Archivi categoria: Reportage e Cronache

Inizio di campagna elettorale in #Messico @ilmanifesto

amlo[Di Fabrizio Lorusso, da Il Manifesto dell’8 aprile 2018Al via la campagna elettorale più lunga della storia del paese. Nei sondaggi un testa a testa tra il partito Morena (sinistra) e la destra unita, ma si vota a luglio. I candidati promettono di lottare contro il femminicidio e la violenza. Sulle urne pesano anche l’eredità delle politiche neoliberali e la nuova minaccia che arriva da Trump]

Si è aperta in Messico la campagna per le elezioni del primo luglio, quando 88,3 milioni di aventi diritto, su un totale di 128 milioni di abitanti, eleggeranno il nuovo presidente, i membri delle due camere, 9 governatori e altri 2700 rappresentanti locali. L’elezione più ampia della storia per numero di votanti e cariche.

IN TESTA NEI SONDAGGI, con preferenze del 40%, c’è l’ex sindaco di Città del Messico, il sessantaquattrenne Andrés Manuel López Obrador, noto come Amlo, fondatore del partito di sinistra Morena (Movimiento de regeneración nacional) che ci prova per la terza volta dopo le sconfitte del 2006 e del 2012.  Continua a leggere

Colombia, gli ex-guerriglieri alla ricerca di un complicato ritorno alla normalità

[di Marco Dalla Stella e Simone Scaffidi, da Repubblica] Quella del Meta è una regione fondamentale per l’organizzazione rivoluzionaria nata nel 1964. Qui infatti agiva il Blocco Orientale, che poteva contare almeno un migliaio di combattenti. E qui è stata creata la zona veredale di transizione e normalizzazione piú grande del Paese, dove piú di 500 combattenti si sono riversati per consegnare le armi e iniziare una nuova vita nella legalità

MESETAS (Colombia) – Qui una volta era tutta coca. Mariana Páez è stata una delle piú importanti ed influenti guerrigliere delle Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane. È caduta in combattimento ad aprile del 2009, vent’anni dopo essere entrata nelle file della guerriglia. A lei è intitolata la zona di transizione e normalizzazione “Mariana Páez” di Mesetas, nella regione del Meta, 250 chilometri a sud di Bogotá. Per raggiungerla partiamo prima dell’alba, ma arriviamo soltanto a mattinata ormai conclusa, al termine di un dissestato percorso in motocicletta fra sterminati allevamenti di zebú. «Qui, una volta erano tutti campi di coca, poi il governo ha iniziato a spargere il diserbante e la gente se n’è dovuta andare». Lo scoppiettare del motore di una vecchia moto Kawasaki quasi copre le parole di John, uno dei nostri autisti, mentre con ampi gesti della mano ci indica i campi circostanti.

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Bugie e torture in #Messico, «doppia ingiustizia» per i #43 studenti #desaparecidos

Ayotzinapa 25 S 2015 Mexico City (118) (Small)[Di Fabrizio Lorusso, dal quotidiano italiano IL MANIFESTO del 17/03/2018] Con un rapporto presentato il 15 marzo a Ginevra l’Onu ha dato il colpo di grazia alla cosiddetta “verità storica” costruita dalla Procura Generale della Repubblica (PGR) messicana sul caso dei 43 studenti di Ayotzinapa, vittime di sparizione forzata nella città di Iguala la notte del 26 settembre 2014 e tuttora desaparecidos.

Il documento “Doppia ingiustizia: relazione sulle violazioni ai diritti umani nell’indagine sul caso Ayotzinapa” dell’Ufficio dell’Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani analizza i casi di 63 dei 129 detenuti nell’inchiesta sulla sparizione degli studenti che, lungi dall’essere “chiusa”, presenta una lunga serie di inconsistenze e piste tralasciate deliberatamente dagli inquirenti.

Jan Jarab, rappresentante del Commissariato Onu in Messico, ha spiegato che, in base ai referti medici della stessa PGR, si può affermare che dopo il 5 ottobre 2014, quando il caso diventò di sua competenza, almeno 34 persone, che “presentavano lesioni multiple”, sono state torturate dalle autorità messicane e, inoltre, l’ex direttore dell’Agenzia per le Indagini Criminali, Tomás Zerón, s’è comportato “in modo fraudolento” nei confronti della stessa Onu.  Continua a leggere

Italiani scomparsi in #Messico: #Desaparecidos in «un posto tranquillo» #Tecalitlan da @ilmanifesto @movNDMX

desaparecidos-en-mexico-tras-verse-con-policias-b0c29ba39fbbef8c6be2fe930272e1e7[Di Fabrizio Lorusso dal quotidiano Il Manifesto del 24/02/2018] Nei pressi di Tecalitlán, città messicana del Jalisco dove il 31 gennaio sono scomparsi tre italiani, le sparizioni forzate non sono una novità. Nel Jalisco sono 3000 le persone ufficialmente desaparecidas e nel Michoacán, molto vicino a Tecalitlán, sono oltre 1100. In gran parte si tratta di vittime di rapimento e occultamento da parte del crimine organizzato o delle autorità, spesso conniventi con questo.

Raffaele Russo, sessantenne, si trovava in Messico da alcuni mesi e faceva il venditore ambulante, mentre suo figlio Antonio e suo nipote, Vincenzo Cimmino, erano lì da pochi giorni. Il primo a sparire è stato Raffaele. Vincenzo e Antonio sono accorsi a cercarlo perché non rispondeva più al cellulare e, secondo un whatsapp che hanno potuto inviare prima che si perdessero le loro tracce, sono stati intercettati in una pompa di benzina da una pattuglia e una moto della polizia di Tecalitlán che li ha invitati a seguirli.

