violando el derecho humano al agua”, pero ya son muchas las organizaciones y los ciudadanos que se rebelan ante esta situación, por lo que estas jornadas, réplica de los exitosos encuentros entre movimientos sociales del Bajío del año pasado en el Refugio del Barrio del León, se pensaron para apoyar las luchas por el agua bien común.

El agua no es mercancía

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Messico: il Giorno dei 200mila Morti

Catrina2[Di Fabrizio Lorusso da L’Espresso-Blog Rio Bravo] 66 morti ammazzati al giorno. Omicidi dolosi, l’incubo del Messico. Almeno il 70% di questi – ma sono solo stime – sono dovuti alla cosiddetta narcoguerra, un conflitto armato interno che dura da 11 anni. Nata come una strategia di lotta militarizzata ai cartelli della droga nel dicembre 2006, primo mese di governo dell’ex presidente Felipe Calderón, questa “politica pubblica” basata sulla mano dura è diventata strutturale, così come la violenza estrema nel Paese. Ad oggi sono oltre 200.000 i morti per omicidio, 33.000 i desaparecidos e 310.000 i rifugiati interni.

Che poi, a dire il vero, chi stia lottando esattamente contro chi resta in molti casi un mistero, nel senso che più della metà delle forze dell’ordine locali sono infiltrate dalla delinquenza organizzata, settori significativi del mondo politico sono finanziati dal narcotraffico, o cedono all’imposizione di candidati che sopravvivono grazie a patti d’impunità mafioso-giudiziari. Infine anche le forze armate e la polizia federale, largamente impiegate in questa guerra, sono in certi territori i gestori o supervisori dei traffici illeciti e hanno funzionato da contenimento per gli oltre 250 conflitti sociali aperti nel paese.  Continua a leggere

Las Gardenias di #Tepito: una squadra di calcio queer protagonista della festa popolare-religiosa del “barrio bravo”. #Fotogallery

[Testo e foto di Stefano Morrone] – Naomi, parrucchiera transessuale originaria dello stato di Michoacàn, ha un salone che porta il suo nome nel barrio di Tepito. Il 4 di ottobre di ogni anno, giorno della festa di San Francesco d’Assisi, lei e e le sue compagne, in maggioranza donne trans, si uniscono per giocare nell’equipo di calcio chiamato “Gardenias de Tepito” . la squadra è nata più di 50 anni fa, quando un gruppo di donne e uomini transessuali e travestiti decisero di alzare la voce contro il machismo e l’ omo/transfobia presenti nel quartiere. Finalmente, 25 anni fa, una squadra di uomini eterossessuali, Ebrayet, decide di rompere il muro della disciminazione e accetta di giocare contro Las Gardenias. Da allora la partita delle Gardenias è diventato uno degli eventi festivi più famosi e importanti del barrio Bravo, che porta allo stazio del quartiere centinaia di persone, che fanno della partita un vero e proprio show, con invasioni di campo continue, regole/non regole eccezionali e fuochi d’artificio. Lo scorso 4 ottobre siamo andati prima all’estetica di Naomi, e poi alla partita, vinta dalle Gardenias 4-1. Qui vi proponiamo il resoconto fotografico della giornata.

 

 

Réplicas del sismo: miles de trabajadores sin derechos laborales

[di Caterina Morbiato – da Chilango]

El viernes, por fin, cuelgan el dictamen de Protección Civil. Según éste, el edificio de Telvista de Bolívar 38, en donde laboras como telefonista, está en condiciones seguras. Ahora deberías sentirte más tranquilo. Pero no: tú y tus colegas fueron de los obligados a trabajar tras el sismo, desde el miércoles siguiente. Durante dos días estuvieron dentro de ese edificio sin la certeza de que no se vendría abajo.

Te lo dijeron el mismo martes en la noche: que se iba a operar de manera normal, así, sin ninguna explicación. Apenas habían pasado unas ocho horas del temblor y uno de tus gerentes les informaba que Protección Civil había dado luz verde a la empresa. Los daños —todo aquel derrumbe de plafones y muros que había aterrorizado a todos— eran superficiales. Había que presentarse puntuales al día siguiente.

