Archivi categoria: Reportage e Cronache

Il 28 ottobre brasiliano: ascesa di un fascismo periferico

bolsonaro haddad

di Pérez Gallo

Un’elezione surreale

Tra poche ore sapremo chi sarà il prossimo presidente del Brasile, al termine della campagna elettorale più assurda della storia, antica e recente, del paese sudamericano. Fino ad ora é successo di tutto: il candidato favorito, l’ex presidente Lula (del Partito dei Lavoratori, PT) é stato prima arrestato e poi impedito dalla giustiza elettorale, mentre il secondo nei sondaggi, l’estremista di destra Jair Bolsonaro ha ricevuto una pugnalata durante un evento elettorale e si é rifiutato di partecipare ai dibattiti con gli sfidanti. Nel primo turno elettorale Bolsonaro ha portato a casa una vittoria schiacciante (46%), inondando migliaia di gruppi di WhatsApp con 20 mila fake news grazie all’aiuto -pagato piú di 3 milioni di dollari- di 156 imprese “amiche”.

Finalmente peró oggi sapremo chi governerá il paese nei prossimi quattro anni.

O forse no, forse nemmeno a seggi chiusi si saprà chi sarà il prossimo presidente. Soprattutto se a spuntarla dovesse essere, come è improbabile ma non impossibile, il candidato petista Fernando Haddad, dato in crescita nell’ultima settimana e avvicinatosi a Bolsonaro. Secondo gli ultimi sondaggi la differenza tra i due —che all’indomani del primo turno era di 18 punti: 59% contro 41%— sarebbe ora oscillante tra gli 0 e gli 10 punti: 50-55% di Bolsonaro contro 4550% di Haddad. Questo in un contesto di volatilità senza precedenti, dove quasi un elettore su cinque decide il giorno stesso del voto.

Forse non lo sapremo perché il candidato di estrema destra Bolsonaro, ex ufficiale resosi celebre per le sue dichiarazioni misogene, razziste, favorevoli alla dittatura militare che governò il paese tra il 1964 e il 1985, e favorevoli alla tortura e ai crimini di Stato, ha già annunciato a più riprese che riconoscerà solo il risultato che lo dovesse dare per vincente. Lo ha fatto avvalendosi dell’appoggio di una parte importante (ancora non è chiaro quanto, e questa è forse la maggior incognita del post elezioni) dell’esercito, rappresentata dal suo vice General Mourão e dai molti ufficiali candidati ed eletti nelle file del suo Partito Social Liberale (PSL). Lo ha fatto anche con l’appoggio delle più importanti chiese evangeliche e pentecostali che negli ultimi anni hanno ottenuto un potere enorme nella politica e nella società brasiliana grazie a capitali faraonici e un’azione sociale tenace nelle periferie e nelle favelas, dove sono riuscite a scalzare le militanze della sinistra tradizionale e delle correnti progressiste della Chiesa cattolica.

Bolsonaro ha inoltre goduto del sostegno di molti settori strategici del capitalismo brasiliano e mondiale come i latifondisti dell’agro-business della soya e, come lo hanno rivelato i rialzi in borsa dopo la sua vittoria del primo turno, il grande capitale finanziario e speculativo transnazionale, sedotto dal programma iper-privatizzatore e di forti tagli ai diritti sociali tredicesima e ferie del consulente economico di Bolsonaro, il Chicago boy Paulo Guedes. Eduardo Bolsonaro, figlio del candidato reazionario e deputato federale appena eletto con il maggior numero di voti della storia brasiliana, ha già avvisato che nel caso in cui la vittoria di suo padre non fosse riconosciuta, per chiudere il Supremo Tribunale Federale basterebbe “un caporale e un soldato”. Un altro avvertimento lo ha dato la polizia federale quando, pochi giorni fa, ha fatto irruzione in molte università federali del Paese, violandone l’autonomia. Obiettivo dell’incursione: sequestrare “materiali antifascisti” di straordinaria pericolosità quali manifesti, volantini e adesivi, e mettere sotto indagine 181 docenti accusati di fare campagna elettorale per il PT in questi ultimi giorni in cui è proibito. E un avvertimento pare lo abbiano dato pure le milizie del narcotraffico, che venerdì hanno lasciato una macchina con un cadavere proprio di fronte alla Università Federale di Rio de Janeiro (UFRJ) mentre si stava svolgendo un’iniziativa antifascista. Avvertimenti continui, infine, li sta facendo l’ala più militante del bolsonarismo di base, con decine e decine di aggressioni a giovani di sinistra che hanno portato, in un caso, all’assassinio di un maestro di capoeira di Salvador da Bahia. E un altro omicidio ai danni di un sostenitore di Haddad nello stato del Ceará si é realizzato proprio mentre scrivevo queste righe.