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Crimine di stato: uccisi tre compagni del CODEDI in un’ imboscata. Attaccano l’Autonomia? Nessun passo indietro. Y comunicado de La Pirata en español

foto codedi 3di Nodo Solidale

Il telefono che squilla.
– Si un’imboscata, si si sui compagni, raffiche.-
– Cosa? No, ti richiamo –
– Quanti morti? 3, si ti richiamo –
– Maledetti. Si, si. TI richiamo io –
Ancora sangue.

Ed è ancora il sangue dei compagni quello versato sulle strade di un Messico che in questi ultimi sei mesi del governo di Enrique Pena Nieto ha visto, da Michoacan a Oaxaca, passando per Veracruz, Guerrero e Chiapas, attaccare l’Autonomia con tutto il dispositivo repressivo, (statale e parastatale), di cui il partito PRI fa uso a proprio piacimento per annichilire chi alza la testa.

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Manifestaciones antifascistas en #Italia

[Reproducimos este artículo De La Ke Huelga por el que pidieron difusión] Este sábado 10 de febrero, miles de personas han salido a las calles de diferentes ciudades italianas, para mantener vivo el espíritu antifascista y responder con fuerza a la práctica y propaganda racista, promovida siempre más descaradamente por parte de las organizaciones de extrema derecha Forza Nuova y Casa Pound. La creciente acción racista y violenta hacia los inmigrantes que se encuentran en el país, ha sido avalada durante los últimos años por representantes institucionales y partidos políticos, de derecha así como de centro-izquierda, ahora todavía más interesados en instrumentalizar el tema migratorio en vista de las próximas elecciones nacionales que tendrán lugar el 4 de marzo de 2018. Aproximadamente 30 mil personas han llegado desde todo el país a la ciudad de Macerata, en el centro de Italia, para brindar solidaridad a su población, donde hace una semana el fascista Luca Traini aterrorizó a la población un día entero disparando desde su coche a personas de origen africano e hiriendo gravemente a seis, que se encuentran todavía hospitalizados. El ultraderechista Triani, quien fue ex candidato a las elecciones regionales por el partido racista de la Lega Nord, ha declarado haber actuado para hacer justicia después del descubrimiento del cuerpo de una joven mujer supuestamente asesinada por un narco-menudista nigeriano.

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Colombia, altro che “Accordi di Pace”: intere regioni sono ancora in balia dell’anarchia criminale

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[di Marco Dalla Stella e Simone Scaffidi, da Repubblica] A livello nazionale la violenza diminuisce (-8% rispetto al 2016), ma nelle zone della coca gli omicidi sono aumentati del 12%, soprattutto nel Nariño. Alla fine del 2016 si applaudiva all’inizio di una nuova era, ma ancora oggi gruppi armati di diversa natura si contendono aree di produzione delle foglie di coca e preziose infrastrutture per la distribuzione

BOGOTA’ – Era novembre 2016 quando il Presidente colombiano Juan Manuel Santos e il generale della guerriglia FARC Timochenko firmavano, sotto lo sguardo attento di Raúl Castro, il testo degli storici Accordi di Pace che mettevano la parola fine a oltre cinquant’anni di sanguinoso conflitto interno. Gli osservatori internazionali applaudivano e una nuova era si apriva per la Colombia, celebrata anche dal Nobel per la Pace al mandatario colombiano. La realtà però è che ancora oggi vaste aree del Paese sono in balia di gruppi armati di differente natura, che si contendono sfere d’influenza, aree di produzione della coca e le preziose infrastrutture per la distribuzione.  Continua a leggere

Un nuovo dicembre di proteste e repressione: cosa succede in Argentina?

foto Argentina 1

da Twitter

Inflazione in crescita, licenziamenti e un pacchetto di riforme che nasconde tagli e precarizzazioni, torna il ricordo della crisi del 2001.

 

di Susanna De Guio

Più di 300 mila persone hanno manifestato a Buenos Aires lo scorso 14 dicembre contro la riforma delle pensioni, e la notizia ha varcato i confini nazionali per la sua imponenza e per la brutale repressione che l’ha seguita, specialmente dopo che la sessione di voto è stata sospesa. Il 18 dicembre la piazza di fronte al Congresso della Nazione strabordava nuovamente striscioni, tamburi e slogan: “unità dei lavoratori” era il più urlato “e a chi non piace, che si fotta!”. La mobilitazione è riuscita a mettere in difficoltà la polizia di Buenos Aires, ad aprire un varco tra le barriere che blindavano l’edificio del Congresso, a interrompere di nuovo la sessione parlamentare. E di nuovo la selvaggia caccia all’uomo da parte delle diverse forze di polizia dispiegate ha prodotto uno scenario di guerra, con più di 80 arresti e centinaia di feriti. Tre manifestanti hanno perso un occhio per gli spari della polizia all’altezza del viso, un ragazzo di 19 anni è stato portato in condizioni gravi in ospedale, tre persone sono tutt’ora in carcere. Ma la gente non si è fermata, è tornata a occupare le strade durante la serata e la notte in tutto il Paese, a bloccare gli incroci con le cacerolas, le pentole usate come tamburi che hanno contraddistinto l’indignazione e la protesta degli argentini nel 2001.

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