Cuando llegaste al trabajo, notaste las dos estructuras que componen el edificio separadas entre sí, además de las grietas que partían varios muros. Los gerentes de este call center te repetían que no había daños estructurales. ¿Cómo podías tú estar seguro? Sobre todo después de que se enfadaran con ustedes los del personal administrativo. Algunos habían subido fotos de las instalaciones a las redes sociales, les pidieron borrarlas. «Ustedes sólo hablan por hablar», les dijeron enfadados. No saben nada. Los que se quejan son porque están ardidos.
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#Messico: sempre più crepe dopo il terremoto #19S #CDMX @cittadelcapo

Messico terremoto[di Perez Gallo, Fabrizio Lorusso e Nino Buenaventura (lamericalatina.net) da RCDC] “Andatevene a casa, non serve più aiuto”, intimano alcuni poliziotti federali a una brigata di cittadini solidali a San Gregorio, uno dei rioni del sud di Città del Messico dove il terremoto del 19 settembre ha fatto crollare una cinquantina di edifici. Alla difficoltà di organizzarsi negli aiuti, nel recupero di cibo e materiali, e negli scavi tra le rovine, fisiologiche in una megalopoli da 20 milioni di abitanti, è venuto ad aggiungersi col passare delle ore un atteggiamento ostile da parte delle autorità. “Nella capitale la polizia, la marina e soprattutto l’esercito in 45 punti critici stanno impedendo l’accesso ai volontari e chiudono del tutto i siti alle 9 di sera, proprio quando c’è più silenzio ed è più facile individuare le persone sotto le macerie”, spiega un comunicato dei Topos, organizzazione nata dopo il terremoto dell’85 e tra le più organizzate ed efficaci negli aiuti. “Il fatto è che agiscono goffamente, entrano negli edifici pieni di paura, si lamentano per il freddo, non danno informazioni, non fanno nulla pur essendoci migliaia di volontari disposti a entrare per cercare i loro cari, e così si perdono preziosi minuti per incontrare persone vive per cui ci sono cibo e braccia in abbondanza, ma l’esercito impedisce i salvataggi”, conclude il testo.  Continua a leggere

Il #Messico trema ancora. Una cronaca dalle strade della capitale @napolimonitor

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[Foto di Stefano Morrone, salvo i due ritratti di Caterina Morbiato – Testo di caterina Morbiato da Città del Messico – Da Napoli Monitor] Appena pochi giorni di tregua e in Messico la terra è tornata a tremare. Dopo il terremoto del 7 settembre scorso – che ha colpito in particolare gli stati meridionali di Oaxaca e Chiapas, provocando gravi danni soprattutto nella cittadina di Juchitán – questa volta la scossa sismica ha investito la zona centrale del paese. All’una e un quarto del pomeriggio (le otto di sera in Italia) di martedì 19 settembre diversi stati messicani – specialmente il Morelos e il Puebla – e Città del Messico sono piombati nel caos. L’epicentro del sisma, che ha raggiunto 7.1 gradi nella scala Richter, è stato localizzato nei pressi di Axochiapan, nello stato di Morelos, a centoventi chilometri da Città del Messico. Al momento in cui si scrive le morti confermate dalla Protezione civile sarebbero trecentodue: centoquarantadue a Città del Messico, novantasette nello stato di Morelos, quarantatré nel Puebla, tredici nell’Estado de México, sei nel Guerrero e una nell’Oaxaca (aggiornato alle ore 16:00 del 21 settembre, Ndr). Le cifre sono purtroppo in continuo aumento.  Continua a leggere

Terremoto in Messico giorno 2: disperazione, speranza e il caso della bimba Frida @ilmanifesto

frida sofia[Di Fabrizio Lorusso – Quest’articolo è uscito su Il Manifesto del 22 settembre 2017 – Che non sia fermata la organizzazione e la collaborazione popolare. Che non siano usate ancora macchine pesante perché nelle macerie c’è ancora gente (viva e morta).Arrivano intanto i primi aiuti internazionali e le squadre di soccorritori da fuori…. – Mentre questo testo era in fase di chiusura per l’uscita sul quotidiano, veniva confermata dalla Marina e dai mass media messicani l’inesistenza della bambina intrappolata nelle mecerie della scuola “Rébsamen”, Frida Sofia: una vera fake news o un cinico reality show montato probabilmente dalle forze armate e/o dal governo, probabilmente in collusione con la catena Tv Televisa, come già è avvenuto in vari altri casi in passato e come alla fine dell’articolo si suggerisce. Il numero delle vittime è stato aggiornato a 300. Aumentano le voci di denuncia dell’operato del governo e dei militari alla luce di quanto era già successo nel 1985: si cercava di fermare l’organizzazione del popolo per le strade per non far circolare le informazioni e per non far mobilitare i cittadini, eterno incubo dei governi deboli e corrotti che temono la protesta e la denuncia] Dopo il terremoto del 19 settembre in tutto il Messico continua la mobilitazione, specie nella capitale e negli altri stati castigati duramente come il Morelos e Puebla. “Non posso restare a casa, dal terremoto del 1985 c’è qualcosa che non mi fa allontanare e, anche se ho paura come tutti qui, è più forte di me”, dichiara Eddie Arrellano, alias Il Gabbiano, che è un “pensionato” de Los Topos, il mitico gruppo di soccorritori nato dopo l’85.

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