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Esodo migrante in Messico: interviste radio. Actualización del éxodo migrante (Comunicado del 26 de octubre). Radio Zapatista

tapachula 1Radio Onda Rossa, La marcia partita dall’Honduras è arrivata in Messico

Una compagna italiana si trova all’interno della marcia dei migranti che dall’Honduras è arrivata adesso in Messico. Una folla compatta che vuole arrivare negli Stati Uniti D’America.

Come si stanno preparando in USA all’arrivo di questa marcia?

 

Radio Popolare, Esteri di ven 26/10

In viaggio con i migranti, dal Messico agli Stati uniti…Ad esteri il racconto dalla carovana della speranzaTapachula 2.jpg

Costa de Chiapas, 26 de octubre 2018
ACTUALIZACIÓN ÉXODO MIGRANTE
Las más de seis mil personas que componen el grueso del Éxodo migrante recorrieron hoy el tramo más largo hasta el momento en su paso por Chiapas, entre las localidades de Pijijiapan y Arriaga.

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ACTUALIZACIÓN DE ÉXODO MIGRANTE. Comunicado y fotos 24 de octubre

Tapachula 24 de octubre de 2018

tapachula 2.jpgHoy las más de siete mil personas se movilizaron de Huixtla hacia Mapastepec, hubo momentos en que la extensión de la caravana llegó a ser de casi 10 kilómetros. Aunque tuvieron un día de descanso y se perciben mecanismos de afrontamiento, buscando lograr cierta normalidad y construir comunidad, hay un desgaste visible por las  condiciones del desplazamiento forzado. Cada día más personas expresan el deseo de volver, tuvimos conocimiento de al menos 135 en su mayoría hondureñas, que buscan la forma de hacerlo; bien en contacto con la Comisión Nacional de Derechos Humanos (CNDH), organizaciones que acompañan, con autoridades, con consulados como el de Honduras o planteándose regresar caminando a la frontera.

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Migranti d’America, la carica dei 7.500 sfida quattro governi @ilmanifesto #EsodoMigrante #Messico

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[di Fabrizio Lorusso, da Il Manifesto del 24/10/2018]

Aggiornamento all’articolo. In nottata volontari o agenti con la giacca del “governo del Chiapas” hanno sparso gas tossici anti-zanzare, cioe’ hanno fatto la disinfestazione, proprio nella piazza dove dorminvano i migranti della carovana intossicando alcuni di loro. Intollerabile e in mala fede. 8 centroamericani che erano rimasti indietro sulla strada Tapachula-Huixtla sono stati sequestrati delle autorità migratorie e portati a Taopachula in un centro di reclusione. Gli altri che erano con loro sono stati vessati e bloccati prima di riprendere la marcia. ieri giornata di lutto per i due honduregni morti in incidenti, caduti dai camion su cui viaggiavano stipati. La carovana continua verso Mapastepec, 70 km a nord di Huixtla, sempre in Chiapas.

La última frontera. La carovana degli honduregni in Messico dopo 10 giorni di marcia. Destinazione Usa. Trump: «Emergenza». E c’è una seconda carovana in arrivo. La presenza dei media offre la protezione che di solito qui manca. Ma molti finiscono comunque in arresto.

Stanno sfidando il sole, la fame, le intemperie e l’opposizione di ben quattro governi i 7.500 migranti centroamericani, in gran parte dell’Honduras, che dal 13 ottobre marciano verso nord per raggiungere gli Stati uniti.

È UN ESODO INEDITO per la quantità di persone che si sono unite per inseguire il “sogno americano” e, dopo dieci giorni consecutivi di marcia, gli ultimi tre in Messico tra Ciudad Hidalgo e Tapachula, gli integranti della carovana hanno deciso di fare tappa a Huixtla, nel Chiapas, a 70 km dal confine. «Oggi (ieri, ndr) riposano tutto il giorno e la notte, le loro forze sono esaurite», dice Rodrigo Abeja della Ong Pueblos sin Fronteras che accompagna la carovana.

Grazie alla solidarietà della gente e ad alcune strutture preposte dalle autorità, i migranti hanno potuto lavarsi e rifocillarsi prima di passare la notte in rifugi temporanei e in accampamenti improvvisati nelle piazze del centro. Mentre si preparano per altri 2000 km di cammino, arriva la notizia di una seconda carovana di 1.500 persone partita domenica, che sta attraversando il Guatemala.  Continua a leggere

#AvenidaMiranda Puntata 41 (Nuova Stagione 2018-19) Il Brasile alla prova del voto

Su Radio Cittá del ritorna Avenida Miranda, d’ora in poi ogni due settimane.

brasile4 ott. – Si avvicina il primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile. Quello di domenica sarà un voto importantissimo e complicato. Tutta l’attenzione è puntata su Jair Bolsonaro del Partito Social Liberale (in pratica la destra brasiliana) e sul candidato del Partito dei Lavoratori Fernando Haddad, che avrà il difficile compito di rimpiazzare l’ex presidente Lula, fuori dai giochi e in carcere. La prima puntata di Avenida Miranda dopo la pausa estiva è dedicata proprio al Brasile. In conduzione Perez Gallo.

Qui il PODCAST!

La oleada neofascísta inviste la península

Proponemos aquí un artículo que nuestros redactores Pérez Gallo y Nino Buenaventura publicaron en la edición impresa de Le Monde Diplomatique Colombia del mes de septiembre de 2018.

El artículo fue escrito en julio, por lo tanto no da cuenta de eventos sucesivos…

ITALIA EN LA ENCRUCIJADA: UN GOBIERNO DE EXTREMA DERECHA Y UNA CRISIS SOCIO-ECONÓMICA PROFUNDA RETAN A LOS MOVIMIENTOS SOCIALES

por Pérez Gallo y Nino Buenaventura

El 13 de diciembre de 2011, en Florencia, Gianluca Casseri, un hombre cercano a la organización neofascista Casa Pound, sale a la calle y dispara a varias personas de la comunidad senegalesa matando a Samb Modou y Diop Mor, e hiriendo a un tercer hombre. Samb Modou deja viuda a Rokhaya Mbengue, la cual regresará tristemente a la crónica siete años después. Casseri se suicida antes de ser detenido; su gesto inaugura una temporada abiertamente racista e injustificable, más aún porque en Italia no se ha cometido un solo atentado por parte del terrorismo islámico. Las violencias y las palizas punitivas neofascistas se dirigen contra los migrantes, la comunidad LGBTI y las y los militantes de izquierdas.
En 2016, en la ciudadela de Fermo, un hombre de tez negra es golpeado hasta la muerte por haber reaccionado a los insultos que un grupo de hinchas gritaba en contra de su esposa: la llamaban “asquerosa mona”. En febrero 2018, Luca Traini, candidato en 2017 del partido de extrema derecha Liga Norte, sale a las calles de la pequeña ciudad de Macerata con una pistola en la mano y hiere a seis migrantes, todos africanos.

luca traini

Luca Traini, autor del atentado del 3 de febrero de 2018 contra migrantes en la ciudad de Macerata

Marzo del mismo año, nuevamente en Florencia: Roberto Pirrone, desempleado de 65 años, víctima de la crisis económica, sale a la calle y dispara a Idy Diene, el único paseante de piel negra, que muere en el acto. Estalla la rabia de la comunidad senegalesa que vuelve a ser blanco del odio neofascista. Las instituciones de la ciudad reprimen la protesta, hablando tramposamente de un gesto desesperado, dirigido en contra de Diene por pura casualidad. La esposa de Diene, Rokhaya Mbengue, ya viuda por el primer atentado neofascista de 2011, llora a otro marido.
En julio, Soumaila Sacko, migrante y representante de la Unión Sindical de Base (USB), es asesinado con un disparo de carabina mientras ayuda a otros migrantes a recolectar láminas para construirse un refugio cerca de Rosarno, en Calabria. Sacko, originario de Mali, trabajaba en los campos de tomates bajo el control de la ‘Ndrangheta, la mafia calabresa. Esos cárteles ya habían aparecido en los medios en 2008 y 2010 por disparar sobre los trabajadores migrantes que habían organizado una marcha para pedir un trato laboral justo, poniendo en luz la cara oculta de las migraciones y del racismo itálico: la semiesclavitud.
Paralelamente a la violencia callejera y mafiosa, el racismo institucional se ha venido intensificando en la última década. Hoy la vida de los migrantes representa una apuesta electoral que encubre con el manto de la legalidad prácticas xenófobas extremas. Todas las administraciones italianas, de centro-izquierda y de centro-derecha, en colaboración con las instituciones europeas, han pretendido manejar las migraciones a través de los Centros de Identificación y Expulsión que, de hecho, son campos de concentración donde los migrantes son privados de la libertad por un tiempo indefinido, en espera de ser expulsados al país de origen, a veces sin importar su estatus de prófugos ni el riesgo que enfrentarían al regreso.
El 4 marzo pasado, los resultados electorales han otorgado el poder a una coalición populista de derechas, de manera que el racismo corriente y el racismo institucional confluyen en un clima de intolerancia. El actual gobierno pactado entre los “euroescépticos” Movimiento 5 Estrellas y Liga Norte, e formalmente liderado por el jurista Giuseppe Conte, ha decretado en junio que el barco de rescate Aquarius fuera obligado a atravesar el Mediterráneo en condiciones precarias para alcanzar el puerto de Valencia. El ministro del interior Matteo Salvini, líder de la Liga Norte, había dado la orden de cerrarle el acceso a todos los puertos del país. Según la Organización Internacional para las Migraciones (OIM), los migrantes fallecidos en el Mediterráneo en los últimos 4 años son casi 17.000.
Después de la guerra que las potencias de la OTAN declararon al régimen de Muamar Gadafi y su asesinato en octubre de 2011, los acuerdos entre el gobierno italiano y el imprevisible gobierno libio llevaron a la creación de unas fronteras de contención en territorio norteafricano, cuyos efectos son devastadores: campos en los cuales los y las migrantes son retenidos, privados ilegalmente de su libertad, vendidos como esclavos y sufren desapariciones, torturas y violaciones, según señalan varias ONGs.

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Si riaccende la lotta studentesca a Città del Messico

foto df.jpgdi Nino Buenaventura uscito contemporaneamente su infoaut.org

Città del Messico. Mercoledì 5 settembre, gli studenti della Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM), la Universidad Autónoma Metropolitana, la Escuela Nacional de Antropología e Historia, la Universidad Autónoma de la Ciudad de México, el Insituto Politecnico Nacional e praticamente tutti i licei e istituti tecnici che ne dipendono hanno manifestato, componendo un corteo di più di 30.000 persone, contro la violenza dei porros, che due giorni prima aveva colpito la manifestazione del liceo UNAM, CCH-Azcapozalco.

I porros, letteralmente «ultras», sono in realtà gruppi di giovani e meno giovani, spesso provenienti da quartieri disagiati, ma non solo, che sono pagati da funzionari di partito, dirigenti universitari, servizi segreti, o istituzioni di diverso tipo, per attaccare manifestazioni o assemblee e per rompere i processi di organizzazione studentesca, che tanto fanno paura ai poteri messicani. Dagli anni ’50 i porros sono stati utilizzati per picchiare, terrorizzare e giustificare il successivo intervento militare, come fu evidente nel ’68 (con la repressione al movimento studentesco che portò al celebre massacro di Piazza Tlatelolco), nel ’71 (con un massacro simile i cui esecutori materiali erano stati proprio i gruppi porriles e paramilitari) e nel ’99 (con la violenta repressione della storica occupazione di 11 mesi dell’UNAM). Lo scorso 3 di settembre, gli studenti del CCH-Azcapozalco, un liceo pubblico che fa parte del sistema di educazione superiore gestito dall’UNAM, stavano manifestando davanti al rettorato dell’università per chiedere più maestri, il rispetto dei murales fatti dagli alunni, la rimozione di tasse scolastiche illegali, e più sicurezza per gli alunni. Il sistema dei licei della UNAM ha subito fortemente il taglio dei fondi pubblici degli ultimi anni per l’educazione arrivando a casi di aule fatiscenti e sovraffollate, con tanto di rapporti di 100 alunni per professore.

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La legge sull’aborto in Argentina: perché festeggiare la sconfitta

foto argentina 6di Susanna de Guio

foto del collettivo Antena Negra Tv

Un misto tra rabbia e tristezza è ciò che ci resta in bocca al temine del voto del Senato argentino contro la legalizzazione dell’aborto. 38 voti contrari e 31 favorevoli, una assente e due astenuti, è tutto. Sono passate le due di notte e siamo in piazza dal mattino, al freddo invernale si è sommata la pioggia, che è scesa costante tutto il pomeriggio, come una maledizione.

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